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    Predefinito La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    L'organizzazione ispirata e guidata da Licio Gelli, denominata Loggia Propaganda Due, nasce e si sviluppa nell'ambito della maggiore comunione massonica esistente in Italia: il Grande Oriente di Italia di Palazzo Giustiniani. Si rende pertanto necessaria una breve disamina della presenza massonica nel nostro paese e delle sue strutture al fine di comprendere e valutare nella sua esatta dimensione il fenomeno della Loggia massonica P2, oggetto di un apposito provvedimento di scioglimento votato dal Parlamento.
    La massoneria italiana si compone di due maggiori organizzazioni o "famiglie", comunemente indicate con il sintetico riferimento alla sede storicamente occupata, come di Palazzo Giustiniani e di Piazza del Gesù; questa si configura a sua volta come promanazione della prima a seguito di una scissione intervenuta nel 1908, in ragione di contrasti attinenti l'atteggiamento da assumere
    sulla legislazione concernente l'insegnamento religioso nelle scuole.
    Accanto a questi due gruppi di rilievo nazionale - la cui consistenza è valutabile tra i 15-20 mila iscritti per Palazzo Giustiniani e tra i 5-10 mila per Piazza del Gesù - sono presenti altri minori gruppi locali con una consistenza valutabile, per ognuno di essi, nell'ordine di alcune centinaia di iscritti.
    Prendendo in esame le due organizzazioni principali. va messo in rilievo, ai fini che qui interessano, che il modello strutturale assunto è quello di una distribuzione degli iscritti secondo una scala gerarchica modulata per gradi. Questa scala gerarchica conosce una divisione fondamentale tra Ordine, comprendente i primi tre gradi, e Rito, comprendente i gradi dal quarto al trentatreesimo, talché, mentre tutti coloro che fanno parte del Rito sono necessariamente membri dell'Ordine, non necessariamente vale l'assunto contrario. Trattasi in altri termini di due livelli collegati ma non coincidenti, l'uno sopraordinato all'altro secondo un modello di struttura
    verticalizzata che presiede a tutta l'organizzazione massonica, all'interno della quale poi la mobilità degli iscritti nella gerarchia è regolata dalla stretta applicazione del principio di cooptazione che determina ogni passaggio di grado, nonché l'ingresso nell'Ordine e poi nel Rito.
    Gli iscritti, a loro volta, sono raggruppati in logge aventi base territoriale; e la domanda di iscrizione ad una loggia è requisito fondamentale per l'ingresso di un "profano" nella massoneria, per cui, in linea di principio, non si può appartenere alla massoneria se non attraverso il momento comunitario della iscrizione ad una loggia. La massoneria di Palazzo Giustiniani con altre "famiglie" contemplava, oltre a tale situazione, la possibilità di accedere all'Ordine per iniziazione operata direttamente dal responsabile supremo - il Gran Maestro - senza pertanto sottostare alla votazione che sancisce l'ingresso dell'iniziando nell'organizzazione. I "fratelli" che venivano iniziati "sul filo della spada" si venivano pertanto a trovare in una posizione particolare ("all'orecchio" del Gran Maestro) sia per non avere una loggia di appartenenza, sia per il carattere riservato della loro iniziazione, intervenuta al di fuori delle ordinarie forme di pubblicità statutariamente previste; essendo pertanto la loro iniziazione nota solo all'organo procedente, il Gran Maestro, tali iscritti venivano designati come "coperti" ed inseriti d'ufficio in una loggia anch’essa "coperta" comprendente, per l'appunto, la lista degli iscritti noti solo al Gran Maestro.
    Tale loggia veniva designata come loggia "Propaganda"; ogni loggia poi essendo contrassegnata da un numero oltre che da un nome, la loggia "Propaganda" avrebbe avuto in sorteggio il numero due. Tale almeno è la spiegazione fornita dai responsabili massonici sull'origine di questa denominazione.
    Dalla vasta documentazione acquisita dalla Commissione nell'ambito di operazioni di perquisizione e di sequestro di documenti, secondo i poteri attribuiti dalla legge, è emerso che il fenomeno della "copertura" era comune alle altre famiglie ed interessava sia singoli iscritti che intere logge, rivestendo portata più ampia di quanto non rappresentato in questa prima schematica descrizione.
    E’ accertato che, sia in sede centrale che in sede periferica, era assai frequente l'uso di denominazioni fittizie per mascherare verso l'esterno, verso il mondo "profano", la presenza di strutture massoniche. Così ad esempio era prassi consueta intitolare a generici Centri studi i contratti dì affitto per i locali necessari all'attività della loggia; ed è dato rilevare come gli statuti di tali organismi non contenessero alcun riferimento alla massoneria e alle attività massoniche nel designare l'oggetto dell'attività dell'ente, salvo poi riscontrare una perfetta identità personale tra gli iscritti al Centro studi ed i membri della loggia. Nella linea del fenomeno descritto si poneva pertanto il Gelli quando intestava le varie sedi successivamente occupate dalla Loggia P2 ad un Centro studi di storia contemporanea che fungeva, anche a fini di corrispondenza tra gli iscritti, da copertura per l'organismo massonico da lui guidato. La tecnica impiegata realizzava una forma di copertura rivolta verso l'esterno, verso il mondo "profano", accanto alla quale deve essere
    esaminata una seconda forma di copertura rivolta in tutto od in parte all'interno della stessa organizzazione. Sono stati infatti rinvenuti documenti che fanno riferimento a logge coperte periferiche, ad una loggia coperta nazionale numero uno (presso l'organizzazione di Piazza del Gesù), ad un Capitolo nazionale riservato (presso il Rito Scozzese Antico ed Accettato di
    Palazzo Giustiniani).
    Sono stati inoltre acquisiti registri di appartenenti a logge (piedilista) nei quali gli iscritti venivano elencati invece che con il proprio nome, con soprannomi o pseudonimi di copertura. La documentazione in possesso della Commissione, ancorché frammentaria, testimonia in modo certo un modus procedendi all'interno delle organizzazioni massoniche improntato a connotazioni di riservatezza volte a salvaguardare le attività degli iscritti, o di alcuni settori, dall'indiscrezione e dall'interessamento non solo degli estranei all'istituzione, ma anche a parte, maggiore o minore, degli stessi affiliati alla comunione. Tale costume di vita associativa è stato dai massimi responsabili della massoneria rivendicato come una forma di riservatezza propria dell'istituzione, motivata dal rinvio ai contenuti esoterici che sarebbero propri della dottrina massonica, nonché dal richiamo a situazioni storiche di persecuzione degli affiliati. Ai fini che interessano nella presente relazione, va posto in rilievo che i fenomeni di copertura indicati erano comunque largamente invalsi nella vita delle varie famiglie massoniche con riferimento al periodo anteriore alla legge di scioglimento della loggia P2 e traevano alimento, oltre che nelle ragioni storiche addotte, largamente superate al presente, nell'assenza di un preciso quadro di riferimento normativo che desse attuazione alla norma costituzionale in materia di libertà di associazione. E’ sintomatico peraltro che, posteriormente all'approvazione della legge di scioglimento della Loggia P2, gli elementi più sensibili della massoneria si siano posti il problema della ortodossia di tali modelli organizzativi, risolvendolo nel senso di alcune modifiche statutarie, con la conseguente soppressione di organismi quali il Capitolo riservato e la Loggia nazionale coperta numero uno, come avvenuto presso la comunione di Piazza del Gesù.
    Accanto alla connotazione della riservatezza altra peculiarità dell'organizzazione massonica generalmente considerata, sulla quale soffermare l'indagine, è quella dello spiccato interessamento delle varie comunità massoniche verso le attività del mondo "profano". Se è pur vero che uno dei Iandmarks fondamentali della originaria massoneria inglese, che fungono da pietra miliare per le comunità massoniche di tutto il mondo, contiene il divieto di occuparsi di questioni politiche, una abbondante documentazione in possesso della Commissione dimostra che l'attività delle logge non è volta soltanto allo studio ed all'approfondimento di questioni esoteriche, ma abbraccia un vasto campo di interessi che trovano il loro momento di unificazione nella pratica massonica della solidarietà tra fratelli. La solidarietà esplica la sua funzione per le attività dell'affiliato nel mondo "profano", giungendo sino all'appoggio esplicito per i fratelli candidati, formalizzato in circolari tra gli iscritti, in occasione di consultazioni elettorali. Particolarmente significativo al riguardo è l'esempio di un modello organizzativo verificato presso la comunione di Piazza del Gesù: le camere tecniche professionali. Si tratta di organismi settoriali che, su iniziativa e propulsione del centro, raccolgono gli iscritti in ragione della professione esercitata. Viene pertanto affiancato al modello delle logge, che funzionano su base territoriale ed interprofessionale, un sistema di raggruppamento degli affiliati parallelo alla struttura delle logge ed organizzato su base nazionale, avente quale momento unificativo gli interessi e le attività "profane".
    Secondo tale schema troviamo così raggruppati i medici, i professori universitari e i militari, esempio questo degno di particolare attenzione, ove si consideri che la relativa "camera" rivestiva carattere di riservatezza. Va peraltro posto in rilievo che una ragione non ultima della pluralità di famiglie massoniche esistenti va probabilmente ricercata - oltre che in ragioni dì ordine puramente teorico - in una diversa consonanza di opinioni e di interessi in materie estranee alle questioni di esclusivo profilo esoterico. La stessa massoneria d'altronde rivendica a proprio merito l'aver rivestito un ruolo importante in vicende storiche del nostro paese, anche se, purtroppo, osta ad una esatta valutazione di tali affermazioni il carattere di riservatezza della istituzione, di cui si è trattato.
    Nasce da questa propensione all'intervento nelle attività "profane" ed in essa trova ragione di esistere, l'istituto tipicamente massonico della "solidarietà" tra gli affiliati, ovvero della mutua assistenza che essi si garantiscono nell'esercizio delle loro attività professionali e comunque delle vicende personali estranee alla vita associativa. La solidarietà tra fratelli rappresenta l'estensione al
    di fuori della comunione del vincolo associativo, che viene di tal guisa ad esplicare una efficacia di rilevante portata e nel contempo di difficile valutazione, attesa la riservatezza che gli affiliati mantengono nel mondo "profano" sull'esistenza del rapporto di reciproco affratellamento. La solidarietà massonica sanzionata in forma solenne al momento dell'iniziazione, costituisce infatti un elemento che potrebbe in sé considerarsi non solo legittimo ma perfettamente naturale, poiché appare. logico che individui che dichiarino di condividere i medesimi convincimenti morali ed esistenziali in ordine ai problemi fondamentali dell'uomo si sentano legati da un forte vincolo che per l'appunto viene chiamato "fraterno".
    Quello che induce non poche perplessità nell'osservatore esterno l'accentuata riduzione in termini pratici e concreti di tale affratellamento e la sua coniugazione con un radicato costume di riservatezza. Non è in altri termini la solidarietà in sé e per sé considerata a destare legittime riserve, quanto piuttosto la sua non avvertibilità sociale. Una avvertibilità che tanto più dovrebbe
    essere consentita quanto più chi ne è protagonista attribuisce ad essa effetti, di immediato rilievo terreno.
    In definitiva e per concludere sembra doversi rilevare il rischio che la solidarietà massonica, quando si traduca in una occulta agevolazione di successi personali, possa rendersi incompatibile con non poche regole della società civile, specie quando tale forma di solidarietà operi all'interno di carriere pubbliche.
    Ultima connotazione di ordine generale utile ai nostri fini è la rilevanza dell'aspetto internazionale della massoneria, che si pone come un contesto di organizzazioni nazionali fortemente legate tra di loro secondo due schieramenti, che, per quanto concerne l'Europa, possono identificarsi in una parte a primazia britannica verso la quale è orientata la comunione di Palazzo Giustiniani, ed una parte di orientamento cosiddetto latino egemonizzata dalla massoneria francese, alla quale si ispira la famiglia di Piazza del Gesù. In un più ampio contesto argomentativo si può dire che la massoneria vive sotto l’egida del mondo anglosassone, nell'ambito del quale il primato attribuito agli inglesi per motivi di tradizione è confrontato dalla grande potenza organizzativa della massoneria nord americana.
    Ai nostri fini il dato che viene particolarmente in luce è la connessione tra la massoneria statunitense e la comunione di Palazzo Giustiniani. Traccia di questi legami si rinviene nella presenza di tale Frank Gigliotti in momenti particolarmente qualificati nella storia recente della comunione di Palazzo Giustiniani.
    L'artefice del primo riconoscimento del Grande Oriente da parte della prestigiosa Circoscrizione del Nord degli USA (il iconoscimento da parte della Gran Loggia Unita di Inghilterra verrà soltanto nel 1982) fu infatti nel 1947 Frank Gigliotti, già agente della Sezione italiana dell'OSS dal 1941 al 1945, e quindi agente della CIA.
    Più tardi Gigliotti fu presidente del "Comitato di agitazione" costituitosi negli Stati Uniti per rispondere all'appello lanciato dai fratelli del Grande Oriente impegnati nella contestata opera di riappropriazione della casa massonica di Palazzo Giustiniani confiscata durante il periodo fascista, a seguito dello scioglimento autoritario dell'istituzione. Il compromesso tra il Grande Oriente e lo
    Stato italiano, patrocinato dai fratelli americani, fu siglato il 7 luglio 1960. L'atto di transazione fu sottoscritto dal ministro delle finanze Trabucchi e dall'allora Gran Maestro Publio Cortini, e vedeva presenti, al tavolo della firma di una stipula tutta italiana, l'ambasciatore americano, J. Zellerbach, e Frank Giglíotti.
    Sempre nel 1960 i fratelli americani intervennero attraverso il Gigliotti nell'operazione di unificazione del Supremo Consiglio della Serenissima Gran Loggia degli ALAM del principe siciliano Giovanni Alliata di Montereale (il cui nome sarà legato alle vicende del golpe Borghese, a quelle della Rosa dei Venti, alle organizzazioni mafiose), poi finito nella Loggia P2, con il Grande Oriente. Sembra che quella dell'unificazione del Grande Oriente con la massoneria di Alliata, di forte accentuazione conservatrice, sia stata la condizione posta da Gigliotti in cambio dell'intervento americano nelle trattative con il Governo italiano concernenti il Palazzo Giustiniani.
    L'unificazione comportò l'estensione al Grande Oriente del riconoscimento che aveva già dato alla Serenissima Gran Loggia di Alliata la Circoscrizione Sud degli USA, nonché numerosi elementi di prestigio nell'ambiente massonico. Non solo si deve rilevare, secondo quanto emerge da queste vicende, che il progetto di unificazione della massoneria italiana sembra corrispondere ad interessi non esclusivamente autoctoni, ma risalta altresì alla nostra attenzione la comparsa di Gelli sulla scena quando Gigliotti scompare, secondo una successione di tempi ed una identità di funzioni che non può non colpire significativamente. Si deve infine sottolineare come la denegata giustizia - nella quale sostanzialmente si concretò la mancata restituzione del palazzo confiscato dal fascismo - ebbe l'effetto di rendere la massoneria italiana indebitamente debitrice di quella nord americana.
    Nell'ambito del quadro sinora sinteticamente tracciato va vista e studiata l'attività di Licio Gelli e della Loggia Propaganda Due, mirando ad accertare quanto di tale fenomeno sia addebitabile all'impulso organizzativo ed alla intraprendenza personale del Gelli, ed in tal caso con la protezione e l'appoggio di quali organi e di quali personaggi nell'ambito dell'ambiente massonico o eventualmente estranei ad esso. Quanto qui preme riassuntivamente segnalare è che l'organizzazione e l'attività massonica sembrano contrassegnate, ai fini che al nostro studio interessano, dall'adozione di forme di riservatezza, interne come esterne, sia della vita associativa, che dell'appartenenza individuale. Tale riservatezza si appalesa poi come posta a tutela, oltre che dell'attività di indagine esoterica propria dell'istituzione, di attività volte eminentemente ad intervenire in vario modo nella vita extra-associativa degli iscritti, in applicazione della pratica della solidarietà tra fratelli.


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    La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre «famiglie» massoniche

  2. #2
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    La massoneria dovrebbe essere abolita come qualsiasi società segreta!

  3. #3
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio
    La massoneria dovrebbe essere abolita come qualsiasi società segreta!
    Ma quale segreta,forse in altri tempi aveva un minimo di segretezza visto che l'ambiente in cui ci si doveva muovere era infettato dalla marmaglia guelfa,oggi è quasi tutto online e visibile da tutti. Se devi fare critiche alla Massoneria almeno aggiornati e falle con giudizio. Ciao.

  4. #4
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Machen Visualizza Messaggio
    Ma quale segreta,forse in altri tempi aveva un minimo di segretezza visto che l'ambiente in cui ci si doveva muovere era infettato dalla marmaglia guelfa,oggi è quasi tutto online e visibile da tutti. Se devi fare critiche alla Massoneria almeno aggiornati e falle con giudizio. Ciao.
    E tu credi a tutto quello che trovi su internet? Sei messo proprio bene...
    Guarda che quella è fuffa. E' nel chiuso delle logge che si decide le cose serie. In ogni caso penso proprio che ogni associazione che ha per scopo quello di influenzare sulla politica di uno stato dovrebbe essere, se segreta, chiusa d'autorità come fatto dal Fascismo. Ciao

  5. #5
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche




    La Massoneria Italiana dall’Unità al fascismo







    Il nostro viaggio nei risvolti del rapporto tra finanza e massoneria comincia da Brescia, una città dove industria e sistema bancario hanno sempre espresso valori forti. E nella quale il rapporto con la massoneria ha sempre avuto connotazioni enti: se è vera infatti la forte matrice cattolica del finanziario del mondo bresciano – che esprime oggi il suo «campione» nel presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli – è altrettanto vero che esiste nella città lombarda una tradizione di industria e finanza che con la massoneria ha avuto rapporti intensi. Patria del Gran Maestro massone Giuseppe Zanardelli, Brescia rappresenta una particolare miscela di culture.

    Che cosa sia questa città, «neanche Giosue Carducci, che coniò l’appellativo felino di Leonessa quando insorse nel 1869 contro il dominio austriaco, saprebbe forse più dirlo, nel budino ecclesial-risorgimental-síderurgico-finanziario.
    Un budino che misteriosamente tiene insieme cultura solidaristica e cultura liberale, laicismo zanardelliano e cattolicesimo giansenista, clericalismo e massoneria, alta banca e pentolame delle Valli, aristocrazia della terra e finanza “svelta», perbenismo e cocaina a go-go, che i ragazzi nelle piazze cominciano a sniffare a quattordici anni», ha scritto Alberto Statera in una bella inchiesta sulla Leonessa. Sta di fatto che a Brescia la presenza massonica è antica e radicata.

    Nel lontano 1773, secondo notizie frammentarie, sarebbe già stata presente una loggia massonica. Siamo, come la data indica chiaramente, agli esordi della massoneria in Italia, dato che la massoneria moderna è nata a Londra nel 1717. Ma la massoneria bresciana, in particolare, avrebbe respirato, cultura francese.
    A Brescia abbiamo raccolto una testimonianza di straordinario interesse: quella dello storico Silvano Danesi, studioso della massoneria ma anche dei fenomeni dell’economia del sindacato. Un profilo particolarmente interessante, quello di Danesi, un bel signore classe 1949 dall’aspetto anglosassone, che conosce a menadito i complicati intrecci massoneria e finanza.
    Con Silvano Danesi abbiamo esplorato i territori della massoneria che si intreccia con la finanza, tra storia e politica, mito e realtà.

    La massoneria è considerata tradizionalmente forte nel settore della finanza e dell’industria. Chi storicamente, in Italia, ha rappresentato la massoneria in questi ambiti? Danesi mette dei punti fermi.
    «Una premessa indispensabile. La massoneria è un fenomeno assai complesso e lo spazio di un’intervista comporta necessariamente schematismi e semplificazioni. Prima di arrivare alla finanza, credo sia essenziale dire che se oggi c’è l’Italia unita lo si deve in gran parte alla massoneria. La storia del Risorgimento è segnata dall’iniziativa di molti massoni, quali, ad esempio, Giuseppe Garibaldi e Camillo Benso di Cavour. Non fu massone Vittorio Emanuele II, ma simpatizzò per la massoneria, dando il proprio consenso anche all’affiliazione del figlio, che diverrà poi re Umberto I. L’idea dei francesi, per quanto riguardava l’Italia, era quella di uno Stato cuscinetto nei confronti dell’Austria e niente più. Sicuramente non intendevano disturbare lo Stato vaticano. A favorire e proteggere lo sbarco in Sicilia dei Mille c’erano, al largo, le navi della marina inglese; e si sa che il Gran Maestro della massoneria inglese è il re. Affrontare la questione dell’influenza della massoneria sullo Stato unitario è dunque entrare direttamente nel cuore del potere, ossia nel palazzo dei re. I primi passi dell’Italia unita sono guidati da un Parlamento in gran parte costituito da massoni. Francesco Crispi, Agostino Depretis e Giuseppe Zanardelli erano fratelli del 33° grado del Grande Oriente d’Italia. Del resto, l’incipit dell’inno nazionale è: “Fratelli d’Italia…”. Vorrà pur dire qualcosa»

    Viene da chiedersi quali canali massonici abbiano seguito in Italia la formazione della ricchezza dai primi del Novecento in poi. E quali grandi famiglie avessero simpatie o aderenze massoniche. Danesi illustra una sorta di «storia della ricchezza» italiana.
    «Gli studiosi di economia sono concordi nel ritenere che la crisi, che aveva colpito il Paese a partire dal 1882, abbia prodotto effetti positivi per il Nord Italia e in particolare per la Lombardia , determinando il sorgere o il consolidarsi di un’industria dinamica e moderna. Numerosi fattori contribuirono a questo risultato. Nuove vie di comunicazione, come la ferrovia del Gottardo, aperta al traffico il 10 luglio dei 1882, fecero delle città del Nord, e in particolare di Milano, il centro di collegamento fra l’Italia e l’Europa; mentre la crisi agricola, liberando notevoli capitali, che non trovavano più convenienza a investire nella terra, favorì la nascita dell’industria elettrica e agevolò la trasformazione delle altre esistenti, a cui forni, peraltro, un’abbondante manodopera che proveniva dai disoccupati delle campagne.
    «Qualche anno dopo, mentre le banche di Torino, Roma e Genova subivano gravi collassi, Milano divenne il centro finanziario più importante della nazione, perché vi si costituirono, con l’apporto di capitali tedeschi, la Banca Commerciale e il Credito Italiano»

    Anni difficili, turbolenti, quelli di cui parla lo storico bresciano. Che coincisero alla fine dell’Ottocento, con la crisi ci alcune grandi banche.
    «Il dissesto bancario italiano aveva origini antiche. La Destra aveva istituito nel 1886 il costo forzoso della lira, ovvero l’obbligo per i cittadini di accettare le banconote prive di copertura aurea, cioè non convertibili. Il costo forzoso aveva allontanato dall’Italia i capitali stranieri che tornarono nel 1883, con il ritorno alla convertibilità della lira. Ne derivò una spinta all’espansione industriale ed edilizia, quest’ultima particolarmente accentuata a Roma, che costruiva la sua nuova dimensione di capitale del Regno. Il finanziamento delle imprese, in particolare di quelle edilizie, comportò una forte esposizione delle banche e in particolare un’esplosione delle sofferenze. Nel 1893-1894 si ebbero quindi i crolli del Credito Mobiliare e della Banca Generale, che furono messe in liquidazione. La Banca Romana , insolvente, nel tentativo di evitare il crollo ricorse, con la copertura di molti uomini politici, alla frode, stampando più banconote con lo stesso numero di serie. Inoltre, ad aggravare la situazione dell’istituto di credito, vennero a galla gli intrecci tra affari e politica; e lo scandalo della Banca Romana travolse il mondo politico e giunse fino a lambire il colle del Quirinale, residenza del re. Si pose quindi la questione della rifondazione del sistema bancario italiano, con la costituzione della Banca d’Italia, nel 1893. E con l’introduzione della banca mista di tipo tedesco, banca universale, capace di partecipare al capitale delle imprese e di convogliare il risparmio nei grandi progetti del decollo industriale.
    «All’impresa collaborarono capitali tedeschi e svizzeri, richiamati in Italia dal mutamento delle alleanze in politica estera e dall’azione mediatrice della massoneria, che attraverso i garanti d’amicizia e l’opera del massone ebreo tedesco Otto Joel, convinse i «fratelli d’oltralpe a stabilirsi in Italia con solidi punti d’appoggio finanziari, ai quali seguirono negli anni anche quelli industriali.
    «Questo decollo fu in gran parte, appunto, il frutto dell’insediamento a Milano, nel Palazzo Brambilla, della Banca Commerciale Italiana, fondata nel capoluogo lombardo il 10 ottobre 1894 da un consorzio comprendente capitali finanziari tedeschi e svizzeri. A presiedere la neonata banca d’affari fu chiamato il conte Alfonso Severíno Vimercati, uomo dell’entourage crispino e già dirigente della Banca Popolare di Milano.»

    Si creò un nucleo di uomini destinati a entrare nella storia dell’economia e della finanza.
    « La Banca Commerciale , alla quale si affiancherà nel 1895 il Credito Italiano (banca sorella e concorrente), fu condotta da Otto Joel e da Federico Weil. Nel 1891 Joel chiamò in Italia Giuseppe Toeplitz, un uomo che avrà grande parte nello sviluppo del Nord industriale italiano negli anni a venire. A Toeplitz succederà negli anni Trenta del Novecento Raffaele Mattioli, banchiere mecenate e fine intellettuale, protagonista della creazione di Mediobanca, poi diretta dal «fratello” Enrico Cuccia. Motore dello sviluppo, le due banche favorirono il decollo della Terni, dell’Ilva, dell‘Edison, delle Acciaierie Falck, della Breda, della Fiat» spiega Danesi.

    Ma quale fu il ruolo di figure come Toeplitz e Mattioli rispetto alla massoneria?
    «Il massone Otto Joel, come s’è visto, con Federico Weil, altro tedesco di origine ebraica, è tra i protagonisti dello sviluppo industriale italiano voluto da Giovanni Giolitti. Sua creatura è la Banca Commerciale Italiana. Nel 1891 Joel chiamò in Italia Giuseppe Toeplitz, borghese di origine ebraica, nato a Varsavia. Mattioli, stando alla biografia ufficiale, non era massone, mentre lo era Beneduce. Riguardo a Mattioli, è aperta la questione, assai interessante, della sua sepoltura nell’abbazia di Chiaravalle, in una tomba che fu dell’eretica Guglielma la Boema. Secondo alcuni sarebbe stato Giuseppe Toeplitz ad avvicinarlo alle complesse idee di Shabbetai Zevi e di Jakob Frank. In questo caso, più che alla massoneria, bisognerebbe pensare all’influenza di un certo mondo ebraico. Guglielma – o meglio Vilemina o Blazena Vilemina – eretica mistica, era figlia, secondo la sua testimonianza, del re di Boemia Premislao I e di Costanza di Ungheria. Giunse a Milano con un figlio intorno al 1260 e divenne oblata del monastero di Chiaravalle: con la sua parola e il suo esempio creò attorno a sé un gruppo di seguaci tra i quali alcuni appartenenti a famiglie nobili come i Torrioni e i Visconti. La sua storia fa pensare che fosse una seguace del movimento del Libero Spirito, diffuso in Germania, nella Francia settentrionale e nei Paesi Bassi. Un movimento che sosteneva che Dio poteva essere ricercato in se stessi, negando, di conseguenza, il ruolo di mediazione delle gerarchie ecclesiastiche.’ Guglielma arrivò a sostenere l’idea di un’incarnazione femminile di Dio. Alla sua morte nacque la setta dei guglielmití, che ritenevano che Guglielma fosse l’incarnazione dello Spirito Santo e che sarebbe risorta all’inizio del nuovo secolo. Guglielma sosteneva di essere venuta a portare la salvezza a chi era fuori dalla Chiesa, e in particolare agli ebrei. Jakob Frank (1726-1791) è invece il fondatore di una setta ebraica che prese il nome di frankisti e che si riconduce al movimento messianico e cabalista degli shabbetai di Sbabbetai Zevi. Jakob Frank sosteneva, come scrive Gershom Scholem, uno dei massimi studiosi della mistica ebraica, “che il vero buon Dio è occulto e privo di legami con la creazione” e si nasconde dietro il “Grande Fratello», la cui posizione è connessa con la Shekkinah. Secondo Frank, «tutte le religioni erano soltanto fasi attraverso le quali dovevano passare i credenti, come un uomo che indossa abiti diversi, per poi abbandonarle perché prive di significato nei confronti della vera fede segreta”. La massoneria, il liberalismo e persino il giacobinismo potevano essere visti come mezzo per realizzare tali fini ed è per questo che in particolare a Varsavia, molti adepti furono attivi nelle organizzazioni massoniche….

    Tratto dal libro: “FRATELLI D’ITALIA” di Ferruccio Pinotti





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  6. #6
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche


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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    1) LA RELIGIOSITÀ MASSONICA

    Nei discorsi e nelle pubblicazioni massoniche si parla, a volte, di "religiosità massonica", con un senso, a prima vista, abbastanza piano e in modo apparentemente plausibile. Ma chi voglia approfondire l'argomento troverà che le parole "religione" e "religiosità" sono usate dai Massoni con un senso particolare e con significati talvolta diversi.

    È noto come nelle adunanze massoniche sia fatto divieto di discutere di religione e di politica. Evidentemente, in questo caso, la parola "religione" è usata nel senso di credo o specifica fede positiva.

    È frequente e dichiarato, d'altra parte, il proposito di emancipare gli spiriti da ogni forma di coercizione religiosa. E tuttavia, ecco la Massoneria proporsi tutta piena di spirito religioso e dichiarare che la religiosità è la sua essenza: "l'essenza della Massoneria è tutta nell'anelito dell'anima a sollevarsi verso la perfezione, ad ascendere verso la Luce, a mettersi in contatto con Dio. Ogni atto del Massone - in quanto Massone e vero Massone - è impregnato di cotesta essenza" (ERNUM, gen. 1947, 6). Anzi alla sua scuola, come scriveva Giordano Gamberini, "di un reale sacerdozio è investito il Libero Muratore, di un carattere indelebile che lo costituisce in eterno sacerdote secondo l'ordine della verità e della virtù. Un sacerdozio di spirito ben distinto e superiore a quello che riposa sulla legge". (ACMA, 1948, 40).

    Può parlarsi, dunque, di "religiosità massonica"?

    Nel consultare le fonti massoniche, la prima impressione che se ne riporta non è certamente quella della chiarezza d'idee.

    Non sono pochi gli scrittori recisamente decisi a considerare la Massoneria come una religione vera e propria:
    "... vien fatto di chiedersi se la Massoneria non sia una religione: rispondo nettamente che la Massoneria è la Religione" (GORMA, 27). "La Massoneria vera... è una Scuola, una Religione, un modo di vita... cui bisogna conformarsi in pensieri ed opere" (RAMA, mar. mag. 1949, 27-28). E ancora: la Massoneria è "una religione laica" (LASP, 99), una "religione di pensiero" (Adriano Lemmi, in LV, 1955, 224), "è una istituzione profondamente religiosa" (Ugo Lenzi, in BGO; 1951, 50), "la più grande, la più bella, la più nobile, la più civile di tutte le religioni!" (Ugo Lenzi in BGO, 151, 51), anche perché chi "ha chiesto di entrare in questo Tempio, ha compreso che è uscito da un altro Tempio, dove si adoravano gli dei falsi e bugiardi" (Ugo Lenzi, in BGO, 1951, 50) e dove non trovava, quindi, la propria soddisfazione del bisogno religioso.

    Fermiamo ora, brevemente, la nostra attenzione in materia su un'affermazione fatta dal Prof. Lino Salvini attuale Gran Maestro dal 21 marzo 1970, a Roma, il 5 ottobre 1970, in una conferenza stampa "organizzata in tutta fretta".

    Alla domanda d'un giornalista, per quale ragione le donne non siano ammesse alla Massoneria Giustinianea, pur rendendosi conto dell'importante ruolo che la donna ha oggi nella società moderna, riteneva che l'esclusione è dovuta al fatto che la massoneria è un "rito religioso di tipo solare" e quindi (?) nessuna donna può partecipare (LA NAZIONE, 16 ott. 1970, 8).

    Questa che, a prima vista, potrebbe sembrare una... battuta, ha, massonicamente, un significato tutto particolare.

    "Il neofita (in qualunque Loggia sia ricevuto Apprendista) è nominato membro attivo della Rispettabile Loggia di S. Giovanni" (FLR, 94).

    Quindi "i Massoni in molte circostanze e particolarmente in questa hanno usato la parola Giovanni per rappresentare allegoricamente il sole" (FLR, 95).

    Il Farina, prescindendo del tutto dal significato ebraico del nome Giovanni - Ieocanan, "Il Signore è propizio, il Signore ha fatto grazia" - si sforza di ritrovare l'etimologia del nome Giovanni e pensa di averla trovata in "Giano", nome sotto il quale i Romani adoravano il sole (FLR, 36).

    Quindi si permette di "concludere che in un'epoca in cui il cattolicesimo era ad un tempo fede dominante e dominatrice, gli adoratori del sole abbiano nascosto il nome del loro Dio sotto quello di un santo, per celebrarne più liberamente le sue feste. Infatti le feste di Janus e del sole corrispondono esattamente alle due feste di S. Giovanni" (FLR, 36), cioè nel Solstizio d'Estate, 24 giugno, e in quello d'Inverno, 27 dicembre, particolarmente solennizzate dai Massoni.

    "L'esaltazione e la rinascita dell'astro del giorno non potevano necessariamente non essere le principali feste dei Figli della Vera Luce" (FLR, 37).

    La posizione stessa dei Dignitari di Loggia si richiama al sole. Il 2° Sorvegliante siede al sud "per meglio osservare il sole al suo meridiano" (FLR, 52); il 1° Sorvegliante siede all'occidente "per osservare il sole quando perviene al suo tramonto" (FLR, 52); il Venerabile invece siede all'oriente perché "come il sole appare in Oriente per dar principio al giorno ed illuminare la Terra, così il Venerabile siede all'Oriente per dirigere i lavori ed illustrare la Loggia istruendo i Fratelli con il lume della sua scienza" (FLR, 52).

    Lo stesso Gran Maestro Salvini, del resto, comincia così una sua recente Balaustra (= Lettera): "Il Solstizio d'Estate ci trova soddisfatti del lavoro compiuto" (RIMA, lu. 1971, 413).

    Come vedremo meglio in seguito, secondo il Machey, citato da Arthur Preuss (A Study in American Freemasonry, pg. 120 ss.), "al sole, come rigeneratore e vivificatore di tutte le cose, si deve attribuire il culto fallico che formava una parte principale dei misteri".

    Forse è questa la ragione per cui il Grande Oriente d'Italia (Palazzo Giustiniani) "inizia solamente uomini" (Costituzione 1968, art. 13).

    Ci rimane solo una curiosità: vorremmo sapere di che "tipo" sia il "rito religioso" praticato dal Capitolo Mediterraneo n. 1 dell'Ordine della Stella d'Oriente di Napoli (RIMA, 1967, 143 e 1970, 44), dal Tirrenia Chapter n. 2 di Livorno (RIMA, 1971, 48) dal Capitolo Minerva di Roma (RIMA, 1971, 223), dal Capitolo Sirio di Pesaro (RIMA, 1972, 320) e dal Capitolo Beatrice di Firenze (RIMA, 1973, 43), associazioni paramassoniche composte di sole donne e dipendenti da Palazzo Giustiniani.

    Ma continuiamo l'argomento del quale stavamo trattando e vediamo che non meno recise sono le affermazioni di autorevoli Massoni, perfettamente contrarie a quelle sopra riportate.

    "... La Massoneria in quanto è istituzione umanitaria non risale fino a Dio - non è una religione; è una istituzione puramente umana" (Ulisse Bacci, in RIMA, sett. 1876, 4); "La Massoneria non è una religione... Essa ammette nel suo seno uomini professanti tutti i culti e tutte le religioni educandoli alla tolleranza e allontanandoli dal fanatismo e dalla superstizione" (FLR, 14); "Agli uomini per i quali la religione è la consolazione suprema, la Massoneria dice: Coltivate la vostra religione senza ostacolo, seguite le aspirazioni della vostra coscienza. La Massoneria non è una religione, non è un culto;... la sua religione riposa tutta intera in questa bella massima: Ama il tuo prossimo" (FLR, 34).

    Interviene, con piglio chiarificatore, il prof Lucio Lupi: "Se per religione deve intendersi soltanto confessione positiva, dogmatica e fideistica in senso stretto ... noi non siamo certamente in questo caso una religione e non siamo dotati di spirito religioso. Ma dovrebbe essere noto ... come ... esiste altresì un libero teismo o teismo naturale che si incentra e risolve in un non meno fervoroso spirito di religiosità ... Non si può misconoscere come la religione naturale, il libero teismo, il teismo stesso, se si voglia, si elevino alla più alta spiritualità, alla più alta soggettivazione dell'esperienza del divino" (LURG, 51-53).

    Come si vede, il Lupi non chiarisce nulla: espressioni come "religione naturale", "teismo naturale" e "libero teismo" sono solo espressioni fumose.

    Più che cercare lumi in dichiarazioni di comodo, è opportuno esaminare di quali contenuti venga riempita questa pretesa religiosità.

    L'esame, anche superficiale, delle fonti massoniche, chiarisce il perché di tanta incertezza e genericità in tema di religione e di religiosità. Innanzi tutto, la religiosità massonica non è ancorata a canoni e principi fondamentali che consentano salde convinzioni; poi, motivo ancor più valido, è che tale genericità è voluta per permettere una comodità di manovra ed un'elasticità di convinzioni che torna a vantaggio solamente di chi la propugna.

    Per religione, diceva Ugo Lenzi, deve intendersi "non solamente l'atto di fede in un corpo di dottrine e di credenza ben definite e rivelate, ma anche l'anelito che rilega insieme le anime desiderose di penetrare, con libera indagine, quest'immenso mistero dell'universo, e conoscere la ragione delle cose ... ; quest'interno affanno (che) chiede al raziocinio della mente e alle scoperte delle scienze naturali gli elementi atti a squarciare il velo che copre i grandi misteri dell'universo" (Citazione da CAP, 3, 38: Commemorazione di G. Carducci. Bologna 1952, 12-13). Dunque il fulcro della religiosità massonica starebbe nel "raziocinio della mente" che "con libera indagine" penetra il mistero dell'universo e che con le "scoperte delle scienze naturali" squarcia il velo che copre "i grandi misteri dell'universo".

    Col Lenzi è d'accordo, sostanzialmente, l'oratore della Loggia Ausonia di Torino che, il 25 nov. 1963, teneva una conferenza sul "Carattere religioso della Massoneria".

    L'oratore passava "più che a definire a considerare che cosa debba intendersi per religione; egli si è dichiarato propenso ad accedere alle seguenti concezioni: la coscienza del mistero dell'universo; questo mistero che avvolge l'esistenza di tutta l'umanità, che né la scienza né la filosofia né la ragione hanno spiegato, rappresenta nello stesso tempo l'aspirazione ad una elevata contemplazione dell'infinito e dell'assoluto" (BGO, feb. 1964, 10).

    Così la religione "é manifestazione squisitamente soggettiva", per cui l'uomo solo mediante la ragione "e non già attraverso la fede e la immaginazione" apprende la verità e la volontà di Dio (Citaz. da CAP, 3, 38; P. Astuni Messineo, La Massoneria svelata al popolo, Roma, 1944, 61; VF, 27 dic. 1946, 37).

    S'intendono ora meglio certe dichiarazioni massoniche per le quali la religione ha da essere "Religione umana" (LV, 1955, 404), "religione radicata nella natura e quindi razionale e universale" (LV, feb. 1954, 14) o, come si esprimono le Costituzioni di Anderson del 1717, quella "sulla quale tutti gli Uomini sono d'accordo" (GORCF, 16). La Massoneria, infatti, "quantunque non prescriva dogmi, suppone tuttavolta certe verità fondamentali che sono nell'umana natura, riconosciute dalla ragione, senza che sia perciò obbligata a sottomettersi ad una autorità fuori di lei" (MRAI, 15).

    I passi riportati fanno già chiaramente intendere come, dai Massoni, la ragione ed il razionale siano considerati l'unico criterio di verità, persuasi, come dicono di essere, che "la Massoneria ha in sé tutti gli elementi più puri ed elevati, per la soddisfazione delle brame spirituali" (LV, 1957, 17).

    Tale persuasione scaturisce agevolmente dalle dichiarazioni degli scopi che la Massoneria si propone: "Fine ultimo della Massoneria è che le frontiere si abbassino davanti alla ragione umana" (FLR, 15); "Il Libero Muratore ritiene perciò fondatamente che il dovere dell'uomo e della donna di pensiero sia di porsi al di fuori e al di sopra della posizione asofa e preconcetta e di raccogliersi con tutte le sue forze, spirituali e mentali, sul terreno della ricerca, che è per lui la sola, vera prassi di religione" (LURG, 41).

    È naturale che, con un simile orientamento e, soprattutto, con un'accezione del concetto di "religione" così poco ortodosso, l'atteggiamento della Massoneria verso le religioni positive in genere e verso il Cattolicesimo, in particolare, non sia precisamente quello d'una benevola comprensione.

    Tale atteggiamento, che, in pratica, è di stizzoso ed ottuso disprezzo, viene, in teoria, giustificato, con amene argomentazioni: "Qual è il carattere universale di ogni religione?", si chiede il Farina, che risponde: "È di rispondere allo stato intellettuale dell'epoca. Ogni religione rimpiazza un culto più grossolano ed essa è rimpiazzata a sua volta ... ... Tutte sono state concepite per rispondere allo stato sociale di un'epoca: tutte sono state passeggere: una sola forza è costante: il lavoro dell'intelligenza. È per questo lavoro che i governi e le religioni ed ogni altra istituzione sono stati adoperati e poi scacciati" (FLR, 242).

    Così, apocalitticamente, afferma un non meglio identificato "Joannes" nell'editoriale della Rivista del Gruppo Gnostico di Firenze: "Stiamo vivendo la drammatica fine dell'Era Cristiana ed è urgente per tutti noi affrontare la responsabilità della nostra evoluzione..." (CONOSCENZA, mag. giu. 1970, 3 - corsivo nostro).

    Anche il Prof. Tommaso Palamidessi, fondatore e direttore di "Archeosofica" - Scuola esoterica di alta iniziazione - scrive da Roma, il 12 novembre 1970: "L'Archeosofo e l'Archeosofa sono autentici apostoli del terzo millennio, l'Era del Cristianesimo esoterico, del Cristianesimo totale, e questo è il momento giusto per iniziare il nostro incarico che viene a noi dal Graal" (corsivo nostro),

    Ci tornano in mente, e ci sia permesso ripeterle, le parole del monatto a Renzo: "Và, và, povero untorello ... non sarai tu quello che spianti Milano" (Pr. Sp., c. 34). Ma è molto più importante il fatto che i suddetti signori hanno dimenticato quanto disse, ai suoi Apostoli, Uno più grande di tutti noi, Gesù Cristo: "Oramai io sono con voi sino alla fine del mondo" (Mt. 28, 20).

    Per tornare al Farina, ed alle sue concezioni già citate, si notano quegli appellativi e quelle definizioni di cui, spesso, vengono gratificati il Cattolicesimo e le altre religioni: "pregiudizi", "fanatismi" "superstizioni" e "idolatrie intorno all'idea di un Dio unico". La Massoneria "non può restare indifferente agli innumerevoli mali provocati dal fanatismo religioso". Perciò, "in materia religiosa, considera come migliore la religione che realizza di più i suoi principi, unendo gli uomini a Dio con dei sentimenti di amore e di venerazione e le creature tra loro con dei sentimenti di fratellanza, di stima e di amicizia" (FLR, 216).

    Tuttavia il neofita, sottoposto all'iniziazione, viene subito avvertito: "Nel campo religioso ognuno che professi una confessione dogmaticamente definita non può fare a meno di non sentire la inibizione di entrare in comunione spirituale con chi esercita la propria libertà di pensiero e di coscienza nella libera ricerca del Vero senza apriorismi, senza fabulazioni mitologiche, ma con la sola guida del buon senso, della ragione, delle scoperte delle scienze naturali" (Ugo Lenzi, in ACMA, 1949, 271).

    La religione, qualsiasi religione, è, per la Massoneria, l'oppio delle coscienze. Viene pur detto che la Massoneria "prescrive ai suoi adepti di rispettate la religione nella quale sono nati" (FLR, 216), ma senza che ciò debba implicare l'asservimento e la persecuzione del libero pensiero: "Porre al di sopra del libero arbitrio le imposizioni della Chiesa non è dichiararsi pronto ai peggiori tradimenti, quando Roma comandasse lo spergiuro?" (FLR, 402).

    Questa è la risposta quando, dalle parole ad uso dei profani, si passa alle parole del Rituale massonico.

    Sul trattamento che la Massoneria riserva alle religioni non crediamo si possano nutrire altri dubbi; del resto, essa afferma che le religioni sono tutte eguali e che le differenze "riguardano soltanto alcuni particolari" (Citazioni varie in CAP, 3, 42, nota 23).

    Tanta grossolanità non nasconde certo soverchio rispetto.

    Non va, infine, taciuto che il veleno massonico destinato alla Chiesa ed alla religione, è giustificato o, meglio, mascherato con il carattere rigidamente antidogmatico del pensiero e della pratica massonica.

    La milizia massonica postula, infatti, "libertà di tutti i culti e di tutte le fedi (che) si risolve in quella di pensare e di credere secondo la propria ragione e la propria coscienza" (MASFI, 130), già "libera da dogmi scientifici e religiosi" (Citazioni varie in CAP, 2, 369, nota 60). Il Massone, infatti, attende le proprie conquiste dalla indagine spregiudicata e sciolta da ogni vincolo di postulato e di dogma e non condivide affatto l'atteggiamento della Chiesa che sottoporrebbe i suoi fedeli a costrizioni che impediscono ogni reale progresso sulla via della verità e si rivelerebbe, quindi, "negatrice assoluta e più d'ogni altra intollerante della libertà di coscienza e, per ciò stesso, negatrice della verità, di cui vieta ogni ricerca al di là dei suoi dogmi, nei quali soltanto le coscienze cattoliche debbono riconoscere l'ultima parola della Verità" (ACMA, 1949, 211).

    La preoccupazione che il pensiero massonico possa essere, in qualche modo, "dogmatico", sembra turbare molto i Massoni; si ricorda, nei primi gradi dell'iniziazione, che il dogma è una limitazione posta alla libertà di pensare e, nelle pubblicazioni massoniche, si ribatte sul medesimo tasto: "È assiomatico che un dogmatista non può essere vero Massone" (MRAI, 19); "La Massoneria deve essere irriducibilmente antidommatica" (ACMA, 1949, 8).

    Potremmo continuare l'elenco delle citazioni che attestano il deciso ed inequivocabile antidogmatismo ostentato dalla Massoneria. Tuttavia sono dichiarazioni che non convincono. Non convince soprattutto né si comprende come possa conciliarsi, con il dichiarato antidogmatismo, il culto, anzi la venerazione tributata dalla Massoneria alla ragione umana, che costituisce "la sua fede immutabile, universale"; perciò il Massone non deve rinunziare mai "al suo principio superiore ad ogni altro, che è quello di restare fedele alla sala fede nel progresso dell'umana ragione" (FLR, 303). A noi, francamente, paiono affermazioni apodittiche, indimostrate e, in ultima analisi, dogmatiche, come quella che afferma che le "nozioni basate sulla natura ... sono divine" (FLR, 132).

    E neanche si comprende come possa conciliarsi, con l'antidogmatismo, il valore che la Massoneria attribuisce ai vari gradi dell'iniziazione che, "attraverso la simbologia e la filosofia massonica", formerebbe uomini completi nei quali si opererebbe quella "trasformazione interiore dell'uomo", designata, significativamente, come "palingenesi ... morte mistica (LV, luglio 1954, 18; 1956, 150) ... rigenerazione ... rinascita" e assomigliata perfino "allo stato di grazia divina" (Citazioni varie in CAP, 2, 362, nota 25).

    Sono affermazioni, queste, che non solo vengono fatte senza alcuna dimostrazione, ma sono dette con un tono ispirato che, per autentici antidogmatici, come vogliono essere i Massoni, dovrebbe riuscire quasi insopportabile.

    Ma le incongruenze e le contraddizioni non si fermano qui. Lasciamo pure da parte l'affermazione, trinciata con troppa sicumera, che non esiste alcuna certezza superiore all'intelligenza umana. I Massoni, che rifiutano qualsiasi Rivelazione divina, si piegano, tuttavia, a riconoscere il valore di verità all'iniziazione, cioè alla "rivelazione dei Grandi Iniziati" ed a quelle verità che essi suppongono comuni ad ogni uomo, tanto da poter parlare di "religione universale". Vien fatto subito di pensare, nell'un caso come nell'altro, come i Massoni prestano fede ciecamente a "dogmi" non rivelati ma creati dall'intelligenza umana. Se la Rivelazione divina è un "insulto" alla ragione, come definiremo la rivelazione umana, sia pure di Grandi Iniziati, ma sempre uomini come noi?

    Ce n'è abbastanza per diffidare dell'antidogmatismo massonico, che potrebbe definirsi antidogmatismo di comodo, o, meglio, come "la dogmatica degli antidogmatici".

    Una piccola appendice a proposito sempre della religiosità massonica: la "Rivista Massonica" del gennaio 1971, nella rubrica "Recensioni" se la prende col supplemento letterario del Times (9.10.1970) perché "recensisce con molta sufficienza" (p. 42) due volumi di occultismo britannico: "Rituale magico in Inghilterra dal 1887 ai giorni nostri" e "Il più profondo insegnamento dell'Alba d'Oro".

    "Fornisce informazioni, non sappiamo quanto esatte, su certi filoni dell'occultismo britannico" (p. 42).

    La recensione termina così: "Nonostante gli scismi, scandali, assurdità, suicidi e stoltezze, i rituali magici fioriscono oggi in una società in cui la religione, la fede, sono considerate anacronistiche" (p. 44).

    Si parla, naturalmente, dell'Inghilterra ma, guarda caso!, l'editrice massonica "Atanòr" di Roma, ha ammannito per il pubblico italiano due "novità" in materia: "Filippo Teofrasto Paracelso - I Sette Libri dei Supremi Insegnamenti Magici" e "Enrico Cornelio Agrippa - Le cerimonie magiche" e, proprio nel 1972, la ristampa anastatica dell'opera di Joseph Peladan: "Introduzione alle scienze occulte".

    Queste "novità" però erano state precedute dalla pubblicazione di "I primi elementi di occultismo" di J. Bricaud, di "Il Grande Arcano" e "La storia della Magia" di Eliphas Levi, di "Piante e profumi magici" di Leo Kaiti.

    Che non si tenti di sostituire la ... magia alla religione e alla fede anche in Italia?

    Ecco, infatti, come viene reclamizzata (Bollettino Editoriale Ed. Atanòr, n. 16; giu. 1972) l'opera di M. Scaligero: Magia Sacra: "Una via per la reintegrazione dell'uomo, sintesi delle tecniche d'Oriente e d'Occidente, secondo l'esigenza di un potenziamento magico dell'"uomo interiore", automatico e agnostico mitizzato" (sottolineatura nostra).

    Per comodità, poi, degli acquirenti, è stata costituita a Roma una nuova "Libreria di Hiram", in Viale Medaglie d'Oro, 48/b - "specializzata in soggetti massonici, psicologici ed occultistici". (RIMA, nov. 1971, 544 - sottolineatura nostra).





    1) LA RELIGIOSITÀ MASSONICA

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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    2) IL GRANDE ARCHITETTO DELL'UNIVERSO

    È opportuno continuare a completare l'esame dei "contenuti" della religiosità massonica.

    La Massoneria, com'è a tutti noto, professa il culto del "Grande Architetto dell'Universo".

    Già nella prefazione agli Statuti Generali del 1820 era detto: "Essa (la Massoneria) ha per principio la esistenza di un DIO, che adora e rispetta sotto il convenuto titolo di Grande Architetto dell'Universo" (Ediz. Civelli, Roma 1908, V - corsivo nostro). Uno dei "Landmarks", dei princìpi cioè che costituiscono le pietre fondamentali dell'edificio massonico, è il seguente: "Ogni Libero Muratore deve credere nell'esistenza di Dio come Grande Architetto dell'Universo" (GORCF, 102 - XIX Land. di Mackey, 1858).

    Come si vede, è credenza accettata da tutta la Massoneria. Le difficoltà cominciano quando si tratta di stabilire che cosa si nasconda sotto la formula "G.A.D.U.", giacché, neanche in questo caso, le fonti massoniche sono chiare e concordi.

    È lo stesso Farina a farci notare le prime incertezze: "Nel grande trattato di alleanza firmato a Losanna nel 1875 tra i Supremi Consigli di Rito Scozzese Antico ed Accettato, il Convento approvò uno dei sette punti principali della dottrina Massonica in questi termini:

    "Il riconoscimento di una Forza superiore della quale essa proclama l'esistenza sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo".

    Immediatamente delle proteste si elevarono da diverse nazioni, specialmente dall'Inghilterra e dall'America, rimproveranti il Convento di avere attribuito alla Massoneria la dottrina indicata dalla parola "Forza" ad esclusione di ogni altra.

    Tuttavia una dichiarazione di principio seguì immediatamente l'ammissione dei sette punti e cioè: "La Massoneria proclama ciò che ha proclamato fino dalla sua origine: l'esistenza di un principio Creatore sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo" (FLR, 304).

    Il termine "Creatore" implica una nozione che il termine "Forza" non racchiudeva.

    Ciò sarebbe stato fonte di nuove contestazioni, se il Convento non avesse avuto cura di formulare immediatamente quest'altro principio: "La Massoneria non impone alcuna limitazione alla libera ricerca della Verità ed è per garantire a chiunque tale libertà ch'essa esige da tutti la tolleranza" (FLR, 303-304).

    Abbiamo citato così a lungo questo brano, perché esso rivela come in Massoneria, non esista una dottrina del G.A.D.U. Non comprendiamo, infatti, quale sia la "dottrina" che la parola "Forza", di per sé sola, è capace d'implicare. È poi curioso ed indicativo notare come se la cavi il Convento di Losanna dinanzi al rumoreggiare di qualche Grande Oriente, lasciando che ciascuno pensi del G.A.D.U. quel che gli aggrada. Il che conferma il sostanziale disinteresse della Massoneria per una precisa formulazione. Ma la genericità e la confusione non si limitano solamente al Convento di Losanna. Guido Laj, Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, nel suo "Discorso all'Assemblea Nazionale Massonica" del 19 novembre 1945 (pagg. 12-13), ricordava le parole del Gran Maestro Ernesto Nathan del 21 aprile 1901, quando inaugurava la sede massonica in Roma: "Se voi guardate un nostro diploma massonico, un foglio di carta intestata, se entrate in una Loggia Massonica, voi vedrete sovraneggiare queste lettere A.°.G.°.D.°.G.°.A.°.D.°.U.°.; significano semplicemente: A Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo. È Zeus, Giove, Jave, Dio? La causa prima, l'infinito creatore noi intendiamo affermarlo, non interpretarlo. È. Com'è, qual è, riveli la fede di ogni individuale coscienza; a noi, collettivamente suffraga il pensiero del creatore nella manifestazione complessiva del creato. Per noi ogni fede, sinceramente professata e seguita, che guida e mantiene onesto l'uomo attraverso la vita è degna di ogni rispetto. In una parola, se la religione del dovere, eretta a legge morale e rimontando oltre alle brevi percezioni nostre alla causa prima, si riveli sotto l'una o l'altra forma, si chiama materialismo, abbrutimento, potremo, violando pensiero e parola, classificare la regola nostra come tale: ma badate, invece di stare in terra vola in alto: l'ente massonico non determina privilegiati interpreti fra Dio e l'uomo; questo abitua al sacrificio, al senso del dovere civile, ed, educandolo alla coscienza del progresso individuale e collettivo, lo affina, lo eleva, per avvicinare, nell'infinita scala dell'essere, l'anima sua a quella che racchiude in sé l'universo". (Roma, Civelli, 1901, pag. 12 - corsivo nostro).

    Così, nel 1969, scriveva l'attuale Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, Giovanni Pica: "Le religioni hanno tre aspetti: Il primo ad uso del credente; il secondo filosofico (simbolico); il terzo spirituale (scientifico)".

    Così, per esempio, la Bibbia ha tre aspetti: morale, sociale e spirituale. Le parti che sono state esaminate dai vari commentatori sono la morale e la sociale, mentre solo l'iniziato conosce la parte spirituale e scientifica. (Tale la ragione della presenza della Bibbia nelle Logge). Così egli non crede, come il religioso, ad un Dio trascendente e personale, né come il filosofo ad una astrazione, ma conosce Dio come Legge che regola nell'equilibrio più perfetto l'Universo e prima sostanza intelligente universale che scaturisce da tutte le cose visibili ed invisibili: il Grande Architetto dell'Universo" (CONOSCENZA, Firenze, lu. ag. 1969, 8-9 - corsivo nostro). Verrebbe quasi voglia di ripetere la frase del Duca d'Este all'Ariosto, nell'ascoltare la lettura dell'"Orlando Furioso" alla moglie, ma ... lasciamola nella penna!

    Sono pure giustinianee quelle altre voci che parlano di Dio come "dell'Assoluto che comprende il tutto, cioè L'Unità universale", e che "può essere intesa tanto da un punto di vista spiritualistico (lo spirito, l'idea, il pensiero), religioso (Allah, Jehowah, Dio), materialistico (la Materia, l'Energia, la Sostanza)" (LV, 1956, 184).

    All'interrogativo posto dal Gran Maestro Gamberini alla Gran Loggia Nazionale Francese, a proposito dell'affermazione del Mellor che essa fosse una Massoneria cristiana, questa ha risposto: "Il Grande Architetto dell'Universo, non è né cristiano, né israelita, né maomettano, né Parsi, né buddista". (RIMA. 1966-230 - traduzione nostra).

    Quanto a genericità non sono da meno gli Scozzesi del Gruppo Ghinazzi i quali, negli Statuti Generali aggiornati nel novembre 1965, asseriscono come prima cosa: "La Libera Massoneria ha il suo fondamento essenziale nella fede in una Potenza Suprema che onora sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo (pag. 3 - corsivo nostro). Una rappresentanza di questo Gruppo prendeva parte il 25-26 ottobre 1969, a Ginevra, all'Assemblea generale del CLIPSAS (Centro di collegamento e d'informazione delle Potenze Massoniche firmatarie dell'appello di Strasburgo del 22 gennaio 1961). Il Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Jacques Mitterrand (da non confondere col noto uomo politico della sinistra francese), rilasciava al quotidiano "La Suisse" alcune dichiarazioni sull'argomento in questione. Il CLIPSAS contesta la Gran Loggia d'Inghilterra tanto reazionaria da aver stabilito che la prima qualità per diventare Massone è quella di credere in Dio. Jacques Mitterrand sostiene invece che la credenza del Grande Architetto dell'Universo "non è affatto una conditio sine qua non: Esistono in seno al Grande Oriente di Francia - come pure presso tutte le Logge del CLIPSAS - le scelte più diverse che vanno dalla religione all'ateismo e al marxismo. Io stesso sono materialista ateo ... diciamo che la maggioranza dei nostri membri sono agnostici". (La Suisse, 26 ott. 1969, 45).

    C'è poi chi concepisce il G.A.D.U. in chiave panteistica: il fine ultimo dell'iniziazione massonica è la conquista e l'applicazione pratica di una cognizione del Sé individuale ed universale, in virtù della quale i Massoni dovranno "cercare Iddio non fuori di (loro), ma dentro di (essi) e nell'Umanità, che ne è la manifestazione e l'interprete, come scrisse il nostro grande Mazzini". (GORGS, 308). Così pure il Gran Maestro Aggiunto Roberto Ascarelli, commemorando Ottorino Maggiore, diceva: "Siamo tutti parte di un anello che né si apre né si chiude e che è parte integrante di quell'Ente Supremo che noi chiamiamo Grande Architetto dell'Universo". (RIMA, 1968, 536). Ancora più ... chiaramente, il Venerabile della Loggia Sabazia, a Savona, il 14 giugno 1969, alla presenza del Gran Maestro Gamberini, affermava: "Noi crediamo in Dio quale intelligenza e principio attivo dell'Universo; principio generante e riproduttore, insito in ogni uomo che è parte della stessa monade". (MASSV, 60 - corsivo nostro).

    Il Lupi tenta di giustificare la genericità che finora abbiamo denunciata, sostenendo che si tratta di un'oscurità voluta e necessaria: "Dottrina in senso specifico e sistematico, mille volte no; richiamo iniziatico per ciascuno di noi affinché ritroviamo il nostro dio nel profondo del cuore come meglio sapremo o potremo. ... Dall'estremo duale e personale della divinità, sino alla molteplice gamma dei panteismi e dei monismi, ognuno intende e risponde per sé". (LURG, 70).

    Vero è che, accanto alle voci citate, le quali finiscono, nella loro genericità, per essere la negazione di un Dio unico, trascendente e creatore, se n'è fatta sentire qualche altra, per quanto isolata. Così si parla del G.A.D.U. quale "Dio, essere universale, eterno, increato, creatore e sovrano Maestro di tutto ciò che esiste" (FLR, 175) e di Dio "personale, unico creatore, eterno increato, trascendente il mondo" (VF, 1954, n. 6-7),

    Ma sono voci che quando non vengono accolte con lo sdegno con cui il Bacci accoglieva il Decreto di Pike da Charleston - "È chiaro come luce meridiana - vuolsi far sottoscrivere un credo religioso a tutti coloro che entrano nella Massoneria - E l'universalismo di questo nostro sodalizio dove è più? Non esiste di certo dal momento che diventa una setta! - Noi non daremo ai cattolici il gusto di chiamarci settari!" (RIMA, 3 sett. 1876, 3) - vengono considerate (e presto dimenticate) come accettabile e tollerabile espressione del libero convincimento di ciascun affiliato.

    Insomma la formula del G.A.D.U., adottata dalla Massoneria, non è altro che una locuzione a doppio fondo che, come dice la Rivista della Massoneria, può "acconciarsi a tutti i gusti, ancora a quelli d'un ateo" (RIMA, 1 ag. 1874, 9).

    Questa non è una malignità clericale, osserva il Luzio (LCAM, 496) ma è una frase testuale confermata sempre dalla stessa Rivista, nel 1878, quando una buona parte del mondo dei Fratelli era a soqquadro per la brusca decisione presa dalla Massoneria francese nel settembre 1877 di mettere in soffitta la formula stessa del G.A.D.U.

    Già, precedentemente, la Rivista aveva preso bellamente in giro il Grande Oriente Egiziano che aveva rotto le relazioni col Grande Oriente di Francia perché il 14 settembre 1876 aveva "presa in considerazione (la) più antimassonica fra le proposte: quella cioè di eliminare dai propri Statuti la credenza in Dio" (RIMA, genn. 1877, 5).

    La ragione portata dal Grande Oriente Egiziano potremmo sottoscriverla anche noi: "Se noi ci onoriamo, e ben giustamente, di chiamarci fratelli, egli è perché ci consideriamo figli dello stesso Padre: rinnegata la paternità Divina, la fratellanza e l'unità dell'uman genere, riescono affatto problematiche ed il vagheggiato perfezionamento del mondo morale, unico obbiettivo cui mira l'Arte Reale, rendesi umanamente impossibile". (RIMA, genn. 1877, 5).

    Malgrado queste giuste proteste, nel settembre 1877, come dicevamo, il Grande Oriente di Francia cancellava, dal 2° paragrafo del 1° articolo dello statuto, il G.A.D.U.

    Come si regolò la Massoneria Italiana prima e dopo questa decisione?

    Prima asseriva: "Nelle Costituzioni che reggono la Massoneria Francese, come tutti sanno, è scritto che la Massoneria professa il principio dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima. ...

    La Massoneria Italiana che non ha nelle generali Costituzioni un'affermazione di principio che possa offendere in alcun modo la libertà di coscienza dei suoi affiliati vedrà, ne siamo certi, con vivo piacere, che anche la consorella Famiglia massonica francese si liberi da cosiffatte pastoie.

    A noi basta l'invocazione mondiale al G.A.D.U., perché non è contraria a nessun sistema filosofico, perché può associarsi a qualunque opinione e credenza, perché altro non rappresenta che la sintesi di qualsivoglia scuola o religione. Ed è perciò che i Massoni francesi - come alcuni di essi erroneamente credono - non avranno nulla a temere per parte della Massoneria Italiana, se deliberano, come forse fanno a quest'ora, la modificazione delle loro Costituzioni. ...

    Ed infatti bisognerebbe essere proprio più intolleranti dei Cattolici per proibire che la Massoneria Francese rovesciasse quella barriera che può impedire l'ingresso nelle sue Logge ad uomini distintissimi che però non credono in Dio né nella immortalità dell'anima.

    La Massoneria estera potrebbe a ragione commuoversi se in Francia si facesse professione di Ateismo in Massoneria "ma non può darsi coscienziosamente questa interpretazione alla modificazione desiderata, la quale inspirata da un concetto profondamente massonico di fratellanza e di uguaglianza, non ad altro tende che a togliere alla Massoneria Francese il carattere di una scuola deista" (RIMA, 31 ag. 1877, 236-237).

    E dopo?

    La Rivista della Massoneria deprecava quella improvvida risoluzione per il solo opportunistico motivo che s'era danneggiata l'Istituzione mondiale, provocando la rottura dei rapporti tra la Massoneria anglo-americana-tedesca e la francese, mentre la vecchia formula, stiracchiabile in tutti i sensi, tornava tanto utile a mantenere la pace in famiglia.

    "Noi protestiamo", scriveva Ulisse Bacci, sia pure sotto la sua "unica e personale responsabilità" (RIMA, mag. 1878, 131), ma sempre "Con licenza scritta del Potentissimo Gran Maestro"!, contro "le deliberazioni delle Grandi Logge d'Inghilterra e d'Irlanda", del 4 dicembre 1877 (RIMA, mar. apr. 1878, 100, nota 1) "che non riconoscevano il Grande Oriente di Francia" perché aveva "eliminato un paragrafo della propria Costituzione, il quale imponeva a chiunque volesse entrare nella Massoneria la credenza in Dio e nell'immortalità dell'anima". (RIMA, mag. 1878, 129).

    "Noi protestiamo" contro tale deliberazione "perché contraria ai principi fondamentali della Massoneria, e facciamo caldissimi voti, affinché di una questione puramente ed esclusivamente metafisica non si voglia fare un pomo di discordia nella famiglia dei Liberi Muratori, i quali hanno oggi ben altro da fare che perdersi in discussioni arcadiche, le quali lasciano sempre il tempo che trovano, e non fanno avanzare di un passo solo il progresso morale, civile, ed economico dell'umanità". (RIMA, mag. 1878, 132 - corsivo nostro).

    "L'opera consumata dai Fratelli inglesi" continua il Bacci, "è anche opera eminentemente inconsulta".

    "Essi gettano il pomo della discordia nel cuore della Massoneria" (RIMA, mag. 1878, 131); "una fra le ragioni addotte è perché questa guerra bisognava farla molto prima, quando cioè gli uomini come Proudhom (sic! - n.d.A.) e come tutti quelli dell'Enciclopedia entravano nell'Ordine e vi portavano il contingente della loro sapienza: oggi è frutto fuor di stagione, è assurdo, è follia". (RIMA, mag. 1878, 132).

    Quale fosse il contingente della sua sapienza, ce lo dice lo stesso Pierre Joseph Proudhon (1809-1865) nella sua opera: "De la justice dans la Révolution et dans l'Eglise" (Garnier, 1858, II, 206) che riportiamo in una nostra traduzione: "L'8 gennaio 1847, fui ricevuto Massone in grado d'apprendista, nella Loggia "Sincérité, parfaite union et constante amitiè" all'Oriente di Besançon".

    "Come ogni neofita, prima di ricevere la Luce, dovetti rispondere alle tre domande d'uso: - Cosa deve l'uomo ai suoi simili? - Cosa deve alla sua patria? - Cosa deve a Dio?".

    "Giustizia a tutti gli uomini - Dedizione alla propria patria - Guerra a Dio".

    "Questa fu la mia professione di fede" (corsivo nostro).

    Onde evitare simili professioni di ... fede, il Consiglio dell'Ordine, nell'aprile del 1878, agitava "la questione se fosse permesso domandare ai profani che cercano la luce che cosa dovessero a Dio. Il Consiglio ispirato sempre al concetto della più ampia libertà e tolleranza ... decise che quella domanda non potesse essere rivolta agli iniziandi.

    "Questa decisione", scrive la Rivista della Massoneria, "ci sembra inspirata alla più stretta logica ed alla più scrupolosa osservanza delle leggi votate nelle nostre Costituenti. Infatti la Massoneria Italiana che ha conservato sempre e conserva, in testa ai propri atti, l'antichissima ed universale formula: A.G.D.G.A.D.U., ha in ogni occasione solennemente dichiarato che quella formula non rappresentava la sintesi di nessun sistema filosofico o religioso, ma che anzi si adattava fortunatamente a qualunque opinione. E il fatto ha dato ragione a coloro che così la pensavano, poiché a nessun iniziando, fosse deista, fosse materialista, fosse ateo, quella formula impedì di entrare nelle nostre officine. Ciascun sistema filosofico può facilmente considerarla come la sintesi del proprio principio regolatore della vita armonica dell'universo. Quando però nelle Logge, in seguito a domande inopportune e mal formulate, si promuovono discussioni sopra questo tanto spinoso e tanto controverso argomento, allora l'attrito delle opinioni diventa ardentissimo, ed una questione molto astratta genera molto concreti e molto dolorosi perturbamenti. ... La domanda: cosa dovete a Dio? costituisce una violazione della libertà di coscienza - perché ammette implicitamente che Dio esista, ciò che, se per molti è una verità, per molti altri è un errore - e perciò se l'iniziando risponde che nulla gli deve perché non crede che esista, lo oppugnano subito i deisti - i materialisti e gli atei lo difendono, e così avvengono sempre dispiacevolissime contestazioni. - È adunque eminentemente saggia - oltre all'essere legale - la decisione del Consiglio dell'Ordine - e noi, pregando le Logge ad uniformarvisi scrupolosamente, non crediamo che di compiere uno dei nostri più sacri doveri. - Le domande che uniche si devono dirigere agli iniziandi chiusi nel gabinetto di riflessione ed alle quali devono rispondere in iscritto, sono le seguenti: - Che cosa dovete all'umanità? - Che cosa dovete alla patria? - Che cosa dovete a voi stesso? In questo campo si restringe l'azione della Massoneria, e noi non abbiam diritto di chieder più oltre". (RIMA, mar. apr. 1878, 115-116).

    Quest'uso si segue ancora oggi ed è abbondantemente documentabile.

    Per finire: leggevamo recentemente nella Rivista Massonica: "... È anche vero che il Grande Oriente d'Italia si rifiutò di seguire il Grande Oriente di Francia nella sua avventura ideologica che lo recise dal corpo della Massoneria universale quando volle abolire la invocazione del Grande Architetto dell'Universo..." (RIMA, 1969, 386).

    Per essere più esatti, forse, bisognava dire non che "si rifiutò di seguire" ma che "lo precedette" almeno nell'Intenzione.

    Infatti la Rivista della Massoneria notava. "Qui cade in acconcio osservare che anche in Italia fu più volte proposta l'abolizione della formula tradizionale cosmopolita A.G.D.G.A.D.U.".

    Ma le nostre assemblee sempre - ad enorme maggioranza - la vollero mantenuta.

    La prima proposta di abolizione fu presentata nella Costituente del 1869. Il Fratello Bartolommeo Ortolani, dottissimo ed eloquentissimo Venerabile della Loggia Goffredo Mameli all'Oriente di Sassari, propose che fosse sostituita con l'altra: Alla Gloria del Progresso Infinito; ma dopo una meravigliosa orazione del Fr. Floriano Del Zio, la vecchia formula fu conservata, dichiarandosi e riconoscendosi che essa, nel linguaggio simbolico, rappresentando la espressione grafica di ciò che è, poteva essere accettata da qualunque credenza. Così la Massoneria Italiana con una decisione di cui non è possibile disconoscere la profonda, sensata e pratica abilità // non sarà: "utilità"? //, poté conservare le sue relazioni cordialissime con tutte le Potenze Massoniche della terra e permettere a tutti gli uomini - qualunque fossero le loro opinioni filosofiche o religiose - "di entrare e di rimanere nell'Ordine senza nessun vincolo alla libertà del loro pensiero e della loro coscienza". (RIMA, 31 sett. 1889, 184).

    Lo stesso accadde nell'Assemblea Costituente tenuta al Teatro Argentina di Roma il 28 aprile 1872, con discussioni "assai scomposte e qualche volta tumultuose" (BAC 330) perché si doveva ratificare il Concordato, firmato fin dal 5 ottobre 1871, fra i vari Orienti italiani in lotta tra loro.

    Tra gli altri argomenti c'era un "Articolo riservato alla discussione del Congresso Massonico Internazionale - Abolizione dell'attuale intestazione degli atti: A.G.D.G.A.D.U." (BAC, 332).

    Ma non se ne fece nulla, tranne la lettura di una lettera di Garibaldi al Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, da Caprera, in data 24 aprile 1872: "... E chi prima (se non la Massoneria) lanciossi nel glorioso sentiero del razionalismo, combattendo le grette idee delle mille sette in cui divisero gli uomini i furbi ed i birbanti speculatori sulla credulità degli ignari? E chi chiamolli ad affratellarsi sotto le insegne del martello e del compasso e sotto quelle morali del Grande Architetto dell'Universo? Il vostro Architetto dell'Universo, Massoni, non è forse il Dio di Mazzini e l'Infinito di Filopanti? E voi tutti non siete decisi non d'imporli, ma di lasciare alla ragione, alla scienza la cura di investigare nelle regioni ancora vergini dell'Infinito morale - ove almeno l'intelletto umano ardisca di avventurarsi - ciocché forse giammai troveranno? ..." (BAC, 335-336 - corsivo nostro).

    "Nell'era atomica - scrive il Ventura - non c'è posto per un Dio persona, creatore e giudice, qual'è configurato dalle religioni, dalla rivelazione delle religioni positive" (VENMS, 83).








    2) IL GRANDE ARCHITETTO DELL'UNIVERSO

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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    3) L'ATEISMO MASSONICO

    Dopo aver descritto, a grandi linee, i caposaldi della "dottrina" massonica s'impone qualche conclusione in merito alla domanda che ci ponevamo all'inizio: è possibile parlare di "religiosità massonica"?

    Abbiamo veduto come il pensiero massonico intorno al G.A.D.U. sia vago, nebuloso, incerto e contraddittorio: ciò dipende dalla nessuna incidenza pratica del G.A.D.U. nella vita dei Massoni. Le dispute che talvolta abbiamo viste accendersi tra le varie correnti massoniche (con conseguente rottura di relazioni tra un Grande Oriente e l'altro) non hanno alcun carattere speculativo, ma nascondono quasi sempre scopi assai più concreti.

    Che il G.A.D.U. non abbia nessuna ingerenza nella vita morale può desumersi anche da quel concetto di "morale autonoma" di cui i Massoni sono sostenitori da sempre.

    Che la Massoneria si rifaccia al Grande Architetto per orientare l'azione dei "credenti", da nessuno è stato mai sostenuto; egli non è concepito quale ultimo termine della moralità, come il portatore e l'ispiratore di ogni legge morale.

    Infatti, "perché l'uomo informi - secondo i principi massonici - bene la sua condotta, non deve cercare il comando fuori o sopra della ragione ... ; non deve prospettare la legge morale come un comando dall'alto, da una esistenza extramondana, soprannaturale, a cui debba inchinarsi".

    "Il comando, a cui l'uomo deve obbedire, in quanto muove dalla ragione, fa sì che l'uomo da nulla possa essere turbato, da nulla possa essere deviato, perché, se può rovinare una morale fondata su di un'autorità esterna, non cade quella che sia tratta dalla coscienza umana.

    "In siffatta obbedienza l'uomo sente la pienezza e la serena dignità della sua natura ragionevole; non si sente mai servo, ma signorilmente suddito, cioè libero, perché svolge coscientemente la sua natura e si fa consapevole artefice del suo destino.

    "Eliminato il soprannaturale, la morale massonica è prettamente naturalistica: i diritti e i doveri umani, i fini e le lotte umani sono legati alla terra; il destino dell'uomo è un semplice frammento del destino universale, la storia delle nazioni è un capitolo completivo della storia naturale" (VENMS, 87).

    Ed il Bovio ne suggerisce anche il motivo: "La sola ragione può comandare a se stessa, essendo essa autogenetica" (A. G. Bovio nel 50° della sua morte, p. 14 - LV, 1957, 64 - citato da CAP, 4, 42).

    Uno dei pilastri della Massoneria sarebbe appunto quella "forza morale, che, per la sola autorità della ragione, porta i suoi adepti ad eseguire le sue prescrizioni" (FLR, 94). L'uomo diviene, così, il giudice di se stesso: "Questo regno dello Spirito, voi (cattolici) lo ponete in una sfera soprannaturale dove le anime saranno pesate sulla bilancia del vostro Dio; noi lo collochiamo nella ragione dell'Uomo, che non deve sperare altro giudice che gli imperativi della propria coscienza" (LASP, 192 - trad. di CAP, 4, 42).

    È evidente, infine, che detta concezione morale è completamente svincolata dall'idea di premio o di castigo. Il cielo e l'inferno sono risibili "postume preoccupazioni" (FLR, 401): "Noi non andremo nel cielo, noi vi siamo poiché la terra è nel cielo. Vi si è parlato dell'inferno, ma l'inferno non esiste in nessuna parte se non è nella coscienza dei cattivi" (Eliphas Levi, in ACMA, 1949, 187).

    Oltre quella di essere lasciata alla determinazione personale, un'altra caratteristica dichiarata della morale massonica è quella di essere una morale laica: "L'etica universale e laica (di Mazzini) che noi, a buon diritto, identifichiamo nell'etica Massonica ... pone alla base di ogni progresso l'Uomo, in tutta la sua dignità, la sua pienezza e la sua libertà" (LV, 1955, 69). È dunque evidente il distacco dai precetti di qualunque religione positiva: "La morale massonica non è né cristiana, né ebraica né maomettana. La Massoneria proclama determinati principi sui quali i moralisti di tutti i paesi e di tutte le religioni sono d'accordo e si sforza di armonizzare le opinioni che a volte sono contrastanti solo in apparenza" (FLR, 13).

    Dove la Massoneria riesca a reperire quei, sia pur pochi, principi sui quali tutti gli uomini sarebbero d'accordo, è un mistero! E come, poi, una morale che, nella sua formulazione come nella sua attuazione, prescinde completamente da mezzi soprannaturali (come il ricorso a Dio, la preghiera, i sacramenti), riesca a giungere alla "comunione della natura con Dio" (MRAI, 10), è un mistero non meno insondabile.

    Con questi presupposti non fa meraviglia che si parli di andare "verso una nuova religione" (LV, 1956, 213); una "religione superiore che fa intendere l'universo quale fonte eterna ed infinita di bellezza e di amore, di giustizia e di libertà (Citazioni di CAP, 3, 42, nota 23) per l'umanità che "dopo un'esperienza più volte millenaria d'innumerevoli religioni, non ne ha trovata ancora una che abbia placata e soddisfatta la sua ansietà religiosa" (LV, 1956, 213).

    Ed ecco la Massoneria, in armonia con gli scopi ambiziosi che si propone, gettare le sue linee maestre di questa "nuova religione": "Le religioni sopravvissute, pur conservando la loro forma storica, si considereranno reciprocamente come dei semplici riti di una medesima chiesa, la comunione universale di tutte le persone dabbene, quali che siano i simboli con i quali ciascuna di esse si rappresenterà l'Assoluto, l'Infinito e l'Universo" (FLR, 444). Sono evidentemente prospettive vaghe, come è nello stile massonico, ma indicative: "Domani verrà trovato un nuovo termine conciliativo fra cielo e terra" e così "nascerà una nuova religione per le masse" (RAMA, feb. 1949, 29). Per le masse, si badi! Perché per i Massoni, uomini (dicono loro) di pensiero, questa è la formula: "I progressi della tecnica (come sempre è stato per il progresso scientifico) sono altrettanti colpi bassi per le soprastrutture confessionali che gli uomini hanno costruito nel tempo attorno ai concetti filosofici fondamentali, per cui è legittimo attendersi che le limitazioni dogmatiche, che hanno diviso ed ancora dividono l'umanità in compartimenti stagni di pensiero e costume, tanto diversi fra loro, proprio dalla tecnica saranno demolite, facilitando, nel tempo, il ricongiungimento di tutta l'umanità nel minimo denominatore comune - che si identificherà allora nella "verità" - formato da ciò che in ogni religione insegna all'uomo di essere buono, giusto e savio, amando il prossimo come se stesso e facendo agli altri ciò che vorrebbe fosse fatto a sé" (LV, luglio 1954, 3).

    Siamo, dunque, dichiaratamente e senza veli, alla società scientifico-materialista ed atea.

    Ci pare, infatti, dimostrato che non solo la religione massonica è inconsistente e di religiosità massonica, quindi, non può parlarsi, ma che anzi la Massoneria pratica un sostanziale ateismo.

    È vero che la Massoneria ha sempre rifiutato l'accusa di ateismo e, dal canto suo, non ha mai fatto aperta professione di esso.

    Già nella prima stesura delle Costituzioni di Anderson. nel 1717, si esigeva che il Massone non fosse mai "uno stupido Ateo, né un Libertino senza Religione" (GORCF, 16); anzi uno dei gruppi che si ostina a considerarsi vicino alla Chiesa di Roma, protesta che "a rigore, la sola religione, incompatibile con la Massoneria, è l'ateismo" (ERNU, sett. 1956, 7). Perfino il Lupi, della Massoneria di Palazzo Giustiniani, in polemica con la "Civiltà Cattolica", afferma: "L'ateismo pratico non può essere se non l'ateismo di chi viva ed operi ignorando dio e la sua legge: siamo dunque esattamente all'antitesi degli intendimenti che animano il Libero Muratore quando varca la soglia del tempio e ricerca appassionatamente, nella sua misterica e nella sua simbolica, una luce ed una guida" (LURG, 72). Abbiamo già visto quale peso abbia Dio nella vita e nelle opere del Libero Muratore.

    Ma, al di là di queste affermazioni puramente formali, cosa rimane della "religione massonica"? Non si ha il diritto di chiamare atea una setta il cui Dio è un'astrazione così nebulosa, così incerta? È un Dio "inconoscibile", "indefinibile", "ineffabile", totalmente avulso dal mondo e dalla sua pratica quotidiana; un G.A.D.U. che non si manifesta mai, non si fa conoscere, non "rivela" nulla agli uomini, non detta e non presiede alla legge morale; una misteriosa Entità di cui tutto si può affermare e tutto negare, tutto predicare e tutto escludere; un Dio che non si sa dove sia, al quale gli uomini non debbono nulla e dai quali Egli nulla pretende!

    Non debbono chiamarsi atei coloro il cui Dio è ridotto a mera comparsa? Atei, non a parole, ma nella sostanza e nei fatti!

    E non siamo noi a dirlo: è quanto, sia pure a denti stretti e parzialmente, ammette lo stesso Gorel Porciatti: "... nel 1912, ... le autorità massoniche internazionali giudicarono ... irregolare (la Massoneria di Palazzo Giustiniani), ritenuta non senza qualche ragione, prevalentemente ateistica" (GORAV, 45 - corsivo nostro).

    Parlando poi dei vari Gruppi massonici sorti dopo la seconda guerra mondiale, parla così, lui Giustinianeo, di Palazzo Giustiniani: "... da un lato la Massoneria Giustinienea, erede della Massoneria irregolare, anticlericale e con qualche sfumatura ateistica ..." (GORAV, 46 - corsivo nostro).

    Salvatore Spadaro, Scozzese, pur lodando, dopo il 1946, Palazzo Giustiniani perché guidato "da capi di effettivo valore" e organizzato "con severi criteri di selezione", pure dice: "Coerente alla tradizione del periodo aureo della Massoneria Italiana, è nettamente anticlericale, professa un panteismo razionalista di vecchia maniera ..." (SP, 152, - Corsivo nostro).

    Dall'argomento trattato ci sembrava di poter escludere, in un certo senso, per la dizione non del tutto precisa, lo sparuto Gruppo della Serenissima Gran Loggia d'Italia, istituita a Milano dal Dr. Goffredo Sollazzo il 12 luglio 1951, "sovrana ed indipendente da qualsiasi altro Corpo Massonico o Rito, ancorché regolare" (GLIMB, 1), approvata dalla Gran Loggia d'Inghilterra che lo stesso Mellor mette, da sola, in un Gruppo a parte "con le Massonerie che le sono infeudate" (MELFS, 298).

    Il Sollazzo, Gran Maestro di questo Gruppo che Palazzo Giustiniani, falsamente, diceva essere passato tutto alla sua Obbedienza (RIMA, 1969, 48), in una lettera del 21 marzo 1970, puntualizzava così le loro fondamentali discordanze rispetto al Grande Oriente Giustinianeo: "Noi chiediamo ad ogni neofita la fede nell'esistenza di DIO: diciamo Dio, poiché se esso è, come è, unico, non possiamo dargli nome: ogni religione lo chiama come vuole: per questo abbiamo preferito la dizione di Grande Architetto dell'Universo".

    E gli domandiamo di credere nell'immortalità dell'anima, vale a dire nella "vita eterna". Con ciò si viene a riconoscere anche l'esistenza di una "giusta" o "non giusta" vita terrena, quindi un criterio di "giudizio", la "giustizia di Dio" (ESPBO, 154).

    E continua: "Sono convinto che a tutti Dio parla continuamente: il fatto è che quasi sempre noi siamo sordi: ma Dio e la Vergine ci sono sempre vicini ... E molto vi sarebbe da dire sulla formula A.G.D.G.A.D.U. ... La Gran Loggia Inglese, noi e molte altre Grandi Logge regolari non usano tale formula: ma quella: "In Deo Mea Spes" e "Spes Mea in Deo Est" che viene apposta sui timbri e sigilli" (ESPBO, 155-56).

    Questa quasi professione di... fede è stata, sembra, vanificata dal fatto che la Gran Loggia d'Inghilterra ha dichiarato "regolare" per tutto il territorio italiano il solo Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani (13 sett. 1972 - RIMA, ott. 1972, 449).








    3) L'ATEISMO MASSONICO

  10. #10
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    Predefinito Rif: La massoneria di Palazzo Giustiniani e le altre "famiglie" massoniche

    4) I PRESUPPOSTI DEL NATURALISMO MASSONICO

    Abbiamo già accennato come la presunta religiosità massonica sia permeata di naturalismo, un naturalismo di cui sono facilmente individuabili le matrici.

    L'esaltazione della natura e una visione del mondo che tutto subordina all'uomo e alla fede nelle sue capacità "naturali", non è nuova ed è, comunque, più antica della Massoneria. Ciò che però caratterizza l'Istituzione è il costante servirsi di princìpi filosofici, che, sconfinando nell'arbitrio più indifferenziato, le permettono di muoversi con una certa disinvoltura per il raggiungimento concreto dei suoi scopi.

    Una prima matrice del naturalismo massonico è nell'Umanesimo del Rinascimento. Il fondamentale paganesimo rinascimentale, tutto teso a sostituire l'uomo a Dio, a proclamare l'innata bontà della natura, a proporre il cammino terrestre verso la felicità, a limitare su questa terra tutti gli ideali della vita, finiva per deificare l'uomo.

    È evidente come la Massoneria attinga a piene mani dall'Umanesimo la sua avversione alla fede, in nome dell'autonomia della ragione, e faccia suoi tutti i moti di insofferenza e di ribellione all'autorità della Chiesa in nome del libero pensiero, dell'anticlericalismo e della libera ricerca del vero. Quanto la Massoneria affondi le sue radici nell'Umanesimo, è essa stessa a dichiararlo, come si può riscontrare nel volume di Ludovico Keller: "Le basi spirituali della Massoneria e la vita pubblica" (Roma, Atanòr, IV ed., 1970).

    Altra evidente derivazione del credo massonico è quel legame che lo unisce all'Illuminismo razionalistico del secolo XVIII.

    Ci sia permesso citare, in una nostra traduzione, un'opera del gesuita Giuseppe Berteloot che fu, invano, un vero prudente iniziatore d'un tentativo di "dialogo" con la Massoneria.

    Il deismo naturale si rifà al concetto di "religione" di Voltaire: "La religione di Voltaire si risolve in un vago deismo, senza rivelazione, senza credenze dogmatiche. Col Dio che lui immagina, si pensa e si fa tutto quel che si vuole" (BEFMEC, 1, 58).

    Sulla scia degli Enciclopedisti, Diderot, d'Alembert ecc. "le Logge sognano di sostituire, alla civiltà cristiana, basata sulla fede, una civiltà puramente umana, basata sulla ragione. Nel loro pensiero, il cristianesimo che ha prevalso fino allora non è più ammissibile. I suoi tre dogmi fondamentali: il peccato originale, la redenzione, la vita eterna nell'al di là, sono insieme irrazionali e demoralizzanti, perché costituiscono un ostacolo al progresso" (BEFMEC, 1, 63-64).

    Il massone Lorenzo Fusi, in un suo discorso sul tema: "Supremazia della dottrina massonica" (Ed. L.E.D.A. - Roma, 1950), pronunziato nella Loggia "Roma" di Roma, in seduta d'istruzione massonica, nel 1950, conferma quanto abbiamo citato dal Berteloot: parlando del peccato originale lo chiama, insieme agli altri dogmi della Chiesa "leggende mitologiche", "imposture", "piedistallo, sia pure d'argilla", sul quale poggia tutta la fede giudaico-cristiana. Si tolga questo mito alla credenza cattolica e si vedrà crollare di colpo tutta l'impalcatura dogmatica del cattolicesimo ... (perché) il dogma del peccato originale postula logicamente il dogma della redenzione; la redenzione postula la venuta di un messia redentore, proclamata e preannunziata da una serie di grandi profeti giudaici le cui profezie gli evangelisti trassero ad avvalorare il messianismo cristiano.

    "... Ma queste verità assolute e immutabili di santa madre chiesa, non sono la Verità verso la quale ci incamminiamo noi. Ben altre verità ci rivelò e ci viene rivelando il progresso del pensiero svincolatosi dai ceppi della tradizione: basti mentovare, per limitarci al solo Evo Moderno, alcuni dei più famosi nomi quali Giordano Bruno, Campanella, Galilei, Keplero, Spinoza, Leibniz, Loke, Vico, Voltaire, per vedere in quali nuovi profeti si proiettò quell'altra non meno divina ispirazione e illuminazione, che fece crollare tutte le pretese verità bibliche" (pag. 13-14 - corsivo nostro).

    La verità cattolica, in materia, ce la dice Paolo VI nel suo "Credo" del Popolo di Dio, del 30 giugno 1968: "Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all'inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l'uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, "non per imitazione, ma per propagazione", e che esso pertanto è "proprio a ciascuno".

    Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che - secondo la parola dell'Apostolo - "là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia".

    A questi princìpi "dogmatici", continua il già citato Berteloot, "essi (i Massoni) sostituiscono dei princìpi detti "filosofici", diametralmente opposti: quello della felicità nel progresso indefinito, quello della bontà naturale dell'uomo e quello della sua finalità sulla terra.

    Questi tre princìpi fanno corpo, sono solidali gli uni con gli altri. Se l'uomo non ha che un destino terrestre, è solo quaggiù che deve raggiungere la sua piena felicità; se è nato buono, gli basta lasciarsi guidare dal suo libero pensiero e di lasciarsi andare alla sua libera via, per realizzare automaticamente questa felicità e quella degli altri; finalmente, se il progresso è indefinito, l'uomo è assicurato di raggiungere l'età dell'oro nell'avvenire che egli stesso costruisce.

    Ed eccoci quindi in piena emancipazione di spirito e presto in pieno "libertinaggio" (nel senso che questa parola aveva nel sec. XVII) (BEFMEC, 1, 64).

    Le conseguenze di queste premesse filosofiche si fanno sentire in campo morale. "Quale la filosofia, tale la morale: ordinariamente vanno insieme", continua il Berteloot. "Il deismo professato da filosofi e Massoni non è altro che una divinizzazione della natura e più specialmente una divinizzazione dell'uomo, il re della natura. Ora, una volta divinizzato, decretato "naturalmente buono", l'uomo non sa più che farsi dei grandi dogmi cristiani: caduta originale, malizia fondamentale, fine ultimo al di là di questo mondo... Per realizzare la sua felicità e quella dei propri simili, gli basta lasciare libero corso ai suoi desideri, alle sue ambizioni, alle sue passioni, specialmente a quelle che gli daranno i godimenti più forti" (BEFMEC, 1, 67).

    Il Berteloot cita poi Gaston Martin (Chaine d'Union, février 1936, 254): "Mentre nel sec. XVII un libertino non è altro che un libero pensatore, diventa, all'inizio del sec. XVIII, anche un libertino nel senso moderno della parola; e, a misura che si indebolisce l'idea di una sanzione divina ed esterna, s'indebolisce proporzionatamente la morale". E conclude: "Nessuna meraviglia. Divinizzando la natura, si è logicamente portati a divinizzare tutte le inclinazioni della natura. Chi pretende vivere secondo la virtù, non vivendo che secondo la natura, fa molto presto a chiamare virtù quello che, in fondo, non è che vizio" (BEFMEC, 1, 69).

    Se questi sono i riconosciuti fondamenti della dottrina massonica, stupisce vedere il rifiuto del termine "naturalismo" attribuito alla dottrina ed all'ambiente massonico, da parte del già citato Lupi in polemica con il Padre Caprile: "Ché se per naturalismo si vuole intendere l'aver noi rigettato la trascendenza del fideismo dogmatico e rivelazionistico, non v'è chi non veda come questo sia il nostro migliore e più genuino titolo di distinzione e di carattere. Ognuno è filosofo come può e come sa e il fratello Libero Muratore non pretende di avere in mano le chiavi dello scibile né quelle dei valori eterni; egli però si accosta reverente a questi problemi con la certezza di avere abbracciato, almeno metodologicamente, l'unico cammino possibile" (LURG, 25).

    Ma al Lupi, come a chiunque altro voglia dubitare del "naturalismo" massonico, sarà sufficiente por mente a qualche citazione di fonte massonica che qui facciamo seguire:

    La Massoneria "difese il valore dell'intelletto umano, e ne appoggiò la sua evoluzione e la sua affermazione nel dominio della natura; proclamò il diritto di vivere secondo le leggi morali immutabili della natura stessa, contro una ipocrita etica negatrice dei valori morali universali" (PON, 67); "La natura rivela alla Ragione tutto ciò che si deve credere e sperare" (MASFI, 69); "La Massoneria, identificando l'opera dei Rosa Croce, ha proclamato lo studio della natura, istrumento di ogni progresso, ma determinando che la natura non è soltanto nella materia, ma anche nelle leggi morali, la cui sede si trova nella nostra coscienza e la cui realtà è dimostrata dal fatto della società umana, come le leggi fisiche sono dimostrate dal fatto dei fenomeni fisici" (FLR, 321-322).

    Ma non basta, perché non manca chi interpreta il naturalismo in chiave panteistica: "È tempo ormai che l'uomo cominci a comprendere che la Divinità, dalla quale si sente attratto,... non è una persona... ma è dentro il proprio cuore... È tempo che l'uomo cerchi Iddio in tutta la Natura ma entro la Natura e non fuori di essa. Finora si è divinizzato tutto quello che non può essere Iddio. Si son fatti di certi uomini altrettanti Dei... come è avvenuto in varie religioni e particolarmente nel Cristianesimo, in cui si è rimpicciolito l'Essere Supremo fino a farne un uomo, con la Deificazione sia pure di un Grande iniziato come Gesù... Dio è onnipresente e immanente nell'uomo come in tutta la Natura... Da questa grandiosa visione della presenza del Divino. in tutta la Natura come nella coscienza dell'uomo, sorge appunto il concetto di quella religione umana che colloca Iddio nel cuore dell'uomo; la religione dell'uomo che avrà trovato il Dio che gli è adeguato..." (Lorenzo Fusi, in BGO, giugno 1952, 36).

    Ed a coronamento inequivocabile del naturalismo massonico, ecco un pensiero ad ogni livello e ad ogni grado del pensiero massonico: "Mentre la religione umanizza il Dio, la Massoneria divinizza l'uomo" (Citato da CAP, 2, 364).

    Finalmente la Natura divinizzata è il Tutto e sostituisce Dio! "La Massoneria, data la sua essenza umanistica, non può professare che la razionale religione della Natura" (VENMS, 81). Essa perciò non è né "deista" né "atea". "Non è deista, in quanto, credendo nella unità delle leggi inerenti alla Natura,... non crede né può credere nella esistenza di un Dio premondano ed ultramondano, che è stato oltrepassato dalla scienza; di un Dio, spirito infinito, superiore ed estraneo alla Natura, creatore della Natura.

    Nulla di più assurdo è l'ammettere la esistenza di un Essere, che sia indipendente dalla Natura, che sia causa della Natura e che abbia influenza sulla Natura...

    Ammessa siffatta ipotesi, impossibile sarebbe il progresso, ch'è legge fondamentale dell'Umanesimo e quindi della Massoneria, perché per un solo atto della volontà di questo Dio si potrebbe indietreggiare di secoli; la storia non avrebbe più legame e sarebbe costituita dalle manifestazioni della volontà di questo Dio.

    La Massoneria non crede né può credere ad un Essere soprannaturale, non credendo né potendo credere ai fenomeni "innaturali", che sarebbero le sole prove che potrebbero dimostrarne la esistenza...

    D'altra parte la Massoneria non è "atea", perché crede... nella esistenza di una Legge immanente nella Natura, Legge che denomina "Grande Architetto dell'Universo"...

    Il "Grande Architetto dell'Universo", che nel rituale massonico s'invoca, non è indipendente dalla natura: esso è immanente nella natura, ed è quella condizione eterna, assoluta, universale, ch'è perciò "legge" e che, connettendo le cose, le ordina, ed ordinandole le architetta in modo da costituire quel tutto armonico, che chiamasi Universo...

    Nell'èra atomica non c'è posto per un Dio persona, creatore e giudice, qual'è configurato dalle religioni, dalla rivelazione delle religioni positive...

    Tutt'una con la natura, la detta necessità e legge è "immortale", ed è tale immortalità, non altra, quella nella quale crede e deve credere la Massoneria, non comportando la sua dottrina umanistica, ch'è "naturalismo", un mondo fuori e sopra di quello, di cui l'uomo fa parte" (VENMS. 81-84)

    E il Ventura, già abbondantemente citato, conclude: "Rammenteremo quello che fu il più celebre solenne documento antimassonico la Humanum genus...

    In questa enciclica infatti il papa Leone XIII... disse: ... I Framassoni tendono - e tutt'i loro sforzi hanno questo unico fine - a distruggere dalle fondamenta qualsiasi disciplina religiosa e sociale, che sia nata dalle istituzioni cristiane, per sostituirla con una nuova conforme alle loro idee, ed i cui principii fondamentali e le leggi sono improntati al "Naturalismo".

    "... Ora, il primo principio del "Naturalismo" - continuò a dire Leone XIII nella enciclica - è che in tutte le cose la natura e la ragione umana debbano essere padrone sovrane. Posto questo principio, quando si tratta dei doveri verso Dio, o non ci annettono nessuna importanza, o ne alterano la essenza con opinioni vaghe o con sentimenti erronei. Essi negano che Dio sia autore di una qualsiasi rivelazione. ...Per essi, al di fuori di quello che la ragione umana è in grado di comprendere, non esiste alcun dogma religioso, né alcun maestro, nella parola del quale si debba avere fede in nome del suo mandante ufficiale".

    Il papa Leone XIII VIDE MOLTO GIUSTO; COMPRESE CHE COSA FOSSE LA MASSONERIA; NE SVELÒ LA FISIONOMIA PRECISA; NE DENUDÒ LE ASPIRAZIONI IN TERMINI INEQUIVOCABILI...

    La Massoneria autentica, sprezzante del dogma, non è una religione, e non è una corporazione, un'accademia, una setta, un partito. Essa insegna e guida; RIVELA UNA VISIONE NUOVA DELLA STORIA; è la umanità rinnovellantesi, che equilibra le classi, consocia le nazioni, e PORTA LA REDENZIONE DI TUTTI, NON IN CIELO MA IN TERRA". (VENMS, 113-114 - maiuscolatura nostra).

    Al Ventura fa eco Alec Mellor: "La parte dottrinale dell'enciclica è luminosa. Leone XIII definisce il programma delle logge italiane con una obiettività che, nel segreto, esse non dovettero certo contestare...

    A questo naturalismo, deleterio per lo spirito soprannaturale, sarà consacrata in seguito le parte essenziale dell'enciclica...

    Lo spirito di Humanum genus fu ricordato vigorosamente da Leone XIII in parecchi documenti. Nella lettera Inimica vis, indirizzata l'8 dicembre 1892 all'episcopato italiano, egli sottolinea che "lo spirito comune a tutte le sette anteriori ha ripreso vita nella setta massonica". Medesimo richiamo nella lettera apostolica Praeclara (20 giugno 1894).

    Leone XIII è l'ultimo Papa che abbia promulgato un'enciclica dottrinale contro la Libera Muratoria. Nel condannare il naturalismo, Humanum genus FA PARTE DELLE GRANDI DECISIONI DI PRINCIPIO RESE DALLA CHIESA, CHE NON PASSANO CON IL TEMPO. Tutta una parte dell'enciclica, invece, è impregnata di storia e come tale deve essere letta. "Coloro che, nel secolo XIX, avevano formulato l'insensato disegno di far seguire alla presa di Roma anche la distruzione della Chiesa, si sono collocati con gli innumerevoli suoi persecutori del passato. Nel senso proprio della parola sono essi i morti". (MELFS, 277-278 - maiuscolatura nostra).

    Dopo tante autorevoli citazioni non crediamo che possano nutrirsi dubbi sul fatto che il "Naturalismo" sia il cemento della cosiddetta filosofia massonica.





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