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    Predefinito La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Il sottosegretario Thierry Mariani, già relatore del progetto di legge sull’immigrazione, in un’intervista a « Le Figaro » riconosce che c’é il rischio che molti elettori dell’Ump possano essere sedotti da Marine Le Pen.
    L’immigrazione, la sicurezza e la crisi del multiculturalismo sono temi sensibili e l’Islam pone sempre piu’ problemi alla società francese.
    I sondaggi parlano chiaro; i francesi non sopportano piu’ la pretesa di una minoranza di fare un proselitismo aggressivo attraverso gli obblighi vestimentari (burqa e velo), i divieti alimentari, la separazione dei sessi negli ospedali, nelle piscine, nelle palestre, l’occupazione delle strade per la preghiera del venerdi’.
    Senza contare che molte associazioni sono sul piede di guerra contro la macellazione halal che prevede lo sgozzamento rituale dell’animale: una pratica crudele che provoca sofferenze atroci agli animali.
    Ragion per cui il neo-presidente dell’Ump, Jean François Copé, ha convocato, il 5 aprile a Parigi, una convenzione sulla laicità ed il ruolo delle religioni.

    La sinistra ha reagito duramente accusando il Presidente della Repubblic
    a di « voler eccitare gli animi, stigmatizzando la seconda religione di Francia a fini elettorali ».

    Sarkozy, da par suo, sembra intenzionato a continuare la sua battaglia per un islam repubblicano contro ogni forma di integralismo e di richiamo identitario.
    Nell’intervista televisiva del 10 febbraio scorso, Nicolas Sarkozy, prendendo atto della crisi del multiculturalismo, era stato perentorio; « non c’é modo che la società francese possa subire l’Islam in Francia ».
    Sarkozy non nasconde la sua preoccupazione per i richiami identitari di cui sarebbero vittime molti giovani di origine magrebina ed africana.
    Le vecchie generazioni di immigrati vivevano in maniera tranquilla il loro credo religioso; i loro figli e nipoti acquisita la cittadinanza francese ed un buon livello di istruzione, sentono, in parecchi casi, i richiami dell’integralismo islamico ed intendono ridiscutere la presenza dei musulmani in Francia; non é un caso che il fenomeno del burqa riguardasse soprattutto le giovani donne.
    Nicolas Sarkozy ha riaffermato la laicità della Francia e si é scagliato contro l’occupazione delle strade da parte dei musulmani.
    A Parigi nel quartiere de « la Goutte-d’Or » ogni venerdi’ alle 12.30, la rue Myrha viene chiusa al traffico abusivamente per permettere a qualche centinaio di musulmani di pregare e di ascoltare l’iman.
    Lo spazio pubblico é confiscato per un’ora senza che la polizia reagisca.
    E non da oggi; il fenomeno dura dal 1995, da quando venne assassinato Abdelbaki Sahraoui, l’iman della moschea del quartiere e cofondatore del Fis algerino.
    Le amministrazioni di centro-destra prima e di centro-sinistra poi hanno tollerato questi abusi per paura di rappresaglie, ma nel giugno scorso, la protesta dei cittadini francesi é esplosa, grazie a facebook, con un appello a ritrovarsi in una sala attigua alla rue Myrha, per un aperitivo a base di « vino e salumi » per protestare contro « l’islamizzazione del quartiere ».
    Il successo dell’iniziativa organizzata da un’abitante del quartiere, che si é nascosta dietro lo pseudonimo di Sylvie François, ha convinto le forze politiche che era tempo di reagire.
    E non si puo’ certo dire che manchino i luoghi di culto in Francia ! L’Annuario musulmano ha censito oltre 2100 tra moschee e sale di preghiere in Francia, senza contare che é prevista la costruzione di altre 150 moschee nei prossimi anni.
    Il problema é che le comunità musulmane sono profondamente divise al loro interno: ci sono guerre tra etnie (i magrebini non vogliono pregare con gli africani) ed ognuno vorrebbe un terreno per costruire la propria moschea.
    Lo specialista dell’islam Mohamed Salah Hamza riconosce che « occupare le strade a Parigi come a Marsiglia é un modo per sfidare lo Stato ».
    Il fatto poi che abbiano installato degli alto-parlanti nelle strade che diffondono le preghiere in arabo, mostra in maniera inequivocabile che la preghiera nelle strade rientra in una logica di conquista dello spazio; la preghiera in strada é un’affermazione identitaria ed una manovra politica al tempo stesso. E’ un modo di marcare il territotrio e di dire; « questo é uno spazio islamico ».
    Altro problema sensibile riguarda il finanziamento delle moschee.
    La legge del 1905 vieta allo Stato di finanziare i luoghi di culto e Sarkozy teme che i finanziamenti possano arrivare da paesi ed associazioni legati al fondamentalismo; la costruzione della grande moschea di Marsiglia é stata bloccata per questa ragione: vi sarebbero cinque milioni di euro di provenienza sospetta.
    Infine il problema della lingua: la formazione degli iman e il rispetto della lingua francese sono dei punti chiave per l’Eliseo. Per costruire un islam in Francia, il francese, e non l’arabo, deve essere la lingua utilizzata nelle moschee.
    Una chiara risposta alla presenza di iman che non parlano francese, e che si oppongono alle leggi repubblicane, invitando i fedeli ad occupare le strade.

    politicamentecorretto.com - La risposta di Sarkozy all
    Ultima modifica di Cuordy; 02-03-11 alle 12:15
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  2. #2
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    Exclamation Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico



    Traduzione:

    O Allah, fate dei loro bambini, degli orfani… Amen
    O Allah, disperdete le loro mogli e fate in modo che i loro bambini siano orfani… Amen
    O Allah, fate che la gloria dell'islam sia ovunque.
    O Allah, date la gloria ai nostri fratelli oppressi in Palestina….Amen
    Allah W Akbar… Allah W Akbar… non c'é altro dio che Allah….ed i sionisti sono i nemici di Allah.
    Non c'é dio che Allah….ed il chahid (martire) è l'amato di Allah
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


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    Predefinito Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Anche se Sarkozy non è proprio il politico che voterei se fossi francese, ciò nondimeno sottoscrivo ogni parola di quello che ha detto, la stato deve essere laico e non puuò esserci spazio per derive identitarie di ogni tipo.
    Controllori di volo pronti per il decollo,
    telescopi giganti per seguire le stelle
    (F. Battiato, No time no space)

  4. #4
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    Cool Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Citazione Originariamente Scritto da Cuordileone Visualizza Messaggio
    Il sottosegretario Thierry Mariani, già relatore del progetto di legge sull’immigrazione, in un’intervista a « Le Figaro » riconosce che c’é il rischio che molti elettori dell’Ump possano essere sedotti da Marine Le Pen.
    L’immigrazione, la sicurezza e la crisi del multiculturalismo sono temi sensibili e l’Islam pone sempre piu’ problemi alla società francese.


    La sinistra ha reagito duramente accusando il Presidente della Repubblic
    a di « voler eccitare gli animi, stigmatizzando la seconda religione di Francia a fini elettorali ».

    politicamentecorretto.com - La risposta di Sarkozy all


    l'errore che fa SARKOZY è quella di fare una distinzione fra l'islam e l'estremismo religioso , che nn esiste , come nn esiste un islam moderato

    la Franciafarà la fine della Jugoslavia e verrà travolta dalla guera etnica fra immigrati islamici e francesi autoctoni cristiani

    MARSIGLIA sarà la SARAJEVO francese




    Samuel Phillips Huntington (18 aprile 1927 – Marthàs Vineyard, 24 dicembre 2008) è stato un politologo statunitense noto per la sua analisi della relazioni tra governo civile e potere militare, i suoi studi sui colpi di Stato e le sue tesi sugli attori politici principali del ventunesimo secolo: le civiltà che tendono a sostituire gli Stati-nazione. Negli ultimi anni si era occupato delle minacce poste agli Stati Uniti dall'immigrazione. È stato docente all'Università di Harvard e membro del Consiglio per le Relazioni Estere. Dopo la Seconda guerra mondiale, svolse un ruolo importante nel lancio del movimento neo-conservatore insieme a Irving Kristol, Norman Podhoretz, Seymour Martin Lipset, Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e James Q. Wilson. Si tratta di allievi di Leo Strauss, il filosofo politico di origine ebraica, che ammirava la lettura di Nietzsche, Heidegger e Carl Schmitt. Huntington divenne famoso negli anni '60 con la pubblicazione del saggio Political Order in Changing Societies, un lavoro che sfidava le teorie convenzionali sulla modernizzazione, le quali sostenevano che il progresso economico e sociale porterebbe alla nascita di democrazie stabili nei Paesi di recente Decolonizzazione. È morto il 24 dicembre 2008 nell'isola di Marthàs Vineyard, in Massachusetts. Celebre soprattutto per aver scritto il saggio Scontro di civiltà, più volte invocato dopo l'evento epocale dell'11 settembre del 2000, Huntington era nato ideologicamente nel gruppo degli allievi di Leo Strauss che lanciarono il movimento neo-con. Autore di 17 libri e un centinaio di articoli scientifici, nel 1993, con otto anni di anticipo sugli attentati di al Qaeda, la guerra in Afghanistan e l'Iraq, aveva scritto su Foreign Affairs che "la prossima guerra, se ci sarà, sarà una guerra tra civiltà". Nel saggio Scontro di Civiltà, rielaborato nel 1996 in un libro tradotto in 39 lingue, lo studioso americano aveva sostenuto che, sotto la spinta della modernizzazione, la politica si sta ristrutturando lungo "faglie culturali". E tra le grandi civiltà contrapposte in un prossimo conflitto aveva indicato anche l'Occidente e l'Islam. Bollata come semplificata e semplicistica, la tesi di Huntington ipotizzava che nel mondo post guerra fredda le alleanze determinate da motivi ideologici o da rapporti con le superpotenze avessero lasciato il campo libero a nuovi confini ridisegnati perchè coincidano con quelli culturali. Huntington aveva elencato nel suo saggio sei diverse civiltà: islamica, slavo-ortodossa, confuciana, indù, giapponese e occidentale. "La Guerra fredda è finita con il crollo della cortina di ferro. Con la scomparsa delle divisioni ideologiche in Europa, la faglia tra cristianità occidentale e cristianità ortodossa e Islam è riemersa", aveva scritto Huntington, osservando che "nel momento in cui la gente comincia a definire la propria identità in termini di etnia e religione, è sempre più comune il vedere un 'noi' contrapposto a un 'loro' nelle relazioni tra popoli di razza e fedi diverse". Nel 1993, Huntington diede il via a un dibattito tra i teorici delle relazioni internazionali con la pubblicazione in Foreign Affairs di un articolo estremamente influente e citato, intitolato "The Clash of Civilizations?" (Lo scontro di civiltà?). L'articolo si opponeva a un'altra tesi politica relativa alle dinamiche principali della geopolitica post-Guerra Fredda teorizzata da Francis Fukuyama in La fine della Storia. Huntington in seguito ampliò l'articolo, facendolo diventare un libro, pubblicato nel 1996 da Simon and Schuster, intitolato The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order - (Lo scontro delle civiltà e la nuova costruzione dell'ordine mondiale). Secondo l'articolo e il libro, i conflitti successivi alla Guerra Fredda si verificherebbero con maggiore frequenza e violenza lungo le linee di divisione culturali ( o di civiltà, come quella islamica, occidentale, sinica, ecc.) e non più politico-ideologiche, come accadeva nel XX secolo, durante la Guerra Fredda. Huntington crede che la divisione del mondo in civiltà descriva il mondo meglio della suddivisione classica in Stati sovrani. Suppone infatti che, per capire i conflitti presenti e futuri, siano da comprendere innanzitutto le divergenze culturali, e che la cultura (piuttosto che lo Stato) debba essere accettata come luogo di scontro. Per questo motivo sottolinea che le nazioni occidentali potrebbero perdere il loro predominio sul mondo se non saranno in grado di riconoscere la natura inconciliabile di questa tensione. L'articolo del 1993 The Clash of Civilizations?si opponeva a un'altra tesi politica relativa alle dinamiche principali della geopolitica post-Guerra Fredda teorizzata da Francis Fukuyama in La fine della Storia (The End of History). Huntington in seguito ampliò l'articolo, facendolo diventare un libro, pubblicato nel 1996 da Simon and Schuster, intitolato The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order (Lo scontro delle civiltà e la nuova costruzione dell'ordine mondiale). Secondo Huntington, i conflitti successivi alla Guerra Fredda si verificherebbero con maggiore frequenza e violenza lungo le linee di divisione culturali ( o di civiltà, come quella islamica, occidentale, sinica, ecc.) e non più politico-ideologiche, come accadeva nel XX secolo, durante la Guerra Fredda. Huntington crede che la divisione del mondo in civiltà descriva il mondo meglio della suddivisione classica in Stati sovrani. Suppone infatti che, per capire i conflitti presenti e futuri, siano da comprendere innanzitutto le divergenze culturali, e che la cultura (piuttosto che lo Stato) debba essere accettata come luogo di scontro. Per questo motivo sottolinea che le nazioni occidentali potrebbero perdere il loro predominio sul mondo se non saranno in grado di riconoscere la natura inconciliabile di questa tensione. La visione dello studioso anche all'epoca dell'uscita del saggio aveva tuttavia provocato polemiche. Respingendo la tesi del professore di Harvard, il suo collega libanese trapiantato negli Usa Fouad Adjani aveva obiettato che il mondo islamico non è così monolitico come è descritto su 'Foreign Affairs'. In Iran – aveva scritto Adjani – molti giovani si ribellano agli imam fondamentalisti. In Iraq Saddam Hussein è salito al potere come leader secolare. E sia Egitto che Giordania hanno leadership capaci di dialogare con Israele. In altre parole, secondo Adjani, quello dell'Islam era "un mondo che si divide e suddivide".
    Ultima modifica di EURIDICE; 02-03-11 alle 16:40

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    Predefinito Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Se bestemmio difronte a un cristiano molto credente mal che vada faccio la figura del cafone e mi becco un rimprovero.

    Se oso anche solo citare qualcosa vagamente attinente all'Islam, anche se indirettamente collegato e in un discorso sobrio, vicino a un musulmano rischio di fare una brutta fine.

    Noi ci siamo secolarizzati e i cristiani accettano le critiche, siamo abituati a chi la pensa diversamente evitando la violenza in ogni caso. I musulmani sono rimasti al Medioevo e sanno solo eliminare chi la pensa diversamente da loro.
    Ultima modifica di Cesare; 03-03-11 alle 04:14
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  6. #6
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    Predefinito Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Se bestemmio difronte a un cristiano molto credente mal che vada faccio la figura del cafone e mi becco un rimprovero.

    Se oso anche solo citare qualcosa vagamente attinente all'Islam, anche se indirettamente collegato e in un discorso sobrio, vicino a un musulmano rischio di fare una brutta fine.

    Noi ci siamo secolarizzati e i cristiani accettano le critiche, siamo abituati a chi la pensa diversamente evitando la violenza in ogni caso. I musulmani sono rimasti al Medioevo e sanno solo eliminare chi la pensa diversamente da loro.
    QUOTONE.

    iaociao:

  7. #7
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    Predefinito Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas86 Visualizza Messaggio
    Se bestemmio difronte a un cristiano molto credente mal che vada faccio la figura del cafone e mi becco un rimprovero.

    Se oso anche solo citare qualcosa vagamente attinente all'Islam, anche se indirettamente collegato e in un discorso sobrio, vicino a un musulmano rischio di fare una brutta fine.

    Noi ci siamo secolarizzati e i cristiani accettano le critiche, siamo abituati a chi la pensa diversamente evitando la violenza in ogni caso. I musulmani sono rimasti al Medioevo e sanno solo eliminare chi la pensa diversamente da loro.
    Quoto anch'io: e temo che la situazione si incancrenirà ulteriormente. Ci sono troppi rischi che dalle rivoluzioni in corso nei paesi arabi compaiano nuovi centri di potere fondamentalista.
    Ultima modifica di Guy Fawkes; 03-03-11 alle 10:02
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  8. #8
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    Predefinito Rif: La risposta di Sarkozy all’integralismo islamico

    La Francia in un certo senso è più esposta di noi perchè Algeria e Tunisia sono state nell'orbita frnacese e molti islamici si sentono francesi perchè parlano francese... però i fatti come quelli esposti nell'articolo introduttivo sono fatti e dimostrano appunto che la pacifica convivenza in <Francia tra islamici ed autoctoni sta andando a ramengo...

    Non è una questione di destra o di sinistra...

    E' che si sono infiltrati tra gli islamici dei fanatici legati ai fratelli musulmani o ad altri gruppi di rigida osservanza coranica che impediscono la laicizzazione degli immigrati e che, loro sì, combatono perchè si venga a verificare uno scontro di civiltà... ma non è detto che questo scontro di civiltà debba avvenire...

    Il rischio più colossale per noi occidentali laici è quello costituito dai buoni cattolici che stanno al gioco imposto dagli iman e quindi danno loro più spazio di quanto sarebbe giusto...

 

 

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