Biotestamento e offensiva clericale
E’ chiaro ormai a tutti, anche all’ interessato, che il Vaticano osserva con preoccupazione e crescente inquietudine l’ evolversi dell’ “affaire” Berlusconi-Ruby. Non hanno ancora individuato un possibile “cavallo” alternativo su cui puntare: forse Giulio Tremonti che alle gerarchie vaticane ha fatto molti favori; oppure Roberto Formigoni, sostenuto da Comunione Liberazione e di quella formidabile macchina di potere che è la Compagnia delle Opere.
Settimane fa il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il vero dominus vaticano, l’uomo che più di ogni altro è nell’orecchio di Joseph Ratzinger, dopo aver invocato “una più robusta moralità” da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, ha poi sillabato: “La Santa Sede ha i suoi canali, le sue modalità d’intervento”.
Si può immaginare. I favori, già assicurati dal governo Berlusconi e da Tremonti per quel che riguarda 5 per mille ed esenzioni fiscali, non bastano. Gli “appetiti” delle eminenze non sono placati,
e si chiamano testamento biologico, fine vita, scuola. Su questi temi si gioca e si giocherà una partita molto importante, decisiva. Gli zuavi pontifici, in Parlamento si muovono con determinati; non sono solo i Maurizio Sacconi, le Eugenie Roccella, le Paole Binetti. Loro, in fin dei conti, sono dichiarati e da tempo si sa e si vede cosa fanno, vogliono fare.
Siamo abituati da sempre a vedere i politici italiani cercare di essere accreditati dalle gerarchie vaticane, vederli che si recano inginocchiati e riverenti in Vaticano; un paio di settimane fa è accaduto che alcuni di questi politici siano stati “convocati”, a “rapporto”. Bertone e Bagnasco hanno spiegato al “gentiluomo” del Pontefice Gianni Letta che il centro-destra resta nel cuore delle gerarchie vaticane, ma che considerano Berlusconi sul viale del tramonto, un’anatra zoppa. Al leader dell’UdC Casini hanno detto che il “terzo polo” li lascia scettici, e che non hanno fiducia in Gianfranco Fini, “colpevole” di troppe aperture “laiciste”; a Beppe Fioroni e ad Andrea Riccardi hanno comunicato di ritenere fallita l’esperienza del PD, esortandoli piuttosto a ricreare un’organizzazione politica simile a quella che fu la Margherita, parallela e tangenziale al PD, ma dal PD autonoma. E’ questo il destino che ci attende?
Nel frattempo è approdato in Aula a Montecitorio il ddl Calabrò sul testamento biologico e il fine vita. Legge punitiva, medioevale che non tiene in alcun conto la volontà della persona, e anzi la annichilisce. Legge che il partito clericale vuole imporre al Parlamento e al paese, e sarà, nelle intenzioni del Governo uno dei “prezzi” da pagare e patire per farsi perdonare le intemperanze dell’attuale inquilino di palazzo Chigi. Il cardinale Bagnasco, nella recente, lunghissima intervista rilasciata al “Giornale” ha dettato precise condizioni; ribadite e riaffermate in queste ore. “Ho delle riserve, in linea di principio, sull’idea di una legge di disposizione sul fine vita, ma credo anche che nella situazione attuale questa norma rappresenti il male minore, anzi una barriera rispetto al rischio di eutanasia passiva strisciante”, ha detto all’“Ansa” monsignor Livio Melina, preside del "Pontificio Istituto Giovanni Paolo II" per gli studi su matrimonio e famiglia, in merito alla legge sul biotestamento. “Una legge”, ha scritto il quotidiano della CEI “Avvenire” che “s’ha da fare”.
Una legge, ci ricorda Emma Bonino,che "è il presupposto dello Stato etico". Questo ddl “è la continuazione clericale dell'organizzazione dello Stato, che era già iniziata con la legge 40. Scegliere come morire è parte essenziale della vita e fa parte della libera scelta di ciascuno, non certo di Sacconi, Roccella o di chiunque passi in Parlamento". Per Marco Pannella, c'è "un solo termine per descrivere questa legge: un'empietà. E' una legge fatta da persone che hanno commesso delle scelte empie e che realizza un crimine istituzionale. I Radicali vogliono difendere il diritto di ciascuno a poter scegliere della propria morte e delle proprie cure, cosi' come a suo tempo ha fatto Giovanni Paolo II".
"Fermiamoci, fermatevi: non approviamo un testo anticostituzionale e di difficile applicazione. Costruiamo un nuovo testo, facciamolo per il bene delle persone e del Paese". E’ l’appello di Livia Turco, ex ministro della Salute. "Costruiamo insieme una legge condivisa, che sia ispirata al sentimento della pietas", che "ascolti la volontà del paziente". Una legge "che non imponga, ma rispetti la persona" e che "non lasci nessuno solo davanti alla morte". Un provvedimento, chiede l'ex ministro, che "rispetti l'articolo 32 della Costituzione". Per rendere più plasticamente visiva la proposta, il PD da il buon esempio, e comincia lui a fermarsi.
Quali sono, infatti, i comportamenti concreti da parte del PD, dopo tante promesse, assicurazioni, parole? Poco si comprende, al momento; e quel poco non piace per nulla.
Una cosa è fuori dubbio: il ddl Calabrò è chiaramente, microscopicamente incostituzionale. E se malauguratamente dovesse diventare legge dello Stato subirà, fatalmente, la stessa sorte della legge 40 sulla cosiddetta fecondazione assistita. Poi strepiteranno dello strapotere di tribunali e magistrati. Ma no, sono loro che non sanno fare neppure le “loro” leggi.
Biotestamento e offensiva clericale | Notizie Radicali




Rispondi Citando