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  1. #1
    Pasdar
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    Predefinito Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Queste righe di riflessione a proposito dei diritti umani e della giustificazione offerta per le ingerenze non sarebbero mai state scritte senza il contributo fondamentale dell'articolo "La sclerosi umanitaria" di G. Gabellini, di cui anzi queste righe non sono che un tentativo di elaborazione e riflessione aggiuntiva.

    In questi ultimi due mesi, si sta assistendo ad un sommovimento politico generalizzato in Nord Africa, area dalle molteplici valenze strategiche, commerciali e politiche, legittimato agli occhi dell’opinione pubblica occidentale con un “bisogno di democrazia e di rispetto dei diritti umani”.
    Questa legittimazione afferma che i capi degli Stati oggetto di – preteso – rovesciamento del potere avrebbero meritato questo esito in ragione delle misure di Governo dal carattere “totalitario” con cui avrebbero ridotto nel “terrore” interi popoli, violando sistematicamente quei diritti umani posti dalla dottrina occidentale: la Tunisia per prima, l’Egitto fino al 18 febbraio, e ora la Libia di Gheddafi.
    Questa dottrina di giustificazione, a prescindere da ogni valutazione complessiva e di merito che si può avere dei diritti umani, è una dottrina di giustificazione che ha una dimensione apparentemente individualistica all’estremo, capace di porre in secondo piano ogni tipo di società e di comunità rispetto all’uomo singolo. Secondo la dottrina dei diritti umani – e si badi che il termine “dottrina” non è impiegato in senso apologetico o denigratorio – l’uomo inteso come ente a sé stante è prioritario rispetto a qualsiasi altra formazione sociale. Si afferma il valore dell’individuo come supremo e superiore a tutto e a tutti, e lo si pone come facente parte di una “umanità” sostanzialmente e non solo formalmente eguale.
    Tale concezione è sì molto affascinante, ma anche, fuori dalle illusioni perbeniste più che progressiste, densa di contraddizioni. Essa parte da un irreversibile ed estremo individualismo, facendo dell’Uomo (astratto, e non concretamente calato in una sua precisa realtà storica) la misura di tutte le cose ma arriva in un universalismo che ricalca la Legge di Natura in quanto valida in ogni tempo e in ogni condizione storica. Si opera quindi un’esaltazione dell’unicità del singolo e contemporaneamente si inserisce quest’unicità del singolo in una cornice di sostanziale eguaglianza, facendo dell’umanità, ma anche di qualsiasi gruppo sociale che ricomprenda più individui, una mera somma delle unicità dei suoi componenti.
    La conclusione logica è che l’eguaglianza affermata di tutti gli individui nega implicitamente la loro unicità: esisteranno sempre delle disparità – umane, morali, spirituali – non solo nella qualità ma anche nella misura. Pertanto, la tesi secondo cui tutti sarebbero “egualmente unici” non fa che compendiare in sé un ossimoro e che anzi offre il fianco destro per un'operazione di sostanziale livellamento generale.
    Nessuna cultura, nessuna identità, nessuna particolarità sociale è potenzialmente al sicuro da un simile approccio.
    Il difetto principale della dottrina dei diritti umani è la sua astrattezza. Non si considera l’Uomo come uomo concreto, e l’umanità è altrettanto astratta e "sempre esistita": se può apparire ammirevole il tentativo di andare oltre le formazioni sociali transitorie, si registra una stridente torsione con l'ambito - più che mai concreto - di applicazione di questa dottrina. Il pericolo principale della dottrina dei diritti umani è il fatto che rifiuta sin dal principio di riconoscere le effettive differenze che esistono tra gli uomini: e così uno sarà meno tutelato di come dovrebbe esserlo, e uno lo sarà eccessivamente. Tolta qualche assunzione di base, i diritti nell’uomo non sono una creazione divina, ma sono un prodotto concreto, che è scaturito dalla Storia, dalla Tradizione e dalla prassi di ogni gruppo, comunità o popolo.
    È più libero chi è costretto in nome dei diritti umani a rinunciare alle tradizioni che gli sono proprie o chi è tenuto dalle proprie tradizioni a comportamenti determinati?
    I diritti, come tutti i valori non fondamentali, pertanto hanno una duplice veste, assieme assoluta e relativa. All’interno della comunità dove si sono sviluppati, essi sono assoluti, per il semplice fatto di essersi sviluppati. All’esterno della comunità, invece, sono del tutto relativi, e validi solo fintanto che vengono riferiti alla comunità di origine.
    Mi sembra opportuno ricordare infatti che qualsiasi orizzonte di riferimento politico è per il fatto stesso di essere politico, e quindi sottoposto a diversità che si relazionano tra di loro, un contesto radicalmente plurale e anzi composto da più fratture di conflitto. È questa l’impostazione seguita da Carl Schmitt, che giunge all’impossibilità non solo logica, ma anche concretamente storica di raggruppare politicamente in armonia e pace tutti i popoli della terra.
    Ad un livello più microscopico e immediato è una teoria seguita anche da certa scienza politica, in primo luogo dalla scuola di Giovanni Sartori, che ha elabroato la teorica partitica delle fratture.
    Se questa armonia fosse raggiunta, se si creasse una convivenza tra visioni del mondo, religioni, popoli e classi, è la tesi di Schmitt, la politica semplicemente non avrebbe più ragion d’essere, in quanto momento di mediazione relativamente pacifica dei contrasti.
    Questo cammino deciso in direzione della meta indicata dal filosofo e giurista tedesco come estinzione di politica e di Stato e in direzione del pensiero unico non comporta però, necessariamente, l’estinzione della guerra. Anzi, se una realtà sociale di tal fatta potrà condurre una guerra, questa guerra sarà condotta in nome dell’umanità, e quindi ad un livello infinitamente più totalizzante di quanto non sia condotta ora, dove il Nemico rimane un essere umano.
    Abbandonando Carl Schmitt per ricollegarci alla realtà attuale, le pretese imperialistiche che appena un secolo fa erano chiamate con il loro nome – azioni di guerra per aumentare la potenza di uno Stato – ora sono contrabbandate come “ingerenze umanitarie”: il Kosovo negli anni Novanta, il Nord Africa ora, producendo situazioni di completo dissesto a tutto vantaggio di note concentrazioni finanziarie.
    Il problema eminente per chi si propone una qualche azione politica in questo senso non è tanto il cercare di influenzare la decisione di vertice – impresa del tutto impossibile – ma quello di contrastare coloro che in buona fede appoggiano la sostanziale legittimità, in quanto capace di produrre un aumento di libertà alla Rousseau e, alquanto egocentricamente, ad occidentalizzarsi, che nella logica dei diritti umani equivale pressappoco alla redenzione ultima del popolo tramite il suo sfarinamento.
    L’ingerenza umanitaria ha anche una rilevanza giuridica, del tutto trascurata dalle cronache odierne ma, di fatto, operante nella stessa giustificazione ex-post della Seconda Guerra Mondiale e da allora fatta accettare non solo come “naturale” ma anche come “giusta” e comunque verso cui tendere.
    Questa giustificazione della guerra come “ingerenza umanitaria” stanno inficiando il principio stesso del diritto internazionale per come è stato fissato alla nascita dello Stato moderno, vale a dire alla Pace di Westfalia del 1648. La Pace di Westfalia è rilevante poiché ha fissato come cardine dell’essenza della Sovranità la incapacità da parte di un altro Stato sovrano (o di una coalizione di Stati più o meno sovrani, per operare un parallelismo con la situazione attuale) di intervenire negli affari interni onde impedire violazioni della “Legge di Natura” prima e “Diritti umani” ora.
    In modo particolare, è da riconoscere come gli Stati Uniti si siano assunti il “diritto” di rappresentare una astratta “comunità internazionale” al fine di tutelare i propri interessi strategici, approfittando delle molteplici e affermate “violazioni dei diritti umani”.
    Tale approccio, anche dando per scontato ciò che scontato non è, e cioè che la “comunità internazionale” nei suoi membri più potenti sia davvero interessata a ingerire in nome dei “diritti umani”, non è solo pericoloso per il concetto stesso della sovranità, ma anche per il ruolo che è corretto assegnare alla giustizia.
    Un processo di questo genere porta con se elementi abissalmente differenti tra loro: da un lato, la negazione della sovranità come carattere assoluto di uno Stato, ridotto sempre di più ad un erogatore di servizi, senza che si costituisca un ordine politico trascendente la realtà statuale, dall'altro il diffondersi di una nuova religione secolarizzata, senza (ancora) sacerdoti e rituali, ma con una grandissima forza cogente, non fosse altro per l'adesione ricevuta da parte di tutti i produttori rilevanti di opinione.
    Non è un’affermazione apodittica, ma si ricollega al concetto stesso dei diritti umani, che sono fortemente individualistici. Questo vero e proprio culto dei diritti umani individualistici produce, inevitabilmente, una perdita di significato e di rilevanza di ogni società e comunità.
    Il carattere sostanzialmente individualista della dottrina dei diritti umani è degenerata nello stesso ambiente liberaldemocratico occidentale nell'ambito del quale è stata concepita, con la tendenza a sovrapporre i concetti di “diritto” e di “bisogno”, sempre meno vitale e fondamentale. Questa tendenza, che personalmente giudico pericolosa per la tenuta di ogni sistema sociale, a maggior ragione se costretto a confrontarsi con sistemi sociali alieni ai “diritti umani”, a un livello più macroscopico finisce con l’equiparare ai diritti non già i bisogni (per la sopravvivenza) ma gli interessi, in base alla naturale tendenza umana di confliggere.
    Per salvaguardare almeno in parte l’ordine sociale si è scelto di appoggiare la giuridicizzazione delle relazioni umane, che ha condotto alla percezione anche normativa del giudice come di colui deputato a risolvere efficacemente i contrasti, ambito teoricamente principale del politico: dalla pietà del Re si è passati alla clemenza della Corte, con effetti gravi non tanto sulla "imparzialità" del giudice (quella è propaganda buona per il quotidiano), quanto piuttosto sulla autorevolezza del potere politico, e della conseguente cura posta nella sua selezione: e il potere politico è il potere che sovrintende all'utilizzo della forza coattiva, l'ultima fonte, per dirla con Mao Zedong, dell'autorità e della potesta di governo.
    Se con il pretesto – sia esso fondato o meno – dei diritti umani si colora di giustizia ciò che è politica, inevitabilmente con un precedente del genere il concetto stesso di giustizia viene a trovarsi sovraordinato al concetto di politica, quando è evidente che la stessa giustizia umana sia un modo di applicazione delle determinazioni del potere politico, che produce le leggi che la giustizia deve applicare. È la giustizia che promana dalla politica (e dalla forza), e non è il contrario né lo può essere.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    riflessione estremamente interessante, complimenti Def !

  3. #3
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    I diritti umani sono una finzione illusoria ma quando una finzione illusoria consegue dei risultati questi risultati non sono illusori.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Citazione Originariamente Scritto da Illuminatus Visualizza Messaggio
    I diritti umani sono una finzione illusoria ma quando una finzione illusoria consegue dei risultati questi risultati non sono illusori.
    Pan-idee globali post-moderne per erodere i competitors. :sofico:

    carlomartello

  5. #5
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Particolarmente interessante la conclusione: "È la giustizia che promana dalla politica (e dalla forza), e non è il contrario né lo può essere."

    La pensi veramente cosi' Defender (beninteso, concorderei)?

    Comunque questa neo-religione dei diritti umani è ciò che di più aberrante ""l'Uomo"" abbia messo al mondo. Le vera religione dei deboli, il vero cristianesimo di Nietzsche.
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 28-02-11 alle 16:36

  6. #6
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Citazione Originariamente Scritto da Angelus Mortis Visualizza Messaggio
    Particolarmente interessante la conclusione: "È la giustizia che promana dalla politica (e dalla forza), e non è il contrario né lo può essere."

    La pensi veramente cosi' Defender (beninteso, concorderei)?
    Dipende se si è svegliato giusnaturalista oppure no. Ma anche da credente nel diritto naturale qualora intendesse parlare dell'applicazione fattuale in questa terra e non del giudizio divino o dell'iperuranio non potrebbe esprimersi diversamente.
    Ultima modifica di Illuminatus; 28-02-11 alle 16:37

  7. #7
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Infatti. Credo si tratti del secondo caso.
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 28-02-11 alle 16:38

  8. #8
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Citazione Originariamente Scritto da Illuminatus Visualizza Messaggio
    Dipende se si è svegliato giusnaturalista oppure no. Ma anche da credente nel diritto naturale qualora intendesse parlare dell'applicazione fattuale in questa terra e non del giudizio divino o dell'iperuranio non potrebbe esprimersi diversamente.
    Sta affa 'n casino.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Sta affa 'n casino.
    Ci fai un commento? Così, ho voglia di confrontare le generazioni emergenti
    Ultima modifica di Illuminatus; 28-02-11 alle 16:49

  10. #10
    SMF
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    Predefinito Rif: Diritti Umani, Politica, Giustizia: qualche riflessione sparsa

    Citazione Originariamente Scritto da Illuminatus Visualizza Messaggio
    Ci fai un commento? Così, ho voglia di confrontare le generazioni emergenti
    Ho capito. Ti vuoi divertire un po'. A breve commento. :gluglu:

 

 
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