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Discussione: Relativismo e fascismo

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    Benito Mussolini, Relativismo e fascismo

    (Da Il Popolo d'Italia, n. 279, 22 novembre 1921, VIII)


    A pagina 62 del suo esauriente libretto sui "relativisti contemporanei", Adriano Tilgher così e troppo rapidamente accenna al movimento fascista:

    « Sotto i nostri occhi abbiamo visto in Italia, nell'improvviso venir meno dell'autorità statale sotto l'assalto proletario, insorgere il moto fascista, proclamante che lo Stato non "è", ma di volta in volta si fa da quelli che credono in esso e lo vogliono. Il fascismo non è che l'assoluto attivismo trapiantato nel terreno della politica. »

    La definizione è esattissima. Con questa affermazione, Adriano Tilgher immette il fascismo nel solco delle più grandi filosofie contemporanee: quelle della relatività. Se il Tilgher avesse seguito da vicino, quotidianamente, l'opera del fascismo, avesse notato le fasi di sviluppo del movimento e i suoi principi direttivi, dico senza immodestia ch'egli mi avrebbe collocato fra i relativisti, se non teoretici, almeno pratici.
    In Germania, il relativismo è un'audacissima e demolitrice costruzione teoretica (forse la rivincita filosofica della Germania, che potrebbe annunciare quella militare?); in Italia, è solo un fatto. Il fascismo è stato un movimento super-relativista perché non ha mai cercato di dare una veste definitiva "programmatica" ai suoi complessi e potenti stati d'animo, ma ha proceduto per intuizioni e frammenti, di cui si trovano documenti in questo giornale. Tutto ciò che io ho detto e fatto in questi ultimi tempi, è relativismo per "intuizione". Se, difatti, per relativismo deve intendersi la fine dello scientismo, il tramonto del mito "scienza", intesa come scopritrice di verità assolute, io posso vantarmi di aver applicato questo criterio nell'esame del fenomeno socialista. In un discorso da me pronunciato a Bologna il 3 aprile del 1921, io dicevo che "niente al mondo era più grottesco che chiamare scientifico il socialismo"; e più tardi, dopo aver negato ogni verità alle dottrine scure, incoerenti del socialismo, negavo ogni carattere di fatalità all'avvento del socialismo stesso.
    Che i socialisti credettero per i più svariati motivi nella verità e nella fatalità del socialismo, è affare che riguarda loro, ma bisognava opporsi a che la fede in questa verità e fatalità oltrepassasse la cerchia degli adepti a quella chiesa. Bisognava insomma creare un'antiverità e un'antifatalità rispetto al socialismo.
    Fra queste due forze, il successo è giudice ed ha giudicato. I socialisti che credono in una verità in sé del socialismo, ad una fatalità ineluttabile del socialismo, sono pochi, anche se si vergognano di confessarlo. Niente prova che il capitalismo, col tipo di civiltà che da esso prende forma, debba necessariamente sboccare nel socialismo. Questa successione, che si pretenderebbe naturale e logica, è invece puramente arbitraria: la critica relativistica ha fatto tabula rasa di questa mentalità storicista e democratica, per cui la storia sarebbe "scontata" sempre in anticipo e si saprebbe sempre dove gli uomini e le società vanno a finire.
    Si credeva, ad esempio, che la guerra dovesse sboccare nella rivoluzione. E' probabile il viceversa. I rivolgimenti politici che abbiamo vissuto, possono costituire in realtà l'inizio di una grande restaurazione. Col processo al "cittadino", si fa il processo al secolo XIX. Non è detto che sia imminente un periodo di maggiori libertà, di maggiore democrazia con relativi suffragettismi. E' possibile che i prossimi decenni vedano la fine ingloriosa di tutte le cosiddette conquiste democratiche. Dal governo dei molti e di tutti, ideale estremo delle democrazia, è probabile che si torni al governo dei pochi o di uno solo. Nell'economia, l'esperimento del governo dei molti o di tutti è già fallito. In russia si è tornati ai dittatori di fabbrica. La politica non può tardare a seguire l'economia. Non vedo chiaro circa la sorte del suffragio universale e relativi amminnicoli proporzionalistici. Fra poco sarà "vecchio gioco". Gli uomini avranno forse vaghezza di un dittatore.
    Se per relativismo deve intendersi il dispregio per le categorie fisse, per gli uomini che si credono portatori di una realtà obiettiva immortale, per gli statici che si adagiano, invece che tormentarsi a rinnovare incessantemente. Per quelli che si vantano di essere sempre uguali a se stessi, niente è più relativistico della mentalità e dell'attività fascista. Se relativismo e mobilismo universale si equivalgono, noi fascisti, che abbiamo sempre manifestato la nostra spregiudicata strafottenza davanti ai nominalismi sui quali s'inchiodano, come pipistrelli alle travi, i bigotti degli altri partiti; noi, che abbiamo avuto il coraggio di mandare in frantumi tutte le categorie politiche tradizionali e di dirci a volta a volta aristocratici e democratici, rivoluzionari e reazionari, proletari e antiproletari, pacifisti e antipacifisti, noi siamo veramente i relativisti per eccellenza e la nostra azione si richiama direttamente ai più attuali movimenti dello spirito europeo.
    La nostra ripugnanza a costringerci ad un programma, pur coll'intesa che più di un programma si tratta di semplici punti di vista di riferimento e di un orientamento, la nostra posizione di agnosticismo di fronte al regime, l'aver tolto agli altri partiti ciò che ci piace e ci giova e l'aver respinto quello che non ci garba e ci nuoce, il deridere che facciamo su tutte le ipoteche socialiste e comunistiche sul misterioso futuro, costituiscono altrettante documentazioni della nostra mentalità relativistica. Ci basta di avere, per muoverci, un punto di riferimento: la nazione. Tutto il resto cammina da sé.
    Nel relativismo "alla vita e all'azione" viene riconosciuta - dice Tilgher - una supremazia assoluta sulla intelligenza.

    « Dall'equivalersi di tutte le opinioni, lo scettico antico deduceva che, dunque, la sola cosa da fare era di rinunciare a giudicare e ad agire. Dall'equivalersi di tutte le ideologie, tutte egualmente finzioni, il relativismo moderno deduce che, dunque, ciascuna ha il diritto di crearsi la sua e di imporla con tutta l'energia di cui è capace. Il formidabile movimento odierno che dallo storicismo svolge il relativismo e lo scetticismo universale è, dunque, nient'altro che lo sforzo che le forze profonde della vita, nuove e perciò rivoluzionarie, compresse dalla ideologia storicista dominante, divinizzatrice del passato, e, in nome di esso, negatrice dell'avvenire, fanno per scrollare il ferreo giogo ed aprirsi il varco alla luce. »

    Il fenomeno fascista italiano deve apparire a Tilgher come la più alta e interessante manifestazione della filosofia relativistica; e se, come il Wahinger afferma, il relativismo si riannoda a Nietzsche e al suo Willen zur Macht, il fascismo italiano è stato ed è la più formidabile creazione di una "volontà di potenza" individuale e nazionale.
    Ultima modifica di Troll; 18-03-11 alle 13:07

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Relativismo e fascismo

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  3. #3
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    Predefinito Re: Rif: Relativismo e fascismo

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  4. #4
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    Come mai qui?
    Riproviamoci.
    La Repubblica l'ho rispettata, ma non sono stato rispettato.
    Restauriamo la Monarchia.
    Voglio tornare a casa e se non ci fosse più una casa, beh la ricostruiremo.

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    Predefinito Re: Rif: Relativismo e fascismo

    Citazione Originariamente Scritto da assurbanipal Visualizza Messaggio
    Come mai qui?
    Per non dare nell'occhio

 

 

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