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    Predefinito Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia | Costruendo L'Indro

    Tutto lascia a indicare che la protesta popolare che sta scuotendo il mondo arabo-medio orientale sta per investire anche l’Arabia Saudita. La Penisola arabica è già nell’occhio del ciclone. Yemen, Bahrain e Oman sono da settimane teatro di violente manifestazioni. Se sino ad ora l’epicentro della protesta era tuttavia sulla costa meridionale del Mediterraneo, nel caso dovesse spostarsi sulle rive del Golfo Persico metterebbe a grave repentaglio l’intero assetto delle alleanze politico-militari-economiche degli Usa nella regione. Per essere chiari: Tunisia e Libia sono teatri di serie B per la politica statunitense, ma Yemen, Bahrain, Arabia Saudita, Kuwait costituiscono i perni, assieme alla Giordania e all’Egitto, attorno ai quali ruota la presenza americana in Medio Oriente.

    C’è un calendario di proteste che gira su Internet. Per domani 8 marzo è prevista una manifestazione nel Kuwait per chiedere l’allontanamento del governo e in particolare del premier Sheikh Nasser Mohammad al Ahmad al Sabah. L’11 marzo è annunciata la Giornata della collera in Arabia Saudita. Per il 16 marzo un appello invita gli abitanti del Qatar a scendere in piazza contro l’emiro. Per il 20 marzo si preannuncia la Giornata della rivoluzione saudita. Gli inviti a partecipare sono tutti comparsi su Facebook.

    Giovedì e venerdì, 3 e 4 marzo, già ci sono state le prime proteste di piazza nella parte orientale dell’Arabia Saudita per chiedere il rilascio di nove detenuti politici, dimenticati da anni nelle carceri più disumane del Medio Oriente, e di un religioso fermato pochi giorni fa per aver sollecitato l’instaurazione di una monarchia costituzionale, tutti appartenenti alla minoranza sciita del Paese (circa il 15 per cento dei 25 milioni di sauditi), che vive nelle aree saudite più ricche di petrolio, nell’est del Paese.

    Contro i manifestanti pacifici si è scagliata la polizia: 22, forse 26, persone sono state tratte in arresto nella località di al Qatif, facendo salire ulteriormente la tensione. Sabato, 5 marzo, il Ministero degli interni saudita ha fatto sapere via tv che le leggi in vigore “vietano categoricamente tutte le forme di protesta, di marce e di sit-in in quanto contrarie alla legge islamica e ai valori della società saudita”, avvertendo che la polizia è stata autorizzata a ricorrere a tutte le misure necessarie per impedire ogni tentativo di violare la legge.

    Che la monarchia saudita abbia il terrore di ciò che sta succedendo nella regione è abbastanza evidente ed è piuttosto comprensibile. L’Arabia Saudita è un pezzo di medioevo sopravvissuto ai tempi che gode dell’impunità grazie ai rapporti privilegiati con l’Occidente, Washington in particolare. Riyadh è il rubinetto petrolifero del primo mondo che si apre e si chiude a seconda delle esigenze. La sua stabilità è una condizione primaria della stabilità socio-economica del mondo occidentale. Tuttavia, Riyadh e la famiglia reale sono assediate. C’è una forte disoccupazione, soprattutto tra i giovani con una formazione medio-alta. C’è una diffusa corruzione. C’è l’impossibilità di rendere le istituzioni e la politica più accessibili e democratiche. Le donne sono private dei diritti più elementari di partecipazione e di decisione, anche se negli ultimi anni qualche timido progresso è stato compiuto.

    La minoranza sciita è esclusa completamente dai diritti civili fondamentali come l’accesso all’educazione nelle scuole statali, il lavoro presso organismi e società legate allo Stato, l’ingresso nei settori della sicurezza dello Stato, o la condivisione dei profitti derivanti dal petrolio. In pratica, il petrolio prelevato nelle province sciite saudite va ad arricchire le tribù sunnite, gli Al-Sudari e gli Al-Shammar. I reali wahabiti sunniti dell’Arabia Saudita se prima della Rivoluzione islamica in Iran hanno semplicemente disprezzato e discriminato gli sciiti, dopo il trionfo di Khomeini hanno individuato in questa comunità una possibile quinta colonna dell’Iran, perseguitandola come non mai e scavando un abisso che ora solo l’introduzione di profonde e radicali riforme potranno colmare.

    Una marea di soldi, 37 miliardi di dollari sono stati promessi ai sauditi in aumenti di stipendi, fondi per l’edilizia abitativa e altri benefici sociali il 23 febbraio scorso, al ritorno in patria del sovrano Abdullah bin Abdul Aziz, dopo mesi di cure mediche all’estero. Chiaramente l’offerta è stata fatta per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e conquistarsi dei favori. C’è seriamente da chiedersi, però, se basterà.

    Anche perché i problemi sauditi sono i problemi che quasi tutte le monarchie della Penisola condividono. La disoccupazione, la corruzione, le discriminazioni nei confronti della minoranza sciita, la mancanza di trasparenza, l’assenza della benché minima libertà di espressione, il potere assoluto sono presenti nel Kuwait, come nel Bahrain, in Oman, come nello Yemen, che è una Repubblica. Nel Bahrain la stragrande maggioranza della popolazione è sciita ed è governata da una dinastia sunnita, i cui referenti non sono mai stati gli abitanti del Paese, bensì i sovrani sauditi e i governanti statunitensi. Qui ha sede da 63 anni la Quinta flotta Usa che pattuglia il Golfo Persico e lo stretto di Hormuz, dove passa buona parte del petrolio mondiale. Ciò che succede nel Bahrain avrà inevitabili ripercussioni sull’Arabia Saudita. Sette manifestanti sono stati uccisi dalla polizia di recente. Gli agenti li hanno voluti sgombrare da una piazza della capitale Manama e poi hanno sparato sulla folla che cercava di trasportare i feriti in ospedale.

    La famiglia reale si è spaventata e ha ritirato gli agenti dalle strade, ma sino a quando non accoglie le domande della piazza, che sono quelle di dimissioni del governo, in quanto responsabile dell’azione delle forze di sicurezza, e punizione dei responsabili, non ci sarà alcun dialogo, e il braccio di ferro che dura da diverse settimane non fa altro che rendere sempre più radicali le richieste di un’opinione pubblica che pretende pari diritti per gli sciiti e uno stop all’immatricolazione spudorata di sunniti provenienti da altri Paesi arabi ai quali il Bahrain concede la cittadinanza subito, perché vanno a irrobustire la comunità della famiglia reale.

    Gli sciiti denunciano forti discriminazioni anche nel Kuwait, e anche nel Kuwait abitano le aree petrolifere, poi nello Yemen, dove hanno combattuto dal 2004 sino all’anno scorso una sanguinosa battaglia armata contro il regime centrale.

    Lo Yemen, in cui ormai due terzi del Paese sono schierati contro il presidente Ali Abdullah Saleh, un altro Mubarak ai vertici di uno Stato arabo da oltre tre decenni che dice di voler restare al suo posto sino alla scadenza del mandato presidenziale, nel 2013, rischia la disintegrazione come Stato unitario. Il nord sciita sogna l’indipendenza. Il sud laico, ex Repubblica popolare, anche. Il centro tribale, attorno alla capitale Sanaa, potrebbe diventare il futuro emirato di al Qaeda. Le manifestazioni con centinaia di migliaia di persone sono quotidiane, come pure le violenze con dozzine di manifestanti uccisi. Quanto potrà durare?

    Il sultanato dell’Oman non ha mai conosciuto le proteste di piazza dei lavoratori e dei giovani. Ora, nel principale porto industriale del Paese, a Sohar, da dove partono gli 850 mila barili di petrolio prodotti al giorno, sei persone sono state uccise dalla polizia. Chiedevano posti di lavoro, salari più dignitosi, riforme politiche. La protesta ha poi raggiunto altre città del Paese, la capitale Muscat compresa. Il sultano Qabous bin Said ha promesso 50 mila posti di lavoro, un’indennità di disoccupazione di 390 dollari mensili, ha rimosso qualche ministro. Ma i Paesi vicini si sono detti molto preoccupati.

    Come per il Bahrain, l’Arabia Saudita ha promesso aiuti economici, così per l’Oman sono intervenuti gli Emirati Arabi Uniti. A tutti, poi, dovrebbe garantire dei fondi il Consiglio per la cooperazione del Golfo, l’organismo che riunisce Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait, Bahrain e Oman.

    Cosa significhi per gli Stati Uniti e l’Occidente la Penisola arabica dal punto di vista strategico-economico basta dire che l’invasione dell’Iraq è stata organizzata e lanciata dal Kuwait, dove sorge la principale base operativa Usa a ridosso dell’Iraq. Nel Qatar c’è il quartier generale statunitense da cui viene coordinata ogni attività militare americana in Medio Oriente, nel Golfo Persico, sino all’Afghanistan e il Pakistan. Negli Emirati sorge la principale base aerea statunitense. Come già detto, il Bahrain accoglie la Quinta Flotta Usa. Nello Yemen gli Stati Uniti sono impegnati in prima linea nella guerra ad al Qaeda, utilizzando i porti e la costa yemenita per tenere d’occhio la Somalia. L’Oman accoglie per periodiche esercitazioni militari truppe britanniche e americane. Tutti questi Paesi, eccezion fatta per lo Yemen, sono forti produttori di petrolio o di gas, con l’Arabia Saudita che detiene da sola dal 20 al 25 per cento delle riserve petrolifere mondiali, a cui, se si aggiungono le quote di Kuwait ed Emirati, si arriva a un totale del 40 per cento del greggio mondiale.
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Se devo pagare di più la benzina per vedere tutti questi clientes degli USA andare a ramengo con le loro usanze barbare, e il wahabismo fondamentalista smettere di infettare le menti dei musulmani di tutto il mondo grazie ai petroldollari, beh direi che ne vale la pena !

  3. #3
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Se devo pagare di più la benzina per vedere tutti questi clientes degli USA andare a ramengo con le loro usanze barbare, e il wahabismo fondamentalista smettere di infettare le menti dei musulmani di tutto il mondo grazie ai petroldollari, beh direi che ne vale la pena !
    quoto
    non abbiate Paura !
    http://www.effedieffe.com/

  4. #4
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Se devo pagare di più la benzina per vedere tutti questi clientes degli USA andare a ramengo con le loro usanze barbare, e il wahabismo fondamentalista smettere di infettare le menti dei musulmani di tutto il mondo grazie ai petroldollari, beh direi che ne vale la pena !
    Guarda, sono fondamentalmente d'accordo, specialmente riguardo al wahabismo. Al massimo andremo di più in bici e a piedi, così ci teniamo pure in forma. :sofico:

  5. #5
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Ben venga.
    Sarà la fine degli immigrazionisti nostrani.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  6. #6
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia




    se l'ARABIA S prende fuoco , il petrolio schizza a 350 $ il barile
    e finalmente via col nucleare a tutta manetta
    speriamo

  7. #7
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Ben venga.
    Sarà la fine degli immigrazionisti nostrani.
    L'Arabia Saudita con l'immigrazione non c'entra un tubo al pari della Libia.

    Se mi dici il Marocco o la Turchia OK.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  8. #8
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Citazione Originariamente Scritto da EURIDICE Visualizza Messaggio
    se l'ARABIA S prende fuoco , il petrolio schizza a 350 $ il barile
    e finalmente via col nucleare a tutta manetta
    speriamo
    Sarebbe l'ora.

    grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.



    la libertà avanza ...........

  9. #9
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Magari ci fosse un rivolta in Arabia, i Sa'ud sono una dinastia criminale che è arrivata al punto di chiedere a Israele di attaccare l'Iran. I sovrani sauditi infangano la loro stessa religione con quella vita sfrenata da riccastri senza limiti, sono arrivati al punto di costruire un mega hotel di lusso che copre nel panorama la Mecca.

    Come minimo sono stati i Sa'ud a inviare alla CIA il curriculum del saudita Osama Bin Laden per il primo provino.

    Tanto se non ci penseranno le rivolte saranno i missili iraniani a farli fuori quei maledetti tiranni.
    Ultima modifica di Cesare; 07-03-11 alle 22:12
    .

  10. #10
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    Predefinito Rif: Se l’Arabia prende fuoco, per l’Occidente è una tragedia

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    L'Arabia Saudita con l'immigrazione non c'entra un tubo al pari della Libia.

    Se mi dici il Marocco o la Turchia OK.
    Non c'entra nel senso che non è che arriveranno i barconi con gli Arabi.
    Ma prova ad immaginare cosa succede in una situazione in cui il petrolio va a 200$ al barile alla nostra già asfittica economia.
    Aumenterebbe praticamente tutto e a quel punto voglio proprio vedere come facciamo a gestire la faccenda degli sbarchi dal nord Africa...
    In più, con l'Arabia destabilizzata, gli USA avranno altro a che pensare piuttosto che impicciarsi negli affari libici e pertanto continueranno sia i disordini che le partenze.
    Il caos totale.
    A quel punto sono proprio curioso di sentire cosa diranno i romantici paladini filorivoluzionari, voglio vedere cosa proporranno, quali soluzioni e quali misure per fronteggiare un disastro del genere.
    Mettetevi in testa una cosa: col petrolio a 200$ c'è solo una nazione che può permettersi di acquistarlo senza contraccolpi: la Cina.
    Il resto nel giro di un anno va a fondo.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


 

 
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