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Discussione: Bosch: arte alchemica

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    Predefinito Bosch: arte alchemica

    Uova bucate da cui escono gambe umane. Corpi di uomini con volto di maiale. Pesci che volano. Diavoli con naso a forma di tromba. Pettirossi, corvi, bestie, demoni ed insetti tra il mercurio. Questi sono i protagonisti dei quadri allucinati di Hieronymus Bosch, pittore neerlandese vissuto a cavallo tra il "400 ed il "500 e la cui vita si confonde con la leggenda. Come un incubo appaiono i suoi Trittici la cui lettura procede da sinistra verso destra, come in un racconto.

    In tali scenari, idilliaci o infernali, si rincorrono e si avvolgono tra loro figure bizzarre, oscene, demoniache, animalesche ricavate dalle processioni, dai racconti degli inquisitori, delle descrizioni di sabba strappate con le torture alle presunte streghe, dalle esecuzioni di piazza contemporanee al pittore. Si vedono dunque brocche dalle quali si racconta esca il diavolo durante un sabba, civette che rappresentano l'eresia e l'accettazione di false dottrine, il pesce che rappresenta a seconda delle interpretazioni la purezza, l'angoscia, il sesso maschile (interpretazione freudiana), o il peccato se è morto e privo di squame, scale sparse per il dipinto o che servono per salire di girone in girone nelle pale raffiguranti l'inferno e che indicano il sesso ed il peccato della lussuria.

    Accanto a tali rappresentazioni allegoriche, che tendono alla critica moralista della società in cui Bosch viveva e che non risparmia re, imperatori, papi, ordini monastici ed intellettuali, vi sono simboli alchemici che dimostrano la conoscenza da parte dell'artista di trattati e ricerche di alchimia e demonologia. Così i colori utilizzati per gli sfondi o gli abiti dei personaggi acquistano significati tratti dall'alchimia: per esempio il bianco è il colore del secondo stadio della cottura, mentre il rosso quello dello stadio finale. L'uovo in alchimia corrisponde all'alambicco o crogiuolo, nel quale si compie il "grande evento", ovvero la nascita del Fanciullo Alchemico dall'unione di mercurio e zolfo; se l'uovo viene raffigurato forato rappresenta nascite mostruose e quindi è allegoria della magia nera e del diavolo. La cucurbita e l'albero cavo alludono entrambi al crogiuolo alchemico. Il corvo rappresenta il "nigredo" ovvero la parte iniziale della cottura tra zolfo e mercurio dal quale nasce l'androgino (testa di corvo).

    I volti spesso trasfigurati, il groviglio di corpi nudi, i peccati raffigurati, il male sempre presente sottoforma di simboli o colori, le rappresentazioni demoniache o angeliche, i simboli alchemici rappresentano, quasi come in un incubo dove tutto appare irreale per la sua mostruosità, le paure del periodo in cui Bosch visse: la caccia alle streghe, l'alchimia e la magia, la paura di andare contro natura e di subire la terribile punizione minacciata dal clero, lo stesso clero corrotto dal peccato della lussuria e dell'ingordigia, la dissolutezza del potere temporale e spirituale al pari degli strati più bassi della popolazione. Tutto questo viene rappresentato insieme, come avvolto da un ciclone, come se tutto avvenisse "qui ed ora" in un unico dipinto diviso in piani dove si susseguono le scene della narrazione che tuttavia non appare frammentata, dove le paure e gli incubi "ad occhi aperti" si susseguono in un'arte allegorica che affascina da sempre ogni pubblico forse proprio per il mistero dell'alchimia che essa racchiude nei suoi colori e nei suoi personaggi.

    Valeria Russo su www.tribenet.it




    Particolare dal Trittico delle Delizie
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  2. #2
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    "… Mai il mostro è stato così esatto nei particolari, e altrettanto incredibile nell’insieme, quanto in Bosch…"
    J. Baltrusaitis

    Insetti, rettili antropomorfi, visioni terrificanti, figure grottesche che incarnano incubi spaventosi: quasi un folle genetista ante litteram, Bosch ha saputo inventarsi razze demoniache mai immaginate. Le sue assurde associazioni affascinano e sconcertano: da panieri intrecciati e congegni metallici crea stravaganti esseri viventi rivestiti di gusci, da strumenti musicali e utensili domestici ricava strumenti di supplizio.

    Amo moltissimo Bosch. Nessun altro pittore mi dà le stesse emozioni, forse perché in lui trovo un po’ di tutto: suggestione, angoscia, surrealismo, simbolismo. E, paradossalmente, realismo: Bosch osserva la realtà, la scava, la analizza. Anzi, va oltre... e riesce ad estrapolare le paure e le inquietudini che sono in ognuno di noi, mostrando la vera essenza di ogni cosa. E così dipinge gli uomini non come appaiono, ma come sono veramente dentro, al di là dell’ingannevole maschera del corpo: creature drammatiche e tormentatissime.







  3. #3
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    Il Trittico delle Delizie va considerato in relazione con altri due grandi trittici, quello del Fieno e quello delle Tentazioni, attraverso i quali Bosch vuole rappresentare i tre motivi che distolgono gli uomini dalla salvezza: la cupidigia dei beni terreni (Fieno), la ricerca del godimento dei sensi (Delizia), le tentazioni d'origine intellettuale (Tentazioni). L'interpretazione più diffusa è quella moralistico-didascalica: nello scomparto a sinistra, la creazione di Eva, evento base dei mali del mondo; al centro, la raffigurazione dei peccati carnali; a destra, il castigo. A questa interpretazione sostanzialmente pessimistica se ne oppone una ottimistica ma meno diffusa, secondo la quale il trittico sarebbe la raffigurazione del paradiso degli Adamiti: l'inferno sarebbe dunque destinato agli eretici, a coloro cioè che hanno peccato contro le dottrine della setta. Tale inferno però conterrebbe i germi della redenzione, dunque una sorta di Purgatorio, dal quale le anime passerebbero poi al centro per godere delle gioie dell'amore.

    *^*^*^*^*^*^*^*^*^*^




    TRITTICO DELLE DELIZIE

    Da "Bosch: una vita tra i simboli", Massimo Centini
    (Edizioni Polistampa, Firenze - pag. 80 e seguenti)



    Ingrandimento

    L’opera potrebbe essere una metafora dell’iniziazione degli adepti del Libero Spirito, realizzata secondo i dettami del gran maestro e sfruttata anche come ausilio propedeutico per i membri della setta. Va però aggiunto che la nudità e il rimando all’eros primigenio sembrerebbero fuori sintonia con la morale cristiana, pertanto il trittico potrebbe anche risultare una composizione realizzata con l’intenzione di criticare i piaceri terreni, o addirittura un’allegorica accusa alle pratiche trasgressive dei gruppi eretici. L’ambiguità quindi permane e il mistero non si dissolve cercando un itinenario simbolico portante, poiché nel trittico tante, troppe storie si combinano, si confondono, si sommano dando vita ad una genia che dall’Eden giunge all’inferno, nella sua improbabile ricerca di una perfezione incapace di staccarsi dalle adulazioni di delizie pur sempre solo terrene.
    Una descrizione capillare dell’opera richiederebbe una trattazione molto ampia, che sarebbe comunque incompleta: l’itinerario pittorico mediato è infatti proposto con una limpidezza formale, che chiarisce nitidamente la frattura fra divino e umano. La dicotomia segnala il grande danno rappresentato dalla perdita della divina purezza, abbandonata nel paradiso terrestre e non più rintracciata nella vivacità dionisiaca delle delizie terrene, inesorabilmente orientate verso un totale disfacimento morale e fisico, che conduce all’orrore grottesco dell’inferno.




    Sulle facciate esterne delle pale laterali del trittico, è raffigurata La creazione del mondo, accompagnata dalla scritta : Ipse dixit et facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt. (Salmi 33,9). La composizione propone il pianeta ancora avvolto dall’atmosfera primigenia velata di nebbia, secondo un’interpretazione che non è proprio quella biblica (Genesi 2, 4-6), ma invece è molto vicina alla versione luterana: ”Giacché il Signore Dio non aveva ancora fatto piovere sulla terra, e non vi erano uomini per coltivare il suolo. Ma un vapore si levava dalla terra e ne inumidiva tutta la superficie”


    Il trittico aperto raffigura il Paradiso Terrestre, il Giardino delle delizie e l’Inferno.



    Paradiso terrestre
    Ingrandimento

    Dal Paradiso prendono forma i modelli iconografici che permetteranno negli altri scomparti la formazione di ibridazioni sconvolgenti, destinate a supportare le molteplici intenzioni didascaliche delle tavole seguenti. Ma mentre nello scomparto di destra ci pare di osservare un bestiario medievale abilmente cucito intorno ai due nuclei portanti, la creazione di Adamo ed Eva e la fontana della vita, nel Giardino delle delizie il discorso pittorico assume toni elevatissimi, che sfuggono ad una calibrata ricomposizione esegetica che intende attenersi a modelli filologici aderenti solo alla storia dell’arte. […]



    Giardino delle Delizie
    Ingrandimento

    Non sapremo mai quale rapporto ci sia tra le figure del giardino: le accompagnano le nudità e il privilegio della libertà iniziale, consumato nei meandri di un universo senza regolazione, in cui il peccato è posto oltre i limiti conosciuti. Specie umane, animali e vegetali si compenetrano nel tentativo di creare una simbiosi tra il principio di salvezza cristiana e la ricerca dell'equilibrio esoterico che trova relazioni nel simbolismo di numerose religioni antiche. Sembrerebbe quasi che Bosch abbia voluto rappresentare i nostri lati peggiori con un linguaggio di facile comprensione, accessibile, pur nel parossismo che governa il percorso pittorico.
    E’ il tema della lussuria mediata da molteplici inganni iconografici a dominare la tavola centrale, in cui un’irrefrenabile cavalcata di potenziali peccatori si concede ogni tipo di trasgressione. Una trasgressione che risulta collocata tra molteplici paesaggi di lussuria, in cui l’erotismo più sfrenato pare avanzare istanze di sacralità. […]
    Ogni piccola porzione della tavola propone un rimando il cui significato dilata la portata semantica del Giardino delle delizie: dalla ricorrente donna nera (Io sono bruna ma graziosa, tra le figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone… – Cantico dei cantici 1, 5), al pesce (simbolo esoterico cristiano di salvezza); dall’uovo e dalla caverna: luoghi di rinascita dopo la purificazione, alle ampolle cosmiche in cui avviene l’apoteosi dell’incontro delle energie fisiche. […]

    Grappoli di uomini e di donne, cortei, animali esotici e fantastici, improbabili unioni antropo-zoo-fitiformi e strutture sconosciute di forma suggestiva quanto impossibile, montate sul meccanismo di un inconscio qui elevato a sceneggiatura, creano le mille vicende di questa sacra rappresentazione profana, che dà corpo alla nostalgia del paradiso primordiale, evocando una perfezione formale scevra da inquinamenti terreni.
    L’ermafroditismo iniziale domina la composizione, mentre un tempo senza più alfa né omega conduce uomini e animali in una giostra di piacere, che lascia trasparire i segni di una trasgressione destinata a non passare inosservata. E così Eva si fa Lilith, la sirena diviene la tormentata Melusina, il corteo degli uomini una cavalcata di vizi, il brulicante universo di genti alla ricerca del sogno adamitico si trasforma nel popolo dei Cercopi e Aretusa riemerge dal mito trasformando l’acqua in veleno. […]



    Inferno
    Ingrandimento

    Per zavorrare l’elevazione totale del Giardino delle delizie, Bosch concluse la composizione con la più scenografica tra le raffigurazioni dell’Inferno. […]
    E’ uno spazio terribile, in cui i vizi capitali sono abilmente mascherati nella voluttà dell’impaginazione, velando la loro eco peccaminosa in una complicata alternanza di presagi e di violenza. […]
    I simbolismi negativi si sommano a quelli ermetici, creando un programma figurativo in cui l’angoscia prevale e la caducità dei beni terreni appare in tutta la sua effettiva dimensione.
    Mostri “pattinatori”, cavalieri divorati dai basilischi, suore con strane cuffie riconducibili a quelle delle sacerdotesse di Baal, parti anatomiche ed oggetti di dimensioni innaturali, una schiera incalcolabile di genti e ibridi travolti dall’inarrestabile ricerca dell’impossibile, formano una sorta di anfiteatro in cui, di fatto, sono i punti focali della prospettiva infernale. Troviamo Satana posto su un trono ai margini di un pozzo senza fondo che divora i dannati e li espelle in un’ampolla senza via d’uscita; un misterioso uomo-albero, le cui radici poggiano su due vascelli e che offre diversi significati: l’archetipo dell’albero della vita si fonde ai miti esotici dei “vegetali umani”, fino alle interpretazioni medievali sorte intorno alla mandragora e ai suoi poteri molteplici; un altro punto misterioso è costituito dalla presenza di numerosi strumenti musicali, sui quali i dannati trovano ulteriori e originalissimi tormenti. […]
    Nel dipinto di Bosch gli strumenti sono macchine infernali di sofferenza che, privi delle loro principali funzioni rituali o creative, sono ridotti a violente strutture scaraventate nel gorgo delle anime dolenti. […]

    Come abbiamo già sottolineato, quanto ci pare particolarmente importante è la constatazione che il pittore, nella realizzazione della tavola di destra, si volse ancora una volta indietro, per osservare il presagio del castigo, così come la sua ortodossia religiosa da sempre suggeriva.
    L’ipotesi di un mondo senza regole, governato dalla cultura del libero arbitrio e privo del fardello del peccato, in effetti risultava per Bosch improponibile. Il paese di utopia degli Homines Intelligentiae a Hieronymus, quasi certamente, non interessò mai; forse i conflitti eretici lo coinvolsero su altri piani, senza però condizionarlo nei suoi rapporti con il cristianesimo. […] L’eventuale parentesi del Libero Spirito per Hieronymus fu, al limite, una semplice fuga momentanea, forse una personalissima indagine oltre il livello ufficiale del sacro, in cui le sue visioni ebbero modo di schiudersi all’interno di una dottrina esotericamente lanciata verso il raggiungimento di un’improbabile purezza.

    continua…

  4. #4
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    Il centro esatto del Paradiso terrestre è la Fontana della vita, imponente e spettrale come un monumento gotico, che con il suo congegno minerale-vegetale ricorda certe concrezioni del fondo marino, (per Jacques Combe, tema eretico della vita sessuata della materia). In alto una mezzaluna, simbolo diabolico. Al centro del disco di base, un occhio con una civetta appollaiata. Secondo lo storico dell’arte tedesco Wilhelm Fraenger, il disco, l'occhio e la civetta formano uno dei "punti di concentrazione" dei mistici per raggiungere l'ascesi.




    In fondo al Giardino delle delizie, il labirinto della voluttà, con lo stagno su cui galleggia, enorme globo grigio-azzurro, la Fontana dell'adulterio, le cui
    escrescenze minerali e vegetali a base di corna, palmette, coni, cilindri e mezze-lune, sono emblemi del mercurio. Tutto il dipinto è pervaso dal senso della trasmutazione perpetua d'impronta alchemica e dallo snaturato lussureggiare delle forme: le teste degli amanti diventano roridi frutti, strane vegetazioni fioriscono dai deretani ignudi, agavi gigantesche sbocciano dal duro corallo. Frutti, pesci, uccelli riflettono una simbologia erotica d'estrazione onirica, alchemica, mistica. (Combe)




    Al centro del Giardino, la cavalcata della libidine intorno alla Fonte della giovinezza (Combe richiama il motivo alchemico dell'elisir di vita), dove si bagnano donne che hanno sul capo corvi, emblema dell’ incredulità, pavoni, metafora della vanità, e ibis, ritenuti divoratori di pesci morti e simboli della fugacità delle gioie carnali e degli amori passati.




    La bolla trasparente, secondo Combe, è la camera nuziale per l'unione alchemica dei principi maschile e femminile, così come le cucurbitacee, i coralli e le uova dentro cui si rifugiano gli amanti sono simboli del crogiolo alchemico: è significativo che il centro geometrico del quadro sia segnato da un uovo, portato in bilico sulla testa da uno dei cavalieri.




    I simboli alchemici si incontrano ovunque, con i pettirossi che rappresentano la lascivia, le farfalle simbolo di incostanza, le civette identificate con l’eresia, l’upupa che al pari dell’ibis si nutre di rifiuti, e quindi si ciba dell’anima preda delle false dottrine, o meglio di quel che ne rimane, e il martin pescatore, immagine simbolica dell’ipocrisia. Anche i colori usati hanno precisi significati secondo la tradizione alchemica: il rosso identifica il processo creativo, l’azzurro simboleggia la frode e la malvagità, mentre la vegetazione lussureggiante, improbabile ed esotica, con piante che sembrano carnivore, esseri umani che si trasformano in creature antropomorfe, e ibridi di formazioni a metà rocciose e a metà vegetali, stanno a indicare la continua trasformazione della materia e la completa inaffidabilità di tutto ciò che è carnale.




    Nell’Inferno, il momento figurativo culminante è l’immagine del mostro centrale che, secondo Combe, rappresenta l’uomo alchemico. I colori (dal basso verso l'alto: nero, bianco e rosso), riflettono gli stadi della cottura del mercurio. Le gambe ad albero cavo richiamano il tema del crogiolo alchemico e sono posate sui due vascelli dell’Arte e della Natura, che portano alla Grande Opera.
    Nel cavo dell'uomo è una bettola, in cui demoni e streghe gozzovigliano (critica ai costumi della società). Sulla testa, probabilmente un autoritratto, intorno ad una cornamusa rosa, simbolo sessuale, danzano diavoli e peccatori. L'arpa, il liuto e la ghironda, diventati strumenti di supplizio, sono simboli sessuali della punizione del peccato carnale per alcuni, ricordi dell'armonia del Paradiso per altri (secondo l'interpretazione adamitica). L'orecchia gigantesca trafitta dalla freccia e trapassata dalla lama è ritenuta l'emblema dell'infelicità. O, forse, allude al detto evangelico: “Chi ha orecchie per udire, oda”.




    Il mostro in trono, con testa di uccello e piedi nelle brocche è Satana: inghiotte i dannati e li passa sottoforma di escrementi in una bolla trasparente, contrappasso delle bolle voluttuose del Giardino. Il dannato che snocciola monete d’oro potrebbe alludere alla trasmutazione alchemica, quello che vomita al “nero”, il primo stadio di cottura. Ma la nausea e l’espulsione di cose non assimilabili è anche un aspetto del demoniaco, della separazione dell’essere.




    Ma forse il vero inferno, dannazione eterna dei peccatori, è lo sfondo di fuoco: Fraenger vi scorge la simbologia dei quattro Elementi: la Terra, rappresentata dal villaggio, l’Acqua sotto la veste del fiume infernale, l’Aria identificata con il mulino a vento dalle pale luminose, e infine il fuoco, raffigurato dal vulcano, che consumerà tutti i peccatori nel rogo divino.


    *^*^*^*^*^

    Da "Bosch: una vita tra i simboli", Massimo Centini

    (Edizioni Polistampa, Firenze - pag. 80 e seguenti)

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Bosch: arte alchemica

    Si dice che Bosch abbia fissato nelle immagini del "trittico delle delizie" il cammino intrapreso dai "fedeli d'amore", il discorso è immenso e non pretendo nemmeno una risposta data la complessità delle questione. Voleva essere un appunto, una esternazione di un pensiero estemporaneo. Un saluto particolare a Silvia che, nella sua freschezza, è sempre preparata a presentare argomenti fondamentali per la comprensione dell'esoterismo. In saluto anche a tutti i lettori.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 00:57

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Si dice che Bosch abbia fissato nelle immagini del "trittico delle delizie" il cammino intrapreso dai "fedeli d'amore", il discorso è immenso e non pretendo nemmeno una risposta data la complessità delle questione. Voleva essere un appunto, una esternazione di un pensiero estemporaneo. Un saluto particolare a Silvia che, nella sua freschezza, è sempre preparata a presentare argomenti fondamentali per la comprensione dell'esoterismo. In saluto anche a tutti i lettori.
    La questione non è solo complessa, ma anche controversa.

    Secondo alcuni studiosi, Bosch potrebbe essere stato un adepto del "Libero Spirito", una setta misteriosa dedita a rituali a sfondo sessuale, i cui seguaci erano chiamati "Adamiti", per l'assoluta nudità che caratterizzava le loro cerimonie. L'ambigua moralità del gruppo sosteneva che non era il peccato il male peggiore, bensì la sua repressione. E, benché non esistano prove del legame di Bosch con questa setta (si tratta di congetture spesso fantasiose), alcuni critici, e in particolare lo storico dell'arte Wilhelm Fränger, hanno sottolineato la solidità di questa unione, individuandovi uno dei motivi principali che condussero il pittore verso determinate scelte simboliche, destinate a raggiungere l'apoteosi nel Trittico delle Delizie.

    Fränger va oltre e sostiene addirittura che sia il Trittico delle Delizie sia quello delle Tentazioni di Sant'Antonio potrebbero essere stati commissionati dal Gran Maestro degli Homines intelligentiae (una particolare variante della setta del "Libero Spirito"), che avrebbe suggerito a Bosch anche l'uso dei simboli e della relativa disposizione spaziale.

    In realtà, secondo altri studiosi, non esistono documenti né prove di altro genere che possano far sospettare la dipendenza di Bosch da un'altra mente, e nemmeno la sua appartenenza a questa corrente eretica. Vero è che i suoi dipinti sono così complessi e problematici da prestarsi a diverse chiavi di lettura e, proprio per questo, permangono tuttora ampi margini di ambiguità.



    P. S. Un caro saluto anche a te.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 00:57

  7. #7
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    Sappiamo ben poco della vita di Jeroen von Aken (questo il suo vero nome, che poi cambiò in Hieronymus Bosch legandolo al proprio paese natale, ‘s-Hertogenbosch). Conosciamo la sua data di nascita con un'approssimazione di quasi un decennio (tra il 1450 e il 1460, forse il 2 ottobre 1453). Sappiamo del suo matrimonio con una giovane benestante, che probabilmente gli permise di dipingere senza l’assillo del mercato, e del suo stretto rapporto con la pia Confraternita di Nostra Signora. E, come già detto, qualche studioso ipotizza un suo legame con i fratelli del Libero Spirito, una setta misteriosa che ambiva a ritrovare la primitiva innocenza attraverso rituali basati sulla promiscuità e sul sesso.

    Non ci sono pervenute testimonianze coeve sulla pittura di Bosch, ma sappiamo che era ritenuto insignis pictor dai suoi contemporanei. Viaggiò pochissimo e condusse una vita ritirata, tutta dedita alla sua arte, all'amministrazione dei beni della moglie e alla fattiva collaborazione con la Confraternita.
    Eppure, osservando le sue opere, ci si rende conto di trovarsi di fronte a un uomo tormentato, che sembra aver superato ogni tipo di inibizione per dare all'inconscio il modo di penetrare nella dimensione quotidiana, trascinando allo scoperto i peggiori incubi dell’uomo.

    L'interpretazione della sua opera appare spesso deformata da una critica che, in passato, volle vedere in Bosch un affiliato di oscure sette, un adepto del sabba, un figlio del demonio in grado di riversare nei suoi dipinti le atmosfere infernali. Un artefice capace - diabolicamente, appunto - di fissare nello spazio limitato della tavola le ipotesi improbabili di un mondo "altro" dominato dal piacere e dalla lussuria.

    Ma Bosch non era un pittore demoniaco: era uno spirito calato nella realtà del suo tempo, sconvolto da guerre, epidemie e carestie e travolto da fanatismi religiosi. E, portando con sé il suo mistero, si spense da buon cristiano il 9 agosto del 1516.

    *^*^*^*^*^*

    "... Nelle sue opere, forse paradossalmente da un punto di vista iconografico, c’è in effetti tutta la volontà di un ritorno alla primitiva purezza, c’è il desiderio di realizzare un uomo nuovo, staccato dal mero interesse pratico e finalmente attento alle istanze dello spirito e dell’equilibrio. Tutto questo è stato narrato anche con il mostruoso, con le ibridazioni più terribili, con i più improbabili stravolgimenti anatomici…"(Massimo Centini)

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Bosch: arte alchemica

    Ho spesso cercato di capire se vi fosse attinenza fra il modo di proporsi di Bosch e quello di Bruegel, ma è qualcosa che travalica il mio senso dell'arte.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 00:58

  9. #9
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    Predefinito Riferimento: Bosch: arte alchemica

    Citazione Originariamente Scritto da isoica Visualizza Messaggio
    Ho spesso cercato di capire se vi fosse attinenza fra il modo di proporsi di Bosch e quello di Bruegel, ma è qualcosa che travalica il mio senso dell'arte.
    Non conosco abbastanza a fondo Bruegel per risponderti in modo esaustivo, ma l'influenza di Bosch su Bruegel mi sembra evidente.

    Bosch, con la sua pittura fantastica e grottesca, influenzò l'ambiente fiammingo per tutto il 1500, anche se gli artisti che si ispiravano a lui realizzarono per lo più solo brutte imitazioni, trasformando il suo geniale immaginario in "un infernale parco dei divertimenti, una Disneyland dell'aldilà" (Walter S. Gibson, Bosch, 1973). Bruegel, che io sappia, fu l'unico ad emergere.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-02-10 alle 00:59

  10. #10
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    Predefinito Eremiti e tentatori, il contrasto

    Attraverso il Trittico delle Tentazioni, Bosch ha dato forma all'idea che assillava la società del suo tempo: il dominio di Satana sul mondo e le strenue lotte dell’anima.









    TRITTICO DELLE TENTAZIONI

    Da "Bosch. Una vita tra i simboli", Massimo Centini
    (Edizioni Polistampa, Firenze – pag. 88 e seguenti)




    Trittico delle Tentazioni - Pannello di sinistra
    Ingrandimento


    La nave del peccato, costituita da mostri, pesci, uccelli e uova, attraversa i cieli del Trittico di Lisbona. Sotto è tutto un decadimento, è una totale perdita della luce che comunque non muore e continua in nuce ad alimentare le speranze, nella strenue lotta condotta da Sant'Antonio.
    Un monaco si intrattiene sotto un ponte con una congrega di furfanti. Poco lontano un demonio-uccello pattina su del putrido ghiaccio e con il becco trattiene un foglietto con una parola scritta che può essere letta in diversi modi: grasso (se letto capovolto); protio(se letto specularmente) che potrebbe essere un'abbreviazione di "protestatio"; bosco (in questo caso si tratta di un’ulteriore conferma del legame tra l’opera e Hieronymus).

    Sempre nei pressi del pontile, un orrido uccello divora i nati che fuoriescono da un uovo e qui vi è tutto l'accentuarsi di una tragedia spaventosa dominata dal male e dalla morte che scaturiscono dall'opera perversa delle creature infernali. Sul pontile, due antoniani e un laico (ritenuto da alcuni il ritratto di Bosch) sorreggono il santo, mentre la sua casa è travolta dalla furia di un gigante indicato da un vescovo che guida un corteo di animali travestiti da religiosi.



    Trittico delle TentazioniPannello centrale
    Ingrandimento

    Nel pannello centrale la citazione raggiunse la sua più limpida esplicazione. In un dedalo di simboli, circondato da esseri colmi di mostruosità (non tanto per quanto raffigurano, ma per quanto sanno evocare),un sacerdote mezzo putrefatto (chiaro riferimento alla decadenza del clero) celebra la messa: al suo seguito, creature impossibili si accodano con il loro bagaglio di ambiguità. Tra loro una donna-albero-sirena con un neonato che cavalca un topo: simbolo alchemico della creazione dell'homunculus. Nel centro della composizione, tra i ruderi abbandonati di una vecchia torre, Sant'Antonio benedice e sullo sfondo si apre una stanza con un crocifisso indicato da Cristo. Ma il male continua il suo percorso, fecalizzandosi nella rappresentazione di una messa nera.

    Una negra sorregge un vassoio con un grottesco supporto per l'ostia da profanare, un giovane dalle fattezze delicate e riccamente vestito (l'Anticristo) porge un calice ad un uomo con testa suina e una civetta (un eretico, per altri la raffigurazione di Baal), che è seguito da un gruppo di altri esseri ansiosi di suggere il vino del male: ma "la loro uva è uva velenosa, sono amari i grappoli loro; tossico di serpenti è il loro vino, veleno atroce di vipere" (Deuteronomio 32,32-33). E poi è un rincorrersi di creature senza tempo, che di fatto non sono i torturatori visti nei giudizi finali, ma trasformazioni rievocanti nell'osservatore quella fobia del complotto così temuto ai tempi di Bosch.


    Emblematica è la mostruosa figura femminile, quasi un'ibridazione costituita da un albero cavo e un rettile con una coda lunga, che culla un bambino e cavalca un grosso topo. Forse una raffigurazione sacrilega della fuga in Egitto?
    Paesaggi e fondali lasciano trasparire il malessere che aveva segnato gli anni della lotta contro le streghe, gli eretici e gli altri misteriosi artefici del delirio, come un circolo chiuso del terrore, in cui ogni traccia anomala può essere la conferma di un presagio già colmo di angoscia.


    Trittico delle TentazioniPannello di destra
    Ingrandimento


    Nello scomparto di destra, Sant'Antonio si chiude nella sua meditazione; il paesaggio che lo circonda è ancora ammorbato dal peccato e al fondo la lotta si ripete senza arresto tra un uomo e un drago apocalittico; al di là, le mura di una città con l'esercito in arme e un patibolo, sul quale arde una vittima. Il male quindi non muore mai. Sant'Antonio non ha perduto la sua battaglia, però non l'ha neppure vinta e il tutto si chiude in una situazione di stallo, che comunque lascia già prevedere, inevitabilmente, l'approssimarsi di un altro futuro scontro.


    Da "Bosch. Una vita tra i simboli", Massimo Centini

    (Edizioni Polistampa, Firenze – pag. 88 e seguenti)

 

 
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