E ascoltando Le Pen il Pdl si scoprì peggio di lei
Ci sono situazioni in cui qualsiasi cosa fai rischi di sbagliare. L’ansiosa ed estenuante ricerca del Graal della “Vera Destra” da parte degli ambienti pidiellini è un po’ una circostanza di questo tipo, non senza qualche parentesi comica. Prendi Marine Le Pen, il nuovo idolo degli italici custodi dell’arca dei valori destrorsi. Dopo la passerella a Lampedusa insieme a Mario Borghezio, l’esponente populista transalpina è giunta nella capitale dove, ieri, ha tenuto una conferenza stampa presso la sede romana del Parlamento europeo insieme ad altri esponenti di area Pdl. Qui Marion Anne Perrine Le Pen – europarlamentare del Front National, figlia di Jean-Marie Le Pen, meglio nota, appunto, come Marine – ha parlato di attualità varia, affermando di trovare «ragionevole la posizione di avvicinamento dell’Italia alla Russia voluta da Berlusconi», senza poter «escludere che i suoi problemi giudiziari non siano dovuti in parte a questa sua scelta». La presidentessa del Fronte nazionale francese ha inoltre auspicato un accordo bilaterale tra Italia e Francia che consenta l’impiego di unità delle marine dei due paesi per respingere i barconi degli immigrati al largo delle coste, il ripristino dei controlli alle frontiere tra Italia e Francia, come previsto dell’articolo 2.2 dell’accordo di Schengen e la garanzia di pene severe per gli organizzatori del traffico di immigrati. Ma al di là delle specifiche proposte lepeniste, quello che stupisce è il duplice aspetto contraddittorio di kermesse come quella che ieri ha visto protagonista Mme Le Pen. Da una parte, infatti, forze politiche che almeno a parole non cessano di rifarsi al popolarismo europeo si mostrano deferenti verso un partito che, nel bene o nel male, mai ha trovato interlocutori fra i membri del Ppe. Ma, e questo è ancora più assurdo, a ben vedere si scopre che nel già surreale dialogo fra Pdl e Fn è poi proprio quest’ultimo a risultare meno imbarazzante a livello di proposta politica rispetto al partito berlusconiano. E questo è davvero il colmo. Guardiamo innanzitutto il profilo di Marine: madre di tre bambini, è stata sposata con Frank Chauffroy, da cui ha divorziato per risposarsi con Éric Iorio, per poi ridivorziare a sua volta. Attualmente è la compagna di Louis Aliot. Sin qui, tuttavia, si potrebbe pensare a una soluzione all’italiana: divorzio plurimo per sé, famiglia tradizionale per gli altri. Niente da fare. Marine Le Pen, infatti, non sembra affatto ostile ai discussi Pacs. Durante un dibattito radiofonico del 2007, infatti, rispondendo alla domanda di un simpatizzante che voleva essere tranquillizzato sulla possibilità di mettere su casa con un altro uomo, Marine ha risposto che «l’identità sessuale non è un problema dei politici, e di conseguenza questo signore ha la libertà totale di vivere con chi vuole e non deve avere nessuna preoccupazione». Hai capito. Ma, udite udite, il vecchio Jean-Marie era già andato pure più lontano. Parlando proprio dei Pacs, infatti, aveva dichiarato: «Non vedo grande interesse in questa formula ma in fondo, se permette a certe persone di regolarsi reciprocamente sui loro interessi materiali, non la trovo sconveniente». Roba che in Italia sarebbe costata un paio di mesi di “inchieste” del Giornale. Ma non è tutto. Accusata di essere filo-abortista, Marine ha chiarito: «Non sono per l’aborto. D’altronde vorrei proprio sapere chi è che è per l’aborto. Io non sono per l’aborto, certo, ma non penso che sia possibile, oggi, impedire puramente e semplicemente l’aborto, ovvero ricreare una ripenalizzazione di questa pratica». Andiamo avanti. Tempo fa, sponsorizzando la candidatura del padre, lo presentò come l’uomo «dell’unione del popolo francese al netto delle specificità religiose, etniche etc.». E a chi storceva il naso rispondeva che il Fn è sempre stato «il partito che difende i francesi, quale che siano i loro percorsi politici, la loro razza, la loro religione – o la loro assenza di religione». Nemica dei musulmani in nome della laicità, in un’intervista a LC1 dichiarò tuttavia che «bisogna far emegere un Islam francese...». Nel 2006, inoltre, curò i manifesti elettorali per il padre, inserendo in uno di questi una giovane maghrebina che mostrava il “pollice verso” alle politiche fallimentari di integrazione promosse da destra e sinistra. «È un manifesto che evoca la nazionalità, l’assimilazione, la mobilità sociale, la laicità...», dichiarò Marine agli scettici, aggiungendo che «molti francesi di origine immigrata si rivolgono a Jean-Marie Le Pen per ottenere risposte» in quest’ambito. E due giorni fa arriva la ciliegina sulla torta: intervistata dal Secolo XIX, a proposito delle feste di Arcore ha detto: «Un giorno Berlusconi la pagherà. Sarà punito. Queste cose non piacciono alla gente perbene». Sì, sarebbe meglio non invitare Marine Le Pen. Soprattutto se si rischia di sfigurare nel raffronto.
Secolo d'Italia - Politica




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