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    Predefinito La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)

    La Welteislehre di Hanns Hörbiger -(La teoria del ghiaccio cosmico)




    La Cosmogonia Glaciale di Hörbiger



    di Rafael Videla Eissmann










    La Cosmogonia Glaciale (Glazial Kosmologie) pubblicata in Austria nel 1913, è una visione del mondo che risponde fondamentalmente a tre interrogativi: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Il suo autore è lo scienziato austriaco Hanns Hörbiger (29 novembre 1860 - 11 ottobre 1931) che si è avvalse della collaborazione di Phillip Fauth.
    L'opera comprende una visione totale dell'Universo, della Terra, dell'Uomo e dello Spirito. Sostiene l'eterna battaglia tra due elementi complementari: il Ghiaccio e il Fuoco, e le forze di repulsione e di attrazione che si generano a partire da questa dinamica. Questa tensione che governa gli spazi cosmici e i corpi celesti, governa anche la Terra e tutta la materia vivente del pianeta. La cosmotecnica esposta nell'opera di Hörbiger stabilisce l'esistenza in un primo momento di un corpo gigantesco - una Superstella - della Costellazione della Colomba, con una temperatura milioni di volte superiore a quella del nostro Sole attuale. Questa Superstella subì una collisione con un altro corpo celeste formato da un grande accumulo di Ghiaccio Cosmico, provocando un'esplosione di vapori e l'espulsione di frammenti nell'Universo in espansione. Alcuni di questi vennero attratti dalla massa centrale della Superstella, mentre altri mantenendo una posizione di distanza si trasformeranno nei pianeti del sistema solare.


    La Doppia Spirale dell'Universo: Repulsione e Attrazione

    Secondo i postulati della Cosmogonia Glaciale, i corpi celesti del sistema solare ubbidiscono a due forze che si sviluppano in contrapposizione: la forza primitiva e iniziale dell'esplosione, che li proietta, e la forza di gravità -implosione- che li attrae verso la massa più forte situata nelle vicinanze. Ovviamente queste forze sono impari: mentre la forza di proiezione iniziale tende a diminuire per la composizione dello spazio interstellare, la forza di gravità è costante e crea un meccanismo per il quale una massa - in questo caso un corpo celeste o pianeta - si avvicina al corpo più prossimo che esercita la forza di attrazione, producendo in questa attrazione, una spirale che tende a stringersi. In tal modo, prima o poi ciascun pianeta si scontrerà con quello a lui più vicino e tutto il sistema planetario, ormai trasformato in Ghiaccio, si scontrerà a sua volta contro il Sole generando nuovamente una grandiosa esplosione.
    Così in quell'istante cosmico ogni cosa avrà di nuovo inizio. Un Ciclo si chiuderà e un altro avrà inizio. Sono queste le energie, le due correnti che governano l'Universo, le due spirali che governano i cicli del Cosmo e degli esseri viventi.


    Le lune e le grandi culture del passato

    Arriverà un momento in cui la spirale descritta intorno alla Terra dall'attuale satellite lunare - la Quinta Luna - finirà per chiudersi. In questo modo la Luna si avvicinerà irrimediabilmente all'orbita terrestre provocando con l'incremento della sua forza di gravità l'aumento della statura degli esseri viventi del nostro pianeta. Questo spiega la presenza di insetti e piante giganteschi nell'Età Primaria e l'esistenza dei grandi dinosauri nella Secondaria. La Cosmogonia Glaciale, conosciuta come Welteislehre o Dottrina del Ghiaccio Cosmico, sostiene un'idea ciclica della Storia e postula l'esistenza di culture e civilizzazioni antichissime che perirono a causa di cataclismi e sconvolgimenti planetari occorsi durante il trascorrere delle età. Il fattore gravitazionale consentirebbe così di spiegare l'esistenza di giganti in un passato remoto e dei quali abbiamo notizia da innumerevoli miti e leggende presenti praticamente in tutte le regioni del globo. Vestigia della presenza dei giganti sono le monumentali costruzioni megalitiche esistenti un po' ovunque sul pianeta. Sempre il fattore gravitazionale spiegherebbe anche la longevità degli uomini del passato, di una razza primitiva che ha abitato diversi luoghi della Terra e che ha lasciato testimonianza della propria esistenza in alcuni centri di antichità incalcolabile, come Tiahuanacu nell'America Centrale (la cosiddetta Cultura Tolteca), l'Isola di Pasqua, o altri in Abissinia e nel Tibet.
    L'aumento della forza di gravità causato dall'approssimarsi del satellite lunare sarebbe all'origine di quell'anello di acqua formatosi intorno alla regione tropicale e del conseguente innalzamento del livello del mare. Unici luoghi a poter essere abitati saranno dunque le cime delle montagne più alte - ricordiamo il mito araucano di Tren Tren e Kai Kai - fino al momento dell'impatto lunare sulla superficie terrestre.
    Dopo il grande cataclisma -il Götterdamerung, il Crepuscolo degli Dei, degli Asi Nordici- si produce lo spostamento dell'Asse Terrestre e l'avvento delle Ere Glaciali.
    I sopravvissuti del catastrofico sconvolgimento planetario, degenerano per entropia e, col tempo, le conoscenze degli antichi abitanti si trasformano in miti e leggende. Ecco che l'esistenza di un'intera cultura dipende dalla presenza di una prova materiale comprensibile per le future generazioni! Senza la presenza del satellite lunare, il destino della Terra sarà determinato dalla stabilizzazione dell'Asse Terrestre e le nuove condizioni climatiche e geologiche si definiranno posteriormente.
    Numerosi sono i miti e le saghe presenti soprattutto nelle culture aborigene precolombiane, come presso gli indigeni Tupì, che danno testimonianza di un lasso di tempo in cui la Luna non era presente in Cielo.
    Secondo la Cosmogonia Glaciale di Hörbiger, nella spirale descritta dalle orbite planetarie, il prossimo pianeta a essere attratto dall'orbita della Terra per diventarne il satellite sarà Marte. Ma la sua orbita essendo più grande, alla fine verrà catturata dall'attrazione solare. Questo movimento di Marte provocherà la distruzione della Terra a causa dell'aumento considerevole della temperatura e degli importanti effetti gravitazionali. Passato un ciclo, la Terra si trasformerà in un pianeta di Ghiaccio che attratto dal Sole andrà a fondersi, insieme ad altri pianeti, nella massa ignea fino a farla esplodere, dando così inizio a un nuovo processo cosmico.

    Questa in breve sintesi la Cosmogonia Glaciale di Hanns Hörbiger.



    Corriere Metapolitico: La Cosmogonia Glaciale di Hörbiger
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

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    Predefinito Rif: La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)

    CAVE CANEM 2



    da Martin Gardner, Nel nome della scienza, Transeuropa 1998(*)

















    La vera origine della terra e dei pianeti è ancora oggi argomento di grande discussione per gli astronomi. Varie teorie rivaleggianti tra loro sembrano essere ugualmente plausibili. Ma tutti gli astronomi concordano che qualunque cosa accadde fu miliardi di anni fa, e che nel minuscolo lasso di tempo della storia umana la terra non ha fatto altro che ruotare sul suo asse, compiendo il suo viaggio di destinazione intorno al sole con imperturbabile regolarità.

    Per gli pseudo-scienziati, qualunque accordo tra gli "ortodossi" costituisce una gradita fonte di stimoli. Non ci sarà dunque da sorprendersi, se incontreremo tante teorie curiose sul recente passato astronomico della terra, quanto quelle che riguardano la sua forma. Daremo ora un' occhiata a quattro teorie. Ciascuna di esse afferma che la terra, da che l'uomo ha fatto la sua comparsa, ha subito una o più catastrofi cosmiche. E ognuna insiste che gli sconvolgimenti furono causati dall'eccessiva vicinanza della terra ad un corpo celeste.

    Worlds in Collision, del citato dotto Immanuel Velikovsky, è la più recente delle quatttro. Il libro fu pubblicato nel 1950, dopo un'accorta campagna pubblicitaria, e la prima reazione di molti astronomi professionisti fu di considerarlo una burla. La seconda reazione, quando divenne chiaro che non solo Velikovsky faceva maledettamente sul serio, ma che anche gli editori ritenevano che avesse qualcosa di importante da dire, fu di rabbia. Un torrente di lettere di scienziati indignati che minacciavano di boicottare le pubblicazioni dell' editore investì la direzione e condusse al licenziamento dell' editore che aveva sottoposto il manoscritto all' attenzione dell' azienda. I diritti di pubblicazione furono girati alla Doubleday. Nel frattempo il libro era balzato nella classifica dei libri più venduti e la Doubleday, che non curava pubblicazioni di manualistica scientifica, fu ben contenta di prenderlo.

    Quali sono le teorie di Velikovsky? In breve, egli ritiene che tanto tempo fa una cometa gigante si staccò dal pianeta Giove, passò vicina alla terra in un paio di occasioni, subì 1'amore di Marte dal quale nacque una progenie di comete più piccole, ed infine si fermò dando origine al pianeta Venere. Il primo incontro della cometa con la terra avvenne durante l'Esodo israelita, nel 1500 a.c. In quell' occasione, Velikovsky non è ancora sicuro, la terra si fermò del tutto o subì un improvviso rallentamento. Comunque sia, il nostro sapiente dottore percepisce distintamente che questo evento ebbe delle conseguenze inerziali disastrose. La superficie della terra esplose letteralmente: alcune montagne crollarono, altre sorsero, ci furono inondazioni, uragani, tempeste di sabbia e incendi, i mari ribollirono, i fiumi si tinsero del colore del sangue, cadde una pioggia di rocce mentre una gigantesca scintilla scoccava dalla terra per colpire la testa della cometa, e pioveva petrolio. Le automobili e gli aeroplani di oggi, dice Velikovsky, sono alimentati con carburante raffinato dai "residui di quella stella prorompente che vomitava fuoco e vapori vischiosi. .. ".

    Invano si cercheranno spiegazioni alla totale assenza di orientamenti latitudinali importanti nelle strutture geologiche originatesi da questi spostamenti, o al fatto che migliaia di antiche strutture relativamente delicate siano rimaste indisturbate dal grande sconvolgimento. Il più leggero slittamento della crosta terrestre, ad esempio, avrebbe alterato le linee verticali delle lunghe stalattiti di Carlsbad, la cui età va ben oltre la più antica delle catastrofi di Velikovsky. La lenta costruzione del delta del Mississippi, l'impercettibile erosione che produsse il Grand Canyon, la graduale recessione delle Cascate del Niagara e infiniti altri processi geologici hanno lasciato formazioni che ovviamente, non sono state disturbate per decine di migliaia di anni.

    Secondo Velikovsky, fu l'interruzione (o il rallentamento) della rotazione della terra a far sì che il Mar Rosso si dividesse nel preciso istante in cui Mosè tendeva il braccio, consentendo ai figli di Israele di attraversarlo sani e salvi prima che le onde inghiottissero i loro inseguitori egiziani. La cometa si allontanò poi temporaneamente per due mesi, per tornare giusto in tempo e provocare i tuoni, i lampi, il fumo, i terremoti e gli squilli di tromba con cui Mosè ricevette i dieci comandamenti sul Monte Sinai. Diversi anni dopo, un precipitato di carboidrati contenuto nella coda della cometa cadde sulla terra in forma di Manna, permettendo agli israeliani di vivere per quaranta anni. Velikovsky non spiega però, se si deve prestare fede al sedicesimo capitolo dell' Esodo, perché la Manna cessasse di cadere ogni settimo giorno della settimana.

    Dopo cinquantadue anni di quiete, la cometa tornò ancora. Questa visita coincise col tentativo riuscito di Giosuè di fermare il sole su Gabaon e la luna sulla valle di Aialon. Velikovsky non è sicuro nell'attribuire questo fenomeno alla cessazione del moto terrestre, o ad un'illusione creata dallo slittamento dell'asse terrestre durante la rotazione. In ogni caso, gli sconvolgimenti geologici avvennero un po' ovunque, solo che questa volta non ci fu l'enorme scintilla né l'inversione dei poli magnetici. I grandi chicchi di grandine, rimasti in prossimità della terra dalla prima visita della cometa, si abbatterono sui Cananei.

    Per diversi anni la terra si raffreddò e stabilizzò, causando piccole scosse locali. Una di queste fece opportunamente crollare le mura di Gerico, causando la distruzione della città maledetta nel momento stesso in cui i sacerdoti soffiavano nelle loro trombe per la settima volta. "Le tribù israelite credevano nella magia e pensarono che il rumore della terra venisse in risposta al suono dei corni d'ariete ... " ci rivela Velikovsky. A quanto pare il dottore è dell'idea che tutti i miracoli compiuti da Dio nel Vecchio Testamento siano così ben congegnati da poter essere spiegati attraverso fenomeni naturali.

    Sette secoli dopo i giorni di Giosuè, più o meno a metà dell' ottavo secolo avanti Cristo, si verificò una nuova serie di catastrofi. Responsabile di questi disastri fu l'approssimarsi alla terra del pianeta Marte, a cui vanno ascritti numerosi episodi del Vecchio Testamento come l'improvvisa distruzione dell'esercito di Sennacherib, o i vari terremoti profetizzati da Amos, Isaia e così via.

    _ Potrà essere interessante notare, en passant, che Velikovsky utilizza l'approssimarsi di Marte per spiegare quella che è forse la più incredibile previsione scientifica di tutti i tempi. Nei Viaggi di Gulliver, Swift accenna casualmente al fatto che gli astronomi di Laputa avevano scoperto i due satelliti di Marte. Marte ha effettivamente due lune, individuate però solo dopo centocinquantasei anni. Ci vollero cento anni perché si costruisse un telescopio abbastanza potente da poterle vedere! In ogni caso le previsioni di Swift sui periodi di rivoluzione coincidono esattamente con quelli reali. Una delle lune, Fobos, segue la stessa direzione di rotazione di Marte impiegando però solo un terzo del tempo; in tal modo sembra che sorga a occidente e tramonti ad oriente. È il solo corpo celeste conosciuto nell'universo che ruoti intorno ad un corpo centrale più velocemente del corpo stesso; eppure anche questa constatazione è inclusa nella breve descrizionee di Swift! Velikovsky è del parere che Swift attinse le sue informazioni da antichi manoscritti, scoperti per caso, e che si basavano su reali osservazioni delle lune, effettuate quando Marte si avvicinò alla terra. Il dottore ritiene che questo spieghi inoltre il perché, nella mitologia greca, il carro di Marte sia trascinato da due cavalli, i due cavalli da cui le lune presero il nome.

    In tutto Worlds in Collision, le prove raccolte da Velikovsky a conferma delle sue teorie consistono in leggende che riflettono il ricordo di antiche catastrofi. L'operazione di assemblaggio di una tale raccolta è molto più semplice di quanto si possa pensare. Le leggende sono difficili da datare, inoltre nelle varie tradizioni popolari di una cultura è possibile trovare risposte quasi a ogni tipo di miracolo naturale immaginabile. È sufficiente setacciare accuratamente letteratura e mitologia, copiare i racconti giusti e ignorare gli altri. Ma anche così, queste antiche reminiscenze non sempre soddisfano Velikovsky. In questi casi, egli attribuisce il silenzio ad una "amnesia collettiva" .

    Benché Worlds in Collision non sia più oggetto di considerazioni serie, è sorprendente il numero di recensori che colse in contropiede. John J. O'Neill, redattore scientifico del New York Herald Tribune, descrisse il lavoro come "un magnifico capolavoro di ricerca erudita." Horace Kallen, cofondatore del New School for Social Research e docente di rispetto, scriveva: "Il vigore dell'immaginazione scientifica, 1'audacia della costruzione, la vastità dell'inchiesta e delle informazioni raccolte mi riempie di ammirazione." Gordon Atwater, al tempo segretario e curatore del New York City's Hayden Planetarium, dichiarò che "le teorie presentate dal dotto Velikovsky sono uniche e dovrebbero essere sottoposte al mondo della scienza affinché possano essere riesaminate le basi della scienza moderna." Ted Thackrey, redattore del New York Compass, suggerì che le scoperte di Velikovsky "gli assegnavano un posto nella storia contemporanea e futura accanto a Galileo, Newton, Keplero, Darwin, Einstein ... ". Il libro godette inoltre del favore entusiasta di Clifton Fadiman e di Fulton Oursler. Velikovsky costituisce un perfetto esempio di pseudo-scienziato: autodidatta nelle discipline in cui compie la maggior parte delle sue speculazioni, totalmente isolato dagli altri scienziati, motivato da una forte coazione a difendere dogmi con ragioni tutt' altro che scientifiche e dotato di una fede incrollabile nel valore rivoluzionario del suo lavoro e nella cecità dei suoi critici.

    Nacque in Russia nel 1895, dopo aver girovagato in Europa e nel Medio Oriente, ottenne il dottorato in Medicina all'Università di Mosca e si stabili in Palestina esercitando la professione di medico generico. Successivamente divenne psicoanalista, compiendo i suoi studi con Wilhelm Stekel a Vienna. Nel 1939 portò sua moglie e le sue due figlie a New York. Nei successivi nove anni, cito letteralmente, "aprì e chiuse la biblioteca della Columbia University". Fu probabilmente lì che effettuò le sue ricerche sulle comete.

    Velikovsky era un uomo alto, con le spalle leggermente curve, capelli argentati e lineamenti sottili, dai modi affascinanti e una parlantina convincente. La sua attitudine nei confronti di chi non condividesse le sue idee era di disarmante affabilità. "Se non avessi seguito il training psicoanalitico," disse ad un reporter, "avrei rivolto parole piuttosto dure ai miei critici." Naturalmente, è convinto che i grandi scienziati di tutto il mondo rifiutino di accettare il suo lavoro non perché lo ritengano errato, ma perché temono di tagliare il cordone ombelicale che li lega all' ortodossia scientifica.

    La ferma fiducia di Velikovsky in quanto abbiamo appena detto è dimostrata nell'articolo "Answer to My Critics" pubblicato in Harper's, giugno 1951. In esso parla della "furia veramente poco scientifica" con la quale gli scienziati hanno accolto il suo lavoro, e conia il termine "scotoma collettivo" (punto cieco) per definire la loro incapacità di intenderlo adeguatamente. Nutre poche speranze che le sue teorie vengano accettate dalle vecchie generazioni di studiosi che "hanno un interesse costituito nelle teorie ortodosse," e "sono quasi tutti psicologicamente incapaci di riapprendere." Guarda invece alle nuove generazioni, le cui menti sono più flessibili, per un riconoscimento definitivo.

    La risposta di Velikovsky fu seguita da un articolo del prof. John Stewart, un fisico astronomico di Princeton. Alle devastanti critiche del prof. Stewart rispose con una breve confutazione. Chiunque abbia una familiarità minima con la scienza moderna troverà i due articoli del dottor Velikovsky intrisi di espedienti. Ad esempio, Stewart sottolinea che nessuna legge di gravità e di movimento può spiegare la capacità della cometa di Velikovsky di interrompere la rotazione della terra, né di riavviarla, O la capacità di Marte di propellere Venere nella sua orbita attuale. Velikovsky fornisce a tutto questo una risposta molto semplice. Inventa delle forze elettromagnetiche capaci di fare esattamente quello di cui ha bisogno. Non c'è alcuna prova scientifica della potenza di queste forze. Esse svolgono la stessa funzione delle strane leggi ottiche di Cyrus Teed. Spiegano l'inspiegabile. Ma lo scienziato eremita è così convinto che tutti siano prevenuti, eccetto se stesso, da poter attaccare violentemente, con una faccia impassibile, gli "ortodossi" che si rifiutano di riconoscere queste energie immaginarie! "La reticenza ad ammettere l'esistenza di forze elettriche e magnetiche nella sfera celeste," scrive il dottore, " ... è in procinto di divenire un dogma a cui si ricorre per proteggere gli attuali insegnamenti sulle meccaniche celesti."

    Sotto l'abile scrittura di Velikovsky e il torrente di fatti addotti, di riferimenti, di note e citazioni raccolte durante i nove anni di ibernazione nella biblioteca della Columbia vi è una chiara, sebbene raramente espressa, premessa emotiva. "Fu nella primavera del 1940," ci racconta, "che mi sovvenne l'idea che nei giorni dell'Esodo, come raccontato esplicitamente in molti brani delle Scritture, doveva essersi abbattuta una grande catastrofe fisica ... ". Il Vecchio Testamento è scrittura sacra sia per il fondamentalismo che per il giudaismo tradizionale; e le teorie di Velikovsky, come quelle di Voliva, non sono altro che una razionalizzazione di credenze aprioristiche. Certo, il buon dottore è molto più colto e sofisticato del povero Voliva, così le sue fantasie sono meno ovvie.

    Se Velikovsky fosse stato il primo a sviluppare una teoria sulle catastrofi causate dalle comete, il suo libro avrebbe almeno avuto il merito di aprire un nuovo campo all'esplorazione pseudo-scientifica. Sfortunatamente, anche questo gli venne negato. Aveva due illustri predecessori, con teorie notevolmente simili. Ognuno di loro corroborò il proprio caso con gli stessi miti e leggende folcloristiche raccolte dal dottore, ed entrambi presentarono le loro teorie in armonia cogli stessi passi del Vecchio Testamento.

    William Whiston, uomo di chiesa britannico e matematico (successe a Newton come professore di matematica a Cambridge) pubblicò la sua New Theory of the Earth nel 1696. Nel frattempo tutti avevano perfettamente compreso che la terra è rotonda. I teologi avevano trovato molti brani, in tutta la Bibbia, che sembravano suggerire l'idea di una terra sferica. Gli stessi testi, utilizzati in precedenza per provare la piattezza - come "Colui che siede sulla volta della terra" (Isaia 40:22) - erano ora intesi come descrizioni di un globo. La visione del mondo newtoniana era nell' aria, e vi era un comprensibile desiderio di adattarla nel modo più conciso ai versetti della Bibbia.

    Secondo Whiston, il "caos" delle origini era la coda di una cometa gigante. "E la terra era senza forma, e disabitata; e le tenebre oscuravano il volto degli abissi." Da questo caos presero forma la terra, i pianeti e le loro lune. Le orbite costituite da cerchi perfetti. La terra compì il suo viaggio intorno al sole in trecentosessanta giorni esatti e la luna le ruotò intorno in trenta. Tuttavia la terra delle origini non girava sul suo asse, ed è per questo che i "giorni" della creazione erano effettivamente lunghi un anno. Solo dopo che Adamo ed Eva ebbero mangiato il frutto proibito la forza della cometa impresse alla terra il movimento rotatorio. L'atmosfera della terra, in quei tempi remoti, era calda e pulita. L'umidità era così finemente distribuita che non si formavano arcobaleni.

    Un venerdì, il 28 novembre del 2349 a.c., un'altra cometa, "guidata dalla Provvidenza Divina" visitò la terra, quale punizione divina di un mondo malvagio. I vapori acquei della coda della cometa si condensarono e caddero come pioggia per quaranta giorni e quaranta notti. È una fortuna che Noè riuscì a salvare dalla distruzione la sua famiglia ed un carico di animali. L'orbita terrestre fu schiacciata in un' ellissi, rendendo l'anno dell' attuale lunghezza. La rotazione della terra rallentò. Inizialmente Whiston attribuì il rallentamento all'inerzia causata dalle grandi quantità d'acqua assunte dalla terra, ma nelle edizioni successive del libro decise che un ruolo importante l'avessero giocato le forze magnetiche. Infine il cielo si schiarì, apparve per la prima volta l'arcobaleno e le acque lentamente si ritirarono nei "bacini" della terra. E tutto ciò è elaborato con abbondanza di dettagli matematici, di diagrammi e di raffinate annotazioni in greco. Decine di leggende attinte da varie culture sono citate a corroborare il resoconto biblico. Il clima degli ambienti scientifici dell'Inghilterra del XVII secolo era piuttosto favorevole all'ortodossia protestante, inoltre le conoscenze astronomiche e geologiche erano in una fase ancora così rudimentale che il lavoro di Whiston fu ben accolto dai suoi colleghi. Il grande Newton ed il filosofo inglese John Locke lodarono il libro. Non si deve perciò ritenere Whiston uno pseudo-scienziato della stessa pasta dei successivi sostenitori delle teorie dei cataclismi cometari. Dopo Whiston, l'idea di comete vaganti, responsabili dei grandi sconvolgimenti terrestri, continuò ad infiammare la fantasia degli pseudo-scienziati. Fu solo nel 1882, che una svolta veramente nuova venne data a queste speculazioni. In quell'anno Ignatius Donnelly, abitante del Minnesota ma di origini irlandesi, pubblicò un libro sensazionale intitolato Ragnarok. Donnelly fu uno dei più caratteristici personaggi politici d'America. Pur senza alcuna educazione accademica, fu ben presto ammesso alla professione forense e non molto tempo dopo la sua impetuosa eloquenza e le idee riformistiche in agricoltura gli valsero il posto di vice-governatore del Minnesota. Aveva solo ventotto anni. Quattro anni dopo fu eletto membro del Congresso degli Stati Uniti e successivamente senatore. Riformista con inclinazioni radicali, per anni pubblicò un settimanale intitolato Anti-Monopolist. Il suo romanzo, Doctor Huguet, fu un toccante appello alla tolleranza razziale, e il suo secondo romanzo Caesar's Column rappresentò uno dei primi esempi del sogno americano: "Non può accadere qui". Il romanzo ricevette i sinceri apprezzamenti di Hawthorne e vendette oltre un milione di copie. Quando morì, nel 1901, Donnelly era il candidato populista alla vice-presidenza.

    A Donnelly fu giustamente assegnato il titolo di Principe degli stolti americani. Generalmente gli pseudo-scienziati sono ossessionati da un unico tema, Donnelly ne aveva tre: l'esistenza di Atlantide, un messaggio in codice nascosto nei drammi di Shakespeare (ne attribuisce la paternità a Francis Bacon) e gli effetti catastrofici del passaggio di una cometa. Per il momento ci occuperemo solamente di Ragnarok.

    L'editore D. Appleton and Company pubblicò il libro e il successo fu immediato. Gli scienziati lo ignorarono, ma l'accoglienza dei giornali popolari fu favorele. È interessante notare l'estrema somiglianza tra questi brani e gli estratti, citati in precedenza, delle recensioni all' opera di Velikovsky. "È un'impresa audace scriveva un critico, "ed è la sua stessa audacia a conferirgli un fascino particolare. L'ampia portata dello studio e la molteplicità delle testimonianze, di ogni età e provenienza, che l'autore passa in rassegna regalano al lettore una sensazione decisamente nuova ... ". Un'altra rivista commentò: "Ragnarok propone una nuova teoria ... coerente in tutte le sue componenti, plausibile, non in contrasto con alcuno degli insegnamenti della scienza moderna e curiosamente " supportata dalle tradizioni dell'umanità. Se la teoria si rivela vera ... rivoluzionerà le attuali conoscenze geologiche."

    La parola "Ragnarok" proviene da un'antica leggenda scandinava e significa "pioggia di polvere". Donnelly dedica duecento pagine ai miti di ogni provenienza che raccontano di questo antico evento catastrofico, a suo parere causato dal1a cometa gigante. La cometa piombò improvvisamente sulla terra accompagnata da "un fragore terrificante; tuoni che superavano ogni altro tuono mai udito sulla terra, mugghii, strepiti e sibili che scossero il globo ... da una tempesta di pietre, ciottoli e polvere minuta ... che colmò le valli, divelse e sgretolò i monti cambiando l'aspetto del mondo abitabile ... mentre attraverso il turbine di detriti si colgono i lampi dell'abbagliante mostro infuocato, domina per ogni dove un calore infernale ... ".

    Dopo il passaggio della cometa e l'esaurimento dei grandi incendi, il mondo conobbe un periodo di tenebre che segnò l'inizio dell'era glaciale. Donnelly rifiutò la teoria, piuttosto diffusa tra i geologi dell' epoca, che i depositi "morenici" di argilla e ghiaia non stratificate presenti in diversi luoghi del mondo, fossero prodotti dallo spostamento dei ghiacciai. Secondo lui provenivano invece dalla polvere congelata della coda della cometa. Fiorenti città vennero demolite dalle convulsioni della terra. Il Libro di Giobbe, la storia di Sodoma e Gomorra e altre storie del Vecchio Testamento ricordano l'evento. A riguardo del miracolo di Giosuè, scrive:

    Ed anche quell' evento meraviglioso così beffeggiato dal pensiero moderno, 1'arrestarsi del sole al comando di Giosuè, potrebbe essere, dopo tutto, una reminiscenza della catastrofe ... Nelle leggende d'America, leggiamo che il sole rimase immobile, ed Ovidio ci dice che "un giorno fu perduto." Chi può dire quali circostanze accompagnarono un evento talmente violento da aprire nel globo immensi crepacci? È quantomeno curioso che in Giosuè (Capitolo X) l'arrestarsi del sole fu seguito da una pioggia di pietre che causò la morte di intere moltitudini.

    Donnelly il riformatore, non poté resistere alla tentazione di chiudere il libro con una critica alla plutocrazia. Rivolgendosi ad "Epulone" il ricco, invocò: "apri il tuo cuore. Dedica il tuo intelletto a dare il giusto valore al lavoro, affinché l'abbondanza e la felicità, la luce e la speranza possano dimorare in ogni cuore. E un siffatto mondo Dio difenderà dalle comete col suo potente braccio destro, e gli angeli esulteranno in cielo."

    È difficile stabilire in che misura Donnelly credesse veramente alle affermazioni scientifiche avanzate nel libro. C'era un tocco di ciarlataneria in lui, ed è probabile che Ragnarok sia stato scritto col primo intento di attirare l'attenzione del pubblico, e quindi, denaro. In ogni caso, l'astronomia e la geologia avevano fatto grandi passi dai tempi di Whiston, così la sua cometa sfiorò appena l'ambiente scientifico destando ben poca attenzione.

    Dodici anni dopo la morte di Donnelly, Hans Horbinger un ingegnere minerario viennese, in collaborazione con un astronomo dilettante, pubblicò il monumentale Glazial-Kosmogonie, di ben settecentonovanta pagine. È uno dei grandi classici della storia della scienza più folle, zeppo di fotografie e diagrammi elaborati, appesantito dalla minuziosità dell' erudizione germanica e dalla prima all'ultima pagina completamente privo di valore. Come se i tedeschi, così superiori in gran parte delle discipline scientifiche, rifiutassero di essere superati anche nel campo della pseudo-scienza.

    Quando fece la sua apparizione, il libro provocò la rabbiosa reazione degli astronomi tedeschi; ma nel clima misticheggiante e anti-intellettuale che accompagnò l'ascesa del movimento nazista, le sue teorie fantastiche raccolsero ben presto milioni di fanatici sostenitori. Il culto si diffuse con 1'abbreviazione WEL, le iniziali di Welt-Eis-Lehre (Teoria del Ghiaccio Cosmico); un termine utilizzato da Horbinger per descrivere la sua teoria.

    Secondo Willy Ley, l'astronomo esperto che viveva allora in Germania, il WEL svolse quasi le funzioni di un partito politico. Pubblicava opuscoli, manifesti e volantini pubblicitari. Furono stampate dozzine di libri popolari che ne descrivevano le idee, mentre il culto stesso manteneva una rivista mensile intitolata The Key to World Events. I discepoli si recavano spesso a raduni scientifici, ricorda Ley (in un articolo "Pseudo-Science in Naziland", Astounding Science Fiction, maggio 1947), per interrompere gli oratori al grido di "Basta con l'ortodossia astronomica! Vogliamo Horbinger!"

    La paranoia dell'autore non era neanche ben occultata. In una lettera a Ley scriveva: " ... o crede in me, e si apre alla conoscenza, oppure dovrò trattarla ..:. come un nemico." Tra i suoi "nemici", naturalmente, erano inclusi tutti i principali astronomi del mondo. L'ingegnere viennese era convinto che le sue teorie fossero rifiutate solo perché non aveva un riconoscimento ufficiale.

    Horbinger era affascinato dalle lune piuttosto che dalle comete. Prima che la terra catturasse il suo satellite attuale, la Luna, ne aveva almeno sei, o forse più. Tutti i sismi geologici che Donnelly attribuiva alle comete erano, dallo pseudo-scienziato tedesco, addebitati a questi antichi satelliti.

    I più importante, tra i satelliti culturali attratti da Horbinger, fu uno studente di mitologia britannico, Hans Schindler Bellamy. Dopo la morte di Horbinger, nel 1931, Bellamy scrisse la stesura definitiva, in inglese, del WEL supportandolo con oltre cinquecento leggende tratte dalle tradizioni popolari di tutto il mondo. Intitolato Moons, Myths, and Man, il libro fu pubblicato per la prima volta dalla Faber and Faber di Londra, Harper curò l'edizione americana, nel 1936, e l'anno seguente la Faber and Faber lo ripubblicò in forma revisionata. Il breve resoconto di WEL che seguirà è tratto principalmente da questo lavoro.

    Lo spazio, secondo Horbinger, è pieno di idrogeno rarefatto. Esso offre una resistenza sufficiente perché i pianeti e i satelliti si muovano in lente spirali in direzione del corpo centrale. Infine, tutti i pianeti si uniranno al sole. Talvolta i pianeti più piccoli, nel loro viaggio centripeto, vengono attratti da pianeti più grandi e divengono lune. Bellamy è interessato principalmente all'ultimo satellite che precedette la Luna, poiché l'uomo aveva già fatto la sua comparsa prima che si compisse il suo ciclo di nascita e morte, e fu quindi in grado di trasmettere, sotto forma di leggende, una descrizione estremamente dettagliata di ciò che accadde. I miti, disse, "sono storia fossile". Il loro studio costituisce "una nuova scienza della cultura pre-lunare."

    La luna del terziario, come la chiama Bellamy, era leggermente più piccola di quella attuale. Avvicinandosi alla terra prese a ruotarle intorno sempre più velocemente. Gli oceani vennero sospinti in una" cinta d'acqua", una specie di fascia, alta e sottile in prossimità dell' equatore. il resto della terra conobbe un' epoca glaciale. Per sfuggire al gelo, gli uomini migrarono in "isole rifugio" o zone d'alta montagna disposte sui due lati della fascia: Messico, Tibet, Altopiani dell' Abissinia, la Meseta boliviana. Di enormi dimensioni, la luna prese presto a roteare intorno alla terra sei volte al giorno, eclissando il sole tre volte e altre tre venendo eclissata a sua volta dall'ombra della terra. I buchi sulla sua superficie furono scambiati per scaglie e diedero origine alle leggende sui draghi e sui mostri volanti. Fu il "Diavolo" del folclore cristiano-giudaico.

    Infine, l'attrazione della terra divenne più forte della forza di coesione che la teneva unita e prese a sgretolarsi. Lo spesso strato di ghiaccio che ne rivestiva la superficie si spaccò e si sciolse provocando grandi piogge ed enormi grandinate. Infine venne una cascata di rocce, provenienti dalla disgregazione della luna stessa. La terra fu devastata dal mostro. Violenti terremoti ed un'intensa attività vulcanica le restituirono velocemente la sua forma sferica. La "cinta d'acqua" rifluì sulla terra. Fu il diluvio di Noè e la base di altre leggende su una grande alluvione. Qua e là, tuttavia, qualcuno riuscì a salvarsi.

    Non senza tenerezza lasciamo questo capitolo sull'Arca. Quel passo della Genesi ha sempre attratto la nostra immaginazione; da piccoli, al catechismo, era il testo che preferivamo; crescendo, e cominciando a dubitare per mancanza di una chiara spiegazione mitologica, di molti passi oscuri della Bibbia, rimase uno dei pochi brani che sentivamo potesse essere basato su fatti realmente accaduti. In realtà, allo scadere dell'Eone Terziario più di un'arca venne sballottata nel rollio delle onde del diluvio, le culle di una nuova razza ... Noi stessi potremmo discendere da uno di quegli eroi del diluvio - a meno che quei nostri antenati non abbiano trovato rifugio su qualche picco montano o in altro modo.

    Le leggende sull'uccisione di draghi o sulle battaglie tra divinità e mostri riflettono la distruzione del satellite. Un periodo di quiete e di temperature miti discese sulla terra senza luna. I miti del paradiso si ricollegano a questa epoca, che terminò quando la Luna, il nostro attuale satellite, venne attratta. L'entrata in orbita della Luna spedì la terra in un nuovo parossismo di sconvolgimenti. L'asse slittò, i poli si ghiacciarono, il continente di Atlantide venne sommerso ed ebbe inizio l'era geologica del Quaternario.

    Bellamy calcolò che 1'attrazione della Luna avvenne circa tredicimilacinquecento anni fa. Non solo vi sono leggende che la descrivono, ma anche memorie razziali subconsce. "Da ragazzo," scrive, "avevo frequenti, vivide visioni di una grande luna ... dotata di uno splendore abbagliante e così vicina che potevo quasi toccarne la superficie. Si muoveva rapida nel cielo. Improvvisamente cambiò aspetto e - quasi esplodendo - si sgretolò in frammenti che tuttavia non vennero giù subito. Poi la terra sotto di me cominciò ad ondeggiare e a sollevarsi, un terrore paralizzante si impadroniva di me - e mi svegliavo con la spiacevole sensazione che si ha dopo un terribile incubo."

    Tempo dopo, quando per la prima volta sbirciò la luna con un telescopio, trovò che la sua superficie butterata era di un'inquietante famigliarità. Nel 1921, venne a conoscenza della teoria di Horbinger, e con sua sorpresa, trovò che lo scrittore austriaco descriveva il suo sogno. "Da quel momento ho chiesto spesso alla mia mente di regalarmi un altro dei miei sogni cosmologici, ma invano. I miei sforzi mentali devono aver shockato le cellule che riproducevano il ricordo di quell'epoca morta. O, forse, la scoperta di una soluzione completamente soddisfacente di quel sogno, ne ha reso inutile un'ulteriore ripetizione."

    Tra i numerosi altri libri di Bellamy, due sono sufficientemente eccentrici da meritare la menzione. The Book of Revelation is History si propone come il commentario definitivo di tutti i commentari dell'Apocalisse. Considera la visione di San Giovanni come la fattuale registrazione della fine del Terziario. Un commentario alla Genesi intitolato In the Beginning God, ha un approccio simile. La Genesi non è il resoconto della creazione, ma della nuova creazione dopo l'ultima catastrofe. Espone una nuova interpretazione della storia della formazione di Eva dalla costola di Adamo. Sarebbe il ricordo del primo parto cesareo avuto da un'eroina del diluvio. Però, per qualche ragione venne mitizzato il sesso sbagliato!

    Secondo Horbinger, la luna odierna ha intrapreso risolutamente un percorso a spirale verso la terra. Un rivestimento di ghiaccio spesso centoquaranta miglia circonda la sua superficie. Simili rivestimenti di ghiaccio avvolgono Mercurio, Venere e Marte. Su Marte, il mare ghiacciato si estende in profondità per duecentocinquanta miglia. Le fratture superficiali della crosta ci appaiono come "i canali". La Via Lattea è un anello di giganteschi blocchi di ghiaccio. Quando qualcuno ricordò a Horbinger che la fotografia aveva provato che la Via Lattea consiste di miliardi di stelle, la sua risposta fu secca e diretta. Le foto, erano contraffatte.

    Gli enormi blocchi di ghiaccio ruotano a spirale verso il centro del sistema solaare. Quando uno di loro cade sul sole provoca una macchia solare. Il ghiaccio viene immediatamente vaporizzato e la nube è sospinta nello spazio dove si solidifica in una sottile polvere cosmica. Questo ghiaccio ricopre tutti i pianeti eccetto la terra. Per ragioni troppo complesse da indagare in questo breve spazio, le influenze del ghiaccio cosmico sulla terra si riducono alla formazione di cirri ad alta quota e di violente grandinate occasionali.

    "Individuare i punti deboli di questa teoria" scriveva Willy Ley, "è facile - e piacevole - come cogliere maggiolini da un' aiuola infestata." Ma gli astronomi tedeschi smisero di ridere quando il culto cominciò a diffondersi. I suoi membri furono talmente bravi a combinare il WEL con la filosofia politica nazista, che il Ministero della Propaganda fu costretto ad affermare, "si è dei buoni nazional socialisti anche senza credere nel WEL". Ley cita i seguenti estratti dagli scritti propagandistici del culto:

    "I nostri antenati nordici crebbero forti nel ghiaccio e nella neve; la fede nel Mondo di Ghiaccio è perciò l'eredità naturale dell'Uomo nordico."

    "Così come ci voleva un figlio della cultura austriaca - Hitler! - per mettere i politicanti ebrei al loro posto, ci voleva un austriaco per liberare il mondo dalla scienza giudea."

    "Il Fuhrer, ha dimostrato con la sua vita quanto un cosiddetto 'dilettante' possa essere superiore ai falsi professionisti; ci voleva un altro 'dilettante' per darci una comprensione completa dell'universo."

    I passi summenzionati rivelano con terribile chiarezza la facilità con cui la paranoia del maestro trova echi nelle derive paranoiche dei discepoli fanatici.

    È interessante notare che i libri di Velikovsky non fanno menzione della teoria rivale di Horbinger, né della geniale documentazione sul folklore di Bellamy, sebbene il numero di seguaci del dottore sia abbondantemente superato da quelli del WEL. Nella Germania e nell'Inghilterra di oggi potrebbero vivere ancora più di un milione di membri. Lo Horbinger Institute continua a prosperare nel Reich. La filiale inglese è tuttora indaffarata a diffondere libri, opuscoli e periodici. "Le conferme definitive della teoria" affermava recentemente un volantino diffuso a Londra "attendono la conclusione vittoriosa del primo volo interplanetario, una questione di grande interesse per l'Istituto."

    Le dottrine pseudo-scientifiche sono difficili da debellare. Ci volle il volo di Byrd sul Polo nord per affibbiare il colpo di grazia al "buco di Symmes". Probabilmente la Teoria del Ghiaccio Cosmico continuerà a trovare discepoli finché una navicella spaziale non atterrerà sui crateri di una luna senza ghiaccio.


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    (*) E' doveroso dire, per alcune cose dette nel testo, che questo libro fu pubblicato negli USA nel 1957 dalla Dover.


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    La vera origine della terra e de
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

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    Predefinito Rif: La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)






















    Ci sono astronomie che hanno immaginato un mondo basandosi sulla pura speculazione e su pulsioni mistiche, non per dirci come sia il cosmo visibile, ma quali sono le forze invisibili e spirituali che lo attraversano e ci determinano, come in questa edizione settecentesca delle opere del mistico Jakob Bφhme, vissuto tra XVI e XVII secolo.
    Vi sono astronomie che, anche se fondate sull'osservazione e sull'esperienza, hanno tuttavia immaginato spiegazioni che noi oggi riteniamo false. Basta osservare la spiegazione che Athanasius Kircher nel suo Mundus subterraneus, del 1665, da delle macchie solari come sbuffi di vapore emanati dalla superficie della stella. Ingenuo, ma ingegnoso.
    Vi sono astronomie che, sulla base di dati appurati dalla scienza della loro epoca, hanno tentato di andare oltre, di immaginare prospettive che affascinano ancora la scienza contemporanea. Si veda Giordano Bruno, che ardisce rappresentare la pluralità e anzi l'infinità dei mondi.
    Ci sono poi coloro che hanno speso prodigi di sottigliezza per sostenere ipotesi a dir poco bizzarre. Per tornare a Kircher, egli applicava principi fisici e calcoli matematici, nella sua Turris Babel del 1679, per dimostrare come fosse impossibile far salire sino al cielo la torre di Babele: infatti, superata una certa altezza e raggiunto il peso dello stesso globo, essa avrebbe fatto ruotare di quarantacinque gradi l'asse terrestre.

    La forma della Terra

    Anassimene, nel VI secolo a.C., parlava di un rettangolo terrestre, fatto di terra e di acqua, e contornato dalla cornice dell'Oceano, che navigava su una sorta di cuscino di aria compressa.
    Era abbastanza realistico per gli antichi ritenere che la terra fosse piatta. Per Omero era un disco circondato dall'Oceano e ricoperta dalla calotta dei cieli, e un disco piatto era per Talete e per Ecateo di Mileto. Era più irrealistico pensare, come Pitagora, per ragioni mistico-matematiche, che fosse sferica. I pitagorici avevano elaborato un complesso sistema planetario in cui la terra non era neppure al centro dell'universo. Stava in periferia anche il sole, e tutte le sfere dei pianeti ruotavano intorno a un fuoco centrale. Tra l'altro, ciascuna sfera ruotando produceva un suono della gamma musicale, e per stabilire una esatta corrispondenza tra fenomeni sonori e fenomeni astronomici, era stato introdotto persino un pianeta inesistente, l'Antiterra. Nel loro furore matematico-musicale (e nel loro disprezzo per l'esperienza sensibile) i pitagorici non avevano considerato che se ogni pianeta produceva un suono della gamma, la loro musica mondana avrebbe prodotto una disgustosa dissonanza, come se un gatto saltasse di colpo sulla tastiera di un pianoforte. Ma questa idea la ritroviamo mille e più anni dopo in Boezio - e non dimentichiamo che Copernico era stato ispirato anche da principi matematico-estetici.
    Su osservazioni empiriche si erano invece basate le successive dimostrazioni della rotondità della terra. Che la terra fosse tonda lo sapeva naturalmente Tolomeo, altrimenti non avrebbe potuto dividerla in trecentosessanta gradi di meridiano, ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide, Archimede. E lo sapeva Erastostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre, calcolando la diversa inclinazione del sole, a mezzogiorno del solstizio di primavera, quando si rifletteva nel fondo dei pozzi di Alessandria e di Syene, o Assuan.
    Ma a proposito della terra piatta non esiste solo una storia dell'astronomia immaginaria, ma anche una storia immaginaria dell'astronomia, che sopravvive ancora oggi in molti ambienti scientifici, per non dire dell'opinione comune.
    Si provi a fare un esperimento, e si domandi a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare. La risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l'abisso cosmico.
    Il pensiero laico ottocentesco, irritato dal fatto che la Chiesa non avesse accettato l'ipotesi eliocentrica, ha attribuito a tutto il pensiero cristiano (patristico e scolastico) l'idea che la terra fosse piatta. L'idea si è rafforzata nel corso della lotta sostenuta dai sostenitori dell'ipotesi darwiniana contro ogni forma di fondamentalismo. Si trattava di dimostrare che, come si erano sbagliate circa la sfericità della terra, così le chiese potevano sbagliarsi circa l'origine delle specie. Si è quindi sfruttato il fatto che un autore cristiano del IV secolo come Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), siccome nella Bibbia l'universo viene descritto sul modello del Tabernacolo, e quindi in forma quadrangolare, si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perchè non poteva accettare l'idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero dovuto camminare con la testa all'ingiù.
    Infine era stato scoperto che un geografo bizantino del VI secolo, Cosma Indicopleuste, in una sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo biblico, aveva sostenuto che il cosmo fosse rettangolare, con un arco che sovrastava il pavimento piatto della Terra.



    La volta ricurva rimane celata ai nostri occhi dallo stereoma, ovvero dal velo del firmamento. Sotto si stende l'ecumene, ovvero tutta la terra sui cui abitiamo, che poggia sull'Oceano e monta per un declivio impercettibile e continuo verso nord-ovest, dove si erge una montagna talmente alta che la sua presenza sfugge al nostro occhio e la sua cima si confonde con le nubi. Il sole, mosso dagli angeli - a cui si debbono anche le piogge, i terremoti e tutti gli altri fenomeni atmosferici - passa al mattino da oriente verso il meridione, davanti alla montagna, e illumina il mondo, e alla sera risale a occidente e scompare dietro la montagna. Il ciclo inverso viene compiuto dalla luna e dalle stelle.
    Cosma ci mostra anche la terra come se la guardassimo dall'alto.



    C'è la cornice dell'Oceano, al di là del quale vi sono terre dove Noè abitava prima del diluvio. Verso l'oriente estremo di queste terre, separate dall'Oceano da regioni abitate da esseri mostruosi c'è il Paradiso Terrestre. Dal Paradiso si generano l'Eufrate, il Tigri e il Gange, che passano sotto l'Oceano e si gettano poi nel Golfo Persico, mentre il Nilo fa un percorso più tortuoso per le terre antidiluviane, entra nell'Oceano, riprende il suo cammino nelle basse regioni settentrionali, e più precisamente in terra d'Egitto, e si getta nel Golfo Romaico, e cioè nell'Ellesponto.
    Come ha dimostrato Jeffrey Burton Russell nel suo Inventing the flat Earth (New York, 1991), molti libri autorevoli di storia dell'astronomia, ancora studiati nelle scuole, asseriscono che la teoria di Cosma divenne l'opinione prevalente in tutto il Medioevo, che la Chiesa medievale insegnava che la terra era un disco piatto con Gerusalemme al centro, e che le stesse opere di Tolomeo rimasero ignote a tutto il Medioevo. Il fatto è che il testo di Cosma, scritto in greco, una lingua che il medioevo cristiano aveva dimenticato, fu reso noto al mondo occidentale solo nel 1706 e pubblicato in inglese nel 1897. Nessun autore medievale lo conosceva.
    Anche uno studente di prima liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra nell'imbuto infernale ed esce dall'altra parte vedendo stelle sconosciute ai piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo che la terra era tonda. Ma della stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato cercare di circumnavigarla. Colombo invece, buon navigatore, ma astronomo pessimo, pensava che la terra fosse più piccola di quel che era. Naturalmente nè lui nè i dotti di Salamanca sospettavano che tra l'Europa e l'Asia stesse un altro continente. Avendo ragione, i dottori di Salamanca avevano torto; e Colombo, avendo torto, ha perseguito con costanza il proprio errore e ha avuto ragione - per serendipità.
    Come si è diffusa l'idea che il Medioevo considerasse la terra un disco piatto? Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di acribia scientifica) calcolava la lunghezza dell'equatore in ottantamila stadi. Quindi pensava che la terra fosse sferica. Però proprio nei manoscritti di Isidoro appare un diagramma che ha ispirato molte rappresentazioni del nostro pianeta, la cosiddetta mappa a T .

    La parte superiore rappresenta l'Asia, in alto, perchè in Asia stava secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da un lato il Mar Nero e dall'altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l'Europa e quello a destra l'Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell'Oceano.
    L'impressione che la terra fosse vista come un cerchio è data dalle mappe che illustrano i commentari all'Apocalisse di Beato di Liebana, un testo scritto nell'ottavo secolo ma che, illustrato da minatori mozarabici nei secoli successivi, ha largamente influenzato l'arte delle abbazie romaniche e delle cattedrali gotiche - e il modello si ritrova in innumerevoli altri manoscritti miniati.
    Come era possibile che persone che ritenevano la terra sferica facessero mappe dove si vedeva una terra piatta? La prima spiegazione è che lo facciamo anche noi. Criticare la piattezza di queste mappe sarebbe come criticare la piattezza di un nostro atlante contemporaneo. Si trattava di una forma ingenua e convenzionale di proiezione cartografica. Si potrebbe obiettare che negli stessi secoli gli arabi avevano prodotto mappe più veritiere, anche se spesso avevano la brutta abitudine di rappresentare il nord in basso e il sud in alto, come si vede ancora in questa mappa cinquecentesca dal Petri Apiani Cosmographia di Gemma Frisius.


    Ma dobbiamo tenere in considerazione altri elementi. Il primo ci viene suggerito da sant'Agostino, il quale ha ben presente il dibattito aperto da Lattanzio sul cosmo a forma di tabernacolo, ma al tempo stesso conosce le opinioni degli antichi sulla sfericità del globo. La conclusione di Agostino è che non bisogna lasciarsi impressionare dalla descrizione del tabernacolo biblico perchè si sa, la sacra scrittura parla spesso per metafore, e forse la terra è sferica. Ma siccome sapere se sia sferica o no non serve a salvarsi l'anima, si puù ignorare la questione.
    Questo non vuole dire, che, come è stato sovente insinuato, non ci fosse una astronomia medievale. Basti citare l'episodio di Gerberto d'Aurillac, il papa Silvestro II del X secolo, che per avere una edizione della Farsaglia di Lucano promette in cambio una sfera armillare in cuoio (e non sapendo che la Farsaglia era stata lasciata incompleta dalla morte di Lucano), ricevendo un manoscritto mutilo, dà in cambio solo mezza sfera armillare. Segno della grande attenzione del primo Medioevo per la cultura classica, da un lato, ma al tempo stesso dei suoi interessi astronomici. Tra XII e XIII secolo vengono tradotti l'Almagesto di Tolomeo e poi il De coelo di Aristotele). Come tutti sappiamo, una delle materie del Quadrivio insegnato nelle scuole medievali era l'astronomia, ed è del XIII secolo quel Tractatus de sphaera mundi di Giovanni di Sacrobosco che, ricalcato su Tolomeo, costituirà una autorità indiscussa per alcuni secoli a venire.
    Tuttavia è pur vero che a lungo le nozioni geografiche e astronomiche pervengono confusamente da autori più tardi come Plinio o Solino, e la preoccupazione astronomica non era certo prevalente. La visione del cosmo tolemaico, magari pervenuta per vie indirette, era quella teologicamente più attendibile. Come aveva insegnato Aristotele, ogni elemento del mondo doveva tenersi nel proprio luogo naturale, dal quale poteva essere mosso solo per violenza e non per natura. Il luogo naturale dell'elemento terrestre era il centro del mondo, mentre acqua e aria dovevano tenere una posizione intermedia e il fuoco stava alla periferia. Era una visione ragionevole e tranquillizzante, e al postutto su questa immagine dell'universo Dante aveva potuto immaginare il suo viaggio nei tre regni dell'oltretomba. E se questa rappresentazione non rendeva conto di tutti i fenomeni celesti, lo stesso Tolomeo si era ingegnato a introdurvi aggiustamenti e correzioni, come la teoria degli epicicli e dei deferenti, in base alla quale, per spiegare vari fenomeni astronomici, come le accelerazioni, le stazioni, le retrogradazioni e le variazioni di distanza dei vari pianeti, si supponeva che ogni pianeta compisse una rivoluzione intorno alla terra attraverso una circonferenza maggiore, il deferente, ma tracciasse anche una rivoluzione, o epiciclo, intorno a un punto C del proprio deferente.
    Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di qualche scafista dell'epoca, non c'era possibilità di tracciare mappe adeguate. Esse erano puramente indicative, come le istruzioni della Guida dei pellegrini a Santiago di Compostella, e dicevano a un dipresso: "se vuoi andare da Roma a Gerusalemme procedi verso sud e chiedi strada facendo". Ora cercate di pensare alla carta delle linee ferroviarie che vi propone un qualsiasi orario che trovate in edicola. Nessuno da quella serie di nodi, in sè chiarissima se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma dell'Italia. La forma esatta dell'Italia non interessa chi deve andare alla stazione. I romani avevano tracciato una serie di strade che connettevano ogni città del mondo conosciuto, ma ecco come queste strade venivano rappresentate nella mappa detta Peutingeriana, dal nome di chi nel Quattrocento l'aveva riscoperta. La parte superiore rappresenta l'Europa, quella inferiore l'Africa, ma siamo esattamente nella situazione della mappa ferroviaria. Da questa mappa si possono vedere le strade, da dove partono e dove arrivano, ma non si indovina affatto nè la forma dell'Europa nè quella del Mediterraneo nè quella dell'Africa (e certamente i romani dovevano avere nozioni geografiche assai più precise. Ma non interessava la forma dei continenti bensì la notizia che, per esempio, c'era una strada che permetteva di andare da Marsiglia a Genova.
    Per il resto i viaggi medievali erano immaginari. Il Medioevo produce enciclopedie, Imagines Mundi che cercano maggiormente di soddisfare il gusto del meraviglioso, raccontando di paesi, lontani e inaccessibili, e questi libri sono tutti scritti da persone che non avevano mai visto i luoghi di cui parlavano, perchè la forza della tradizione allora contava più che l'esperienza. Una mappa non intendeva rappresentare la forma della terra ma elencare le città e i popoli che si potevano incontrare.
    Ancora, la rappresentazione simbolica contava più della rappresentazione empirica. In questa mappa dal Rudimentum Novitiorum del 1475 quello che preoccupa il miniatore è di rappresentare Gerusalemme al centro della terra, non come si arriva a Gerusalemme. Tutto questo mentre mappe dello stesso periodo rappresentano già piuttosto bene l'Italia e il Mediterraneo.

    Nella mappa terrestre dalla Chronica di Norimberga (10), che pure è del 1493, accanto a una rappresentazione cartograficamente accettabile, vengono rappresentati i mostri misteriosi che si ritenevano abitare quelle contrade che la mappa rappresenta in modo non del tutto leggendario.

    La forma del cielo

    Tra quarto e terzo secolo a.C. Aristarco di Samo aveva avanzato una ipotesi eliocentrica, e lo ricordava anche Copernico. Plutarco ci racconta che Aristarco fu accusato di empietà proprio perchè aveva posto la terra in movimento, in modo da spiegare con la rotazione terrestre fenomeni astronomici che non si potevano giustificare altrimenti. Plutarco non approvava questa ipotesi e più tardi Tolomeo la giudicherà "ridicola". Aristarco era troppo in anticipo sui tempi, e può darsi che fosse arrivato alla sua conclusione per ragioni sbagliate. D'altra parte la storia dell'astronomia è curiosa. Un grande materialista come Epicuro coltivava una idea che è sopravvissuta a lungo tanto che ne discute ancora Gassendi nel XVII secolo, e che in ogni caso è testimoniata dal De rerum naturae di Lucrezio: il sole, la luna e le stelle (per molti serissimi motivi) non possono non possono essere nè più grandi nè più piccoli di quanto appaiono ai nostri sensi. Per cui Epicuro giudicava il che sole avesse un diametro di una trentina di centimetri.
    Il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico è del 1543. Noi pensiamo che di colpo il mondo si sia capovolto e parliamo di rivoluzione copernicana. Ma il Dialogo sui massimi sistemi di Galileo è del 1632 (ottantanove anni dopo) e sappiamo quali resistenze abbia incontrato. Forse non ci rendiamo conto di quanto, anche dopo Galileo, l'immagine del cosmo antico e medievale fosse radicata. Si veda una miniatura, del 1661 (Atlas Cellarius).

    Sembra una immagine del cosmo tolemaico, eppure vuole rappresentare il sistema di Copernico. Lo fa, 120 anni dopo la rivoluzione copernicana, ma con quanta accortezza! Sembra che non sia successo nulla, che il cosmo sia ancora come era prima! D'altra parte sia quella di Copernico sia quella di Galileo erano astronomie immaginarie, perchè si sbagliavano sulla forma delle orbite planetarie.
    Ma la più rigorosa delle astronomie immaginarie è stata quella di Tycho Brahe, grandissimo astronomo e maestro di Keplero, che aveva elaborato una soluzione terzaforzista: i pianeti ruotano intorno al sole, perchè altrimenti non si potrebbero spiegare molti fenomeni astronomici, ma il sole e i pianeti ruotano intorno alla terra, sempre immobile al centro dell'universo.
    L'ipotesi di Brahe viene presa per buona, per esempio, dai gesuiti, massimo tra essi Athanasius Kircher. Kircher era un uomo colto, e non poteva più accettare il sistema tolemaico. In una tavola dedicata ai sistemi solari, nel suo Iter Extaticum coeleste (edizione del 1660), ci fa vedere insieme al sistema platonico e a quello egizio, anche il sistema copernicano, che spiega con esattezza, ma aggiungendo "quem deinde secuti sunt pene omnes Mathematici Acatholici et nonnullis ex Catholicis, quibus nimirum ingenium et calamus prurit ad nova venditanda". Pertanto, non essendo di quella mala razza, Kircher sceglie Brahe.
    D'altra parte, contro l'idea di una terra che si muovesse intorno al sole, militavano argomenti fortissimi. Nella sua Historia Utriusque cosmi del 1617 Robert Fludd dimostra con argomenti meccanici che, se si deve fare girare una ruota, come quella celeste, è più facile farla girare esercitando una forza alla periferia, là in quelle sfere dove stava il Primo Mobile, che non agendo sul centro, dove i dissennati copernicani porrebbero e il sole e ogni forza generatrice di vita e di moto. Alessandro Tassoni, nel suo Dieci libri di pensieri diversi, del 1627, elenca una serie di ragioni per le quali il moto terrestre appariva impensabile.Argomento dell'Eclissi : levando la terra dal centro del mondo bisogna metterla o sotto o sopra la luna. Se la mettiamo sotto non ci sarà mai l'eclissi di sole perchè, la luna essendo sopra il sole o sopra la terra, non potrà mai frapporsi tra la terra e il sole. Se la mettiamo sopra, non ci sarà mai l'eclissi di luna perchè la terra non si potrà mai frapporre tra essa e il sole. E in più l'astronomia non potrebbe più predire le eclissi, perchè essa regola i suoi calcoli sui movimenti del sole, e se il sole non si muovesse la sua impresa sarebbe vana. Argomento degli Uccelli: se la terra girasse essi, quando volano verso occidente, non potrebbero mai tenere testa al suo giro, e non andrebbero mai innanzi.
    Cartesio, che propendeva per l'ipotesi galileiana ma non ha mai avuto il coraggio di pubblicare le sue opinioni in proposito, aveva elaborato una teoria abbastanza affascinante, quella dei vortici o tourbillons (Principia Philosophiae del 1664).
    Immaginava che i cieli fossero materia liquida, come un mare, che gira tutt'intorno formando come dei gorghi marini, dei vortici, appunto. Questi vortici trascinano i pianeti nel loro giro, e un vortice trascina la terra intorno al sole. Ma è il vortice che si muove. La terra sta immobile nel vortice che la trascina. L'accortezza di Cartesio stava nell'enunciare queste spiegazioni mirabolanti, che servivano a salvare la capra geocentrica con i cavoli eliocentrici, come pure ipotesi, e quindi non si metteva in contrasto con la verità riconosciuta dalla Chiesa.
    Come diceva Apollinaire, pitiι, pitι pour nous qui combattons aux frontiθres de l'illimitι et de l'avenir, pitiι pour nos pechιs, pitiι pour nos erreurs... Erano epoche in cui l'astronomo serio di errori poteva commetterne ancora molti, come accade a Galileo che col cannocchiale scopre l'anello di Saturno, ma non riesce a rendersi conto di che cosa si tratti.



    Le successive descrizioni galileiane delle osservazioni di Saturno

    (riportate rispettivamente nella lettera a Benedetto Castelli,

    1610, a Belisario Giunti, 1610 e a Giuliano de' Medici, 1611)

    A tutta prima dice di aver visto non una stella sola, bensì tre congiunte insieme in linea retta parallela all'equinoziale, e rappresenta quello che ha visto come tre cerchietti. Negli scritti successivi ritiene che Saturno possa apparire in forma di oliva , e infine parla non più di tre corpi o di una oliva, ma di "due mezze ellissi con due triangoletti oscurissimi nel mezzo di dette figure" e ci restituisce un Saturno molto simile a Topolino. Dell'anello parlerà più tardi solo Huygens.

    Come nasce l'universo?

    Per Anassimandro, che pure già parlava dell'eclittica, dal caos primigenio era esplosa una massa che aveva assunto la forma di un cilindro che sosteneva il disco terrestre. Per il mondo cristiano, come nascesse l'universo lo spiegava benissimo il Genesi. La serie quasi cinematografica di immagini che segue è contenuta nella Chronica di Norimberga, del 1493.

    Abbiamo Dio che crea gli angeli, ma al centro del mondo vi è ancora la Hyle, la materia primigenia; segue la transizione tra giorno e notte; poi il secondo giorno e (saltando per brevità) ecco il quarto giorno (con la terra che appare vista dal punto di vista divino, e cioè capovolta). Infine la creazione degli animali, quella dell'uomo, e il riposo del settimo giorno.

    Oggi potremmo sorridere su questa cosmogonia "fondamentalistica", ma ricordiamo che, sin dalle discussioni dei teologi medievali con i filosofi arabi e con lo stesso Aristotele, l'idea esecranda da respingere a ogni costo era quella dell'eternità del mondo. La Cronica ci ricorda che il mondo non è eterno bensì creato.

    Le longitudini

    Eppure, nello stesso periodo, la cultura europea, tra XVI e XVII secolo, è ossessionata da un grande problema al tempo stesso geografico e astronomico che è quello delle longitudini.
    Da che si era iniziata la scoperta dell'Oceano Pacifico il problema di tutte le grandi potenze europee era stato quello di come poter determinare la longitudine, e per la soluzione di questo problema, che già Cervantes chiamava del Punto Fijo, sin dal XVI secolo Filippo II di Spagna offriva una fortuna, e più tardi Filippo III prometteva seimila ducati di rendita perpetua e duemila di vitalizio, e gli Stati Generali d'Olanda trentamila fiorini. Nell'oceano il navigante non aveva altri punti di riferimento oltre agli astri. Ora, con gli appropriati strumenti nautici si poteva fissare la posizione del sole e delle stelle e conoscere la latitudine. Ma non c'erano mezzi per determinare il meridiano. Nel XVI secolo Mendaρa aveva probabilmente scoperto le Isole Salomone, era tornato in patria ad annunciare l'evento, gli si erano apprestate quattro navi per tornarvi e instaurarvi definitivamente il dominio del re di Spagna, e non era più riuscito a ritrovarle.
    L'unico modo per stabilire il meridiano era di appurare l'ora locale, conoscere quale ora fosse in quel momento sul meridiano di partenza, e calcolare che ogni ora di differenza corrispondeva a 15 gradi di longitudine. Ma per conoscere l'ora di casa era necessario avere a bordo un orologio che, malgrado il rollio della nave, funzionasse in modo esatto, e questo non è stato possibile sino al XVIII secolo con il cronometro marino di Harrison. Si erano allora elaborati i mezzi più fantasiosi, ma nessuno si era dimostrato attendibile. Il più atroce di questi metodi era basato sulla Polvere di Simpatia.
    La Polvere di Simpatia, o Unguento Armario, era una sostanza che si doveva spargere sull'arma che aveva prodotto una ferita, o su un panno intriso del sangue del ferito. In tal modo la ferita guariva più rapidamente. C'è una letteratura vastissima, nel Seicento, sull'Unguentum Armarium o Weapon Salve, e limiterò a riassumere la spiegazione fornita da Kenelm Digby nel suo Discours sur la poudre de sympathie. Quando la luce solare cade su un corpo, i suoi raggi ne rimbalzano staccando dal corpo degli atomi, che l'aria e il calore trasportano lontano. Il corpo che emana questi atomi non risente alcuna diminuzione, perchè gli atomi hanno natura infinitesimale, così come non ci accorgiamo della diminuzione delle sostanze che emanano profumo.
    Quando dunque si pone la Polvere su un panno sporco di sangue, o sull'arma ancora cosparsa di sangue, l'aria attira gli atomi del sangue e con essi gli atomi della Polvere. Dal canto proprio altri atomi fuoriescono dal sangue della ferita, e sono attirati dall'aria circostante. Quasi istantaneamente gli atomi del sangue, sia quelli provenienti dal panno o dall'arma che quelli provenienti dalla piaga, si incontrano, e vengono attirati dalla ferita, che è il loro luogo naturale. Pertanto la Polvere penetra nella carne e accelera la guarigione. All'obiezione se non fosse più facile porre direttamente la Polvere sulla piaga, si rispondeva non solo che questo era impossibile quando il ferito era lontano - ma che se si fosse posta direttamente la Polvere sulla piaga la sua forza corrosiva l'avrebbe irritata, mentre trasportata dall'aria essa donava solo la sua parte dolce e balsamica (il che ci richiama alla mente alcuni principi dell'omeopatia e del metodo della diluizione progressiva della sostanza medicamentosa).
    Ma, per lo stesso principio, se sull'arma che aveva colpito, anzichè la Polvere, si poneva una sostanza fortemente irritante, il ferito ne avrebbe ricevuto una impressione di dolore acuto. E veniamo ora alla faccenda delle longitudini. Si prendesse un cane, gli si procurasse un'ampia piaga, lo si caricasse su una nave in viaggio negli oceani, procurando di tenere la piaga aperta. Se ogni giorno a un'ora concordata, poniamo a mezzanotte, nel luogo di partenza qualcuno avesse posto una sostanza irritante sull'arma che aveva ferito il cane, il cane ne avrebbe risentito subito l'effetto e avrebbe guaito di dolore. In tal modo, sulla nave si poteva sapere che in quel momento era mezzanotte sul meridiano di partenza e, conoscendo l'ora locale, si poteva dedurre la longitudine.
    Non è stato appurato se il metodo sia stato usato, ma è certo che in alcuni testi dell'epoca se ne era parlato. Ma, se non si era usato questo metodo, se ne erano proposti molti altri, di natura più squisitamente astronomica, basati sulle maree, sulle eclissi lunari, sulle variazioni dell'ago magnetico, e uno basato sull'osservazione dei sui satelliti di Giove era stato proposto da Galileo agli olandesi. Benchè nessuno di questi metodi abbia mai veramente funzionato, l'immaginazione barocca, sul problema delle longitudini, si era scatenata, cercando di risolverlo nel quadro di una conoscenza totale di tutti i fenomeni universali.
    Kircher e il suo discepolo Caspar Schott ci parlano di una utopica Specula Melitense, che dicevano concepita nell'isola di Malta, che avrebbe dovuto essere una sorta di Mega Horologio, fatto di ruote e cicli artificiosamente disposti, forse come una di quelle meravigliose macchine che vediamo nelle incisioni del Ramelli. Avrebbe dovuto mostrare l'Orizzonte con il Rombo dei trentadue Venti e ospitare un Chronoscopium Universale, col calendario Giuliano e Gregoriano, capace di dire quando ricorressero le domeniche, di rappresentare l'eccedenza dell'anno solare rispetto a quello lunare (l'Epatta), il Circolo Solare, le Feste Mobili, noviluni, pleniluni, quadratura del Sole e della Luna. Ci sarebbero stati una Ruota con due Planisferi che mostrassero il Primo Mobile, l'Ottava Sfera e le Stelle Fisse. La specola avrebbe dovuto istruire sui fenomeni del flusso e del riflusso dei mari e sulle eclissi, assolvere le funzioni di un buon astrolabio, rivelare la quantità dei dμ e delle notti, l'altitudine del sole con la proporzione delle Ombre Rette, le ascensioni rette e oblique, la culminazione delle stelle fisse nei singoli anni, mesi e giorni. Avrebbe dovuto contenere in sette altre ruote tutta l'Astrologia, l'arte navigatoria, la medicina botanica, spagirica, chimica ed ermetica. E avrebbe esibito uno Speculum Cosmographicum col quale determinare l'ora in ogni parte del globo.
    Per sfortuna, o per fortuna, la Specula Melitense, se mai fu costruita, non ci è pervenuta. Ma di Kircher sono sopravvissute le tavole sciateriche,e basta sapere che per Kircher la sciaterica era la scienza delle ombre e che questo Sciatericon totius motus primi mobilis è un Calendario gregoriano realizzato tramite due orologi solari. L'orologio superiore è sormontato dagli aspetti della luna e dalle epatte. L'orologio inferiore presenta i mesi, la declinazione del sole, la durata del giorno, la durata del crepuscolo, le effemeridi dei santi, l'ora dell'occaso del sole, i nomi degli uomini illustri della Compagnia di Gesù, la durata della notte, i segni zodiacali. Nel settore centrale sono tracciati i numeri di base per il calcolo delle feste mobili.

    L'astrologia

    Per secoli l'astronomia è stata finalizzata all'astrologia, dalle civiltà più antiche ai secoli dell'era moderna. L'astrologia è sempre stata piω interessata ai rapporti tra un macrocosmo fantasioso e il microcosmo umano (come si vede in questa miniatura dal De sphaera estense, che mostra le influenze del pianeta Mercurio sulla vita umana) che al macrocosmo celeste quale ce lo poteva mostrare l'esperienza.


    L'infinità dei mondi

    Vagando tra mondi costruiti dall'immaginazione, l'astronomia immaginaria dei nostri antenati, venata di bagliori occultistici, ha saputo concepire una idea rivoluzionaria, quella della pluralità dei mondi. Essa era già presente negli atomisti antichi, in Democrito, Leucippo, Epicuro e Lucrezio. Come ci racconta Ippolito nei suoi Philosophoumena, se gli atomi sono in continuo movimento nel vuoto non possono che produrre infiniti mondi, diversi uno dall'altro, e in alcuni non vi sono nè Sole nè Luna, in altri le stelle sono più grandi che nel nostro, in altri ancora ben più numerose. Una ipotesi che per Epicuro, siccome non poteva essere contraddetta, doveva essere assunta per vera sino a che non fosse stata dimostrata falsa.
    Lucrezio (De rerum II 1052 sgg e 1064 sgg) nulla est finis: uti ducui, res ipsaque per se - vociferatur, et elucet natura profundi, ("non vi è limite al tutto, la cosa stessa lo grida, e l'essenza medesima del vuoto risulta evidente..." E continuava: "Perciò è sempre più necessario che tu riconosca che esistono altrove nell'universo altre unioni di corpi materiali, come è questa che l'etere cinge di un avido amplesso.")
    Sia il vuoto che la pluralità dei mondi erano stati contestati da Aristotele, e con Aristotele da grandi scolastici come Tommaso e Bacone. Ma il sospetto della pluralità dei mondi si presenterà in Ockham, Buridano, Nicola di Oresme e altri, quando si discuterè della infinita potentia Dei. Di una infinità dei mondi parleranno nel XV secolo Nicola Cusano e nel XVI secolo Giordano Bruno.
    Quale fosse il veleno contenuto in questa ipotesi emergerà più chiaramente quando se ne faranno sostenitori i nuovi epicurei, i libertini secenteschi. Visitare altri mondi, trovarvi degli abitanti, era eresia ben più pericolosa dell'ipotesi eliocentrica. Se ci sono infiniti mondi viene messa in questione l'unicità della redenzione: o il peccato di Adamo e la passione di Cristo sono solo un episodio marginale che riguarda la nostra terra ma non le altre creature divine, oppure il Golgota dovrebbe essersi ripetuto infinite volte su infiniti pianeti, togliendo la sua sublime unicità al sacrificio del Figlio dell'Uomo.
    Come ci ricorderà Fontenelle nei suoi Entretiens sur la pluralitι des mondes (1686), l'ipotesi era già presente nella teoria cartesiana dei vortici, perchè se ogni stella e trascina i suoi pianeti in un vortice, e un vortice maggiore trascina la stella, si potevano immaginare nel cielo infiniti vortici che trascinavano infiniti sistemi planetari.
    Con l'idea della pluralità dei mondi inizia nel Seicento la fantascienza moderna, dai viaggi di Cyrano di Bergerac negli imperi del Sole e della Luna, al The Man in the Moone di Godwin alla Discovery of a world in the Moone di Wilkins. Quanto ai modi per salire, non siamo ancora a Jules Verne. Cyrano la prima volta appende al corpo un gran numero di ampolle riempite di rugiada e il calore del sole, attirando la rugiada, lo fa salire in alto. Una seconda volta usa una macchina spinta da razzi. Godwin propone invece un aereo ante litteram propulso dagli uccelli.

    La fantascienza

    La fantascienza moderna, da Verne al nostro secolo, apre un altro capitolo delle astronomie immaginarie, in cui si sfruttano e si conducono all'estremo le ipotesi dell'astronomia e della cosmologia scientifica.Renato Giovannoli ha scritto un libro appassionante sulla Scienza della Fantascienza in cui non solo esamina tutte le ipotesi pseudo-scientifiche (ma spesso molto attendibili) elaborate dai racconti di anticipazione, ma mostra come la scienza della fantascienza costituisca un corpo abbastanza omogeneo di idee e topoi che ritornano da narratore a narratore, attraverso perfezionamenti e sviluppi successivi, dai cannoni caricati a nitroglicerina di Verne e dalle stanze antigravitazionali di Wells sino ai viaggi nel tempo, passando per le varie tecniche di astronavigazione, il viaggio in ibernazione, l'astronave come piccolo universo chiuso e ecologicamente autosufficiente con colture idroponiche, le infinite variazioni sul paradosso di Langevin, con l'astronauta che torna da un viaggio spaziale alla velocità della luce dieci anni più giovane del proprio fratello gemello. Per esempio Robert Heinlein in Time for the stars ha scritto la storia di due gemelli del genere che durante il viaggio comunicano telepaticamente, ma Tullio Regge nel suo Cronache dall'universo ha notato che, se i messaggi telepatici giungono istantaneamente, le risposte del fratello in viaggio dovrebbero arrivare prima della domanda.
    Un altro tema costante è quello dell'iperspazio che Heilein in Starman Jones descrive così, usando come modello una sciarpa: "Ecco Marte... Questo è Giove. Per andare da Marte a Giove lei deve percorrere questo tratto... Ma se io ripiegassi la sciarpa in modo che Marte si trovi al di sopra di Giove? Che cosa ci impedirebbe di attraversare il tratto che li separa?" Così la fantascienza è andata alla ricerca di punti anomali dell'universo dove lo spazio possa ripiegarsi su se stesso. Ha utilizzato anche ipotesi scientifiche, come i ponti di Einstein-Rosen, i buchi neri, i wormholes spaziotemporali, e Kurt Vonnegut ha teorizzato in Le sirene di Titano l'esistenza di tunnel iperspaziali, gli infundiboli cronosinclastici, mentre altri hanno inventato i tachioni, particelle più veloci della luce.
    Si sono discussi tutti i problemi del viaggio nel tempo, senza raddoppiamento e con raddoppiamento del cronoviaggiatore, compreso il famoso paradosso del nonno (se si tornasse indietro e si uccidesse il proprio nonno prima che si sposi, forse noi in quel momento scompariremmo), usando anche concetti elaborati da scienziati come Reichenbach nel suo The direction of time, a proposito di catene causali chiuse dove, almeno nel mondo subatomico, A causa B, B causa C e C causa A. Philip Dick in Counter-Clock world ha teorizzato l'inversione entropica. Fredric Brown ha scritto un racconto, The end, dove nella prima parte si ipotizza che il tempo sia un campo e che il professor Jones abbia trovato una macchina che inverte il campo temporale: Jones schiaccia un bottone, e la seconda parte della storia è costruita con le stesse parole della prima, ma in ordine inverso.
    E infine, giocando sulla antica teoria della infinità dei mondi, si sono immaginati universi paralleli, per cui Fredric Brown nel suo Assurdo universo ci ricorda che può esistere un numero infinito di universi coesistenti: "C'è per esempio un universo in cui in questo momento si svolge questa stessa scena, tranne che tu, o il tuo equivalente, porti scarpe marrone invece che scarpe nere... In un altro caso avrai una graffiatura su un dito, e in un altro corna purpuree..." Ma nella logica dei Mondi Possibili un filosofo come D.K. Lewis nel suo Counterfactuals del 1973 ha pure sostenuto: "Io sottolineo che non identifico in alcun modo i mondi possibili con rispettabili entità linguistiche. Io li assumo come rispettabili entità a pieno diritto. Quando professo un atteggiamento realistico intorno ai mondi possibili intendo essere preso alla lettera... Il nostro mondo attuale è solo un mondo tra gli altri... Voi credete già nel nostro mondo attuale. Io vi chiedo solo di credere in più cose di questo genere."
    Quanto separa molta fantascienza dalla scienza che l'ha preceduta o che la seguirà? Se i narratori di fantascienza leggono certamente gli scienziati, quanti scienziati hanno nutrito la loro immaginazione sui narratori di fantascienza? Quante delle astronomie immaginarie della fantascienza sono o saranno un giorno ancora immaginarie?
    Tommaso di Aquino (In Primum Sententiarum 8,1,2) distingue due tipi di rapporto morfologico tra causa ed effetto: la causa può assomigliare all'effetto, come una persona è simile al suo ritratto, oppure la causa può essere dissimile dall'effetto come accade col fuoco che causa il fumo: e in questa seconda categoria di cause Tommaso pone anche il sole, che produce calore ma in sè è freddo. Noi sorridiamo perchè a tale esempio lo conduceva la sua teoria delle sfere celesti, ma se un giorno si prenderà su serio la fusione fredda, non dovremo riconsiderare con rispetto anche l'idea dell'Aquinate?

    Il sole freddo e la terra cava

    Ma, a proposito del sole freddo, ci sono state astronomie più che immaginarie, e le diremo deliranti, che a quanto pare hanno ispirato pensieri e decisioni molto serie, anche se pochissimo apprezzabili.
    Sin dal 1925 negli ambienti nazisti si pubblicizzava la teoria di uno pseudo scienziato austriaco, Hans Hφrbiger, chiamata WEL, vale a dire Welteislehre, o teoria del ghiaccio eterno. Essa aveva goduto dei favori di uomini come Rosenberg e Himmler. Ma con l'ascesa di Hitler al potere Hφrbiger fu preso sul serio anche in alcuni ambienti scientifici, per esempio da studiosi come Lenard, che aveva scoperto i raggi X con Roentgen. La teoria del ghiaccio eterno era stata esposta sin dal 1913 da Philip Fauth nel suo Glacial-Kosmogonie , con un enorme apparato pseudo-scientifico. Il cosmo è il teatro di una lotta eterna tra ghiaccio e fuoco, che produce non una evoluzione ma un alternarsi di cicli, o di epoche. C'era un tempo un enorme corpo ad alta temperatura, milioni di volte più grande del sole, che era entrato in collisione con una immensa accumulazione di ghiaccio cosmico. La massa di ghiaccio era penetrata in questo corpo incandescente, e dopo aver lavorato al suo interno come vapore per centinaia di milioni di anni, aveva fatto esplodere il tutto. Vari frammenti sono stati proiettati sia nello spazio ghiacciato che in una zona intermedia dove hanno costituito il sistema solare. La Luna, Marte, Giove e Saturno, sono ghiacciati, e un anello di ghiaccio è la via Lattea, nella quale l'astronomia tradizionale vede delle stelle; ma si tratta di trucchi fotografici. Le macchie solari sono prodotte da blocchi di ghiaccio che si staccano da Giove.
    Ora la forza dell'esplosione originaria va diminuendo e ogni pianeta non compie una rivoluzione ellittica, come erroneamente crede la scienza ufficiale, ma una approssimazione a spirale (impercettibile) intorno al pianeta maggiore che lo attira. Alla fine del ciclo in cui stiamo vivendo, la Luna si approssimerà sempre più sulla Terra, facendo via via alzare le acque degli oceani, sommergendo i tropici e lasciando emergere solo le montagne più alte, i raggi cosmici diventeranno più potenti e determineranno mutazioni genetiche. Infine il nostro satellite scoppierà trasformandosi in un anello di ghiaccio, acqua e gas, che alla fine precipiterà sul globo terrestre. A causa di complesse vicende dovute all'influenza di Marte, anche la Terra si trasformerà in un globo di ghiaccio e alla fine sarà riassorbita dal Sole. Poi ci sarà una nuova esplosione e un nuovo inizio, così come d'altra parte nel passato la Terra aveva già avuto e poi riassorbito altri tre satelliti.
    Questa cosmogonia presupponeva una sorta di Eterno Ritorno che si rifaceva a miti ed epopee antichissime. Ancora una volta quello che anche i nazisti odierni chiamano il sapere della Tradizione veniva opposto così al falso sapere della scienza liberale e giudaica. In più una cosmogonia glaciale sembrava molto nordica e ariana. Nel loro Il Mattino dei Maghi Pauwels e Berger attribuiscono a questa profonda credenza nelle origini glaciali del cosmo la fiducia, nutrita da Hitler, che le sue truppe avrebbero potuto cavarsela benissimo nel gelo del territorio russo. Ma sostengono anche che l'esigenza di provare come avrebbe reagito il ghiaccio cosmico aveva ritardato anche gli esperimenti sulle V1. Ancora nel 1952 tale Elmar Brugg aveva pubblicato un libro in onore di Hφrbiger come Copernico del XX secolo, sostenendo che la teoria del ghiaccio eterno spiegava i legami profondi che uniscono gli avvenimenti terreni alle forze cosmiche, e concludeva che il silenzio della scienza democratico giudaica nei confronti di Hφrbiger era un caso tipico di cospirazione dei mediocri.
    Che intorno al partito nazista agissero cultori di scienze magico-ermetiche e neotemplaristiche, ad esempio gli adepti della Thule Gesellschaft fondata da Rudolf von Sebottendorff, è fenomeno che è stato ampiamente studiato ( Nicholas Goodrick-Clarke, The occult roots of Nazism, Wellingborough, Aquarian Press 1985, o Renι Alleau, Hitler et les societιs secrθtes, Paris, Grasset 1969). Nell'ambiente nazista si sarebbe anche prestato orecchio a un'altra teoria, quella per cui la terra è vuota e noi non abitiamo fuori, sulla crosta esterna, convessa, ma dentro, nella superficie concava interna. La teoria era stata enunciata a inizio Ottocento un certo capitano J. Cleves Symmes dell'Ohio che aveva scritto a varie società scientifiche:

    "A tutto il mondo: io dichiaro che la terra è vuota e abitabile all'interno, che essa contiene un certo numero di sfere solide, concentriche, cioè poste l'una dentro l'altra, e che è aperta ai due poli per una estensione di dodici o sedici gradi."

    Presso l'Academy of Natural Sciences di Filadelfia si conserva ancora il modello, in legno, del suo universo.
    La teoria era stata ripresa dopo la metà del secolo da Cyrus Reed Teed, il quale specificava che quello che noi crediamo il cielo è una massa di gas, che riempie l'interno del globo, con delle zone di luce brillante . Ma il sole, la luna e le stelle non sarebbero stati dei globi celesti bensì degli effetti visivi provocati da vari fenomeni.
    Dopo la prima guerra mondiale la teoria viene introdotta in Germania da Peter Bender, e poi da Karl Neupert, che fonda il movimento della Hohlweltlehre, la teoria della terra vuota. Secondo alcune fonti (per esempio Gerard Kniper, dell'osservatorio di Monte Palomar, in un articolo apparso su Popular Astronomy nel 1946, e Willy Ley, che aveva lavorato in Germania alle V1, nel suo articolo "Pseudoscience in Naziland", Astounding Science Fiction 39, 1947) nelle alte gerarchie tedesche la teoria venne presa sul serio, e in alcuni ambienti della marina germanica si riteneva che la teoria della terra cava permettesse di stabilire con più esattezza le posizioni delle navi inglesi perchè, se si fossero usati raggi infrarossi, la curvatura della terra non avrebbe oscurato l'osservazione. Si dice persino che furono sbagliati alcuni tiri con le V1 proprio perchè si calcolava la traiettoria partendo dall'ipotesi di una superficie concava e non convessa. Dove - se è vero - si vede l'utilità storica e provvidenziale delle astronomie deliranti.




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    Predefinito Rif: La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)

    Hanns Hörbiger










    Hanns Hörbiger (1860 – 1931) è stato un ingegnere, scrittore e astronomo austriaco.

    La notorietà gli deriva dalla sua teoria del Ghiaccio Cosmico (Welteislehre o WEL, esposta nel libro Glazial-Kosmogonie del 1913) che ebbe vasta notorietà in Germania prima e durante il Nazismo, tanto che la accettò persino Adolf Hitler.

    La teoria sosteneva che la Terra ha avuto, nel suo passato arcaico almeno 7 o 8 diversi satelliti, catturati dallo spazio come comete e progressivamente precipitati sulla Terra stessa, provocando immani cataclismi. I periodi di avvicinamento dei satelliti avrebbero provocato (per diminuzione della gravità) la nascita di stirpi di giganti, di cui parlano la varie mitologie. La cattura dell'attuale satellite della Terra, la Luna, avrebbe inoltre provocato la sommersione di Atlantide e Lemuria. La caduta della Luna provocherà probabilmente, in futuro, la fine della vita sulla Terra.

    La teoria del Ghiaccio Cosmico trovò all'epoca una vasta eco popolare e diede origine ad un vero culto pseudoscientifico (WEL) da parte di milioni di persone; promossa dal regime nazista per le sue implicazioni razziali, è oggi totalmente screditata.




    Bibliografia -




    Martin Gardner, Nel nome della scienza, Transeuropa 1998 (estratto)

    (DE) Hanns Hörbiger, Glazial-Kosmogonie, 1913

    (DE) Nagel, B. Die Welteislehre. Hörbigers Glazial-Kosmogonie im nationalsozialistischen Staat, Sterne Weltraum, 26. Jahrg., Nr. 1, p. 9 - 13, 1987

    Lyon Sprague De Camp. Il mito di Atlantide e dei continenti scomparsi (Lost Continents- The Atlantis Theme, 1954, 1970), Fanucci, 1980, pagg. 100-103; con una certa dose di ironia e di spirito critico, in questo testo si esaminano tutti i casi di terre "leggendarie", apparse nella vastissima letteratura sull'argomento.
    Ultima modifica di Ottobre Nero; 20-03-11 alle 15:25
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    Predefinito Rif: La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)

    SULLE ORME DI EDMUND KISS BOLIVIA: L'ATLANTIDE DEL SUD








    Dopo tre anni di attesa, ed altrettanti rinvii, non vedevo l’ora di atterrare all’aeroporto EL ALTO di La Paz, la capitale della Bolivia , situato a 4000 metri di altitudine. Si arrivò in piena notte per poi alloggiare subito in un albergo situato nella zona residenziale , a circa 700 metri più in basso , a sud di La Paz: così almeno si poteva respirare un po’ meglio.
    Già perché , almeno sull’altipiano Boliviano ( e sul Lago Titicaca, ovviamente ) il problema di fondo è proprio questo, almeno per i primi giorni, per chiunque non sia indigeno : ci si trova praticamente sempre sui 4000 metri di altitudine , quando si viaggia lungo il mitico altopiano della Bolivia , dove qualunque albergo non può definirsi serio se non possiede una bella bombola di ossigeno da offrire al turista se ha problemi di respirazione dovuti all’aria rarefatta ( per non parlare poi dell’inquinamento che esiste nella sua Capitale, La Paz , appunto ).
    Ero venuto per visitare i luoghi archeologici classici del Nord Bolivia con diversi scopi e progetti in testa , ma su uno in particolare volevo focalizzare la mia attenzione: ero in realtà sulle orme dell’esploratore, scrittore ed avventuriero tedesco delle SS Edmund Kiss ( 1886 – 1960 ? ) ,una sorta , come lo avevo già definito, di “ Otto Rahn delle Ande “ .
    L’ultimo, forse , di una serie di personaggi avventurosi e ricercatori allo stesso tempo romantici ed inquietanti, membro insieme ad Otto Rahn dell’associazione di ricerca archeologica ed esoterica del Terzo Reich “ Deutsche Ahnenerbe “ , l’Ente di ricerca preistorico ed archeologico che Heinrich Himmler aveva voluto creare a tutti i costi nel 1935, per fare in modo che le sue SS potessero entrare in competizione anche in campo culturale con altre istituzioni scientifiche universitarie esistenti durante il procedere del Nazionalsocialismo in Germania.
    Kiss , come Otto Rahn, non era iscritto al partito nazista ma nonostante questo aveva aderito alle SS di Himmler per intercessione dello stesso Reichsführer delle SS, soprattutto, come gli fu detto, per i suoi meriti in campo scientifico e letterario . Solo così avrebbe potuto trovare i finanziamenti che cercava per continuare le sue ricerche e pubblicazioni.
    Edmund Kiss, a partire dal 1928, diverse volte si era recato in Bolivia e poi in altri continenti, Asia ed Africa con una idea fissa nella testa : dimostrare nel modo più preciso possibile la fondatezza delle teorie cosmologiche di un grande eretico della scienza allora di moda , il turbinoso e genialoide Hans Hörbiger , il fondatore della Teoria del Ghiaccio Universale , tanto apprezzata dalla Germania nazista durante i 12 anni della sua breve esistenza.
    Io ero così sulle tracce di Edmund Kiss e del lavoro che lui stesso aveva svolto in Bolivia per vedere se, dopo 70 anni , le ricerche a Tiahuanaco ( o Tiwanaku ) di questo eclettico personaggio non erano state dimenticate. Ma perché Kiss si era stabilito in Bolivia?
    La risposta tutto sommato è abbastanza semplice : da diverso tempo Kiss era entrato in contatto con il primo indiscusso sovrintendente degli scavi archeologici di Tiwanaku, ancora oggi ricordato con ammirazione dai Boliviani , il Viennese Arthur Posnansky , che si era stabilito definitivamente in Bolivia in gioventù.
    Posnansky , già dall’inizio del Novecento aveva sconvolto l’archeologia ufficiale dimostrando, dal punto di vista matematico – astronomico ( la cosiddetta archeo/astronomia , allora nelle sue prime fasi ) l’appartenenza della cultura –civiltà religiosa di Tiwanaku ad un periodo remotissimo , comparabile alle leggende su MU e ATLANTIDE.
    Tutto questo dimostrava in modo assolutamente coincidente la bontà delle teorie di Hörbiger, il quale aveva sempre sostenuto che sin da tempi antichissimi le civiltà umane si erano sviluppate sin dall’Epoca Terziaria con un’alternanza di ascese e cadute dell’Umanità dovute alla ciclicità di catastrofi mondiali , causate dalla saltuaria caduta sulla terra delle sue lune, catturate di volta in volta nel corso della storia del mondo dalla sua gravità. Le cinque culle delle civiltà prediluviane più importanti giacevano sepolte tra le terre del Messico , Bolivia, Nuova Guinea, Tibet e Abissinia.
    Il Nazionalsocialismo , per mezzo di alcuni suoi maggiori esponenti, Hitler compreso, si era molto interessato alla teoria di Hörbiger , poiché considerava che le più antiche civiltà del mondo , comprese quelle leggendarie di Atlantide e Mu , erano sorte per merito della razza –gruppo etnico più capace del mondo : la razza indo-ario germanica , la “ razza ariana “.
    Kiss si era collegato così a questi concetti apportando in alcuni suoi romanzi di successo, qualcosa di suo: era convinto che il crollo della prima Atlantide del Nord aria situata presso il Mare Artico, causato dalla caduta sulla Terra di una luna precedente la nostra Luna attuale, aveva costretto gli Atlantidi ad emigrare verso Sud, attraverso un oceano atlantico diventato momentaneamente un mare di ghiaccio ( vi era l’ultima glaciazione, detta “di Wurm” in corso ), per raggiungere un luogo che sembrava adatto a costituire una nuova Atlantide del Sud : Tiwanaku !
    Da qui partiva la mia inchiesta .
    Io stesso, per vari motivi ma più che altro per le mie esperienze di esplorazione nell’America del Sud , mi ero convinto che la preistoria e lo studio archeologico del “ Nuovo Mondo “ era molto indietro ( come infatti è! ) nella ricerca e fondamentalmente la “ nomenklatura “ archeologica non aveva fatto altro che prendere dei grossi abbagli, in particolar modo non aveva assolutamente considerato quello che si era trovato sotto i propri occhi , e cioè località fantastiche come Ollantaytambo, Sacsahuaman e la stessa Tiahuanaco , non comprendendo l’enormità e l’antichità di questi siti.
    Il tanto sbandierato test del Carbonio 14 , sbattuto in faccia a tutti gli studiosi alternativi come il sottoscritto come prova del fatto che queste civiltà precolombiane non sono più antiche del 3° millennio avanti Cristo , in realtà non prova nulla per alcuni principali motivi . Il primo è che il Carbonio 14 vale come test solo per le materie organiche e quindi niente ci dice su quando certi templi giganteschi sono stati costruiti, il secondo è dovuto alla enorme stratificazione succedutesi delle culture precolombiane : la civiltà successiva sostituiva quella precedente utilizzando anche le costruzioni precedenti ( infatti l’ultima civiltà conosciuta è quella degli Incas ) e quindi è molto difficile risalire la china temporale delle civiltà precedenti fino ad un inizio certo . Si scava poco e anche negli scavi sfugge sempre qualcosa di importante.
    Infine c’è un terzo motivo , principe incontrastato e mai studiato a fondo , anzi è la causa principale che dimostra quanto non sia affatto una “ scienza esatta “ – come la matematica e le discipline da essa derivate - la cosiddetta “ archeologia ufficiale “ : il PROBLEMA DEL TRASPORTO DI PESI ENORMI , aggravato dal fatto di dover lavorare su di un altopiano a 4000 metri come in Bolivia , o sulle Ande peruviane a 3400 metri come fuori Cusco ( Fortezza di Sacsahuaman ) !
    Quando parliamo di pesi enormi parliamo di pesi colossali , dalle 100 tonnellate in su , pietre squadrate perfettamente ed inserite nei templi delle città precolombiane in numero spropositato, come fossero dei semplici mattoni . Per fare solo un termine di paragone, 100 tonnellate sono il carico utile massimo trasportabile da un Jumbo Jet 747, quindi è sufficiente una pietra lavorata di peso superiore a questo ( e se ne trovano tra il Perù e la Bolivia quante ne volete ) per far stare a terra questo gigante dell’aria impedendogli di decollare.
    La cosiddetta “ Fortezza di Sacsahuaman “ , situata fuori Cusco e visitabile da chiunque è stata così chiamata , Fortezza , dagli Spagnoli perché , a ben guardarla non si capisce cosa sia o meglio si intuisce invece che cosa sia ma nello stesso tempo chiunque rimane atterrito da questa “ rivelazione “, pensando all’enormità di tempo che possa essere passato dalla sua prima costruzione : sembrano le banchine di un grande porto di Mare ( o di lago ) ma situato a 3500 metri sulle Ande !
    Così anche Tiahuanaco sembra sia stata una città portuale e in effetti si trova nelle vicinanze dell’enorme Lago Titicaca, il quale pare dimostrato che abbia avuto nel corso delle varie Ere storiche molti mutamenti nel suo livello e nella sua estensione superficiale : da un livello di circa 50 metri sopra quello attuale , quando anticamente era un vero e proprio mare interno di acqua salata di gigantesche estensioni ( chiamato Lago di Ballivan ) ad addirittura 150 metri più basso di oggi. Tutti questi cambiamenti però nel giro di centinaia di migliaia di anni ancora oggi per niente definiti nella loro effettiva sequenza dagli stessi studiosi boliviani , con i quali ho avuto anche a che fare nel corso della mia indagine la quale, dopo questa ampia ma necessaria premessa a fini chiarificatori andrò ora ad esporvi .
    Grazie al gruppo di ricerca italiano di archeologia subacquea “ Akakor “ di Lorenzo Epis, da diversi anni impegnato a sondare le acque del lago Titicaca per scoprirne i suoi tesori pre-incaici, sono entrato come primo contatto diretto con l’archeologo Eduardo Pareja , che collabora con il gruppo Akakor essendo l’unico archeologo subacqueo di tutta la Bolivia.
    Pareja è uno scienziato di vedute molto aperte e lungimiranti, dotato pure di un carisma e di una dialettica non comuni: lui stesso è convinto che sia esistita una civiltà pre-incaica almeno intorno al 3000 avanti Cristo e che abitava anche zone ora sommerse dallo stesso lago Titicaca, quando in una di queste fasi di innalzamenti ed abbassamenti si trovava su di un livello almeno di 100 metri più basso dell’attuale .
    Lavora presso il museo Posnansky di La Paz e sta lavorando a Tiahuanaco negli scavi della piramide Akapana , una grande piramide a 7 gradoni ancora oggi praticamente del tutto sommersa dal fango e dal tempo. Era la persona giusta con cui parlare.
    Senza perdere tempo e accennandogli al mio libro “Archeologi di Himmler “ , venni presto al sodo discutendo con Pareja delle ricerche di Edmund Kiss in Bolivia , del suo studio del “ Calendario della Porta del Sole di Tiahuanaco “ e del suo rapporto di collaborazione e di amicizia con Arthur Posnansky .
    Si, Pareja sapeva molto bene chi era stato Edmund Kiss, mi disse, grazie ai suoi studi l’allora governo nazista della Germania si era interessato moltissimo all’archeologia della Bolivia e del mistero dell’antichità di Tiahuanaco e ancora nel 1942, il Terzo Reich , proprio tramite l’organizzazione Ahnenerbe cui apparteneva Kiss, aveva siglato un accordo internazionale con il governo boliviano per effettuare una delle più grandi operazioni di scavo archeologico di tutti i tempi nell’area di Tiahuanaco e raggiungere i siti, secondo Kiss, della vera Tiahuanaco Atlantide , a 20 metri di profondità rispetto a oggi, dove, ancora oggi si trova ancora, secondo me, visto che poi di questo accordo non se ne fece più niente perché la Germania aveva perso la guerra.
    In seguito, durante una conferenza di Pareja all’Isola del Sole, culla della cultura pre-incaica in mezzo al lago Titicaca , Pareja stesso mi mostrò una riproduzione del documento come prova di questo accordo storico, il cui originale si trova ancora nell’archivio del museo Posnansky.
    Riconobbi subito tra le varie firme quella di Ernst Schaefer, collaboratore Ahnenerbe ed autore della mitica spedizione delle SS in Tibet del 1938-39, resa famosissima da un ineguagliabile filmato storico , ora visionabile pure sul sito internet di You Tube ! Vi era anche la firma di Himmler.
    Con Pareja mi recai una prima volta a Tiahuanaco all’inizio di agosto 2007 : eravamo arrivati nel primo pomeriggio e quindi non c’era molto tempo per visitare il sito e la vicina enigmatica Puma Punku : mi ripromisi di ritornare così una seconda volta , cosa che feci , con molto più tempo a disposizione, poco prima di ripartire per l’Italia in compagnia di uno studioso di Tiahuanaco e guida molto brava , il boliviano Raphael Carrasco Carranza.
    Posso così riferire succintamente alcune impressioni che mi danno sicurezza sul fatto di poter affermare che Tiahuanaco ed il centro di Puma Punku sono tra i centri religiosi cittadini più antichi del Mondo e vere e proprie testimonianze storiche di avvenuto contatto culturale con riminiscenze tecnologiche di vere e proprie civiltà megalitiche “ antidiluviane “.
    1) In primo luogo di questi siti se ne sa ancora troppo poco e risulta evidente che , dato che Puma Punku a tutt’oggi è stato scavato a malapena per un 40% e Tiahuanaco addirittura per un misero 8-10 % - sono dati ufficiali – la mole di lavoro e di ricerca che c’è ancora da fare è così imponente dal far pensare che si faccia di tutto per non andare avanti troppo con i lavori per evitare di imbattersi in reperti imbarazzanti . Ben diversi quindi erano i propositi dei tedeschi nei confronti di Tiahuanaco anche in piena Seconda Guerra Mondiale.
    2) Situazioni “ imbarazzanti “ dal punto di vista archeologico se ne trovano comunque dappertutto già ora, se solo si vuole vedere le cose in modo obiettivo. Oltre all’evidenza dimostrata dal fatto che affiorano dappertutto blocchi giganteschi di pietra non ancora scavati , quelli già esposti , sia a Tiwanaku che a Puma Punku sono così possenti ed incredibili nella loro perfetta fattura che si stenta a credere ai propri occhi.
    3) La superficie dei blocchi di pietra è levigata e lavorata in modo così netto e preciso che toccandoli si ha la sensazione di sfiorare una lastra di vetro! Si pensa senza dubbio subito all’intervento di una “ tecnologia di taglio “ ed incisione di tipo meccanico . E’ evidente.
    4) Le pietre più pesanti squadrate sono circa sulle 200 tonnellate e si trovano sia a Tiahuanaco che a Puma Punku , anche se si ha l’impressione che la località di Puma Punku sia ancora più antica di Tiahuanaco e che lì si trovi il vero punto di contatto culturale con gli “ emigranti atlantidi “ raccontati da Edmund Kiss. Cosa si aspetta a proseguire negli scavi?
    5) Ci sono 3 tipi di pietra utilizzate per i due siti : una pietra “ locale “ di colore rosso con le cave a circa 10 chilometri di distanza ed altri due tipi , granito andesite grigio-verde e basalto nero vulcanico le cui cave si trovano a circa 100 chilometri di distanza sulle Ande. E qui ricordo ancora che siamo a 4000 metri sul livello del mare . Basta fare una rampa di scale di corsa per accorgersene. Sorge subito una domanda spontanea che è il vero dito nella piaga delle pecche dell’” archeologia ufficiale “. Come è stato effettuato il trasporto ? Come è stato fisicamente possibile? Nessuno, può oggi al mondo rispondere a questa domanda anzi, si sorvola proprio su questo quesito fondamentale perché spiazza qualsiasi logica se non ricorrendo a spiegazioni che suonano molto fantascientifiche. Ma la realtà è quella che ho detto ed è , da sempre, sotto gli occhi di tutti.
    Dobbiamo ora arrivare a delle conclusioni con alcune considerazioni importanti.
    In Bolivia il lavoro eccezionale di ricerca di Edmund Kiss e di Arthur Posnansky non è stato affatto dimenticato : la “ Sociedad Arqueologica de Bolivia “ , Ente privato di ricerca archeologica fondato per interesse dello stesso Edmund Kiss e di Arthur Posnanky il 23 settembre del 1930 – equinozio australe di primavera – giorno di “ partenza “ del calendario antidiluviano della Porta del Sole di Tiahuanaco , calendario scoperto da Kiss- è ancora ben attiva, con pubblicazioni importanti.
    La sopravvivenza della società si deve tutta all’attività incessante dell’ultimo discepolo di Posnansky, Alberto Laguna Meave, deceduto solo pochi anni fa.
    Nel suo saggio “ Tiwanaku – Enigma de Enigmas “, del 2002, lo stesso Meave ricorda che Posnanky sia presso il fiume Desaguadero al confine col Perù che all’interno del Kalasasaya , tempio astronomico di Tiwanaku, ritrovò resti di Toxodonte, un erbivoro gigante vissuto nel terziario, insieme a resti di esseri umani di tipo moderno, resti che poi regalò al Museo Nazionale della Bolivia. Come ben sappiamo sono stati trovati anche delle incisioni sui monoliti della città che raffigurano degli animali preistorici antidiluviani simili. E’ molto probabile che chi viveva in questa città religiosa primigenia, osservava questi colossi in movimento avendoci normalmente a che fare praticamente tutti i giorni. Il problema è che il Toxodonte si è estinto come tanti altri erbivori giganteschi con la fine dell’ultima glaciazione, almeno 10.000 anni fa !
    Una prova ulteriore, se non decisiva, del fatto che Tiwanaku sia “ la città più antica del mondo “ , come d'altronde gli stessi boliviani dicono da sempre. Ed io ne sono ancora più sicuro ora, dopo questo emozionante viaggio all’altro capo del mondo.



    Bibliografia utile:
    Marco Zagni, l’Impero Amazzonico , MIR , Firenze ,2002
    Alberto Laguna Meave , Tiwanaku – Enigma de Enigmas, Soc. Arqueologica de Bolivia, La Paz, 2002.
    Marco Zagni, Archeologi di Himmler, Ritter, Milano, 2004.






    Edmund Kiss: SULLE ORME DI EDMUND KISS
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    Predefinito Rif: La Welteislehre di Hans Horbiger (La teoria del ghiaccio cosmico)

    SUGLI ALTIPIANI DEL NORD PERU'













    Sugli altipiani del nord del Peru', a 4000 metri di altezza, all'estremità sud-est del lago Titicaca, si stendono molti ettari di rovine: quelle di Tiahuanaco .

    Vi sono molte piramidi tronche, enormi monticelli artificiali, una piramide a gradini di 15 metri di altezza, monoliti, vaste piattaforme di pietra, il tutto al di sopra di stanze sotterranee.

    Che popolo abitava l'antica città di Tiahuanaco ?

    Il monumento piu' impressionante di questa antichissima città è la Porta del Sole .

    Alta 3 metri e larga 6, tagliata in un unico blocco di pietra di 100 tonnellate, è decorata da 48 figure divise in tre file che circondano uno strano personaggio che gli Andini chiamano "dio".

    Tutte le rovine di Tiahuanaco sono proporzionate alla Porta del Sole. La sovrapposizione di blocchi di e di 60 tonnellate forma dei quadrilateri, tenuti insieme gli uni con gli altri con cerniere di rame. Le lastre di pavimentazione di 5 metri , tagliate in un solo blocco di pietra, i pilastri di pietra qua e là spezzati e sparpagliati nella pianura mettono in difficoltà gli archeologi: chi ha potuto costruire questi monumenti ?

    Le immense statue trovate sul posto rendono ancora piu' affascinante il mistero di questa città. Infatti, a parte le vaste proporzioni, esse non hanno tra loro alcun punto in comune, anzi presentano una varietà di razze impressionante: una rappresenta un tipo negroide dalle labbra carnose e il naso schiacciato, un'altra un tipo dai tratti europei, le labbra sottili e il naso diritto. Quale razza popolava dunque l'antica città di Tiahuanaco ?

    La città era già in rovina quando arrivarono gli spagnoli, o comunque completamente disabitata e abbandonata. Le testimonianze dei cronisti dell'epoca ci descrivono Tiahuanaco com'era nel XVI secolo.

    La testimonianza dei conquistatori spagnoli.

    Garcilaso de la Vega scrive: "L'opera piu' bella è una collina costruita dagli abitanti della città che hanno voluto copiare la natura. Per impedire alla massa di terra di sfaldarsi, avevano costruito come fondamenta enormi muraglie rinzaffate alla perfezione...da una parte, vediamo due giganti di pietra con copricapo e lunghi mantelli... molte delle mastodontiche porte sono state costruite in un solo blocco ".

    Diego d'Alcobaca : "In mezzo agli edifici di Chuquiyutu ( altro nome di Tiahuanaco) sul bordo del lago, vi è una piazza di metri di lato e su un lato di questa piazza c'è una sala coperta, lunga 14 metri. La piazza e la sala formano un solo insieme e questo straordinario capolavoro è stato scavato nella roccia. Ancora oggi vi si possono vedere delle statue che rappresentano uomini e donne, cosi' perfette da sembrare vive. Alcune figure sono nell'atteggiamento di gente che beve, altre hanno l'aria di essere sul punto di attraversare un ruscello e altre ancora sono donne che porgono il seno ai loro bambini".

    Jimenez de la Espada : "Si puo' ammirare un palazzo che è la vera ottava meraviglia del mondo. Pietre lunghe 37 piedi e larghe 15 sono collocate in modo che si incastrano le une nelle altre senza che si possano vedere i raccordi".

    Cieza de Leon : "In un gigantesco palazzo... vi è una sala lunga piedi e larga 22, con un tetto costruito come quello del tempio del sole di Cusco. Questa sala ha molte porte e finestre. La laguna bagna i gradini che portano nell'atrio. Gli indigeni dicono che si tratta del tempio consacrato a Viracocha, il creatore del mondo".

    Le rovine risalgono a prima dell'arrivo degli Inca.

    Cosa ancora piu' strana, l'abbandono di Tiahuanaco è molto anteriore all'arrivo degli Spagnoli:

    "Sembra pressoché certo ". scrive il professor Poznansky, "che quando gli imperatori inca invasero la Bolivia, trovarono queste rovine nello stato in cui le trovarono a loro volta gli Spagnoli qualche secolo piu' tardi. i nuovi padroni del paese entrarono in una città completamente deserta, in cui le strade meravigliosamente pavimentate, le piazze pubbliche, i magnifici edifici, i templi e i resti degli acquedotti testimoniavano da soli la grandezza passata e lo splendore della civiltà che regnava un tempo sulle rive del lago Titicaca. Tra le rovine, si potevano ancora vedere mucchi di pietre squadrate e già pronte per la costruzione di nuove case. Gli Spagnoli restarono a loro volta meravigliati nel vedere questi enormi blocchi di granito di cui alcuni pesavano da 60 a 200 tonnellate, ma quello che li lascio' ancor piu' sbalorditi fu il vedere, nelle costruzioni ancora in piedi, questi monoliti tenuti insieme da zanche d'argento di dimensioni cosi' considerevoli che alcune pesavano centinaia di chili.

    Le rovine di Tiahuanaco comprendono numerosi edifici preistorici, di cui il piu' interessante è il Tempio del Sole, con il suo maestoso porticato. Il tempio si erge, gigantesca piramide tronca, ad un'altezza di circa 40 metri.

    Non di minore interesse è l'unica statua ancora intatta, chiamata dell' Uomo barbuto ".

    Secondo l'archeologia classica due sono le epoche in cui si puo' suddividere questa civiltà : Tiahuanaco I°, precedente all'età Cristiana; Tiahuanaco II°, che avrebbe conosciuto il suo apogeo tra il 500 e il 1000 dopo Cristo e che avrebbe poi avuto una completa decadenza prima dell'arrivo degli Inca. Ma in cosa consiste questa civiltà ! E' ben difficile dirlo, dal momento che si tratta, nel senso proprio del termine, di una civiltà "preistorica", cioè che non ha lasciato tracce scritte.

    " Terra dei guanaco " ?

    " Città eterna degli uomini-sole " ?

    Il primo problema che si pone riguarda il nome stesso di Tiahuanaco. Che cosa significa? Forse sono stati gli Spagnoli a darle questo nome: tierra huanaco, cioè la "terra dei Guanaco ". O forse sono stati gli Inca, secondo la tradizione riportata da padre Bernabè Cobo: "gli abitanti di Tiahuanaco raccontano che la città si chiama cosi' perché l'Inca vi si trovava quando arrivò un corriere con una rapidità straordinaria. Avendolo saputo, l'inca volendo rendergli onore, lo paragonò a un Guanaco animale della regione che corre molto velocemente... La città conservò il nome di Tiahuanaco".

    Ma esistono ben altre etimologie possibili : Titi Wanako, "la città del Guanaco di stagno", il Guanaco di stagno era l'emblema degli Aymara, " a ricordo del lama bianco, primo animale sfuggito al diluvio"; Tiha-Huana-Cota, "il luogo dove è rimasto in secco il lago"; TiaI-Huanabko, "il paese sotto l'acqua del dio onnipotente", Intiwa-Wan-Hake, "la città eterna degli Uomini-Sole"; Tihuana, "pietra tolta" e Co, "acuqa"; Ti-Wa-Na-Co, " luogo dove si congiungono la terra e l'acqua"; la lista potrebbe continuare all'infinito.

    Ma molto spesso in tutte queste ricerche etimologiche o leggendarie si ritrovano il tema dell'acqua; non bisogna dimenticare infatti che il lago Titicaca è molto vicino. E la sua acqua è salata !

    " In seguito ci si è resi conto che queste rovine risalgono a prima del diluvio "

    Altre testimonianze sorprendenti vengono a complicare ancora questo strano problema acquatico!

    Cosi' un prelato spagnolo del XVII secolo racconta questo aneddoto ( bisogna precisare che le "pietre inca" di cui parla sono quelle di Tiahuanaco ): " All'epoca della costruzione del ponte di San Francisco ", racconta il vescovo Antonio del Castro Y Castillo in visita alla diocesi paceno nel 1650, "quando l'acqua arrivava alle porte del convento e si temeva che avrebbe potuto causare gravi danni i vicini e i religiosi, vedendo che le pietre inca erano cosi' belle, regolari, e ben squadrate, decisero di utilizzarle per la costruzione del ponte. Ma non ce n'erano a sufficienza e i religiosi ne furono molto afflitti. "Frugarono il terreno intorno alle rovine, ma invano. Disperato, uno di loro, mentre diceva la messa il 4 ottobre, supplicò il cielo di lasciargli scoprire le pietre necessarie per terminare un'opera cosi' importante per la regione e la città. Quindi si mise a scavare la terra. A tre metri di profondità, portò alla luce tanti di quei blocchi che ce ne furono abbastanza non solo per finire l'opera ma per farne altre e per costruire una chiesa molto piu' grande".

    E il vescovo conclude: "Se ne deduce che se Tiahuanaco fosse stata opera degli Inca, come si credeva all'inizio, le pietre non avrebbero potuto essere interrate cosi' profondamente... In seguito ci si è resi conto che queste rovine risalgono a prima del diluvio".

    Ora, di questo diluvio le leggende peruviane parlano molto lungamente. Nel 1574 dopo un giro nel paese, un prete, padre Josè de Acosta, raccontava: "In questa provincia non si parla che del diluvio, senza che ci si possa definire se si tratti del diluvio universale di cui narrano le Sacre Scritture o di qualche inondazione particolare della regione abitata dagli Indiani. Per quanto mi riguarda ", nota Acosta, " sono del parere di coloro che pensano che i resti e le tracce di questo diluvio non sono quelli del diluvio di Noè, ma di un altro, come quello di cui parla Platone o ancora quello cantato dai poeti di Deucalione".

    Duemila anni fa esistevano ancora i mastodonti.

    Ma quando sarebbe avvenuto questo diluvio ? per spiegare la costruzione di Tiahuanaco e il trasporto di queste pietre gigantesche, si puo' supporre per esempio che il diluvio abbia coinciso con un innalzamento delle terre, capace di portare a migliaia di metri di altezza una città che era un tempo molto piu' bassa.

    Teoria difficile da sostenere per persone ragionevoli, in quanto i geologi sanno datare con grande precisione questo genere di fenomeni, che risalgono a centinaia di migliaia, e anche a milioni di anni...

    L'ipotesi sarebbe scientificamente da escludere. Tuttavia altri fatti tenderebbero a confermarla: sulla costa peruviana, nel 1920, un professore, Julio tello, ha scoperto dei vasi decorati con figure di lama.

    Questo animale è molto frequente in tutta la regione, niente quindi di apparentemente strano in questo ritrovamento. Ma un esame attento ha rivelato che gli zoccoli di questi lama erano disegnati con cinque dita... mentre i lama attuali hanno lo zoccolo diviso solo in due parti. I paleontologi sanno che nel corso dell'evoluzione, molti secoli fa, sono esistiti dei lama a cinque dita e effettivamente in questa regione sono stati scoperti scheletri di lama a cinque dita.

    Questo non significa per forza che essi risalgono a milioni di anni fa, ma che, a causa di qualche ragione climatica, essi hanno resistito all'evoluzione in questa regione del mondo. Nello stesso modo, è stato quasi provato che fino a solo 2000 anni fa vi erano ancora i mastodonti, cioè elefanti giganteschi come i mammut, nella valle dell'Equatore...

    Dal 1928 al 1937, l'archeologo tedesco Kiss ha pero' studiato una statua stilizzata di Tiahuanaco che rappresenta un toxodonte, animale le cui ossa fossili sono state scoperte nella regione e che ha potuto vivere solo nel terziario.

    All'epoca della creazione del mondo

    Per questo non ci deve meravigliare che alcuni abbiano creduto che Tiahuanaco risalga molto in là nel tempo. Queste ipotesi sono tutte ispirate dal celebre teorico nazista della "terra vuota" Hans Horbiger, il quale riteneva che Tiahuanaco fosse stata fondata e abitata da giganti e che fosse la piu' antica del mondo, già esistente almeno 100.000 anni fa.

    I resti e le leggende Inca, se sollecitate con un po' di immaginazione, possono dare corpo a queste folli teorie. Per esempio, Gonzales de la Rosa commenta cosi' un manoscritto inca, tradotto nel XVI secolo dall'interprete Catari, sull'origine di Tiahuanaco:

    "Il nome originario di Tiahuanaco era Chucara. La città era completamente sotterranea e in superficie non c'era che il cantiere per tagliare le pietre e il villaggio degli operai.

    "La città sotterranea darebbe la chiave di una straordinaria civiltà che risale a tempi lontanissimi".

    Alla città si accedeva attraverso molte entrate, che furono viste dal grande naturalista francese Alcide d'Orbigny e dai viaggiatori Tsogudi, Castelanu, Squier, i quali parlano di gallerie scure e fetide che sboccavano nella cinta di Tiahuanaco.

    Questa città sotterranea era stata costruita per permettere agli abitanti di trovarvi una temperatura piu' clemente, cosa che prova con certezza che l'altitudine non è cambiata.

    Vicino al lago Titicaca si ergeva un palazzo di cui non rimane piu' nessuna traccia, dal momento che la sua costruzione risalirebbe, secondo i testi, all'epoca "della creazione del mondo".

    Il primo signore di Chucara, che significa "Casa del Sole", si chiamava huyustus; egli aveva diviso il globo in molti reami. Gli ultimi abitanti di Chucara non sono stati gli Aymara, ma i Quechua.

    A Tiahuanaco, i morti venivano sepelliti coricati. Nelle isole del lago viveva una razza bianca e barbuta.

    Nell'era dei tapiri giganti vivevano esseri umani palmati...

    Nelle Ande vive un personaggio curioso, Beltran Garcia, discendente del grande scrittore ispano-inca Garcilaso de la Vega e rinnovatore della religione inca del Sole.

    Quest'uomo afferma di possedere molti documenti sulla fondazione di Tiahuanaco, che ha ereditato dal suo antenato.

    ecco il primo di questi testi, commentato da Garcia:

    "Gli scritti pittografici di Tiahuanaco dicono che, nell'era dei tapiri giganti, certi esseri umani molto evoluti, palmati e con sangue differente dal nostro, provenienti da un altro pianeta, trovarono di loro gradimento il lago piu' alto della Terra. Nel corso del loro viaggio interplanetario, i piloti lanciarono i loro escrementi senza atterrare e diedero al lago la forma di un essere umano coricato sul dorso. Essi non dimenticarono l'ombelico, luogo dove si poserà la nostra prima Madre, incaricata dell'inseminazione dell'intelligenza umana.

    Questa leggenda ieri ci avrebbe fatto sorridere.

    Oggi i nostri uomini rana copiano artificialmente le dita palmate dei coloni di Tiahuanaco.

    Gli indigeni andini vivevano ad altitudini nelle quali un bianco non avrebbe potuto acclimatarsi, e questa è la prova che può esistere un altro sangue. Con i loro potenti telescopi, i visitatori siderali cercano quindi un'altitudine e un lago favorevole al loro organismo e alla loro vita anfibia.

    Il significato di "escrementi" potrebbe essere: una cosa spinta fuori dall'aeronave per modificare i contorni del lago: forse la bomba atomica?

    Da notare che per rovinare la tradizione e discreditare il lago nell'animo degli Andini, le carte geografiche, lo raffigurarono fino al 1912, con una forma quasi rotonda. Al nome legittimo di Titi ( lago del mistero del sole) venne aggiunto il suffisso caca che, in molte lingue significa escremento.




    Sugli altipiani del nord del Peru
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