Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: L'evidenza vedica

  1. #1
    Forumista
    Data Registrazione
    02 Feb 2010
    Messaggi
    990
     Likes dati
    128
     Like avuti
    120
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L'evidenza vedica



    L’evidenza vedica

    Il Corpus Vedico non fornisce prove della cosiddetta “Invasione Ariana” dell’India.

    Dr. Koenraad Elst, 2002



    Il paradigma dominante riguardo alla presenza del ramo Indo-Ariano della famiglia linguistica Indo-Europea è la cosiddetta teoria dell’Invasione Ariana, la quale pretende che l’Indo-Ariano sia stato portato in India da invasori “Ariani” provenienti dall’Asia centrale alla fine del periodo Harappano (inizio del secondo millennio AC).
    Nonostante la questione delle origini Ariane fu molto dibattuta nel XIX secolo, la teoria dell’invasione Ariana è stata così fermamente dominante nel secolo passato che i tentativi di provarla sono stati veramente rari negli ultimi decenni, fino a quando il dibattito si riaccese di nuovo in India dopo il 1990. Il principale tentativo di provare l’invasione Ariana (presentata da B. Sergent in: Genèse de l'Inde, Paris 1997) adopera i ritrovamenti archeologici che, paradossalmente, sono invocati con la stessa confidenza dalla scuola non-invasionista ( p.e. B. B. Lal : New Light on the Indus Civilization, Delhi 1997). Qui considereremo i tentativi sporadici nello scoprire le prove dell’invasione Ariana nella letteratura vedica, e argomentare che questi non hanno prodotto alcun ritrovamento.

    Una prima categoria consiste di vecchi ma comunemente ripetuti casi di deduzione circolare, per esempio l’assunzione che i nemici incontrati dalla tribù con cui il poeta vedico s’identifica sono “aborigeni” (p.e. nella traduzione di R. Griffith Inni del Rgveda, 1989, ancora comunemente usata). Infatti, non c’è alcun passaggio dove gli autori vedici descrivano simili incontri in termini di “noi invasori” contro “loro nativi”, persino implicitamente.

    Tra i più recenti tentativi, palesemente motivati dal desiderio di contrastare il crescente scetticismo riguardo alla teoria dell’invasione ariana, il più preciso tentativo di mostrare una esplicita menzione dell’invasione si è dimostrato essere basato su un errore di traduzione. M. Witzel ("Ŗgvedic History", in G. Erdosy, ed.: The Indo-Aryans of Ancient South Asia, Berlin 1995, p.321) cerca di leggere una linea dal “dichiaratamente più tardo” Baudhâyana Shrauta Sûtra come attestante l’invasione ariana: "Prân ayuh pravavrâja, tasyaite kuru-panchâlâh kâshîvidehâ ity, etad âyavam, pratyan amâvasus tasyaite gândhârayas parshavo'rattâ ity, etad âmâvasyam" (BSS 18.4497.9). Questo è reso da Witzel come: “Ayu andò verso Est. La sua (gente) sono i Kuru-Panchâla e i Kâshî-Videha. Questa è Ayava (la migrazione). (L’altra sua gente) rimase a casa nell’Ovest. La sua gente sono i Gândhârî, i Parshu e gli Aratta. Questo è (il gruppo) Amâvasava.”

    Questo passaggio consiste di due metà in parallelo ed è improbabile che in una simile costruzione il soggetto della seconda metà debba rimanere inespresso, e che termini contenenti informazioni contrastanti (come “migrazione” opposta alla presunta non-migrazione dell’altro gruppo) dovevano rimanere inespressi, lasciando ai futuri studiosi tutto il completamento. Sembra più probabile che un termine non-contrastivo, rappresentante un soggetto indicato in entrambe le dichiarazioni, è lasciato inespresso nella seconda: questo è esattamente il caso con il verbo pravavrâja “egli andò”, significando “Ayu andò” e “Amavasu andò”. Amavasu è il soggetto della seconda dichiarazione ma Witzel fa scomparire il soggetto, e lo converte in un verbo, "amâ vasu", “rimase a casa”. Infatti, il significato della sentenza è veramente abbastanza chiaro, e non richiede la supposizione di diversi soggetti inespressi: “Ayu andò a Est, sua è la regione Yamuna-Ganga”, mentre “Amavasu andò a Ovest, suo è l’Afghanistan, il Parshu e il Panjab dell’Ovest". Sebbene l’allora posizione di “Parshu” (Persia?) è difficile da decidere, è definitivamente una nazione occidentale, assieme alle altre due nominate, a Ovest dal punto di vista di una popolazione stabilita vicina al fiume Saraswati, in ciò che ora è (lo stato di) Haryana. Lontano dall’attestare uno spostamento in direzione Est verso l’India, questo testo in realtà parla di spostamento a Ovest verso l’Asia centrale, congiunto con un simmetrico spostamento a oriente, dal centro demografico dell’India attorno al Saraswati verso il bacino del Gange.

    Il fatto che uno specialista di fama mondiale si debba accontentare con un testo tardo come il BSS, e che deve storcerne il significato quel tanto per estrarne una storia invasionista, suggerisce che raccogliere queste informazioni invasioniste nella letteratura più antica è davvero molto difficile. Witzel dichiara (op.cit., p.320) che “Guardando ai dati concernenti l’immigrazione degli Indo-Ariani nell’Asia del Sud, nel Ŗgveda si è colpiti da un numero di vaghe reminescenze di località e tribù straniere, nonostante le ripetute asserzioni contrarie nella letteratura secondaria.” Dopo questo inizio promettente, egli manca di riportarne persino una di queste “vaghe reminescenze.”

    Nella pagina seguente, ad ogni modo, Witzel menziona etnonimi dei nemici degli Ariani Vedici, i Dasa (Daha Iraniani, conosciuti dagli autori Greco-Romani come Daai, Dahae), i Dasyu (Dahyu Iraniani, “tribù”, tribù nomade ostile) e i Pani (Parnoi per i Greci), come inconfondibilmente nomi di tribù iraniane. L’identificazione di queste tribù come iraniane è stata elaborata da A. Parpola ("The problem of the Aryans and the Soma", in Erdosy: op.cit., p.367), ed è ora ben acquisita; uno sviluppo che dovrebbe almeno porre termine alla discussione che i Dasa siano “gli aborigeni di pelle scura schiavizzati dagli invasori Ariani.”

    Sfortunatamente, Witzel e Parpola proiettano le loro nozioni invasioniste nelle loro scoperte: assumono che la menzione di tribù iraniane costituisce una “reminescenza” del soggiorno Indo-Ariano nell’Asia centrale. Questo è trascurare la prova esplicita dei dati geografici negli stessi testi Vedici che localizza l’interazione con i Dasa e i Dasyu nel Punjab. Dall’identificazione di Dasa e Dasyu come Iraniani, si potrebbe dedurre che queste tribù iraniane abbiano vissuto in India per del tempo. Naturalmente, questa supposizione può essere lontanamente spiegata con la scusa che un narrativo trasferimento di posizione geografica può essere accaduto ma che sarebbe una congettura puramente esterna non supportata dagli stessi testi vedici.

    Witzel (op.cit., p.321) pone l’accento sul trasferimento di nomi geografici: Sarasvatî, Gomatî, Sarayu, Rasâ sono nomi di fiumi in India come pure in Afghanistan. Questo è risaputo ma cosa prova? I riferimenti Vedici a questi fiumi riguardano assolutamente i fiumi indiani, non quelli Afghani, per esempio la descrizione vedica del Saraswati come “diretto al mare” non si applica all’afghano Harahvaitî che, cosa abbastanza rimarchevole per un fiume, non invia le sue acque al mare ma a un piccolo lago sull’altipiano iraniano. E’ perfettamente possibile che i nomi siano stati portati da stanziamenti di emigranti, dalle metropoli indiane alla terra afghana, piuttosto che in altro modo.

    Un altro argomento filologico che continua a essere ripetuto è l’interpretazione correlata alla migrazione della polisemia di termini ordinari di direzione, per esempio Dakshina: “sud” e “parte destra”, Purva: “est” e “di fronte”, Pashchima: “ovest” e “posteriore”. Siccome l’equivalenza di “sud” con “parte destra” presuppone un orientamento verso est, è stato ipotizzato che questo fatto linguistico (assieme alla sua applicazione rituale di trasportare il fuoco in direzione est durante la cerimonia vedica Agnichayana) sia connesso con l’espansione verso est degli Indiani vedici attraverso le pianure a nord del Gange” (Frits Staal: Ritual and Mantras, Delhi 1996, p.154, and Frits Staal: Zin en Onzin, Amsterdam 1986, p.310).

    Questa conclusione presume che gli Ariani vedici abbiano impresso su queste informazioni elementari del loro linguaggio un’associazione con un movimento verso est che deve aver preso solo una piccola parte della loro routine quotidiana, (persino i migranti sono sedentari la maggior parte del tempo, producendo o cercando cibo e altre necessità) e un relativamente breve periodo nella loro storia. Inoltre, è contraddetto da uno studio di termini polisemici similari in altri linguaggi. E’, infatti, molto comune identificare il “positivo”, le direzioni solari (est-sud) con il davanti, le direzioni “negative” (ovest, nord) con il dietro. Qualche volta l’enfasi è sull’asse nord-sud, per esempio nel Cinese, dove il carattere bei, “nord”, è derivato dal carattere usato per “dietro”. Allo stesso modo, in Sanscrito, uttara, “nord”, significa anche “ultimo, finale”, mentre in Avestan, paurva, “di fronte”, significa anche “sud”. Altrimenti l’enfasi è sull’asse est-ovest, come nel Sanscrito pûrva, “est” e “di fronte”. Così l’antica parola in Ebreo yamin significa sia “parte destra” sia “sud” (per questo la nazione chiamata Yemen, il “sud” della penisola arabica), questo nonostante Abramo abbia compiuto un viaggio in direzione ovest, da Ur dei Caldei in Mesopotamia verso la Terra Promessa. La stessa polisemia è in alcuni dei linguaggi celtici, i quali sono emigrati verso ovest, dalla parte centrale dell’Europa alle sue coste occidentali. La stessa parola orientamento, dal latino, testimonia la tendenza naturale di assumere l’oriente come direzione di riferimento.

    Come per l’orientamento del rituale vedico Agnichayana, se questo prova un movimento verso est degli antenati vedici, cosa si può dire riguardo la regola che orienta le chiese cristiane verso est, sebbene la Cristianità non è particolarmente associata ad alcuna migrazione verso est? La spiegazione può essere molto semplicemente il rituale di trasporto del fuoco a est e di applicazione universale: simboleggia il viaggio sotterraneo notturno del sole dal tramonto a ovest all’alba a est.

    Qualche volta gli studiosi invasionisti non vedono le informazioni non-invasioniste che hanno di fronte. E’ facile stabilire, in conformità a prove interne (la genealogia dei compositori e dei re menzionata), che l’ottavo mandala del Rgveda è una delle parti più recenti del libro. E’ lì (RV 8, 8:46, 86) che troviamo chiare evidenze di cultura materiale e della fauna dell’Afghanistan, compresi i cammelli. M. Witzel debitamente nota questo (op.cit., p.322), ma non comprende che lo scenario invasionista richieda che queste prove appaiano nelle parti più antiche del Rgveda. Ciò che noi ora abbiamo è un’indicazione che lo spostamento avvenne dall’interno dell’India verso nord-ovest.

    Witzel (op.cit., p.324 ff.) inizia con un progetto da tempo in ritardo: stabilire la cronologia del Rgveda sulla base di prove interne incrociate tra re e poeti di generazioni differenti. Sfortunatamente, i suoi primi risultati sono piuttosto confusi poiché egli non si limita realmente alle indicazioni date nel Rgveda, ma spesso importa “informazioni” (in realtà congetture) fornite da teorici moderni in linea col modello invasionista. Al contrario, le ricerche di S. Talageri sulla relativa cronologia di tutti i re e poeti Rgvedici, recentemente rese pubbliche in numerose conferenze, sono state basate esclusivamente sull’evidenza testuale interna, (vedi Talageri: The Ŗgveda, a Historical Analysis, Delhi), e restituisce una cronologia consistentemente completa. La sua principale scoperta è che la progressione geografica della cultura Ariana Vedica nello stadio Rgvedico è da est verso ovest, con il fiume esterno Gange che appare poche volte nei passaggi più antichi (scritti dai poeti più remoti e che citano i sovrani più antichi), e l’occidentale fiume Indo che appare nelle parti più recenti del libro (scritto dai discendenti dei poeti più remoti e menzionanti i discendenti dei re più antichi).

    La questione principale è, come sempre, che il corpus Vedico non fornisce prove di un’immigrazione dei cosiddetti Ariani Vedici dall’Asia centrale. Questa non deve essere presa come prova sufficiente che una simile invasione non ebbe mai luogo, che gli Indo-Ariani erano nativi dell’India, e che l’India sia la patria della famiglia linguistica Indo-Europea. Forse una simile invasione da una patria non-indiana verso l’India avvenne in una data molto precedente, così da essere dimenticata al tempo della composizione del Rgveda. Perlomeno, una tale “Invasione Ariana” non può essere provata dalle informazioni fornite nella stessa narrativa Vedica.

    da: Aryan Invasion Theroy and Politics: The Case of David Duke
    Ultima modifica di baba; 18-02-11 alle 22:56

  2. #2
    Forumista
    Data Registrazione
    02 Feb 2010
    Messaggi
    990
     Likes dati
    128
     Like avuti
    120
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'evidenza vedica

    questo breve articolo di Elst ci trasporta nella diatriba che ormai da tempo vede un importante schieramento di ricercatori, indiani e internazionali, (nel link alcuni di essi) contrapporsi all'ortodossia accademica rappresentata in questo caso da Witzel (e Parpola)

    di Elst si può scaricare Update on the AIT da Scrib, dal suo sito non ci sono riuscito

    il testo di Shrikant Talageri, Rig Veda - A Historical Analysis, che ha provocato la reazione di Witzel, è scaricabile qui

    le scoperte susseguitesi a questo genere di studi nell'ultimo decennio, comprese quelle genetiche, sembrerebbero indicare che le teorie, considerate fino a pochi anni addietro salde, stiano incontrollabilmente vacillando
    Ultima modifica di baba; 19-02-11 alle 00:24

  3. #3
    Europa dell'ariete
    Data Registrazione
    11 May 2010
    Messaggi
    234
     Likes dati
    2
     Like avuti
    37
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'evidenza vedica

    Ho già parlato di questi aspetti qui http://forum.politicainrete.net/filo...-dellindo.html

    Dal punto di vista storico è difficile assegnare una data, anche approssimativa, alla redazione degli inni vedici. Si va dall’ipotesi dello Jacobi e di Tilak che, in base ad alcune chiare concordanze astronomiche, attribuiscono l’epoca della formazione del patrimonio vedico a parecchie migliaia di anni prima dell’era volgare, alle ipotesi “scientifiche” che, con fondate argomentazioni, fanno risalire la redazione degli inni vedici – trasmessi oralmente fino a epoca relativamente recente – a un periodo oscillante fra il secondo e il primo millennio a.C., al periodo, cioè, in cui gli Arii (in sanscrito arya, “persona rispettabile”; in persiano ariya, “uomo nobile”, “iranico”; irlandese aire, “nobiluomo”, ecc.), popolazione di razza bianca e di linguaggio indo-europeo, distaccatisi dagli affini Iranici, allora residenti in Asia Centrale, cominciarono a penetrare nell’India del Nord-Ovest (sia detto per inciso che i parenti di questi Arii indiani erano i Mitanni allevatori di cavalli che, nella loro emigrazione verso il Sud, presero la via opposta a quella dei loro fratelli indiani, andarono a fondare nel XV secolo a.C. l’omonimo regno fra l’Alto Tigri e l’Eufrate!). Questi Arii, molto simili per lingua e per costumi ai popoli antichi del nostro Occidente, Greci, Italici, Celti, Slavi e Germani erano costituiti su base patriarcale e la loro organizzazione sociale si articolava in tre funzioni fondamentali…

    Pio Filippani Ronconi, uno dei massimi orientalisti a livello mondiale, L’Induismo, Newton Compton 1994. Evidenze che sono accettate dai maggiori indoeuropeisti.

    Un altro a caso, Villar: “I Veda non sono solo un insieme di inni sacri. Data la remota epoca della loro composizione, contengono validi indizi circa il passato preistorico del popolo indiano. In concreto sono stati utilizzati per ottenere informazioni sull’invasione dell’India, il percorso di penetrazione e le popolazioni autoctone preesistenti. […] Per il complesso di questi problemi esiste una spiegazione largamente condivisa. Secondo tale spiegazione, tra il 1400 e il 1000 a.C. gli indiani penetrarono in India da occidente, attraverso l’Iran e l’Afghanistan…[…]…utilizzando carri da guerra, si sarebbero scontrati con la popolazione autoctona di pelle scura, che si arroccava in luoghi elevati. […]In particolare, i Veda rispecchiano la tappa in cui fu conquistato il nord-ovest dell’India (il Punjab)”. “Gli indoeuropei e l’origine dell’Europa”, (1996), Il Mulino 1997

    Aprendo il Rig Veda, Decimo ciclo, 14, verso 7, Yama Vaivasvata, a Yama, leggo:
    Avanzati, avanzati per le antiche vie, per dove i nostri antichi padri se ne sono andati. Vedrai Yama e il dio Varuna, entrambi i re che gioiscono a lor voglia”. Garanzia di autoctonia degli Arii indù, eh?
    Per il resto sulle innumerevoli prove dell'invasione degli Arii in India documentate nei Veda rimando agli studi di Tilak…
    Ultima modifica di Agesilao22; 19-02-11 alle 01:29

  4. #4
    Forumista
    Data Registrazione
    02 Feb 2010
    Messaggi
    990
     Likes dati
    128
     Like avuti
    120
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'evidenza vedica

    ho visto entrambi i tuoi interventi e devo ammettere che non ho ancora letto Tilak anche se lo conosco di fama, il suo nome ricorrendo spesso quando si tratta della datazione dei Veda ma considererei anche che scrive in un periodo precedente alle grandi scoperte archeologiche, se questo può avere un qualche peso, inoltre sono portato a credere che in alcuni punti la traduzione è qualche volta un'interpretazione, cosa che può apparire chiaramente quando si comparano passi cruciali resi da traduttori diversi per formazione culturale, epoca, esperienza, idea politica, ecc. ecc.

    quel che mi chiedo è se Mehrgarh, le città sommerse al lago del Gujarat e del Tamil Nadu e i numerosi centri scavati in terra indiana negli ultimi decenni, possano in qualche modo fornire una risposta definitiva all'annosa questione

    mi interesso all'argomento per personale curiosità storica e le mie sono solo considerazioni di semplice lettore; lascio volentieri agli specialisti l'arduo compito di dirimere la matassa

  5. #5
    Europa dell'ariete
    Data Registrazione
    11 May 2010
    Messaggi
    234
     Likes dati
    2
     Like avuti
    37
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'evidenza vedica

    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    ho visto entrambi i tuoi interventi e devo ammettere che non ho ancora letto Tilak anche se lo conosco di fama, il suo nome ricorrendo spesso quando si tratta della datazione dei Veda ma considererei anche che scrive in un periodo precedente alle grandi scoperte archeologiche, se questo può avere un qualche peso, inoltre sono portato a credere che in alcuni punti la traduzione è qualche volta un'interpretazione, cosa che può apparire chiaramente quando si comparano passi cruciali resi da traduttori diversi per formazione culturale, epoca, esperienza, idea politica, ecc. ecc.

    quel che mi chiedo è se Mehrgarh, le città sommerse al lago del Gujarat e del Tamil Nadu e i numerosi centri scavati in terra indiana negli ultimi decenni, possano in qualche modo fornire una risposta definitiva all'annosa questione

    mi interesso all'argomento per personale curiosità storica e le mie sono solo considerazioni di semplice lettore; lascio volentieri agli specialisti l'arduo compito di dirimere la matassa
    Aggiungo per la completezza del materiale demolitorio dell’articolo in apertura i seguenti, e chiarissimi, passi del Rig Veda, il tutto consultabile qui Sacred-Texts: Hinduism , nella versione inglese di prestigiosi traduttori, link già indicato da Resurgens nel thread in evidenza sui “Testi sacri online”. La mole documentaria riguardo l’invasione indoeuropea in India è anche nel Ramayana e nel Mahabahrata semplicemente sterminata.

    Rig Veda 1. 100. 18 “He, much invoked, hath slain Dasyus and Śimyus, after his wont, and laid them low with arrows.
    The mighty Thunderer with his fair-complexioned friends won the land, the sunlight, and the waters”.
    Rig Veda 1. 101. 1 “SING, with oblation, praise to him who maketh glad, who with Rjiśvan drove the dusky brood away.
    Fain for help, him the strong whose right hand wields the bolt, him girt by Maruts we invoke to be our Friend”.
    Rig Veda 1. 103. 3 “Armed with his bolt and trusting in his prowess he wandered shattering the forts of Dāsas.
    Cast thy dart, knowing, Thunderer, at the Dasyu; increase the Ārya's might and glory, Indra”.
    Rig Veda 2. 20. 6 He verily, the God, the glorious Indra, hath raised him up for man, best Wonder-Worker.
    He, self-reliant, mighty and triumphant, brought low the dear head of the wicked Dāsa.
    7 Indra the Vitra-slayer, Fort-destroyer, scattered the Dāsa hosts who dwelt in darkness.
    For men hath he created earth and waters, and ever helped the prayer of him who worships.
    8 To him in might the Gods have ever yielded, to Indra in the tumult of the battle.
    When in his arms they laid the bolt, he slaughtered the Dasyus and cast down their forts of iron.
    Rig Veda 4.16.13 - "Thou to the son of Vidathin, Rjisvan, gavest up mighty Mrgaya and Pipru. Thou smotest down the swarthy fifty thousand, and rentest forts as age consumes a garment."
    Rig Veda 5. 29. 10 One car-wheel of the Sun thou rolledst forward, and one thou settest free to move for Kutsa.
    Thou slewest noseless Dasyus with thy weapon, and in their home o’erthrewest hostile speakers.
    Rig Veda 1.130.8 - "Indra in battles help his Aryan worshipper, he who hath hundred helps at hand in every fray, in frays that win the light of heaven. Plaguing the lawless he gave up to Manu's seed the dusky skin; Blazing, 'twere, he burns each covetous man away, he burns, the tyrannous away."
    Rig Veda 3. 34. 9 “ He gained possession of the Sun and Horses, Indra obtained the Cow who feedeth many.
    Treasure of gold he won; he smote the Dasyus, and gave protection to the Āryan colour”.
    Rig Veda 9. 41. 1 “ACTIVE and bright have they come forth, impetuous in speed like bulls,
    Driving the black skin far away”.
    Rig Veda 9. 73. 5 “O'er Sire and Mother they have roared in unison bright with the verse of praise, burning up riteless men,
    Blowing away with supernatural might from earth and from the heavens the swarthy skin which Indra hates
    ”.

    Quello che è un inno alle conquiste di Indra in battaglia, ottenute mentre sconfigge i disprezzati nemici dall’”empio colore nero” (Dasam varnam adharam) in appoggio ai suoi “amici dalla pelle chiara”, viene reso da questo ineffabile dr. Koenraad Elst come un testo che non dimostrerebbe l’avvenuta e documentata invasione…!! Che si deve pensare? Un semplice ignorante o un farabutto?
    Questi sono ovviamente solo alcuni tra i tanti passi citabili: continuare sarebbe di un’inutile prolissità. Quindi quando il simpatico dr. Koenraad Elst parla di evidenza vedica, penso abbia messo in conto che di evidente c’è soltanto il suo modo truffaldino di trattare la materia, e che le sue mistificazioni potevano essere facilmente scoperte. Dico mistificazioni perché di questo si tratta, nemmeno sofisticate, ma da giullare. Questo è il punto focale, smascherare “specialisti” che di speciale hanno solo la capacità d’ingannare gli ignari con una faccia di bronzo che fa sospettare si sia in presenza di propagandisti su libro paga di chi ha la convenienza a negare la realtà.
    L’archeologia potrà dire qualcosa certo (ma non quella nel Tamil Nadu e delle zone meridionali, che non sono correlate a ciò di cui si parla), ma non si stravolgano i testi se davvero li si considera “sacri”...

  6. #6
    Forumista
    Data Registrazione
    02 Feb 2010
    Messaggi
    990
     Likes dati
    128
     Like avuti
    120
    Mentioned
    11 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: L'evidenza vedica

    Ho tradotto quest’articolo di Elst perché era breve ma avrei potuto postare articoli di Frawley, Rajaram, Sharma, Agrawal, Lal, Chakrabarti, Danino ecc. ecc. Dovrei pensare che questi, come molti altri, siano tutti ‘giullari’?

    Witzel stesso però deve ammettere che il giullare Elst ha ragione:
    Witzel also stated that the translation of the relevant passage of the Baudhayana Shrauta Sutra was not a simple matter, and clarified that:
    I have read Elst's criticism of my 1995 BSS translation. This is one of the *very* few cases where he is right indeed in his stringent anti immigration/trickling in stance (who speaks of "invasion" these days?)

    My translation, as it reads, is wrong in the *translation* of "amaavasus". (Interpretation is quite another thing, see below. The whole passage plays with names and their Nirukta-like interpretation as verbs). My paper in Erdosy, Ancient Indo-Aryans, where this was published, is full of printing and some other mistakes; I did not see the proof and could not correct it before it was published. The BSS translation as printed is a mixture of translation and interpretation. I have already corrected it in a paper (still in press) which has been given to some friends long ago.


    Potremmo anche aggiungere che stiamo assistendo, tra gli stessi studiosi ortodossi, a una conversione da AIT (Aryan Invasion Theory) ad AMT (Aryan Migration Theory) poiché pare non si può più sostenere l’invasione, almeno archeologicamente.

    Ricorderei che all’epoca di questa ipotetica invasione la maggior parte dei centri Harappani erano già stati abbandonati, senza contare che il popolo invasore e vedico non avrebbe potuto testimoniare la maestosità del fiume Sareswati, così importante nei Veda, poiché al tempo della loro invasione era già completamente prosciugato. Come avrebbero potuto mantenere il ricordo di un fiume che almeno 1500 anni prima della loro venuta iniziò a morire, riuscendoci 500 anni prima della loro presunta invasione?

    Anche Kenoyer [1998] nega una tale eventualità in quel periodo:
    Contrary to the common notion that Indo-Aryan speaking peoples invaded the subcontinent and obliterated the culture of the Indus people, we now believe that there was no outright invasion; the decline of the Indus cities was the result of many complex factors. [pg. 19]

    …there is no archaeological or biological evidence for invasions or mass migrations into the Indus Valley between the end of the Harappan phase, about 1900 B.C. and the beginning of the Early Historic Period around 600 B.C. [pg. 174]


    Vishal Agarwal dice dal suo sito:
    When the AIT was accepted as gospel truth, the invasionists (= proponents of AIT) mis-interpreted passage after passage, verse after verse of the Vedic texts to ‘prove’ their notions of the Aryan Invasion of India. This becomes amply clear when one reads the translations of or annotations on the Rigveda by Griffith, Keith, Oldenberg, Macdonell and so many other old and new Western scholars as well as their followers in India. Critiques of these invasionist translations started appearing simultaneously in India in the writings of Dayanand Sarasvati, Sri Aurobindo, Swami Vivekanda, Suryakanta, Bhagavad Datta, Ramagopal Shastri and many others but were ignored by the adherents of the ‘scholarly consensus’. However, the AIT has become unfashionable now, and even certain Western Indologists like Hans Heinrich Hock (an eminent linguist) have come to acknowledge that the earlier invasionist interpretations of the Rigveda were in error [Ref. 9] and that the Rigveda does not allude to any invasions from Central Asia to India

    Aggiungerei che alcuni studiosi indiani del secolo scorso (XX), come ad esempio R. C. Hazra, in ‘Rudra in the Rgveda’, avevano già segnalato i numerosi errori nelle traduzioni degli ‘orientalisti’, inoltre una fazione di ricercatori moderni vuole identificare la civiltà Harappana con l'antica cultura vedica, e i loro argomenti non appaiono così deboli o strampalati
    Ultima modifica di baba; 24-02-11 alle 01:21

 

 

Discussioni Simili

  1. Jyotish - Astrologia Vedica
    Di primahyadum nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 43
    Ultimo Messaggio: 23-03-11, 21:56
  2. Cosmologia vedica
    Di Manvatara nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 24-03-10, 20:25
  3. astrologia vedica, windows, programmi, pc etc
    Di stuart mill nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 42
    Ultimo Messaggio: 18-12-06, 22:33
  4. Differenze tra l'Astrologia vedica e quella occidentale
    Di Yggdrasill nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 24-11-06, 14:34
  5. La divisione della società vedica
    Di ulfenor nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 27-10-06, 19:48

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito