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  1. #1
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    Talking L'Italia non rischia la paralisi energetica

    L’Eni ieri ha chiuso il gasdotto libico Greenstream. Di gran fretta e con molte buone ragioni, considerato che la Libia è in preda a una guerra civile e che in mattinata gruppi di ribelli avevano annunciato di voler boicottare le forniture all’Italia. Non dovrebbero esserci ripercussioni sulle forniture di metano alle famiglie italiane, come ha assicurato il governo, mentre l’Eni afferma che non dovrà nemmeno ricorrere alle riserve strategiche. Evidentemente è sufficiente aumentare gli approvvigionamenti da altri Paesi per scongiurare ripercussioni significative sulla nostra economia. C’è preoccupazione, ma non allarme, né panico.

    Bene così, ma non si può non ampliare la riflessione con un sguardo al passato e uno al futuro. Come sta l’Italia sull’energia. Malissimo, come noto. Importiamo il 92% del petrolio e l’87% del gas. Siamo fragili e ricattabili.
    Per inciso: gli avvenimenti di queste ore in Libia dovrebbero spazzare via i dubbi di chi ancora diffida dell’energia atomica. Avanti, con le centrali, in assenza di valide alternative. Ma i tempi, si sa, sono lunghi e saranno necessari molti anni prima che l’Italia possa contare su quote significative di energia «autarchica».
    E allora non resta che la diversificazione.

    E in quest’ottica, fortunatamente, non abbiamo nulla da rimproverarci. Anzi.

    Chi, nelle scorse settimane, ha criticato Berlusconi per l’amicizia con Putin e storto il naso alla firma dell’accordo tra Eni e Gazprom per la costruzione del gasdotto South Stream, oggi dovrebbe ricredersi o perlomeno riflettere sull’opportunità di leggere tutto sempre solo in chiave di politica interna. Se i giacimenti si trovano in un Paese retto da un regime dittatoriale o autoritario o comunque poco democratico, gli Stati occidentali non hanno scelta e devono scendere a patti. Gli Emirati arabi, come abbiamo visto in questi giorni in occasione delle proteste a Manama, non sono certo più liberi dell’Egitto di Mubarak. E l’Arabia Saudita in tema di diritti umani ha un curriculum da spavento; eppure sono entrambi alleati fedelissimi (e indisturbati) degli Stati Uniti.

    L’Italia ha stretto accordi con chi ha potuto, considerando la prossimità geografica. E, negli ultimi anni, ha ignorato le pressioni europee e soprattutto americane, che sui gasdotti avevano altre priorità. Enrico Mattei aveva capito, con straordinaria preveggenza, che la fedeltà agli alleati non può prescindere dagli interessi strategici nazionali; e fino ad ora la linea da lui indicata non è stata abbandonata. Il fondatore dell’Eni morì 25 anni prima del referendum sul nucleare, eppure già negli anni Cinquanta indicava nella diversificazione una priorità per il nostro Paese. Oggi le importazioni di gas sono così ripartite: il 36% dall’Algeria, il 29% dalla Russia, il 12% dall’Olanda, il 7% dalla Norvegia e solo il 10% dalla Libia. Non siamo appesi a un solo Paese e, pertanto, solo in presenza di una crisi simultanea in Algeria e in Russia l’Italia si troverebbe davvero in difficoltà.
    Se l’Iran non fosse governato dagli ayatollah oltranzisti, la ripartizione delle fonti sarebbe verosimilmente migliore. Più fornitori, meno rischi. Per il gas come per il petrolio.

    E quanto sia sensibile la partita energetica lo dimostrano i file del governo americano pubblicati l’altro giorno da Repubblica, leggendo i quali abbiamo appreso che Hillary Clinton ha ordinato alla Cia di indagare sugli accordi energetici tra Italia e Russia. A conferma che ognuno pensa, innanzitutto, a se stesso. Anche l’Italia. Per fortuna.

    Gas libico, ecco perché l'Italia non ha sbagliato - Esteri - ilGiornale.it del 23-02-2011
    Ultima modifica di acquazzurra; 23-02-11 alle 15:45

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    La scelta di aver molteplici fonti di approvvigionamento è assolutamente necessara per un paese totalmente dipendente come l'Italia,solo degli idioti ottusi non lo riuscirebbero a capire.
    Tra l'altro è curioso notare come il babbeume radical chic sinistrato, improvvisamente filoamericano, osteggi gli accordi con Putin, solo e meramente in funzione dell' eterna politica antigovernativa in onore della quale ogni prospettiva di interesse nazionale viene messa sotto i piedi.
    Gli Usa se la sono presa ? E chi se ne importa.
    Ultima modifica di Generale gothic; 23-02-11 alle 18:17

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Citazione Originariamente Scritto da Generale gothic Visualizza Messaggio
    La scelta di aver molteplici fonti di approvvigionamento è assolutamente necessara per un paese totalmente dipendente come l'Italia,solo degli idioti ottusi non lo riuscirebbero a capire.
    Tra l'altro è curioso notare come il babbeume radical chic sinistrato, improvvisamente filoamericano, osteggi gli accordi con Putin, solo e meramente in funzione dell' eterna politica antigovernativa in onore della quale ogni prospettiva di interesse nazionale viene messa sotto i piedi.
    Gli Usa se la sono presa ? E chi se ne importa.
    :sofico:

    *************

    Il pragmatismo di Berlusconi
    E lo sdoganamento del raìs


    Le riserve della Libia sono le più consistenti dell'Africa, ma la loro vita residua è inferiore al Venezuela (194 anni), che appare il vero player dei prossimi anni.



    Chiariamo subito alcuni equivoci: la Libia non è tra i primi produttori mondiali di petrolio. È un'inesattezza nella quale siamo incorsi in passato anche noi definendo Tripoli il quarto produttore al mondo: in realtà è quarto in Africa dopo Nigeria, Algeria e Angola. Nel ranking mondiale figura invece al 18mo posto nel 2009. Al top ci sono Russia, Arabia Saudita, Usa, Iran, Cina, Canada, Messico, Emirati, Iraq, Kuwait. E poi Venezuela, Norvegia, Nigeria, Brasile, Algeria. Discorso diverso per le riserve, che sono le ottave del mondo dopo Arabia, Venezuela, Iran, Iraq, Kuwait, Emirati, Russia. È questa la classifica che conta, perché dice del vero potere di Tripoli nel mercato energetico mondiale. Nel sottosuolo libico è custodito il 3,3% delle scorte mondiali di greggio, con una vita media residua di 73,4 anni, appena inferiore a quella dell'Arabia Saudita.


    Le riserve della Libia sono le più consistenti dell'Africa, ma la loro vita residua è inferiore al Venezuela (194 anni), che appare il vero player dei prossimi anni. La Russia ha il 5,6% delle scorte, ma con un vita residua nettamente più breve – vent'anni – ed è per questo che Vladimir Putin e (ex) compagni puntano sul gas. Non solo. Secondo l'Eia, l'Agenzia americana dell'energia, nel 1969, prima dell'avvento del Colonnello, le aziende petrolifere straniere tra cui l'Eni estraevano in Libia oltre due milioni di barili al giorno. Nel 2009 se ne sono estratti 1,8 milioni di barili. Quindi non è neppure vero che Gheddafi significhi, di per sé, petrolio. Non almeno per il mondo. Però Gheddafi vuol dire petrolio per l'Italia, a cui fornisce il 38% del fabbisogno nazionale. Inoltre ci arriva attraverso il gasdotto Green Stream il 12% del fabbisogno di gas. La chiusura del tubo, decisa ieri dal Raìs, preoccupa ma non ci danneggia nell'immediato perché abbiamo accumulato scorte rassicuranti, mentre gli altri gasdotti dall'Algeria, dalla Russia e dal Nord Europa funzionano solo all'80% della portata. L'intreccio Italia-Libia, o meglio Italia-Gheddafi è dunque per noi un fatto principalmente di business e presenza libica in gruppi strategici italiani, dall'Unicredit all'Eni alla Finmeccanica. E naturalmente di commesse per le nostre aziende. Inoltre c'è una componente simbolica nelle «special relationship» che in questo momento viene particolarmente enfatizzata da due fronti: l'opposizione di sinistra, e gli Usa. Cominciamo dagli americani dei quali, pure, siamo alleati. Va in crisi il Colonnello e puntualmente spuntano nuovi files di Wikileaks con dispacci dell'ambasciata statunitense a Tripoli. Dai quali sembrerebbe che Gheddafi sia stato sdoganato solo ed esclusivamente da una persona: Silvio Berlusconi. Stessa cosa afferma il Pd, ed anche la sinistra mediatica tipo Repubblica che sottolinea con compiacimento il «gelo dell'Unione europea verso l'Italia». Il gelo, in realtà, riguarda gli sbarchi di clandestini – un problema del quale Bruxelles si è sempre lavata le mani da qualunque Paese e da qualunque dittatura questi barconi fuggissero – e non la gestione politica dell'affare libico. Su questa come è noto, e purtroppo, ogni Paese segue i propri interessi, e l'Europa marcia divisa dagli Usa, esattamente come per l'Egitto, per l'Afghanistan e a suo tempo per l'Iraq.

    Eppure se qualcuno ha sdoganato il dittatore, almeno negli ultimi anni, non è stato Berlusconi (che caso mai gli ha dedicato più attenzioni del dovuto), ma nell'ordine George Bush in America, Gordon Brown in Inghilterra e Romano Prodi in Europa. Bush, proprio lui, abolì tra il 2003 e il 2004 le sanzioni decretate da Ronald Reagan, agendo sotto la spinta delle major petrolifere americane. Gli Usa infatti hanno la situazione opposta alla Libia: sono il terzo produttore mondiale ma il 12mo per le scorte, con una vita residua di appena 11 anni. Nel 2006, poi, la Casa Bianca ha cancellato Tripoli dalla black list dei governi filo terroristi e l'ha messa in attesa per lo status di partner preferenziale: significa che le aziende americane in Libia avranno sconti sulle tasse. Nel 2009 la Gran Bretagna ha riconsegnato Abdel Basset al-Megrahi, ex agente dei servizi segreti, condannato all'ergastolo per l'attentato di Lockerbie, che Gheddafi ha accolto come un eroe. Per aggirare l'imbarazzo il governo di Sua Maestà ha attribuito la decisione alla Scozia; nel frattempo la Bp si aggiudicava ricchissimi diritti di sfruttamento petrolifero. E Prodi? Come presidente della Commissione europea ricevette il Raìs a Bruxelles. Come capo del governo italiano predispose il famoso trattato di amicizia firmato poi da Berlusconi. Ben prima del centrodestra, altri ministri italiani sono andati a farsi ricevere sotto la tenda di Gheddafi: Massimo D'Alema e Lamberto Dini. Ed oggi Prodi è nell'advisory board proprio della Bp: nulla di male, diciamo che conosce la materia.


    È al termine di questo tragitto di storia recente che nel settembre 2009 il neo-insediato ambasciatore americano a Roma, David Thorne, dichiara: «L'Italia ha relazioni storiche con la Libia, e gli Usa sono contenti che la Libia rientri nella comunità internazionale. Incoraggiamo i progressi in questo senso». Anche perché Washington, come si vedrà poi proprio da Wikileaks, ha puntato altrove il mirino: sui rapporti Italia-Russia, o meglio Berlusconi-Putin. Accordi che secondo Washington espongono noi e l'Eni a una pericolosa dipendenza energetica; in particolare il gasdotto South Stream, che porta gas russo in Italia attraverso la Turchia, bypassando le ex repubbliche sovietiche, e che è il gemello meridionale del North Stream, che collega la Russia alla Germania sotto il Baltico, girando alla larga dalla Polonia. Presidente del North Stream è Gerard Schroeder, l'ex cancelliere. Gli Usa invece sponsorizzano un terzo progetto, il Nabucco, che attraverserebbe gli stati caucasici e danubiani, molti dei quali divenuti alleati di ferro degli americani. Ora, con il Maghreb in fiamme, la scelta di Berlusconi (e prima di lui della Germania) si è rivelata quanto meno pragmatica. Può darsi che in futuro entri in crisi anche Putin, anche se pare da escludere. Ma voi conoscete qualche Paese fornitore di petrolio che sia anche una democrazia? E se per assurdo potessimo approvvigionarci dalla Norvegia, quanto dovremmo pagare di luce? E ancora: se davvero vogliamo emanciparci dai vari raìs del mondo, perché la sinistra si oppone al nucleare? Questi sono i termini della questione: il resto chiacchiere, egoismi, furbizie.

    Marlowe

    Il Tempo - Politica - Il pragmatismo di Berlusconi E lo sdoganamento del raìs
    Ultima modifica di acquazzurra; 23-02-11 alle 18:36

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Giusta la domanda : perchè la sinistra si oppone al nucleare?

    Ma vi devo raccontare un paio di cosette...

    Uno o due giorni prima che iniziasse a genova il festival della scienza, ovvero nell'ottobre scorso, si tenne, nela sala runioni della Civica Biblioteca Berio una conferenza : era la presentazione da parte di Chicco Testa della nuova edizione del suo libro sulle opportunità dell'energia nucleare... aveva organizzato il dibattito un professore di Lettere del'Istituto Odero che collabora con la berio per i gruppi di lettura nelle lingue spagnola e portoghese.

    Nei due anni precedenti Chicco Testa era già venuto a Genova due volte, una durante il festival della scienza dell'anno precedente, e a primavera 2010 sempre alla Berio. Sembra che entrambe le conferenze fossero andate bene.

    Stavolta i presenti in sala erano invece pochi : poichè le conferenze della Berio sono sempre gratuite, ma non quelle del Festival della Scienza, forse la prossimità con il festival aveva fatto temere ai soliti spettatori di dover pagare il biglietto del Festival che è piuttosto caro.

    Comunque Chicco Testa, iniziò anche difronte alla sala semivuota, la sua conferenza. Aveva iniziato da dieci minuti che un gruppo di giovani (probabilmente dei centri sociali) con uno striscione, e tutti vestiti di nero si affacciarono alla soglia della sala ed iniziarono ad insultare Chicco Testa...

    Gli rimproveravano, in sintesi, di aver cambiato idea, di essere passato da una posizione contraria ad una posizione favorevole al nucleare.
    Chicco testa chiuse il suo computer, si alzò e prese l'uscita riservata ai conferenzieri.

    Era presente uno degli adetti stampa di una grossa azienda genovese, che conosceva un cronista del Giornale : gli telefonò ed il giorno successivo la notizia della contestazione fece il giro dei giornali nazionali.

    Ieri mattina si è tenuto sempre a genova, una conferenza al Palazzo Ducale, organizzato da una associazione pacifista che porta avanti la proposta di convertire il materiale fissile di cui sono fatte le testate nucleari in materiale combustibile per le centrali atomiche... presenti diversi alti papaveri, tra cui il cardinal Bagnasco, che non potè certo negare la bontà dell'idea...

    Bene . Stamane acquisto il Giornale, proprio per leggere il resoconto della conferenza e non la trovo : l'addettostampa che era riuscito a far uscire la notizia della contestazione a Chicco Testa, non è riuscito a far uscire nemmeno una riga sul Giornale di questa conferenza... qualcuno mi ha suggerito di cercare non nella cronaca cittadina, ma in quella nazionale... niente di niente...

    E' importante che il Giornale sia di supporto alla politica del Governo... e non remi contro...

    Prendete pure questo mio intervento come una protesta...

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Citazione Originariamente Scritto da Generale gothic Visualizza Messaggio
    La scelta di aver molteplici fonti di approvvigionamento è assolutamente necessara per un paese totalmente dipendente come l'Italia,solo degli idioti ottusi non lo riuscirebbero a capire.
    Tra l'altro è curioso notare come il babbeume radical chic sinistrato, improvvisamente filoamericano, osteggi gli accordi con Putin, solo e meramente in funzione dell' eterna politica antigovernativa in onore della quale ogni prospettiva di interesse nazionale viene messa sotto i piedi.
    Gli Usa se la sono presa ? E chi se ne importa.

    non sono sicuro che ce ne possiamo fregare.

    Sento già un vociferare di al qaida che avrebbe conquistato parte del paese.
    Chissà che succederebbe dei nostri rapporti commerciali se gli USA fossero "costretti" ad intervenire.

    A me queste simultanee rivolte "democratiche" nordafricane non convincono tantissimo.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    non sono sicuro che ce ne possiamo fregare.

    Sento già un vociferare di al qaida che avrebbe conquistato parte del paese.
    Chissà che succederebbe dei nostri rapporti commerciali se gli USA fossero "costretti" ad intervenire.

    A me queste simultanee rivolte "democratiche" nordafricane non convincono tantissimo.
    non convincono neppure me...

    ma vedi, l'atteggiamento di Obama è stato di totale apertura verso gli arabi, come se l'islam fosse una religione come le altre e non una religione in cui si venera un'altro Dio, ben diverso dal nostro e in cui anche l'uomo non è lo stesso uomo.

    Ora in America è cambiato il presidente, ma la burocrazia, ovvero l'esercito , FBI e CIA sono sempre gli stessi.. la segretaria di Stato è stata alla casa bianca per due mandati, come first lady...

    Quindi non si può affatto pensare ad una politica statunitense che segua i binari tradizionali... o si può addirittura prevedere un possibile scontro tra burocrazia e presidente...così come bisogna capire appunto quali sono le forze oscure che hanno provocato e fomentato tutte queste rivolte contemporaneamente...

    Spero miei cari forumisti che conosciate qualcosa di ciò che i cosiddetti fratelli musulmani stano facendo in Egitto e, aimè, altrove...

    In sintesi, l'Europa dovrebbe essere in grado di affrontare la crisi dell'Africa del Nord, ragionando con la propria testa, senza aspettare le decisioni del presidente USA che potrebbero essere molto contrarie ai reali interessi europei.

  7. #7
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Capisco e condivido quanto scrivi ma sono pessimista.

    Sono pessimista perchè allo stato non è più così sicuro, o scontato, o certamente più conveniente stare semplicemente al traino degli stati uniti.
    Quello che conviene a noi comincia a divergere sempre più da quanro conviene a loro.

    Ma diventa anche sconveniente distaccarsene completamente, l'intero scacchiere internazionale è in preda a movimenti sempre più veloci e imprevedibili, insomma non siamo negli anni '80-'90, mi pare tutto molto più pericoloso e incerto.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Citazione Originariamente Scritto da acquazzurra Visualizza Messaggio
    L’Eni ieri ha chiuso il gasdotto libico Greenstream. Di gran fretta e con molte buone ragioni, considerato che la Libia è in preda a una guerra civile e che in mattinata gruppi di ribelli avevano annunciato di voler boicottare le forniture all’Italia. Non dovrebbero esserci ripercussioni sulle forniture di metano alle famiglie italiane, come ha assicurato il governo, mentre l’Eni afferma che non dovrà nemmeno ricorrere alle riserve strategiche. Evidentemente è sufficiente aumentare gli approvvigionamenti da altri Paesi per scongiurare ripercussioni significative sulla nostra economia. C’è preoccupazione, ma non allarme, né panico.

    Bene così, ma non si può non ampliare la riflessione con un sguardo al passato e uno al futuro. Come sta l’Italia sull’energia. Malissimo, come noto. Importiamo il 92% del petrolio e l’87% del gas. Siamo fragili e ricattabili.
    Per inciso: gli avvenimenti di queste ore in Libia dovrebbero spazzare via i dubbi di chi ancora diffida dell’energia atomica. Avanti, con le centrali, in assenza di valide alternative. Ma i tempi, si sa, sono lunghi e saranno necessari molti anni prima che l’Italia possa contare su quote significative di energia «autarchica».
    E allora non resta che la diversificazione.

    E in quest’ottica, fortunatamente, non abbiamo nulla da rimproverarci. Anzi.

    Chi, nelle scorse settimane, ha criticato Berlusconi per l’amicizia con Putin e storto il naso alla firma dell’accordo tra Eni e Gazprom per la costruzione del gasdotto South Stream, oggi dovrebbe ricredersi o perlomeno riflettere sull’opportunità di leggere tutto sempre solo in chiave di politica interna. Se i giacimenti si trovano in un Paese retto da un regime dittatoriale o autoritario o comunque poco democratico, gli Stati occidentali non hanno scelta e devono scendere a patti. Gli Emirati arabi, come abbiamo visto in questi giorni in occasione delle proteste a Manama, non sono certo più liberi dell’Egitto di Mubarak. E l’Arabia Saudita in tema di diritti umani ha un curriculum da spavento; eppure sono entrambi alleati fedelissimi (e indisturbati) degli Stati Uniti.

    L’Italia ha stretto accordi con chi ha potuto, considerando la prossimità geografica. E, negli ultimi anni, ha ignorato le pressioni europee e soprattutto americane, che sui gasdotti avevano altre priorità. Enrico Mattei aveva capito, con straordinaria preveggenza, che la fedeltà agli alleati non può prescindere dagli interessi strategici nazionali; e fino ad ora la linea da lui indicata non è stata abbandonata. Il fondatore dell’Eni morì 25 anni prima del referendum sul nucleare, eppure già negli anni Cinquanta indicava nella diversificazione una priorità per il nostro Paese. Oggi le importazioni di gas sono così ripartite: il 36% dall’Algeria, il 29% dalla Russia, il 12% dall’Olanda, il 7% dalla Norvegia e solo il 10% dalla Libia. Non siamo appesi a un solo Paese e, pertanto, solo in presenza di una crisi simultanea in Algeria e in Russia l’Italia si troverebbe davvero in difficoltà.
    Se l’Iran non fosse governato dagli ayatollah oltranzisti, la ripartizione delle fonti sarebbe verosimilmente migliore. Più fornitori, meno rischi. Per il gas come per il petrolio.

    E quanto sia sensibile la partita energetica lo dimostrano i file del governo americano pubblicati l’altro giorno da Repubblica, leggendo i quali abbiamo appreso che Hillary Clinton ha ordinato alla Cia di indagare sugli accordi energetici tra Italia e Russia. A conferma che ognuno pensa, innanzitutto, a se stesso. Anche l’Italia. Per fortuna.

    Gas libico, ecco perché l'Italia non ha sbagliato - Esteri - ilGiornale.it del 23-02-2011
    guarda che il south stream è stato siglato sotto PRODI......
    repapelle:repapelle:repapelle:repapelle:

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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    guarda che il south stream è stato siglato sotto PRODI......
    repapelle:repapelle:repapelle:repapelle:
    La storia...

    Il 23 giugno 2007, Eni e Gazprom hanno firmato un memorandum d'intesa per la realizzazione del gasdotto South Stream . L'accordo si inseriva in una più ampia intesa strategica che le due compagnie avevano siglato nel novembre del 2006 e che avrebbe permesso a Gazprom di entrare nel mercato della distribuzione e vendita del gas naturale in Italia e a Eni di sviluppare progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Siberia. Nel novembre del 2007, poi, venne firmato un accordo per la costituzione della società South Stream AG, controllata pariteticamente dai due soci, con lo scopo di commissionare lo studio di fattibilità e commerciabilità del progetto. La società venne effettivamente costituita a gennaio dell'anno seguente. Il 15 maggio del 2009, alla presenza dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, gli amministratori delegati delle due società, Paolo Scaroni e Alexei Miller hanno firmato un secondo documento integrativo del memorandum d'intesa esistente, ribadendo l'importanza del progetto e stabilendone la sua espansione in termini di capacità. Nel frattempo, la Russia ha siglato con Bulgaria, Ungheria, Grecia e Serbia accordi intergovernativi che sancivano l'entrata di questi Paesi nel progetto. Accordi di natura commerciale sono stati contemporaneamente firmati da Gazprom con la compagnia serba Srbjiagas, quella greca DEFSA e quella bulgara Bulgaria Energy Holding, più la Banca di sviluppo Ungherese. Accordi sono in fase di considerazione anche con Slovenia ed Austria. Il 6 agosto 2009, il premier turco, Erdoğan, e il russo, Putin, hanno firmato, alla presenza di Berlusconi e Scaroni, un accordo intergovernativo che permetterà al gasdotto South Stream di attraversare le acque territoriali turche del mar Nero.

    http://it.wikipedia.org/wiki/South_Stream

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'Italia non rischia la paralisi energetica

    Se avessimo solo una cinquantina di centrali nucleari il problema non si porrebbe.


    Chi ha votato contro il nucleare?

    Io no !

 

 
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