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  1. #1
    Giusnaturalista
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    Cool Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    di Filippo Matteucci

    Penso che tutta la storia e la mappatura filosofica delle ideologie siano da riscrivere, per lo meno a partire dall’Illuminismo. Ai soggetti provenienti da famiglie prive di identità che ci vengono a dire come deve andare il mondo, quando essi stessi non sanno né chi sono né perché esistono, non possiamo che opporre lo ius naturalis e i suoi capisaldi: la proprietà privata e il libero mercato. Proprietà privata e libero mercato impongono di buttare le ideologie nel pattume, una volta per tutte: gli errori mentali e il regresso di civiltà dei nostri nonni del Novecento, un secolo di istupidimento di massa e di follia collettiva, non dobbiamo pagarli noi.

    Occorre piuttosto imparare a riconoscere quando democrazie formali delegate nascondono tirannie oligarchiche e stataliste: le famiglie dei tiranni e i loro clientes, in questo caso, vogliono controllare e ingessare il mercato, e pretendono di vivere sulle spalle dei cittadini contribuenti, dei ceti produttivi. Per impossessarsi della ricchezza creata e guadagnata dai ceti produttivi, tassano gradualmente ogni azione che il lavoratore compie nella sua vita, ogni ambito della sua esistenza. Salari e stipendi, consumi, atti amministrativi, risparmi, case, trasferimenti di proprietà, il pieno di benzina o di carburante per il riscaldamento, tutto diventa occasione per imporre balzelli ed estorcere così denaro a chi se lo è sudato.

    Oggi, vengono a raccontarci che vogliono diminuire le tasse sul reddito da lavoro dipendente; i soldi per far ciò però li trovano raddoppiando le tasse sui risparmi dei lavoratori dipendenti, dei poveri Cristi, di coloro che non possono emigrare o almeno portare i loro risparmi all’estero. In questo consiste la famigerata armonizzazione (o riordino), cioè l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Le quali ovviamente non sono rendite, ma sono i sudati, tartassati, inflazionatissimi risparmi di lavoratori e pensionati, che già non rendono nulla, visto che a causa dell’inflazione i rendimenti reali sono oggi negativi. Chi vive di rendita sono caso mai i membri del “politburò”, i maggiordomi dei padroni, coloro che hanno venduto il loro consenso in cambio di uno di quei posti pubblici d’oro o di comode poltrone politiche, con scarso engagement e lauti stipendi: rendite, appunto.

    I dominanti di oggi possono essere raffigurati da una piramide: al vertice abbiamo le odierne famiglie reali, le famiglie della grande impresa assistita, sovvenzionata, sussidiata, i padroni assoluti dello Stato, e le famiglie dei boss delle cosche. Nel mezzo troviamo i maggiordomi privilegiati, coloro che occupano le poltrone ben retribuite delle cariche politiche, amministrative e burocratiche, il “Politburò”. Alla base abbiamo quella parte di dipendenti pubblici assolutamente inutile, coloro che, per timore di dover combattere sul libero mercato, hanno venduto il loro consenso in cambio di un “posto” pubblico, per un misero stipendio, disprezzati dai loro stessi protettori. Tutti gli appartenenti a questa piramide producono poco e male: il sistema si regge e va avanti utilizzando la ricchezza creata da altri, dai ceti produttivi: piccole e medie imprese, dipendenti del settore privato, lavoratori autonomi, e quella parte del pubblico impiego realmente necessaria al paese.

    La tirannia e l’oppressione consistono nel costringere questi ceti produttivi a mantenere, per forza e contro la loro volontà, gli altri ceti parassitari. Il fisco serve prevalentemente a questo. Oggi la lotta di classe non è più tra proletari contro borghesi, ma tra lavoratori contro parassiti, tra ceti produttivi contro il “Politburò”.

    Il fine degli attuali dominanti è lo sterminio dei ceti medio-bassi, ai quali deve essere tolta ogni velleità di formarsi un piccolo patrimonio familiare. La logica redistributiva toglie ai medio-piccoli per dare ai grandi e grandissimi, con una evidente finalità di proletarizzazione (leggi: schiavizzazione) di chiunque non appartenga alle famiglie e alle cosche al potere. Questo processo di proletarizzazione è stato studiato e progettato fin nei minimi dettagli, ed è uno strumento di mantenimento del potere. Ovviamente viene travestito da “redistribuzione a favore delle famiglie, dei lavoratori dipendenti, dei proletari” proprio nel momento in cui sono le famiglie e i lavoratori a essere colpiti, penalizzati, impoveriti dal continuo aumento della pressione fiscale. Tassare salari e stipendi, tassare consumi, tassare risparmi, tassare case, tassare i carburanti o quant’altro è sempre la stessa cosa: sono tutti aumenti della pressione fiscale contro il popolo e a favore dei dominanti e dei loro lacchè. Socializzazione dei costi del consenso vuol dire semplicemente che i dominanti si pagano servi e consenso coi soldi pubblici, coi soldi nostri, quelli che ci tolgono con le tasse.

    Oggi, il massimo a cui un cittadino qualunque può aspirare, è che gli venga graziosamente concesso un posto pubblico, un boccone di pane, e, per i più ligi al regime, per quelli che portano più consenso, qualche poltrona d’oro. Non si azzardi il cittadino qualunque a mettersi in proprio, a iniziare un lavoro autonomo o imprenditoriale, un’attività produttiva: verrà immediatamente strozzato dalla burocrazia e dal fisco, e lavorerà per altri, per i poteri forti e per il loro stuolo di lacchè politici e burocrati. Manterrà col suo lavoro e con le sue tribolazioni i ceti parassitari.

    Per questo evitare l’ulteriore appesantimento della tassazione sui risparmi degli italiani rappresenta una sorta di “linea del Piave”, sulla quale dovrebbero attestarsi tutte quelle forze politiche, quei tributaristi e quegli economisti ancora dotati di un minimo di ragionevolezza, equità e dignità.

    I risparmi sono già tartassati dall’inflazione e dall’imposta sostitutiva: ancora non basta?

    Tutte le famiglie si sono accorte che il potere d’acquisto dei loro poveri risparmi è stato decimato dall’inflazione. E l’inflazione è una tassa, anzi, è il più pesante e subdolo tributo di cui già si avvantaggia lo Stato. Tutti sperimentiamo quotidianamente che in Italia c’è un’inflazione ben superiore a quella ufficialmente dichiarata dall’ISTAT: questa inflazione reale è il tributo che i risparmiatori già pagano al fisco, cui si aggiunge l’attuale imposta sostitutiva del 12,5% che ora si vorrebbe iniquamente aumentare, con un intento demagogicamente e ideologicamente espropriativo. E, sottolineo, è assolutamente falsa, falsissima, l’affermazione ricorrente che il rendimento del risparmio è tassato meno dei redditi da lavoro o d’impresa.

    Il carico fiscale che le imprese subiscono, è di fatto contenuto: l’aliquota sul reddito d’impresa è fittizia, visto che si applica non su tutto il reddito, ma solo sul reddito imponibile, e qualsiasi commercialista è in grado di decimare l’imponibile del reddito d’impresa. Tutta una serie di fasce esenti, deduzioni e detrazioni sono poi previste per tutti gli altri tipi di reddito, a cominciare dal reddito da lavoro dipendente. Ciò non accade invece per l’imposta sostitutiva, che è un tributo ben diverso dall’imposta sul reddito. Ed è proprio l’imposta sostitutiva che già oggi colpisce i rendimenti dei risparmi: le sue aliquote si applicano quindi senza sconti su tutto il reddito nominale (ben maggiore di quello reale!) dei risparmi, fino all’ultimo centesimo, non essendovi alcuna possibilità di dedurre costi e spese dall’imponibile, né fasce esenti. Si applicano anche sulle perdite da inflazione! Quindi il paragonare l’aliquota solo nominalmente più alta del reddito d’impresa o di lavoro a quella del 12,5% sui redditi finanziari nominali non ha senso, e chi, in possesso delle dovute conoscenze giuridico-tributarie, fa tale paragone fra aliquote di imposte strutturalmente diversissime, lo fa in malafede, per infinocchiare chi di tributi non se ne intende.

    E quel neokeynesianesimo imperante, quel tassa e spendi, che tanto fa comodo ai ceti parassitari, è talmente insensato da illudersi che tassando i risparmi fino a ucciderli si spinge la gente a consumare di più, stimolando l’economia. No, non è così. L’effetto di una maggiore tassazione è esattamente il contrario: le possibilità economiche delle famiglie sono decimate dal calo dei rendimenti dei loro risparmi e dall’aumento dei costi per le abitazioni. Le famiglie si tengono ancora più stretti i loro risparmi, non consumano, non domandano i prodotti che le imprese offrono. Gli imprenditori di conseguenza non investono, e l’economia regredisce.

    Capiamoci, con l’assalto dei ceti parassitari ai risparmi dei lavoratori (le rendite finanziarie) il passaggio è epocale: nessun governo, anche ferocemente statalista, in passato era mai arrivato a tanta iniquità. Per impadronirsi dei nostri risparmi non si accontentano più dell’inflazione, oggi l’attacco espropriativo contro i risparmi degli italiani è diretto, frontale e pesantissimo: aumento, quasi raddoppio dell’imposta sostitutiva, che, si badi bene, e lo ripeto, è per sua struttura e per base imponibile molto più pesante e vessatoria, a parità di aliquota percentuale, della normale imposta sul reddito, con la quale in troppi, per ignoranza o malafede, la confondono. All’esproprio dei risparmi seguirà, già annunciato, l’attacco fiscale agli immobili, facilmente attuabile attraverso una revisione al rialzo delle rendite catastali. E, una volta tartassati risparmi e case, troveranno qualcos’altro da tassare, che so, i balconi (già ci hanno provato!), o i cessi dei laboratori degli artigiani, o le bottiglie di acqua minerale, o i cani e i gatti che ci teniamo in casa, in un’infinita pauperizzazione, un infinito asservimento di chi lavora e produce, di chi non è dei loro. Se non li fermiamo ora non li fermeremo più. Per questo la battaglia in difesa dei nostri risparmi va combattuta fino in fondo, questa “linea del Piave” non deve essere sfondata.

    Come sono bravi, coloro che vivono sulle nostre spalle, nel falsare il significato del linguaggio, nel camuffare con l’ideologia gli espropri che perpetrano a loro esclusivo vantaggio.

    Che fantasia affermare: “Vogliamo abbassare le tasse sui salari dei lavoratori, quindi raddoppiamo le tasse sui loro risparmi...”.

    Quanta gente sprovveduta e in buona fede si lascerà ancora prendere per i fondelli? Quanti poveri Cristi non capiranno che i tartassati sono sempre loro, che lavorano per far fare la bella vita a qualcun altro? E ripeto un mio vecchio suggerimento: chiediti sempre nelle tasche di quali famiglie vanno i soldi che lo stato ti toglie.

    Ultimo aggiornamento (Mercoledì 23 Febbraio 2011 14:01)



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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Da leggere, e rileggere. Bravo John.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.



    noi non le paghiamo le tasse.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Le tasse servono per mantenere una SOCIETA' ed una nazione. Non devono esistere PARASSITI perchè lo stato DEVE tagliare i rami secchi e malati del suo albero. Senza una società strutturata o una nazione ci riporteremmo a clan di potenti contornati dai loro protetti e dai loro servi della gleba....insomma....un bel passo in avanti nell'evoluzione!!!

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Non devono esistere PARASSITI perchè lo stato DEVE tagliare i rami secchi e malati del suo albero.

    L'esistenza dei libertari deriva dalla consapevolezza dell'impossibilità pratica del verificarsi di questa affermazione. La politica ha bisogno dei rami secchi e malati, per autoalimentarsi. Si chiama "clientelismo". Cedere benefici (pagati dal contribuente) in cambio di voti, per mantenere il culo sulla poltrona.
    Ultima modifica di Theremin; 24-02-11 alle 23:18
    I magnifici asini sardegnoli ma'acchiappano da sempre... (salvo.gerli)

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Filippo Matteucci... L'Avv. Filippo Matteucci...
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    Sbaglierò, ma mi sembra come un'intervista contro i contributi statali all'editoria che si legga su Libero o il Foglio.
    Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio


    noi non le paghiamo le tasse.
    Eh no caro papero, anche loro pagavano le tasse, magari non in euro o in dollari, però dividevano i frutti della caccia e dell raccolto, e in alcune popolazioni ad alcuni capi o figure di riferimento come sciamani ecc spettava più cibo addirittura.

    Solo nel piccolo mondo degli anarcocapitalisti esistono società senza capi, senza tasse, senza divisione e redistribuzione della ricchezza, senza protezione, senza monopolio della forza ecc ecc.

    E beh, lo ripeto, ci sarà stato un perchè non è mai esistita una società del genere... O meglio, magari c'è stata, però non è che abbia lasciato queste grandi tracce del suo passare...
    SARAI PAGATO ANCHE SENZA DOVERE FINGERE DI CONTARE TOMBINI

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Citazione Originariamente Scritto da Hieronimous Bosch Visualizza Messaggio
    Eh no caro papero, anche loro pagavano le tasse, magari non in euro o in dollari, però dividevano i frutti della caccia e dell raccolto, e in alcune popolazioni ad alcuni capi o figure di riferimento come sciamani ecc spettava più cibo addirittura.

    Solo nel piccolo mondo degli anarcocapitalisti esistono società senza capi, senza tasse, senza divisione e redistribuzione della ricchezza, senza protezione, senza monopolio della forza ecc ecc.

    E beh, lo ripeto, ci sarà stato un perchè non è mai esistita una società del genere... O meglio, magari c'è stata, però non è che abbia lasciato queste grandi tracce del suo passare...
    L'isola di LOST:gratgrat:
    Ultima modifica di carapintadas; 25-02-11 alle 09:11

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    I principali parassiti sono quei platelminti che le tasse non le pagano! :giagia: :gluglu:

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il fisco serve a mantenere i parassiti.

    Citazione Originariamente Scritto da Hieronimous Bosch Visualizza Messaggio
    Eh no caro papero, anche loro pagavano le tasse, magari non in euro o in dollari, però dividevano i frutti della caccia e dell raccolto, e in alcune popolazioni ad alcuni capi o figure di riferimento come sciamani ecc spettava più cibo addirittura.

    Solo nel piccolo mondo degli anarcocapitalisti esistono società senza capi, senza tasse, senza divisione e redistribuzione della ricchezza, senza protezione, senza monopolio della forza ecc ecc.

    E beh, lo ripeto, ci sarà stato un perchè non è mai esistita una società del genere... O meglio, magari c'è stata, però non è che abbia lasciato queste grandi tracce del suo passare...
    Il periodo dei liberi comuni medioevali è un valido esempio di società Anarcocapitalista. Un periodo fecondo di cultura e innovazione, crescita della ricchezza e dell'arte. Per non parlare del periodo della conquista dell'west nel nord america: di certo non erano quelle cagate da sparatoria (le sparatorie avvengono oggi con la presenza dello stato) che si vedono negli spaghetti western. Tra l'altro le relazioni oggi esistenti tra gli stati mondiali sono in regime di Anarcocapitalismo in quanto non regolati da un regime di monopolio mondiale della forza.
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