
Originariamente Scritto da
Eraclio
(AGI) Londra, 7 marzo – Per non esporre direttamente gli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto ai sauditi di fornire armi ai ribelli libici di Bengasi per abbattere il regime del Colonnello Muammar Gheddafi. E’ quanto rivela in prima pagina il britannico Independent.
… l’articolo di Robert Fisk si intitola “America’s secret plan to arm Libya’s rebels”:
http://www.independent.co.uk/news/wo...s-2234227.html
segnaliamo anche il seguente commento di Alessandro Lattanzio:
Quello a cui si assiste in Nord Africa e in Medio oriente, non è il capovolgimento rivoluzionario dei rapporti di forza all’interno delle società arabe. Ma il contrario, è l’onda di assestamento dei rapporti di forza esistenti all’interno della leadership statunitense, dell’offensiva di quelle fazioni politico-strategiche che a Washington hanno subito l’attacco networkcentrico rappresentato dalle ‘rivelazioni’ di Wikileaks. Da ciò nasce la messa in guardia di Robert Gates, il segretario alla difesa statunitense, che alla fine del mandato dell’amministrazione Bush jr. venne chiamato a dirigere il Pentagono, per porre rimedio alle malefatte di Rumsfeld e dei neocon. Le frange internazionaliste dell’amministrazione attuale, Brzezinsky e Clinton, hanno tutto l’interesse ad assistere e teleguidare le rivolte arabe più o meno spontanee; non avendo più gli USA la forza militare per imporre la loro strategia, ricorrono all’arma della propaganda, studiata, applicata e sperimentata nei più disparati ambienti politico-sociali. Hanno visto dove tale ‘quinta arma’ ha avuto successo, dove ne ha avuto poco, e dove ha fallito. Hanno potuto constatare che queste ‘rivoluzioni’, una volta vittoriose, non hanno una lunga speranza di vita, poiché sono studiate e ideate per applicare ricette economiche liberiste, un obiettivo che le condanna a un’estinzione alquanto rapida. Da ciò,
è naturale avere il sospetto che il vero scopo di queste ‘rivoluzioni’, non sia quello di imporre nuovi regimi filo-occidentali o filo-israeliani, ma di creare il caos regionale. La leadership israeliana è rimasta scioccata per gli eventi in Egitto, ed i timori che possano aversi simili sconvolgimenti anche nel loro retrobottega giordani, inquietano il governo Netanyahu. Governo che, essendo di destra, perciò filo-repubblicano, e con una forte presenza di componenti poco gradite alla cricca Brzezinsky/Clinton, ovvero il partito russofono di Avigdor Liberman che mantiene costanti contatti con Mosca e Minsk. Da ciò, Netanyahu non raccoglie molta simpatia dall’attuale amministrazione statunitense; una ragione che spiegherebbe l’offensiva colorata del Dipartimento di Stato USA contro amici e alleati d’Israele, anche se vecchi e logori. E spiegherebbe l’entusiasmo di una parte del mondo islamico per gli eventi nel Nord Africa e il Medio Oriente: Iran, Hezbollah e Hamas.
(…)
Chiaramente, oltre al coinvolgimento delle due maggiori fazioni dominanti statunitensi, che se non hanno lanciato questa ondata di ‘rivoluzioni colorate’, le sostengono ampiamente, vi è il pesante coinvolgimento di Londra e forse Parigi. E’ una ‘Ironia della Storia’ amara e tragica. Gli inglesi e i francesi inviando ‘consiglieri’ militari a Bengasi per aiutare il ‘popolo’ a organizzare la lotta contro Tripoli, oppure sostenendo, come sta compiendo Londra, oscuri dissidenti anti-Jamahirya e relitti senussiti, clan da cui traeva origine la monarchia coloniale, oppure ancora, supportando una campagna mediatica incontrollata e demonizzante, tramite i network arabi di facciata, al-Jazeera e al-Arabiya, ma che hanno le loro sedi operative a Londra e a New York. Un campagna mediatica volta, come sempre, a sostenere l’intervento armato e l’invasione della Libia. Una operazione di straordinario successo, pur tenendo conto dello scarso livello di analisi critica in possesso dei due più importanti obiettivi della campagna: la sinistra e europea e la militanza islamista araba. Già in Pakistan presso l’opinione pubblica e le elité politiche, parecchi dubbi sorgono sulle vicende libiche. Non foss’altro che Islamabad è oggetto continuo di operazioni occulte e terroristiche alimentate dalle reti dell’intelligence occidentale.
L’ironia aspra e amara è che con l’intervento sempre più aperto dell’imperialismo, intervento scoperto che si rende necessario per l’evidente fallimento della rivolta spontanea, che da venti giorni non fa che marciare e stringere d’assedio Tripoli, restando ferma nei sobborghi di Bengasi, Londra, Parigi e Washington potranno regolare i conti con ciò che resta dell’eredità antimperialista e popolare di Gamal Abdel Nasser, di cui Gheddafi è l’ultimo seguace ed esponente. Dalla sconfitta del colonialismo anglo-francese, nel 1956, a Suez, Gli imperialismi parigino e londinese non attendevano che il momento di vendicarsi, e di reimporre o tentare nuovamente di imporre il loro dominio nell’area, anche a danno degli USA in difficoltà, e soprattutto a danno delle popolazioni mediorientali, che aldilà dei mutamenti di facciata di Tunisi e Cairo, vedrà sia le notevoli risorse della Libia sequestrate nuovamente dall’Occidente, che le coste libiche ospitare, ancora una volta, le basi della NATO, vitali per ampliare il dominio regionale degli USA e dei suoi alleati.
da “Libia: golpe e geopolitica”,
Libia: Golpe e Geopolitica | Aurora