Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La nascita della scrittura

    :gratgrat:

    Leggendo questo articolo su "La Stampa"...

    "Il codice dell'Era Glaciale"

    ... mi sono ricordata di quella che è sempre stata definita una caratteristica distintiva dell'animale "uomo", cioè l'articolare suoni ben modulati dal cavo laringeo e la conseguente capacità di usarli per comunicare non solo informazioni semplici - come nel linguaggio che sembra usino i delfini - ma per creare un sistema verbale in grado di tradurre emozioni, pensieri e scoperte.

    La necessità di fissare nel tempo "ciò di cui si è parlato" o "di cui si sta parlando" con simboli o grafemi è, a quanto pare, molto più antica di quel che si potrebbe pensare.

    Questo è un altro articolo sullo stesso tema...

    La nascita della scrittura

    di Federica Sgorbissa - 19 febbraio 2010

    L’analisi comparativa dei simboli contenuti nei dipinti rupestri preistorici
    rinvenuti in diverse caverne francesi riscrive la storia della cultura

    È forse troppo presto per dire che ci troviamo sulla soglia di una rivoluzione nelle conoscenze sull’evoluzione della cultura umana. Ci vorranno ancora anni perché le ipotesi di Genevieve Von Petzinger e April Nowell, dell’Università di Victoria nella British Columbia, abbiano tempo di sedimentare e di essere confermate da altre osservazioni. Certo che a leggere del loro lavoro gira un po’ la testa: in base al confronto dei segni preistorici dipinti sulle pareti di un gran numero di caverne francesi Petzinger e Nowell hanno avanzato l’audace ipotesi che le prime forme di scrittura siano emerse decine di migliaia di anni prima del previsto, e probabilmente nemmeno in Europa.

    Nessuno ci aveva mai pensato prima, forse perché distratto dalla magnificenza di dipinti rupestri come quelli delle caverne di Chauvet o di Lascaux: rappresentazioni vivide e colorate di cavalli, rinoceronti, scene di caccia e molto altro ancora. I primi scopritori devono aver creduto di sognare quando si sono trovati di fronte a questi esempi di arte primitiva che nulla hanno da invidiare alla pittura moderna. Normalmente si ritiene che i nostri antenati siano passati attraverso un’”esplosione creativa” fra 30.000 e 40.000 anni fa, proprio l’epoca a cui risalgono le pitture francesi. In questo periodo l’essere umano avrebbe cominciato a pensare in maniera astratta e a produrre le prime forme d’arte, scultura e pittura. La scrittura invece, sempre stando al pensiero corrente, sarebbe apparsa molto più tardi: “solo” 5.000 anni fa.

    Eppure un sospetto doveva venire: capolavori dell’intelletto umano come quelli di Lascaux devono essere stati prodotti da menti piuttosto evolute, possibile che la scrittura ci abbia messo almeno altri 25.000 anni per apparire?

    Von Petzinger e Nowell non si sono lasciate sfuggire i segni apparentemente insignificanti che spesso appaiono in queste caverne accanto ai disegni più sofisticati. Possibile che nessuno abbia mai fatto un censimento di questi segni e li abbia confrontati da sito a sito, si è chiesta Von Petzinger, ancora studente, qualche anno fa. Insieme a Nowell ha dunque deciso di compilare un censimento completo dei simboli presenti in ben 146 siti francesi.

    Il risultato del censimento potrebbe segnare un punto di svolta negli studi di paleoantropologia: 26 simboli, tutti dipinti col medesimo stile, appaiono ripetutamente in molti siti. Alcuni sono estremamente semplici, linee rette, cerchi, triangoli, ma altri sono più complessi. Le scienziate hanno iniziato dunque a sospettare che potessero avere un qualche significato, o essere addirittura i primi rudimentali semi della scrittura. Un altro indizio importante è stata la presenza, accanto a quelli più schematici, di altri simboli meno astratti che sembrano rappresentare delle parti del corpo di animali, come per esempio le setole del mammuth (senza il resto dell’animale). Questo tipo di figura è nota come sinedocche (una parte rappresenta il tutto) ed è comune nel linguaggi pittografici. Secondo Von Petzinger questo può significare che i nostri antenati cercavano un modo di rappresentare le idee in maniera simbolica, piuttosto che realistica, e questo avrebbe successivamente portato alla nascita di un vero e proprio alfabeto astratto.

    Le due scienziate hanno anche tracciato l’età e diffusione dei simboli nella regione francese arrivando a conclusioni piuttosto sorprendenti. La valle del Reno, la Dordogna e la regione di Lot sembrano essere i siti da cui si è diffuso l’uso dei simboli. Durante il periodo in cui sono state dipinte le caverne l’espansione dei ghiacci a nord deve aver spinto le popolazioni a muoversi verso sud, portando con sè l’uso dei simboli, forse utilizzati per demarcare i territori, o a scopo rituale/religioso. Il fatto più sorprendente resta comunque la datazione di molti simboli che risalgono addirittura a 30.000 anni fa.

    “Sono rimasta molto sorpresa della scoperta,” ha commentato Petzinger. Se l’esplosione creativa è avvenuta fra 30.000 e 40.000 anni fa ci si aspetterebbe che l’emergere di un sistema riconoscibile di simboli debba per forza esser successivo, e invece i dati delle due scienziate dicono il contrario. Secondo Petzinger e Nowell questo significa che forse dobbiamo rivedere la linea temporale della storia umana. “Questa incredibile diversità e continuità d’uso suggerisce che forse la rivoluzione simbolica abbia avuto luogo prima dell’arrivo degli esseri umani moderni in Europa.”

    In effetti un certo numero di ritrovamenti africani e mediorientali sarebbero in accordo con quest’ipotesi. Recentemente per esempio nelle caverne di Blombo in Sud Africa è stato ritrovato un pezzetto di ematite, un minerale, inciso con segni astratti e risalente ad almeno 75.000 anni fa. Nella grotta di Skhul in Palestina invece sono state ritrovati degli ornamenti fatti con conchiglie (prove di comportamento simbolico) di almeno 100.000 anni fa.

    Von Petzinger e Nowell credono che il sistema simbolico di segni abbia viaggiato con gli esseri umani. Altri scienziati invece non sono convinti che esista un origine comune per il sistema simbolico che invece sarebbe nato più volte in diverse parti del mondo (Ian Davidson, dell’Università del New England, in Australia ha individuato 18 dei simboli francesi nei dipinti rupestri australiani). I risultati di Von Petzinger e Nowell sono stati presentati la prima volta lo scorso aprile al meeting della Società di Paleoantropologia americana a Chicago e saranno pubblicati in due articoli sulle riviste Antiquity e il Journal of Human Evolution.

    La nascita della scrittura
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-03-10 alle 18:19

  2. #2
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-03-10 alle 18:20

  3. #3
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ecco i segni che, secondo Petzinger e Nowell, potrebbero essere i primi rudimentali semi della scrittura.


    Grotta Chauvet



    Grotta Chauvet



    Grotte di Lascaux



    Grotte di Lascaux



    Grotte di Lascaux

  4. #4
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    17 Apr 2009
    Località
    Eighteenth Dynasty of Egypt
    Messaggi
    23,655
     Likes dati
    1,838
     Like avuti
    6,198
    Mentioned
    32 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura

    L'alfabeto ebraico

    Tratto da Nostreradici.it

    Ogni lettera dell'Alef-Beit ebraico è un vettore d'energia e di luce divina, che agisce sulla consapevolezza umana in modo triplice: tramite la sua forma, nome, valore numerico. Infatti per la tradizione ebraica le lettere sono cariche di una energia trascendente che lega l'umanità alla ragione stessa del suo divenire escatologico.

    Ogni lettera ebraica è un canale tramite il quale vengono riversati nel mondo correnti di purissima energia, che si differenziano a seconda dell'aspetto grafico, del suono, del significato del nome, e del valore numerico della lettera in questione.

    Unico tra tutti gli alfabeti del mondo, quello ebraico riunisce in sé una serie di insegnamenti profondi e ineguagliabili, racchiusi nella triade: suono, forma, numero.

    Ogni lettera dell'Alef-Beit è un mandala, una forma capace di guidare l'attenzione di chi medita su di essa verso il centro dell'Essere e della Coscienza, verso quello stato di riposo e di silenzio dal quale proviene l'illuminazione spirituale.

    Lo studio dell'Alef-Beit ebraico è un esercizio altamente mistico, possibile a chiunque ricerchi con sincerità e umiltà lo sviluppo della sua parte spirituale, per giungere ad una maggior unione con la Sorgente di ogni bene.

    La tradizione dice unanime che Dio ha creato il mondo servendosi delle ventidue lettere dell'Alef-Beit.

    Tramite il loro studio possiamo ricreare in noi parte di quella novità, freschezza, bellezza e armonia che Dio ha contemplato.

    Conoscere i valori delle lettere dell'alfabeto è conoscere l'essenza divina dell'universo fenomenico; e la struttura stessa dell'universo fenomenico ha riscontro puntuale nelle lettere dell'alfabeto, grazie alle quali si forma, dopotutto, ogni pensiero e quindi ogni consapevolezza umana.

    Nell'ebraico non sono state "inventate" le cifre in quanto "la scrittura comprende il computo e il computo comprende il discorso" dice il Libro della Formazione.


    L'alfabeto ebraico

    Albero Sefirotico
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-10 alle 00:16

  6. #6
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura

    Ho trovato QUI un articolo sull'argomento,
    Spero che possa interessare. Per facilitare chi non è a suo agio con la lingua inglese, ho pensato di tradurre le frasi che ho ritenuto più interessanti.


    da Herman Wirth e le origini della scrittura
    23 febbraio 2010 ... 127

    Tutto questo sembra estremamente interessante, anche se io sono in attesa di vedere le carte che le autrici hanno appena presentato al Antiquity. Mi sento in dovere di sottolineare che l'idea di un sistema molto precoce di simboli scritti è stata fortemente sostenuta in Germania nel 1920 e 1930 da Herman Wirth, uno dei più controversi studiosi di preistoria in Europa e primo presidente dell'istituto di ricerca fondato dai nazisti, dal capo delle SS Heinrich Himmler (Questo istituto è stato l'argomento del mio ultimo libro, The Master Plan: Himmler’s Scholars and the Holocaust. In cui ci sono due capitoli su Wirth e le sue ricerche).
    Wirth, che aveva un dottorato in filologia, era un uomo di grande fascino personale e molte idee bizzarre. Era convinto che una razza nordica con i capelli biondi e gli occhi azzurri si fosse evoluta nella regione artica, dove sviluppò una civiltà sofisticata completa con il sistema di scrittura primo al mondo. Inoltre, ha proposto che la descrizione di Platone di Atlantide e della sua scomparsa fossero in realtà un resoconto preciso della catastrofe che accadde alla civiltà nordica su un'isola artica.
    Secondo Wirth i rifugiati nordici da questa catastrofe fuggirono verso il nord Europa, portando con loro il sistema di scrittura antica, un'invenzione che poi diffusero alle culture di tutto il mondo. Così Wirth stette anni chino sull’antica arte rupestre europea, alla ricerca di prove di questo sistema e gli esempi di registrazione di cerchi, dischi e ruote che credeva fossero antichi ideogrammi nordici che simboleggiavano il sole, il ciclo annuale della vita, e così via.
    Ho trovato le idee di Wirth sull’antica una razza master e sull’Atlantide Artica assurde. Sarebbero state, infatti, ridicole se non fosse stato per il fatto che Himmler, l'architetto della soluzione finale, utilizzò le opere pubblicate da Wirth per dar credito alla linea ufficiale nazista sulla razza ariana e che Wirth, che morì nel 1981 , ha ancor oggi molti seguaci accaniti in Germania e in Austria. Anzi, ho intervistato uno dei suoi ardenti sostenitori. Penso che la nuova ricerca della von Petzinger sui simboli Paleolitico sia estremamente intrigante. Si adatta certamente con la nostra crescente consapevolezza della capacità dei nostri antenati umani. Inoltre, voglio affermare chiaramente che la ricercatrice canadese non ha assolutamente subito l'influenza di Herman Wirth e delle sue idee. Anzi, propone che l'antica linguaggio deisegno possa aver avuto origine in Africa e che sia arrivata in Europa con gli esseri umani moderni, una proposta che avrebbe fatto inorridire Wirth.
    Tuttavia, credo che sia importante sottolineare la travagliata storia dell'idea di una scrittura europea antica registrata come arte rupestre; ma senza dimenticare, in qualche modo, il passato nazista.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-03-10 alle 23:54

  7. #7
    Sognatrice
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Piacenza
    Messaggi
    11,136
     Likes dati
    193
     Like avuti
    777
    Mentioned
    20 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Intervista a Genevieve von Petzinger

    «UN INTRECCIO ANCESTRALE DI SIGNIFICATI SIA PRATICI SIA MAGICI»



    Grotta francese di Pech Merle


    E' immensamente piu' eccitante del codice da Vinci. E' il codice dell'Era Glaciale. Ventisei simboli depositati tra 30 mila e 10 mila anni fa dai nostri progenitori nelle caverne europee e africane e anche in quelle delle Americhe e dell'Estremo Oriente, fino in Australia. Mani spalancate e chiuse, cerchi e spirali, linee, punti e serpentine, triangoli, croci e scale, in un crescendo simbolico che fa baluginare la manifestazione di un pensiero globale: e' questa la prima scrittura dell'umanita'? Genevieve von Petzinger, lei e' PhD alla University of Victoria in Canada e la sua scoperta di 26 segni antichissimi e' clamorosa: 26 come le lettere dell'alfabeto inglese. «Quando ci ho pensato, mi sono detta: ''No! Speriamo di trovare subito il 27° segno''. Ma, scherzi a parte, non si tratta di un alfabeto: sono segni pittografici».

    Che indicano o alludono a che cosa?
    «Sono segni astratti, che raffigurano qualcosa che non e' immediatamente identificabile con una realta' concreta, come avviene con i cavalli o gli orsi dipinti sulle stesse pareti. Come si illustrano, per esempio, i concetti dell'amore o della morte, che i nostri progenitori possedevano, dato che seppellivano i morti in modi elaborati? In quegli angoli e in quelle linee a zigzag ci dev'essere stato un significato: rappresentano il primo tentativo di trattare delle idee e di comunicarle».

    Le sue ricerche - che hanno fatto sensazione al meeting di paleoantropologia di Chicago - fanno pensare a un linguaggio universale.
    «Credo che si tratti del tentativo di esprimere su un supporto un linguaggio parlato gia' esistente. I sapiens hanno compiuto viaggi straordinari, una volta usciti dall'Africa, anche per mare. Non possono averli compiuti senza aver intrecciato tante conversazioni. E non dimentichiamo che il loro cervello era identico al nostro».

    Quei segni dove nacquero? In Africa o durante le migrazioni in Europa e in Asia?
    «E' uno dei problemi controversi e la scuola tradizionale ipotizza un'evoluzione. Ma una risposta, diversa l'ho ottenuta quando ho messo insieme il primo database: e' allora che mi sono resa conto che 19 segni su 26 erano gia' in uso 30 mila anni fa. E' un fatto incredibile! E quindi probabile che si tratti di un'eredita' che questi gruppi hanno portato con se' dall'Africa, ma e' una questione da approfondire, per esempio indagando alcuni siti nell'Italia del Sud risalenti a epoche anteriori e poi estendendo l'analisi al resto dell'Europa. Si dovranno seguire le tante rotte migratorie e le testimonianze via via lasciate, senza dimenticare i percorsi commerciali, se si pensa che si sono trovati monili di conchiglie a centinaia di km dalle coste. Insieme con gli oggetti devono essere state scambiate anche tante informazioni. Le mie ricerche sono all'inizio: stanno toccando la punta dell'iceberg».

    Lei sostiene, per esempio, che il cerchio fa parte dei segni ancestrali, mentre il simbolo «aviforme» e' tra i «recenti».
    «Si'. Quello a forma di uccello e' raro e compare in Spagna non prima di 22 mila anni fa. Al contrario circoli e segni ad angolo sono tra i piu' universali».

    In attesa di una «Stele di Rosetta» per la decifrazione, quali significati possono racchiudere? Vicini alla magia o alla realta' quotidiana?
    «La mia sensazione e' che ci sia un alto tasso di ''dualismo'', con aspetti pratici intrecciati ad altri immateriali. E, comunque, il fatto di disegnare un'idea su una parete e' di per se stesso straordinario. E' un'espressione creativa, al di la' delle preoccupazioni di mettere insieme il pranzo con la cena. Quanto ai significati specifici, non penso che riusciremo mai a scoprirli, a meno di avere una macchina del tempo. Ma c'e' un ulteriore punto. Se per 20 mila anni sono state compiute scelte consapevoli allo scopo di replicare le stesse forme, il significato passa in secondo piano. Un fatto e' certo: era una pratica importante ed ecco perche' escludo che fossero segni casuali. E non solo. In ogni sito venivano usati alcuni gruppi di simboli e non altri».

    Qual e' il rapporto tra i segni e le tante pitture di animali? Sono contemporanei o no?
    «In genere sembrano contemporanei, anche se in tanti siti si trovano strati multipli di occupazione e quindi le realizzazioni sulle pareti devono avere conosciuto fasi diverse. Segni e immagini, pero', appaiono spesso abilmente integrati. Lo si vede con i punti e le mani aperte che circondano i cavalli nella grotta francese di Pech Merle, mentre un altro esempio e' Lascaux: e' impressionante il lavoro collettivo per l'organizzazione di immagini e simboli, per non parlare della quantita' dei pigmenti, tanto che ci sono perfino gli indizi dell'uso di impalcature. La varieta' delle soluzioni visive di ogni luogo e' tale da suggerire la varieta' degli scopi comunicativi».

    Altro segno ricorrente e' la «mano negativa»: perche' lei lo ritiene tanto importante?
    «Si trova ovunque, dall'America all'Australia: il fatto che ci siano alcune dita ripiegate fa ipotizzare che sia la rappresentazione di un linguaggio gestuale, forse inventato durante le battute di caccia, quando era fondamentale non spaventare le prede».

    Puo' raccontare il momento in cui si e' accorta che stava portando alla luce la «madre di tutte le lingue»?
    «La prima volta? Nel 2005, quando ero studentessa: analizzando alcune immagini rupestri, ho notato piccole righe e punti e ho chiesto alla professoressa: ''Di cosa si tratta? ''. Lei scosse la testa: ''Non ne ho idea!''. Ecco com'e' cominciata la mia avventura».

    Gabriele Beccaria – da Tuttoscienze del 3 marzo 2010

    LASTAMPA.it

  8. #8
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura

    All’origine della scrittura

    La rivista New Scientist (Il codice dell’età della pietra. Come non ci eravamo accorti dell’origine della scrit-tura, 20 febbraio 2010) ha recentemente dedicato la propria copertina a una rivoluzionaria
    scoperta: i dipinti sulle pareti delle grotte preistoriche erano accompagnati da un codice ricorrente di segni, 25.000 anni prima delle più antiche testimonianze alfabetiche. Le due implicazioni più immediate
    degli studi di Jean Clottes, già direttore delle ricerche a Chauvet, e del grande database di petroglifi francesi datati tra i 35.0000 e i 10.000 anni da oggi, realizzato da Genevieve von Petzinger e April
    Nowell dell’Università di Victoria (Canada), sono formidabili.
    Innanzitutto, l’esistenza di una codificazione astratta nel Paleolitico superiore (i segni hanno tra i 13.000 e i 30.000 anni), tradizionalmente ritenuto “muto” se non per i grandi affreschi a soggetto animale come
    Altamira o Lascaux, o per incisioni anamorfiche (calendariali? ) su manufatti. Ma poi la sbalorditiva diffusio-ne del medesimo insieme di segni in tutto il mondo, che ad alcuni, come al prof. Iain Davidson
    dell’Università del New England, fa pensare all’improvvisa “emersione”, circa 40.000 anni fa, di una tra-sformazione cognitiva strutturale nella razza umana.

    Più che a una scoperta – come spesso avviene nella scienza – siamo di fronte a una riscoperta. Le studiose che hanno confrontato i 26-29 segni ricorrenti sulle pareti di antiche grotte australiane, asiatiche,
    europee, americane ed africane, ammettono che l’attenzione verso le grandiose pitture a soggetto animale e venatorio avrebbe “distratto” i ricercatori precedenti dal riconoscere l’importanza dei piccoli e
    costanti segni che le accompagnavano.

    Eppure anche i dipinti preistorici erano stati ignorati dalla comunità scientifica, allorquando Marcelino Sanz Sautola li segnalò per la prima volta nel 1879 (la scoperta in realtà si deve alla figlia seienne dell’archeologo, così intento a cercare professionalmente reperti sul pavimento da non levare gli occhi verso l’alto). Troppo belli e ben fatti, non corroboravano l’idea standard dei “cavernicoli bestiali”, e furono ritenuti inautentici dagli accademici per almeno un ventennio. Solo pochi anni fa, infine, si è giunti a riconoscere che le splendide pareti sono composizioni collettive, perfezionate in un impressionante lasso di tempo (almeno 20.000 anni) dal lavoro di centinaia di generazioni che, con una costanza oggi al limite del comprensibile,
    tornavano a ricolorare e a modificare periodicamente dettagli e posizioni degli affreschi.

    Ma quella della “scrittura” paleolitica è una riscoperta anche in senso proprio. Tra il 2000 e il 2002 collaborai con il prof. Giuseppe Sermonti a un affascinante studio sulle origini dell’alfabeto della grande
    famiglia semitica, che comprende lo abc latino, quello greco, etrusco, fenicio, su fino all’alba della nostra scrittura fonetica, il proto-sinaitico. Destando qualche perplessità, presentammo allora alla Società Italiana di Archeoastromia e su diverse riviste una spiegazione astrale dell’origine dell’alfabeto, già ipotizzata da Alessandro Bausani nel 1978. L’ordinamento e la forma delle lettere alfabetiche ricalca sostanzialmente lo snocciolarsi e i disegni celesti degli asterismi, indicati dai passaggi della luna nelle costellazioni (mansioni lunari). La ricerca, suffragata da elementi impressionanti di storia comparata delle mitologie, condusse il prof. Sermonti a datare al Paleolitico sia le costellazioni, sia quelle che riconobbe come proto-lettere: segni
    ricorrenti raffigurati in corrispondenza delle grandi pitture primitive, il cui vero soggetto, vestito da tori e cavalli, era il cielo, e i giri delle sue stelle nel pascolo dell’eternità. La mandria delle costellazioni si sposta con la precessione degli equinozi, tornando al suo punto di partenza ogni 26.000 anni. Le generazioni dei pittori delle grotte tennero dietro loro religiosamente, spostando concordemente le raffigurazioni secolo dopo secolo, in un coro di muggiti stellari e canti umani, dei quali oggi la scienza raccoglie i segni muti come
    inizio dell’era delle lettere (cfr. G. Sermonti, L’alfabeto scende dalle stelle. Sull’origine della scrittura, Mimesis, Milano 2009).

    Stefano Serafini

    Bibliografia
    Alessandro Bausani, “L’alfabeto come calendario arcaico”, Oriens Antiquus, 17 (1978), pp. 131-146
    Giovanni Garbini, “All’origine dell’alfabeto”, in E. Acquaro e D. Ferrari, Le antichità fenicie rivisitate. Miti e culture, Lumièrese Internationales, Lugano, 2008, pp. 11-23
    Giovanni Pettinato, La scrittura celeste. La nascita dell’astrologia in Mesopotamia, Milano, Mondadori, 1998
    Kate Ravilious, “Messages from the Stone Age”, New Scientist, 205 (2010) 2748, pp. 30-34
    Stefano Serafini, “La scrittura celeste: nell’alfabeto un’antica testimonianza archeoastronomica?”, Rivista Italiana di Archeoastronomia, 2 (2004), pp. 95-105
    Giuseppe Sermonti, “Le nostre costellazioni nel cielo del Paleolitico”, Giornale di Astronomia, 20 (1994) 3, pp. 4-8
    Giuseppe Sermonti, Il mito della Grande Madre. Dalle amigdale a Çatal Hüyük, Mimesis, Milano, 2002

  9. #9
    Socialcapitalista
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
    Messaggi
    89,492
     Likes dati
    7,261
     Like avuti
    6,458
    Mentioned
    341 Post(s)
    Tagged
    30 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura

    In effetti non ha molto senso avere complesse pitture rupestri da 50.000 anni fa e la scrittura solo da 5000.....

    L'arte di per se stessa è una forma di scrittura, solo più complessa e meno economica,
    lettere e figure sono ambedue simboli, avere l'arte e non la scrittura sarebbe come avere l'aereo e non la ruota.

    E che dire del linguaggio? analogo della scrittura esso ha almeno 200.000 anni, forse più di un milione...
    Ultima modifica di agaragar; 14-07-10 alle 11:31

  10. #10
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Usa
    Messaggi
    5,835
     Likes dati
    2,590
     Like avuti
    2,516
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: La nascita della scrittura


 

 

Discussioni Simili

  1. Infallibilità di Dio e della Scrittura
    Di Haxel nel forum Cattolici
    Risposte: 380
    Ultimo Messaggio: 10-11-13, 16:40
  2. All’origine della scrittura (di S.Serafini)
    Di L'Europeo nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-04-10, 17:16
  3. Omosessualità, Sacra Scrittura e Tradizione della Chiesa
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 27-06-07, 23:57
  4. Orientazione della scrittura.
    Di Eymerich (POL) nel forum Filosofie e Religioni d'Oriente
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-05-07, 16:27

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito