21-02-11
LEGA NORD: IL BOSSI DI BAIOCCHI, LENINISTA E DOROTEO
(ASCA) - Roma, 21 feb - E' certamente la descrizione di un percorso spericolato quello che Giuseppe Baiocchi (oggi giornalista Rai, a lungo del Corriere della Sera e, nel 1999-2002 direttore de La Padania), dedica, non senza accenti affettuosi, al fondatore della Lega Lombarda e poi Lega Nord, Umberto Bossi.
Un percorso politico ed umano che unisce leader e sua creatura politica con le contraddizioni, i mutamenti di percorso, che fanno della Lega Nord l'ultimo partito, secondo Baiocchi, ad un tempo leninista e capace di un governo locale tipicamente doroteo.
''Bossi. Storia di uno che (a modo suo) ha fatto la storia'', edizioni Lindau, e' il titolo del volume, da oggi nelle librerie, con una prefazione in cui Giuseppe De Rita mette a confronto la sua analisi del localismo con il progetto e le iniziative del partito leghista.
Un biografia non autorizzata, che esce in concomitanza con i 150 anni dell'unita' d'Italia (occasione, ritiene l'autore, per ridare fiato ad alcune pulsioni leghiste), del leader politico piu' improvvisato, eppure piu' longevo a cavallo tra la prima e la seconda repubblica.
Una personalita' irrequieta, Umberto Bossi, descritta a partire dai suoi anni di formazione, che seppe farsi leader politico col ciclostile in anni in cui gia' i partiti si avvalevano di raffinate tattiche di persuasione multimediale, non senza negarsi, del pari ad altri esponenti del sinedrio leghista, la frequentazione della sinistra politica ed una giovanile partecipazione con il suo complesso al Festival di Castrocaro (1961).
Federatore di altre schegge autonomistiche presenti nella galassia del Nord (ma non del Melone di Trieste) con fortune alterne (nel 1983 sara' il segretario politico della Liga Veneta, Achille Tramarin, ad entrare in Parlamento e non lui), Bossi esordisce al Senato nel 1987 (Giuseppe Leoni sara' il deputato), recuperando al lessico politico le espressioni autonomia e federalismo, assumendo le suggestioni di Gianfranco Miglio (politologo dell'Universita' Cattolica, con il quale intratterra' vicende alterne)e, piu' remotamente, nota Baiocchi, di Luigi Sturzo.
La crisi del sistema politico, abbattuto con lo strumento di Tangentopoli, da' fiato e spazio a Bossi, prima della discesa in campo di Berlusconi, e riesce addirittura a conquistare il Comune di Milano con Formentini.
In bilico tra identita', realpolitik e folklore, registra l'autore, Bossi ottiene cosi' il primato di essere condannato dai giudici di Milano per finanziamento illecito nell'ambito di Tangentopoli, ereditando al contempo nell'urna al suo partito lo sdegno popolare per i ''ladri'', nonostante il voto favorevole a Craxi in Parlamento in occasione di richieste di autorizzazione a procedere avanzate dai giudici di Milano.
Nasce, intanto il folklore celtico del partito (ne reca traccia nel nome uno dei figlioli del Senatur), con il rito dell'ampolla del Po e la linea filosecessionista che trovo' il culmine nel progetto di riforma costituzionale varato dal governo Berlusconi nella legislatura 2001-2006 e bocciato poi dal popolo con il referendum costituzionale.
Il partito, intanto supera numerose crisi ed aggressioni dall'esterno, con un tasso di ''mortalita' politica'' elevata del gruppo dirigente, secondo una logica davvero leninista del ''capo'': ben pochi si salvano del gruppo originario.
Progressivamente il partito, nato e cresciuto nel contesto della prima repubblica grazie alla legge elettorale proporzionale, si piega alle usanze romane del ''Palazzo'', sia pure con qualche sbandamento in politica estera (i rapporti con Milosevic in Serbia, ad esempio), e le polemiche con i ''democristiani'', forse perche' con l'Udc di Casini diretti concorrenti sul sindacalismo di territorio.
Dello scenario dei tre nemici mortali della Lega Nord descritti da Bossi in un discorso del 1997, mafia, gli Agnelli con il contorno di poteri finanziari e della grande industria, il Papa (Giovanni Paolo II), definito extracomunitario colluso con il potere mondialista, oggi sembra restare poco.
Ma, ammonisce Baiocchi, Bossi non puo' essere liquidato come un effimero ''Masaniello del Nord''.
Infatti.
E' IL TRADITORE DEL NORD.




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