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    Arrow ... la storia che i catto-bigotti non amano raccontare...

    La Storia
    di Sergio Bissoli

    Negli anni '50 era al potere la democrazia cristiana e la chiesa imponeva
    tutta la sua feroce sessuofobia, l'oscurantismo fatto di divieti,
    proibizioni, censura. Negli anni '50 e fino a metà degli anni '60 qui a
    Cerea c'era il medioevo. Arte, ricerca, divertimento erano proibiti. La
    chiesa condannava il cinema, il ballo, la televisione. I film erano quasi
    tutti proibiti, per adulti, adulti riserva , sconsigliati o esclusi. Film
    come: L'amore è una cosa meravigliosa, La noia, Mondo di notte, Rififi, La
    voglia matta, Le ore dell'amore, Sexy al neon, La dolce vita, L'ape regina
    hanno fatto scandalo. Hanno fatto scandalo le canzoni Amo di Adamo, Je
    t'aime di Jane Birkin. Monsignor Dario di Cerea ruppe il disco Amo a una
    ragazza, Buratto, che lo suonava con il mangiadischi. L'elenco dei film
    proibiti era appeso alle porte della chiesa e in piazza. Alcune volte io
    l'ho fatto sparire. Attrici come Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Brigitte
    Bardot, davano scandalo.
    La televisione era in bianco nero, la Rai aveva il monopolio ed esisteva un
    solo canale dalle ore 18 alle 23. I programmi erano: Angelo Lombardi l'amico
    degli animali- Le prediche di Padre Mariano- I barboni, varietà di Renato
    Rascel- Perry Mason telefim di processi- Lascia o raddoppia di Mike
    Bongiorno, al giovedì- Carosello pubblicità alle 21- il Musichiere di Mario
    Riva il sabato- il Mago Zurlì' programma per bambini- un vecchio film al
    lunedì. Se moriva il Papa o altro personaggio politico, il film veniva
    soppresso! Negli anni '60 una emittente clandestina di Milano tentò di
    trasmettere ma intervennero i carabinieri e sequestrarono tutto. Ripeto:
    esisteva il monopolio della Rai TV di Stato. Tutte le frequenze erano
    occupate dalla Rai ed era illegale impiantare una stazione radio o
    televisiva. Nei primi anni '70 le emittenti Capodistria, Montecarlo e
    Svizzera trasmettevano programmi in italiano e non erano perseguibili poichè
    si trovavano all'estero. Noi tirammo un sospiro di sollievo. Finalmente
    potevamo cambiare canale. A metà degli anni '70 nacquero molte stazioni
    radio su MF. I carabinieri intervenivano per sequestrarle ma ne nascevano a
    migliaia e non potevano chiuderle tutte. Così le radio libere diventarono
    legali. Successivamente i privati impiantarono le TV libere e dopo molti
    sforzi fecero finire il monopolio Rai di Stato.


    Alla porta della chiesa c'era l'index librorum proibitorum.
    I romanzi gialli, rosa, neri erano tutti proibiti. I settimanali Oggi, Bella
    erano proibiti. I fumetti Topolino, Monello, Nembo Kid, Tex erano proibiti.


    Su libri, radio, giornali mancavano tutte le parole che si riferivano al
    sesso. Sul vocabolario Palazzi mancavano parole tipo: mestruaziioni, ecc. Il
    seno non si vedeva MAI in fotografia. Foto di donne un pò scollate davano
    scandalo e venivano sequestrate. Film con scene di baci (senza passione!)
    venivano vietati. Nei libri di biologia per licei, al capitolo Riproduzione
    si parlava del moscerino dell'aceto.
    Molte donne portavano busti ed erano piatte come i maschi. Il bikini era
    proibito. Si diventava maggiorenni a 21 anni. I nomi stranieri ai neonati
    erano proibiti. I nomi profani erano proibiti o accettati con difficoltà. Il
    padre di un amico litigò col prete per dare al figlio il secondo nome:
    Fiammetto. I comportamenti erano molto castigati. Ad esempio: non si
    vedevano mai coppie di giovani baciarsi per strada. L'amico Gianni T* ci
    raccontava che era stato in Francia e aveva visto una coppia che si baciava
    in strada. Noi ascoltavamo sbalorditi; qui un simile comportamento era
    impensabile!
    Nei sabati bisognava andare a confessarsi nella buia piccola sacrestia dove
    attendevamo inginocchiati sul banco. Arrivato il mio turno aprivo una porta,
    entravo dentro una stanzetta luminosa e mi inginocchiavo di fianco a don
    Silvano per dirgli i peccati. Tutte le domeniche bisognava andare in chiesa
    alla messa in latino e al pomeriggio a dottrina. In chiesa le donne dovevano
    portare il velo sulla testa e dovevano mettersi sul lato sinistro della
    chiesa mentre gli uomini stavano a destra. Per fare la comunione bisognava
    essere digiuni dalla mezzanotte. Era considerato peccato non ascoltarle le
    prediche di padre Mariano. Era proibito mangiare carne di venerdì. I preti
    bisognava salutarli con la frase: "Sia lodato Gesù Cristo". Le suore con:
    "Gesù Giuseppe Maria". A maestri e professori bisognava dire: Riverisco. Chi
    trovava qualcosa doveva correre a portarla dal prete. "Sulla luna non ci
    andremo mai!" tuonava in chiesa un frate negli anni '50. A catechismo ci
    insegnavano a fare i fioretti; questi erano proibizioni. Fra le altre c'era
    quella di evitare di guardare i cartelloni del cinema. Io invece correvo a
    vederli tutti i giorni. Alla sera, mensilmente, c'erano i ritiri spirituali.
    Noi ragazzi dovevamo andare in oratorio ad ascoltare un prete fanatico
    chiamato don Igino che ci riempiva la testa di superstizioni medievali. E
    non solo a Cerea. Quando sono andato a Sottomarina nel 1962 sentii che anche
    là il prete urlava scandalizzato dal pulpito: "Quella lebbra che infetta le
    spiagge..." Si riferiva alle donne in costumi da bagno; notiamo che i
    costumi da bagno di allora erano corazze dalle cosce alle spalle che non
    lasciavano intravedere niente. Quando era ragazza mia mamma andò in chiesa a
    Sottomarina con un vestito lungo fin sotto i ginocchi (come si usava a quel
    tempo); il prete la mandò fuori perchè era senza calze. Alle donne non era
    permesso entrare nel presbiterio. Le bambine chierichetto, le suore che
    leggono la bibbia o danno la comunione, sono arrivate negli anni '90. Negli
    anni '50 e '60 c'erano solo maschi sul presbiterio. Un giorno Gianni portò a
    casa Cervello che cammina di Dough Steiner. I suoi genitori lo trovarono e
    corsero a portare il libro dal prete.
    Una mattina un camionista bestemmiò in strada e don Sarte lo aggredì
    minacciandogli catastrofici incidenti. Il camionista era un uomo grande e
    grosso, il prete un vecchietto zoppo. Era sbalorditivo il modo in cui si
    comportò; don Sarte pensava toccasse a lui difendere Dio. Don Sarte non
    riusciva a pensare "Se Dio è così potente, si arrangi e si difenda da solo".
    Un pomeriggio parlavo con Don Sarte sui rinnovamenti del concilio. Lui mi
    spiegava che prima bisognava leggere il breviario 5 volte, adesso solo 3.
    Allora gli chiesi: "Se prima del concilio un prete si comportava come
    adesso, peccava?"
    "Sì".
    "E se adesso si comportasse come prima del concilio, peccherebbe?"
    "Indubbiamente sì."
    "Perché?"
    "Perché, vedi, è il papa che assume su di sé tutta la responsabilità ".
    Io non ribattei. Avrei voluto dirgli che ogni uomo è responsabile delle
    proprie azioni. Non è possibile delegare a un altro le proprie
    responsabilità e smettere di pensare!
    A scuola c'erano le punizioni corporali. Nelle scuole e negli uffici
    pubblici era consentito usare solo penne a inchiostro. Chi veniva sorpreso a
    scrivere con la sinistra veniva sbacchettato. Tutte le parole straniere
    erano proibite. Le lettere J K W X Y erano tolte dall'alfabeto. Alla scuola
    elementare c'era l'ora obbligatoria di religione. Don Silvano veniva a
    insegnarci la religione ufficiale, anche se in teoria la costituzione
    afferma che ogni cittadino può scegliere la religione che preferisce. Nel
    1957 con la legge Merlin vennero chiuse le case di piacere.
    Non esistevano feste commerciali; festa della donna, del papà, della mamma,
    degli innamorati... Non c'era niente di niente. Gli operai lavoravano anche
    il sabato e i commercianti lavoravano anche la domenica mattina fino alle
    ore 14. Non si trovava niente. Per avere camicie bisognava comprare la
    stoffa e andare dal sarto. Per avere un maglione bisognava comprare la lana
    e rivolgersi alla magliaia. Non esisteva il self service. Nelle librerie la
    signorina dietro il banco chiedeva subito: "Cosa vuole?" senza lasciare il
    tempo di guardare i libri. Così preferivo andare alle bancarelle. C'erano
    anche alcune cose positive: gli impiegati postali compilavano le ricevute;
    adesso invece deve compilarle il cliente. Una volta all¹anno c¹era l¹obbligo
    di timbrare il metro in municipio e la tassa era di 1000 lire; un impiegato
    punzonava il metro mentre l¹aiutante (Ermes) lo sorreggeva. A fine anni 50
    arrivarono i primi detersivi in polvere: Omo, Olà, Tide, Persil.
    Nel 1959 circa arrivarono a Cerea i primi blue jeans e insegnanti, genitori
    e preti gridarono allo scandalo.
    Negli anni '50 e soprattutto negli anni '60 avvennero a Cerea tanti
    terribili cambiamenti: Distruzione del bosco Monga, ora area campo sportivo.
    Distruzione bosco Bresciani, ora area condominio in in Via Paride.
    Abbattimento chiesetta S. Procolo in via 25 Aprile. Abbattimento torre in
    via Grigolli. Poi sotterrarono il fiume Fossa per trasformarlo in uno
    scarico della fabbrica perfosfati. Abbatterono anche i bei paracarri con
    catene che cingevano gli argini. Chiusero un pezzo di via Libertà per far
    posto alla fabbrica.
    Nel 1958, dopo la morte dell'arciprete Sancassani, arrivò a Cerea per
    sostituirlo don Dario. La popolazione non voleva questo nuovo arciprete e di
    notte abbattè tutti i festoni piantati per dargli il benvenuto. Sui gradini
    della chiesa scrissero. "Vogliamo don Riccardo" (il curato). Al mattino dopo
    la scritta venne coperta con un tappeto e don Dario si insediò a Cerea.
    Iniziò con un lunghissimo discorso (uno dei tanti!). Don Dario mandò via i
    curati, l'amato don Riccardo e don Silvano e dopo di allora ne cambiò circa
    2 ogni anno.
    Attorno a don Dario ruotavano persone interessate a ottenere posti in
    municipio e a impadronirsi degli arredi antichi della chiesa. Così negli
    anni successivi sparirono: l'orologio antico sopra l'organo, i lampioni in
    ghisa dei giardini della chiesa, le balaustre in marmo, banchi e
    confessionali in noce, le statue dell'oratorio, le lampade in ottone, il
    cancelletto in ferro battuto, quadri antichi, la croce esterna a sinistra
    della chiesa, eccetera. Don Dario, uomo ironico e indisponente, dominò la
    scena sociale, politica e religiosa per oltre 30 anni.
    Nel 1961 il nuovo sindaco cambiò in peggio Cerea. Fece scavare il paese per
    abbassarne il livello. Fece raddrizzare via Paride che era una via sinuosa.
    Allargò la strada, tolse i ciottoli laterali e restrinse i marciapiedi. Fece
    togliere i cubi di pietra bianchi e celesti dei marciapiedi e li sostituì
    con mattonelle piccole e scure. Tolse i paracarri ornati di catene davanti
    al piazzale della chiesa. Ridusse piazza Matteotti e i marciapiedi attorno
    per fare strade a doppia corsia. Alla fine il paese diventò brutto e
    anonimo: una lunga corsia per macchine e camion che passavano senza
    interruzioni.
    Ma il disastro era appena incominciato. Nel 1963 abbattimento del parco
    nazionale Cabrini in via Paride per costruire condomini e scuole. Nel '64
    abbattimento dell'antico monastero di s. Caterina del 1200 per costruire la
    casa della gioventù. Abbattimento di altri edifici storici: palazzo Spagnolo
    affrescato, in via Paride dove costruirono un condominio. Villa Lucchini
    (rasa al suolo in una notte) in via Garibaldi, dove costruirono case a
    schiera.
    Fino agli anni '50 esistevano a Cerea solo contadini e artigiani. I
    contadini erano salariati o piccoli proprietari con fattoria e 2 o 3 campi.
    Gli artigiani avevano piccole botteghe di calzolaio, sarte, barbiere,
    fabbro. Negli anni '60 per merito di Bresciani nacque a Cerea l'industria
    del mobile d'arte. Questa industria in poco tempo travolse tutto e Cerea,
    paese agricolo, diventò paese industriale. In ogni casa nasceva una
    falegnameria. Tutti cambiavano lavoro. Contadini, barbieri, calzolai, fabbri
    diventavano falegnami. Cerea diventò un grosso paese industriale dominato
    dai mobilieri. Cerea diventò una grande mangiatoia per gente arrivata qui
    solamente con lo scopo di arricchirsi. L'amore per l'antichità era solo un
    trucco per vendere mobili. Qui a Cerea esisteva un solo interesse: il
    denaro. E con i soldi arrivò il culto della cafoneria, della rozzezza e
    dell'ignoranza.
    Negli anni '80 arrivò la superstrada e i fantasmi della civiltà contadina
    furono spazzati via dai demoni della civiltà industriale: droga,
    inquinamento, violenza.
    Mi viene da ridere quando sento che i giovani a scuola imparano la Storia.
    Ma quale storia? Quella dei romani che è falsa e non serve a niente? La
    storia Medievale di principi, papi e politici? Mi piacerebbe che a scuola i
    giovani imparassero la Storia, quella vera e vissuta, la Storia della gente
    di 30 anni fa.
    Negli anni '90 tutte queste cose sono dimenticate e nessuno le ricorda più.
    La storia viene scritta dai vincitori e loro scrivono e ricordano quello che
    fa loro comodo e cancellano e dimenticano quello che vogliono obliare!

    Sergio Bissoli

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  2. #2
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    Predefinito Rif: ... la storia che i catto-bigotti non amano raccontare...

    interessante articolo....

 

 

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