Trieste, il suicidio di una città benestante

Paolo Stefanini

L’occasione l’ha avuta vent’anni fa, con l’improvvisa caduta della Cortina di ferro. Ma Trieste, città ricca e soddisfatta, ha continuato per la sua strada, con le sue chiusure e le sue lentezze. Con il suo immobilismo. Ora rischia di essere tagliata fuori dal Corridoio 5, dalla Tav, dal traffico portuale (sempre più attratto dalla più dinamica Capodistria, in Slovenia) e di diventare del tutto marginale e non strategica. La città è vecchia e forse stanca. Un cittadino su due è pensionato e tutti i progetti più importanti sono bloccati dalle faide interne al Pdl, con un centrodestra che arriva polverizzato al voto amministrativo. Ma con un centrosinistra che potrebbe comunque mancare lo sprint per lo storico sorpasso.

  • L’aria fritta austroungarica e il corridoio cinque
  • Un’economia di pensionati e la coppia d’oro
  • I dieci candidati e la guerra nel centrodestra


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