"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

Un nuovo rinascimento arabo?



di Piero Pagliani


Devo subito dire che purtroppo non credo che ci sarà un “rinascimento arabo”, come lo ha chiamato il Social Forum recentemente conclusosi a Dakar. Ci sono, ahimè, molti indizi che possono smentire anche intellettuali raffinati come l’economista egiziano Samir Amin.

A meno che per “rinascimento” si intenda la possibilità di spezzare le autocrazie imperanti nel mondo arabo, basate su una classica tripartizione: la religione, con la sua “classe” di dottori della legge, la casta dei guerrieri e quella dei mercanti. Un impianto autocratico che finora si è trascinato nel mondo arabo attraverso varie modalità di modernizzazione, così come è sostenuto proprio da Amin e dal sociologo algerino Ali el-Kenz nel libro “Il mondo arabo” edito da Punto Rosso nel 2004. Una società che fa venire in mente un po’ i suk delle belle città arabe, ordinati per arti e mestieri. Ovviamente non ho nessun titolo per contestare la descrizione del mondo arabo fatta da Amin ed el-Kenz (incidentalmente, il libro di Amin e il mio sui naxaliti indiani furono presentati insieme da entrambi noi in una festa di Liberazione a Milano nel 2004), ma credo che anche il mondo occidentale possa essere in fondo descritto allo stesso modo. Sicuramente nel Medioevo; ma forse anche adesso, solo che ora al posto del clero abbiamo il ceto intellettuale, mentre i preti veri e propri sono stati confinati alla cura dei bisognosi, cioè di quelli che non ce la fanno a seguire le manovre dei mercanti protetti dai guerrieri. La differenze è, in definitiva, nella laicità occidentale in quanto mercanti e guerrieri non sono più funzionali alla religione, ovvero al clero, ma si sono autonomizzati.

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