Le piccole patrie faranno più grande l'Europa
Da gennaio la Cecoslovacchia non esisterà più. Al suo posto ci saranno due Stati sovrani, Boemia e Slovacchia, anche se legati fra loro da un sistema di difesa comune. Dopo il «no» al recente referendum costituzionale è molto probabile che il Quebec vada verso una piena indipendenza dal Canada. La Cecoslovacchia era unita da tre quarti di secolo, il Quebec fa parte integrante del Canada dal 1791 (Canada Act), eppure nè in Cecoslovacchia si sono fatte tragedie per la scissione, nè ci si appresta a farle in Canada. Come mai allora in Italia la sola possibilità di una secessione del Nord provoca reazioni isteriche o addirittura truculente anche da parte di commentatori Solitamente pacati come Angelo Panebianco che ha scritto (Corsera, 29/10) che in una simile eventualità lo Stato avrebbe il diritto di far intervenire i carri armati precipitando così davvero l'ltalia proprio in quella situazione balcanica che si afferma di voler a tutti i costi evitare? Si dice (Panebianco) che l'ltalia non è ne il Quebec nè l'lrlanda del Nord perché da noi «non esiste alcuna forte minoranza linguistica o religiosa che possa legittimamente aspirare a una identità politica separata». Ma le unità linguistiche e/o religiose non sono di per sè necessarie nè sufficienti a fare un Paese, giocano molti altri elementi a cominciare da quello, decisivo, della volontà della gente di stare assieme. Croati e serbi parlano la stessa lingua, ma nessuno dubita, almeno oggi, che i primi fossero nel loro pieno diritto quando reclamarono la propria indipendenza da uno stato, quello jugoslavo, in cui non si riconoscevano più. Si dice che la secessione è anticostituzionale perché in contrasto con l'art. 5 che proclama «La Repubblica una e indivisibile». Ma, a parte che ogni norma costituzionale può essere soggetta a revisione (se si eccettua l'art. 139 sulla forma repubblicana), questa disposizione è superata dal diritto alla autodeterminazione dei popoli solennemente sancito ad Helsinki e sulla base del quale è stato possibile riconoscere a livello internazionale l'indipendenza della Slovenia e della Croazia dalla Jugoslavia (anche la Costituzione jugoslava proclamava quella repubblica «una e indivisibile» ). Si dice infine che la democrazia «non è solo “volontà della maggioranza”, ma anche tutela degli inalienabili diritti della minoranza» (ancora Panebianco). E certamente un'eventuale secessione del Nord non potrebbe avvenire a maggioranza semplice, ma se l '80 o il 90% di queste popolazioni manifestassero la volontà di lasciare l'Italia nessuno potrebbe impedirglielo, se non con la forza. Inoltre sarà utile ricordare che l'unità d'ltalia fu ottenuta con plebisciti risicati, che escludevano dal voto una buona parte della popolazione e che furono delle autentiche farse.Giuridicamente quindi nulla osta, se ce ne fosse la reale volontà, a una secessione. Ma, a parte questo, l'unità di un Paese, come qualunque altra cosa, regge fino a quando è utile a coloro che la costituiscono. Lo stato nazionale non è un valore assoluto ed eterno. È solamente la forma di organizzazione che i popoli si sono data per alcuni secoli. Esso nacque essenzialmente per ragioni di difesa e di integrazione economica. Ma oggi gli stati nazionali sono, in genere, e sicuramente lo è l'ltalia, troppo piccoli per assicurare la difesa e troppo grandi per poter rispondere a quelle esigenze di identità che, di fronte al pressante processo di omologazione mondiale portato dall'industrialismo, si fanno sempre più prepotenti. In quanto all'integrazione economica da più parti si comincia a capire che se è troppo stretta funziona come un coltello messo alla gola delle realtà più deboli. Ecco perché l'Europa del futuro non è quella bottegaia di Maastricht. Ma un'Europa unita innanzitutto politicamente e militarmente i cui punti di riferimento periferici, largamente autonomi o addirittura pienamente sovrani, non siano più gli stati nazionali, quasi sempre disomogenei, spesso screditati, ma comunità regionali più omologhe dal punto di vista etnico, culturale ed economico. Insomma un'Europa delle «piccole patrie», dei popoli e non degli stati.
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massimofini.it




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