Mor Sugranyes de Franch, un català de l
Ramon era fuggito dalla Catalogna il 23 agosto 1936 approfittando di un invito a un congresso giovanile a Ginevra e si stabilì lì.
Nel suo libro-intervista, curato dal monaco benedettino di Montserrat Hilari Raguer, ricorda che nel novem*bre 1936 entrò in un confessionale in quella città dove trovò un prete catalano.
“Quanti anni hai?“
“Mi scusi, ma io vengo a confessare i miei peccati, non a dichiarare il mio stato civile”.
“Non hai forse l’età militare? Perché non vai a lottare per Crsto Re?“
“Non sono venuto qui per parlare degli avvenimenti del nostro paese, bensì dei miei peccati”.
“Se non vai a combattere per Cristo Re non posso darti l’assoluzione”.
“Allora mi perdoni, ma io me ne vado“
Ramon esce e va alora a consigliarsi da un altro saceredote, il futuro cardinale Charles Journet: “Mi incoraggiò ad agire secondo la mia coscienza senza lasciarmi influenzare da condizionamenti esterni. Non è con la forza delle armi che il regno di Cristo verrà sulla terra”.
Da lì inizia la storia che porta Ramon da Montini a Maritain, al ruolo di udi*tore laico al Concilio vaticano II e a vedere poi la nuova democrazia spagnola.
Il libro “Dalla guerra di Spagna al Concilio” è edito da Rubbettino
. Il grande teo*logo, amico di Gio*vanni Bat*ti*sta Mon*tini, l’altro grande per*so*nag*gio del libro-intervista, gli dice anche di scri*vere a Don Luigi Sturzo, che così, tra l’altro, gli replica «La Chiesa di Spa*gna, che avrebbe dovuto fare opera di pace si è per lo più alli*neata con una delle parti, fino a defi*nire la guerra una cro*ciata o guerra santa. Da quella stessa parte si tro*vano i lati*fon*di*sti, gli indu*striali, la classe ricca, coloro che hanno la mag*giore respon*sa*bi*lità nell’abbandono della classe lavo*ra*trice nelle mani dei sov*ver*sivi, per*ché si sono oppo*sti a tutte le riforme sociali ten*tate nel nome del cri*stia*ne*simo, degli inse*gna*menti di Leone XIII e del movi*mento della demo*cra*zia cri*stiana… Secondo me, solo i cat*to*lici e i preti che si saranno tenuti fuori dal con*flitto potranno fare opera di pacificazione…Comprendo assai bene la sua angu*stia di spi*rito nell’isolamento in cui si trova e quando il non par*teg*giare può sem*brare viltà e il par*teg*giare ripu*gna alla coscienza. La voce che Lei deve sen*tire è quella della coscienza. Se que*sta non sente di poter pren*dere parte con coloro che si mac*chiano di san*gue fra*terno dalle due parti, quale possa essere il suo avve*nire per*so*nale, anche quello dell’esiliato, ella dovrà seguire la voce della sua coscienza” ».
L’esilio di Ramon non fu quindi una fuga puri*sta, fu, sulla base di que*ste rifles*sioni di Sturzo, l’inizio di “un com*pro*messo per la pace e la giu*sti*zia”. La sto*ria di Ramon si incro*ciò anche con quella di un altro grande cata*lano della “Terza Spa*gna”, il car*di*nale Vidal i Bar*ra*quer, esi*liato prima dai repub*bli*cani e poi da Franco, con Mari*tain e Mon*tini, intorno al Movi*mento inter*na*zio*nale Pax Romana, alla Fuci e al Movi*mento Lau*reati. Pro*prio Mon*tini, diven*tato Papa, decide di nomi*narlo come udi*tore laico al Con*ci*lio Vati*cano II, uno dei tanti schiaffi che dal Con*ci*lio arri*ve*ranno al Gene*rale Franco (quelli suc*ces*sivi saranno la dichia*ra*zione sulla libertà reli*giosa e l’opzione pre*fe*ren*ziale per la demo*cra*zia con*te*nuta nella “Gau*dium et Spes”). Franco, peral*tro, in Con*si*glio dei Mini*stri si era dispe*rato, cono*scendo la cul*tura demo*cra*tica e le fre*quen*ta*zioni di Mon*tini, già all’annunzio della sua ele*zione. E qui la testi*mo*nianza di Sugra*nyes è pre*ziosa per*ché dimo*stra la fon*da*tezza dell’interpretazione di Samuel Hun*ting*ton secondo cui la terza ondata di demo*cra*tiz*za*zione si svi*luppa a par*tire dai Paesi cat*to*lici per l’impatto del Vati*cano II. Paolo VI decide di rim*piaz*zare i vescovi alli*neati al regime attin*gendo al clero con*ci*liare, ma c’è un pro*blema, secondo le norme con*cor*da*ta*rie per le nomine degli arci*ve*scovi, dei vescovi resi*den*ziali e dei coa*diu*tori con diritto di suc*ces*sione, occorre il con*senso del Governo. La solu*zione è pron*ta*mente e pre*ven*ti*va*mente spie*gata a Ramon da Luigi Dada*glio, nun*zio dal 1967 al 1980, poi car*di*nale: “La mia poli*tica è molto chiara: ogni mese nomino un vescovo ausi*liare e così fra due anni la mag*gio*ranza della con*fe*renza epi*sco*pale dello Stato spa*gnolo avrà cam*biato campo”. La Chiesa anti*cipa così la tran*si*zione demo*cra*tica, la sua rapida evo*lu*zione con*sente di accom*pa*gnarla in modo non vio*lento e non trau*ma*tico per avere final*mente un paese in cui tutti potes*sero rico*no*scersi. Quella fuga del 1936 ha aiu*tato, per vie miste*riose, a pre*pa*rare in modo deci*sivo il 1978.




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