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    Predefinito SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO E DELLA MITICA AGARTHA




    Un mito senza tempo. Cosa si cela dietro questa antichissima tradizione asiatica?




    di Luigi Pruneti










    Una delle opere più interessanti di René Guenon è sicuramente il "Re del Mondo" (1), pubblicata per la prima volta nel 1924. In questo saggio, il noto studioso si sofferma su due scritti precedenti: "Mission de l’Inde" di Saint-Yves d’Alveydre (2) e "Bestie, uomini e dei" di Ferdinand Ossendowski (3), inoltre, cita, con scarso entusiasmo, "Les fils de Dieu", di Luis Jacolliot (4).
    Sia d’Alveydre che Ossendowski, pur interessandosi di aree geografiche diverse, suppongono l’esistenza di Agartha, un regno sotterraneo, abitato da iniziati e governato da un monarca con straordinari poteri: il Re del Mondo.
    Celebre, a tal proposito, è un passo di "Bestie, uomini e dei": "La terra e il cielo cessavano di respirare. Il vento non soffiava più, il sole si era fermato. In un momento come quello, il lupo che si avvicina furtivo alla pecora si arresta dove si trova; il branco di antilopi spaventate si ferma di botto [...]; al pastore che sgozza un montone cade il coltello di mano [...] Tutti gli esseri viventi impauriti sono tratti involontariamente alla preghiera e attendono il fato. Così è accaduto un momento fa. Così accade sempre quando il Re del Mondo nel suo palazzo sotterra prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze" (5).
    Ossendowski riferisce di aver raccolto numerose prove sull’esistenza di questo straordinario impero ipogeo.
    Ad esempio, lungo le rive dell’Amyl, alcuni anziani gli narrarono di un’antica tribù che sfuggì alle armate di Gengis Kan, rifugiandosi in immense caverne. Più tardi, presso il lago Nogan Kul, un Sojoto gli mostrò un antro fumante, assicurandogli che era l’ingresso d’Agharta. Desideroso di saperne di più, l’avventuroso polacco condusse ulteriori ricerche ed apprese che, migliaia di anni orsono, un santo uomo scomparve con la propria gente in una misteriosa regione ctonia.
    In seguito, pochi coraggiosi l’avrebbero visitata ma nessuno sarebbe stato in grado di ubicarla. Perciò alcuni la pongono in India, altri in Afghanistan, altri ancora nell’Asia centrale.
    Sembra certo, comunque, che Agartha sia un luogo felice, popolato da milioni di anime che coltivano scienza e saggezza; ne è signore il "Re del Mondo", al quale sono demandati i destini dell’umanità intera.
    Quali siano le origini di questa irnerica contrada rimane un mistero, anche se Ossendowski sembra riferirsi ad Atlantide: "Voi sapete che i due oceani più grandi, ad est e ad ovest, furono già due continenti. Disparvero sott’acqua; ma i loro popoli passarono nel regno sotterraneo" (6).
    Nel proseguo della sua singolare opera, l’autore fornisce un ulteriore dettaglio: il regno nascosto si estenderebbe sotto la crosta dell’intero pianeta, fino a raggiunge il Nuovo Mondo.
    È interessante notare come, in America latina, accanto alle tradizioni Maya (7) e Tolteche, coesista la saga della "Terra senza male" delle etnie Tupi-Guaranì che credono in un luogo appartato privo di dolore e di morte. La pace e la gioia vi regnerebbero sovrane e per chi fosse capace di raggiungerlo, vi sarebbe un’eterna beatitudine (8). Anche Aghartha è una regione priva di male, giacché vi brilla una particolare luce, capace di far germogliare le piante e di assicurare salute e longevità.
    È evidente la parentela fra quanto supposto e il "vril", invenzione di Sir Edwuard Bulwer-Lytton che ebbe, fra Ottocento e Novecento, un’indubbia fama (9).
    La descrizione della reggia del Re del Mondo ricorda, invece, il Potala, la residenza del Dalai Lama a Lhasa (10). Il palazzo, infatti, si erge sulla sommità di un’altura e domina santuari e monasteri, abbarbicati alle sue pendici.
    Le liturgie agarthiane, descritte da Ossendowski, sono infine, un mix, di culti e credenze asiatiche, ad iniziare da quelle tantriche ed implicano esseri disincarnati, viaggi extracorporei (11), facoltà taumaturgiche e colloqui con i defunti.
    Al vertice di questo paese segreto vi è il Re del Mondo. Egli prega, governa, giudica e conosce i progetti dei potenti; se sono buoni facilita la loro realizzazione, altrimenti li fa fallire. Solo lui ha, inoltre, facoltà di entrare nel grande tempio, ove, fra lingue di fuoco, ascolta la voce di Dio.
    Alcune volte, per brevi periodi, il signore d’Agartha ha lasciato il suo regno.
    Apparve nel Siam e in India, su un carro tirato da elefanti bianchi, era vestito con una clamide candida e una tiara rossa, abiti e arredi erano impreziositi da metalli e pietre d’immenso valore. Benediceva il popolo con un gioiello d’oro e così facendo sanava ogni male.
    La sua ultima apparizione (12) risale alla fine dell’Ottocento, quando si mostrò nel monastero di Narabanci. In quell’occasione profetizzò che la prima metà del nuovo secolo sarebbe stata caratterizzata da peccati e corruzione, sarebbero cadute le corone di grandi e piccoli re, la mezzaluna dell’Islam si sarebbe offuscata e ciò avrebbe portato avvilimento e povertà.
    Vi sarebbero stati terribili conflitti con milioni di morti, le catene della schiavitù sarebbero cadute per essere sostituite da quelle della fame. Per altri settantuno anni vi sarebbero state tre grandi nazioni, poi sarebbero seguiti diciotto anni di guerra e di distruzione, al termine dei quali le porte d’Agartha si sarebbero aperte.
    Molti cercarono invano di raggiungerla, mentre quei popoli erranti che, per caso, vi si avvicinarono ne restarono segnati per sempre. Così accadde per gli Oleti e gli Zingari che ebbero il dono di predire il futuro e di conoscere le virtù delle erbe. Altre tribù vi appresero, invece, l’arte di chiamare "gli spiriti dei morti quando aleggiano nell’aria" (13).
    Le notizie riportate da Saint-Yves d’Alveydre, non si discostano da quelle d’Ossendowski.
    Il Francese attesta, infatti, di aver incontrato numerosi iniziati, fra i quali il principe afghano Hardjij Sharif, che gli avrebbero narrato di Aghartha, un mondo sotterraneo fatto di cunicoli e grotte. Qui vivrebbe una comunità di giusti, governata da un "Supremo Maestro" (14); in tal luogo sarebbero conservate le testimonianze di tutte le civiltà della terra. I poteri degli Aghartiani sarebbero tali da distruggere il globo se qualcuno tentasse di combatterli, ipotesi, comunque, remota, dato che dispongono di "[...] mezzi psichici [...] come il produrre al momento opportuno una specie di 'nuvola' che impedisce alla coscienza, ancora non pervenuta al grado di percettività necessario, di vedere ciò che l’occhio si limita a captare" (15).
    Il d’Alveydre, amico di Papus e celebre esoterista affermò di aver desunto da Agartha la "sinarchia", un modello organizzativo di tipo teocratico (16) che rispecchierebbe il divino ordine cosmico. Egli afferma ne "L’Archéomètre": "Non si tratta di distruggere né di conservare un qualsiasi ordine sociale, al di sopra degli Stati [...] poiché non ve ne è alcuno: bisogna crearlo. Dobbiamo formare [...] un governo comune, puramente iniziatico, emanazione stessa delle nostre nazioni, nel rispetto di tutto ciò che costituisce la loro vita interiore [...]" (17).
    Questa utopia politica, che ebbe un certo seguito negli ambienti di destra (18), prefigurava una società gerarchizzata, al cui vertice vi era la suprema camera metafisica.
    In realtà l’ideatore della "sinarchia" era stato Fabre d’Olivet che si era ispirato al mito ermetico dei "Superiori incogniti", caro a un certo filone massonico (19) e rosacrociano (20).
    D’Alveydre ebbe, comunque, il merito di averne diffuso l’idea, anche se il Meunier l’accusò di essere abile nello sfruttare le idee altrui e il Wirth, rincarando la dose, lo definì autore di un plagio (21).
    Nonostante le feroci critiche d’Alveydre fece scuola ed ispirò altri autori fra i quali Jean Marquès Rivière (22) che, nel 1929, pubblicò il racconto di un immaginario viaggio in Tibet (23), ove un monaco imalahiano gli avrebbe rivelato che il regno di Agartha è "[ ...] nascosto e noialtri della 'Terra delle nevi' siamo il Suo Popolo. Il suo regno è per noi la terra promessa, Napamaku, e noi portiamo in cuore la nostalgia di questa contrada di Pace e Luce" (24).
    Le opere che abbiamo esaminato ebbero il pregio di oggettivare e diffondere una tradizione antichissima, presente nello stesso concetto orientale di monarchia.
    In Cina l’ideogramma di "Wang" re, è costituito da tre linee orizzontali e parallele che rappresentano il cielo, la terra e l’uomo, esse sono unite da un tratto verticale. Già in questo segno sono insite alcune caratteristiche del Re del Mondo: egli è l’intermediario fra il divino e l’umano, fra l’immanente e il trascendente. D’altra parte il "Wang", vive fra gli uomini, ma discende dal cielo, inoltre, risiede al centro dell’impero, assumendo, così, un significato assiale. Parimenti lo "Chakravarti" indù, "colui che fa girare la ruota", governa le quattro parti del mondo, assumendo quel valore simbolico del Ligan, che in seguito passò anche al Buddha.
    Nella cultura celtica il concetto di regalità è simile, dato che il monarca detiene la funzione di mediare fra divino ed umano, ciò consentì, ai missionari cristiani di evangelizzare facilmente l’Irlanda, traslando al Redentore le caratteristiche peculiari della regalità (25).
    Il sovrano, insomma, stabilendo un rapporto fra cielo e terra, consente di sacralizzare lo spazio e di offrire alla comunità armonia e prosperità (26). Affinché, la sintonia sia stabile è necessario, però, che l’umano contesto sia governato da leggi desunte dall’alto Di conseguenza il monarca è anche il legislatore o il discendente del legislatore, di colui che raccolse i comandamenti primigeni (27). Costui è, per molte culture, "Manu", primo uomo e divinità eponima dei viventi (28), colui che salvandosi dal diluvio (29) consentì il protrarsi della vita (30).
    Si legge nel Matsyapurana: "Nei tempi passati, un re di nome Manu, figlio del Sole, praticò una lunga ascesi [...]. Trascorso un milione di anni, Brahma, [...] fu compiaciuto e si presentò a lui per concedergli un dono, dicendo: 'Scegli un dono'. Il re s’inchinò [...] e disse: 'È uno solo il dono ineguagliabile che ti chiedo: che io possa proteggere le moltitudini di tutti gli esseri, mobili e immobili, quando avrà luogo la dissoluzione'. Colui che è il principio vitale di tutti acconsentì alla richiesta e svanì" (31).
    Così, quando giunsero le grandi acque, Manu sopravvisse e con lui il genere umano, anzi ebbe da Visnu, manifestatosi sotto l’aspetto di un pesce, i Veda (32): l’anello di congiunzione col sacro.
    La figura dell’Antenato - legislatore è tipica di molti popoli. Per gli Egizi è "Menes", per i Celti "Menw", per i Greci "Minosse" (33), per i Romani Numa (34), il re pontefice e, non a caso d’Alveydre, chiama il Re del Mondo "Sovrano Pontefice".
    Questa parola è assai evocativa, in quanto, in origine, "pontifex" significava "costruttore di ponti" (35) e, in effetti, il re ordinatore, è colui che costruisce una via fra il cielo e la terra. È il mediatore e, per gli Ebrei, il garante del patto con Dio, per ciò egli detiene un duplice potere.
    Tale caratteristica era tipica dei Re Magi, ai quali accenna Matteo (36) e che, secondo l’apocrifo "Vangelo arabo siriaco dell’Infanzia", giungevano dall’Oriente "[...] come aveva predetto Zaratustra" (37). Ancora più interessante è il "Vangelo Armeno", per il quale, consegnarono al Redentore i "libri scritti e sigillati dalle mani di Dio" (38), ove era annunciato il riscattato dell’uomo (39).
    Questa leggenda, cara agli gnostici, narra che il testo segreto sarebbe stato consegnato da Adamo a Seth (40), per giungere, infine, al Cristo. La sua traccia più antica si trova nel "Libro della rivelazione di Adamo al figlio Seth" (41), ove il passaggio "abbiamo veduto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo" (42), avvicina i Magi ai sacerdoti mazdei che cercavano nel cielo i segni della ierofania del Saoshyant, il "Soccorritore", il nato da una vergine, il discendente di Zaratustra, che avrebbe donato agli uomini l’immortalità (43).
    Vi è una certa affinità fra i Magi, annunciatori di salvezza e il "Giusto nascosto", il "Nistàr" caro ad una tradizione cabalistica particolarmente diffusa fra le comunità hasidiche dell’Europa dell’Est (44).
    Tale concezione afferma che ogni generazione è guidata da "Trentasei Giusti", nessuno ne conosce l’identità e fra loro si cela il Messia che si rivelerà alla fine dei tempi. I "Giusti" sono talmente misteriosi da non sembrare figli di questo mondo, ricordano per tanto Melchisedec, le cui caratteristiche sono simili a quelle del Re del mondo.
    Melchisedec compare in Genesi, dove si legge: "E Melchisedec, re di Salem, fece portare il pane e il vino; egli era sacerdote dell’Altissimo, e benedisse Abramo dicendo: benedetto sia Abramo dall’Altissimo, Signore dei Cieli e della Terra; e benedetto sia l’Altissimo, che ha messo i tuoi nemici nelle tue mani" (45).
    Melchisedec è sia monarca che sacerdote, regna su Salem, che significa pace, e il suo nome vuol dire "re di giustizia". Salem, è un paese immaginario e Melchisedec non rientra in una genealogia; egli, come scrive Paolo, "è senza padre e senza madre" (46) è, dunque, un simbolo del rapporto fra divino ed umano, per questo crisma il Patriarca del Popolo eletto.
    Riassumendo il Re del Mondo raccoglie in sé le caratteristiche del sire d’origine divina, del legislatore ancestrale e dell’eroe eponimo. Queste valenze gli consentono di organizzare la società che amministra secondo i criteri dell’ordine universale.
    Così, come l’universo ruota attorno al Creatore, l’umanità è guidata dal Re del Mondo che ne è il centro, l’asse portante. Egli è, dunque, un archetipo che, come sottolinea Guenon (47), si associa a quelli della rosa (48), del loto, della ruota, dell’albero primordiale (49) o della vita (50), della svastica (51) e del bethil. Queste figure esprimono l’immagine di un fisso che genera lo spazio sacro, disomogeneo, ordinato e pluriforme che si contrappone all’omogeneità spaziale del caos.
    Scrive Eliade: "L’esperienza religiosa della disomogeneità dello spazio è un’esperienza primordiale paragonabile alla fondazione del mondo. [...]. Quando il sacro si manifesta in un’ierofania, ciò non equivale soltanto ad una spaccatura nella omogeneità dello spazio; equivale anche alla rivelazione di una realtà assoluta, opposta alla non realtà della vasta distesa circostante. Il manifestarsi del sacro crea ontologicamente il mondo" (52).
    Il mito del Re del Mondo e della terra perduta d’Agartha, sono dunque simboli categoriali che rispondono all’esigenza umana di sacralizzare lo spazio e la società e di supporre il permanere di un rapporto fra creato e creante che, al di là delle umane sventure, garantisce la salvezza finale.




    Note:

    1. R. Guenon, "Il Re del Mondo", Milano 1992.
    2. Saint-Yves d’Alveidre nacque nel 1842 a Parigi e morì a Versailles nel 1909, studiò medicina navale e, nel 1877, sposò la contessa di Keller che gli fece ottenere un marchesato pontificio. Oltre a "Mission de l’Inde", pubblicò pessimi versi e diversi saggi con i quali acquisì una certa fama nei circoli esoterici. A. Nataf, "I Maestri dell’occulto", Roma 1996, p. 168.
    3. Ferdinand Ossendowski, nacque a Witebsk nel 1878 e morì a Zolwin nel 1945. Oltre all’opera in oggetto, pubblicata nel 1924, scrisse "Dalla vetta all’abisso" (1925), "Sotto le sferzate di Samun" (1926), "Lenin" (1930).
    4. Ne "Les fils de Dieu", che risale al 1873, Luis Jacolliot asseriva l’identità fra Cristo e Krishna e, per la prima volta, citava la mitica "Asgartha", un luogo che gli avrebbe descritto un rabbino di Villanoor. Tali fantasie influenzarono, "Iside svelata" di Elena Petrovna Blavatsky.
    5. F. Ossendowski, "Bestie uomini e dei", Montespertoli (FI) 1999, p. 215.
    6. Ibidem, p. 217.
    7. C. M. D. Coe, "I Maya, storia e segreti di una civiltà scomparsa", Roma 1998. p. 166 e segg.; D. Gillette, "Il segreto dello sciamano, gli insegnamenti perduti della spiritualità Maya", Milano 1997, p. 50 e segg.
    8. La ricerca della "Terra senza male" provocò vere e proprie migrazioni: nel 1539 partirono dal Brasile 12000 persone, dopo dieci anni solo in 300 raggiunsero il Perù. Altri esodi vi furono nel 1609, nel 1820 e nel 1870 tutti caratterizzati da massacri che ridussero drasticamente la consistenza di questo popolo. A. Fiori, "I Guaranì e il mito della Terra senza il Male", in "Abstracta", n. 43, Dicembre 1989, p. 64 e segg.
    9. Sir Edwuard Bulwer-Lytton, pari d’Inghilterra fu un acceso conservatore e un prolifico scrittore, autore, fra l’altro, del celebre romanzo "Gli ultimi giorni di Pompei". In "The Coming Race", narra le vicende di una misteriosa razza sotterranea, che controlla il "vril" un’energia misteriosa e devastante. "The Coming Race" era, in realtà una feroce satira politica delle istanze democratiche, viste con disprezzo e timore. L’invenzione del "vril" ebbe però un’autonoma fortuna: la Blavatsky la fece propria e Scott Elliot, in "The History of Atlantis" (1894), ne divenne un convinto assertore. Egli la definì una "energia eterica vibratoria", che consentì alle macchine volanti di Atlantide, i "Vimana", di volare. La fama del "vril" non s’eclissò col Novecento, anzi molto occultisti lo rilanciarono e, in Germania, fu fondata la "Società del Vril", ove gravitarono alcuni dei futuri capi del nazismo. Cfr. E. Bulwer-Lytton "La razza ventura", Carmagnola 1982.
    10. Il Potala fu costruito dal quinto Dalai Lama (1617- 1683) che, divenne guida spirituale e sovrano del Tibet. Il Potala si erge sulla Montagna Rossa di Lhasa, nel luogo dove era vissuto l’imperatore Sron Brtsan Sgam Po. Esso comprende diversi edifici, fra i quali uno con elementi architettonici che evocano "il mandala del Kalacakra Buddha, il Buddha di Sambhala, paese nascosto del Nord e terra della futura apocalisse". R. A. F. Thurman, "L’essenza del buddismo tibetano", Roma 1997, p. 45.
    11. F. Ossendowski, "Bestie uomini e dei", ... cit., pp. 219-218.
    12. Secondo Hutin il Re del Mondo sarebbe apparso a Delhi nel 1937, durante la cerimonia d’incoronazione ad imperatore dell’India di Giorgio VI d’Inghilterra. P. Verri, "La dimora del re del Mondo", Milano 1977, p. 79.
    13. F. Ossendowski, "Bestie uomini e dei", ... cit., pp. 224-225.
    14. Alcune scuole buddiste mongole e tibetane hanno accostato la figura del Re del Mondo a quella del Buddha Maitreya, colui che verrà al termine dell’età Nera, quando l'umanità rischierà di soccombere per guerre, catastrofie calamità. Allora egli salverà il mondo e lo condurrà ad una nuova età dell’oro. P. Verri, "La dimora del re del Mondo" ... cit., p. 68.
    15. S. Hutin, "Governi Occulti e Società Segrete", Roma 1973, p. 63.
    16. Ne "La mission des juifs" scrive: "La forma di governo istituita da Mosè, dietro ordine del proprio iniziatore Jethro in nome di Jahvè, altro non è che la Sinarchia, ovvero tre poteri sociali di cui nessuno è politico". Ibidem, p. 147.
    17. Ibidem, p. 55.
    18. L’idea della sinarchia conquistò anche Jacques Weiss autore de "La synarchie (l’autorité en face du pouvoir)". Cfr. A. Ulmann H. Azeau, "Synarchie et pouvoir", Paris 1968.
    19. Nel XVIII secolo la "Stretta Osservanza" per indagare sui "Superiori Incogniti" inviò in Italia il barone Karl Eberrhard von Wachter. All’inizio del 1778 egli si fermò a Firenze, ove avrebbe incontrato un alto iniziato. Questi gli avrebbe rivelato che i "Superiori Incogniti" appartenevano ad una fratellanza Rosacrociana e dimoravano in un’abbazia, posta su un’altura con sette grotte. È evidente che "l’alto iniziato" aveva confuso i "Superiori Incogniti" con l’Ordine monastico dei "Serviti", insediati, fin dal XIII secolo, nel convento di Monte Senario. C. Francovich, "Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione Francese", Firenze 1974, pp. 275 - 278; R. Le Forestier, "La Franc - Maçonnerie templiere et occultiste aux XVIII et XIX siecle, Paris" - Louvain 1970, p. 562 e segg.
    20. Una tradizione rosacrociana suppose l’esistenza del "Mah", un consiglio supremo composto di dodici membri S. Hutin, "Governi Occulti e Società Segrete" ... cit., p. 27 e p. 45.
    21. M. Mirabail, "Dizionario dell’esoterismo", Milano 1996, p. 286, nota 2.
    22. Jean Marquès - Rivière, esoterista e in gioventù massone, divenne un collaborazionista di Vichy e insieme a Bernard Fay fu poi un dirigente dell’organizzazione antimassonica d’ispirazione filo nazista. L. Pruneti, "La Sinagoga di Satana, Storia dell’antimassoneria 1725 - 2002", Bari 2002, p. 193 e segg.
    23. Lo stesso Riviere scrisse: "È un libro di sogno, di visioni interiori [...] Sarebbe deformare le mie intenzioni cercandovi dell’altro". J. M. Riviere, "All’ombra dei monasteri tibetani", San Donato (MI) 1999, p. 13.
    24. J. M. Riviere, "All’ombra dei monasteri tibetani" ... cit. p. 97.
    25. J. Chevalier A. Gheerbrant, "Dizionario dei simboli", Vol. II, Milano 1997, pp. 280 - 283.
    26. E. Eliade, "Il sacro e il profano", Torino 1967, p. 25 e segg.
    27. Cfr. R. Guenov, "Autorità spirituale e potere temporale", Milano 1972.
    28. W. D. O’ Flaherty, "Miti dell’Induismo", Milano 1998, p. 32. È da aggiungere che nella tradizione post-vedica Manu, pur essendo l’antenato del genere umano, non è divinizzato. Ibidem, p. 67.
    29. "Di mattina portarono a Manu l’acqua per le abluzioni, [...] Mentre si stava lavando, gli capitò fra le mani un pesce, che gli disse: - Prenditi cura di me e io ti salverò. - E da cosa mi salverai?. - Un diluvio si porterà via tutti questi esseri: da questo io ti salverò [...] Manu si prese cura di lui come gli era stato detto e lo portò nell’oceano; nell’anno che il pesce gli aveva indicato egli costruì una nave e andò da lui, e quando il livello delle acque iniziò ad innalzarsi entrò nella nave. Il pesce nuotò fino a lui, assicurò una gomena della nave al suo corpo e in questo modo navigò fino alla montagna settentrionale". Dal "Matsyapurana", in W. D.O’ Flaherty, "Miti dell’Induismo" ... cit., pp. 192-193.
    30. Manu, nella cultura vedica è anche colui che porta la civiltà e la conoscenza delle scienze e delle arti. V. Zecchini, "Atlantide e Mu il più affascinante mito dell’umanità", Colognola ai Colli (VR) 1998, p. 123.
    31. Dal "Matsyapurana", in W. D.O’ Flaherty, "Miti dell’Induismo" ... cit., pp. 194.
    32. "Io enuncerò a te i Veda all’inizio della manifestazione, o Signore della Terra, o Arroventatore dei nemici". Ibidem, p. 196.
    33. R. Guenon, "Il Re del Mondo" ... cit., p. 17.
    34. F. Ragno, "Iniziazione ai miti della storia", Roma 1999, p. 117.
    35. Almeno per Verrone che fa derivare "pontifex" da "pons facere".
    36. Matteo 2, 1-12.
    37. "Vangelo dell’infanzia arabo" - siriaco, VII, in "I Vangeli apocrifi", a. c. di M. Craveri, Torino 1990, p. 118.
    38. "Vangelo dell’infanzia armeno", XI, in "I Vangeli apocrifi" ... cit., p. 168.
    39. "[...] Nell’anno 6000, il sesto giorno [...] io manderò il mio Figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella tua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai, come noi, discernere il bene dal male". In Vangelo dell’infanzia armeno, XI, in "I Vangeli apocrifi" ... cit., p. 170.
    40. Anche nell’apocrifo "Vangelo di Nicodemo", si parla di Seth e della rivelazione sulla venuta de "l’unigenito Figlio di Dio fatto uomo". "Vangelo di Nicodemo", III (XIX), in "I Vangeli apocrifi" ... cit., p. 353.
    41. Rinvenuto nella biblioteca copta gnostica di Nag Hammadi. Ibidem, n. 2.
    42. Matteo, 2 - 2.
    43. F. Cardini, "Il volto nascosto dei Magi", in "Toscana Oggi", a. XVIII n° 46, 24/12/2000, p. 19. Cfr. F. Cardini, "I Re Magi, storie e leggende", Venezia 2000.
    44. G. Scholem, "La Kabbalah e il suo simbolismo", Torino 1980, p. 9.
    45. Genesi XIV, 19-20.
    46. Paolo, "Epistola agli Ebrei", V, 11.
    47. R. Guenon, "Il Re del Mondo" ... cit., p. 23 e segg. Sul simbolismo assiale cfr. R. Guenon, "Il simbolismo della croce", Milano 1998; R. Guenon, "Simboli della Scienza Sacra", Milano 1994.
    48. Si consideri, a tal proposito, il XXX del Paradiso, v. 1: "In forma di candida rosa mi si mostrava la milizia santa".
    49. L’albero cosmico si trova anche fra i Maya ove è "l’enorme pilastro che, all’alba dei tempi, il dio Creatore aveva scagliato verso l’alto in un’estasi orgasmica, per sollevare il cielo dalla terra e dare inizio a un mondo nuovo". D. Gillette, "Il segreto dello sciamano, gli insegnamenti perduti della spiritualità Maya" ... cit., p. 28. Sull’argomento cfr. F. Mocco, "Misteri e leggende", Torino 1993, p. 109.
    50. Spesso raffigurato dalla vite, arbusto che da abbondanti frutti. Altre volte la vite simboleggia lo stesso Cristo, come nella nota immagine evangelica: "Io sono la vite e voi i tralci" Giovanni XV, 5.
    51. La svastica è spesso chiamata anche "croce gammata", giacché i suoi bracci ricordano molto la gamma greca, diverso appare, invece, il "clavigero", costituito da due S.
    52. M. Eliade, "Occultismo stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate", Firenze 1982, pp. 24-25.








    Archeomisteri - SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO E DELLA MITICA AGARTHA - di Luigi Pruneti
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


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  2. #2
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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    Il Re del Mondo non può che vivere all'interno di noi stessi...
    Ultima modifica di Strapaesano; 19-03-11 alle 21:12
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    IL RE DEL MONDO










    Il Re del mondo o Manu sarebbe, secondo alcune tradizioni dell’Asia centrale, il sovrano della città mitica di Agarthi (o Agartha, “l’inaccessibile”), il regno sotterraneo nascosto agli occhi degli uomini e popolato da esseri semidivini (gli ‘Arhat’, o “illuminati”), che si sarebbero rifugiati sottoterra per preservare dalla barbarie i loro poteri e le loro conoscenze.

    I primi riferimenti al mito del “Re del Mondo” sono in realtà recenti e si trovano nelle opere di Louis Jacolliot, Saint-Yves D’Alveydres e Ferdinand Ossendowski, che descrivono il regno sotterraneo di Agarthi e il suo Re, il Manu, un essere semidivino, la cui figura simboleggia l’intermediario fra il terreno e il divino.
    Agarthi è uno dei nomi più comuni usati per definire una civiltà nascosta all’interno dell’Asia centrale. Nel tantra Kalachakra del buddhismo tibetano viene descritto un regno simile, col nome di Shambhala. Nelle interpretazioni moderne, vi è una identificazione tra Shambhala e Agarthi. È un regno separato da una cintura di alte montagne e suddiviso in otto parti che formano come un fiore a otto petali in cui vi sono settantasei regni. Kalapa è la capitale di Shambhala-Agartha in cui ha sede il palazzo del sacerdote-re e questo regno è situato in India e coincidente col monte Meru o Polo Nord prima dello spostamento dell’asse terrestre, centro del mondo e terra originaria dell’umanità. Sarebbe situata in India nello stato di Orissa o vicino Benares. Il suo primo capo fu Suchandra, il capo attuale è Anirudda e il prossimo sarà Drag-po chor lo chan o Rudra chakrin, il corrucciato con la ruota. Secondo la profezia il Mahdi della tradizione islamica, discendente di Maometto, che viene definito l’ “ottavo” dopo Adamo, Noé, Abramo, Mosé, Gesù, Mani e Maometto, ingaggerà la guerra mondiale per il dominio planetario e instaurerà un impero mondiale. Così facendo si scontrerà con Shambhala e il suo sacerdote-re Rudra chakrin. Questi lo spazzerà via con l’aiuto delle forze soprannaturali e inizierà l’età dell’oro. Il Kalachakra tantra profetizza una guerra tra Shambhala e la Mecca e parla del pericolo per il buddhismo costituito dall’islam. Ma la battaglia finale avverrà in Iran tra Kalki e il leader musulmano.
    Dato che è improbabile che esistano ancora siti inesplorati (o addrittura regni sotterranei) probabilmente Shambhala non è che Sambhal situata nell’ Uttar pradesh. Questo lo afferma il Kalki purana. Il Kulika o Kalki che la governa nascerà là e poi si trasferirà a Mathura da dove guiderà una rivoluzione spirituale e un governo mondiale.

    La fortuna occidentale di Agarthi nasce con Ossendowsky (“Bestie, uomini e dei”), Alexandre Saint-Yves d’Alveydre (“Missione dell’ India”) e Guénon (“Il re del mondo”). Il terzo non fa che reinterpretare le idee dei primi due. Il primo era un viaggiatore che riferisce dei suoi tragitti in asia mentre l’ altro è un occultista che pretende di avere avuto rivelazioni da un “maestro”. Tutto ciò ha poco a che fare con la Shambhala tibetana e indù sopra descritta ed è anche la fonte della storia del “regno sotterraneo” estranea ai testi orientali.
    Una delle prime fonti del mito dei regni sotterranei è Il Dio fumoso (The Smokey God or A Voyage to the Inner World, 1908), di Willis George Emerson, pretesa autobiografia di un marinaio norvegese chiamato Olaf Jansen. Emerson racconta di come Jansen abbia navigato all’interno della Terra attraverso un’apertura presso ilPolo Nord. Per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo regno il cui mondo sarebbe illuminato da un “Sole centrale fumoso”. Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio ricoverato come pazzo. Il resoconto sarebbe stato dato dal figlio, che dopo la dimissione dal sanatorio si sarebbe stabilito in California, e che novantenne avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda. Malgrado nel racconto di Emerson non si faccia il nome di Agarthi, esso vi è stato associato in opere successive. Shambhala “la Minore”, una delle colonie di Agarthi, era la sede del governo del regno. Mentre Shambhala consiste in un continenteinterno, le altre colonie satelliti sono degli agglomerati più piccoli situati all’interno della crosta terrestre o dentro le montagne. I cataclismi e le guerre avvenute sulla superficie spinsero il popolo di Agarthi a stabilirsi sottoterra.

    Il leggendario paradiso di Shambala ha varie analogie con altri luoghi mitici, come la Terra Proibita, la Terra delle Acque Candide, la Terra degli Spiriti Raggianti, la Terra del Fuoco Vivente, la Terra degli Dei Viventi, la Terra delle Meraviglie. Gli indù parlano di Aryavartha, terra d’origine dei Veda; i Cinesi di Hsi Tien, il Paradiso Occidentale di Hsi Wang Mu, la Madre Regale dell’Ovest; La setta cristiana russa dei vecchi credenti la chiamava Belovodye e i Kirghizi Janaidar.

    Il racconto di Emerson è considerato una delle prime fonti della credenza sulle civiltà sotterranee.
    L’esistenza di Agarthi è stata considerata seriamente da numerosi europei, come, ad esempio per citarne alcuni, i seguaci della teosofia di Madame Blavatsky, laveggente fondatrice della Società Teosofica Internazionale, che sosteneva di essere in contatto telepatico con gli antichi “Maestri della Fratellanza Bianca”, i sopravvissuti di una razza eletta vissuta tra Tibet e Nepal, i quali si sarebbero rifugiati in seguito a una spaventosa catastrofe nelle viscere della terra, dove avrebbero fondato la mitica Agarthi. Dalle dottrine esoteriche della Blavatsky trasse ispirazione, tra gli altri, anche la Società Thule, la società segreta di estrema destra che costituì il nucleo originale del Partito nazista di Hitler, benché non abbiano mai avuto le due organizzazioni né un contatto né un sodalizio reciproco.

    La radice di questo mito è da ricercarsi nella religione indù, secondo la quale Il Re del Mondo sarebbe una incarnazione (avatar) del dio Vishnu, che compare sulla terra per condurre gli uomini (considerati alla stregua di bambini) alla conoscenza del divino e dell’eternità, ponendolo in totale comunione con Dio.

    Dalle steppe dell’Asia centrale il mito del Re del Mondo avrebbe seguito le grandi migrazioni che, presumibilmente fra il 6000 e il 2000 a.C., diedero origine alle popolazioni dell’europa settentrionale. La Ásgarðr della mitologia norrena nella quale vivono gli Æsir sarebbe la stessa Agarthi e Odino il “Manu”. Il mito di una terra perfetta ed eterna e del suo Re saggio e illuminato potrebbe aver dato origine a molte delle mitologie evolutesi successivamente in Europa e in Medio Oriente: Manu sarebbe anche il Menes egizio, l’Artù bretone, il Menw celtico e persino l’Arcangelo Michele della tradizione ebraica e cristiana. Il “Manu” quindi risulta essere un re-sacerdote e guerriero, un legislatore universale, il maestro di una religione che si trova alla radice di tutte le religioni, il culto unico e primordiale dell’Età dell’Oro, in contrapposizione con le comuni credenze che sarebbero solo la pallida ombra della religione originaria, frutto dell’Età Nera (Kali Yuga della tradizione indù) in cui viviamo. Tutti i grandi ispiratori delle religioni terrestri (Gesù Cristo, Maometto, Mosè, Buddha, Rama) sarebbero emanazioni dirette del Re del Mondo.

    In “Mission de l’Inde en Europe” di Saint-Yves D’Alveydres (1910), si descrive il Manu come il vero governatore occulto del mondo. Dalla sotterranea Agarthi egli conduce i destini dell’umanità secondo un ineffabile piano dettato da Dio, che non sempre però riesce comprensibile e non necessariamente positivo agli occhi dei comuni mortali. Il Manu conosce i pensieri di tutti i governanti umani della Terra, e conduce inevitabilmente al successo o al fallimento le loro scelte, a seconda che siano o meno conformi al piano divino. Tutte le scoperte scientifiche deriverebbero dai suggerimenti dati, direttamente o indirettamente, agli scienziati e studiosi del pianeta dal Re del Mondo e dai suoi servitori per tutta la storia dell’umanità. Questi “Superiori sconosciuti”, come vengono talora chiamati, avrebbero iniziato le più importanti sette esoteriche (Rosacroce, Illuminati, Massoneria, Priorato di Sion) alla verità del Mondo Sotterraneo di Agarthi. Riti, simboli, numeri e pratiche di queste sette rispecchierebbero riti, numeri e simboli del Mondo Sotterraneo. Fra queste si può ricordare la svastica nazista, ispirata al simbolo del sole indiano a sua volta ricavato dal simbolo della vita e della luce del Regno di Agarthi. In questo senso il Re del Mondo è il più alto esponente della istituzione nota ai teorici del complotto come “Sinarchia”, descritta da Saint-Yves D’Alveydres come una sorta di governo centrale di uomini eletti che formano il Consiglio Europeo di Stati e il Consiglio Internazionale delle Chiese e che seguendo le sue dire
    La Sinarchia è un sistema di governo gerarchico, nel quale si è ammessi si permane o si esce, esclusivamente in base alla propria conoscenza e alle proprie capacità. Più precisamente in base ai propri meriti.
    La parola sinarchia (dal greco συν syn (assieme) e ἀρχή arché (comando)) significa “governare assieme”.
    Il più antico uso di questo termine si attribuisce a Thomas Stackhouse (1677-1752), un sacerdote britannico che lo usò nella sua pubblicazione New History of the Holy Bible from the Beginning of the World to the Establishment of Christianity (pubblicato in due volumi nel 1737).
    La teoria della Sinarchia è stata sviluppata da Saint-Yves d’Alveidre (1842-1909). Secondo questa teoria la Sinarchia sarebbe già realizzata in un luogo misterioso chiamato Agarttha, e le comunicazioni tra il nostro mondo e l’Agarttha sarebbero interrotte fino a quando la Sinarchia non verrà realizzata anche qua. Simili notizie sono pervenute anche attraverso Ferdinand Ossendowski nel libro Bestie, uomini e dei, diario di un viaggio in Asia effettuato per scappare dalla tirannide sovietica. Prendendo spunto da entrambi i libri, questa ipotesi fu discussa, appellandosi anche a terze fonti mai rivelate, anche da René Guénon ne Il re del mondo. Tale teoria è stata infine e più recentemente ripresa (assieme a molte altre leggende della letteratura esoterica moderna) da Umberto Eco ne Il pendolo di Foucault.
    Negli ultimi anni il termine è stato stravolto per indicare un ipotetico governo occulto planetario, o “governo ombra”, che gestisce invisibilmente le trame della politica e dell’economia mondiale e che decide i destini dell’umanità, collegato alle teorie del complotto. Tale governo avrebbe caratteristiche diametralmente opposte a quelle descritte da Saint-Yves d’Alveidre, Ferdinand Ossendowski e René Guénon, essendo capeggiato da potentati economici, come il gruppo di Bilderberg e laCommissione Trilaterale}
    ttive ispirano e controllano i grandi moti dell’umanità (migrazioni, guerre, rivoluzioni, scoperte scientifiche, mutamenti politici, ecc.).

    Al tempo stabilito il Re del Mondo riporterà Agarthi alla superficie, instaurando una nuova Età dell’oro in cui non esisteranno né morte, né lutto, né crimini, in cui il Re del Mondo e i suoi adepti domineranno sull’umanità con benevolenza ma anche con fermezza.







    Anno 2012,cospirazioni | Il Re del Mondo
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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Il Re del Mondo non può che vivere all'interno di noi stessi...
    :giagia: :giagia:



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  5. #5
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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    AGHARTA









    Con la entrata dal polo Nord, si estende verso l'Europa ed il nord della Russia. È un continente roccioso, lugubre, intarsiato di caverne, definito Inferno dalla cultura cristiana. Vi stazionano per breve durata tutti gli spiriti che, conclusa molto negativamente la incarnazione terrestre, vengono condannati alla seconda morte. Per tale si intende una lunga morte dello spirito che ha commesso gravi colpe spirituali, condannato a rinascere o precipitare in un corpo animale o vegetale o minerale, con la terribile sofferenza cosciente di dover sottostare al ciclo evolutivo necessario per ritornare in un corpo umano e rigiocarsi la carta del libero arbitrio. Dunque fra le caverne di Agharta risiedono temporaneamente quei corpi spirituali che tornano alla dimensione di "spiriti collettivi", con immediata sentenza esecutiva.
    Questo tipo di espiazione è molto diverso dalla condanna a cui devono sottostare le anime disincarnate, morte pure con gravi colpe, ma di carattere materiale. Queste anime restano legate alla superficie col compito di porre i propri simili, viventi in corpo, a cadere nelle stesse tentazioni per cui loro sono state condannate. La loro possibilità di recupero è facilitata, perché dipende dalla resistenza dei "tentati" a non farsi vincere, purgando l'anima tentatrice per volontà divina. È utile ricordare la frase all'interno della preghiera del Padre Nostro: "…non mi indurre in tentazione..". Dunque sulla superficie planetaria si purgano gli errori materiali.
    Qualcuno potrebbe replicare ai programmi di redenzione voluti dall'Onnipresente e dal Suo sconfinato Amore?
    "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare", ebbe a leggere Dante Alighieri.






    El Dorado risorgerà - Agharta
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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO







    LA LEGGENDA DI AGHARTI


    Secondo la tradizione induista, esiste un grande regno sotterraneo, chiamato Agharti (in sanscrito "l'inaccessibile"). Qui dimorerebbe il Re del Mondo, colui che, da Shamballah (in sanscrito "città degli smeraldi"), la capitale di questo grande luogo mitico, domina le menti dei grandi, dei re, degli imperatori e dei presidenti di tutto il mondo. Qui, vivono esseri superiori, da tempo immemorabile. Esseri capaci di cose inaudite, in grado di usare ancora quell'energia che noi, uomini di superficie, abbiamo ormai dimenticato ad usare, l'energia chiamata Vril. Un'energia che, volendo, può essere ancora risvegliata, in quanto è presente ancora in tutti noi, ma è "addormentata". Questa energia permette, a chi la sa usare, di volare, di spostare oggetti solo con la forza del pensiero, di leggere nella mente altrui.

    Shamballah, che dovrebbe trovarsi in profondità, sotto il deserto del Gobi, in Asia, è solo il centro di questo grande regno, che dovrebbe estendersi, attraverso un'immensa rete di gallerie, sotto tutta la superficie del globo, collegando tra loro i diversi continenti. Agharti è questo, un'estesissima rete di gallerie sotterranee.

    Dott. Giorgio Pastore

    Fonte:

    Giorgio Pastore, Dèi del Cielo, dèi della Terra, Eremon Edizioni.






    IL DIARIO DELL'AMMIRAGLIO R.E.BYRD




    L'ammiraglio statunitense R.E.Byrd fu un grande esploratore. Compì diversi viaggi al Polo Nord ed in Antartide nella prima metà del '900. Iniziò la sua carriera di esploratore polare nel 1925. Il suo volo esplorativo al Polo lo consacrò leader dell'aviazione e delle esplorazioni polari nonchè eroe nazionale. Il 29-30 Maggio 1927 compì la transvolata dell'Oceano Atlantico da New York alla Manica che seguì quello di Charles Lindbergh di pochi giorni. Nel 1928 compì la sua prima grande esplorazione in Antartide, ma quella più importante è del 1946. Tutte le sue avventure sono narrate nel suo diario, conservato attualmente presso il Centro di Ricerca Polare Byrd dell'Università di Stato di Columbus (Ohio-USA). Il dottor Raimund E. Goerler, capo archivista del Centro Polare, nel trascrivere il contenuto del diario del 1925, tra le pagine "bianche", trovò una serie di affascinanti, incredibili e straordinarie informazioni datate 19 Febbraio 1947. Esse non hanno nulla a che fare con la coraggiosa esplorazione artica ma riguardano esclusivamente la meravigliosa avventura accaduta all'Ammiraglio durante la sua quarta spedizione al Polo Sud:

    (Versione tagliata)
    "Devo scrivere questo diario di nascosto e in assoluta segretezza. Riguarda il mio volo antartico del 19 Febbraio dell'anno 1947. Verrà un tempo in cui la razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla, e si dovrà allora accettare l'ineluttabilità della Verità. Io non ho la libertà di diffondere la documentazione che segue, forse non vedrà mai la luce, ma devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui con la speranza che un giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l'egoismo e l'avidità di certi uomini non potranno più sopprimere la Verità".

    19 Febbraio 1947

    Sia la bussola magnetica che la girobussola cominciano a ruotare e ad oscillare, non ci è possibile mantenere la nostra rotta con la strumentazione. Rileviamo la direzione con la bussola solare, tutto sembra ancora a posto. I controlli sembrano lenti nel rispondere e nel funzionare, ma non c'è indicazione di congelamento. In lontananza sembrano esserci delle montagne. 29 minuti di volo trascorsi dal primo avvistamento dei monti, non si tratta di un'allucinazione. E' una piccola catena di montagne che non avevo mai visto prima.
    Stiamo sorvolando la piccola catena di montagne e procediamo verso nord per quanto possiamo appurare. Oltre le montagne vi è ciò che sembra essere una vallata con un piccolo fiume o ruscello che scorre verso la parte centrale. Non dovrebbe esserci nessuna valle verde qui sotto! C'è qualcosa di decisamente strano e anormale qui! Dovremmo sorvolare solo ghiaccio e neve! Sulla sinistra ci sono grandi foreste sui fianchi dei monti.

    I nostri strumenti di navigazione girano ancora come impazziti, il giroscopio oscilla avanti e indietro.
    Altero l'altitudine a 1400 piedi ed eseguo una stretta virata completa a sinistra per esaminare meglio la valle sottostante. È verde con muschio ed erba molto fitta. La luce qui sembra diversa. Non riesco più a vedere il sole. Facciamo un altro giro a sinistra e avvistiamo ciò che sembra essere un qualche tipo di grosso animale. Assomiglia ad un elefante! NO!!! Sembra essere un mammut!
    E' incredibile! Eppure è così! Scendiamo a quota 1000 piedi ed uso un binocolo per esaminare meglio l'animale. È confermato, si tratta assolutamente di un animale simile al mammut. Riporto questa notizia al campo base. Incontriamo altre colline verdi. L'indicatore della temperatura esterna riporta 24 gradi centigradi. Ora proseguiamo sulla nostra rotta. Gli strumenti di navigazione sembrano normali adesso. Sono perplesso circa le loro reazioni. Tento di contattare il campo base. La radio non funziona.
    Il paesaggio sottostante è più livellato e normale (se è il caso di usare questa parola). Avanti a noi avvistiamo ciò che sembra essere una città!!! E' Impossibile! L'aereo sembra leggero e stranamente galleggiante. I controlli si rifiutano di rispondere!
    Mio Dio!! Alla nostra destra e alla nostra sinistra ci sono apparecchi di uno strano tipo. Si avvicinano e qualcosa irradia da essi. Ora sono abbastanza vicini per vedere i loro stemmi. E' uno strano simbolo. Non lo rivelerò. E' fantastico. Dove siamo! Cosa è successo. Ancora una volta tiro decisamente i comandi. Non rispondono!!! Siamo tenuti saldamente da una sorta di invisibile morsa d'acciaio.
    La nostra radio gracchia e giunge una voce che parla in inglese con accento che sembra leggermente nordico o tedesco! Il messaggio è: "Benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio. Vi faremo atterrare esattamente tra sette minuti. Rilassatevi, Ammiraglio, siete in buone mani".
    Mi rendo conto che i motori del nostro aereo sono spenti. L'apparecchio è sotto uno strano controllo ed ora vira da sé.
    I comandi sono inutilizzabili.
    Riceviamo un altro messaggio radio. Stiamo per cominciare la procedura di atterraggio, ed in breve l'aereo vibra leggermente cominciando a scendere come sorretto da un enorme, invisibile ascensore.
    Sto facendo un'ultima velocissima annotazione sul diario di bordo. Alcuni uomini si stanno avvicinando a piedi all'aereo. Sono alti ed hanno i capelli biondi. In lontananza c'è una grande città scintillante, vibrante di tinte dei colori dell'arcobaleno. Non so cosa succederà ora, ma non vedo traccia di armi su coloro che si avvicinano. Sento ora una voce che mi ordina, chiamandomi per nome, di aprire il portellone. Eseguo.

    Fine del diario di bordo
    Da questo punto in poi scrivo gli eventi che seguono richiamandoli dalla memoria. Ciò rasenta l'immaginazione e sembrerebbe una pazzia se non fosse accaduto davvero.
    Il tecnico ed io fummo prelevati dall'aereo ed accolti in modo cordiale. Fummo poi imbarcati su un piccolo mezzo di trasporto simile ad una piattaforma ma senza ruote! Ci condusse verso la città scintillante con grande celerità. Mentre ci avvicinavamo, la città sembrava fatta di cristallo. Giungemmo in poco tempo ad un grande edificio, di un genere che non avevo mai visto prima. Sembrava essere uscito dai disegni di Frank Lloyd Wright, o forse più precisamente da una scena di Buck Rogers!
    Ci venne offerta un tipo di bevanda calda che sapeva di qualcosa che non avevo mai assaporato prima. Era deliziosa. Dopo circa 10 minuti, due dei nostri mirabili ospiti vennero nel nostro alloggio invitandomi a seguirli. Non avevo altra scelta che obbedire. Lasciai il mio tecnico radio e camminammo per un po' fino ad entrare in ciò che sembrava essere un ascensore. Scendemmo per alcuni istanti, l'ascensore si fermò e la porta scivolò in alto silenziosamente! Procedemmo poi per un lungo corridoio illuminato da una luce rosa che sembrava emanare dalle pareti stesse! Uno degli esseri fece segno di fermarci davanti ad una grande porta. Sopra di essa c'era una scritta che non ero in grado di leggere. La grande porta scorse senza rumore e fui invitato ad entrare.
    Uno degli ospiti disse: "Non abbiate paura, Ammiraglio, state per avere un colloquio con il MAESTRO..." Entrai ed i miei occhi si adeguarono lentamente alla meravigliosa colorazione che sembrava riempire completamente la stanza. Allora cominciai a vedere quello che mi circondava. Ciò che mostrò ai miei occhi era la vista più stupenda di tutta la mia vita. In effetti era troppo magnifica per poter essere descritta. Era deliziosa. Non credo che esistano termini umani in grado di descriverla in ogni dettaglio con giustizia.
    I miei pensieri furono interrotti dolcemente da una voce calda e melodiosa: "Le do il benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio". Vidi un uomo dai lineamenti delicati e con i segni dell'età sul suo viso. Era seduto ad un grande tavolo. Mi invitò a sedermi su una delle sedie. Dopo che fui seduto, unì le punte delle sue dita e sorrise.

    Parlò di nuovo dolcemente e mi disse quanto segue: "L'abbiamo lasciata entrare qui perché lei è di nobile carattere e ben conosciuto nel Mondo di Superficie, Ammiraglio".
    Mondo di Superficie, quasi rimasi senza fiato! - "Si, ribatté il Maestro con un sorriso, lei si trova nel territorio degli ARIANNI, il mondo Sotterraneo della Terra. Non ritarderemo a lungo la sua missione, e sarete scortati indietro sulla superficie e un poco oltre senza pericolo. Ma ora, Ammiraglio, le dirò il motivo della sua convocazione qui.

    Il nostro interessamento cominciò esattamente subito dopo l'esplosione delle prime bombe atomiche, da parte della vostra razza, su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Fu in quel momento inquietante che spedimmo sul vostro mondo di superficie i nostri mezzi volanti, i FLUGELRADS, per investigare ciò che la vostra razza aveva fatto. Questa è ovviamente storia passata, Ammiraglio, ma mi permetta di proseguire. Vede, noi non abbiamo mai interferito prima d'ora nelle guerre e nella barbarie della vostra razza, ma ora dobbiamo farlo in quanto voi avete imparato a manipolare un tipo di energia, quella atomica, che non è affatto per l'uomo.

    I nostri emissari hanno già consegnato dei messaggi alle potenze del vostro mondo, e tuttavia esse non se ne curano. Ora voi siete stato scelto per essere testimone qui che il nostro mondo esiste. Vede, la nostra cultura e la nostra scienza sono avanti di diverse migliaia di anni rispetto alle vostre, Ammiraglio".
    Lo interruppi: "Ma tutto ciò che cosa ha a che fare con me, Signore!". Gli occhi del Maestro sembrarono penetrare in modo profondo nella mia mente, e dopo avermi studiato per un po' rispose: "La vostra razza ha raggiunto il punto del non-ritorno, perché ci sono tra voi alcuni che distruggerebbero il vostro intero mondo piuttosto che rinunciare al potere così come lo conoscono...".
    Annuii e il Maestro continuò: "Dal 1945 in poi abbiamo tentato di entrare in contatto con la vostra razza, ma i nostri sforzi sono stati accolti con ostilità: fu fatto fuoco contro i nostri flugelrads. Si, furono persino inseguiti con cattiveria e animosità dai vostri aerei da combattimento. Così ora, figlio mio, le dico che c'è una grande tempesta all'orizzonte per il vostro mondo, una furia nera che non si esaurirà per diversi anni. Non ci sarà difesa nelle vostre armi, non ci sarà sicurezza nella vostra scienza.
    Imperverserà fino a quando ogni fiore della vostra cultura sarà stato calpestato, e tutte le cose umane saranno state disperse nel caos. La recente guerra è stata soltanto un preludio a quanto deve ancora avvenire alla vostra razza. Noi qui possiamo vederlo più chiaramente ad ogni ora... crede che mi sbagli? ".
    "No, risposi, è già successo una volta in passato; giunsero gli anni oscuri e durarono per cinquecento anni". "Si, figlio mio, replicò il Maestro, gli anni oscuri che giungeranno ora per la vostra razza copriranno la terra come una coltre, ma credo che qualcuno tra voi sopravviverà alla tempesta, oltre questo non so! Noi vediamo in un futuro lontano riemergere, dalle rovine della vostra razza, un mondo nuovo, in cerca dei suoi leggendari tesori perduti, ed essi saranno qui, figlio mio, al sicuro in nostro possesso.
    Quando giungerà il momento ci faremo nuovamente avanti per aiutare la vostra cultura e la vostra razza a rivivere. Forse per allora avrete appreso la futilità della guerra e della sua lotta... e dopo quel momento, una parte della vostra cultura e scienza vi saranno restituite cosi che la vostra razza possa ricominciare. Lei, figlio mio, deve tornare nel Mondo di Superficie con questo messaggio...".

    Con queste parole conclusive il nostro incontro sembrava giunto al termine. Per un attimo mi sembrò di vivere un sogno... eppure sapevo che quella era la realtà, e per qualche strana ragione mi inchinai lievemente, non so se per rispetto od umiltà. Improvvisamente mi resi conto che i due fantastici ospiti che mi avevano condotto qui erano di nuovo al mio fianco. "Da questa parte, Ammiraglio", mi indicò uno di loro. Mi girai ancora una volta prima di uscire e guardai indietro verso il Maestro. Un dolce sorriso era impresso sul suo anziano viso delicato. "Addio, figlio mio", mi disse, e fece un gesto soave con la sua esile mano, un gesto di pace, ed il nostro incontro ebbe definitivamente termine. Uscimmo velocemente dalla stanza del Maestro attraverso la grande porta ed entrammo ancora una volta nell'ascensore. La porta si abbassò silenziosamente e ci muovemmo subito verso l'alto. Uno dei miei ospiti parlò di nuovo: "Ora dobbiamo affrettarci, Ammiraglio, in quanto il Maestro non desidera ritardare oltre il vostro programma previsto e dovete ritornare dalla vostra razza con il suo messaggio". Non dissi nulla, tutto ciò era quasi inconcepibile, e una volta ancora i miei pensieri si interruppero non appena ci fermammo. Entrai nella stanza e fui di nuovo con il mio tecnico radio. Aveva un'espressione ansiosa sul suo volto. Avvicinandomi dissi: "E' tutto a posto Howie, è tutto a posto". I due esseri ci fecero segno verso il mezzo in attesa, salimmo e presto giungemmo al nostro aereo. I motori erano al minimo, e ci imbarcammo immediatamente. L'atmosfera era ora carica di una certa aria di urgenza. Dopo che il portellone fu chiuso, L'aereo fu immediatamente trasportato in alto da quella forza invisibile fino a quando raggiungemmo i 2700 piedi.
    Due dei mezzi aerei erano ai nostri fianchi ad una certa distanza facendoci planare lungo la via del ritorno. Devo sottolineare che l'indicatore di velocità non riportava nulla, nonstante ci stessimo muovendo molto rapidamente.

    Ricevemmo un messaggio radio. "Ora vi lasciamo, Ammiraglio, i vostri controlli sono liberi. Auf Wiedersehen!!!"
    Guardammo per un istante i flugelrads fino a quando non scomparvero nel cielo blu pallido. L'aereo sembrò improvvisamente catturato da una corrente discensionale. Ne riprendemmo immediatamente il controllo. Non parlammo per un po', ognuno di noi era immerso nei propri pensieri.
    Sorvoliamo nuovamente distese di ghiaccio e neve, a circa 27 minuti dal campo base. Inviamo un messaggio radio, ci rispondono. Riportiamo condizioni normali... normali. Dal campo base esprimono sollievo per aver nuovamente stabilito il contatto.
    Atterriamo dolcemente al campo base. Ho una missione da compiere...
    Fine delle annotazioni 11 Marzo 1947
    Ho appena avuto un incontro di Stato Maggiore al Pentagono. Ho riportato interamente la mia scoperta ed il messaggio del Maestro. E' stato tutto doverosamente registrato. Il Presidente ne è stato messo al corrente. Vengo trattenuto per diverse ore (6 ore e 39 minuti per l'esattezza). Sono accuratamente interrogato dal Top Security Forces e da una èquipe medica. È UN TRAVAGLIO!!!

    Sopra: l'"impossibile" mappa di Piri Reis (XVI sec.). Fu forse realizzata dagli abitanti di Agharti?

    Vengo posto sotto stretto controllo attraverso i mezzi di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d'America. Mi viene ordinato di TACERE su quanto appreso, per il bene dell'umanità!!! INCREDIBILE! Mi viene rammentato che sono un militare e che quindi devo obbedire agli ordini.

    Ultima annotazione 30 Dicembre 1956
    Questi ultimi anni trascorsi dal 1947 ad oggi non sono stati buoni... Ecco dunque la mia ultima annotazione in questo diario singolare. Concludendo, devo affermare che ho doverosamente mantenuto segreto questo argomento, come ordinatomi, durante tutti questi anni. Ho fatto questo contro ogni mio principio di integrità morale. Ora sento avvicinarsi la grande notte e questo segreto non morirà con me, ma, come ogni verità, trionferà. QUESTA È LA SOLA SPERANZA PER IL GENERE UMANO. Ho visto la verità ed essa ha rinvigorito il mio spirito donandomi la libertà! Ho fatto il mio dovere nei confronti del mostruoso complesso industriale militare.
    Ora, la lunga notte comincia ad avvicinarsi, ma ci sarà un epilogo. Come la lunga notte dell'antartico termina, così il sole brillante della verità sorgerà di nuovo, e coloro che appartengono alle tenebre periranno alla sua luce...
    Perché io ho visto "quella Terra oltre il Polo, quel Centro del Grande Ignoto".

    Fonti: archivio NEXUS ed. italiana
    Autore: Costantino Paglialunga











    AGHARTA E LA "TERRA CAVA"




    di Valentino Rocchi

    Le teorie che spiegherebbero l’esistenza di una civiltà sotterranea sono antichissime, ma a differenza di altri studi scientifici più documentabili come l’ufologia, il contattismo, la parapsicologia, l’archeologia misteriosa e la paleoastronautica, solo per citarne qualcuna, esistono pochissimi libri e pochissima documentazione relativamente a questo argomento.
    Chiunque, in qualunque libreria anche non specializzata, può trovare una discreta scelta di libri sugli argomenti sopra citati, così come su internet, dove solo per l’ufologia esistono migliaia di siti mondiali, ma sulla civiltà sotterranea per ora i testi noti sono ancora abbastanza rari.

    Gli antichi monaci tibetani, così come gli indiani d’America, alcune popolazioni aborigene africane soprattutto in Mali e Nigeria, gli antichi Scandinavi, i Sumeri, alcune popolazioni Maya del centro America e molti altri popoli antichi narravano di una potente ed occulta civiltà sotterranea comunemente chiamata “Agartha” (detta anche Agharti, ndr).
    Essa sfrutterebbe in parte alcune cavità sotterranee naturali del sottosuolo terrestre, ed in parte cavità artificiali appositamente costruite con tecnologie molto avanzate, destinate ad ospitare città e nuclei abitativi e popolati non solo da umani ma anche da altre razze a noi differenti, come rettili e umanoidi di metabolismo comunque diverso dal nostro. Esisterebbero anche animali e vegetali, e per il sostentamento della vita e delle attività lavorative esisterebbero appositi fonti energetiche, in parte naturali, cioè ricavate direttamente dalla Terra come lava, depositi di acque sulfuree e bollenti, idrocarburi di vario tipo, minerali, carbone, fluorite, silicio ed altre sostanze di cui il sottosuolo del nostro pianeta è ricco. Ma esisterebbero anche fonti di energia artificiale, chiamata “vril” e le cui le origini sono per noi misteriose, oltre a fonti di calore a raggi ultravioletti che emanano una forte e calda radiazione color rosa-fucsia ed adatta a fare crescere piante e vegetazione spontanee in apposite cavità. Queste energie assicurano luce e calore agli ambienti interrati, e verrebbero impiegate in quantità pressoché illimitate e gratuite, in quanto tali energie sono del tutto naturali. Una di queste potrebbe essere la fluorite, un minerale di color verde luminescente, che per natura si trova davvero nelle cavità sotterranee della terra, e che i testimoni di questa civiltà agarthiana avrebbero notato in diverse occasioni.


    Tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, in Europa e negli Stati uniti l’ipotesi dell’esistenza di una civiltà sotterranea era chiamata “Terra cava”, e ci fu più di un ricercatore dell’epoca che si interessò a questa affascinante e misteriosa teoria. Adolph Hitler ne era addirittura ossessionato, a tal punto che organizzò durante la seconda guerra mondiale delle vere e proprie spedizioni militari in tutta Europa, Italia inclusa, alla ricerca dei passaggi per la civiltà sotterranea, ma senza esito, a parte un’esplorazione in Cecoslovacchia in cui, a detta dei soldati testimoni, essi avrebbero trovato un’ampia galleria perfettamente lavorata e molto profonda, ma dopo avere notato una potente luce dirigersi verso di loro, sarebbero fuggiti tornandosene all’uscita.
    Per prima cosa, la rete mondiale dei tunnel Agarthiani sarebbe un’enorme ed ampia galleria disposta in circolo nell’emisfero nord, da cui si dirama tutta una serie di gallerie secondarie che, a diversi livelli, sarebbero poi direttamente collegate con la superficie terrestre e gli oceani.
    Le localizzazioni principali di questa galleria “madre” sarebbero disposte sotto le superfici dei seguenti territori: Tibet, di cui Shamballà ne sarebbe la capitale, disposta a diverse centinaia di metri sotto la superficie Himalayana. Il tunnel prosegue in direzione sud-ovest verso la parte settentrionale dell’India, ed esattamente in Kashmir e poi in successione: Pakistan, Afghanistan, Iran, Irak, Arabia Saudita, Mar rosso, Egitto, Libia, Ciad, Nigeria, Ghana, Guinea, Sierra Leone, Oceano Atlantico, Brasile amazzonico, Perù, Equador, Colombia, Messico, California, Stati Uniti occidentali, Canada, Alaska, stretto di Bering, Russia siberiana, Mongolia, Cina per poi chiudersi di nuovo nel Tibet nepalese a Shamballà.
    Un’altra direttrice principale di queste gallerie sarebbe localizzata sotto la cordigliera cilena delle Ande, che dalla direttrice peruviana parte verso sud per finire in Patagonia ed Antartide e da cui poi presumibilmente continuerebbe sotto l’Oceano Antartico, Oceano Indiano, Indonesia ed ancora India per poi ricongiungersi a nord con la direttice principale. Altre direttrici sarebbero localizzate un po’ dappertutto sotto l’Amazzonia ed il Brasile, definito dai ricercatori agarthiani come uno straordinario e complesso sistema di tunnel che portano in tutto il centro america, soprattutto in Messico e Belize.


    Lo scrittore ed ufologo Alfredo Lissoni parla esplicitamente nel suo libro “Il governo ombra” di una possibile correlazione tra questa ipotetica civiltà sotterranea ed un occulto potere centrale, denominato “sinarchia”. Qui verrebbero decisi a nostra insaputa i destini e le scelte delle civiltà di superficie, che ben se ne guardano dal riconoscere un potere maggiore ad esponenti del governo di Agartha. Questa correlazione sarebbe del tutto nascosta all’opinione pubblica, mentre alcuni fra i politici ed esponenti governativi di tutte le popolazioni farebbero direttamente od indirettamente parte dell’organizzazione segreta. Gli Esseni, I templari, i Rosacroce, i Massoni e tante altre sette sarebbero da sempre collegate con la sinarchia.
    Sopra: la rete di gallerie (clicca
    per ingrandire)


    Carlo Barbera da oltre vent'anni è ricercatore nella dimensione del contatto multidimensionale e del risveglio interiore del sé. Poliedrico esploratore della coscienza, ha sperimentato su se stesso il percorso di numerose vie iniziatiche ed esoteriche. Inoltre, attento studioso dell'originale cultura dei popoli indigeni, ha seguito e segue tuttora con particolare sensibilità la causa dell'autodeterminazione etnica, culturale e politico-territoriale delle minoranze e delle originarie popolazioni del pianeta. Cultore di una personale via sciamanica e alchemica di realizzazione interiore spontanea, è genuino e originale interprete di rivelazioni e di conoscenza per quanti, nel corso degli anni, si sono avvicinati a lui.
    Ha collaborato attivamente a numerose e prestigiose pubblicazioni in campo ufologico ed esoterico.Qui c’è un’estratto del suo libro : “Agartha la sorgente originaria” Il centro solare:
    La città eterica di Shambhala è l'espressione più elevata della civilizzazione interna e vibra su frequenze solari. In essa è concepita l'idea creativa e istruito il programma astrale dell'evoluzione di Gaia. In Shambhala vivono gli esseri-dei, gli abitatori degli astri, esseri straordinari che vibrano su frequenze elevatissime, detengono la gnosi della coscienza solare, utilizzano abitacoli fisici dinamici e mutanti. Sono i colonizzatori di Gaia, come dell'intero sistema solare, e i creatori della razza umana. Signori astrali giunti da Sirio, mantengono le radici in Orione, patria delle loro dinastie di dei solari. Girano più veloci dell'universo, ne sono la forza trainante, collegano gli astri. Sono gli impulsi cerebrali nel sistema nervoso dell'Organismo macrocosmico e connettono "continuum" spazio-temporali.
    Aprirono una porta stellare su questo sistema nascente. Lo portarono a un nuovo livello evolutivo. Lo hanno accompagnato nell'evoluzione. Il sole è già mutato un tempo, muterà nuovamente. Sarà una nuova epoca e nuovi dei torneranno alla luce, giocando tra gli astri il gioco della creazione. Ciò che essi hanno creato su Gaia è meraviglioso, hanno dato vita a un vivaio di sistemi genetici in evoluzione. Il nostro pianeta, e il sistema solare al quale appartiene, sono al centro di un titanico progetto di evoluzione cosmica e di colonizzazione dell'universo.
    In questa saga familiare degli dei troviamo la discendenza del potere del Leone. Si accenderà un nuovo sole e Gaia riceverà il suo sposo, darà alla luce una nuova razza. Tra questi esseri ci sono i maestri istruttori che hanno percorso Gaia, rappresentanti della gerarchia astrale di Shambhala. Tra loro, un essere di cosmica coscienza e di suprema potenza che ha posato il suo sguardo su questa creatura femminea e l'ha resa madre della sua stirpe. Egli è il capo, il maestro e il padre della più antica tribù solare di Agartha. Egli è il sovrano spirituale di tutti i popoli di Agartha. Gli esseri solari compongono la gerarchia cosmica, triplice espressione della coscienza: planetaria, universale e cosmica. Esistono su superiori frequenze, totalmente svincolate dal regime temporale. Attraversano le linee del tempo e ne subiscono gli effetti solo fino a quando ne rimangono immersi, ma la loro entità mantiene inalterata la propria natura immortale. Possiedono straordinarie capacità mutanti con le quali possono costruirsi un corpo creato dalla propria sostanza energetica liquida, cristallizzandola o "vetrificandola" su frequenze vibratorie inferiori, oppure istruire su tutti i livelli la nascita fisica di un'entità scelta e programmata, appartenente a una dimensione inferiore, per farsi personificare in missioni durature o limitate nel tempo. Entrare in contatto con uno di questi esseri significa sperimentare, in un istante, stati di coscienza paradisiaci e ricevere una straordinaria forza evolutiva interiore.
    Gli esseri umani di superficie possono entrare in contatto con queste dimensioni solo per mezzo della consapevolezza del proprio dinamismo eterico-astrale, che è in grado di recepire le elevate frequenze solari e rendere le esperienze molto più soddisfacenti e concrete di quanto lo siano vivendole dall'interno delle percezioni sensoriali dell'involucro fisico.
    Stabilire un contatto con tali esseri significa vincere le barriere illusorie della morte e prendere coscienza della propria natura astrale. La coscienza umana si dilata nei volumetrici livelli dell'essere e il cuore trabocca nella fiamma dell'amore puro, il "Soma" degli dei. La materia si nobilita di armonia e il corpo fisico si sublima in istanti di suprema trasparenza, in cui gli atomi si accordano su frequenze di luce. Il contatto è la benedizione che ogni uomo di questa terra dovrebbe ricevere. La beatitudine che ogni creatura vivente dovrebbe provare.
    La luce di Shambhala illumini il nostro cammino.
    Costantino Paglialunga, sul suo libro: Alla Scoperta della Terra Cava, scrive:
    È possibile accedere al mondo interno attraverso periodiche aperture circolari che si formano ai Poli, oppure da altre zone del pianeta (anche italiane) o mediante particolari “porte dimensionali”.
    I nomi dei continenti sotterranei rievocano ricordi di leggendarie località mai raggiunte, perché sempre cercate, erroneamente, in superficie: Agartha, disposto sotto l’emisfero nord della Terra, Eldorado, situato a sud e Shamballah, che s’allarga sotto l’Himalaya e oltre.
    Il volume dà particolare risalto al pensiero di Eugenio Siragusa, che ha svolto un ruolo di rilievo in tal senso e che affermò che la Terra Cava ospiterebbe i discendenti dei superstiti di Atlantide e di Mù nonché molti extraterrestri.
    Gli esseri sotterranei, soprattutto gli abitanti di Eldorado, molto più evoluti di noi in tutto, hanno segretamente manifestato da tempo, ai maggiori capi di governo mondiali, la loro estrema preoccupazione per la nefasta situazione in cui ci troviamo a causa di guerre, inquinamento, avidità, egoismo e uso scellerato dell’energia atomica, ma non sono stati ascoltati.
    Il loro messaggio, a questo punto, è divenuto uno solo: «Cambiate, finché siete in tempo…».
    Alec Maclellan è uno scrittore nato a Londra. Ha cominciato a interessarsi del mito della Terra Cava sul finire degli anni Settanta, coniugando viaggi ed esplorazioni alla consultazione di antichi documenti e insoliti volumi esoterici reperiti nelle più importanti biblioteche europee e americane. Pubblicato in diversi paesi, “Da Atlantide a Shamballah” è diventato un best seller del genere misterico.

    di Velentino Rocchi



    terracava

    cremona

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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    AGARTHI: il Regno sottoterra
    di Elisa Procopio

    tratto da: Play.me, ascoltare e scaricare musica Mp3 by Dada - NOVITA'


    Antichissime credenze parlano di un mondo sotterraneo chiamato Agharti, dove abitano esseri sovrannaturali, conoscitori delle Verità Supreme, incontaminati dal Male. Lì risiederebbe anche il Re del Mondo ed i destini degli uomini e del pianeta sarebbero nelle sue mani.

    Agharti, regno segreto e sotterraneo, che ha sede nelle più profonde cavità della Terra e si estende sotto tutto il mondo…

    Questa credenza, che ha origine in Oriente, risalirebbe all’età braminica. Nel corso dei secoli, mistici, occultisti e, nel nostro secolo, anche archeologi, ne hanno parlato e l’hanno cercata. Sètte esoteriche hanno costruito su questo mito la loro ragion d’essere, come i Templari e, successivamente, i Rosa Croce.

    Ma che terra sarebbe Agharti? Si è pensato potesse essere la mitica Atlantide, o Gondwana, o Thule, oppure il monte Olimpo, o l’isola di Avalon. Luoghi reali o immaginari, di volta in volta, sono stati individuati come possibili sedi di questo favoloso mondo nel quale sono conservate, custodite, praticate le arti magiche ed è perseguito il sapere universale per opera di semi dèi.

    L’Età dell’Oro
    Agharti non sarebbe stato sempre un regno sotterraneo: ci fu un’Età dell’Oro durante la quale esso viveva alla luce del sole ed era abitato dagli uomini, senza distinzione. All’epoca si sarebbe chiamato "Paradesha", che potrebbe costituire la radice linguistica del termine "Paradiso" e che, in sanscrito, significa "Paese supremo". Poi il Male si impadronì del mondo e gli abitanti di Paradesha, per non esserne contaminati, si rifugiarono sottoterra e chiamarono il loro regno: Agharti, l’Inaccessibile.

    Secondo l’avventuriero polacco Ossendowski, che disse di aver raccolto queste informazioni dai Lama del Tibet, Paradesha, poi divenuta Agharti, fu fondata nel 380.000 a. C. e scomparve dalla superficie del mondo seimila anni fa.

    Si dice che….
    Nel 1927 apparve un saggio intitolato "Il Re del Mondo", scritto dall’esoterista francese Renè Guenon. In questo saggio l’autore, elencando miti, tradizioni, leggende e misteriose allusioni contenute nelle dottrine segrete, dimostrava l’esistenza di Agharti, della quale già aveva parlato con dovizia di particolari l’avventuriero polacco Ferdinand Antoni Ossendowski. Altre opere, di altri autori, si aggiunsero via via per opera di iniziati che pretendevano di conoscere la verità sul Regno Sotterraneo, o di esploratori che, influenzati dal gran parlare che si faceva di Agharti, pretesero di averne individuato gli ingressi segreti in India, in Nepal, nel Borneo, nelle Montagne Rocciose. Secondo alcuni autori gli ingressi di Agharti sono disseminati in tutto il mondo e sono celati nelle regioni più impervie, nei crepacci più profondi ma anche su certe cime inaccessibili e nei punti più profondi del mare.

    Il Regno di Sotto
    La fondatrice della Società Teosofica, Helena Petrovna Blavatsky, chiamava Agharti, la "Loggia Bianca" e la situava su un’isola dove, in tempi remotissimi, erano atterrati i "Signori della Fiamma", semi déi provenienti da Venere.

    Ma per la maggior parte degli "storici" del Regno di Sotto, il cuore di Agharti avrebbe sede sotto l’Asia Centrale, nel territorio che va dal deserto del Gobi alle montagne del Tibet e del Nepal e,attraverso una ramificazione impressionante di caverne, esso si estenderebbe sotto tutto il mondo.

    La capitale di Agharti è Shambhalla, la "Città di Smeraldo", spesso citata anche dai viaggiatori medievali e ricercata invano dall’esploratore svedese Sven Hedin. A Shambhalla risiedono il Re del Mondo e il Consiglio formato dai Superiori Sconosciuti. Questo consiglio è formato da dodici Savi, che sono degli Iniziati ai gradi più alti della conoscenza i quali, insieme al Re del Mondo, governano gli esseri umani, segretamente ma efficacemente, in un eterno gioco di scacchi contro il Male. Per la maggior parte degli iniziati a Shambhalla risiedono anche i saggi Guru e gli spiriti Pandita .

    Agharti esiste, simultaneamente,su due piani: quello fisico e quello mistico, ma in entrambi questi piani solo pochissimi illuminati (Arhat) hanno la possibilità di esservi ammessi. Può accadere di imbattersi casualmente in uno degli ingressi al Regno Sotterraneo ma, se si dovesse entrarvi, ci si perderebbe irrimediabilmente nei meandri sconfinati che perforano il sottosuolo, oppure, se anche si riuscisse a trovare una via d’uscita, non si ricorderebbe nulla di ciò che si è visto o appreso. Perlopiù, in ogni modo, accedere ad Agharti è impossibile perché i suoi abitanti, per non permettere l’ingresso al Male, avrebbero predisposto una protezione invalicabile, costituita da speciali vibrazioni che offuscano le facoltà mentali e rendono invisibili le porte del Regno.

    Il Re del Mondo
    Agharti è retta, abbiamo detto, dal Re del Mondo (Chakravarti), Colui che ha il potere di parlare con Dio (Brahmatma), il quale regna per il periodo di una delle Quattordici Ere (Manvatara), da cui è composto un ciclo cosmico. Per inciso la nostra sarebbe l’Era del Cinghiale Bianco. L’attuale Re del Mondo si chiama Vaivaswata ed è il settimo sovrano in carica. Egli è in comunione spirituale con tutti i suoi predecessori, i cosiddetti Manu, termine che indica un mediatore fra umanità e divinità, un essere che, attraverso la sua saggezza ha acquisito doti semi divine. Il concetto "Manu" esiste presso diversi popoli e, sorprendentemente, anche con la stessa radice linguistica. Un Manu sarebbe stato Gesù, Buddha, Mosè, Maometto e, prima di tutti, questa funzione era svolta dall’Arcangelo Michele. Il Re del Mondo, assieme a Colui che conosce il futuro (Mahatma) e a Colui che procura le cause, affinché gli avvenimenti si verifichino (Mahanga), forma una potente Triade dalla quale dipende una società di Cavalieri-Sacerdoti, i Templari Confederati di Agharti.

    A quale scopo?
    Verrà un tempo in cui nasceranno gli uomini più cattivi, quelli che saranno delle vere e proprie filiazioni del Male. Contro questi agenti del Male Supremo, gli uomini giusti dovranno scendere in guerra aperta. Quando quel tempo verrà, il Re del Mondo, insieme a tutti i cittadini di Agharti, si mostrerà al mondo, ma fino a quel giorno egli e i Superiori Invisibili, indirizzeranno, condizioneranno gli accadimenti sul pianeta. Alcuni sostengono che questo Governo segreto sugli uomini avrebbe lo scopo di prepararli a questa lotta, che potrebbe segnare la fine della civiltà e, addirittura della specie. Altri, invece, ipotizzano che lo scopo finale sia quello di portare alla scomparsa degli esseri umani, depositari del Peccato Originale, per far sì che sul mondo e nell’Universo, tornino a regnare i semi dèi che furono scacciati.

    I poteri di Agharti
    Tutti coloro che hanno parlato di Agharti e del suo segreto dominio sull’Umanità sono d’accordo nell’affermare che i grandi moti, quelli che cambiano la Storia, sono determinati dal Re del Mondo e dai suoi Dodici Savi. Egli conosce tutti i pensieri ed i disegni di ogni uomo, segnatamente di coloro che hanno influenza sul destino dei popoli e, se questi somigliano al volere di Dio, li asseconda oppure li stronca. I Templari Confederati di Agharti, in caso di rischio di disfatta contro le forze del Male, sono in grado di far esplodere tutta la superficie del globo, trasformando la Terra in un deserto, ma potrebbero anche far sprofondare i continenti e ridurre il mondo ad un’unica palla liquida. Gli abitanti della Terra sono costantemente tenuti d’occhio da quelli di Agharti, che sono in grado di volare, invisibili, fra noi. A riprova di questo sono indicate le misteriose iscrizioni scolpite nella roccia sulle vette più inaccessibili, e quelle scanalature misteriose, come segni di ruote di carri, che, si dice, sono state lasciate dagli aghartiani in perlustrazione.

    I reietti di Agharti
    Nessuno è mai potuto andare ad Agharti, tornarne e vantarsene, ma esiste un popolo, fra noi, che un tempo è nato e vissuto ad Agharti: gli Zingari. Un tempo essi nacquero e vissero nel Regno Sotterraneo, ne erano cittadini a pieno diritto. Ma, un giorno, commisero qualche cosa che ad Agharti fu considerato un crimine imperdonabile. Non sappiamo cosa fosse, dato che ad Agharti non esistono Leggi, né Polizia e che è la Coscienza del male fatto l’unica punizione di chi sbaglia. Doveva trattarsi di un crimine davvero enorme. Sta di fatto che questi cittadini rinnegati furono cacciati da Agharti, divenendo Zingari, un popolo che vagabonda, incessantemente. C’è chi dice che, senza più ricordare, essi cerchino gli ingressi di Agharti e che, secondo la maledizione di cui sono vittime, solo quando avranno trovato l’ingresso e ricorderanno, potranno tornare a casa, perdonati. Una prova dell’origine aghartiana degli Zingari sarebbe la loro familiarità con l’occulto, la loro capacità di predire il futuro e di leggere la mano.

    Elisa Procopio
    Pagine Esoteriche: Agharti
    Ultima modifica di Johann von Leers; 20-03-11 alle 11:34
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    Shambhala l’inafferrabile




    Scritto da Francesco Lamendola

    Martedì 23 Febbraio 2010 13:49















    Fonte: Arianna Editrice



    Nella cultura occidentale, il mito di Shambhala è antico di mille anni (usiamo la parola “mito” nel significato alto della parola, come in Platone, per indicare non qualcosa di fittizio, ma una verità che non può essere compresa e trasmessa con il solo Logos razionale).
    Il primo europeo che partì alla sua ricerca fu il monaco slavo Serghej, che, nel 987, era stato incaricato dal principe di Kiev,Vladimir il Grande di trovarla, dopo averne conosciuto l’esistenza in un antico manoscritto conservato nel monastero di Monte Athos, in Grecia. La sua spedizione si perdette nelle nebbie dell’Asia sconosciuta e non se ne seppe più nulla. Ma più di mezzo secolo dopo, nel 1043, giunse a Kiev un vecchio monaco che diceva di essere Serghej, e raccontò una storia quasi incredibile: dopo tre anni di viaggio, e dopo aver perduto tutti gli altri membri della carovana, egli era giunto davvero in una valle meravigliosa, abitata da uomini saggi e pacifici, ricchi di conoscenze avanzatissime e solleciti del bene dell’umanità, pur essendo fermamente decisi a tenersi appartati dal mondo esterno.
    Ogni anno, solamente sette pellegrini venivano accolti a Shambhala, ospitati in una vastissima rete di grotte e gallerie sotterranee, ricca di biblioteche e di musei che accolgono l’intera storia del genere umano, e istruiti spiritualmente, oltre che sul piano scientifico. Alla fine, sei di essi venivano rimandati nel mondo, per trasmettere agli uomini i segreti spirituali che avevano appreso e vivificarne l’atmosfera, minacciata dalle ombre dell’avidità, dell’ignoranza, della violenza; il settimo rimaneva per sempre, accolto come un abitante di quel Regno nascosto, per completarvi il proprio processo di evoluzione interiore.
    Nei primi decenni del XX secolo, il viaggiatore russo Nicholas Roerich, filosofo, pittore, ricercatore spirituale, ha condotto una serie di viaggi quanto mai minuziosi nelle pieghe più nascoste dell’Asia centrale, fra i Monti Altai e la catena dell’Himalaia, sempre alla ricerca degli accessi al Regno sotterraneo di Shambhala (in sanscrito, “regno di pace, di tranquillità, di felicità”) o di Agarthi (in tibetano, “l’inafferrabile, l’inaccessibile”), raccogliendo numerosi indizi della sua esistenza, ma nessuna prova decisiva e, soprattutto, senza riuscire a penetrarvi.
    Meno ancora ebbero successo i tentativi organizzati dalla Società Ahnenherbe nazista, in particolare la spedizione del 1938-39 guidata dalla SS Ernest Schäfer, un biologo e zoologo che aveva precedenti esperienze di viaggi esplorativi in Cina, il quale giunse a firmare con il Panchen Lama di Lhasa un trattato ufficiale di amicizia fra il Tibet e il Terzo Reich (in seguito al quale venne forse formato un battaglione di SS tibetane che avrebbe partecipato anche alla battaglia finale per la difesa di Berlino, nel 1945).
    Mille anni, dunque: dal monaco Serghej al nazista Schäfer, numerose sono state le spedizioni occidentali, europee e americane, a volte anche cinesi, che si sono succedute alla ricerca del Regno degli uomini i saggi, i quali avrebbero deciso di trasferirsi nelle loro dimore sotterranee molto tempo fa, allorché ritennero che non vi fossero più le condizioni per coltivare la civiltà sulla superficie terrestre, a causa delle guerre e della generale inconsapevolezza spirituale sempre più diffuse tra gli uomini.
    Anche lo scrittore e viaggiatore polacco Ferdinand Ossendovskij ne parla nel suo famoso libro «Bestie, uomini, dei», in una celebre pagina ove descrive la dimora segreta del Re del Mondo che, nelle profondità dell’Asia centrale, medita e prega per il bene dell’umanità.
    Da parte sua, il filosofo René Guénon ha dedicato uno dei suoi studi più conosciuti al grande pubblico, «Il Re del Mondo», proprio a tale soggetto; anche se l’identificazione di Shambhala con Agarthi, e di entrambi questi luoghi con la sede del Re del Mondo, è controversa, dato che il mito di Shambhala si colloca nel contesto del Buddhismo, quello di Agarthi (o Agartha), invece, prevalentemente in quello dell’Induismo. Inoltre, si tratta di tradizioni che fluttuano in una vastissima area geografica che, dall’India settentrionale e dal Tibet, arriva fino al Deserto del Gobi, nella Mongolia Esterna.
    Che cosa pensare di questi racconti, di queste ricerche, di queste spedizioni, che si susseguono un po’ come quelle della mitica Eldorado o della inafferrabile Città dei Cesari, ma su di un piano più spiccatamente spirituale?
    Se non altro, essi attestano la tenace persistenza in Occidente di un mito molto antico, che sin intreccia, peraltro, con il mito della Terra Cava, reso popolare dallo scrittore Willis George Emerson, con il suo libro «The Smoky God», nel1908; ma alla cui ricerca - come abbiamo visto - sono da tempo impegnati singoli studiosi e piccoli gruppi esoterici.
    Volendo, potremmo risalire indietro fino all’antichità classica, dato che, nella «Vita di Apollonio di Tiana», il retore ateniese Flavio Filostrato (I secolo dopo Cristo) racconta di come Apollonio si fosse spinto in una terra al di là dell’Himalaia, ove avrebbe conosciuto una società di uomini saggi e sapientissimi, le cui conoscenze lo avevano lasciato sbalordito e profondamente ammirato, e che potremmo identificare proprio con Shambhala ed Agarthi.
    Né si deve pensare che si tratti solamente di un mito occidentale, perché - lo ripetiamo - la credenza e la venerazione nei confronti di Shambhala ha le sue antiche radici nella cultura buddhista e, in particolare, nel «Kalachakra Tantra» e nei testi della cultura Zhang Zung, quest’ultima anteriore all’arrivo del Buddhismo nel Tibet.
    Secondo una tradizione, il «Kalachakra Tantra» sarebbe stato insegnato da Buddha medesimo al re Suchandra; secondo un’altra tradizione, sarebbe stato Dharmakirti, un filosofo vissuto intorno al VII secolo nell’India meridionale, a trasmetterlo al maestro buddhista Atisha.
    A nostro avviso, la ricerca di Shambhala, così come la prospettano quasi tutti gli studiosi occidentali - sia che ne sostengano l’esistenza, sia che la neghino - è un classico esempio di quell’approccio grossolano, materiale, inadeguato, con cui la nostra cultura si pone generalmente di fronte alle realtà spirituali, un po’ come fa nel caso della demonologia e del’angelologia; ma anche - in un ambito diverso - in quello di taluni fenomeni mistici e supernormali, per non parlare di quelli relativi all’ufologia o alla criptozoologia.
    Secondo la cultura occidentale moderna - meccanicista, dualista, cartesiana - una cosa o è materiale, o è spirituale: o è «res cogitans», o è «res extensa»; «tertium non datur». Secondo questo modo di vedere, Shambhala o esiste materialmente, o non esiste affatto; o se ne trovano gli accessi e vi si può penetrare, vederla, fotografarla, cartografarla, o è una leggenda e magari peggio, un’impostura. Al massimo, le persone che si credono libere dal condizionamento materialista se la cavano affermando che solo agli individui moralmente degni è concesso di entrarvi, mentre agli altri essa si tiene celata. Ma questa, diciamolo, è la classica soluzione di compromesso, che - pur avendo una patina di spiritualità - non soddisfa veramente nessuno.
    Ci sembra molto più giusto, e intellettualmente più onesto, riconoscere che pensare l’esistenza di Shambhala in termini materiali sarebbe non solo impossibile - nell’epoca della fotografia aerea e dei satelliti spia, capaci di condurre una minuziosa ricognizione di ogni singolo metro quadrato della superficie terrestre -, ma anche del tutto incongrua dal punto di vista mistico e spirituale, nel cui orizzonte il mito è nato e si è conservato fino ad oggi. Sarebbe come sostenere l’esistenza materiale del Paradiso e dell’Inferno: una totale assurdità e un completo non-senso.
    Shambhala, proprio perché “inafferrabile”, non è in un luogo geografico; con buona pace di coloro i quali pensano di aggirare il problema invocando lo spostamento dei Poli terrestri e sostenendo che, anticamente, il Polo Nord terrestre era in corrispondenza di essa, che, perciò, sorgeva prossimità del vertice dell’Axis mundi.
    Tale spostamento può anche essersi verificato e può darsi che, un tempo, il Polo Nord corrispondesse al Monte Meru della tradizione induista e, di conseguenza, alla sede sotterranea del Re del Mondo, la cui vigilanza e le cui preghiere preservano l’equilibrio spirituale dell’umanità, così come quel luogo sacro preserva l’equilibrio materiale del pianeta. Tuttavia, non bisogna confondere i due piani di realtà.
    L’idea centrale di Shambhala è un’idea di natura prettamente spirituale e religiosa e non ha niente a che fare con la storia, con la geografia o con le esplorazioni scientifiche. Nessuno la potrà mai vedere con gli occhi del corpo, nessuno la potrà fotografare. Questo non significa che essa non esista: esiste, ma non nella dimensione fisica grossolana. Shambhala, l’inafferrabile, è al centro della nostra anima; e, ai pochissimi capaci di compiere un simile viaggio interiore, è riservato l’immenso privilegio di entrarvi e di godere della sua armonia.
    Quegli uomini saggi che in essa dimorano, esistono realmente. Noi non sappiamo se Helena Petrovna Blavatsky abbia davvero comunicato con loro, come sosteneva nei suoi libri, «Iside svelata» e «La dottrina segreta»; così come non sappiamo se ciò sia accaduto ad altri teosofi, antroposofi o a qualsiasi altro seguace di svariate scuole esoteriche. Non siamo neppure in grado di dire se tali uomini vivano nella dimensione del presente o del passato, così come è difficile trovare le categorie mentali e linguistiche per descrivere il piano di realtà in cui si collocano figure di santi immortali come Babaij, il grande Maestro indiano, fra i cui discepoli si annoverano personalità luminose, come quelle di Sri Yukteswar o di Paramahansa Yogananda, che tanto hanno influenzato anche il mondo contemporaneo.
    Ha scritto Pietro Verni nel suo libro «La dimora del Re del Mondo» (Milano, Moizzi Editore, 1977, p. 99):

    «Il genere umano conserva nella sua memoria collettiva il ricordo di una Terra Santa, di una Terra d’Immortalità, di una Terra dei Beati, di un luogo in cui si sarebbe conservata la Tradizione Primordiale dell’Umanità, la Tradizione di quel mondo in cui tutti gli uomini vivevano una condizione diversa da quella attuale, il ricordo di quell’epoca che viene generalmente definita Età dell’Oro.
    I miti tradizionali e quelli dei popoli arcaici parlano di un mondo, di un luogo nascosto , di un Centro Supremo in cui vivono da millenni uomini che non conobbero il dramma della caduta e che conservano le antiche modalità d’essere dell’umanità perfetta delle origini. Secondo il pensiero tradizionale, secondo molti miti arcaici, non tutti gli uomini dell’Età dell’Oro perirono nel cataclisma che ne segnò la fine, alcuni scomparirono, si ritirarono in un luogo occulto.
    Si passa dunque dal ricordo dell’epoca aurea alla credenza in un regno metafisico, in un universo trascendente nascosto all’umanità profana che però manterrebbe con esso dei contatti tramite i Grandi Iniziati, le leggi dei legislatori primordiali, e tutti coloro che in diversi modi conservano dei legami con questa sede occulta. È il mito universale di un essere chiamato Re dei Re, o Signore dell’Universo, o Re del Mondo e del suo misterioso reame.»

    Ora, lo spostamento del mito di Shambhala dal piano del ricordo storico a quello della credenza metafisica testimonia precisamente il progressivo allontanamento dell’umanità dal piano della consapevolezza spirituale a quello del Logos.
    Da quando si è stabilita l’arrogante signoria del pensiero strumentale e calcolante, è diventato necessario esprimere i concetti in termini di rigorosa separazione tra spirito e materia; e, in questo senso, è divenuto necessario parlare di Shambhala come di una realtà immateriale e trascendente. Ma la verità è che la tradizione relativa a Shambhala, così come altri miti di significato affine, non giacciono su un piano di realtà immateriale, ma extra-materiale; e li si può definire “spirituali” solo a patto di precisare che, in essi, la dimensione immanente non è negata, ma oltrepassata, così come la realtà del corpo non è negata, ma trascesa da quella dell’anima, mentre non sarebbe mai possibile il processo inverso.
    In altre parole, il linguaggio e i concetti ad esso sottesi hanno dovuto adattarsi alle condizioni di una umanità decaduta, che ha smarrito la propria unità spirituale originaria e che balbetta in maniera goffa e imprecisa la propria nostalgia dell’Essere.
    Per dirla con le parole di un insigne studioso italiano, Elémire Zolla, noi siamo pervasi da quella che si può definire «l’umana nostalgia dell’infinito»; ovvero la nostalgia dell’interezza, poiché noi siamo una scheggia dell’infinito, una scintilla dell’Essere.
    E il mito di Shambhala, l’inafferrabile, è un modo di esprimere questo concetto: che in noi alberga l’infinito, e che il luogo della saggezza, della pace, dell’amore, lo dobbiamo trovare innanzitutto nella nostra anima, per saperlo poi riconoscere anche nella realtà esterna.






    Shambhala l
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    Predefinito Rif: SULLE TRACCE DEL RE DEL MONDO

    La Terra Cava e il regno sotterraneo di Agharti
    Esiste un regno sotterraneo che, sfidando le teorie che parlano di un sottosuolo incandescente, si sviluppa fino al centro del pianeta? Perché molte leggende antiche sembrano confermarlo?


    Sono passati secoli ormai da quando si è scoperto che la nostra Terra è sferica. Da allora ci insegnano che, secondo l'"ipotesi" più accreditata fatta dal geologo svizzero Eduard Suess, il nostro pianeta è composto in prevalenza da silicio e alluminio all'esterno, cioè la crosta, da silicio e magnesio all'interno del mantello e nichel e ferro nel nucleo centrale. Già, fino ad oggi sono ancora ipotesi considerando non abbiamo perforato la crosta per più di 12 km: e che secondo un altro geologo, Victor Moritz Goldsmith, la disposizione era opposta.

    Comunque ai nostri giorni nuovamente si continuano a fare le più disparate ipotesi sulla densità della Terra, ma se questa teoria, tra l'altro diffusa nel lontano 1907 fosse giusta, dal punto di vista della fisica, della chimica e dell'astrofisica la Terra dovrebbe avere una massa così densa e pesante, addirittura più del Sole, da attrarre tutti gli altri corpi del sistema solare. Recentemente si è ipotizzato che la Terra sia cava , cioè, vuota all'interno, con un nucleo non solido e ferroso ma una sorta di piccola stella centrale composta da plasma e gas.

    Questa stella avrebbe creato intorno a se una specie di bolla che la separerebbe dal mantello e dalla crosta creando un immensa cavità all'interno del pianeta. Questa rivoluzionaria teoria trova riscontro anche nelle leggende di molti popoli antichi del pianeta, tra cui tibetani, indiani, egiziani, greci e ancora popoli dell'Asia minore, delle Americhe e Cina. E' presente in tutti gli scritti delle loro tradizioni e parlano di un misterioso mondo sotterraneo popolato da civiltà evolute. Queste genti sono simili a noi esseri umani benchè vibrino su piani dimensionali diversi.

    Sono persone libere e non conoscono bene e male, molti di loro vivono e agiscono in superficie in mezzo agli esseri umani per il loro bene. Leggende o esiste un fondo di verità? Le ricerche fatte da alcuni studiosi sembrano confermarlo. Tra questi, l'esploratore polacco Ferdinand Ossendowski nel 1923, in un suo viaggio in Asia, affermò di aver avuto delle informazioni fondamentali da parte di alcuni Lama e di un principe mongolo di nome Ciultun Bejli.

    Queste informazioni descrivevano un regno sotterraneo, un mondo fatto di lunghissime gallerie che sono situate principalmente sotto tutta l'Asia nelle zone del Tibet, in Mongolia, sotto il Deserto del Gobi e che si estendono poi per il mondo intero le cui varie entrate, ben occultate, si trovano in diversi luoghi del pianeta; questo sarebbe il famoso regno sotterraneo di Agharti.

    Esistono tante storie che narrano di questo misterioso popolo di Iniziati governati dal Re del Mondo, il mitico sovrano di Agharti.

    Di tutto questo ne parla anche Platone, gallerie che corrono all'interno della terra, i celebri Campi Elisi. Ossendowski raccontò di aver sentito un Lama dire che tutte le caverne sotterranee dell'America sono abitate da antiche civiltà che scomparvero sotto terra. I due grandi oceani del mondo un tempo furono dei continenti e quando questi scomparvero i loro abitanti si trasferirono nel mondo sotterraneo.

    Ciò fa presumere che questi si riferisse ai leggendari continenti di Atlantide e Mu le cui genti non sarebbero tutte estinte ma ancora oggi esisterebbero nascoste in queste gallerie sotterranee illuminate da una particolare luce verdastra. La capitale di questo regno si chiama Shamballa, famosa perché ricercata da tanti esploratori, perfino Hitler si mise alla caccia di questa città allo scopo di riuscire a comunicare con il Re del Mondo.

    Ma trovare le entrate di questo mondo pare proprio che sia impossibile perché solo agli iniziati e illuminati è possibile vedere le entrate. Si dice che i luoghi principali di accesso si trovino ai poli, mentre altre entrate siano collocate nel deserto del Gobi, in Mongolia, tra le montagne del Tibet, nelle caverne del Kentuky, nel Mato Grosso in Brasile, sotto la grande piramide di Cheope o forse la Sfinge. Altre ancora in centro e sud America e addirittura in Italia, sul monte Epomeo a Ischia.

    Ma è probabile che altri ingressi si trovino in prossimità dei tanti luoghi megalitici del mondo come Stonehenge, Angkor Vat, o l'Isola di Pasqua. Questo spiegherebbe l'esistenza dei grandi templi e l'assenza invece delle città che dovrebbero circondarli. Infatti non si spiega perché in tutti questi grandi siti archeologici siano rimasti soltanto i templi, mentre delle antiche abitazioni neanche le fondamenta; dove viveva tutta la gente? Di certo non nei templi.

    E se pensiamo alle piramidi di Giza, erano veramente dei monumenti funerari? E soprattutto la civiltà Maya, dove è sparita all'improvviso senza lasciare traccia? E gli scheletri o le loro tombe, dove sono? Tutto ciò fa pensare che questi grandi monumenti altro non fossero che enormi centrali energetiche allo scopo di fornire energia per il mondo sotterraneo, monumenti tecnologici in grado di canalizzare la corrente cosmica di natura magnetica conosciuta con il nome di Vril e irradiata attraverso lo Zed, che è posto all'interno della piramide di Cheope.

    Lo Zed è un enorme torre raffigurata in molte pitture egizie: conosciuto anche come "la colonna vertebrale di Osiride", serviva probabilmente a diffondere energia più o meno come i nostri tralicci dell'alta tensione. Anche tra gli eschimesi esistono storie che narrano di una grande apertura a nord e dei loro antenati che compirono un viaggio in una terra paradisiaca. Questa terra era illuminata perennemente e non esistevano notti, il clima sempre mite e c'erano grandi fiumi e laghi che non ghiacciavano mai.

    Alcuni indios dell'Amazzonia raccontano che all'inizio del XX secolo entrarono in queste grotte camminando per almeno quindici giorni prima di arrivare fino all'interno. Nel percorso era presente un forte vento che soffiava per cinque giorni verso l'esterno e cinque verso l'interno come se si trattasse di una sorta di respiro della Terra. C'erano uomini grandi fino ai 3-5 metri. Più scendevano in profondità e più continuavano a perdere peso, come se mancasse la forza di gravità. Raccontavano che volavano leggeri come astronauti al punto che dovevano aggrapparsi alle pareti. Arrivati poi al centro dove ritornava la gravità, era sempre giorno, il sole splendeva rossastro e non vi era mai notte. Quando poi raccontarono tutto ai conquistatori inglesi, gli uomini del regno sotterraneo arrabbiati con loro fecero crollare l'entrata delle gallerie, nascondendole per sempre.

    Pare che queste gallerie siano collegate alle correnti magnetiche sotterranee che da millenni gli uomini dicono scorrere sotto la superficie del pianeta e usata a fini esoterici. Una mano a chiarire il mistero ce la dà la mitologia.

    Tutte le culture antiche parlano di una leggendaria Età dell'Oro in cui tutti gli uomini vivevano in pace ed erano in possesso di grandi conoscenze. Questi popoli decisero poi di trasferirsi nel mondo sotterraneo con l'avvento del Kali-Yuga, un'epoca fatta di male, confusione e materialismo, la stessa epoca in cui ancora oggi viviamo. In questo regno non esiste il male, le sue genti hanno raggiunto un alto grado di conoscenza , di tecnologia e progressi scientifici e di spiritualità.

    Probabilmente questo regno non è costituito solo da gallerie, ma appunto anche da immense cavità dentro il mantello in cui ci sono città, campi, grandi fiumi dove oltre a esseri umani coabitano molti animali estinti tra cui anche creature preistoriche. Altri esploratori raccontano dell'esistenza di enormi concavità da dove forse provengono gli Ufo, dischi volanti con motori alimentati dall'energia del Vril, i cui occupanti di origine extraterrestre vivevano ancora prima che arrivasse l'uomo. Gli altri popoli che ci abitano invece sono di origine terrestre. Secondo i monaci tibetani il Re del Mondo oltre ad essere il sovrano del regno di Agharti, è anche l'essere più antico ed evoluto della Terra.

    Egli solo ha la facoltà di parlare faccia a faccia con gli dei. Dicono che di tanto in tanto faccia la sua comparsa sul mondo di superficie. Le sue ultime apparizioni risalgono al 1890 al monastero di Narabanchi, nel nel 1923 in Siam e nel 1937 a Delhi e infine secondo i monaci riapparirà quando giungerà il tempo di guidare l'umanità buona contro gli esseri malvagi.

    La Terra andrà in contro a una purificazione e si evolverà fino a raggiungere dimensioni superiori. Il Kali-Yuga finirà: gli esseri di Agharti si mostreranno in superficie per celebrare la nuova era in cui tutti gli uomini alla fine conosceranno la verità e saranno liberi.

    Antonella Verdolino
    ALTRO GIORNALE: La Terra Cava e il regno sotterraneo di Agharti
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
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    Una religione senza guerra è zoppa.
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