sempre ottimo il sindaco cancellieri: concreto e pragmatico!

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“Sono leghista e festeggio l’Unità”

A Fermignano tante iniziative per il 150°. Il sindaco anti-burqa diventa patriota


Ancona Anche lui è un “fratello d’Italia”. Pronto a celebrare in pompa magna il 150° anniversario dell’Unità. Sarà che la storia è la sua passione, che la sua è la terra di Terenzio Mamiani, primo ministro della Pubblica istruzione e di Luigi Bartolucci, patriota. Sarà che da lui, primo a varare l’ordinanza anti-burqa, ci si aspetta sempre un motivo per stupire. Fatto è che anche Giorgio Cancellieri, sindaco leghista nel cuore rosso delle Marche, in occasione della festa nazionale sventolarà il Tricolore. Decisione passata in giunta senza, fa sapere, impegni di bilancio visto che le sponsorizzazioni sono subito fioccate. E, dal 16 al 15 maggio, ha messo in fila nella sua Fermignano una serie di eventi con mostre, conferenze, incontri, iniziative nelle scuole. Con tanto di esposizione di cimeli, pergamene, uniformi originali e opere esposte al pubblico per la prima volta. “Volevo esorcizzare il fatto che un sindaco leghista e federalista come me non potesse celebrare l’unità d’Italia”, spiega. L’inaugurazione domani alle 10,30 nella sala del Consiglio e, alle 11, al Museo dell’architettura. Con tanto di “Notte Tricolore” nelle vie del centro storico: animazione, musica, shopping. Appuntamenti anche sabato 2 aprile (“150 eventi in piazza per ri-disegnare l’Italia”), giovedì 7 (tavola rotonda “Risorgimento e federalismo”), il 9 aprile (concerto con la banda musicale e il coro polifonico “Giovannini”), il 16 (“Storia in archivio”) e domenica 15 maggio (“Il Risorgimento cantato sull’arpa”).

Sindaco, il ministro Calderoli ha parlato di “festa con poco senso” e “follia incostituzionale”.

“Io dico che si può essere federalisti e rispettare la nostra storia. Cattaneo, Giosmini, Balbo, D’Azeglio, Minghetti, Gioberti pensavano che l’Italia dovesse nascere federale”.

E invece?

“E invece la rivoluzione risorgimentale fu tradita. O meglio rimase a metà. In quel momento l’obiettivo era unificare. Il federalismo avrebbe potuto accentuare le differenze che ancora c’erano e che ci sono ancora oggi. E questo era un timore molto forte”.

E da quella scelta, secondo lei, discendono i guai dell’Italia di ieri e di oggi.

“Il modello federalista avrebbe maggiormente responsabilizzato la classe politica e portato l’amministrazione pubblica a pensare più al cittadino. Anche l’eterogeneità dei popoli sarebbe stata uniformata in maniera meno forzosa. Probabilmente non ci sarebbe stata la questione meridionale e anche il fenomeno del brigantaggio non sarebbe sorto”.

Dopo secoli di dominio straniero però bisognava unificare.

“Sì però c’è stata una piemontizzazione dell’Italia. Con imposizioni che il popolo non capiva. Pensi all’obbligo di leva per sei anni. E all’epoca, togliere forze giovani al lavoro dei campi, voleva dire mandare intere famiglie incontro alla miseria. O all’odiosa tassa sul macinato. O alle promesse disattese della redistribuzione delle terre. L’unità d’Italia realizzata con quelle condizioni è stata un’illusione, un imbroglio alla povera gente”.

Perchè festeggiare allora?

“Per ragionare e riflettere proprio su queste questioni e dire che il federalismo lo dobbiamo fare ed è la scommessa politico-istituzionale di questo Paese. Un federalismo dal quale tutte le regioni potrebbero trovare giovamento”.

Tricolore e fazzoletto verde. Corre il rischio di essere l’unico amministratore leghista a onorare la ricorrenza.

“ Anche il sindaco di Verona Flavio Tosi ha deciso di dare corso alle celebrazioni. E poi dico sempre che io sono il sindaco di tutti. Il nostro ruolo istituzionale prevede di essere anche trasversali e capire le ragioni di tutti”.

E le polemiche di questi giorni non la toccano?

“Ne resto volentieri fuori. Sono un uomo delle istituzioni e la fascia che porto rappresenta la Repubblica italiana. Dopo di che nessuno può mettere in dubbio la mia fede leghista e federalista”.

Insomma, essere convintissimi del federalismo non contrasta con l’amor di Patria. Cosa dice ai simpatizzanti e colleghi di partito persuasi del contrario?

“Rispetto il pensiero di tutti. Nel mio Comune ho scelto questa strada ritenendo che sia la migliore per i miei cittadini”.

A maggio ci sono le amministrative e anche Fermignano deve rinnovare Consiglio e Giunta. Sindaco, è a caccia di voti?

“Ma no, le elezioni non c’entrano. Avrei celebrato l’Unità d’Italia anche se la ricorrenza fosse caduta lo scorso anno. E poi, la gente non si conquista con queste cose ma con l’attenzione giornaliera, con le opere fatte, la risposta alle aspettative. Con un impegno costante come ho fatto tutti i giorni in questi cinque anni”.

E magari canterà anche l’Inno d’Italia

“Questa è una provocazione a cui non rispondo”.

Festa dell’Unità sì, ma senza il fantasma di Mameli