di Gian Domenico Casalino
Il mondo moderno è la sedimentazione laica del cristianesimo, quindi non vi è differenza fra le due realtà se non quella che vi è tra la causa ed il suo inevitabile effetto Infatti, la credenza propugnata dai galilei che tutti gli uomini siano creati dal nulla da Dio e che quindi, data la loro medesima origine ontologica, sono da considerare uguali tra loro (su ciò cfr. J Maritain, Per una politica più umana, Brescia 1977, p 63-91) è la democrazia delle anime, il cui precipitato secolarizzato è la democrazia della ragione. Al dogma religioso si è sostituito, quindi, quello delle sette e/o club massonico-filosofici, la cui nuova religione laica predica l'eguaglianza degli uomini non più davanti a Dio ma davanti ad enti altrettanto astratti, però mondani, come lo Stato o la Legge (della borghesia razionalista). In una parola, si tratta della sostanza causale di quell'infezione dello spirito che è l'ideologismo moderno, con tutte le sue mostruose facce: liberalismo, socialismo, comunismo...A ciò è da aggiungere l'altro aspetto dell'ideologia cristiana, conseguenziale al suo democratismo "metafisico", che è quello della "storicità", seppure espresso in "forma mitica". Difatti, la mentalità egualitaria e livellatrice del cristianesimo non poteva non riverberarsi in una opinione altrettanto orizzontale e lineare, cioè progressista, della vicenda dell'uomo e del mondo; opinione profondamente sovvertitrice nei confronti della Sapienza Greco-Romana. Ciò è molto evidente, per esempio nella famosa controversia tra Simmaco ed Ambrogio sull'altare della Vittoria. Infatti "...Contro Simmaco assertore d'una realtà che non muta o che non deve mutare, Ambrogio afferma che la realtà - così quella naturale come quella propriamente umana - muta secondo un processo evolutivo, progressivo...Diversamente dal pensiero greco, infatti, l'intuizione cristiana considera le vicende umane non come momenti di un processo ciclico che eternamente si ripete, secondo leggi immutabili, ma come momenti di un processo unico, irripetibile, per il quale da Adamo a Mosè a Gesù al Paracleto, in virtù della progressiva rivelazione del divino, l'umanità si redime a grado a grado dal peccato e tende ad attuare in forma sempre più piena il regno spirituale della libertà. E' a dir vero, codesta, l'intuizione che ai cristiani deriva dall'analogo senso giudaico della "storicità", per il quale anche è un processo unico, irripetibile quello del popolo eletto verso la meta ideale della terra promessa; ma, nell'elaborazione dottrinale della fede svolta via via dai padri della chiesa, essa s'è venuta progressivamente arricchendo e approfondendo fino a giungere alla più compiuta sua formulazione nell'agostiniana Città di Dio..." (F. Canfora, Simmaco e Ambrogio, cit., p.33, nota n28). Più in generale, sulla incompatibilità tra classicità greco-romana e cristianesimo cfr. W.F Otto, Spirito classico e mondo cristiano, cit.; K. Lowith, Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, Roma 2000. Anche se tale ideologia storicistico-hegeliana ante-litteram della vita e del mondo, in bocca a un vescovo cristiano, sorprese un Autore del livello del Bossier (in La fine del mondo pagano, cit., p.263 ss.), noi, per tutti i motivi di cui sopra, lungi dal sorprenderci, a chi voglia sul serio risalire alle cause prime, alle originarie legittimazioni della moderna fisima progressista sull'inevitabile ed auspicabile òmega della libertà, del benessere e della democrazia mondiale (sia essa di marca americana e/o capitalista o di marca socialistico-comunista), facciamo notare che le infatuazioni cristiane sul "prossimo avvento del regno di Dio", "sul ritorno del Messia", sulla "fine del mondo", sulla "parusia totale", in una parola l'omega cristiano, è divenuto, terrestrizzandosi, l'omega moderno, con il quale poi il primo, rimasto come una vuota crisalide, convive benissimo data la vocazione sociale del cristianesimo contemporaneo. Anche qui, il piccolo uomo della presente Età Oscura non ha dovuto fare grandi sforzi intellettivi: non riuscendo a vedere altro, ha, con un atto di rivolta, seppure impotente, nonostante la sua convinzione di stare ad operare una "grande e originale" rivoluzione, riportato sulla terra la Città di Dio di Agostino, identificandola con la edificanda Città (moderna) dell' uomo. In fin dei conti, se Ambrogio ed Agostino hanno avuto degli inconsapevoli discepoli in Rousseau ed in Marx, la responsabilità di tutto ciò è da addebitare al dualismo da anime deboli e spezzate degli stessi cristiani.
Tale dualismo, infatti, ipostatizzando la Divinità, la distaccava dal mondo, il quale cessava così di essere visto come qualcosa di vivente, di divino, secondo la visione della Trascendenza Immanente, tipica della Tradizione Romana; veniva quindi respinta la conoscenza magico-simbolica della stessa Natura, conoscenza che si era espressa mediante i sublimi miti naturali dell'antichità classica. Questo mondo, questa natura, realtà ormai sconsacrate, erano in tal modo "pronte" per elaborazioni cerebrali che s'imposero con il così detto Rinascimento, per giungere (attraverso al concezione matematico-analitica di un Galilei, la fredda ed anatomica "conoscenza" dell'uomo di Leonardo e la traduzione moderna e razionalistica del dualismo cristiano operata da Cartesio con il taglio netto tra res cogitans, erede del "vecchio" Dio, e res extensa, erede dell'antico cosmos vivente) al cieco e provocatore attivismo tecnologico contemporaneo
(vedi al riguardo la definzione heideggeriana della tecnica come "provocazione della natura" in M. Heidegger, Die Frage nach der Technik, in Vortrage und Aufsatzel, Pfullingen 1967, p.14)
Ci piace concludere questa nota con le seguenti lucide espressioni di un eminente biologo genetista di ispirazione tradizionale, come il Sermonti che, tra l'altro, con la sua stessa presenza culturale e di vita, dimostra ed intende dimostrare che di deve "ritornare" alla conoscenza unica della realtà e del cosmo, in cui "scienza" e "religione" unite restituiscano all'uomo la "scienza sacra" del mondo: "...questa figura di redentrice dei pericoli dello oscuro naturale, che la scienza positiva rivendica per sè, contrapponendosi al religioso, è storicamente usurpata. Perchè accadde semmai il contrario, e cioè che quando il cristianesimo raccolse l'eredità della cultura occidentale, esso si trovò di fronte alla religione cosmica e naturalistica dei greci così che la natura stessa fu considerata da alcuni teologi massa perditionis. Le seduzioni del mondo naturale, che erano al centro della mitolgia greca, furono considerate pericolose se non peccaminose dal moralismo cristiano...Il cristianesimo si opporrà sempre al magico, allo spettrale, al numinoso, alle misteriose forze della natura, in cui temerà la presenza di qualcosa di diabolico. La scienza non farà che imparare questa lezione e portarla alle sue estreme conseguenze. Anch'essa si opporrà alla spontaneità ed alla quotidianeità, e fonderà un mondo distaccato, asettico, garantito dalle leggi matematiche, così come il cristianesimo aveva distinto il naturale dal soprannaturale, aveva sviluppato una teologia in cui si propugnava il rifiuto della "vita di questo mondo"...Allora non è esagerato affermare che la scienza ha imparato la sua razionalità, il suo "distacco dalla realtà", proprio dalla....religione cristiana. Relegare la religione a livello di superstizione e contrapporvi la scienza come razionalità è un falso storico...la scienza ufficiale è completamente fuori strada quanto pretende di non avere nulla a che fare con la religione e d'essere addiritttura nata attraverso l'affrancamento dalla religione. Questo è forse vero nel senso in cui una figlia ha bisogno di affrancarsi dalla madre, e magari come espressione della necessità di distinguersi proprio da ciò che ci è più vicino e con cui rischiamo di confonderci..."
(G. Sermonti, L'anima scientifica, Roma 1982, p. 42-43). Per uan visione tradizionalmente ancor più coerente cfr. R.Fondi, Organicismo ed evoluzionismo, Roma 1984; H. Corbin, Il paradosso del monoteismo, Genova1986, p131-163; N. Dalla Porta Xidias, Scienza e metafisica, Padova 1997.
Crediamo di aver dato gli elementi necessari affinchè la nostra identificazione (individuo moderno=individuo cristiano) non sembri aprioristica e pretenziosa ma sia, invece, considerata per quella che è: la normale constatazione di chi, rifiutando duemila anni di menzogne, con tutti i loro nefasti effetti, sa di dover vivere secondo principii, valori e consequenzali visioni che non appartengono al caos che ci circonda ma al mondo della nostra Tradizione, cioè della Tradizione Romana.




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