
Originariamente Scritto da
miluna
Continua senza che quasi nessuno se ne accorga l’incredibile fuga dal Partito democratico.
Incredibile
non tanto perché inaspettata ma perché i numeri iniziano a essere più che preoccupanti.
Come anticipato su Cerazade la scorsa settimana era da giorni che in Transatlantico girava voce che qualche altro parlamentare del Pd fosse pronto ad abbandonare la nave, e così è stato:
da oggi anche
Claudio Molinari non è più un senatore del Pd e con il suo addio salgono a ventuno i democratici che dall’arrivo di Bersani (dunque da poco più di un anno a questa parte) hanno lasciato il Pd.
Numeri che sembrano però non preoccupare affatto la maggioranza del maggior partito d’opposizione ché ogni volta che si ritrova a discutere privatamente di questa
notevole diaspora democratica solitamente tende a rispondere in due modi diversi.
Il primo:
e non è mica colpa nostra se Veltroni ha imbarcato tanta gente poco affidabile nel Pd.
La seconda:
ma in fondo chi se ne va non c’entrava nulla con questo Pd e dunque chissenefrega:
meglio perderlo che perdere tempo nello sforzarsi a trattenerlo.
Due letture dei fatti che
nascondono però un problema che spesso viene ignorato.
Ovvero che se nel Pd continua questa pazzesca fuga dei parlamentari – e se il Pd non è più capace ad esercitare con intelligenza la sua forza centripeta – forse la colpa è anche di chi non sta facendo quasi nulla per evitare che il proprio
partito si trasformi sempre di più in una grande groviera.
O detto in altre parole, in un
Partito della diaspora.
Storia della grande fuga dal Pd - [ Il Foglio.it › La giornata ]
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Anche qui ..si salvi chi puo' ...
Ma con che faccia , questi idioti , riescono a reiterare la richiesta di dimissioni di un governo con una buona maggioranza ( che si consolida ogni giorno di piu' ) e' un mistero che solo il loro 'gregge' riesce , forse , a comprendere
