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    Hic Sunt Leones
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    Predefinito Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    La stampa israeliana: «I nostri Servizi lavorano per il Colonnello». La rivelazione: Mercenari reclutati da Global Cst - Il via libera dallo stesso Netanyahu per evitare la vittoria degli islamici

    «Leggenda, oppure verità», titola il quotidiano israeliano Maariv per raccontare una storia che sembra uscita da un intrigante romanzo di fantapolitica. Quei mercenari, africani ma non soltanto, che stanno combattendo in Libia per cercare di salvare Gheddafi sarebbero stati reclutati da una famosa organizzazione di Tel Aviv. Su richiesta del leader libico. E con il beneplacito delle più alte sfere del governo Netanyahu. Negli anni Ottanta, quando la Giamahiria figurava tra gli stati dell'«Asse del male», Yehezkel Dror, professore emerito dell'Università ebraica di Gerusalemme e consulente del Ministero della Difesa israeliano, mi disse che «se non fosse esistito, il leader libico andava inventato».

    La spiegazione: essendo molto meno pericoloso di quello che appariva, consentiva all'Occidente di flettere i muscoli quando con altri «regimi canaglia» sarebbe stato, dal punto di vista strategico, molto rischioso. Con il tempo, il nome della Libia fu tolto dalla lavagna nera dei cattivi, anche perché, si diceva, costituiva un baluardo contro l'avanzata dell'Islam radicale in Africa del Nord. E sarebbe proprio per questo motivo che Israele avrebbe voluto mantenerlo sul trono della Giamahiria. Giorni fa la tv araba Al Jazeera raccontò di aver saputo da un non meglio identificato giornalista del quotidiano Yediot Aharonot una storia che ha dell'incredibile. I118 febbraio il premier israeliano avrebbe riunito attorno a sé i suoi colleghi della Difesa Ehud Barak, degli Esteri Avigdor Lieberman e il capo dell'intelligence militare, generale Aviv Cochavi.

    Dovevano decidere su una richiesta arrivata da uno dei capi dei servizi segreti di Tripoli. La Libia non riconosce Israele ma sono sempre esistiti rapporti indiretti tra i due Paesi. Tanto che, anni fa, il Mossad salvò la vita di Gheddafi facendogli arrivare notizia di un complotto ordito ai suoi danni. Ora, secondo il racconto, Gheddafi chiedeva aiuto e faceva leva sulla paura degli israeliani di veder nascere in Libia uno stato islamico fondamentalista. Voleva mercenari e la Global Cst, diretta da un ex capo di stato maggiore, il generale Ziv, è famosa per queste cose: è sufficiente ricordare la liberazione di Ingrid Betancourt in Colombia.

    La richiesta era per cinquantamila mercenari. La cifra concordata, cinque miliardi di dollari. La Global Cst è presente in molti Paesi africani. Offre addestramento per gli eserciti del continente. E anche di più. Ma non deve essere facile mettere insieme cinquantamila soldati di ventura, anche se non mancano altre organizzazioni per il reclutamento di poveri africani disposti a tutto. Tutto vero? Vero in parte? Falso? Per ora non ci sono conferme. Ma, come sottolinea Maariv, nemmeno smentite per una vicenda potenzialmente molto imbarazzante per Israele. Naturalmente, al di là di queste indiscrezioni, difficilmente mai si potrà sapere la verità, però questa vicenda dimostra come la realtà sia molto meno leggibile di come apparentemente potrebbe sembrare ai più ingenui.

    Eric Salerno

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    Passata la buriana facciamo i conti

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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    (AGI) Londra, 7 marzo – Per non esporre direttamente gli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto ai sauditi di fornire armi ai ribelli libici di Bengasi per abbattere il regime del Colonnello Muammar Gheddafi. E’ quanto rivela in prima pagina il britannico Independent.
    … l’articolo di Robert Fisk si intitola “America’s secret plan to arm Libya’s rebels”:
    http://www.independent.co.uk/news/wo...s-2234227.html

    segnaliamo anche il seguente commento di Alessandro Lattanzio:
    Quello a cui si assiste in Nord Africa e in Medio oriente, non è il capovolgimento rivoluzionario dei rapporti di forza all’interno delle società arabe. Ma il contrario, è l’onda di assestamento dei rapporti di forza esistenti all’interno della leadership statunitense, dell’offensiva di quelle fazioni politico-strategiche che a Washington hanno subito l’attacco networkcentrico rappresentato dalle ‘rivelazioni’ di Wikileaks. Da ciò nasce la messa in guardia di Robert Gates, il segretario alla difesa statunitense, che alla fine del mandato dell’amministrazione Bush jr. venne chiamato a dirigere il Pentagono, per porre rimedio alle malefatte di Rumsfeld e dei neocon. Le frange internazionaliste dell’amministrazione attuale, Brzezinsky e Clinton, hanno tutto l’interesse ad assistere e teleguidare le rivolte arabe più o meno spontanee; non avendo più gli USA la forza militare per imporre la loro strategia, ricorrono all’arma della propaganda, studiata, applicata e sperimentata nei più disparati ambienti politico-sociali. Hanno visto dove tale ‘quinta arma’ ha avuto successo, dove ne ha avuto poco, e dove ha fallito. Hanno potuto constatare che queste ‘rivoluzioni’, una volta vittoriose, non hanno una lunga speranza di vita, poiché sono studiate e ideate per applicare ricette economiche liberiste, un obiettivo che le condanna a un’estinzione alquanto rapida. Da ciò, è naturale avere il sospetto che il vero scopo di queste ‘rivoluzioni’, non sia quello di imporre nuovi regimi filo-occidentali o filo-israeliani, ma di creare il caos regionale. La leadership israeliana è rimasta scioccata per gli eventi in Egitto, ed i timori che possano aversi simili sconvolgimenti anche nel loro retrobottega giordani, inquietano il governo Netanyahu. Governo che, essendo di destra, perciò filo-repubblicano, e con una forte presenza di componenti poco gradite alla cricca Brzezinsky/Clinton, ovvero il partito russofono di Avigdor Liberman che mantiene costanti contatti con Mosca e Minsk. Da ciò, Netanyahu non raccoglie molta simpatia dall’attuale amministrazione statunitense; una ragione che spiegherebbe l’offensiva colorata del Dipartimento di Stato USA contro amici e alleati d’Israele, anche se vecchi e logori. E spiegherebbe l’entusiasmo di una parte del mondo islamico per gli eventi nel Nord Africa e il Medio Oriente: Iran, Hezbollah e Hamas.
    (…)
    Chiaramente, oltre al coinvolgimento delle due maggiori fazioni dominanti statunitensi, che se non hanno lanciato questa ondata di ‘rivoluzioni colorate’, le sostengono ampiamente, vi è il pesante coinvolgimento di Londra e forse Parigi. E’ una ‘Ironia della Storia’ amara e tragica. Gli inglesi e i francesi inviando ‘consiglieri’ militari a Bengasi per aiutare il ‘popolo’ a organizzare la lotta contro Tripoli, oppure sostenendo, come sta compiendo Londra, oscuri dissidenti anti-Jamahirya e relitti senussiti, clan da cui traeva origine la monarchia coloniale, oppure ancora, supportando una campagna mediatica incontrollata e demonizzante, tramite i network arabi di facciata, al-Jazeera e al-Arabiya, ma che hanno le loro sedi operative a Londra e a New York. Un campagna mediatica volta, come sempre, a sostenere l’intervento armato e l’invasione della Libia. Una operazione di straordinario successo, pur tenendo conto dello scarso livello di analisi critica in possesso dei due più importanti obiettivi della campagna: la sinistra e europea e la militanza islamista araba. Già in Pakistan presso l’opinione pubblica e le elité politiche, parecchi dubbi sorgono sulle vicende libiche. Non foss’altro che Islamabad è oggetto continuo di operazioni occulte e terroristiche alimentate dalle reti dell’intelligence occidentale.
    L’ironia aspra e amara è che con l’intervento sempre più aperto dell’imperialismo, intervento scoperto che si rende necessario per l’evidente fallimento della rivolta spontanea, che da venti giorni non fa che marciare e stringere d’assedio Tripoli, restando ferma nei sobborghi di Bengasi, Londra, Parigi e Washington potranno regolare i conti con ciò che resta dell’eredità antimperialista e popolare di Gamal Abdel Nasser, di cui Gheddafi è l’ultimo seguace ed esponente. Dalla sconfitta del colonialismo anglo-francese, nel 1956, a Suez, Gli imperialismi parigino e londinese non attendevano che il momento di vendicarsi, e di reimporre o tentare nuovamente di imporre il loro dominio nell’area, anche a danno degli USA in difficoltà, e soprattutto a danno delle popolazioni mediorientali, che aldilà dei mutamenti di facciata di Tunisi e Cairo, vedrà sia le notevoli risorse della Libia sequestrate nuovamente dall’Occidente, che le coste libiche ospitare, ancora una volta, le basi della NATO, vitali per ampliare il dominio regionale degli USA e dei suoi alleati.
    da “Libia: golpe e geopolitica”,
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Eraclio Visualizza Messaggio
    (AGI) Londra, 7 marzo – Per non esporre direttamente gli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto ai sauditi di fornire armi ai ribelli libici di Bengasi per abbattere il regime del Colonnello Muammar Gheddafi. E’ quanto rivela in prima pagina il britannico Independent.
    … l’articolo di Robert Fisk si intitola “America’s secret plan to arm Libya’s rebels”:
    http://www.independent.co.uk/news/wo...s-2234227.html

    segnaliamo anche il seguente commento di Alessandro Lattanzio:
    Quello a cui si assiste in Nord Africa e in Medio oriente, non è il capovolgimento rivoluzionario dei rapporti di forza all’interno delle società arabe. Ma il contrario, è l’onda di assestamento dei rapporti di forza esistenti all’interno della leadership statunitense, dell’offensiva di quelle fazioni politico-strategiche che a Washington hanno subito l’attacco networkcentrico rappresentato dalle ‘rivelazioni’ di Wikileaks. Da ciò nasce la messa in guardia di Robert Gates, il segretario alla difesa statunitense, che alla fine del mandato dell’amministrazione Bush jr. venne chiamato a dirigere il Pentagono, per porre rimedio alle malefatte di Rumsfeld e dei neocon. Le frange internazionaliste dell’amministrazione attuale, Brzezinsky e Clinton, hanno tutto l’interesse ad assistere e teleguidare le rivolte arabe più o meno spontanee; non avendo più gli USA la forza militare per imporre la loro strategia, ricorrono all’arma della propaganda, studiata, applicata e sperimentata nei più disparati ambienti politico-sociali. Hanno visto dove tale ‘quinta arma’ ha avuto successo, dove ne ha avuto poco, e dove ha fallito. Hanno potuto constatare che queste ‘rivoluzioni’, una volta vittoriose, non hanno una lunga speranza di vita, poiché sono studiate e ideate per applicare ricette economiche liberiste, un obiettivo che le condanna a un’estinzione alquanto rapida. Da ciò, è naturale avere il sospetto che il vero scopo di queste ‘rivoluzioni’, non sia quello di imporre nuovi regimi filo-occidentali o filo-israeliani, ma di creare il caos regionale. La leadership israeliana è rimasta scioccata per gli eventi in Egitto, ed i timori che possano aversi simili sconvolgimenti anche nel loro retrobottega giordani, inquietano il governo Netanyahu. Governo che, essendo di destra, perciò filo-repubblicano, e con una forte presenza di componenti poco gradite alla cricca Brzezinsky/Clinton, ovvero il partito russofono di Avigdor Liberman che mantiene costanti contatti con Mosca e Minsk. Da ciò, Netanyahu non raccoglie molta simpatia dall’attuale amministrazione statunitense; una ragione che spiegherebbe l’offensiva colorata del Dipartimento di Stato USA contro amici e alleati d’Israele, anche se vecchi e logori. E spiegherebbe l’entusiasmo di una parte del mondo islamico per gli eventi nel Nord Africa e il Medio Oriente: Iran, Hezbollah e Hamas.
    (…)
    Chiaramente, oltre al coinvolgimento delle due maggiori fazioni dominanti statunitensi, che se non hanno lanciato questa ondata di ‘rivoluzioni colorate’, le sostengono ampiamente, vi è il pesante coinvolgimento di Londra e forse Parigi. E’ una ‘Ironia della Storia’ amara e tragica. Gli inglesi e i francesi inviando ‘consiglieri’ militari a Bengasi per aiutare il ‘popolo’ a organizzare la lotta contro Tripoli, oppure sostenendo, come sta compiendo Londra, oscuri dissidenti anti-Jamahirya e relitti senussiti, clan da cui traeva origine la monarchia coloniale, oppure ancora, supportando una campagna mediatica incontrollata e demonizzante, tramite i network arabi di facciata, al-Jazeera e al-Arabiya, ma che hanno le loro sedi operative a Londra e a New York. Un campagna mediatica volta, come sempre, a sostenere l’intervento armato e l’invasione della Libia. Una operazione di straordinario successo, pur tenendo conto dello scarso livello di analisi critica in possesso dei due più importanti obiettivi della campagna: la sinistra e europea e la militanza islamista araba. Già in Pakistan presso l’opinione pubblica e le elité politiche, parecchi dubbi sorgono sulle vicende libiche. Non foss’altro che Islamabad è oggetto continuo di operazioni occulte e terroristiche alimentate dalle reti dell’intelligence occidentale.
    L’ironia aspra e amara è che con l’intervento sempre più aperto dell’imperialismo, intervento scoperto che si rende necessario per l’evidente fallimento della rivolta spontanea, che da venti giorni non fa che marciare e stringere d’assedio Tripoli, restando ferma nei sobborghi di Bengasi, Londra, Parigi e Washington potranno regolare i conti con ciò che resta dell’eredità antimperialista e popolare di Gamal Abdel Nasser, di cui Gheddafi è l’ultimo seguace ed esponente. Dalla sconfitta del colonialismo anglo-francese, nel 1956, a Suez, Gli imperialismi parigino e londinese non attendevano che il momento di vendicarsi, e di reimporre o tentare nuovamente di imporre il loro dominio nell’area, anche a danno degli USA in difficoltà, e soprattutto a danno delle popolazioni mediorientali, che aldilà dei mutamenti di facciata di Tunisi e Cairo, vedrà sia le notevoli risorse della Libia sequestrate nuovamente dall’Occidente, che le coste libiche ospitare, ancora una volta, le basi della NATO, vitali per ampliare il dominio regionale degli USA e dei suoi alleati.
    da “Libia: golpe e geopolitica”,
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    Gheddafi seguace di Nasser?
    Ma se Libia ed Egitto sono rivali irriducibili fin dagli anni '70 e hanno pure combattuto una guerra nel 1977.

    E poi a me del fatto che l'attuale esecutivo israeliano abbia implementato i rapporti con Russia e Bielorussia non me ne frega proprio niente
    Ultima modifica di Canaglia; 07-03-11 alle 15:17
    Passata la buriana facciamo i conti

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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Gheddafi seguace di Nasser?
    Ma se Libia ed Egitto sono rivali irriducibili fin dagli anni '70 e hanno pure combattuto una guerra nel 1977.

    E poi a me del fatto che l'attuale esecutivo israeliano abbia implementato i rapporti con Russia e Bielorussia non me ne frega proprio niente
    Ah mica l'ho scritto io l'articolo. Ma a me pare evidente che ci sia uno scontro interno USA/iSRAELE.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Eraclio Visualizza Messaggio
    Ah mica l'ho scritto io l'articolo. Ma a me pare evidente che ci sia uno scontro interno USA/iSRAELE.
    Situazione contingente legata a chi è al governo in Usa e in Israele, e Israele pur di sopravvivere sarebbe pronto pure a legarsi maggiormente a Russia ed Europa.

    Ma a me se pure Israele per ipotesi diventasse l'avamposto di Mosca in Medio Oriente non cambierebbe nulla su cosa ne penso, nè me lo farebbe rivalutare di certo.
    Ultima modifica di Canaglia; 07-03-11 alle 15:21
    Passata la buriana facciamo i conti

  6. #6
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Situazione contingente legata a chi è al governo in Usa e in Israele, e Israele pur di sopravvivere sarebbe pronto pure a legarsi maggiormente a Russia ed Europa.

    Ma a me se pure Israele per ipotesi diventasse l'avamposto di Mosca in Medio Oriente non cambierebbe nulla su cosa ne penso, nè me lo farebbe rivalutare di certo.
    Non necessariamente bisogna prendere posizione. Diciamo che però alcuni paesi stanno sfruttando bene questo conflitto interno contingente. Poi bisogna capire chi è che sfrutta davvero chi. Non vorrei che poi Israele fregasse tutti.
    Ultima modifica di José Frasquelo; 07-03-11 alle 15:23

  7. #7
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Eraclio Visualizza Messaggio
    Non necessariamente bisogna prendere posizione. Diciamo che però alcuni paesi stanno sfruttando bene questo conflitto interno contingente. Poi bisogna capire chi è che sfrutta davvero chi. Non vorrei che poi Israele fregasse tutti.
    Per adesso un dato di fatto è stata l'apertura di Suez agli iraniani.

    Il che a me ha fatto piacere
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Dopo il respingimento degli 8 inglesi (1 diplomatico, 2 agenti del MI6 e 5 soldati) da parte della resistenza libica in meno di 24 ore, motivato dal rifiuto di ingerenze esterne specie se di nascosto, la rivelazione di un aiuto consistente israeliano a Gheddafi, è un bel punto in meno verso quegli scassa-marroni di pseudo-complottisti il cui mestiere è quello di screditare chi agisce e combatte.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Per adesso un dato di fatto è stata l'apertura di Suez agli iraniani.

    Il che a me ha fatto piacere
    Le autorità egiziane hanno pure aperto i confini di Gaza, pur con certi limiti.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Gheddafi e Israele, non tutto è come appare

    Citazione Originariamente Scritto da Eraclio Visualizza Messaggio
    Ah mica l'ho scritto io l'articolo. Ma a me pare evidente che ci sia uno scontro interno USA/iSRAELE.
    la prima cosa saggia che leggo da te.
    Gli americani non sono un monolite, Israele non è sempre uguale da un governo all'altro e tutto il resto si spiega da se.
    La Libia era neutrale con israele da ALMENO 10 anni.
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

 

 
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