Da La Padania di oggi
Nel 1907 la condanna di papa Sarto alla sintesi tra cattolicesimo e scienza
Pio X e l’enciclica “Pascendi”: tradizione contro modernismo
DON UGO CARANDINO
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«L’antico parroco di campagna, nella sua imperizia facile preda dei raggiri gesuitici, ha manifestato fin da principio la volontà risoluta di calpestare ogni prete reo di volere il progresso della spiritualità del cattolicesimo».
«...Questo modesto patriarca della laguna, balzato, come in un brutto sogno estivo, sulla sede che occuparono un dì Gregorio VII e Innocenzo III».
«...Tutta la grettezza d’animo degli infimi strati sociali (...) tutta l’ignoranza della più vecchia generazione clericale, cresciuta e alimentata fra gli anatemi al movimento di modernità; tutto l’astio degli incolti contro gli uomini della scienza; tutto il disprezzo incolto di chi non sa, per lo sviluppo e la ricchezza dell’intelligenza; dominano nell’animo di questo buon parroco di campagna, strappato da un singolare colpo di fortuna alle occupazioni piccine e alle conversazioni, innaffiate di un buon vino e di facili barzellette, della solitaria canonica, e portato a reggere il governo della più grande organizzazione religiosa».
«...Se tu sapessi qual solco di disgusto, di malessere, di risentimento hanno scavato nell’animo del giovane clero e del giovane laicato cattolico le condanne di Pio X».
Queste frasi così calunniose nei confronti di san Pio X, scritte da Enrico Buonaiuti, uno dei capifila del Modernismo italiano, rispecchiano lo stato d’animo dei modernisti nei confronti del Pontefice. Per comprendere questo odio dobbiamo fare un passo in dietro, tratteggiando le origini del Modernismo e il ruolo assunto da san Pio X per combatterne la propagazione nella Chiesa.
LE ORIGINI DEL MODERNISMO
Di fronte alle spinte rivoluzionarie del “cattolicesimo liberale”, che pretendeva riformare la Chiesa a partire da una sintesi tra la dottrina cattolica e il pensiero moderno, Leone XIII il 4 agosto 1879 pubblicò l’enciclica Aeternis Patris, esortando «a rimettere in uso la sacra dottrina di San Tommaso», che avrebbe dovuto ritornare a essere la base di ogni insegnamento filosofico. Leone XIII infatti aveva individuato nel tomismo il freno alle tendenze più pericolose: sulla scia del documento (che provocò critiche accese soprattutto in Germania e in Francia) si formò il cosiddetto «neotomismo».
Malgrado l’enciclica, la critica protestante e razionalista, il pensiero fenomenologico e kantiano, continuarono a diffondersi tra i ranghi cattolici; divennero così focolai di insegnamento distorto le facoltà teologiche di Strasburgo, Monaco, Tubinga, l’Università di Lovanio con monsignor Mercier, l’Istituto Cattolico di Parigi, dove insegnavano Duschesne e Loisy sotto la direzione di D’Hulst.
Furono evidentemente le Università e i Seminari romani le roccheforti dell’ortodossia, attraverso grandi figure come il gesuita Louis Billot (1846-1931), professore all’Università Gregoriana, creato poi cardinale da papa Pio X; il padre Pio de Mandato, tenace avversario del protestantesimo; il cardinale Camillo Mazzella (1833-1900), dapprima professore alla Gregoriana e poi prefetto della Congregazione degli Studi.
L’adesione sempre più incondizionata alla filosofia moderna, col parallelo disprezzo della teologia tradizionale, da parte di intellettuali cattolici liberali, portarono alla nascita del Modernismo. Scriveva Arnaldo Cervasato, nell’introduzione al libro del modernista irlandese George Tyrrell (1861-1909), Il Papa e il modernismo: «modernismo significa insistenza sulla modernità come principio, vale a dire il riconoscimento, da parte della religione, dei diritti del pensiero moderno, del bisogno di una sintesi non indistintamente tra il vecchio e il nuovo, ma fra quello che mediante l’analisi critica è giudicato buono nel vecchio (pressoché nulla, n.d.r.) e nel nuovo (pressoché tutto, n.d.r.)».
Evidentemente la Chiesa non poteva rimanere indifferente: Leone XIII aveva già condannato, con la lettera Testem benevolentiae del gennaio 1899, l’Americanismo del padre Isacco Hecker (morto nel 1888) che metteva in discussione l’immutabilità del dogma. Il Tyrrell tesseva l’elogio a questi precursori d’oltre oceano, affermando che «educati ai principi democratici (...) tenessero a invertire la piramide gerarchica (...) per riportarla nuovamente sulla sua larga base, come cosa che poggi su fondamenta terrestri e non sembri caduta a capofitto dagli spazi aerei».
Il pensiero modernista, oltre che con le opere di Tyrrell, si diffuse in tutta Europa con gli scritti dei francesi Loisy, Houtin, Laberthonnière, Sabatier, Le Roy, del tedesco Schell, dell’austriaco von Hügel.
Nel Regno d’Italia il movimento modernista conoscerà tra i suoi esponenti più rappresentativi Enrico Buonaiuti, Romolo Murri, Antonio Fogazzaro. Un po’ ovunque sorsero delle riviste d’indirizzo modernistico, come Il Rinnovamento, Battaglie d’oggi, Nova et vetera, La cultura moderna, Coenobium.
La figura di Romolo Murri (1860-1944) è legata alla “democrazia cristiana”, applicazione politica del Modernismo. Il partito democristiano dell’epoca, la “Lega Democratica Nazionale”, di cui Murri fu uno dei principali esponenti, fu decisamente sconfessato da papa Pio X, il quale colpì con la sospensione a divinis gli ecclesiastici che ne avessero fatto parte.
L’AZIONE DI SAN PIO X
San Pio X, fin dal primo anno del suo pontificato, svolse un’azione energica per debellare il Modernismo, mettendone all’indice i libri, colpendo con sanzioni disciplinari i rappresentanti più pericolosi, favorendo la stampa antimodernista dei cosiddetti “cattolici integristi”, che troveranno di lì a poco nell’azione di monsignor Benigni la massima collaborazione tra la Santa Sede e questa pubblicistica integrista.
Un mese dopo l’elezione, nell’enciclica E supremi apostolatus, papa Sarto metteva in guardia i vescovi affinché «i membri del clero non siano tratti dalle insidie di una certa nuova scienza e fallace che si adorna con la maschera della verità e si studia, con l’ausilio di ragionamenti ingannatori e perfidi, di aprire un varco alle vedute del razionalismo e del semirazionalismo».
Tra il 1903 e il 1907 la Congregazione dell’Indice condanna 32 libri, in particolare le opere dei francesi Loisy, Houtin, Laberthonnière e Le Roy. Nell’aprile del 1906 è la volta di Antonio Fogazzaro (1842-1911) col suo romanzo Il Santo, espressione della sua adesione al Modernismo.
Enrico Buonaiuti (1881-1946), che si aggiungerà presto all’elenco, nell’ottobre del 1906 viene destituito dall’insegnamento, mentre nello stesso periodo Loisy viene sospeso a divinis. Nell’aprile del 1907 è il turno di Romolo Murri.
Di fronte all’azione di San Pio X gli esponenti più importanti del Modernismo italiano decidono di organizzare un convegno segreto, scegliendo la località di Molveno, nel Trentino. All’assisa modernista prende parte il fior fiore dell’etedorossia italiana: Fogazzaro, Fracassini, Buonaiuti, Mari, Murri, Piastrelli, Gallari Scotti, Casati. Ma ormai era troppo tardi.
Infatti, poche settimane dopo il convegno, il 17 luglio 1907 veniva pubblicato sull’Osservatore Romano il decreto Lamentabili sane exitu della Sacra Romana e Universale Congregazione, con un elenco di 65 proposizioni moderniste da considerare “reprobatae et proscriptae”.
Alla fine dell’estate, il 16 settembre, giungeva l’enciclica Pascendi: «precisa e spietata analisi delle dottrine moderniste. Se il decreto era stato soltanto un elenco di proposizioni, l’enciclica si presentava come un vero trattato sistematico, una sintesi meticolosa di tutte le posizioni che erano state espresse negli ultimi anni».
Tra i collaboratori di papa Pio X per la stesura dell’enciclica figurarono, per la parte dottrinale, il padre Giuseppe Lemius (1860-1923), procuratore generale degli Oblati di Maria Immacolata a Roma e consultore di diverse congregazioni, mentre per la parte morale il cardinale José Vives y Tuto (1854-1913), cappuccino spagnolo, creato cardinale nel 1899 e prefetto della Congregazione dei religiosi nel 1908, uno tra i cardinali più acerrimi oppositori al Modernismo insieme al cardinale Gaetano de Lai (1853-1928), prefetto della Congregazione Concistoriale.
LA PASCENDI, CAPOLAVORO TEOLOGICO
Veniamo al contenuto dell’enciclica, ispirandoci in massima parte all’eccellente sintesi fatta dal padre Francesco Maria Bauducco, nel Dizionario Ecclesiastico dell’UTET. Il documento offre l’esposizione degli errori, delle cause e dei rimedi del Modernismo.
I. GLI ERRORI - La prima parte, più diffusa, ci presenta il modernista sotto sei aspetti: di filosofo, credente, teologo, storico-critico, apologeta, riformatore.
a) Il modernista filosofo professa due dottrine: una “negativa”, l’agnosticismo, per cui la ragione umana attinge solo il fenomeno; l’altra “positiva”, l’immanenza, la quale vorrebbe spiegare la cognizione e ogni fenomeno vitale con una ragione determinante intrinseca all’uomo, come il “bisogno”; così si spiegano la fede, la religione, la rivelazione. Il dogma, mentre di fronte alla fede è “simbolo” - cioè espressione inadeguata, immagine di verità - per il credente è “strumento”, veicolo di verità; esso è mutabile (evoluzione dei dogmi).
b) Il modernista credente è costituito dall’esperienza del sentimento religioso; dal che deriva che ogni religione è vera. Comunicare agli altri tale esperienza è la “tradizione”. Tra scienza e fede è separazione quanto all’oggetto, fenomeno per la prima, realtà divina per la seconda; però la fede è soggetta alla scienza.
c) Il modernista teologo ammette, dipendentemente dalla filosofia modernista: il simbolismo (le rappresentazioni della realtà divina sono semplicemente simboli), l’immanenza (esperienza privata), la permanenza del divino (esperienza trasmessa per tradizione). Secondo lui: la dottrina dei “bisogni” spiega l’origine non solo della fede, ma del dogma, culto, Sacramenti, Sacra Scrittura (raccolta delle esperienze straordinarie avute in ogni religione), la Chiesa (frutto di due bisogni: uno, nel credente, di comunicare ad altri la propria fede; l’altro, di associarsi, nella collettività, dopo che la fede si è fatta comune a molti. La Chiesa è parte della “coscienza collettiva” da cui scaturiscono e dipendono le tre autorità: disciplinare, dogmatica, culturale. Essa è separata per il fine dallo Stato, da cui però dipende nelle cose temporali).
L’evoluzione invece di tutte queste cose risulta dal conflitto di due forze: una progressiva, che sta nelle coscienze individuali, ed è costituita dai bisogni; l’altra conservatrice, che sta nelle Chiesa, consiste nella tradizione ed è esercitata dall’autorità religiosa.
d) Per il modernista storico-critico, sempre dipendente dal filosofo:
- L’agnosticismo bandisce Dio e ogni fatto divino dalla storia, e - solo contento dei fenomeni - attribuisce alla fede la “trasfigurazione” e lo “sfiguramento” dei fatti, opponendo così il Cristo, la Chiesa, i Sacramenti “della storia” nel loro elemento umano, al Cristo, alla Chiesa e ai Sacramenti “della fede” nel loro elemento divino;
- L’immanentismo vuole spiegare le origini e dividere i documenti secondo i “bisogni”, che esso suppone immanenti nella Chiesa; l’evoluzionismo presume chiarirne i rivolgimenti e le vicende: storia e critica aprioristiche.
e) Il modernista apologeta, volendo ingenerare nell’incredulo l’esperienza del Cattolicesimo apre due strade: una oggettiva, con l’applicazione dell’agnosticismo, per cui sotto i fenomeni di vitalità della Chiesa vuol provare l’esistenza di qualcosa d’incognito, inconoscibile o divino; l’altra soggettiva con l’applicazione dell’immanenza, per cui pretende dimostrare immanente in noi l’esigenza del soprannaturale, del cattolicesimo stesso.
f) Il modernista riformatore vuol modificare l’insegnamento e la dottrina, il culto, il governo, la morale, lasciando nulla d’intatto. L’enciclica definisce quindi il modernismo “sintesi di tutte le eresie” e lo confuta nei punti essenziali.
II. LE CAUSE - La seconda parte espone le cause “morali” (curiosità e superbia) e quelle “intellettuali” (ignoranza e nominatamente difetto di filosofia scolastica); denunzia la tattica di opposizione contro il metodo scolastico, la Tradizione e i Padri, il magistero ecclesiastico, i Cattolici difensori della Chiesa; svela la propaganda attraverso svariati artifizi.
III. I RIMEDI - La terza parte assegna i rimedi: formazione filosofico-teologica secondo il metodo scolastico, congiunta in saggia misura alla teologia positiva e agli studi profani; scelta dei rettori e docenti nei seminari e istituti cattolici; provvedimenti contro la lettura, vendita, stampa di libri infetti di Modernismo; precauzioni circa i congressi di sacerdoti; consiglio di vigilanza in ogni diocesi; relazione triennale imposta ai vescovi e superiori generali degli Ordini religiosi.
LA REAZIONE ALL'ENCICLICA
Tra i ranghi degli innovatori l’enciclica seminò al contempo sgomento e rabbia. Scrive il prof. Guasco, in un libro edito dalle Paoline due anni fa: «Il tono usato era incredibilmente duro, potremmo dire offensivo; e coloro che si sentivano colpiti, non potevano non reagire alle accuse di doppiezza, ipocrisia, orgoglio».
Buonaiuti scrive la sera stessa della pubblicazione dell’enciclica all’amico Piastrelli: «Questa sera esce l’enciclica ed è terribile. Non ne ho potuto vedere tutto il testo, ma a quanto ne ho saputo basta per capire che è la condanna definitiva di quel che noi riteniamo con maggior fermezza nel campo filosofico e critico».
In Inghilterra Tyrrell (già sospeso a divinis) reagì con ogni mezzo a sua disposizione, sia attraverso le colonne di alcuni quotidiani come il Times e il Giornale d’Italia, sia pubblicando il pamphlet Mediovalismo. Risposta al card. Mercier, «nel quale ribadiva le critiche formulate dai riformatori alle dottrine della Chiesa».
Buonaiuti, nella sua veste ufficiale di direttore della Rivista storico-critica delle scienze teologiche, dichiarava di attenersi alle disposizioni dell’enciclica, scegliendo poi l’anonimato per criticare duramente l’enciclica. Infatti fu l’autore principale del libello anonimo Programma dei modernisti. Risposta all’enciclica di Pio X "Pascendi dominici gregis", datato 8 dicembre 1907. Dopo aver ricordato come i modernisti si erano «immersi con amore sull’anima moderna per studiarne le aspirazioni, condividendo con caloroso entusiasmo il suo ideale di fratellanza universale, scoprendo nei suoi sussulti i sintomi d’una magnifica rinascita religiosa», sentenziava che «la Chiesa non può e non deve pretendere che la Somma di san Tommaso risponda alle esigenze del pensiero religioso del XX secolo». Poco dopo la sua diffusione, il Sant’Uffizio colpì con la scomunica gli autori “anonimi” del libello. Il tormentato Buonaiuti non tardò a pubblicare un’altra opera di apologia del modernismo (sempre nascondendosi dietro l’anonimato), Lettere di un prete modernista, «il documento più radicale, il più lontano dalla ortodossia cattolica che abbia prodotto il modernismo italiano».
Il Murri pubblicò un libello, La filosofia nuova e l’enciclica contro il modernismo, nel quale affermava di non considerarsi coinvolto dall’enciclica, anche se la criticava «per i sospetti e le diffidenze che aveva gettato in tutto un movimento di pensiero e di ricerche vastissimo».
Anche in Francia Loisy e gli altri seguaci del Modernismo diffusero alcuni scritti. In seguito alla pubblicazione di uno di questi, nel gennaio del 1908 la Santa Sede intimò al Loisy una dichiarazione di sottomissione. L’eresiarca rispose con la pubblicazione di altre opere in cui ribadiva le sue posizioni moderniste: fu allora scomunicato il 7 marzo 1908. Dopo la condanna continuò a percorrere la strada dell’eresia, giungendo a considerare «la Società delle Nazioni come possibile surrogato dell’amministrazione carismatica ed ecclesiale nella vita associata degli uomini», anticipando così l’attuale posizione di ossequio e di collaborazione del clero progressista nei confronti del Mondialismo promotore della società multirazziale e multireligiosa.
Nel settembre 1910 san Pio X, dopo soli tre anni dalla Pascendi, col “motu proprio” Sacrorum antistitum ribadiva la condanna al Modernismo, sollecitando nuovamente l’episcopato a mettere in pratica le norme di vigilanza indicate nell’enciclica del 1907; per rendere più sicura la difesa della Chiesa dall’infiltrazione modernista disponeva poi che tutto il clero si sottoponesse a un giuramento antimodernista.
La fermezza di san Pio X portò a decimare le file dei maestri del Modernismo. Romolo Murri venne sospeso a divinis nel 1907; dopo essersi candidato alle elezioni politiche del 1909 con l’appoggio dei socialisti e dei democristiani della “Lega nazionale”, fu colpito dalla scomunica maggiore nel marzo 1909. Salvatore Minocchi (1869-1943), sospeso a divinis nel gennaio 1908, si spretò pochi mesi dopo. Anche Buonaiuti morì scomunicato: colpito da una prima scomunica nel 1921 si era apparentemente sottomesso, ma col persistere a sostenere le dottrine eterodosse, fu scomunicato una seconda volta nel ’24, alla quale non seguì più una riconciliazione con la Chiesa. Tyrrell, espulso dalla Compagnia di Gesù nel 1906 e sospeso a divinis nello stesso anno, fu scomunicato nell’ottobre 1907.
L’ATTUALITÀ DELLA PASCENDI
Gli eventi che seguirono la morte di san Pio X dimostrano che la Provvidenza volle ispirare al santo pontefice la Pascendi non per fermare definitivamente il Modernismo, ma per denunciarlo, esaminandolo scientificamente. Infatti durante il pontificato di Benedetto XV, salito al trono pontificio dopo la morte di san Pio X, non fu proseguita la linea di fermezza intrapresa dal suo predecessore. La storia dovrà fare luce sul ruolo del cardinale Gasparri, segretario di Stato di Benedetto XV e di Pio XI, e in particolare sui suoi legami con gli ambienti massonici.
Il cardinale Gasparri preparò la soppressione del “Sodalitium Pianum” diretto da monsignor Benigni, una sorta di servizio segreto caldeggiato da san Pio X per contrastare efficacemente l’infiltrazione dei modernisti nella Chiesa. La condanna al Modernismo, seppur ribadita da Benedetto XV con l’enciclica Ad beatissimi Apostolorum Principis del 1° novembre 1914, era così destinata a diventare puramente teorica.
Quindi, malgrado le condanne dei padri storici del Modernismo, gli anni Venti videro la riorganizzazione delle file moderniste che portò alla scalata del potere culminata col Concilio Vaticano II.
La Pascendi rimane allora un vero e proprio manifesto di ortodossia del cattolicesimo voluto dalla Provvidenza per armare dottrinalmente le coscienze cattoliche poste a scegliere tra l’adesione agli errori di oggi o alla Verità di sempre. In questo senso la Pascendi, e l’intero magistero di san Pio X, diventano un preziosissimo e insostituibile strumento di discernimento, capace di non limitare l’opposizione al neomodernismo a un semplice aspetto emotivo, bensì di imporla, alla luce dell’insegnamento di Pietro, come l’unica posizione per chi vuole rimanere veramente cattolico.
Non ci resta che invocare san Pio X per perseverare nell’autentica Fede cattolica, ricordando le parole dello stesso Papa: «I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori, ma tradizionalisti».


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