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    Wink La religione cosmica degli Indoeuropei

    La religione cosmica degli Indoeuropei
    di Michele Fabbri - 05/06/2009

    Fonte: Centro Studi La Runa

    Il Prof. Jean Haudry è un insigne studioso di indoeuropeistica, e il suo libro La religion cosmique des Indo-Européens è un saggio che propone ipotesi e indirizzi di ricerca molto suggestivi.

    Lo studio di Haudry esamina i concetti di giorno, di anno e di ciclo cosmico che svolgono un ruolo molto importante nella tradizione indoeuropea. Il termine indoeuropeo *dyéw-, che indica un’entità divina, designava originariamente il giorno o, ancor più precisamente, il cielo diurno e quindi i suoi abitanti divini. In contrapposizione a questo c’era il cielo notturno, abitato da creature demoniache. Si sviluppa poi l’idea di un cielo crepuscolare che segna il confine fra giorno e notte. Queste antiche concezioni cosmologiche si riflettevano nell’organizzazione della società, in cui le caste assumevano funzioni e attributi dei tre aspetti del cielo, con i relativi colori: bianco (il cielo diurno, coperto dalle nubi, che corrispondeva ai sacerdoti), rosso (il cielo crepuscolare che corrispondeva ai guerrieri), nero (il cielo notturno che corrispondeva ai lavoratori). Haudry ritiene che questa simbologia si possa ravvisare anche nel mito greco di Deucalione e Pirra, in cui Deucalione rappresenta il colore bianco, Pirra il rosso, e le pietre che i due gettano alle loro spalle il nero.

    Il libro poi esamina l’origine del nome “eroe” che per l’autore è legato alla sposa di Zeus, Hera. Prendendo spunto dalla formula sanscrita che definisce eroe colui che “conquista l’anno”, Haudry ritiene che l’eroe fosse inizialmente colui che attraversava la tenebra invernale: fuor di metafora questo significa che nelle fasi più arcaiche della storia indoeuropea la qualifica eroica era attribuita a chi riusciva a sopravvivere ai terribili inverni delle regioni nordiche. Tanto più che Haudry pensa che la sede originaria degli Indoeuropei fosse il territorio circumpolare, in cui la notte invernale si prolunga per settimane, e il cielo diurno appare quasi sempre coperto dalle nuvole (da qui il colore bianco associato al cielo invece di quello azzurro delle regioni mediterranee). Queste concezioni cosmologiche possono dare indicazioni su come interpretare miti e simboli indoeuropei. Ad esempio Haudry pensa che la cosiddetta croce celtica, generalmente interpretata come simbolo solare, rappresenti invece la ruota dell’anno con l’alternarsi delle stagioni. Stesso significato avrebbe la ruota a quattro raggi di Issione nella mitologia greca.

    Jeremie Benoît, Le paganisme indo-européenBuona parte del libro è dedicata al mito di Hera il cui nome, come ha mostrato F.R. Schröder, deriva dalla radice indoeuropea che designa l’anno, e più in particolare la bella stagione dell’anno. Da qui la connessione fra Hera, la divinità che annuncia la primavera, e gli “eroi” che hanno attraversato la tenebra invernale. Lo stesso leggendario eroe Eracle proviene da questa etimologia, e in tutte le mitologie indoeuropee, funzione dell’eroe è quella di raggiungere l’immortalità solare.

    L’attraversamento dell’inverno suggeriva la metafora del guado, e alcuni testi della mitologia nordica citano espressamente l’attraversamento dell’acqua “invernale”. Sopravvivenze medievali di queste concezioni si possono individuare nella storia di san Cristoforo, in cui il santo fa attraversare un fiume a un bambino portandolo sulle spalle e, dopo aver raggiunto l’altra sponda, riconosce nel fanciullo il Cristo: un tipico esempio di qualificazione iniziatica dopo il superamento di una prova.

    Haudry porta a sostegno delle sue tesi una quantità straordinaria di dati storici, archeologici e filologici che mettono a confronto le civiltà classiche con quelle dei Celti, dei Germani, degli Indiani, offrendo agli studiosi delle più svariate discipline delle possibilità di approfondimento decisamente stimolanti.


    Jean Haudry, La religion cosmique des Indo-Européens, Archè, Milano/Paris, 1987, pp.330, € 34,00.

    La religione cosmica degli Indoeuropei, Michele Fabbri

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: La religione cosmica degli Indoeuropei

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    La religione cosmica degli Indoeuropei
    di Michele Fabbri - 05/06/2009



    L’attraversamento dell’inverno suggeriva la metafora del guado, e alcuni testi della mitologia nordica citano espressamente l’attraversamento dell’acqua “invernale”. Sopravvivenze medievali di queste concezioni si possono individuare nella storia di san Cristoforo, in cui il santo fa attraversare un fiume a un bambino portandolo sulle spalle e, dopo aver raggiunto l’altra sponda, riconosce nel fanciullo il Cristo: un tipico esempio di qualificazione iniziatica dopo il superamento di una prova.



    La religione cosmica degli Indoeuropei, Michele Fabbri
    Bell'articolo, il fanciullo che esce o attraversa l'acqua è un archetipo jungiano, nonchè una delle figurazioni più comuni dell'Apollo delfico.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: La religione cosmica degli Indoeuropei

    Citazione Originariamente Scritto da socialistaprussiano Visualizza Messaggio
    Bell'articolo, il fanciullo che esce o attraversa l'acqua è un archetipo jungiano, nonchè una delle figurazioni più comuni dell'Apollo delfico.
    Che hai letto di Jung? mi affascina molto,vorrei scoprirlo,anche se per certi versi la sua interpretazione del paganesimo è un poò troppo scientista.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: La religione cosmica degli Indoeuropei

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    Che hai letto di Jung? mi affascina molto,vorrei scoprirlo,anche se per certi versi la sua interpretazione del paganesimo è un poò troppo scientista.
    Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: La religione cosmica degli Indoeuropei

    Citazione Originariamente Scritto da socialistaprussiano Visualizza Messaggio
    Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia.
    Bene,dovrebbero averlo in biblioteca.:giagia:

  6. #6
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    Predefinito Rif: La ginecocrazia dopo Evola, ovvero il mondo come vagina a cielo aperto

    Citazione Originariamente Scritto da Iperboreus Visualizza Messaggio
    Vediamo di fare un pò di ordine.
    Qual è il punto che si contesta ?

    Che l'attuale Europa/Occidente veda l'affermazione di una ginecocrazia strisciante, attraverso le ideologie del femminismo, dell' egualitarismo, dell'emancipazione individualista ?

    Che tale ginecocrazia sia un radicale rovesciamento della civiltà europea, intrinsecamente patriarcale e a guida maschile (non misogina, attenzione) ?

    Che tale rovesciamento sia una cosa negativa/sovversiva ?

    Su cosa convenite (lasciando perdere le differenze tra Evola, Reghini, Guenon, che esulano dalla faccenda) ?
    In realtà non è vero che la civiltà europea sia quella par excellence maschile,patriarcale,solare,stellare,solstiziale,b oreale,nasale (i nasi etruschi si) etc etc.
    Ultima modifica di Arthur Machen; 23-02-10 alle 18:16

  7. #7
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    Predefinito Rif: La ginecocrazia dopo Evola, ovvero il mondo come vagina a cielo aperto

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    In realtà non è vero che la civiltà europea sia quella par excellence maschile,patriarcale,solare,stellare,solstiziale,b oreale,nasale (i nasi etruschi si) etc etc.

    Ahi ahi ahi Arthur... che cosa mi vieni a scrivere... non sarai mica un seguace della Gjmbutas, che spaccia per Old Europe civiltà non-arye ??? hefico:
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



  8. #8
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    Predefinito Rif: La ginecocrazia dopo Evola, ovvero il mondo come vagina a cielo aperto

    Citazione Originariamente Scritto da Iperboreus Visualizza Messaggio
    Infatti. Oltre ad essere estremamente più antico, lo swastika è anche diffuso pressoché in tutto l'emisfero boreale. Che lo conoscano anche gli Etruschi ha una rilevanza scarsissima .
    affatto ! determinato che "emisfero boreale" è un termine omnicomprensivo dai significati molteplici e che al dunque risulta assai dispersivo, ricordiamoci (per chi non ne è al corrente..... ) che il "gentilizio" arya-nas è presente in origine anche, e sopratutto tra gli etruschi
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  9. #9
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    Predefinito Rif: La ginecocrazia dopo Evola, ovvero il mondo come vagina a cielo aperto

    Citazione Originariamente Scritto da Iperboreus Visualizza Messaggio




    Evola accoglie il bipolarismo Maschile-Femminile utilizzato da Bachofen, ma ne corregge l'impostazione evoluzionistica che li poneva in una successione cronologica unitaria (matriarcato > patriarcato). Si tratta invece di civiltà distinte sotto segno differente, che vanno ad interagire storicamente fra loro.


    1996: 620s., imputiamo alla Gimbutas e seguaci, tre errori di un certo rilievo. Il primo consiste nel fatto che l'archeologa non considerò che IE non aveva solo la concezione di un Ciclo padre, ma anche di una Terra madre, con la conseguenza, rimasta pertanto nascosta alla teoria dell'ar-cheologa, che il contrasto tra le due ideologie era un fatto strettamente interno alla società IE e non tanto un contrasto tra IE, per non dire PIE, e pre-IE: lo dimostra il fatto che tutte le lingue IE conservano tracce dell'ideologia, più antica, totemica e «matricentrica» del Paleolitico e dell'inizio, ancora, del Neolitico. Altro errore appare il non aver compreso come la religione del dio-padre-cielo, fondamentale in una società a classe anche pastorale, non sia un fatto tipico e peculiare dell'IE, bensì un fatto universale. Il terzo errore imputato alla Gimbutas è la mancata distinzione, a causa della cronologia troppo bassa, fra almeno quattro fasi, di cui le ultime tre sono assai ravvicinate tra loro. La prima fase, comune a tutta l'area del PIE, è quella che concerne il «ciclo». La seconda è quella di un ciclo divinizzato, che non può prescindere dall'inizio di manifestazioni religiose (e relativi culti), da ascrivere al Paleolitico Superiore e forse al Neolitico, quando l'agricoltura e i «cicli celesti», e relative manifestazioni, passano in primo piano, in un periodo circa il quale non si può parlare più da millenni (appare esagerato pensare a decine di millenni) di un'unità IE. La terza fase è quella di un dio antropomorfo, conseguenza della stratificazione sociale, che proietta nel ciclo i rapporti sociali di classi reggenti e classi subalterne, con proporzionale antropomorfizzazione di tutte le divinità del pantheon ereditato dal Paleolitico e dal Neolitico. Una classe dominante con poteri di vita e di morte sui subordinati poteva o doveva aver proiettato nel ciclo una simile concezione sui sovrumani, ancora più accreditati di forza e di potere per la loro stessa natura. La quarta fase, non lontana cronologicamente, viene dal predominio societario maschile, dal quale è logico che nasca la figura del dio-padre. Integriamo dunque ciò che abbiamo scritto all'inizio di questo paragrafo: dall'esistenza di dati linguistici IE riferentisi ai fenomeni celesti e ad una visione patriarcale del pantheon non si ricava nessun dato attendibile . Abbiamo visto, nell'elencare le quattro fasi, che sia il passaggio da «ciclo» a «dio» sia, ancor meno, quello da «dio» a «padre», proprio per la loro cronologia recente e seletta (in sanscrito tale figura è marginale e non fondamentale come nella religione greco-latina), non possono essere assolutamente PIE. Una conferma di questi fatti, oltre che dall'archeologia e dalla storia della società che si è potuta ricostruire, dal PIE all'IE senza anatolico e all'IE frammentato, viene dai vari nomi che assume il dio nelle lingue storiche IE. Li vediamo nel prossimo paragrafo

    4.1. La radice della divinità è *dyeus (*diièus, nom.) è un nome generico *déiwo-s. . Vedi della mia edizione di Gellio (libro XIII, capp. XIX-XXXI, Bologna 1999)


    Sito web docente di Franco Cavazza: Contatti
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

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  10. #10
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    Predefinito Rif: La ginecocrazia dopo Evola, ovvero il mondo come vagina a cielo aperto

    Citazione Originariamente Scritto da acchiappaignoranti Visualizza Messaggio


    1996: 620s., imputiamo alla Gimbutas e seguaci, tre errori di un certo rilievo. Il primo consiste nel fatto che l'archeologa non considerò che IE non aveva solo la concezione di un Ciclo padre, ma anche di una Terra madre, con la conseguenza, rimasta pertanto nascosta alla teoria dell'ar-cheologa, che il contrasto tra le due ideologie era un fatto strettamente interno alla società IE e non tanto un contrasto tra IE, per non dire PIE, e pre-IE: lo dimostra il fatto che tutte le lingue IE conservano tracce dell'ideologia, più antica, totemica e «matricentrica» del Paleolitico e dell'inizio, ancora, del Neolitico. Altro errore appare il non aver compreso come la religione del dio-padre-cielo, fondamentale in una società a classe anche pastorale, non sia un fatto tipico e peculiare dell'IE, bensì un fatto universale. Il terzo errore imputato alla Gimbutas è la mancata distinzione, a causa della cronologia troppo bassa, fra almeno quattro fasi, di cui le ultime tre sono assai ravvicinate tra loro. La prima fase, comune a tutta l'area del PIE, è quella che concerne il «ciclo». La seconda è quella di un ciclo divinizzato, che non può prescindere dall'inizio di manifestazioni religiose (e relativi culti), da ascrivere al Paleolitico Superiore e forse al Neolitico, quando l'agricoltura e i «cicli celesti», e relative manifestazioni, passano in primo piano, in un periodo circa il quale non si può parlare più da millenni (appare esagerato pensare a decine di millenni) di un'unità IE. La terza fase è quella di un dio antropomorfo, conseguenza della stratificazione sociale, che proietta nel ciclo i rapporti sociali di classi reggenti e classi subalterne, con proporzionale antropomorfizzazione di tutte le divinità del pantheon ereditato dal Paleolitico e dal Neolitico. Una classe dominante con poteri di vita e di morte sui subordinati poteva o doveva aver proiettato nel ciclo una simile concezione sui sovrumani, ancora più accreditati di forza e di potere per la loro stessa natura. La quarta fase, non lontana cronologicamente, viene dal predominio societario maschile, dal quale è logico che nasca la figura del dio-padre. Integriamo dunque ciò che abbiamo scritto all'inizio di questo paragrafo: dall'esistenza di dati linguistici IE riferentisi ai fenomeni celesti e ad una visione patriarcale del pantheon non si ricava nessun dato attendibile . Abbiamo visto, nell'elencare le quattro fasi, che sia il passaggio da «ciclo» a «dio» sia, ancor meno, quello da «dio» a «padre», proprio per la loro cronologia recente e seletta (in sanscrito tale figura è marginale e non fondamentale come nella religione greco-latina), non possono essere assolutamente PIE. Una conferma di questi fatti, oltre che dall'archeologia e dalla storia della società che si è potuta ricostruire, dal PIE all'IE senza anatolico e all'IE frammentato, viene dai vari nomi che assume il dio nelle lingue storiche IE. Li vediamo nel prossimo paragrafo

    4.1. La radice della divinità è *dyeus (*diièus, nom.) è un nome generico *déiwo-s. . Vedi della mia edizione di Gellio (libro XIII, capp. XIX-XXXI, Bologna 1999)


    Sito web docente di Franco Cavazza: Contatti


    Spazzatura storicistica, modernistica e tendenzialmente positivistica. Affermare che una determinata gerarchia del pantheon non sia che il riflesso di una operazione ideologica di classi dominanti (magari "per giustificare la loro oppressione") significa non essere molto distanti neppure dal marxismo.

    Secondo, i dati linguistici da soli dicono poco e devono essere integrati, per capirli, in un paradigma o visione generale del mondo. Evidentemente Dumezil a questo signore non ha insegnato nulla. Una etnia di norma esprime sempre una sua peculiare spiegazione della realtà, compiuta, coerente e autosufficiente, in cui ogni cosa trova il suo significato. Porre all'interno stesso di una tradizione una "lotta ideologica" tra due spiegazioni antitetiche significa non aver proprio alcuna sensibilità di tipo teoretico e speculativo.

    Terzo, parlare ancora di "ideologia totemica" per gli Indoeuropei nel XXI sec. è davvero disarmante, significa fare un balzo all'indietro di 2 secoli, fino al positivismo ottocentesco.

    Infine, dove stanno le prove della ideologia matricentrica e della universalità della preminenza del dio-padre-cielo ?
    Ultima modifica di Iperboreus; 24-02-10 alle 00:20
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