Gay, convention FLI: la nuova era della destra italiana (quella vera!)
di Enrico Oliari
Finalmente i diritti civili delle persone omoaffettive entrano a pieno titolo anche nella destra italiana: sono i primi passi e la gradualità è ancora la parola d’ordine, ma nella tre giorni fondativa del FLI a Milano più di un esponente del nuovo partito di Gianfranco Fini è salito sul palco bianco con alle spalle il verde prato della speranza a prendere posizione chiara pro gay. D’altronde il binomio centro-destra e omosessualità (quella composta e non urlata, si intende!) è del tutto fisiologico presso le altre realtà europee, dall’UMP di Sarkozy, all’FDP di Westerwelle, al PP di Aznar e non è un caso se le coppie omoaffettive trovano riconoscimento in tutti i paesi posti al di qua della vecchia Cortina, ad esclusione di Italia e Grecia.
E così la nuova destra di Fini, che vuole essere nuova davvero, è pronta a fare sua la sfida delle nuove frontiere della libertà e della giustizia sociale senza ignorare la minoranza gay italiana, le cui speranze e le cui istanze sono sempre state messe da parte in nome del voto bigotto, nonostante le diverse Risoluzioni del Parlamento di Strasburgo.
Prima Adolfo Urso ha fatto vibrare come una lama nel suo intervento il “noi non abbiamo paura di riconoscere le coppie di fatto” e via, chi è autenticamente liberale mi segua! Poi è stata la volta di Italo Bocchino, con un determinato e categorico “no all’omofobia” e quindi passando fra i vari capisaldi tradizionali di chi vuole un mondo nuovo e migliore, da Chiara Moroni, a Benedetto Della Vedova, ad una miriade di interventi fra i quali quelli degli esponenti di GayLib e, poco prima della conclusione di Fini, il grande Alessandro Rimassa, il giovane della Generazione da 1000 euro: “Nel mio prossimo libro, sulla nuova Italia, vi sarà il presidente della Repubblica che si presenterà all’incontro ufficiale con il suo compagno”.
Tematiche di sinistra spinte nella destra? Macchè, non facciamo confusione, è il segnale che esce dai numerosi applausi che scaldano la platea ogni volta che l’oratore passa sul riconoscimento della coppia gay, segno che la libertà non è un monopolio delle sinistre ne’ una parola vuota nel nome di un partito: è semmai parte integrante di un programma ed essenza pura di un codice genetico che spinge il berlusconismo dei perbenisti a tutti i costi, del Family day, del via l’ICI alla Chiesa e dei Bunga bunga di Arcore definitivamente al di fuori della storia
GayLib - gay e lesbiche di centrodestra




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