Stefania Craxi: Tremonti è leale, Ferrara lo lasci stare
Caro direttore,
lasciami esprimere il mio stupore, ed anche la mia indignazione, per il proditorio attacco di Giuliano Ferrara al ministro Tremonti, reo di non partecipare alle gazzarre che segnano questi nostri giorni assai poco felici. Dopo un lungo silenzio, e un flirt con le improvvide sortite di Fini, Ferrara è tornato al ruolo di pasdaran dei furori che oggi albergano - né potrebbe essere altrimenti - nell'animo di Berlusconi. Ma cosa vuole Ferrara? Che ci mettiamo tutti l'elmetto e ci trasformiamo in forsennati ad inveire in piazza contro i giudici di Milano? Si rende conto che questo è proprio il gioco dei nostri avversari, che cercano i disordini a sostegno della conclamata emergenza democratica che dovrebbe giustificare l'abbraccio di Vendola con Fini, di Casini con Di Pietro e il ritorno alla grande del Pd, un partito che non sa più nemmeno quale sia la sua funzione storica? Non credo che a noi convenga il clima di rissa paventato dal capo dello Stato. Confesso che fino all'ultimo ho sperato nell'impossibile, cioè che un giudice in carriera smentisse la potentissima procura di Milano. Come era facile prevedere, ciò non è avvenuto. I giudici di Milano non hanno abbassato i toni, sebbene in tutta l'istruttoria a carico del premier i fatti penalmente rilevanti siano da ricercare col lanternino ed il processo sia già stato celebrato sui giornali ed in piazza con tanto di condanna dell'imputato. Parliamoci chiaro. L'operato dei pm di Milano è più che sconcertante. Hanno preso in mano una faccenda già archiviata in Parlamento, dal Consiglio superiore della magistratura e dalla stessa Procura di Milano che, per bocca del suo capo Bruti Liberati, dichiarava la regolarità delle procedure seguite al fermo della ragazza marocchina, e nello stesso tempo autorizzava l'apertura di un'indagine con un dispiegamento di mezzi degno del clan dei Casalesi e non di un nugolo di ragazze non proprio «di famiglia». A parte la questione della competenza e l'astuzia di iscrivere Berlusconi nel registro degli indagati solo a fine indagine, per evitare la prescrizione del processo immediato, evidentemente già programmato da tempo. Che cosa c'entri Tremonti con tutto questo, lo sa solo Giuliano Ferrara. Tremonti la sua lealtà e la sua solidarietà a Berlusconi l'ha dichiarata cento volte, e dimostrata con i fatti. Se oggi non c'è un'emergenza economica lo dobbiamo a lui; se abbiamo superato la grande crisi dell'Occidente senza una manifestazione di piazza lo dobbiamo alla sua sensibilità sociale. E' nota la sua intenzione di accoppiare la riforma fiscale, con l'auspicabile diminuzione del carico fiscale, all'attuazione del federalismo: un modo serio e corretto di affrontare problemi di grande mole. Così, con serietà, pensa all'abbattimento del debito pubblico con cessioni patrimoniali, quando il mercato avrà le liquidità abbondanti, senza la scorciatoia della patrimoniale invocata da Amato, Veltroni e Casini. Non è il caso di indebolire con segni di sfiducia il pilastro che regge tutto il governo. Ferrara ha sbagliato di grosso.
Spero che non abbia fatto proseliti
Stefania Craxi
Sottosegretario agli Esteri
Lettera aperta al Corriere della Sera di Giovedì 17 Febbraio 2011, p. 9




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