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Discussione: Il grande Houdini

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    Predefinito Il grande Houdini

    La divina Sarah Bernhardt chiese a Houdini se, usando la sua magia, avesse potuto farle ricrescere la gamba amputata. Il presidente Roosevelt si convinse che quell'uomo doveva avere straordinarie facoltà medianiche, visto come riusciva a leggergli il pensiero. Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes, concluse che poteva realizzare le sue leggendarie fughe perchè capace di smaterializzarsi. E Bernard Shaw amava ripetere che la fama di quel mago era paragonabile solo a quella di Gesù Cristo. E ancora oggi, in piena era tecnologica, il nome di Houdini rimane sinonimo di Magia e Mistero. Dagli stentati esordi tra i fenomeni da baraccone, fino alla consacrazione come star internazionale, ripercorrerne la vita significa raccontare una storia talmente avventurosa e strabiliante che nessuno sceneggiatore avrebbe potuto inventarsela. Era l'uomo che nessuna prigione poteva trattenere, l'unico in grado di sfidare le polizie di tutto il mondo e di evadere da ogni trappola. Persino dopo essere stato legato, ammanettato, chiuso in una cassa di legno inchiodata, incatenata e gettata in mare. Ma era anche l'uomo capace di smascherare medium truffaldini e spiritisti ciarlatani: un vero e proprio precursore del CICAP. Le sue evasioni, le sue sfide alla morte entusiasmarono milioni di persone. E quando veramente morì nel 1926 - il 31 ottobre, Halloween, la notte in cui secondo la tradizione celtica i morti tornano sulla terra - in molti presero a dire che se c'era un uomo che poteva fuggire dall'aldilà, quell'uomo poteva essere solo Harry Houdini.



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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il grande Houdini

    HARRY HOUDINI





    Il suo vero nome è Ehrich Weiss. Ma, a cominciare dal 1899, tutti - in tutto il mondo - lo conoscono come Harry Houdini, il mago Houdini. Ammanettato e imprigionato riesce a fuggire. Chiuso in una cassa sigillata e gettata in fondo al mare, ne riemerge. Stretto da una camicia di forza e appeso per i piedi a un cornicione, si libera. Come può vincere quelle sfide "impossibili"? Semplici trucchi? Oppure è dotato di poteri paranormali? Per esempio, quello di smaterializzare il proprio corpo?

    Tra i primi a formulare questa ipotesi ci sono personaggi del calibro di Sarah Bernhard, del presidente Theodore Roosvelt e di Sir Arthur Conan Doyle. Il papà di Sherlock Holmes, l'investigatore più freddo e razionale della storia del giallo, è, in realtà, un appassionato di scienze occulte. Tra i due nasce una profonda amicizia che indurrà Houdini ad interessarsi di spiritismo. Ma la sua speranza di entrare in contatto con la madre, morta nel 1913, sarà presto delusa. La sua abilità gli consente, infatti, di smascherare facilmente i trucchi dei medium dell'epoca… La leggenda s'impadronisce comunque di Houdini e, benché egli stesso neghi di possedere capacità sovrumane, la meraviglia per le sue imprese supera qualunque tentativo di offrirne una spiegazione razionale.

    Ma in che cosa consistono, esattamente, i numeri di Houdini? E com'è iniziata la sua carriera? Facciamo qualche passo indietro, e ripartiamo dal 1878...

    È in quell'anno che il piccolo Ehrich Weiss, il futuro mago, emigra negli Stati Uniti con i genitori e i fratelli. Era nato quattro anni prima a Budapest, nel cuore della Mittel Europa. Il padre è un rabbino, la famiglia è numerosa e povera. L'America è il luogo ideale per riscattarsi e offrire un avvenire migliore ai propri figli. Houdini sa cogliere l'opportunità. Appena ventenne, dopo un'infanzia trascorsa a fare il lustrascarpe e lo strillone di giornali, finalmente equilibrista e illusionista ma stufo di esibirsi nelle fiere di provincia, lancia la sua prima sfida: consegna al direttore di un teatro la somma di 100 dollari, incaricandolo di offrirla a chiunque possa imprigionarlo in un paio di manette da cui non sia in grado di liberarsi. Sua moglie, l'amata Bess, ha paura. Come farebbero se perdessero i loro risparmi? Ma Houdini vince ogni confronto. Non c'è serratura che sappia resistergli. I giornali cominciano ad interessarsi di lui. La via del successo è aperta. Presto sarà chiamato addirittura a Hollywood.

    Magia? Poteri occulti? O piuttosto, come lo stesso Houdini racconta, una perfetta conoscenza di tutti i tipi di serrature? Negli anni '50, poi, un suo amico meccanico rivelerà alla stampa il trucco utilizzato per evadere dall'interno di una caldaia di ferro sigillata: nient'altro che una piccola sega nascosta sotto gli abiti e qualche vite per sostituire quelle tagliate!

    Ma l'impresa più strabiliante deve essere ancora realizzata: il tuffo nel fiume - ammanettato e incatenato - a Detroit. È l'inverno del 1906. Secondo la prima biografia del mago, il fiume è ghiacciato. Aperto un buco nel ghiaccio, Houdini si immerge, si libera prontamente dalle catene e tenta di risalire in superficie. Ma qualcosa va storto. Non riesce a trovare l'unica via d'uscita. Sopra di lui solamente uno spesso, invalicabile muro di ghiaccio. Resiste per otto, interminabili minuti in apnea, e respirando quella poca aria trattenuta tra la superficie dell'acqua e la lastra di ghiaccio. Poi i soccorsi. Provato, allo stremo delle forze, Houdini è tratto finalmente in salvo...

    È possibile che un uomo normale sia capace di resistere tanto, in tali condizioni? La risposta è nel quotidiano della sera "Detroit News" del 27 novembre 1906, il giorno stesso dell'esibizione di Houdini. In un articolo di quel giornale si descrive con precisione l'impresa compiuta dal mago: legato a una corda e ammanettato, Houdini si è gettato nelle acque del fiume dal ponte di Belle Island, si è liberato dalle manette, ha nuotato verso una barca che lo attendeva e vi è salito a bordo. Houdini aveva condotto a termine un'impresa senza dubbio straordinaria, ma quella del fiume ghiacciato è una notizia falsa: costruita dal suo primo biografo e alimentata dallo stesso mago che, col passare degli anni, finisce per crederci. Un'altra leggenda è quella che avvolge la sua morte. Houdini è in un grande contenitore di vetro, a testa in giù, i piedi legati al coperchio chiuso ermeticamente. È il numero della Pagoda cinese. Non è la prima volta che lo esegue. Ma quella sera le cose non vanno per il verso giusto. Il tempo scorre, implacabile. E la morte raggiunge il mago sul palcoscenico del suo ultimo teatro. Il cinema ci ha raccontato così la sua ultima sfida all'impossibile. La verità, però, è un'altra: Houdini muore per una peritonite, insorta dopo aver ricevuto un pugno allo stomaco (infertogli a tradimento da un giovane che "voleva verificare se davvero egli sapesse resistere ad ogni colpo"). Era la notte di Halloween del 1926. Da allora, ogni anno, in quella data, gli illusionisti d'America si riuniscono in una seduta spiritica per evocare la sua anima…



    Scrive lo stesso Houdini: "il segreto di un valido spettacolo non consiste tanto in ciò che tu fai realmente ma in quello che il pubblico, amante del mistero, ritiene che tu faccia".
    Ultima modifica di Silvia; 24-03-11 alle 10:47

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il grande Houdini

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-11-16 alle 23:25

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il grande Houdini

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-11 alle 22:58
    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il grande Houdini



    Locandina del film The Master Mystery
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 24-03-11 alle 22:57
    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il grande Houdini

    […] Houdini sapeva di non poter eseguire per molto tempo ancora le sue faticose evasioni, perché non aveva più la vitalità di un tempo. A giudizio della moglie Bess, non era più lo stesso da quando gli era morta la madre. Di notte lei si svegliava e lo sentiva chiedere: "Mamma, sei qui?" Gli sembrava che fosse tornata, ma non era così. Si chiedeva se sarebbe mai riuscito a mettersi in contatto con lei. Le uniche persone che lo credevano possibile erano quelle che praticavano lo spiritismo, ma a suo parere, tutti i medium che aveva conosciuto erano impostori. Il suo desiderio di comunicare con la madre ebbe però il sopravvento sulla ragione, ed egli giurò che se fosse esistito un medium autentico, lo avrebbe trovato anche in capo al mondo. Ebbe così inizio la sua strana ricerca. Partecipava alle sedute spiritiche con un'espressione ansiosa e rapita sul volto. Anche dopo numerose delusioni, ogni volta che insieme con Bess andava da un nuovo medium, chiudeva gli occhi e si univa con fervore all'inno che dava inizio alla seduta. Questa proseguiva con i soliti messaggi banali e i trucchi di sempre.

    Comunicare con gli spiriti divenne per lui un'ossessione. Aveva cominciato a far strani patti con gli amici: chi moriva per primo avrebbe cercato di mettersi in contatto con l'altro. Inventò codici segreti e strette di mano che, se riprodotti dai medium, avrebbero dato la prova di essere autentici tentativi di comunicazione. Il patto più solenne lo strinse con Bess. Avevano deciso che il primo dei due che fosse morto avrebbe inviato un messaggio in codice composto di dieci parole. La prima era ROSABELLE, che aveva per entrambi un significato tanto particolare (era la canzone preferita da Houdini… tanto che ne aveva fatto incidere le parole all'interno dell'anello nuziale della moglie - nota mia). Le altre nove parole rappresentavano ciascuna un numero che a sua volta corrispondeva a una lettera dell'alfabeto. L'intero messaggio decodificato era: ROSABELLE CREDERE. Houdini sentiva che sarebbe morto per primo, ed era deciso a tornare sulla terra, se c'era questa possibilità. Avrebbe dimostrato in maniera inconfutabile che era possibile comunicare con l'aldilà e nessuno avrebbe più potuto dubitarne.



    Houdini e Bess


    Nel Dicembre 1919 partì per una tournée in Inghilterra, paese che trovò in sintonia con il proprio morboso stato d'animo. La guerra aveva privato dei loro cari innumerevoli persone. La perdita di tante vite umane aveva risvegliato l'interesse per lo spiritismo. Famose personalità vi si dedicavano e molti ne scrivevano. Tra questi il più autorevole, che esercitò forse la maggiore influenza sul pubblico, fu lo scrittore sir Arthur Conan Doyle.
    Houdini scrisse a Doyle. Si conobbero e simpatizzarono all'istante. Houdini volle chiarire subito con grande franchezza la sua posizione nei confronti dello spiritismo: era scettico, ma disposto a cambiare opinione, se avesse trovato un medium in buona fede. Doyle gli assicurò che le prove non gli sarebbero mancate.

    Durante la sua permanenza di sei mesi in Inghilterra, Houdini partecipò a un centinaio di sedute, durante le quali i medium trasmettevano i soliti vaghi messaggi da parte di sua madre. Ma nessuno si avvicinò minimamente alle parole che lui si aspettava o che avessero la parvenza dell'autenticità. Mentre Houdini girava per la sua tournée, Doyle ne seguiva le prodezze sui giornali e non si stancava di leggere le sue prodigiose evasioni dalla cassa della tortura cinese e da altri marchingegni. Houdini gli aveva assicurato che si liberava con mezzi naturali, ma Doyle cominciava a dubitarne. Scrisse a Houdini chiedendo perché cercasse la dimostrazione di un fenomeno soprannaturale quando lui stesso dava di continuo prove della sua esistenza. Lo implorò di considerare che forse la ragione per cui gli veniva negata la prova della comunicazione con gli spiriti dipendeva dal fatto che non usava il suo meraviglioso potere in maniera corretta. Houdini ingannava il suo pubblico quando gli chiedeva di considerare una straordinaria manifestazione di potere miracoloso alla stregua di un abile trucco e nulla più.


    Raymund Fitzsimons - da Death and the Magician (Atheneum Publisher, New York, 1980)
    Ultima modifica di Silvia; 24-03-11 alle 14:25

  7. #7
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    Predefinito Houdini... il "medium"

    "Chi è stato il più grande acchiappa-medium dei tempi? Indubitabilmente Houdini. Chi è stato il più grande medium dei tempi moderni? Alcuni potrebbero essere inclini a dare la medesima risposta."

    Questo è l'incipit di "The Riddle of Houdini", un saggio di Sir Arthur Conan Doyle pubblicato sul numero di luglio 1927 dello "Strand Magazine" e più tardi incluso nell'ultimo libro di Doyle The Edge of the Unknown (1930).

    Il saggio descriveva molti meriti di Houdini: Mi si lasci dire, in prima istanza, che in una lunga vita che ha toccato ogni parte dell'umanità Houdini è di gran lunga la personalità più curiosa ed interessante che abbia mai incontrato.. Ho conosciuto uomini migliori, ne ho certamente incontrati molto peggiori, m non ho mai incontrato un uomo che avesse contrasti così strani nella sua natura, e le cui azioni e motivazioni fossero più difficili da prevedere, o da conciliare.

    Doyle ammirava in Houdini "la qualità squisitamente maschile del coraggio... Nessuno ha mai compiuto, e nessuno con ogni probabilità umana compirà , imprese così audaci e noncuranti del pericolo." Egli apprezzava anche la "allegra urbanità di Houdini in ogni giorno della vita : "Non si sarebbe potuto desiderare un compagno migliore se si era con lui, anche se poteva dire e fare le cose più inaspettate quando si era assenti. "

    Oltre a queste ed altre virtù, Doyle notava che "un aspetto prevalente del suo carattere era una vanità che era così ovvia ed infantile che diveniva più divertente che offensiva...Questa enorme vanità era combinata con una passione per la pubblicità che non conosceva confini e che doveva a tutti i costi essere gratificata".

    L'aspetto centrale del saggio, tuttavia, era l'esposizione della teoria di Doyle secondo cui Houdini era un vero medium. Egli sosteneva che non c'era trucco nelle imprese di Houdini, come nelle sue evasioni: "Ci vuole una certa credulità, io credo, per dire che era un trucco, nel senso ordinario del termine ".

    "Io sostengo", dichiarava Doyle, "che la capacità di Houdini era su un piano del tutto diverso, e che è un oltraggio al senso comune pensarla in un altro modo." Secondo Doyle, quindi, Houdini possedeva forti poteri psichici che gli permettevano di smaterializzarsi dai suoi legami e rimaterializzarsi poi fuori di essi.

    Il fatto che Houdini gli avesse sempre detto di non avere alcun potere psichico e di usare solo trucchi, un fatto che Bess gli aveva ripetuto dopo la morte del marito, non convinceva Doyle. Al contrario, questi dinieghi lo inducevano a credere ancora di più che la sua teoria fosse corretta.
    Non è del tutto evidente che se egli non avesse negato i suoi poteri, il suo lavoro sarebbe stato perso per sempre? Cosa avrebbero detto i confratelli maghi di un uomo che avesse detto che metà dei suoi "trucchi" erano eseguiti con quelli che essi avrebbero considerato poteri illeciti? Sarebbe stato l'"exit Houdini"

    Questo fu uno degli ultimi lavori di Doyle. In una delle sue ultime lettere, a B. M. L. Ernst, l'avvocato di Houdini, Sir Arthur scrisse: "Le scrivo dal letto, dato che sono malamente caduto, ed ho sviluppato una Angina Pectoris. Perciò c'è la possibilità che possa parlare di tutto ciò direttamente con Houdini tra non molto." Il 7 luglio 1930, quattro anni dopo la morte di Houdini, l'arciscettico, Sir Arthur Conan Doyle, lo strenuo credente, morì.


    Massimo Polidoro

    L'articolo completo: Houdini e Conan Doyle, storia di una strana amicizia




    Harry Houdini e Arthur Conan Doyle
    Ultima modifica di Silvia; 25-03-11 alle 22:08

  8. #8
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    Predefinito Sospetti, veleni e mancate esumazioni...

    Nel marzo del 2007, George Hardeen, un pronipote del grande illusionista, ha riportato alla ribalta la tesi della morte per avvelenamento, già avanzata da alcuni il giorno del funerale e suggerita anche da William Kalush e Larry Sloman nel loro saggio "La vita segreta di Houdini". E ne ha chiesto l'esumazione, ma l'autorizzazione non è mai stata concessa.


    <><><><><>


    Vittorio Zucconi

    HOUDINI, L'ULTIMO MISTERO DEL MAGO




    Arsenico e vecchi fantasmi, nella leggenda di un uomo che era sgusciato da catene ed emerso da gabbie sul fondo dei fiumi, che aveva attraversato pareti di mattoni e muraglie di scetticismo, per arrampicarsi da una misera infanzia di emigrato ebreo ungherese nel Wisconsin fino ai vertici di una popolarità mistica e immortale e che neppure nella tomba riesce a star fermo.

    Ottanta anni dopo la sua morte, Harry Houdini nato Einrich Weisz uscirà anche dal sepolcro di marmo nel cimitero di Queens a New York dove è sepolto dal 31 ottobre del 1926, giorno di Halloween, per rispondere al mistero della sua morte, compiendo la sua - forse - ultima fuga.

    Uscirà ciò che rimane del suo piccolo corpo alto un metro e 60 di muscoli duri come fil di ferro, esumato da un pronipote, dal discendente di suo fratello, Theodore, convinto che il prozio non sia affatto morto per una peritonite scatenata dal pugno al ventre di un ammiratore scettico, deciso a verificare la resistenza ai colpi del "mago". Lui ha la certezza che sia stato assassinato con l'arsenico dalla cabala dei suoi nemici più accaniti, gli "Spiritualisti", i medium, i seguaci dei colloqui con il mondo dell'aldilà, i necromanti, che Houdini cercava di smascherare come ciarlatani. Se arsenico e non peritonite fu, come il pronipote crede, se ne ritroveranno tracce, perché quel veleno resiste a lungo nei tessuti del corpo che ha ucciso.

    Conoscendo la magnifica abilità oggi diremmo autopromozionale del "mago Houdini", della vedova che gli sopravvisse, Bess, e che seppe coltivare e mungere per due decenni il nome e la leggenda del marito, il sospetto che anche questa esumazione e il giallo della vendetta "spiritualista" contro il "materialista" ungherese siano uno "stunt", un numero, uno show, è inevitabile. Eppure la morte del piccolo emigrato fuggito dall'impero asburgico, la confusione e le contraddizioni dei medici sulle cause della morte, hanno sempre tenuta accesa la fiammella del dubbio sulla fine di un uomo che sembrava invulnerabile.

    Aveva scoperto il fascino della "magia" da un saltimbanco di passaggio, quando era ancora bambino nel Wisconsin, chiuso in una famiglia di immigrati ebrei poverissimi e rissosi, ultimo di cinque figli, ma i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo erano stati un disastro. Il solito repertorio da baraccone non rendeva molto nell'America battuta da "Carnivale", da fiere ambulanti di donne barbute e uomini elefante. Fu la scoperta della sua abilità di "escape artist", capace di sfuggire e divincolarsi da ogni gabbia, ad affascinare il pubblico con le sue sfide alla morte. Morte che rischiò davvero quando a Chicago si fece calare a testa in giù in una cisterna, chiuso in manette che i poliziotti in servizio gli avevano dato. Senza dirgli che avevano manomesso la serratura delle manette, rendendo impossibile aprirle.


    Aveva adottato lo pseudonimo in onore di un celebre illusionista dell'epoca, Houdin. Ma non incoraggiò mai nessuno ad attribuirgli potere sovrannaturale e per questo dedicò gli ultimi anni della propria vita a sbugiardare i ciarlatani dello "Spiritualismo", i sacerdoti del movimento pseudo religioso nato alla fine dell'Ottocento con radici mistiche, e con la promessa, incoraggiata dal boom dell'ipnotismo e delle trance indotte, di mettere i vivi in collegamento con i defunti.

    Non aveva figli, perché la fascinazione con i Raggi X, da poco scoperti e usati dal fratello radiologo, lo aveva reso sterile, avendo esagerato con le radiografie che continuamente si faceva fare. Quelle immagini lattiginose e fantasmatiche catturate all'interno del corpo umano lo sconvolgevano, gli sembravano la risposta scientifica e materialistica agli imbonitori dello spiritismo di finti tavolini danzanti e voci spettrali. Houdini, furioso per l'inganno e forse geloso per il successo di gente che lui giudicava come semplici concorrenti nell'arte di "incantare i serpenti", li sfidava e li smascherava.

    Ricevette messaggi di morte. Lo spiritismo era "big business" e insieme speranza per i vivi. "Avrai il tuo giusto dessert e pagherai" gli scrivevano gli spiritisti. "Su di te è caduta la maledizione che ti ucciderà". Eppure non fu un seguace sdegnato della magia nera, dell'occultismo, della necromanzia, a ucciderlo, ma uno studente in medicina, che incontrandolo dopo una performance gli allungò un pugno a freddo nel ventre, prima che lui potesse tendere i muscoli, lacerandogli l'appendice e provocando più tardi la peritonite che lo uccise a 52 anni.

    Troppo semplice, troppo stupida, questa fine per un uomo così e subito, a bara appena chiusa, la stessa bara dalla quale più volte era uscito nei suoi spettacoli, cominciarono i sospetti. Bess, la moglie, aveva avuto gli stessi dolori di ventre che il marito aveva ignorato e nessuno l'aveva colpita, dopo avere diviso con lui i pasti. L'autopsia, nonostante la morte fosse stata provocata da un attacco e non da una malattia, non fu fatta, neppure su richiesta della compagnia di assicurazione che pagò senza un gemito i 500 mila dollari di polizza alla vedova, una fortuna nel 1926. Il veleno era uno dei metodi preferiti dalle sette più estreme degli Spiritisti, per regolare i conti con i nemici. Il medico curante indicò nel suo referto l'appendice infiammata e poi lacerata nel quadrante sbagliato dell'addome, alla sinistra, errore da studentello ignaro di anatomia.

    Il mistero piacque, fu commercializzato, venduto in libri e biografie, perché "faceva molto Houdini", alimentava mito e leggenda. E ora risorge, esce dalla gabbia ancora una volta, fa spettacolo. Arsenico e vecchi rancori. Basterà un semplice esame di laboratorio sui resti del "mago" per risolvere il mistero. Come avrebbe detto uno grandi nemici di Houdini e un devoto dello Spiritismo, sir Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes: elementare.

    Ultima modifica di Silvia; 26-03-11 alle 21:36

  9. #9
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    Predefinito Rif: Sospetti, veleni e mancate esumazioni...

    Nel marzo del 2007, George Hardeen, un pronipote del grande illusionista, ha riportato alla ribalta la tesi della morte per avvelenamento, già avanzata da alcuni il giorno del funerale e suggerita anche da William Kalush e Larry Sloman nel loro saggio "La vita segreta di Houdini". E ne ha chiesto l'esumazione, ma l'autorizzazione non è mai stata concessa.
    Aggiungo che la richiesta di esumazione ottenne l'appoggio ("per fare chiarezza") della pronipote di Margery, al secolo Mina Crandon, la più famosa medium che Houdini riuscì a smascherare.

    Nell'estate 1924 l'argomento più in voga nel campo della ricerca psichica era proprio lei, Mina Crandon, affascinante e potente medium. La rivista Scientific American aveva messo in palio 5.000 dollari a favore di chiunque fosse in grado di presentare un fenomeno paranormale in condizioni controllate e la Crandon era considerata la più probabile vincitrice del premio. Ma Houdini, che presiedeva la commissione dello Scientific American, scoprì i trucchi della medium e non esitò a rivelarli durante i suoi spettacoli. Sir Arthur Conan Doyle, che aveva incontrato Margery e aveva confermato i suoi poteri, considerò le rivelazioni di Houdini spazzatura, e scrisse un articolo per raccontare la storia dell'indagine, basata sul racconto del marito di Margery, articolo concepito con l'intento di screditare Houdini: "Dovrebbe essere la sua fine come ricercatore psichico - scrisse alla Crandon – ammesso che egli lo sia mai stato".

    Dietro la morte di Houdini potrebbe dunque esserci Margery. Durante una seduta spiritica del 1924, la Crandon avrebbe raccolto la voce del suo spirito guida, il fratello Walter, che minacciava Houdini: «Ti maledico e la mia maledizione ti seguirà per ogni giorno che ti resta da vivere». In una lettera scritta nel novembre dello stesso anno, Conan Doyle — amico della Crandon e del marito Le Roi, noto spiritualista e rivale del mago — afferma che per Houdini «il giorno della retribuzione sta per arrivare». Due anni dopo il mago morì. Forse assassinato.
    Ultima modifica di Silvia; 06-09-11 alle 21:29

  10. #10
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