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    La Dottrina Sociale della Chiesa è la risposta alla crisi

    Lezione di economia di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR

    ROMA, domenica, 27 febbraio 2011 (ZENIT.org).- La crisi economica e le sue radici, la legge naturale ignorata, la creazione di un benessere puramente materiale e la delocalizzazione sono alcune delle problematiche collegate all'Enciclica Caritas in Veritate che sono state al centro di una lezione magistrale del presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), Ettore Gotti Tedeschi, al termine del seminario “Economia sociale e di mercato: una nuova visione”, mercoledì nella sede di Via Poli della Camera dei Deputati.

    Gotti tedeschi ha ricordato che l'economia di mercato è stata definita dall'economista italiano Luigi Einaudi “una terza via tra capitalismo e socialismo, che assicura la libertà dell'individuo frenando il suo istinto egoistico, attraverso criteri imposti di sussidarietà e di solidarietà. Né statalismo né capitalismo esagerato”.

    “Ma perché funzioni – questa è la mia opinione - deve fondarsi sulla Dottrina Sociale della Chiesa, non solo perché ha esperienza, ma perché ha valore”, ha detto.

    Il banchiere ha considerato che “la Dottrina Sociale della Chiesa è stata il modo per rendere effettiva la carità, anche se - come dice il Papa nell’Enciclica - la carità svincolata dalla verità non sta in piedi”.

    La Dottrina Sociale della Chiesa, per poter funzionare, ha tuttavia bisogno di due grandi pilastri: “insegnare, perché la Chiesa sia maestra, e che lo Stato non sia troppo avido”.

    Il presidente dello IOR ha spiegato che “l’economia sociale di mercato, come primo grande obiettivo, deve utilizzare le risorse disponibili nel modo più efficiente e trarre in modo efficace i risultati. Come secondo obiettivo, deve assicurare un progresso integrale, tenendo presente l’unità anima e corpo dell'uomo. Per finire, deve distribuire la ricchezza creata, non tanto per una questione di carità, ma per sostenibilità”. “L’uomo economico sa che non ci può essere un’economia con molti poveri e pochi ricchi”, ha precisato.

    “Questi obiettivi che sono stati incorporati dalla Dottrina Sociale della Chiesa sono stati raggiunti?”, si è chiesto. “No – ha risposto –; abbiamo sprecato le risorse, abbiamo fatto uno sviluppo economico soltanto materiale e non abbiamo distribuito la ricchezza. Quindi l’economia è fallita in tutto”.

    “Perché negli ultimi trent’anni non si è osservata la Dottrina Sociale della Chiesa”, ha indicato. “In cosa non è stata interpretata? Fondamentalmente in tre aspetti: la legge naturale è stata ignorata totalmente, si è cercato un benessere soltanto materialsitico e invece di distribuzione si è fatta delocalizzazione”.

    “Leggete questa Enciclica, la Caritas in Veritate”, ha invitato Gotti Tedeschi. “Molti pensano che sia noiosissima perché hanno letto un riassunto sui giornali. Qui il Santo Padre spiega perché ci troviamo nell’attuale crisi economica. Se venisse letta e discussa, che vantaggio sarebbe per l’umanità!”.

    Crisi di senso

    “L’Enciclica dice che se la libertà viene prima della verità, l’uomo raramente - l’uomo immaturo - arriva alla verità, e quindi non sa distinguere tra fini e mezzi e confonde l’uso degli strumenti. E gli strumenti sono neutrali. Non c’è la banca etica, non c’è la finanza etica, c’è l’uomo etico che fa la finanza in modo morale ed etico. Il medico e il filosofo lo devono fare in modo etico, cioè dando senso alle sue azioni”.

    E ha aggiunto: “Se la vita non ha senso, è inutile chiedere al banchiere il senso della banca. Ma perché ve la prendete con i banchieri se la vita non ha senso, se siamo animali che ci limitiamo a mangiare e altre cose? Come si può pensare che un uomo che fa il banchiere, il finanziere, il medico, il politico, dia un senso? Se la vita non ha senso, godiamoci la vita”.

    “Nell’introduzione dell’Enciclica, il Papa dice che se l’uomo non inizia a ragionare e a dar senso alla sua vita, gli strumenti, la politica, la medicina, prendono il sopravvento e autonomia morale. Lo strumento non può avere autonomia morale, è l’uomo che dà senso all'uso degli strumenti”.

    Si è quindi riferito all’importanza di questo testo dal punto di vista economico. “Doveva uscire nel 2007 ed è stata rimandata al 2009, perché la crisi stava modificando tutti gli scenari. L’Enciclica è un richiamo pastorale e dottrinale fuori dal tempo, ma nel tempo deve prende in considerazione i problemi specifici”.

    E Benedetto XVI nella Caritas in Veritate ricorda cosa ha detto Paolo VI nella Populorun progressio e nella Humanae Vitae: che non si può prescindere dalle azioni umane e dal rispetto totale della vita, e che non si può fare un piano di sviluppo economico se il progresso è soltanto materiale, perché l’uomo non è soltanto un animale materiale”.

    Eutanasia e bilancio

    Gotti Tedeschi ha quindi ricordato che “abbiamo negato la dignità della vita e realizzato un progresso soltanto materialistico. E oggi è in discussione la legge sul fine vita. Provocatoriamente dirò: no, è economia, perché non si possono mantenere i vecchi, che costano troppo, se non nascono i bambini, è una questione di bilancio”.

    “Quando le persone escono dal ciclo produttivo costano in sanità e pensione. Che succede nella struttura di una società che non ha ricambio generazionale con due figli a coppia? Se la struttura rimane uguale, come fa ad aumentare il PIL?”.

    Il relatore a questo punto ha spiegato che “se il numero di popolazione resta inalterato, il PIL aumenta soltanto se aumentano i consumi pro capite; anche i bambini devono consumare, e ci vogliono tante vacanze per i vecchietti. Ma la popolazione che numericamente resta uguale produce l’aumento dei costi fissi da supportare, perché aumenta più la popolazione che costa rispetto a quella che produce, e il sistema sociale deve assorbire la crescita dei costi fissi”.

    Come si copre questa spesa? In Italia, ha detto, “con le tasse. Nel 1975, con una crescita del 4 per cento l’anno le tasse erano il 25 per cento del PIL, oggi sono il 50 per cento. Quindi i consumatori hanno meno potere d’acquisto e le aziende meno possibilità di investire. Vale a dire, c’è meno risparmio. Il denaro costa di più e si devono aumentare i derivati”.

    “Questo è contenuto nell’Enciclica – ha ribadito Gotti Tedeschi –. E nei principi dice che abbiamo negato: la vita e uno sviluppo integrale”.

    Falsa crescita

    Per di più, “in un mondo occidentale a tasso di crescita zero abbiamo fatto consumare di più la persona per aumentare il PIL. Come la si fa spendere di più? Facendola guadagnare di più. Ma se il ciclo economico e piatto? Intanto non si fa più risparmio. Negli ultimi 25 anni il tasso di risparmio è sceso dal 25 per cento al 6 per cento”.

    Quindi, “per aumentare la produttività si impiegano più macchine e alti volumi di produzione. E fin qui questo fenomeno è accettabile. Ma abbiamo fatto la delocalizzazione. Una serie di beni che in Europa avevano un prezzo, fatti in Asia costano la metà. Quindi è un modo per aumentare il potere d’acquisto”. Il paradosso è che bisogna “consumare sempre di più in Occidente e produrre sempre di meno, mentre in Asia aumentano la produzione e non consumano”.

    Quale l’eccesso di questo sistema? “Quando si è passati da un consumo alto al consumo a debito. Guadagno 100, spendo 100, il mio PIL è 100. E per aumentare il proprio PIL si chiede un prestito in banca. Un anno di stipendio futuro lo spendo oggi, e il mio PIL è aumentato del 100 per cento, ma anche il debito delle famiglie”.

    Il relatore ha presentato alcuni dati: “Dal 1990 al 2008 , dato certo, la spesa delle famiglie americane è passata dal 68 per cento al 98 per cento grazie all’indebitamento. Ma se la famiglia non paga, la banca fallisce. E quindi negli Stati Uniti hanno nazionalizzato il debito dei privati. Il sistema passa così da un debito del 200 per cento del 1998 al 300 per cento nel 2008”.

    Ma è possibile ridurre il debito? Gotti Tedeschi ha ricordato che i tre sistemi sono un default come quello argentino, l’inflazione - una nuova bolla - e quello che insegna il Papa: l’austerità.

    Si ritorni a risparmiare per formare la base monetaria, e a costruire - ha detto -. In più, il 60 per cento delle cose che si consumano non crea mano d’opera”.

    E ha ricordato il caso italiano di alcune imprese nelle quali l’amministratore delegato ha detto “O mi permettete di lavorare in questo modo o delocalizzo”.

    Dal punto di vista economico, “l’uomo ha tre dimensioni: produttore, consumatore, risparmiatore. Fino a 20 anni fa le dimensioni erano coerenti. Ora lavoro e produco un prodotto, ma ne compro uno simile in Asia, migliore e che costa di meno. Dopo tre anni la mia azienda che produceva quel prodotto fallisce, e quindi non risparmio più e non spendo più”.

    Questo è il paradosso della globalizzazione consumistica. E' quello che il Papa chiama sviluppo economico non integrato. Perché l’uomo ha pensato di non avere un'anima, soltanto un corpo ed ecco l’influenza del nichilismo e del relativismo”.

    “Come diceva l’ex Ministro Umberto Veronesi, 'è inutile pensare che l’uomo abbia una scintilla di divino, quando l’uomo solamente è un animale intelligente’. Mangiate e divertitevi, e poi si lamentano se qualcuno lo fa un po’ troppo”.

    L'Italia è stata sussidiaria?, si è chiesto il presidente dello IOR. “Fino al 1995, quasi il 65 per cento del PIL era in mano allo Stato: Eni, Iri ecc. Le banche erano pubbliche tranne due banchette. E la più grande impressa privata è stata definita così: quando guadagna è privata, quando perde è pubblica”.

    Gotti Tedeschi ha ricordato che “per entrare nell’euro dovevamo privatizzare. Ma abbiamo privatizzato? Per privatizzare c’è uno che vende e uno che compra e paga. Che si vendeva? imprese molto grandi e inefficienti, e chi è che le compra? Gli stranieri no. E come fanno gli italiani? Ci siamo inventati di far finanziare l’acquisto dalle banche. Se le avessimo regalate non avremmo assorbito quella massa di soldi, che avrebbero potuto andare alle vere imprese trainanti, le Pmi”.

    “Un esempio soltanto: non dico che sia la verità. Alla fine della guerra fredda, Washington spendeva un 4,5 per cento del PIL in armamenti, e dopo l’11 settembre questa spesa è salita all’11 per cento. Come si fa ad assorbire questa spesa se non si inventano i subprime? Bush nell’ultimo G8 lo ha riconosciuto: si è speso di più di quanto si poteva”.

    ZENIT - La Dottrina Sociale della Chiesa è la risposta alla crisi


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