User Tag List

Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Forumista
    Data Registrazione
    11 Jan 2011
    Località
    PADOVA
    Messaggi
    238
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    Le piccole patrie faranno più grande l'Europa

    Da gennaio la Cecoslovacchia non esisterà più. Al suo posto ci saranno due Stati sovrani, Boemia e Slovacchia, anche se legati fra loro da un sistema di difesa comune. Dopo il «no» al recente referendum costituzionale è molto probabile che il Quebec vada verso una piena indipendenza dal Canada. La Cecoslovacchia era unita da tre quarti di secolo, il Quebec fa parte integrante del Canada dal 1791 (Canada Act), eppure nè in Cecoslovacchia si sono fatte tragedie per la scissione, nè ci si appresta a farle in Canada. Come mai allora in Italia la sola possibilità di una secessione del Nord provoca reazioni isteriche o addirittura truculente anche da parte di commentatori Solitamente pacati come Angelo Panebianco che ha scritto (Corsera, 29/10) che in una simile eventualità lo Stato avrebbe il diritto di far intervenire i carri armati precipitando così davvero l'ltalia proprio in quella situazione balcanica che si afferma di voler a tutti i costi evitare? Si dice (Panebianco) che l'ltalia non è ne il Quebec nè l'lrlanda del Nord perché da noi «non esiste alcuna forte minoranza linguistica o religiosa che possa legittimamente aspirare a una identità politica separata». Ma le unità linguistiche e/o religiose non sono di per sè necessarie nè sufficienti a fare un Paese, giocano molti altri elementi a cominciare da quello, decisivo, della volontà della gente di stare assieme. Croati e serbi parlano la stessa lingua, ma nessuno dubita, almeno oggi, che i primi fossero nel loro pieno diritto quando reclamarono la propria indipendenza da uno stato, quello jugoslavo, in cui non si riconoscevano più. Si dice che la secessione è anticostituzionale perché in contrasto con l'art. 5 che proclama «La Repubblica una e indivisibile». Ma, a parte che ogni norma costituzionale può essere soggetta a revisione (se si eccettua l'art. 139 sulla forma repubblicana), questa disposizione è superata dal diritto alla autodeterminazione dei popoli solennemente sancito ad Helsinki e sulla base del quale è stato possibile riconoscere a livello internazionale l'indipendenza della Slovenia e della Croazia dalla Jugoslavia (anche la Costituzione jugoslava proclamava quella repubblica «una e indivisibile» ). Si dice infine che la democrazia «non è solo “volontà della maggioranza”, ma anche tutela degli inalienabili diritti della minoranza» (ancora Panebianco). E certamente un'eventuale secessione del Nord non potrebbe avvenire a maggioranza semplice, ma se l '80 o il 90% di queste popolazioni manifestassero la volontà di lasciare l'Italia nessuno potrebbe impedirglielo, se non con la forza. Inoltre sarà utile ricordare che l'unità d'ltalia fu ottenuta con plebisciti risicati, che escludevano dal voto una buona parte della popolazione e che furono delle autentiche farse.Giuridicamente quindi nulla osta, se ce ne fosse la reale volontà, a una secessione. Ma, a parte questo, l'unità di un Paese, come qualunque altra cosa, regge fino a quando è utile a coloro che la costituiscono. Lo stato nazionale non è un valore assoluto ed eterno. È solamente la forma di organizzazione che i popoli si sono data per alcuni secoli. Esso nacque essenzialmente per ragioni di difesa e di integrazione economica. Ma oggi gli stati nazionali sono, in genere, e sicuramente lo è l'ltalia, troppo piccoli per assicurare la difesa e troppo grandi per poter rispondere a quelle esigenze di identità che, di fronte al pressante processo di omologazione mondiale portato dall'industrialismo, si fanno sempre più prepotenti. In quanto all'integrazione economica da più parti si comincia a capire che se è troppo stretta funziona come un coltello messo alla gola delle realtà più deboli. Ecco perché l'Europa del futuro non è quella bottegaia di Maastricht. Ma un'Europa unita innanzitutto politicamente e militarmente i cui punti di riferimento periferici, largamente autonomi o addirittura pienamente sovrani, non siano più gli stati nazionali, quasi sempre disomogenei, spesso screditati, ma comunità regionali più omologhe dal punto di vista etnico, culturale ed economico. Insomma un'Europa delle «piccole patrie», dei popoli e non degli stati.

    from:
    massimofini.it

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    27 May 2009
    Messaggi
    186
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    Bei tempi, oggi massimo fini dalle colonne del fatto quotidiano o dal suo blog parla in favore dell'italia unita e contro il sole delle alpi.

  3. #3
    Forumista
    Data Registrazione
    11 Jan 2011
    Località
    PADOVA
    Messaggi
    238
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    non è che parla contro la lega ?

  4. #4
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    35,472
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    Citazione Originariamente Scritto da alberto90 Visualizza Messaggio
    non è che parla contro la lega ?

    Parla per il suo portafoglio.
    Magari tra una sbronza e l'altra.
    Hai presente il suo compagno dei "girotondi" di sinistra?
    Questo è della stessa risma.
    Intellettualoidi del c....
    Inutile farsi illusioni o contare su questa gente.

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    7,255
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    non si può tacciare massimo fini di venalità. l'unica accusa che gli si può rivolgere è di aver creduto a Craxi per qualche anno.
    è sempre stato un giornalista indipendente. possono non piacere le sue idee , ma nella sua vita da professionista dell'informazione ha pagato duramente di persona le sue posizioni da bastian contrario.

  6. #6
    Et placata sic ira divina
    Data Registrazione
    28 May 2009
    Località
    Giza Necropolis
    Messaggi
    1,250
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    Citazione Originariamente Scritto da Padanik Visualizza Messaggio
    Bei tempi, oggi massimo fini dalle colonne del fatto quotidiano o dal suo blog parla in favore dell'italia unita e contro il sole delle alpi.
    ???


    Ebbene sì, sono un traditore Antonio Di Pietro ha dichiarato: “Chi è contro l’Unità d’Italia è un traditore”. Io sono un traditore. L’Italia migliore e più vitale è stata quella preunitaria. L’Italia dei Comuni, delle Repubbliche Marinare, dei Granducati. L’Italia-laboratorio dove, con l’affermarsi, a Firenze e nel piacentino, di una forte classe di mercanti (che oggi si chiamano imprenditori) ha avuto inizio la Modernità. L’Italia della grande letteratura, Dante, Petrarca, Cavalcanti, Boccaccio, poi il Tasso e l’Ariosto su su fino a Foscolo, Manzoni, Leopardi. L’Italia della grande arte, Piero della Francesca, Paolo Uccello, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Caravaggio, Tiziano, Tiepolo. L’Italia delle cattedrali, delle chiese, delle pievi, dei borghi e del suo straordinario paesaggio (oggi ampiamente e unitariamente sconciato) che sono poi i motivi per cui i turisti stranieri vengono ancora da noi.

    L’Italia unitaria, dal punto di vista culturale, ha avuto ancora un buon periodo ai primi del Novecento, con le avanguardie, la grande stagione delle riviste, La Voce, La Ronda, La Cerba, il Leonardo e durante il fascismo, dove fummo primi in un settore modernissimo quale il design industriale. Sul secondo dopoguerra, cinema e qualche eccezione a parte, è meglio stendere un velo pietoso.

    Politicamente l’Italia unita ha fatto due guerre. Una l’ha vinta cambiando alleato, nell’altra ha sbagliato alleato e l’ha persa nel più ignominioso dei modi spaccando, in questo caso sì, il Paese in due. Piazzale Loreto resta, simbolicamente e concretamente, una vergogna indelebile. Nel dopoguerra, a parte l’euforia della ricostruzione (è facile essere felici quando si è salvata la pelle), è stato un disastro, soprattutto a partire dalla fine degli anni Sessanta. Siamo l’unico Paese al mondo ad avere quattro mafie (quella propriamente detta, la camorra, la ‘ndrangheta, la Sacra Corona Unita), ai primissimi posti per la corruzione, svuotati di ogni contenuto che non sia materiale e di ogni valore che non sia il Dio Quattrino. Che cosa dovremmo celebrare, presidente Napolitano?

    Lo Stato nazionale, come ogni costruzione umana, non è eterno. Ha avuto la sua funzione in un determinato periodo storico. Nacque, in Europa, per motivi di difesa ed economici perché l’infinità di dazi danneggiava quel libero mercato che proprio allora stava prendendo piede. Ma oggi, in Europa, nessuno Stato nazionale è così grande e forte da poter assicurare da solo la propria difesa, né così piccolo e coeso da poter dare risposta alle esigenze identitarie che, in epoca di globalizzazione, si fanno sempre più impellenti. In quanto al commercio non solo non ci sono più dazi ma, in Europa, nemmeno confini.

    Quando l’Europa sarà politicamente unita, gli Stati nazionali perderanno ogni ragion d’essere. I suoi punti di riferimento periferici non saranno più gli Stati, ma le “macroregioni”, cioè aree geografiche economicamente, socialmente, culturalmente e climaticamente coese, che potranno anche superare gli attuali confini nazionali (non si vede perché non dovrebbero unirsi, per esempio, la Savoia e la Valle d’Aosta, il Tirolo con l’Alto Adige e il Trentino, la Riviera di Ponente con la Costa azzurra e la Provenza). Quelli che andiamo quindi gloriosamente a celebrare sono i 150 anni di un’istituzione morente.

    Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2011

    Ebbene sì, sono un traditore | Massimo Fini | Il Fatto Quotidiano

  7. #7
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    35,472
    Mentioned
    9 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Articolo di Massimo Fini del 1992 .

    Caro, o cara, Indrid,
    arrivi un po' tardi, comunque benvenuto/a.
    Per dime can.
    Nessuno nega le scelte di Fini, come d'altra parte quelle tanto amate da alcuni sinistroidi del menzionato Moretti o di altri similari di qualsiasi colore che è inutile elencare.
    Intendevo dire che non è esaltandoci per questo o quell'articolo di gente così che si farà la Padania.
    SOLO ATTRAVERSO I SOLDINI si può arrivare, il resto sono cazz...
    Ultima modifica di ventunsettembre; 03-03-11 alle 01:44

 

 

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226