QUEGLI STRANI AFFARI TRA BOSSI E BERLUSCONI
di Leonardo Facco
Chi non ha ancora compreso – come vado sostenendo da tempo – che la Lega Nord è il principale complice di Silvio Berlusconi dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi e rendersi conto che se il “tycoon” di Arcore rimane saldamente in sella al governo dipende solo in minima parte dalla cosiddetta “compravendita” di parlamentari. La garanzia di Berlusconi si chiama Umberto Bossi, che al fondatore di Forza Italia deve la sua salvezza economico-politica sul finire degli Anni Novanta. Tra i due, c’è un accordo di lunga data e la militanza deve solo obbedire agli ordini.
Ieri, su Milano Finanza e Il Fatto quotidiano è apparsa una notizia che rafforza la tesi di cui sopra: “Monradio srl, concessionaria radiofonica del gruppo Mondadori che edita Radio 101, può tranquillamente comprare da Radio Padania Libera sei nuove stazioni di trasmissione, e relative frequenze. In cambio i leghisti riceveranno da Monradio l’antenna di Monte Pascolet, nel bellunese, e una somma imprecisata di denaro: ogni frequenza vale in media 100 mila euro sul mercato, ma tutto sta al libero accordo tra le parti (non soggetto a valutazioni dell’authority)”.
Dove sta il problema? Che in teoria, non si potrebbe. Ma grazie a un emendamento piazzato in Finanziaria da Davide Caparini (uomo fidatissimo di Bossi), le radio comunitarie a diffusione nazionale (Radio Padania è diventata tale grazie ad una legge ad hoc che le permette, insieme a Radio Maria di ricevere una montagna di soldi pubblici) – la frottola è che sarebbero dedite a funzioni sociali anziché al business – possono occupare spazi liberi diventandone proprietarie in soli 90 giorni, per poi rivendere o permutare in gran libertà le frequenze acquisite. Le uniche radio con questo diritto sono oggi, appunto, Radio Maria e Radio Padania, ma quest’ultima s’è dimostrata decisamente più attiva della consorella nel trasformare un’opportunità in vero business, a spese dei contribuenti.
A questo punto sarà interessante sapere quanto Mondadori pagherà a Radio Padania (anche se probabilmente rimarrà un segreto), in un periodo in cui la Lega deve fornire il proprio apporto e sostegno al Cavaliere in difficoltà.
Tra l’altro, non si dimentichi che le frequenze di Radio 101 si intrecciano con i processi relativi alla banca Credieuronord, ai rapporti tra Brancher e Roberto Calderoli, alla beffa per migliaia di militanti che hanno visto andare in fumo i loro risparmi per via del crac della Banca Padana, in merito alla quale ancora molto rimane da scrivere.
Ormai, la Lega incarna il peggio dello statalismo truffaldino e dell’affarismo politico e la sua capacità di veto riesce a nascondere e bloccare notizie su tutte quelle testate che hanno come editore e/o referente Silvio Berlusconi, ma anche la stessa Chiesa cattolica (che ad ogni legge di bilancio si vede esentare da tasse sugli immobili).
Un mese fa, è stato messo il silenziatore ad un giornalista de “il Giornale” intento a scrivere un pezzo biografico su Rosi Mauro (la badante del capo), dopo che questa – presiedendo il Senato – aveva sbroccato urlando, approvando e bocciando emendamenti sgraditi al governo a cui appartiene. Per chi non ricordasse il fatto, ecco il video: http://www.youtube.com/watch?v=ap29R...eature=related.
Persino le “Iene”, da quanto mi risulta, sarebbero state ridotte al silenzio: un servizio che affrontava le vicende del fallimento della Banca padana, servizio nel quale Sortino avrebbe intervistato molti leghisti, o ex, per conoscere le loro vicende non è mai anadto in onda.
Il fattaccio del voltafaccia di Radio Padania nei confronti dell’Annunziata e la nomina di un pesce (Trota) alla direzione dei media della Lega Nord dimostrano che il Carroccio ha i nervi a fior di pelle. Castelli beccato in una casa ad affitto calmierato è l’ennesima prova che la Lega banchetta insieme al regime partitocratico.
I misfatti leghisti da raccontare sono così tanti da far accapponare la pelle. Ma è il silenzio dei buoni che agevola e favorisce gli uomini cattivi.




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