La sfida di Fassino
e i timori di voti inquinati
Alle primarie di Torino l'ex segretario Ds insidiato dal cattolico Gariglio. Domani la sfida tra i 5 candidati. Il rischio che il centrodestra cerchi di pilotare l'esito. Ma il segretario regionale del Pd: "Abbiamo l'antidoto, Torino rilancerà le primarie come valido strumento dopo le polemiche di Napoli e Milano"
di PAOLO GRISERI E EMILIO VETTORI
Piero Fassino
In bilico tra Novecento e innovazione, terremotato dall'ultimo conflitto alla Fiat, il centrosinistra torinese sceglie domani l'uomo che potrebbe succedere a Sergio Chiamparino. Una città tappezzata da migliaia di manifesti osserva un po' alla finestra la battaglia tra cinque candidati scelti dopo mille dispute e due illustri ritiri. Restano così in campo due esponenti del Pd (Piero Fassino e Davide Gariglio) e tre candidati di coalizione (Gianguido Passoni, Silvio Viale e Michele Curto). Un panel che farebbe pensare alla facile vittoria di Fassino. In realtà l'ex segretario rischia. A insidiarlo è Davide Gariglio, 43 anni, ex presidente del Consiglio regionale, cattolico ligio alle gerarchie, ex margheritino: la tradizione del Pci contro quella della Dc. E nel testa a testa potrebbero inserirsi i signori del voto di centrodestra.
"Che cosa vogliono i torinesi? Un candidato ce l'hanno già". Massimo D'Alema aveva risolto così, in primavera, il rebus sul futuro sindaco. La candidatura di Fassino sembrava la conclusione naturale di una carriera iniziata alla guida del Pci torinese negli anni '80. Chi avrebbe potuto impedire il ritorno di "filura" (fessura in piemontese)? In fondo è lui, un ex comunista che ha studiato dai gesuiti, l'uomo che ha guidato la nave dei Ds nel porto del Pd. Ma contro "filura" è sorta, insidiosa, la candidatura di Gariglio. Protagonista di una campagna aggressiva, a tratti sopra le righe: "Fassino è il vecchio, paracadutato dai vertici nazionali". "Quella dell'anagrafe è una vera stupidaggine", replicava nei giorni scorsi con gli amici Enrico Salza aggiungendo che "l'ex segretario dei Ds ha l'esperienza e la caratura necessarie a guidare la città". Un ragionamento simile lo aveva fatto in autunno Sergio Chiamparino: "In un momento difficile serve un sindaco che abbia esperienza politica".
Con quella frase Chiamparino aveva anche seppellito la candidatura di Francesco Profumo, giovane rettore del Politecnico, l'uomo che avrebbe probabilmente unito da Vendola ai moderati. Ma Profumo aveva capito che con un Pd ridotto ai minimi termini (a Torino gli iscritti sono 3.750) e profondamente diviso, le primarie sarebbero state un calvario per la società civile. Così, dopo un pranzo con Chiamparino e Fassino, il rettore ha gettato la spugna. E oggi confessa: "Visto com'è andata, non me ne pento". E' andata che anche Fassino si è trovato di fronte a una situazione resa difficile dal peso dei signori delle tessere. Perché a Torino almeno 600 iscritti al partito (il 20 per cento) sono controllati da un uomo solo, tal Salvatore Gallo, ex ras craxiano nella Torino degli anni '80, già condannato per una storia di mazzette e ospedali. Per non dipendere da Gallo, Fassino ha scelto di raccogliere molte più firme di quelle necessarie a candidarsi. Si dice che anche Gariglio abbia dovuto fare ricorso alla realpolitik.
Nelle primarie di coalizione torinesi Nichi Vendola non appoggia nessuno. Per lui il candidato naturale sarebbe stato il leader della Fiom Giorgio Airaudo. E' la seconda rinuncia illustre: "Faccio il sindacalista - dice Airaudo - e oggi non posso impegnarmi in politica". Troppo recente lo scontro del referendum a Mirafiori. Così a sinistra i candidati sono due: Michele Curto, che viene dall'associazionismo di base, e l'assessore al bilancio Gianguido Passoni, ex Comunisti italiani. Nessuno sembra in grado di raccogliere da solo l'eredità del fronte del No a Marchionne. Completa il quadro il medico radicale Silvio Viale, in prima fila nelle battaglie per la pillola Ru 486.
Si mobilitano le squadre: con Gariglio l'area cattolica e moderata, ma anche importanti capicorrente come il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido e l'imprenditore Mauro Laus. Con Fassino l'area della sinistra storica torinese: amici di lunga data come Giancarlo Quagliotti ed ex nemici come Giusi La Ganga. Ma anche un nutrito gruppo di giovani che sta animando la sua campagna elettorale. Oltre, ovviamente, a una buona parte del gruppo dirigente nazionale. Più delle truppe cammellate a decidere potrebbero essere i mercenari 'sudanesi'. I fassiniani temono che signori del voto berlusconiano come Vito Bonsignore inquinino il risultato dando indicazione di votare per Gariglio. Gli uomini di Gariglio paventano l'esatto contrario. Bonsignore smentisce: "Non gioco in casa d'altri". I maghi della previsione non si sbilanciano: "Con il voto d'opinione vince Fassino, con quello cammellato la spunta Gariglio". Tradotto in cifre: sotto i 35 mila votanti Piero perde. Proprio a lui toccherà sperare nella marcia dei 40 mila.
E su 40mila partecipanti confidano anche i due segretari del Pd - Gianfranco Morgando, numero uno in Piemonte e Paola Bragantini, leader torinese -: nelle precedenti primarie si è sempre sfiorata questa cifra: 37mila nel 2007 e 39mila nel 2009. "Sotto i 30 mila invece sarebbe un'occasione persa" dicono all'unisono. Poi Morgando punta a cancellare qualsiasi dubbio sul rischio di voto inquinato: "Abbiamo l'antidoto giusto, Torino diventerà l'occasione per rilanciare questo strumento di partecipazione: cancelleremo sia le polemiche di Napoli, sia di Milano perchè a Torino di sicuro vincerà un candidato del Pd". Quale? Neanche il segretario nazionale Pierluigi Bersani preferisce sbilanciarsi: tra Fassino o Gariglio scelgano i torinesi.
(26 febbraio 2011)
La sfida di Fassino e i timori di voti inquinati - Torino - Repubblica.it
Forza Piero !!! Sulla Fiat non mi sei piaciuto ma hai tutte le carte in regole per essere un Grande Sindaco per Torino
fossi Torinese ti voterei ad occhi chiusi domani! :giagia:





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