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    Predefinito Rif: 19 marzo: Festa del Papà

    Il costituirsi della personalità umana e dell'Io.
    La società "Grande Madre" e i figli senza padre



    di Claudio Risé


    Desidero ringraziare gli amici del Sindacato delle Famiglie di Pesaro, ringraziare voi amici pesaresi che siete qui a discutere su questo tema, ringraziare molto caldamente il Prof. Cangiotti per questa sua introduzione che è stata veramente la porta a quello che io ho voluto dire con il libro e che cercherò di presentarvi qui questa sera.

    Rapidamente, perché, mi piacerebbe molto che utilizzassimo questa serata a fondo e quindi che chi tra voi ha letto il libro potesse intervenire, discuterne, proporre le sue obiezioni, fare le sue richieste, insomma che sia un incontro davvero costruttivo, in cui ci scambiamo qualche cosa.

    Racconteremo dopo, come sia accaduto quello che il Prof. Cangiotti ci ha raccontato prima, questo rifiuto di appartenenza bilaterale, perché oltre e più che figli che hanno rifiutato di appartenere a un padre, i padri hanno rifiutato di essere titolari di questa appartenenza, che voleva dire formazione, dono, un' enorme responsabilità, a cui il padre si è gradualmente sottratto.

    Prima però volevo riassumervi come io vedo la figura del padre, che nel frattempo è stata, in questo processo di smarrimento, edulcorata e molto svirilizzata. Guardate come si parla del padre oggi sui media: il padre è diventato una figura sentimentale, qualche volta affettiva, spesso economica, ma se ne sono persi i fondamenti costitutivi.

    Un fondamento è quello di cui ci ha parlato il Prof. Cangiotti poco fa ed è la figura del creatore. Il padre è il creatore, è colui che consente l'inizio della vita. Il padre è alla nostra origine e come tale è anche colui che ci consente di guardare verso il nostro destino. Perché se noi non abbiamo un origine, non sappiamo da dove veniamo, se abbiamo trasformato il padre da figura di creatore ad una figura di supporto sentimentale o di funzionario sociale, che deve adempire in qualche modo a questa funzione all’interno della famiglia e della società, se non sappiamo che noi veniamo da quello lì, non sapremo neanche identificare il nostro obiettivo, il nostro percorso, il nostro futuro. Se non siamo collegati con le radici, non possiamo nemmeno gettare i nostri rami nel cielo, le due cose sono strettamente legate e, quindi, questa edulcorazione della figura paterna si è tradotta in un taglio della storia dell’uomo dal lato dell’origine e, necessariamente, dal lato dello sviluppo.

    L’altro aspetto che mi sta a cuore è che il padre svolge attivamente (e qui rientriamo nel tema “Il costituirsi della personalità umana e dell’io”) un ruolo centrale, un ruolo scomodo ed assolutamente impopolare): il padre è colui che porta nel figlio l’esperienza della ferita, l’esperienza della perdita. Lo scenario che esprime compiutamente per ogni tempo e per ogni individuo questa vicenda è l’esperienza che si produce sul Golgota: il Figlio che viene colpito nel nome del Padre.

    In questa vicenda fondatrice della nostra civiltà, e della nostra storia personale e collettiva, vediamo con precisione il significato della figura del padre: il padre è colui che ti conduce alla ferita, che ti inizia al senso del dolore. Che ti fa morire perché tu possa risorgere, trasformarti. Come dice don Giussani: "se la vita non è resurrezione, è uno scivolare triste verso la morte". O, come scrive Cordes: “Nell’azione salvifica di Gesù diventa visibile lo stesso Padre che ha tanto amato il mondo da dargli il proprio figlio per la nostra salvezza”. Il padre insegna e testimonia una conferma, una rassicurazione, ma anche una perdita, una mancanza, una fatica. Le esperienze più profonde, a cominciare da quella dell’amore, prendono origine e forma proprio in quella della perdita.

    Della ferita fa anche parte una esperienza costitutiva essenziale della vita umana, e di nuovo della nostra civiltà e cultura cristiana, ed è l’esperienza del male, altrimenti inesplicabile e psicologicamente sterile. In uno scritto molto profondo nato da un dialogo con don Luigi Giussani, “Il senso della nascita”, Giovanni Testori ricorda che l’uomo deve riconoscere il dolore del proprio male come dignità e spiega come questo riconoscimento sia legato alla relazione col padre. Se manca la relazione con il padre tutta l’esperienza della ferita (che è quella che poi Freud chiamava laicamente, ed anche un po’ ossessivamente, l’esperienza della “castrazione”), e, più in generale, l’esperienza del male, diventa inesplicabile.

    Il padre è colui che passa al figlio il sapere di trasformare la ferita e la perdita, da esperienza distruttiva, in un passaggio indispensabile alla costruzione della personalità. E' nel dolore, nella difficoltà, nello smarrimento, che la personalità si fortifica, e trova i suoi percorsi di crescita. A trasmettere questo sapere è il padre. Ma perché il padre testimonia della ferita, della perdita? Com’è che avviene fenomenologicamente, nella storia dell’individuo, questa vicenda? Avviene perché il padre infligge, o dovrebbe infliggere, la prima ferita affettiva e psicologica nella vita dell’individuo, indispensabile perché l’io venga a formarsi: quella di rompere la simbiosi con la madre, in cui l’individuo, se tutto va bene, si trova dal momento in cui viene concepito, ad alcuni anni dopo la nascita, diciamo tre, meglio se cinque, e anche oltre. E se non interviene un padre (che in tutti i popoli tradizionali interveniva di solito verso gli otto anni) a prendere questo figlio e a toglierlo dalla simbiosi con la madre (che è una vicenda psicologica, ma anche una vicenda psico-organica: i due corpi erano fusi da molto tempo e la simbiosi continua a presentare degli elementi fusionali sui sottili confini tra psiche e corpo), se il padre non viene a prenderlo, il figlio rimane nella simbiosi. Abbiamo allora la formazione, che è nostra esperienza quotidiana oggi, di personalità pseudo - adulte, che in realtà adulte non sono perché non sono mai state separate dalla madre.

    Questo non vuol dire che rimangano necessariamente legate in modo fusionale alla madre naturale. Spesso accade anche questo, ma più spesso, nel tentativo di continuare a ricostituire dei legami di dipendenza di cui l'individuo non sa fare a meno, la persona rimane dipendente dagli amici, dalla società, dal sistema dei consumi, cui l’individuo non riesce a sottrarsi, e nei confronti dei quali l’individuo non riesce a porsi come soggetto. La relazione coniugale poi, se si riesce ad arrivarci, tenderà a riproporre, e per entrambi i generi, le stesse caratteristiche di fusionalità e di dipendenza, le stesse fantasie di possesso (di cui parla molto bene Giussani nel suo Il miracolo dell'ospitalità), che caratterizzano il rapporto madre-bambino. Quindi l’Io non si è formato, perché non c’è mai stato un Io che abbia potuto rivolgersi al mondo riconoscendolo come un “Tu”; l’io è sempre rimasto immerso in questa simbiosi, perché nessun padre l'ha mai interrotta in un rito che risponda alle stesse finalità dei "riti di iniziazione" praticati dai popoli tradizionali.

    Simbolicamente (e quindi psicologicamente) sono molto interessanti questi riti di iniziazione. Uno dei più classici e dei più famosi, raccontato dallo storico delle religioni Mircea Eliade, è quello del gruppo degli uomini che raggiunge il gruppo delle donne, che a loro volta stringono a sé i bambini, naturalmente ritualmente, perché sanno bene cosa sta per accadere; gli uomini strappano alle madri i bambini e li alzano offrendoli a Dio. Questo è uno dei riti che esemplifica bene cosa fa il padre: prende il figlio alla madre e lo offre a Dio, lo sposta dalla dimensione orizzontale ( ritorniamo qui all' immagine della croce), cioè parallela alla terra, al mondo delle necessità e dei bisogni materiali, e lo mette nella dimensione verticale, della comunicazione col divino e col Padre Celeste.

    Cosa succede quando questa esperienza del padre, come testimone della ferita, non avviene? In termini di costituzione dell’Io, esso non può definirsi nella sua interezza, ed autonomia da un altro soggetto affettivo (la madre) che rimane dominante nella sua natura di fornitore di appagamenti. Questo io dipendente, che caratterizza il figlio/a senza padre, non potrà poi reggere alcuna ferita. Per esso, ogni perdita non è più introduzione a una nuova condizione esistenziale adulta, che lo mette in grado di interloquire, di scambiare con il mondo, e con Dio, ma solo un' insopportabile, ingiusta, violenza. Non c’è infatti stata l'esperienza fondatrice del padre, che, ribadendo la sua responsabilità di creatore e il suo legame di appartenenza e di originarietà nei confronti del figlio, trasmette il sapere, e la pratica della ferita e della perdita come processo costitutivo della personalità.

    Ed ora qualche parola sul perché il mio libro si intitoli “Il Padre: l’assente inaccettabile”. La nostra società occidentale, come voi sapete forse, è chiamata ormai convenzionalmente dalla sociologia, psicologia e antropologia, società senza padre, perché è la prima società nella storia del mondo che ha provato a rompere i due aspetti del rapporto figlio-padre, quello di co/creazione, e quello di testimonianza della perdita come esperienza fondativa. Qualche parola su come si è svolto questo processo, unico nella storia del mondo, poi vedremo le conseguenze e le cifre.
    La prima tappa è costituita dal "processo di secolarizzazione", cioè il tentativo che si sviluppa da un certo punto in poi, più marcatamente dall’Illuminismo: nella nostra società si prova (fatto unico all’interno di qualsiasi altra società) a separare la vita dell’uomo dall’esperienza del sacro . Da un certo punto in poi si dice che l’universo dell’uomo, della vita umana, può tranquillamente concentrarsi sulle cose, sulle acquisizioni, sogli oggetti, sulla vita sentimentale, e che l’universo del sacro è un' altra cosa, con cui l’uomo può o meno avere relazione, é un optional. Questo processo di secolarizzazione interrompe il rapporto dell’ uomo in Occidente con il Padre divino. Il Padre è qualcuno con cui noi possiamo interloquire oppure no, di cui possiamo ricordarci oppure no, non è più presente in ogni momento nella vita umana e non è più il riferimento del mondo simbolico da cui derivano, in Occidente, le identità e le appartenenze. E’ qualcuno a cui possiamo o no rivolgere i nostri pensieri, che possiamo o no coinvolgere nella nostra vita.

    All’interno di questo processo, ed in particolare sulla questione del padre, gioca un ruolo fondamentale la riforma protestante, e la figura di Lutero. Egli rompe l’unità dell’esperienza umana tra regno di Dio e regno del mondo, e sposta in questo secondo ambito, cioè nel regno del mondo, l’esperienza dei figli e del matrimonio, istituto che Lutero ritiene che appartenga esclusivamente all’ordine terreno. E' Lutero che secolarizza, come riconosce l'antropologia religiosa, il matrimonio e la famiglia. Il processo di secolarizzazione era già in atto, ma il realizzatore della secolarizzazione nel campo della famiglia è Lutero, con la riforma protestante; è lui che statalizza in qualche modo la paternità, cioè comincia a fare del padre quel provvisorio, avventizio, funzionario statale che, perdendo sempre più rilievo, continua ad essere fino ai nostri giorni. Ciò toglie al padre ogni aspetto di riflesso del Padre Divino, che conferiva al padre enormi responsabilità, naturalmente, ma da cui derivava il suo specifico significato all’interno dell’ordine simbolico di una società non secolarizzata. Lutero sostiene che il divorzio non riguarda la Chiesa, ma lo stato. E’ ancora Lutero che chiama sua moglie, in famiglia, "Dottor Kate", trasferendole una parte molto rilevante dei ruoli educativi che fino ad allora erano stati svolti dal padre. Come osserva l’antropologo Dieter Lenzen poche generazioni dopo di lui, nessuno sapeva più, quanto meno nella tradizione protestante, cosa avesse significato paternità prima. Questo è un punto di svolta decisivo all’interno di questa vicenda.

    La progressiva perdita di significato del padre continua con la rivoluzione industriale, successiva all’illuminismo e alle rivoluzioni borghesi, in cui il padre all’interno della famiglia, diventa un amministratore, e sempre di più rinuncia alla sua caratteristica di creatore, e di iniziatore ed educatore.
    Il passaggio del padre da formatore della personalità a contributore e rifornitore di alimenti avviene all’interno del processo di industrializzazione, durante il quale, non dimentichiamoci, vengano ribadite alcune posizioni fondamentali del processo di secolarizzazione, cioè che le sterline sono più importanti dei riti religiosi, e che la cosa più sacra cui bisognava stare bene attenti era lo sfruttamento del denaro (B. Franklin). Quindi un processo, quello della rivoluzione industriale in cui i valori economici prendono il sopravvento, insieme con una visione complessivamente materialista, sulle domande e anche sulle risposte di tipo più spirituale.

    All’interno di questo processo succedono alcune cose abbastanza importanti che ricorderò per immagini.
    Una scena autobiografica raccontata da David Herbert Lawrence, che vive nel momento del compimento della società industriale, descrive il padre che ritorna a casa la sera dopo il lavoro nelle miniere, sporco, per il quale è pronta una tinozza nella cucina perché possa lavarsi. Il padre si spoglia, il figlio guarda questo uomo vigoroso che ha lavorato tutto il giorno, pieno di carbone; lo guarda ammirato e pieno di amore, e la madre, che è maestra, lo prende da parte e gli dice: “Vedi quell’uomo sporco, tu non dovrai mai essere come lui, tu dovrai diventare un intellettuale, un signore”.
    In questa posizione, che non è solo della madre di Lawrence, ma è la posizione di buona parte della società protestante, che è la punta di diamante della società della industrializzazione occidentale, la separazione dal padre assume dei dati culturali e quasi razziali: il padre diventa il rappresentante del lavoro manuale, del lavoro fisico, maschile, diventa una figura forte solo fisicamente, ma debole dal punto di vista culturale, valoriale, delle "buone maniere", svalutata, nei confronti della quale il giovane viene sollecitato a separarsi.

    Questo, come vediamo in tutta la produzione letteraria di Lawrence, che da questo punto di vista è molto chiara, crea una scissione fortissima nell’essere umano occidentale in generale, tra il mondo dell’istinto, ed il mondo della cultura industriale, che diventa poi quella del consumo. Ma l’istinto è anche il mondo della relazione con la natura, e quindi il mondo dove si trova Dio. Ricordiamo i molti passi in cui Giussani riferisce della scoperta di Dio attraverso l’incontro con la natura, cioè di qualcos’altro che ti interpella sulla questione della creazione e del tuo destino come creatura. Se tu togli tutto questo, e gli sostituisci quello che i tedeschi hanno chiamato “processo di civilizzazione” che ruota attorno a comportamenti di buone maniere, a modi di comportarsi, non c’è più né la forza della natura e del corpo, né la forza e la luce di Dio, che quella natura e quel corpo hanno creato.

    L’individuo diventa così prigioniero di un mondo fabbricato, fatto di modelli di comportamento in cui non ci sono più né appartenenze, né interlocuzioni personali profonde sui destini personali. Ci sono solo modelli prefabbricati di comportamento, che sono poi dei modelli di consumo. E qui siamo già a quella che nei miei libri io chiamo società “grande madre”, la società dei consumi.

    Un passaggio rilevante che vorrei ricordare è quello delle due guerre mondiali del secolo scorso durante le quali gli uomini stanno lontani da casa per molti anni, spesso muoiono, e quindi non tornano mai a casa; in quegli anni sono le donne che si devono occupare dei figli. Gli uomini che tornano dopo la seconda guerra mondiale trovano poi un mondo sostanzialmente cambiato, appunto la società “grande madre”, in cui ai vecchi modelli produttivi, modellati sull'unità produttiva familiare, strutturati su una trasmissione di sapere padre-figlio, si è completamente sostituita la corporation, una unità produttiva impersonale in cui non c’è nessuna trasmissione di sapere, anzi i saperi vengono continuamente modificati, per cui ogni detentore di sapere, compreso il padre, è una figura provvisoria, qualcuno che per breve tempo dispone di un sapere utile che poi sarà destinato ad essere rapidamente sostituito.

    Come funziona questa società grande madre, che si esprime attraverso la figura della grande corporation? Funziona come nei miti della grande madre, aumentando il suo potere attraverso la soddisfazione dei bisogni. E’ una società estremamente attenta a soddisfare bisogni, anche a suscitarne di nuovi e soddisfarli attraverso prodotti di consumo, e attraverso questo aumentare il proprio potere, ridurre i cittadini a quei servi di cui il Prof. Cangiotti parlava prima.

    Questa questione del soddisfacimento del bisogno ha un grande rilievo, sia dal punto di vista della costituzione dell’Io, sia quindi dal punto di vista della formazione spirituale. Cosa succede infatti nel mondo dove tutto è consumo, e dove il funzionamento dell’individuo viene deformato a richiesta di bisogni perché vengano soddisfatti? Succede una cosa decisiva sia dal punto di vista psichico, sia dal punto di vista spirituale, sia dal punto di vista della libertà. Accade cioè che in quel mondo non ci sono più desideri, perché il mondo materno, primario, della soddisfazione del bisogno, è antagonistico al mondo della produzione del desiderio, che è il mondo in cui l’individuo viene introdotto dalla iniziazione paterna. Perché un desiderio si produca occorre che l’individuo sia libero dal bisogno, altrimenti non può investire sul desiderio, se è ancora preso dal soddisfacimento del bisogno. Il desiderio è il risultato della libertà: appunto per questo il risultato del rapporto con il padre, dice Giussani, è la libertà. La libertà viene dalla relazione con un padre che te la insegna, magari contrapponendoti un modello che tu non hai e costringendoti a misurarti con questo modello; è lì che formi la tua libertà. Ma se questo non avviene e tu sei preso dentro un circuito dove c’è solo la soddisfazione del bisogno, alla libertà di desiderare non arrivi mai, perché sei coatto ad appagarti, a soddisfarti. Non reggi la distanza dall'appagamento in cui si forma il desiderio. E qui vi posso dare la mia testimonianza: la maggiore patologia di oggi non è quella di avere dei desideri sbagliati, ma è quella di non avere affatto desideri, è quella di non sapere qual’è il tuo desiderio, è quella dello spegnimento di qualsiasi desiderio all’interno di un universo che si chiude nella soddisfazione del bisogno, nella continua recezione di bisogni da soddisfare.

    Ma questi, come sappiamo, sono infiniti, e infinite sono quindi le ferite da reggere dal mancato appagamento di quei bisogni. Il testimone della ferita però, il padre, non c'è più, o se c'è non fa più il suo mestiere. E' così che il mancato appagamento del bisogno diventa tragedia. Su questo c’è purtroppo una grandinata di dati e di statistiche agghiaccianti: se il padre è colui che testimonia della ferita, la società senza padri è quindi una aggregazione di persone incapaci di reggere le ferite della vita e dall’altra parte incapace di desiderare di formulare dei progetti. Allora, per esempio, secondo statistiche americane, che sono le più precise, il 90% di tutte le persone senza dimora e dei figli fuggiti da casa non avevano un padre in famiglia, il 70% dei giovani delinquenti ospitati in istituzioni statali venivano da famiglie dove non c’era il padre, l’85% dei giovani che si trovano in carcere sono cresciuti senza padre, il 63% dei giovani che si tolgono la vita hanno dei padri assenti. E potrei continuare sulle tossicomanie, ecc. In qualche modo questa ferita di non avere colui che ti insegna la ferita e ti consente di reggere la ferita, in una società che moltiplica i bisogni, ed anche la difficoltà di soddisfarli tutti, ti porta in una condizione di progressiva e devastante emarginazione. Naturalmente questi dati non vanno letti in termini causali, secondo una rigida connessione causa effetti. L'individuo senza padre rimane libero di costruire il proprio destino. Ma il rischio che non lo faccia è molto elevato.

    Questa è una situazione estrema che non ci può né lasciare indifferenti né consentirci di guardarla come se fosse una questione psicologica, una questione di genere, una questione che possiamo catalogare e mettere in un cassetto di una qualche categoria conoscitiva, per poi sbarazzarcene subito dopo. Questo lo dico anche come cristiano: la questione del padre è una questione centrale in un mondo che vive una situazione estrema, una situazione che lo mette di fronte alla sua capacità di lasciare che la vita umana continui e si sviluppi, oppure si autoliquidi, all’interno di un processo perverso che trasforma tutto in consumo, compresa la generazione. Che, come voi sapete, può oggi essere realizzata via internet, cliccando sul sito “man not included” (uomo non previsto) dove qualsiasi donna può chiedere il seme in virtù delle qualifiche e delle caratteristiche che desidera, colore degli occhi, particolarità fisiche, comprese quelle richieste dalle due signore lesbiche inglesi che l’anno scorso, essendo loro non udenti, hanno chiesto un figlio che non avesse l’udito e l’hanno regolarmente avuto.

    Siamo qui alla soglia tra vita umana e liquidazione della vita umana, siamo alla soglia tra senso e non senso, tra corpo creato e corpo fabbricato, tra individui liberi capaci di provare desideri, e schiavi che possono soltanto assolvere degli stimoli al soddisfacimento di bisogni attraverso una rete di soddisfacimenti di consumo. Io credo che questa situazione ci interpelli in modo definitivo, non accantonabile perché da essa dipende la continuazione di una vita autenticamente umana, che sappia trovare il proprio senso e che sappia parlare con Dio.



    (1. continua)


    IL COSTITUIRSI DELLA PERSONALITA
    Ultima modifica di Florian; 19-03-11 alle 14:43

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    Predefinito Rif: 19 marzo: Festa del Papà

    Domanda: Questa ferita inflitta dal padre al figlio è anche una ferita che il padre infligge alla figlia? Come mai non riconosce alla donna una capacità, ugualmente come il maschio, di potere detenere il senso del sacro molto potente e trasmetterlo ai figli, e nello stesso tempo il rapporto con la natura?


    Risposta: La ferita riguarda anche la figlia, e nel libro ne parlo. E’ decisivo che la bambina esca dalla simbiosi con la madre proprio per poter vivere la relazione padre-figlia, che è la prima esperienza per la figlia di una relazione con altro da sé. Quindi a seconda che il padre tolga la figlia dalla simbiosi con la madre, la figlia che poi diventerà una donna, potrà o no avere una relazione piena e feconda di autentica apertura con altro da sé. Freud che, come sapete, pone la situazione edipica, quindi la triangolazione padre-madre-figli come momento centrale nello sviluppo dell’individuo, solo nei suoi ultimi scritti dichiara che ciò, che egli chiama la realizzazione dell’Edipo, e quindi lo staccarsi dei figli dalla madre attraverso la relazione (particolarmente conflittuale per il maschio) con il padre, molto spesso per le donne non accade mai, e che allora per la donna la relazione con la madre continua ad essere dominante. Queste donne, osserva Freud, passano la prima metà della loro vita, infanzia e giovinezza, a litigare con la madre, poi, se riescono a sposarsi, incominciano a litigare con il marito esattamente come litigavano con la madre prima, perché proiettano sul marito una figura materna da cui non si sono mai completamente separate. Quindi la separazione attraverso una vera e propria ferita, che la donna di solito non vuole, della figlia dalla madre è un momento costitutivo della formazione della personalità della donna.

    La relazione della donna con il sacro e con la natura: io credo che la donna sana, lontana dai modelli della società di cui abbiamo parlato, abbia delle enormi ricchezze nella comunicazione con la natura, e col sacro. Io ho scritto un libro, intitolato “Le donne selvatiche. Forza e sapere del femminile”, pubblicato da Frassinelli, dove mi sono avvalso della preziosissima collaborazione di mia moglie che, essendo una selvatica dei boschi del Tirolo, mi ha aiutato a raccogliere questa saga in parte perduta, diffusa invece dalle Alpi a tutto il nord Europa. Vi si racconta di una donna che viene dal bosco, il contadino la vede, se ne innamora, la porta a casa nel maso, lei si occupa del maso, fa i figli, insegna al contadino tutti i segreti della terra che lei conosce, e di solito chiede il rispetto sul segreto del suo nome, che simboleggia il nucleo più profondo, anche religioso, della personalità. Di solito il marito lo vìola, perché vuole farsi bello con gli amici, perché non regge questa cosa di non dire in giro il nome della donna, e allora la donna se ne va e allora il maso va in rovina. E’ una saga molto curiosa e molto antica, tramandata fino agli inizi di questo secolo, dove è chiarissima questa questione del sapere femminile circa la natura e circa un sacro naturale, la natura che la donna vive come sacra, che però è sempre vissuta dal lato specifico del femminile, che è la ricchezza della generazione, della riproduzione e della conservazione della vita. Questo è il sacro con cui la donna ha una relazione fortissima, ed é un aspetto molto importante del sacro.

    Quello con cui la donna ha una relazione solo indiretta, che passa dallo spirito, è quello del sacro che passa dalla perdita, dalla ferita e dalla morte , perché così come il padre, l’uomo, è il testimone della ferita, la donna è la testimone della vita e della continuazione della vita, e dell'appagamento dei suoi bisogni. E' questa la complementarità, simbolica e psicologica, dei due generi e delle due vocazioni. Ognuno di essi ha bisogno dell’altro perché la vita continui. Infatti, naturalmente, se c’è una valutazione troppo forte sul tema, maschile, del sacrificio e della ferita, della privazione, questo rischia di portare ad uno spegnimento della istanza vitale e della conservazione della vita. D'altra parte se c’è un investimento unilaterale sulla conservazione della vita, e non c’è l’esperienza della testimonianza della ferita e della morte, non può svilupparsi l’esperienza del rinnovamento, e non c’è il fatto dell’azione innovatrice. Sono due aspetti che devono vivere insieme, devono amarsi confliggendo. Nessuno deve prevalere, ed ognuno deve rispettare il campo dell'altro, come previsto sacralmente nella creazione dell'uomo e della donna, e delle rispettive differenze.

    La testimonianza grande dell’accettazione sacrale che caratterizza il femminile è il Magnificat, è Maria: io sono qui, accetto la vita, compresa qualsiasi cosa vi accada, compresa la morte che accadrà, la morte di croce del Figlio che lo Spirito ha generato dentro di me. Questa è l’esperienza mariana: un' esperienza verginale, di madre vergine, una esperienza che quel maestro di gran parte delle persone che sono qui, don Giussani, soprattutto negli ultimi tempi, ha richiamato ripetutamente come di particolare importanza e significato non solo per tutta la Storia, ma per il mondo di oggi. Io da psicologo, nel mio piccolissimo, nei miei libri precedenti ho sempre insistito sulla indispensabilità della figura della Vergine nella storia maschile, proprio come dimensione femminile, libera dal rischio materno del bisogno di possesso del figlio, comunque aperta all’accoglimento di una esperienza di ferita che si da nel campo maschile, dal padre al figlio, ma di cui lei è pronta a farsi ricettacolo.


    Domanda: La sua frase: “Perché un desiderio si produca bisogna che un individuo sia libero dal bisogno” mi spinge a chiederLe: come si fa a non sentire la mancanza di ciò in cui tu credi, che magari è vero, che ti manca? E’ una grazia riconoscerlo perché la società ti porta a farti credere che ti manca tutto.


    Risposta: Ma se tu credi, ed è vero, ciò in cui credi non ti manca: lo vivi già come desiderio. Certo, desideri viverlo con maggiore pienezza, con una devozione più completa: ma questo è già, assolutamente, un desiderio. La verità è fuori dall' appagamento e dal consumo, come è fuori dal possesso. Fa già parte dell'esperienza della libertà, che è quella che ti consente di riconoscere quella verità, e di desiderarla ardentemente.

    Tutta la vicenda della produzione e del riconoscimento del desiderio, che poi è la vicenda della libertà, è una vicenda di grazia perché se non c’è la grazia non succede niente. Il padre, anche se è li, non viene visto né come fornitore di appartenenza né come testimone della ferita e quindi portatore di libertà. Per esempio la psicologia può descrivere una fenomenologia di eventi, ma poi perché gli eventi vadano da una parte piuttosto che da un'altra ci vuole la grazia di Dio. Jung diceva per esempio che il paziente può guarire Deo concedente (se Dio lo consente); certo l’analista deve essere bravo, ma Dio deve essere d'accordo perché altrimenti non guarisce nessuno.

    Per esempio la grazia, anche se male usata, nella mia storia ha avuto di sicuro un ruolo. A me ha sempre fatto piacere fare la tara su quello che mi dicevano di pensare, a quello che la società mi induceva a pensare, fare la tara ai bisogni e ai comportamenti che la società mi consigliava di avere. Questo mi ha sempre dato una grande energia. E' stata una grazia anche nascere mentre scoppiava la guerra e Milano bruciava: è più facile la vita di chi ha avuto una vita difficile rispetto a chi ha avuto una vita facile; se ti capita di passare in mezzo alle bombe è più facile che tu ti tenga più stretta la libertà rispetto ai nostri figli che sono venuti su in mezzo ai soldi e al benessere, su questo non c’è alcun dubbio. Ma la grazia è sempre lì, a cercare di liberarci dai bisogni che ci rendono schiavi. E’ capitato persino a mio figlio più piccolo, quando un paio di anni fa si usavano i pokemon, le magliette dei pokemon, un feticcio straordinario; ha fatto un camping con un gruppo cristiano simpatico nel sud-tirolo, in un bosco, dove hanno letto la vita di San Paolo, tra mille sciaguratezze quotidiane e poi, alla fine, a uno di loro è venuto in mente di mettere lì dei rami e di bruciarli, uno ci ha buttato sopra la maglietta dei pokemon e poi alla fine hanno bruciato tutte le magliette dei pokemon, e non se n’è più parlato. Il bambino, l’essere umano ha la vocazione alla libertà, non c’è niente di eroico alla ribellione dei consumi, c’è piuttosto una questione di vitalità, questo si, infatti loro erano tutti piuttosto sporchi, indisciplinati, bambini vitali; se questa vitalità fosse stata coperta sotto tonnellate di saponi e di shampoo di “bisogna fare così, bisogna fare cosà”, di sicuro le magliette dei pokemon non le bruciavano più.


    Domanda: Vorrei che parlasse un po’ di più di quello che lei nel libro ha identificato come la “fabbrica del divorzio”. La questione del divorzio evidenzia l’assenza del padre?


    Risposta: Ringrazio molto di questa domanda, anzi mi scuso di non averne parlato nell’introduzione perché valeva veramente la pena di parlarne (e nel libro dedico ad essa uno dei capitoli più ampi). In effetti uno dei grandi elementi dell’assenza del padre oggi è l’istituto e la cultura del divorzio. Vi darò anche qui alcuni dati della società americana, che è un po’ il pesce pilota della nostra. In America oggi un matrimonio su due finisce con un divorzio e la previsione è che nel giro di quindici anni due su tre finiranno così, seguendo la progressione delle richieste di divorzio. In Italia, come voi sapete, siamo a livelli minori, ma con una progressione fortissima negli ultimi anni. Il 75% dei divorzi è chiesto dalle mogli, le quali si vedono affidare in oltre il 90% dei casi i figli e la casa. Anche questo dato, della maggioranza delle donne nella richiesta di separazioni/divorzio, in Italia è minore, ma in fortissimo incremento, specie nelle zone a maggior reddito femminile. Questo padre, di cui viene chiesta l’espulsione, viene chiamato in America, nel comune discorso politico-mediatico “padre disposable” (come voi sapete disposable sono tutti gli oggetti "usa e getta", come le siringhe).

    In questa situazione questi padri che perdono la casa, hanno dei forti disorientamenti sia fisici, che logistici, che finanziari: perdono molto spesso il lavoro e sono loro stessi tra i principali partecipanti alla crescita degli homeless.

    Questo è certamente uno dei grandi drammi della nostra società. La cacciata del padre dalla famiglia, con il divorzio, è l’elemento principale oggi in Occidente, insieme al rapimento dei padri da parte delle grandi corporation, che determina l’assenza del padre. Su questo fenomeno, che io ho appunto chiamato la fabbrica dei divorzi, si è organizzato un giro economico straordinario di avvocati, psicologi, assistenti sociali, tutto un personale specializzato che vive sulle sezioni del diritto di famiglia nei tribunali, sullo sviluppo dei divorzi, ed è quindi interessato a che i matrimoni saltino e le famiglie finiscano. Questo è il fenomeno non solo affettivamente più disgregante, ma anche economicamente più pericoloso della società occidentale. In America si è calcolato che il costo dell’apparato della fabbrica dei divorzi è superiore a tutto quanto speso dallo stato federale per l’assistenza e l’educazione delle tossicodipendenze e dell’alcolismo. Si tratta di una fetta di reddito nazionale rilevantissima che viene sprecata in un fenomeno completamente distruttivo. Da questo punto di vista è assolutamente desolante, e ritengo sia un fenomeno che ci interpelli molto vigorosamente, il fatto che mentre in America l’amministrazione Bush è sicuramente e dichiaratamente preoccupata di questa situazione così come della situazione dell’aborto e della diffusione dell’aborto tra minorenni e così via, in Italia si discuta su come spianare ancora di più la strada alla distruzione della famiglia.

    Mentre nel mondo occidentale più avanzato il disastro comincia ad essere chiamato con il suo nome, da noi in Italia oggi, addirittura da forze di governo, come le varie onorevoli di Alleanza Nazionale, Mussolini, Santanchè, o dalla cattolica Livia Turco e così via, viene proposta una riduzione degli anni necessari che devono passare tra separazione e divorzio, viene proposto cioè di cancellare questa intercapedine di tempo che può consentire ai due di ritrovarsi. Da sondaggi fatti tra le coppie, e che cito nel libro, si rileva che una percentuale molto elevata di coppie che dieci anni prima avevano dichiarato di essere sul punto di divorziare, intervistati dieci anni dopo hanno dichiarato: “Meno male che non abbiamo divorziato perché abbiamo ritrovato la nostra intesa e stiamo bene”. Naturalmente anche nella frequenza dei divorzi rientra il tema della ferita. Se due si sposano non sarà certo tutto rose e fiori, certamente litigheranno, certamente succederanno cose difficili tra di loro. Ma certamente lo sviluppo della loro personalità umana sarà misurata dalla loro capacità di far fronte a queste difficoltà.

    Dobbiamo anche aver chiaro, credo, che questi esponenti politici che spingono verso un aggravamento della disintegrazione della famiglia non sono né persone comuni, che vivono la realtà della vita di ogni giorno, né autentici esperti, che discutono e decidono sulla base di un autentico sapere antropologico e sociale. E' bene sapere, invece, che gran parte della legislazione riguardante la legislazione sulla famiglia, già fin dalle leggi sul divorzio e aborto degli anni 70, è opera di quello che è stato chiamato il "circo politico mediatico". Vale a dire non una classe politica, ma persone che si impegnano su questi temi come dei professionisti del circolo chiuso e fortemente autoreferenziale dello spettacolo politico mediatico, su cui vivono, perché è la loro unica professione e la loro unica competenza.
    Il livello di distruttività della nostra società oggi è arrivato a dei punti così estremi che noi non possiamo che convertirci, proprio nel senso letterale della parola, cioè dalla direzione in cui stavamo andando dobbiamo girare e tornare verso il centro dell’uomo, verso il centro di noi stessi.

    D'altra parte, solo quando la personalità è a rischio di dissoluzione può veramente cambiare, può veramente rigenerarsi. Ricordo che Muccioli, che conoscevo, soprattutto all’inizio della sua esperienza, non prendeva ragazzi a San Patrignano fino a quando non avevano completamente rotto i ponti con tutto, fino a quando non avevano perso tutto, perché soltanto quando avevano toccato il fondo erano veramente disponibili a cambiare.
    Al di fuori delle Vispe Terese del circo politico-mediatico italiano, nel resto del mondo occidentale si sa che cosa ha prodotto la cultura del divorzio, la cultura dell’aborto; cosa ha prodotto proprio in termini di vita umana, di qualità della vita, di vite umane distrutte. Quello che io posso dirvi è che vedo proprio nel funzionamento dell’organismo sofferente quello che Jung chiamava “l’istinto di guarigione”, cioè l’organismo tende a guarire, non tende ad ammalarsi, la malattia è un incidente di percorso, l’organismo vuole crescere, come certi alberi che hanno a metà del tronco una ferita dentro: a volte la ferita è anche molto profonda, ma si vede che l’albero poi, crescendo, ci ha costruito intorno ancora della corteccia, e sopra ci sono cresciuti dei rami.

    Io credo che la nostra società sia arrivata ad un punto abbastanza estremo per poter andare oltre e per poter modificare la propria direzione; anche perché queste cose a cui bisogna rinunciare sono poi soltanto delle cose miserabili, soltanto dei dolori, delle pseudo libertà produttrici di sofferenze, e di patologie per noi e per i nostri figli.

    Alla fine del Sacro Romano Impero c’era da riflettere su che cosa si stava liquidando, ma oggi non vedo perché dovremmo pensarci due volte a liquidare la cultura del "talk show”, o del "reality show"! Siamo arrivati ad un punto estremo che consente una qualche rigenerazione, questa rigenerazione certamente passerà da gravi turbamenti e modificazioni politiche e sociali, in cui saremo tutti interpellati e coinvolti, e da cui uscirà forse anche un nuovo profilo dell’uomo padre e della donna madre.


    Domanda: E’ la prima volta che sento un concetto riferito al padre così profondo. A livello di vita familiare (mamma, figli, figlie, padre) può fare alcuni esempi che spieghino in cosa può consistere questo fatto di non allontanare i figli dalla ferita, ma di dargli la dignità di accostarsi al dolore?


    Risposta: La questione della televisione, per fare un esempio: è difficile uscire da questo circuito di bisogni indotti, schiavizzanti e profondamente deprimenti dal punto di vista culturale e spirituale, senza sbarazzarsi di alcune cose; tra queste cose io metto la televisione. Togliere alla famiglia la televisione e ridurla ai minimi termini ai figli, credo che sia una bella ferita, ma una ferita da cui un padre non si può esonerare. O la televisione o lui. La televisione è una figura espulsiva del padre, è un oggetto rappresentante tutto ciò che espelle il padre, rappresenta la vita come consumo, come divertimento continuato, come annullamento della riflessione del silenzio, come abolizione delle ferite per sempre. E' un oggetto la cui cultura squalifica la figura del padre, e tutti i padri di cui la televisione parla sono descritti come dei cretini, gli uomini che essa seleziona e presenta, per esempio in gran parte dei telefilm, non sanno parlare, oppure si accusano di essere, in quanto maschi, portatori di tutti i vizi e di tutti i peccati possibili immaginabili. Quindi il padre deve cacciare la televisione da casa sua, e questa è una bella ferita.

    Un'altra ferita da reggere, e impartire, riguarda la questione della cultura della droga leggera: la gran parte dei padri e dei nonni della mia generazione a Milano ci tengono a farsi le “canne” coi loro figli perché in questo modo loro si sentono amici dei figli e non padri, si sentono più giovani. Su questo il padre deve avere una posizione molto precisa e deve intervenire subito sulle droghe leggere perché sono svianti nella loro attenuazione e negazione della vita, ferita compresa, sono lo sballo, sono il travestimento e quindi sono la vera droga, il veleno, la sostituzione di una realtà virtuale, falsa, alla realtà reale, concreta. Il padre che si oppone alla televisione o che si oppone alla “canna” o alla discoteca come estasi, è guardato come un matto a Milano dagli altri padri coetanei: “Credi di poter costituire una società perfetta?”. Non lo so cosa costituisco, do la mia testimonianza perché mio figlio sperimenti una rinuncia costitutiva della personalità umana e dell’io . Questo è il mio mestiere di padre, poi me ne vorrà, me ne sarà grato, chi lo sa? Questo è il dono che io devo fare e come tutti i doni non aspetto niente in cambio, accetto forse un rancore anche per tutta la vita, ma questo devo fare.


    Domanda: Mi interesserebbe sapere che tipo di rapporto ha avuto lei con suo padre, perché se fosse stato qualche cosa di difficoltoso sarebbe come un punto da cui partire, un qualche cosa di positivo.


    Risposta: Questo è il mio decimo libro che scrivo sull’uomo, e in ognuno c’era sempre un capitolo in cui parlavo del disagio maschile, e ne riferivo l'origine all'assenza del padre come figura iniziatica. Il primo di questi libri, Parsifal, è la storia di un figlio senza padre. Quattordici anni fa, quando ho iniziato a scrivere su quest'argomento, era evidente e chiaro che chi stava peggio erano gli uomini, non osavano nemmeno venire in analisi, oppure, se venivano, erano mandati dallo psichiatra o dalla moglie. C’era, in loro e nella società, un' assoluta sconoscenza circa i loro gravissimi problemi. Di mio padre dirò questo, che spiega, come per tutti, gran parte di quello che ho fatto dopo: era una persona buonissima, che, interpellato da me su qualsiasi argomento, rispondeva: “Tu fai come ti dice la tua mamma”. Questo è stato mio padre. Un uomo carissimo che non ha assolutamente fatto il suo mestiere, che mi ha fatto provare con mano come era necessario che il padre invece desse un'altra risposta.

    L’educazione paterna deve comunque essere una educazione al rischio della libertà. Lontano da qualsiasi ipotesi relativista di pensiero debole che non mi riguarda, credo però che l’educazione al rischio vada affrontata, dal padre, sia quando si trova in una posizione di certezza, sia anche da una posizione personale più dubbiosa, e più di ricerca. Questo non deve dire rinuncia a passare all’altro il testimone della ricerca e della fede, e della possibilità di trovarla . Tu devi trasmettere il coraggio di cercare la verità sia quando sei sicuro di averla trovata, sia quando non lo sei. E', comunque, il tuo mestiere.


    Domanda: Nel suo libro lei scrive: “Diventerà allora visibile come allo smarrimento della nozione di paternità in Occidente si accompagni la perdita della trasmissione dell’identità maschile”, e cita nella nota il suo Essere Uomini che tra l’altro è un bellissimo libro. Cosa significa questo praticamente?


    Risposta: Nel caso del figlio, se il padre, non fa il suo mestiere di testimone della ferita, e di tutto quello che abbiamo detto, il figlio non può neppure riconoscere la sua identità di genere perché il padre è anche il referente della tua identità di genere, è il modello maschile. Se il modello maschile non fa il suo mestiere, e quello femminile occupa tutti gli spazi educativi, tu, maschio, non sai più chi sei.

    Io seguo una rubrica su “Io donna”, il supplemento del sabato del Corriere della Sera, una pagina che si chiama “Psichelui” in cui rispondo su argomenti maschili, prevalentemente a uomini. In realtà quelle pubblicate riguardano gli argomenti più vari, perché non posso parlare sempre della stessa cosa, ma il 90% delle lettere che ricevo sono di giovani maschi che raccontano di un padre assente, di un padre che non c’era, di un padre che non ha detto mai come la pensava, generalmente svalutato dalla madre, che era la vera figura forte, e mi descrivono di come loro si ritrovino oggi in gravissime incertezze circa la loro identità sessuale e il loro orientamento sessuale. Non sanno cosa gli piace, non sanno se vogliono fare famiglia o vogliono diventare omosessuali, e loro stessi molto spesso dicono: “Mi rendo conto che nella mia ricerca verso altri uomini molto probabilmente io sto semplicemente cercando mio padre”. E quando arrivano a dire questo è già molto. Quando il padre non c’è come interlocutore in tutti i sensi che abbiamo detto, creatore e testimone della ferita, iniziatore e così via, il figlio maschio, oltre a non avere tutte queste cose, si ritrova privato della sua identità di genere.

    (2. Fine)


    IL COSTITUIRSI DELLA PERSONALITA

  3. #13
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    Predefinito Rif: 19 marzo: Festa del Papà

    Il padre è il creatore, è colui che consente l'inizio della vita.
    Il padre è alla nostra origine e come tale è anche colui
    che ci consente di guardare verso il nostro destino.

    Claudio Risè



    Ultima modifica di Florian; 19-03-11 alle 15:15

  4. #14
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    Predefinito Rif: 19 marzo: Festa del Papà

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Auguri a tutti papà.


    Grazie Florian.

  5. #15
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    Lightbulb Re: Rif: 19 marzo: Festa del Papà

    19 MARZO 2019: SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE…



    «19 MARZO SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE.»
    Guéranger, L'anno liturgico - 19 marzo. San Giuseppe, Sposo della Santissima Vergine e Patrono della Chiesa Universale
    http://www.unavoce-ve.it/pg-19mar.htm





    San Giuseppe - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-giuseppe/
    «19 marzo, San Giuseppe, Sposo della B. V. Maria e Patrono della Chiesa Universale.
    “Nella Giudea il natale di san Giuseppe, Sposo della Beatissima Vergine Maria, Confessore, il quale dal Sommo Pontefice Pio nono, secondo i voti e le preghiere di tutto l’Orbe cattolico, fu dichiarato Patrono della Chiesa universale”.

    Glorioso san Giuseppe, la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità, e sai rendere possibili le cose più impossibili, rivolgi i tuoi occhi di padre buono sugli interessi dei tuoi figli. Negli affanni e nelle pene che ci opprimono, ricorriamo con fiducia a Te! Degnati di prendere sotto la tua caritatevole protezione questo affare importante e difficile, causa delle nostre preoccupazioni. Così sia ( San Francesco di Sales)»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...oSGius-cop.png
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...be-300x247.jpg










    Della festa di San Giuseppe - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/della-festa-san-giuseppe/
    «Catechismo Maggiore di San Pio X. Della festa di San Giuseppe sposo della SS. Vergine Patrono della Chiesa.

    185 D. Perché la Chiesa celebra con speciale solennità la festa di S. Giuseppe?

    R. La Chiesa celebra con speciale solennità la festa di S. Giuseppe, perché egli é stato uno dei più grandi santi, sposo di Maria Vergine, padre putativo di Gesù Cristo, e fu dichiarato Patrono della Chiesa.

    186 D. Che cosa vuoi dire: Giuseppe fu padre putativo di Gesù Cristo?

    R. Le parole: Giuseppe fu padre putativo di Gesù Cristo, voglion dire che egli era comunemente creduto padre di Gesù Cristo, perché adempì verso di lui gli offici paterni.

    187 D. Dove dimorava d’ordinario S. Giuseppe?

    R. S. Giuseppe d’ordinario dimorava in Nazaret, piccola città della Galilea.

    188 D. Qual’era la professione di S. Giuseppe?

    R. S. Giuseppe, benché fosse della stirpe reale di David, era povero, e ridotto a guadagnarsi il vitto colla fatica delle sue mani.

    189 D. Che cosa c’insegna la povertà della famiglia di Gesù Cristo?

    R. La povertà della famiglia di Gesù Cristo c’insegna a distaccare il cuore dalle ricchezze, e a soffrire volentieri la povertà, se Dio ci vuole in questo stato.

    190 D. A qual gloria crediamo noi, che Iddio abbia elevato S. Giuseppe nel cielo?

    R. Noi crediamo che Iddio abbia elevato San Giuseppe ad un’altissima gloria, quanto è stato eminente il suo grado e la sua santità sulla terra.

    191 D. Qual’è la protezione di S. Giuseppe verso i suoi devoti?

    R. La protezione di S. Giuseppe verso i suoi devoti è potentissima, perché non è credibile che Gesù Cristo voglia negare alcuna grazia ad un Santo a cui in terra ha voluto esser soggetto.

    192 D. Qual grazia speciale dobbiamo noi sperare dall’intercessione di S. Giuseppe?

    R. La grazia speciale che noi dobbiamo sperare dall’intercessione di S. Giuseppe è quella di una buona morte, perché egli ebbe la sorte di morire tra le braccia di Gesù e di Maria.

    193 D. Che cosa dobbiamo noi fare per meritarci la protezione di S. Giuseppe?

    R. Per meritarci la protezione di S. Giuseppe noi dobbiamo invocarlo sovente, e imitarlo nelle sue virtù, e sopratutto nella sua umiltà e perfetta rassegnazione alla divina volontà, la quale fu sempre la regola delle sue azioni.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...vitraux075.jpg







    La festa di san Giuseppe - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...-san-giuseppe/
    “La festa di san Giuseppe 19 marzo 2019
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    La festa di san Giuseppe
    Auguri a tutti i lettori per la festa di san Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.
    Catechismo Maggiore di San Pio X – Della festa di San Giuseppe sposo della SS. Vergine Patrono della Chiesa
    Della festa di San Giuseppe - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/della-festa-san-giuseppe/
    Decreto di Pio IX proclamante San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale”
    Decreto di Pio IX proclamante San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale - Centro Studi Giuseppe Federici
    Evviva San Giuseppe! - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/w...a-520x330.jpeg
    http://www.centrostudifederici.org/w...b6-262x300.jpg










    https://www.agerecontra.it/tag/sodalitium/
    https://www.agerecontra.it/2019/03/l...-san-giuseppe/
    https://www.agerecontra.it/wp-conten...eg-300x190.jpg
    https://www.agerecontra.it/2019/03/c...-della-chiesa/
    https://www.agerecontra.it/wp-conten...75-300x225.jpg





    SANTE MESSE celebrate dai Sacerdoti dell’“Istituto Mater Boni Consilii” (I.M.B.C.):


    "Sante Messe - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”






    SANTA MESSA celebrata da Don Floriano Abrahamowicz a Paese (Treviso) alle ore 19.30 stasera 19 MARZO 2019, FESTA DI SAN GIUSEPPE:


    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    Festa di San Giuseppe sposo della BVM
    https://www.youtube.com/watch?v=6fpJ2SWL_oY
    II domenica di Quaresima (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=J3p4EMytkio
    1° domenica di Quaresima (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=T2g-OaQT_0A
    1° domenica di Quaresima - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=zN-HlOYhoh4
    Sacre Ceneri
    https://www.youtube.com/watch?v=240n2FtviH0
    Domenica Quinquagesima (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=1D09coEEvKs
    Domenica Sexagesima (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=7apAxHX0B0w
    Domenica Septuagesima (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=eW58hW30T5Y
    V domenica d. Epifania (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=adVRJ95yZLk
    V domenica d. Epifania - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=oJR8QmeMXOs
    IV dom. dopo l'Epifania (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=tmgotU8TwQw
    IV domenica dopo Epifania (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=BBMsKuQKlgQ
    Purificazione della S. Vergine Maria (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=rS2tdVj3e_A
    III dom. dopo l'Epifania
    https://www.youtube.com/watch?v=vqLfMJ2qKmo
    III domenica dopo l'Epifania - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=zHEiqmjKQNk
    II domenica dopo l'Epifania - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=MtQwadP5PVs
    Sacra Famiglia (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=M83o5Eohbdc
    Epifania di N S G C - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=fUnwOAcw1Vs
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».








    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...0b&oe=5D04CCF1






    https://stateettenetetraditiones.blogspot.com/


    https://sardiniatridentina.blogspot....ssore.html?m=0
    “San Giuseppe, Sposo di Maria, Confessore, Patrono della Chiesa Universale

    Il culto a san Giuseppe, Sposo verginale di Maria Santissima e Nutrizio del Verbo Incarnato, nacque in Terra Santa nei primi secoli e si sviluppò come culto privato fino al Medioevo. Il culto liturgico pubblico inizia solo nel IX secolo in Occidente e nel X in Oriente. La festa del 19 marzo fu per la prima volta solennemente celebrata dai Serviti nel 1234. Esso assunse uno sviluppo considerevole nel XV secolo grazie soprattutto a santa Brigida, a Jean Gerson ed a san Bernardino. Sisto IV nel 1472 inserì la sua memoria nel Breviario con il grado simplex. San Pio V la elevò al rito duplex. Gregorio XV ne fece una festa di precetto nel 1621. Clemente X (1670) elevò la festa al rito duplex IIae classis. Clemente XI (1714) dotò san Giuseppe di messa e ufficio propri. Pio IX l’8 dicembre 1870, dichiarando san Giuseppe Patrono della Chiesa Universale, elevava la festa del 19 marzo a rito duplex Iae classis. Il medesimo Papa il 7 Luglio 1871 col decreto “Inclytum Patriarcam” riconobbe a san Giuseppe il diritto ad un culto superiore a quello degli altri Santi, compreso san Pietro. Leone XIII, nell’enciclica “Quamquam Pluries” espose la dottrina sul santo Patriarca e lo propose modello e avvocato di tutte le famiglie cristiane: «Giuseppe fu il custode, l’amministratore e il difensore legittimo e naturale della divina famiglia».
    INTROITUS
    Ps 91:13-14.- Justus ut palma florébit: sicut cedrus Líbani multiplicábitur: plantátus in domo Dómini: in átriis domus Dei nostri. ~~ Ps 91:2.- Bonum est confiteri Dómino: et psállere nómini tuo, Altíssime. ~~ Glória ~~ Justus ut palma florébit: sicut cedrus Líbani multiplicábitur: plantátus in domo Dómini: in átriis domus Dei nostri.
    Ps 91:13-14.- Il giusto fiorisce come palma, cresce come cedro del Libano: piantato nella casa del Signore: negli atrii della casa del nostro Dio. ~~ Ps 91:2.- É bello lodarTi, o Signore: e inneggiare al tuo nome, o Altissimo. ~~ Gloria ~~ Il giusto fiorisce come palma, cresce come cedro del Libano: piantato nella casa del Signore: negli atrii della casa del nostro Dio.
    Gloria
    ORATIO
    Orémus.
    Sanctíssimæ Genetrícis tuæ Sponsi, quaesumus. Dómine, méritis adjuvémur: ut, quod possibílitas nostra non óbtinet, ejus nobis intercessióne donétur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Ti preghiamo, o Signore, fa che, aiutati dai meriti dello Sposo della Tua Santissima Madre, ciò che da noi non possiamo ottenere ci sia concesso per la sua intercessione: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    Si fa la commemorazione della feria di Quaresima.
    LECTIO
    Léctio libri Sapiéntiæ.
    Eccli 45:1-6.
    Diléctus Deo et homínibus, cuius memória in benedictióne est. Símilem illum fecit in glória sanctórum, et magnificávit eum in timóre inimicórum, et in verbis suis monstra placávit. Glorificávit illum in conspéctu regum, et iussit illi coram pópulo suo, et osténdit illi glóriam suam. In fide et lenitáte ipsíus sanctum fecit illum, et elégit eum ex omni carne. Audívit enim eum et vocem ipsíus, et indúxit illum in nubem. Et dedit illi coram præcépta, et legem vitæ et disciplínæ.
    Fu caro a Dio e agli uomini, la sua memoria è in benedizione. Il Signore lo fece simile ai Santi nella gloria e lo rese grande e terribile ai nemici: e con la sua parola fece cessare le piaghe. Lo glorificò al cospetto del re e gli diede i comandamenti per il suo popolo, e gli fece vedere la sua gloria. Per la sua fede e la sua mansuetudine lo consacrò e lo elesse tra tutti i mortali. Dio infatti ascoltò la sua voce e lo fece entrare nella nuvola. Faccia a faccia gli diede i precetti e la legge della vita e della scienza.
    GRADUALE
    Ps 20:4-5.
    Dómine, prævenísti eum in benedictiónibus dulcédinis: posuísti in cápite ejus corónam de lápide pretióso.
    V. Vitam pétiit a te, et tribuísti ei longitúdinem diérum in saeculum saeculi.
    O Signore, lo hai prevenuto con fauste benedizioni: gli ponesti sul capo una corona di pietre preziose.
    V. Ti chiese vita e Tu gli concedesti la estensione dei giorni per i secoli dei secoli.
    TRACTUS
    Ps 111:1-3.
    Beátus vir, qui timet Dóminum: in mandátis ejus cupit nimis.
    V. Potens in terra erit semen ejus: generátio rectórum benedicétur.
    V. Glória et divítiæ in domo ejus: et justítia ejus manet in saeculum saeculi.
    Beato l’uomo che teme il Signore: e mette ogni delizia nei suoi comandamenti.
    V. La sua progenie sarà potente in terra: sarà benedetta la generazione dei giusti.
    V. Gloria e ricchezza sono nella sua casa: e la sua giustizia dura in eterno.
    EVANGELIUM
    Sequéntia ☩ sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
    Matt 1:18-21.
    Cum esset desponsáta Mater Jesu María Joseph, ántequam convenírent, invénta est in útero habens de Spíritu Sancto. Joseph autem, vir ejus, cum esset justus et nollet eam tradúcere, vóluit occúlte dimíttere eam. Hæc autem eo cogitánte, ecce, Angelus Dómini appáruit in somnis ei, dicens: Joseph, fili David, noli timére accípere Maríam cónjugem tuam: quod enim in ea natum est, de Spíritu Sancto est. Páriet autem fílium, et vocábis nomen ejus Jesum: ipse enim salvum fáciet pópulum suum a peccátis eórum.
    Essendo Maria, la Madre di Gesù, sposata a Giuseppe, prima di abitare con lui fu trovata incinta, per virtù dello Spirito Santo. Ora, Giuseppe, suo marito, essendo giusto e non volendo esporla all’infamia, pensò di rimandarla segretamente. Mentre pensava questo, ecco apparirgli in sogno un Angelo del Signore, che gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa: poiché quel che è nato in lei è opera dello Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, cui porrai nome Gesù: perché egli libererà il suo popolo dai suoi peccati.
    Credo
    OFFERTORIUM
    Ps 88:25.
    Véritas mea et misericórdia mea cum ipso: et in nómine meo exaltábitur cornu ejus.
    La mia fedeltà e la mia misericordia sono con lui: e nel mio nome sarà esaltata la sua potenza.
    SECRETA
    Débitum tibi, Dómine, nostræ réddimus servitútis, supplíciter exorántes: ut, suffrágiis beáti Joseph, Sponsi Genetrícis Fílii tui Jesu Christi, Dómini nostri, in nobis tua múnera tueáris, ob cujus venerándam festivitátem laudis tibi hóstias immolámus. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Ti rendiamo, o Signore, il doveroso omaggio della nostra sudditanza, prengandoTi supplichevolmente, di custodire in noi i tuoi doni per intercessione del beato Giuseppe, Sposo della Madre del Figlio Tuo Gesù Cristo, nostro Signore, nella cui veneranda solennità Ti presentiamo appunto queste ostie di lode. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    Si fa la commemorazione della feria di Quaresima.
    PRÆFATIO DE SANCTO JOSEPH
    Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Et te in Festivitate beáti Joseph débitis magnificáre præcóniis, benedícere et prædicáre. Qui et vir justus, a te Deíparæ Vírgini Sponsus est datus: et fidélis servus ac prudens, super Famíliam tuam est constitútus: ut Unigénitum tuum, Sancti Spíritus obumbratióne concéptum, paterna vice custodíret, Jesum Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes:
    E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno: noi ti glorifichiamo, ti benediciamo e solennemente ti lodiamo nella festività di San Giuseppe. Egli, uomo giusto, da te fu prescelto come Sposo della Vergine Madre di Dio, e servo saggio e fedele fu posto a capo della tua famiglia, per custodire, come padre, il tuo unico Figlio, concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode:
    COMMUNIO
    Matt 1:20.
    Joseph, fili David, noli timére accípere Maríam cónjugem tuam: quod enim in ea natum est, de Spíritu Sancto est.
    Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa: poiché quel che è nato in lei è opera dello Spirito Santo.
    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Adésto nobis, quaesumus, miséricors Deus: et, intercedénte pro nobis beáto Joseph Confessóre, tua circa nos propitiátus dona custódi. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo
    Assistici, Te ne preghiamo, O Dio misericordioso: e, intercedendo per noi il beato Giuseppe Confessore, propizio custodisci in noi i tuoi doni. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda.
    Preghiera al Santo del giorno.

    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare san Giuséppe, Sposo della beatissima Vergine Maria, Confessore, il quale dal Sommo Pontefice Pio nono, secondo i voti e le preghiere di tutto l’Orbe cattolico, fu dichiarato Patrono della Chiesa universale. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima per i meriti di questo speciale Santo emblema di tutte le virtù, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Giuseppe possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.»

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    “+ Glorioso San Giuseppe castissimo Sposo pregate per noi e per la Santa Romana Chiesa. +”
    “Evviva San Giuseppe! Custode del Bambino Gesù e della Vergine Maria, Capo della Sacra Famiglia.”
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    “Sursum Corda Felpa San Giuseppe 2018 - Sancte Joseph, Patrone S. Ecclesiae, ora pro nobis!”
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    "Novena in onore di san Giuseppe (dal 10.3 al 18.3)."

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    “Appunti sulla questione del cosiddetto «papa eretico»”
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    “Preghiera di San Pietro Canisio per conservare la vera fede”
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    “Dio mio, vi ringrazio che mi avete data questa santa fede, e che l'avete renduta a noi così chiara coll'avveramento delle profezie, colla verità de' miracoli, colla costanza de' martiri, colla santità della dottrina e colla prodigiosa propagazione della medesima per tutto il mondo; che se non fosse vera, bisognerebbe dire che voi ci avete ingannati in farcela credere con tanti contrassegni che ce ne avete dati.”
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    «Io credo tutto quel che la Chiesa m'insegna a credere, perché tutto voi ce l'avete rivelato. Né pretendo comprendere colla mia mente quei misteri che son superiori alla mia mente; basta che voi l'avete detto. Vi prego ad accrescere in me la fede: Adauge nobis fidem (Luc. XVII, 5).»
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    «19 MARZO 2019: SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE (FESTA DI PRECETTO).»
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    «“Quamquam pluries”. La fondamentale Enciclica di Leone XIII su san Giuseppe
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    Il Papa accludeva all’Enciclica una apposita preghiera a san Giuseppe


    A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa. Deh! per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della Divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; cessa da noi, o Padre amantissimo, cotesta peste di errori e di vizi, che ammorba il mondo; ci assisti propizio dal Cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo Protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la Santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, acciocché a tuo esempio, e mercé il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. E così sia.
    (Indulgenza di 3 anni ogni volta. Indulgenza di 7 anni nel mese di ottobre dopo la recita del Rosario. Indulgenza plenaria, alle solite condizioni, se detta tutti i giorni per un mese intero)»


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    «19 marzo 2019: MARTEDÌ DELLA SECONDA SETTIMANA DI QUARESIMA.»
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    «Il 19 marzo 1227 Papa Gregorio IX dei conti di Segni viene esaltato al Sommo Pontificato.»
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    «Il 19 marzo 1721 muore Papa Clemente XI Albani, Sommo Pontefice.»
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    «"Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana". (Pio XI, Divini Redemptoris, 19 marzo 1937).»
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    Como ovejas sin Pastor
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    «PLEGARIA A SAN JOSÉ BY MOIMUNAN ON 19 MARZO, 2019»
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    «LA ESCALERA DE SAN JOSÉ BY MOIMUNAN ON 19 MARZO, 2019»
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    «SAN JOSÉ, ESPOSO DE MARÍA, MADRE DE JESÚS BY MOIMUNAN ON 19 MARZO, 2019»
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    https://lacontrerevolution.wordpress.com/


    http://wordpress.catholicapedia.net/


    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/




    Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”
    Messes :: Ligue Saint Amédée

    "Discipline originelle du carême chrétien."
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    https://le-petit-sacristain.blogspot...nt-joseph.html
    "Méditation : Marie est donnée en mariage à Saint Joseph"
    "Litanies de Saint Joseph"
    "Supplique à Saint Joseph"
    "Sermon pour la Fête de Saint Joseph"

    19 mars : Saint Joseph, Époux de la Très Sainte Vierge Marie :: Ligue Saint Amédée
    «19 mars : Saint Joseph, Époux de la Très Sainte Vierge Marie.»
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...int_joseph.jpg







    Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù, Giuseppe e Maria!!!
    Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
    Luca, Sursum Corda – Habemus Ad Dominum!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #16
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    Predefinito Re: 19 marzo: Festa del Papà

    Immagino siate tutti padri, vero?

  7. #17
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    Lightbulb Re: 19 marzo: Festa del Papà

    19 MARZO 2020: SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE MARIA E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE…
    Auguri a tutti coloro che portano il Santo nome di Giuseppe e buona festa a tutti i papà…
    San Giuseppe intercedi per noi, per tutti i i malati, i sofferenti, gli agonizzanti, i moribondi ed i defunti di questo giorno e di questa notte; ottienici la grazia di una buona morte!!!
    Salus infirmorum, ora pro nobis! Sancte Joseph, ora pro nobis!!!





    "Preghiera. O san Giuseppe benedetto, che nel momento della tua agonia avesti la sorte di essere assistito dal Sommo Sacerdote, Gesù Cristo, e dalla Regina della misericordia, Maria Santissima! Tu che conosci l’importanza di questo temibile momento nel quale si passa dal tempo all’eternità, abbi compassione e muoviti a pietà dei poveri moribondi, che sono sul punto di comparire davanti al tribunale divino. Proteggili, o efficace avvocato della buona morte! Per tua intercessione siano illuminati e mossi da sentimenti di amore di Dio e dolore delle loro colpe; e in modo particolare aiuta coloro che non hanno un sacerdote che li assista e coloro che muoiono improvvisamente, affinché grazie al tuo generoso aiuto, abbiano la gioia di mostrarti eternamente la loro generosità in cielo. Amen."




    «19 MARZO SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE E PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE».
    Guéranger, L'anno liturgico - 19 marzo. San Giuseppe, Sposo della Santissima Vergine e Patrono della Chiesa Universale
    http://www.unavoce-ve.it/pg-19mar.htm






    SANTA MESSA celebrata da Don Floriano Abrahamowicz a Paese (Treviso) alle ore 10.30 stamattina 19 MARZO 2020, FESTA SOLENNE DI SAN GIUSEPPE:


    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    San Giuseppe, sposo della BVM (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=75yL0Aalea0
    San Giuseppe, sposo della BVM (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=oobTxPuSsag

    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso».


    Condoglianze a Don Floriano per la morte di suo padre Alexander Abrahamowicz, dopo quella di sua madre Maria Teresa, R.I.P.



    SANTA MESSA celebrata da Don Giuseppe Murro – auguri a lui per il suo onomastico! - a Verrua Savoia (Torino) alle ore 10.30 stamattina 19 MARZO 2020, FESTA DI SAN GIUSEPPE:


    Messa IMBC in Streaming - Sodalitium
    «Messa IMBC in Streaming 17 marzo 2020
    Giovedì 19/03 – S. Giuseppe, ore 10,30
    In diretta dalla chiesa dei ss. Pietro e Paolo di Verrua Savoia
    S. Messa, Festa di S. Giuseppe, presso istituto Mater Boni Consilii
    https://www.youtube.com/watch?v=Sf-eFiuvsk8
    Santa Messa non "una cum"»


    San Giuseppe - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-giuseppe/
    «19 marzo, Sposo della B. V. Maria e Patrono della Chiesa Universale.
    “Nella Giudea il natale di san Giuseppe, Sposo della Beatissima Vergine Maria, Confessore, il quale dal Sommo Pontefice Pio nono, secondo i voti e le preghiere di tutto l’Orbe cattolico, fu dichiarato Patrono della Chiesa universale”.

    Glorioso san Giuseppe, la cui potenza si estende a tutte le nostre necessità, e sai rendere possibili le cose più impossibili, rivolgi i tuoi occhi di padre buono sugli interessi dei tuoi figli. Negli affanni e nelle pene che ci opprimono, ricorriamo con fiducia a Te! Degnati di prendere sotto la tua caritatevole protezione questo affare importante e difficile, causa delle nostre preoccupazioni. Così sia ( San Francesco di Sales)»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...23-300x274.jpg
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...oSGius-cop.png
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...be-300x247.jpg



    Consigli per sopravvivere "spiritualmente" all'emergenza - Sodalitium
    «Consigli per sopravvivere “spiritualmente” all’emergenza
    Intervista con don Francesco Ricossa (11/03/2020)»


    Litanie "in tempore mortalitatis et Pestis" - Sodalitium
    «Litanie “In tempore mortalitatis et Pestis”

    La S. Chiesa ha delle belle preghiere da recitare in caso di calamità. Tra queste ci sono delle litanie previste “in tempore mortalitatis et Pestis”. Le reciteremo davanti al SS. Sacramento per chiedere a Dio Nostro Signore che, in questo tempo di coronavirus, protegga tutti i membri dell’Istituto, i fedeli e amici e tutte le loro famiglie da questa epidemia.
    Si leggono le Litanie dei Santi (Il mio libro di preghiere pag. 471) alle quali si aggiungono le invocazioni seguenti ripetute per 2 volte:
    A peste, fame et bello, libera nos Domine
    Ut a pestilentiæ flagéllo nos liberáre digneris, Te rogamus audi nos
    In seguito nelle orazioni viene invocato il Martire san Sebastiano che protesse la cristianità dalla Peste in passato».



    La festa di san Giuseppe - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...-san-giuseppe/
    «La festa di san Giuseppe 19 marzo 2020

    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    La festa di san Giuseppe
    Auguri a tutti i lettori per la festa di san Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.
    Catechismo Maggiore di San Pio X – Della festa di San Giuseppe sposo della SS. Vergine Patrono della Chiesa
    Della festa di San Giuseppe - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/della-festa-san-giuseppe/
    Decreto di Pio IX proclamante San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale»
    Decreto di Pio IX proclamante San Giuseppe Patrono della Chiesa Universale - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/w...ioni-copia.png


    San Giuseppe, il patrono della buona morte - Centro Studi Giuseppe Federici

    «San Giuseppe, il patrono della buona morte
    6 marzo 2020
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    San Giuseppe, il patrono della buona morte
    Il mondano ha il terrore della morte e cerca invano di sfuggirla. Il buon cristiano – malgrado la ripugnanza naturale – l’attende con fede e speranza, vivendo in grazia di Dio, sorretto dalla preghiera e dai sacramenti.
    Santifichiamo questa Quaresima – segnata dal contagio – col pensiero salutare dell’eternità per mettere ordine nella propria vita e, finché c’è il tempo e c’è la possibilità di farlo, accostarsi alla Confessione. (don Ugo Carandino)
    Preghiamo, digiuniamo, meditiamo la Passione di Cristo, invochiamo l’Addolorata e san Giuseppe. (don Ugo Carandino)


    O Glorioso patriarca San Giuseppe, Protettore benevolo dei moribondi, mio speciale avvocato, per la felicità, per l’amore con cui serviste in tutto il tempo della vostra vita come Sposo a Maria, come Padre a Gesù, per i dolori che voi soffriste con tanta rassegnazione, per le allegrezze che riceveste con tanta umiltà da quel Dio che ora niente sa negare alle vostre domande, come sempre vi fu obbediente qui sulla terra, impetratemi, vi prego, una plenaria remissione di tutte le mie passate mancanze, e una volontà sempre pronta a meglio servirlo in avvenire, affinché vivendo sempre come voi nella virtù e nella santità, possa come voi meritare di essere in morte assistito da Gesù e da Maria, che in questo mondo vi fecero provare anticipati gaudi del Paradiso.Vegliate sopra di me in tutto il corso della mia vita, come vegliaste sopra Gesù, quando tenero Bambino era affidato alle vostre cure. Difendetemi da ogni assalto nemico, e non permettete mai che la morte mi colga in un punto in cui mi sia demeritato, con una condotta meno cristiana, la vostra protezione. Cosi sia.
    Gesù, Giuseppe e Maria – vi dono il cuore e l’anima mia.
    Gesù, Giuseppe e Maria – assistetemi nell’ultima agonia.
    Gesù, Giuseppe e Maria – spiri in pace con Voi l’anima mia.

    Per la celebrazione della Santa Messa secondo il Missale Romanum di san Pio V e l’amministrazione dei Sacramenti:
    Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia (TO)»
    info@sodalitium.it
    Sodalitium - Sito ufficiale dell'Istituto Mater Boni Consilii





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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda.

    19 marzo 2020 ore 10,30 Santa Messa di san Giuseppe (festa di precetto) da Verrua Savoia (TO). ---> https://youtu.be/Sf-eFiuvsk8
    Preghiera a San Giuseppe, Patrono Universale della Chiesa--->»
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...-giuseppe.html
    "Preghiera a San Giuseppe, Patrono della buona morte"
    https://www.sursumcorda.cloud/preghi...ona-morte.html
    "Preghiere a San Giuseppe"
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    «Radio Spada è un sito di controinformazione cattolico http://www.radiospada.org e una casa editrice http://www.edizioniradiospada.com
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    “19 MARZO 2020 SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA SANTISSIMA VERGINE (FESTA DI PRECETTO)
    A te ricorriamo, San Giuseppe, sostegno delle famiglie, speranza dei sofferenti, protettore dei morenti!”
    https://www.radiospada.org/2020/03/l...-san-giuseppe/
    https://www.radiospada.org/tag/san-giuseppe/















    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis»







    https://sardiniatridentina.blogspot....ssore.html?m=0
    «San Giuseppe, Sposo di Maria, Confessore, Patrono della Chiesa Universale.

    Il culto a san Giuseppe, Sposo verginale di Maria Santissima e Nutrizio del Verbo Incarnato, nacque in Terra Santa nei primi secoli e si sviluppò come culto privato fino al Medioevo. Il culto liturgico pubblico inizia solo nel IX secolo in Occidente e nel X in Oriente. La festa del 19 marzo fu per la prima volta solennemente celebrata dai Serviti nel 1234. Esso assunse uno sviluppo considerevole nel XV secolo grazie soprattutto a santa Brigida, a Jean Gerson ed a san Bernardino. Sisto IV nel 1472 inserì la sua memoria nel Breviario con il grado simplex. San Pio V la elevò al rito duplex. Gregorio XV ne fece una festa di precetto nel 1621. Clemente X (1670) elevò la festa al rito duplex IIae classis. Clemente XI (1714) dotò san Giuseppe di messa e ufficio propri. Pio IX l’8 dicembre 1870, dichiarando san Giuseppe Patrono della Chiesa Universale, elevava la festa del 19 marzo a rito duplex Iae classis. Il medesimo Papa il 7 Luglio 1871 col decreto “Inclytum Patriarcam” riconobbe a san Giuseppe il diritto ad un culto superiore a quello degli altri Santi, compreso san Pietro. Leone XIII, nell’enciclica “Quamquam Pluries” espose la dottrina sul santo Patriarca e lo propose modello e avvocato di tutte le famiglie cristiane: «Giuseppe fu il custode, l’amministratore e il difensore legittimo e naturale della divina famiglia».
    (…) Orémus.
    Adésto nobis, quaesumus, miséricors Deus: et, intercedénte pro nobis beáto Joseph Confessóre, tua circa nos propitiátus dona custódi. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

    Preghiamo
    Assistici, Te ne preghiamo, O Dio misericordioso: e, intercedendo per noi il beato Giuseppe Confessore, propizio custodisci in noi i tuoi doni. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen»





    http://liguesaintamedee.ch/
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/

    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur”

    "Évangile du jour, dédié à Saint Joseph et commenté par Saint Bernard
    (et en conclusion : prières à Saint Joseph)
    http://prieure2bethleem.org/s_ioseph_01"

    «19 mars : Saint Joseph, Époux de la Très Sainte Vierge Marie»












    Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù, Giuseppe e Maria!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 
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