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  1. #1
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    Predefinito Spadolini sul sistema elettorale (1980)

    …il mio vecchio collega (Alberto Ronchey, ndr) arriva a ipotizzare una riforma del sistema elettorale con l’abbandono della proporzionale, la scelta dichiarata del bipartitismo. E’ la stessa tendenza che sta conoscendo una democrazia per tanti aspetti simile alla nostra, Israele. Ma è una tentazione fallace.
    L’eventuale introduzione del collegio uninominale non annullerebbe i difetti del sistema “governo-non governo”, che caratterizza l’attuale fase della politica italiana. Anzi rischierebbe di accentuarli. I danni del duopolio (…) si aggraverebbero. E lo sbocco nell’Italia del “particulare” guicciardiano – un secondo Cinquecento, con la stessa crisi economica e stagnazione sociale – non potrebbe essere scongiurato.
    Fra comunisti e cattolici non c’è solo un fantasma in Italia, cioè il mondo laico (…). C’è ancora spazio per un’Italia critica, moderna, europea (…). C’è ancora spazio per chi non ha dimenticato le osservazioni di Gramsci nelle “Note su Machiavelli”: essere impossibile evitare gli epiloghi del cesarismo, “quando due forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico”.


    Giovanni Spadolini (Firenze, 1925 - Roma, 1994), da L'Italia dei laici. Da Giovanni Amendola a Ugo La Malfa (1925-1980), Le Monnier, Firenze, 1980
    Ultima modifica di Frescobaldi; 26-06-14 alle 17:49
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #2
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    Predefinito Re: Spadolini sul sistema elettorale (1980)

    Da G.Spadolini, Intervista sulla democrazia laica, Laterza, 1987

    “Ritengo che il proporzionalismo faccia parte della filosofia della Costituzione e rifletta il pluralismo fra le forze politiche e sociali, così come il costituente lo vide. Ricordo una polemica molto importante che si svolse nel 1945 sulla rivista di Salvatorelli, “Nuova Europa”, in cui la maggioranza fu a favore della “proporzionale”. Nella minoranza c’era un grande amico come Leo Valiani, perché anche il partito d’azione era diviso fra proporzionalisti e antiproporzionalisti per il ricordo di quella instabilità governativa che aveva tanto contribuito all’avvento del fascismo. Prevalse la tesi proporzionale, in quanto “specchio della società complessa e complicata”, come avrebbe detto Benedetto Croce. Una società cioè che avrebbe dovuto rispecchiare un ventaglio di forze (anche culturali) non tutte appoggiate da apparati di partiti di massa o legate a tradizioni fideistiche.

    Ma a parte questa indubbia maggiore ricchezza rappresentativa, io credo che l’abolizione pura e semplice del sistema proporzionale non farebbe avanzare di un solo passo la questione della governabilità. Condivido in questo la posizione di qualche costituzionalista (e in specie di Andrea Manzella) che giudica l’eventuale sacrificio delle posizioni proporzionali, in un avvento del sistema maggioritario, come un sacrificio inutile.
    (…)
    Il problema della governabilità non si risolve a danno della rappresentatività, ma imponendo al Parlamento regole del gioco “maggioritarie”, regole cioè per l’ “istituzione governo”, al cui rafforzamento ci siamo costantemente dedicati, sia sul piano della dottrina, sia sul piano dell’esperienza.
    (…)
    Almeno in Italia l’ “istituzione governo” si identifica col sistema delle coalizioni. E ogni coalizione nasce su un programma. Su quel programma raccoglie i consensi dei partiti destinati a formare la maggioranza. Su quel programma contrae un rapporto fiduciario, una specie di vincolo contrattuale, con le stesse forze politiche destinate a comporre l’esecutivo (e meglio quando la mozione di fiducia è specificatamente motivata). Su quel programma, alla fine, ottiene la solenne fiducia costituzionale del Parlamento.
    E quella maggioranza – diventata governo – ha il diritto di portare avanti il suo programma, finché c’è intesa fra le forze che la compongono, senza passare per gli incredibili trabocchetti parlamentari del voto segreto, del ricatto perfino ostruzionistico, delle procedure senza sbocco temporale certo.
    Guardiamoci intorno: alla Spagna, alla Francia, alla Germania, alla vecchia madre dei parlamenti, che è sempre l’Inghilterra, i cui governi non hanno tali assurdi vincoli assembleari. E pure la Spagna, in cui ha vinto Gonzales, e la Francia, in cui ha vinto Chirac, erano rette da sistemi proporzionali. Soltanto possono governare perché hanno parlamenti governabili.
    Credere nella panacea maggioritaria è dunque non solo un errore politico, ma anche un errore tecnico, riscontrabile nell’analisi comparata delle costituzioni d’Europa.”
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

 

 

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