... degli admin/magnagers ... nei CDA delle quotate in borsa e pubbliche
http://www.bresciaoggi.it/stories/Cr...ne-germontani/
"
Quote rosa nei Cda, il ciclone-Germontani
LA NORMA. È la senatrice bresciana, esponente di Fli, la relatrice del provvedimento che potrebbe «terremotare» le nomine nelle società pubbliche e private
«Fuori legge» quasi tutte le società della Loggia tranne la Centrale del latte, il San Filippo e Sintesi In difficoltà i privati tranne «Gefran» e «Cembre» MARIA IDA GERMONTANI
10/03/2011
e-mailprintA
Nel Cda Fininvest le quote rosa sono garantite da Marina Berlusconi Niente male, come 8 marzo posticipato. Il sì della commissione Finanze del Senato equivale a un via libera definitivo a un provvedimento che le femministe degli anni '70 neppure si sarebbero sognate di chiedere; una quota rosa garantita nei Cda delle aziende quotate in borsa (le più importanti, insomma) e in tutte le società pubbliche. Una misura che, se sopravviverà al vaglio della Camera, genererà alcune centinaia di poltrone al femminile in tutta Italia. Una rivoluzione che rischia di cogliere impreparato il privato non meno del pubblico. Il blitz nella commissione senatoriale porta la firma della bresciana Maria Ida Germontani, fondatrice di Fli e rimasta nel drappello dei finiani anche dopo le defezioni di altri.
L'ITER di questo provvedimento di legge è stato tormentato. Dalla Camera il testo era uscito in termini trancianti: 30% di quote subito pena la decadenza dei vari Cda. Una norma che aveva sollevato dubbi e critiche, e al Senato era incappata nel parere negativo del governo. Tratta e media, alla fine la Germontani (relatrice del provvedimento) ha tirato fuori dal cilindro la soluzione che ha indotto il sottosegretario all'Economia Sonia Viale a revocare il «niet» governativo. Tutto merito dei tre emendamenti della senatrice bresciana. «I punti controversi - spiega - riguardavano la gradualità dell'introduzione delle quote, le sanzioni e il mancato coinvolgimento delle società pubbliche».
A tutti i tre punti gli emendamenti pongono rimedio. «È previsto - spiega la relatrice - che la norma a tutela del genere meno rappresentato sia in vigore per tre rinnovi dei Cda, sia delle quotate che delle società pubbliche. Dopo di che si auspica che diventi prassi». In occasione del primo rinnovo «la componente del genere meno rappresentato dovrà essere almeno del 20%. Per il secondo rinnovo si salirà al 30%, quota che sarà confermata anche nel terzo rinnovo».
I tempi? «Martedì - spiega la senatrice - la misura dovrebbe andare in aula. La commissione è redigente, quindi in aula ci sarà spazio solo per le dichiarazioni di voto. Poi il provvedimento passerà alla Camera». Se anche lì venisse confermata l'unanimità delle forze politiche, la legge verrebbe approvata entro marzo. «Entrerebbe in vigore entro un anno - spiega la Germontani - e dunque nei Cda che vanno a rinnovo dal 2012 al 2015 le donne avrebbero il 20% dei posti, e dal 2015 in avanti il 30%». Quanto alle sanzioni, la Consob - rilevata l'eventuale infrazione - dovrebbe fare un richiamo alla società inadempiente. Se in 4 mesi la società non si mette in regola scatta una sanzione che può arrivare a un milione di euro, e ci sono altri 4 mesi di tempo per mettersi in regola. Trascorsi otto mesi c'è la decadenza del Cda.
Le stesse misure valgono per i collegi sindacali e per gli organismi di sorveglianza dove vige il duale. La Germontani si dichiara naturalmente soddisfatta dall'esito del lavoro in commissione: «Il provvedimento è molto delicato, tocca equilibri e poteri diversi. No, non lo considero un regalo per l'8 marzo: il provvedimento porterà a un vero cambiamento ed è un bene che si faccia una legge applicabile e non una legge-bandiera che rimanga poi lettera morta». Certo, società bresciane quotate in Borsa e società pubbliche rischiano di trovarsi in cattive acque a partire dal 2012.
Nella Sorveglianza di A2A non c'è una sola donna mentre, su 15 membri, con il rinnovo del 2012 ne dovrebbero entrare due, e dal 2015 cinque.
IN REGOLA con la normativa in via di approvazione è la Cembre grazie alla presenza nel Cda (7 membri) della vicepresidente e consigliere delegato Anna Maria Onofri e della consigliere Sara Rosani. In regola anche il collegio sindacale con una donna (Maria Grazia Lizzini) su cinque.
In linea con la futura legge pure la Gefran con due consiglieri donna (Maria Chiara Franceschetti e Giovanna Franceschetti) su nove consiglieri. Niente presenza femminile, invece, fra i sindaci.
Nomine da rivedere a Ubi Banca, che oggi conta una sola presenza femminile (la varesina Silvia Fidanza) su ben 23 membri della Sorveglianza, e nessuna donna in gestione.
A Screen service Cda tutto al maschile, se si esclude il ruolo di Carla Sora come dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, mentre il collegio sindacale è presieduto da Ornella Archetti. In Poligrafica San Faustino nessuna presenza femminile nel Cda a 7, e una sola donna (Monica Margariti, moglie del sindaco-senatore Mazzatorta) in collegio sindacale. Stesso quadro a Bialetti: Cda maschile e una donna (Luciana Loda) fra i sindaci. Nessuna donna infine, nè in Cda nè nel collegio sindacale della Sabaf.
Massimo Tedeschi
"
...possibilmente mogli e amanti da tenere separate tra di loro soprattutto nelle riunioni
repapelle:





repapelle:
Rispondi Citando
