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    Giusnaturalista
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    Cool Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Mia guida insuperabile...




    (Questo vivace saggio è comparso in James H. Tessitore, ed., Modern Political Economy (Boston: Allyn and Bacon, 1973), pp. 419-430, come capitolo 28; seguiva un saggio del professor Robert T. Averitt, a cui Rothbard si riferisce una o due volte nel suo pezzo. Una nota a piè di pagina fornita dal redattore originale è stata rimossa).

    di Murray N. Rothbard

    Per discutere del “futuro del capitalismo,” dobbiamo in primo luogo decidere quale sia in realtà il significato del termine “capitalismo.” Purtroppo, il termine “capitalismo” è stato coniato dal suo nemico più grande e più famoso, Karl Marx. Realmente non possiamo contare su di lui per un uso corretto e arguto. Ed infatti, quello che Marx e autori successivi hanno fatto è raggruppare due concetti ed azioni estremamente differenti e perfino contraddittori sotto lo stesso termine ambivalente. Questi due concetti contradittori sono ciò che chiamerei “capitalismo del libero-mercato” da una parte e “capitalismo di stato” dall'altra.

    La differenza fra il capitalismo del libero mercato ed il capitalismo di stato è precisamente la differenza fra, da una parte, lo scambio pacifico e volontario, e dall'altra, l'espropriazione violenta. Un esempio di uno scambio nel libero mercato è il mio acquisto di un giornale all'angolo per una moneta da dieci centesimi; ecco uno scambio pacifico e volontario che beneficia entrambe le parti. Compro il giornale perché lo valuto più della moneta da dieci centesimi che dò in cambio; e l'edicolante lo vende perché, a sua volta, stima il valore del decino superiore a quello del giornale. Entrambe le parti nello scambio ottengono un vantaggio. E cosa stiamo entrambi facendo è uno scambio di titoli di proprietà: cedo la proprietà della mia moneta in cambio del quotidiano e l'edicolante esegue il cambio di titolo esattamente opposto. Questo scambio semplice di una moneta da dieci centesimi per un giornale è un esempio di unica azione nel libero-mercato; è il mercato al lavoro.

    In contrasto con questo atto pacifico, c'è il metodo dell'espropriazione violenta. L'espropriazione violenta si ha quando vado dall'edicolante e sequestro i suoi giornali o il suo denaro con la pistola puntata. In questo caso, naturalmente, non vi è beneficio reciproco; Guadagno a scapito dell'edicolante vittima. Tuttavia la differenza fra queste due transazioni – fra lo scambio reciproco volontario e la pistola puntata – è precisamente la differenza fra il capitalismo del libero mercato e il capitalismo di stato. in entrambi i casi otteniamo qualcosa – ma che siano soldi o giornali li otteniamo in modi completamente diversi, modi dagli attributi morali e dalle conseguenze sociali completamente diversi.

    Qui non posso resistere alla tentazione di precisare che ho un'interpretazione completamente diversa di Jefferson e di Hamilton da quella del professor Averitt. Non considero Jefferson come una certa specie di Franz Boas in anticipo – leggi, un antropologo di sinistra in anticipo. Non lo fu. La mia lettura di Jefferson è completamente diversa; nella mia lettura, Jefferson era molto precisamente per il laissez-faire, o il libero-mercato, il capitalismo. E quella era la vera discussione fra loro. Non era realmente che Jefferson fosse contro le fabbriche o le industrie di per sé; era contro lo sviluppo imposto, cioè tassare i coltivatori con tariffe e sussidi per sviluppare artificialmente l'industria, che era essenzialmente il programma di Hamilton.

    Jefferson, incidentalmente, con altri statisti del suo tempo, era una persona molto istruita. Leggeva Adam Smith, leggeva Ricardo, conosceva bene l'economia classica del laissez-faire. E così il suo programma economico, lontano dall'essere l'espressione di una bucolica nostalgia agraria, era un'applicazione molto specializzata di economia classica per la scena americana. Non dobbiamo dimenticarci che i classicisti del laissez-faire erano inoltre contro le tariffe, le sovvenzioni e lo sviluppo economico imposto.

    Ancora, il termine “uguaglianza,” come usato da Jefferson e dai jeffersoniani, fu impiegato allo stesso modo dall'amico e collega di Jefferson George Mason incorniciando la Dichiarazione dei Diritti della Virginia poco prima che Jefferson scrivesse la Dichiarazione di Indipendenza:

    “tutti gli uomini sono per natura ugualmente liberi e indipendenti”. In altre parole, “uguaglianza” allora non significava ciò che ora spesso intendiamo per uguaglianza: uguaglianza di condizione o uniformità. “Uguaglianza” significava che ogni persona ha il diritto di essere ugualmente libera ed indipendente, per godere il diritto “all'uguale libertà,” come Herbert Spencer la esprimerebbe un secolo dopo. Cioè, quello che ripeto ancora è che l'ala jeffersoniana dei Padri Fondatori era essenzialmente formata da capitalisti del libero mercato, del laissez-faire.

    Per ritornare al mercato: il libero-mercato è realmente una rete ampia, un intreccio, di queste piccole unità di scambio cui ho accennato prima: come lo scambio della moneta da dieci centesimi di dollaro per un giornale. Ad ogni passo sulla via, ci sono due persone, o due gruppi di persone e queste due persone o gruppi scambiano due prodotti, solitamente denaro ed un altro prodotto; ad ogni passo, ciascuno si avvantaggia tramite lo scambio, altrimenti non lo avrebbero fatto in primo luogo. Se dovesse risultare che si sono sbagliati nel pensare che lo scambio gli avrebbe procurato vantaggi allora rapidamente si fermano e non fanno più lo scambio.

    Un altro esempio comune di mercato libero è la pratica universale dei bambini che scambiano le figurine del baseball – il tipo di cosa dove scambiate due “Hank Aaron[s]” per un “Willie Mays”. Il “prezzo” delle varie figurine e gli scambi che sono avvenuti, sono stati basati sull'importanza relativa che i ragazzi hanno attribuito ad ogni giocatore di baseball. Come modo per turbare i liberali potremmo mettere il caso questa maniera: i liberali si suppone siano a favore di tutte le azioni volontarie realizzate, come recita il famoso cliché, tra “due adulti consenzienti.” Tuttavia è particolare che mentre i liberali sono a favore di ogni attività sessuale praticata da “due adulti consenzienti”, quando questi adulti consenzienti interagiscono nel commercio o nello scambio, i liberali si attivano per aggredire, paralizzare, limitare, o proibire quel commercio. Ma sia l'attività sessuale consenziente che il commercio sono espressioni simili della libertà in azione. Entrambi dovrebbero essere favoriti da ogni libertario coerente. Ma il governo, particolarmente un governo liberale, abitualmente si muove per regolare e limitare tale commercio

    È proprio come [comunque] se io stessi per scambiare due Hank Aarons per un Willie Mays ed il governo, o qualche altra terza parte, avanzassero e dicessero: “no, non potete farlo; è diabolico; è contro il bene comune. Proscriviamo perciò questo proposto scambio; ogni scambio di tali figurine del baseball deve essere uno per uno, o tre per due" – o qualunque altro termine il governo, nella sua saggezza e grandezza, desideri arbitrariamente imporre. Che diritto hanno di fare questo? Per i libertari, nessun diritto.

    Generalmente, l'intervento di governo può essere classificato in due modi: sia proibendo o parzialmente proibendo uno scambio fra due persone – fra due adulti consenzienti, uno scambio favorevole ad entrambe le parti; o forzando qualcuno a fare uno “scambio” unilateralmente con il governo, in cui la persona offre qualcosa al governo sotto la minaccia di coercizione. Il primo può includere l'autentica proibizione di uno scambio, regolandone i termini – il prezzo – o impedendo a determinate persone di fare lo scambio. Come esempio del primo intervento, per essere un fotografo nella maggior parte degli stati, bisogna essere un fotografo debitamente autorizzato – dimostrando di essere “di buon carattere morale” e pagando un importo determinato di grano all'apparato statale. Questo per avere il diritto di fotografare qualcuno! Il secondo genere di intervento è uno “scambio” forzato fra noi ed il governo, uno “scambio” che avvantaggia soltanto il governo e non noi stessi. Naturalmente, le tasse ne sono un ovvio ed evidente esempio. Contrariamente allo scambio volontario, le tasse sono questione di entrare e sottrarre con la forza le proprietà della gente senza il loro consenso.

    È vero che molta gente sembra credere che le tasse non siano imposte senza il nostro consenso. Credono, come il grande economista Joseph Schumpeter una volta ha detto, che le tasse siano qualcosa come i debiti del club, in cui ogni persona paga volontariamente la sua parte delle spese del club. Ma se davvero lo pensate, provate un momento a non pagare le vostre tasse e state a vedere quel che succede. Nessun “club” che conosca ha il potere di venirvi a sequestrare i beni o di imprigionarvi se non pagate i relativi debiti. Nel mio punto di vista, allora, le tasse sono sfruttamento – le tasse sono un gioco “a somma zero”. Se c'è qualche cosa nel mondo che è un gioco a somma zero, è la tassa. Il governo sottrae i soldi da un insieme di persone, li dà ad un altro insieme di persone e nel frattempo naturalmente taglia via una grande fetta per il proprio “maneggiare le spese.” Le tasse, quindi, sono puramente e chiaramente una rapina. Punto.

    In effetti, sfido chiunque tra voi a sedersi e lavorare ad una definizione di tassa che non sia applicabile anche alla rapina. Come il grande scrittore libertario H. L. Mencken ha precisato una volta, fra il pubblico, anche se non sono libertari convinti, rubare al governo non è mai considerato sullo stesso piano morale del rubare ad un'altra persona. Rubare ad un'altra persona è generalmente deplorato; ma se è il governo ad essere derubato tutto ciò che accade, come Mencken ha detto, “è che certe canaglie e fannulloni hanno meno soldi per giocarci di quelli che avevano prima.”

    Il grande sociologo tedesco Franz Oppenheimer, che ha scritto un piccolo, magnifico libro chiamato Lo Stato, ha definito il caso brillantemente. Essenzialmente, egli disse, ci sono soltanto due maniere per gli uomini di acquistare la ricchezza. Il primo metodo è producendo un bene o un servizio e volontariamente scambiandolo per il prodotto di qualcun altro. Questo è il metodo dello scambio, il metodo del mercato libero; è creativo ed espande la produzione; non è un gioco a somma zero perché la produzione si espande ed entrambe le parti dello scambio ottengono un vantaggio. Oppenheimer ha denominato questo metodo “mezzi economici” per l'aquisizione di ricchezza. Il secondo metodo è sottrarre la proprietà di un'altra persona senza il suo consenso, cioè, con la rapina, lo sfruttamento, il saccheggio. Quando sottraete la proprietà di qualcuno senza il suo consenso, ottenete un vantaggio a sue spese, a scapito del produttore; questo è davvero un “gioco” a somma zero – non molto “un gioco,” a proposito, dal punto di vista della vittima. Anziché espandere la produzione, questo metodo della rapina chiaramente intralcia e limita la produzione. Così oltre che essere immorale mentre lo scambio pacifico è morale, il metodo della rapina intralcia la produzione perché è parassita sullo sforzo dei produttori. Con brillante arguzia, Oppenheimer ha chiamato questo metodo di ottenere la ricchezza “mezzi politici.” Ed ha quindi continuato definendo lo stato, o il governo, come “l'organizzazione dei mezzi politici,” cioè, la regolarizzazione, la legittimazione e l'istituzione permanente dei mezzi politici per l'aquisizione di ricchezza.

    In altre parole, lo stato è furto organizzato, rapina organizzata, sfruttamento organizzato. E questa natura essenziale dello stato è evidenziata dal fatto che lo stato non rinuncia mai allo strumento cruciale delle tasse.

    Devo qui commentare ancora la dichiarazione del professor Averitt circa “l'avidità.” È vero: l'avidità ha avuto una stampa molto negativa. Francamente non vedo nulla di male nell'avidità. Penso che le persone che attaccano sempre l'avidità sarebbero più coerenti con la propria posizione se rifiutassero il loro prossimo aumento di stipendio. Non vedo neppure lo studioso più a sinistra di questo paese bruciare con disprezzo il suo assegno mensile. In altre parole “avidità” significa semplicemente che state provando ad alleviare la natura data la penuria in cui l'uomo è nato. L'avidità continuerà fino a che il giardino dell'Eden non arriverà, quando tutto sarà sovrabbondante e non dovremo preoccuparci affatto per l'economia. Naturalmente non abbiamo ancora raggiunto quel punto; non abbiamo raggiunto il punto in cui ognuno brucia i suoi aumenti di stipendio, o l'assegno mensile in generale. Così la domanda allora diventa: che genere di avidità avremo, “l'avidità produttiva,” dove la gente produce e volontariamente scambia i propri prodotti con altri? O l'avidità sfruttatrice, la rapina e la depredazione organizzata, dove realizzate la vostra ricchezza a scapito di altri? Queste sono le due reali alternative.

    Ritornando allo stato ed alle tasse, preciserei incidentalmente che Sant'Agostino, che non è famoso per essere stato un libertario, ideò tuttavia un'eccellente parabola libertaria. Scrisse che Alessandro Magno aveva catturato un certo pirata e gli aveva chiesto che cosa significasse prendere possesso del mare. Ed il pirata rispose orgogliosamente: “quello che tu intendi per conquistare la terra intera; ma poiché lo faccio con una piccola nave, mi chiamano ladro, mentre voi, che lo fate con una grande flotta, siete chiamato imperatore. Qui Agostino sottolinea il fatto che lo stato è semplicemente grande rapina, su una scala enorme, ma rapina legittimata dall'opinione intellettuale.

    Prendete, per un altro esempio, la mafia, che anch'essa soffre per una cattiva stampa. Ciò che la mafia fa su scala locale, lo stato fa su una scala enorme, ma lo stato naturalmente ha una stampa molto migliore.

    Contrariamente all'antichissima istituzione dello statalismo, dei mezzi politici, il capitalismo del libero mercato è arrivato come grande movimento rivoluzionario nella storia dell'uomo. Perché esso ha fatto il suo ingresso in un mondo precedentemente contrassegnato dal dispotismo, dalla tirannia, dal controllo totalitario. Emergendo in primo luogo nelle città-stato italiane il capitalismo del mercato libero è arrivato in grande scala con la rivoluzione industriale in Europa occidentale, una rivoluzione che ha determinato un notevole rilascio di energia creativa e di abilità produttiva, un aumento di produzione enorme. Potete chiamarla “avidità” se volete; potete attaccare come “ avidità” il desiderio di qualcuno che, ad un livello di povertà, vuole migliorare la sua condizione.

    Ciò mi ricorda di un punto interessante sull'“avidità” che attraversa l'usuale continuità “sinistra-destra”. Mi ricordo di quando Russell Kirk in primo luogo lanciò il movimento conservatore contemporaneo in questo paese, a metà degli anni '50. Uno dei principali giovani conservatori di quell'era arringò un raduno ed opinò che il vero problema del mondo ed il motivo per lo sviluppo della sinistra, è che tutti sono “avidi,” le masse dell'Asia sono “avide,” e così via. Ecco una persona che possedeva la metà del Montana, attaccare la massa della popolazione del mondo, che stava provando a salire sopra il livello di sussistenza, per migliorare un poco la loro condizione. Ma erano “avide.”

    Ad ogni modo, il capitalismo del libero mercato, la rivoluzione industriale, vide un enorme flusso di energie produttive, un flusso che costituì una rivoluzione contro il sistema mercantilista del diciassettesimo e diciottesimo secolo. In effetti il sistema mercantilista è essenzialmente quello che abbiamo ora. C'è pochissima differenza tra il capitalismo del monopolio nazionale, o il capitalismo corporativo di stato, comunque lo vogliate chiamare, negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale di oggi ed il sistema mercantilista dell'era pre-rivoluzione industriale. Ci sono soltanto due differenze; una è che la sua attività principale era il commercio e la nostra è l'industria. Ma il modus operandi essenziale dei due sistemi è esattamente lo stesso: privilegio di monopolio, un miscuglio totale in ciò che ora è chiamato “associazione di governo e industria,” un sistema pervasivo di militarismo e di contratti bellici, una tendenza verso la guerra e l'imperialismo; l'intero pacchetto che caratterizzò il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo; la vera differenza chiave è che non avevano un gigantesco apparato di P.R.; non avevano una flotta di intellettuali che strombazzano in giro le meraviglie del sistema: come esso promuova il bene comune ed il welfare generalizzato, come questo sia il Liberalismo in Azione. Loro dicevano, “siamo qui per fregare il pubblico e lo stiamo facendo!” Erano molto sinceri in quei tempi. È davvero rinfrescante, a proposito, andare a leggere il materiale di prima del 1914 e godere della sincerità di quel tempo.

    Uno dei concetti importanti a questo proposito è quello di Albert Jay Nock, un grande pensatore libertario e seguace di Franz Oppenheimer. Nock ha coniato due concetti: ciò che ha chiamato “potere sociale” da un lato e “potere statale” dall'altro. Il potere sociale è essenzialmente quello di cui sto parlando: le energie produttive liberate dal mercato libero, tramite scambi volontari, dalle persone che interagiscono volontariamente e pacificamente. Il “potere statale” è parassitismo, sfruttamento e generalmente l'apparato di stato – tasse organizzate, regolamenti, ecc.. E Nock vide la storia essenzialmente come una gara fra il potere sociale e il potere statale. Nel periodo della rivoluzione industriale, per esempio, per varie circostanze il potere statale era minimo, e questo permise al potere sociale di aumentare vertiginosamente. E ciò che è accaduto nel ventesimo secolo è essenzialmente che il potere statale si è aggiornato; si sono infilati nella società ed hanno cominciato ancora una volta a paralizzarla.

    Qual è, allora, il mio punto di vista sul “futuro del capitalismo” – il nostro tema di oggi? Il mio punto di vista sul futuro è altamente ottimista. Davvero penso che il capitalismo del libero mercato, anche se si suppone essere un'istituzione reazionaria, neanderthaliana, sia il movimento del futuro. Per un motivo, esso era il movimento del futuro cento o duecento anni fa, e quello che abbiamo ora è soltanto una reversione reazionaria al sistema precedente. Il sistema attuale non è in realtà affatto “progressista”.

    In secondo luogo, è stato scoperto da Ludwig von Mises nel 1920 che il socialismo – l'altro polo alternativo al nostro attuale neo-mercantilismo – non può far funzionare un sistema industriale. Un sistema agricolo può essere guidato indefinitamente da quasi chiunque, finchè lasciate i contadini vivi. Potete avere quasi qualsiasi genere di sistema tirannico sui contadini. Ma in un sistema industriale avete bisogno di molto più di questo: avete bisogno di un mercato, avete bisogno di profitti e perdite, non potete far funzionare il sistema aleatoriamente. E Mises ha dimostrato che un sistema socialista non può eseguire il calcolo economico, perché non ha un sistema di prezzi per i beni capitali e quindi il socialismo non potrà operare un sistema industriale. Tutti i manuali dicono che Mises è stato rapidamente confutato da Oskar Lange ed altri, ma in realtà non è stato confutato affatto. Non ho avuto il tempo di entrare in una discussione teorica. Ma in pratica ciò che è accaduto è che, in risposta all'industrializzazione, c'è stata una variazione tremenda negli ultimi quindici anni nei paesi socialisti dell'Europa Orientale dal socialismo verso un mercato libero.

    Per chi crede nella libertà e nel libero mercato, questo spostamento è uno degli sviluppi più emozionanti dei due decenni passati. Oggi ci sono soltanto due interpretazioni di questo sviluppo: o dovete dire, che i cinesi, gli yugoslavi, i polacchi, i cechi, gli slovacchi, gli ungheresi si sono tutti venduti al capitalismo – sono andati in segreto all'ambasciata americana ed hanno ricevuto la loro paga. Oppure dovete dire che qualcosa di più profondo sta accadendo, che quello che essenzialmente sta accadendo è che hanno provato il socialismo e non ha funzionato, particolarmente quando le economie hanno cominciato ad industrializzarsi. Hanno scoperto in pratica, pragmaticamente, senza leggere Mises (anche se ci sono prove che abbiano letto Mises entro questo tempo) e Hayek ed altri, che il socialismo non può calcolare, sono giunti a questa conclusione da soli.

    Lenin, in effetti, giunse molto presto a questa conclusione, quando il “comunismo di guerra” venne scartato nel 1921. Il “comunismo di guerra” era un tentativo, subito dopo la rivoluzione dei bolscevichi, di passare al comunismo totale, ad un'economia senza moneta e senza prezzi, in cui, si supponeva, ognuno era tenuto – in pratica sarebbe stato forzato – a portare le sue merci al mucchio comune, per ritirare poi da quel mucchio per soddisfare i suoi bisogni. Il sistema del comunismo di guerra è risultato essere un disastro totale – non a causa della guerra civile (quella razionalizzazione è venuta solo molto più tardi), ma a causa del sistema comunista in sé. [1] Lenin presto realizzò quello che stava accadendo e rapidamente istituì la nuova politica economica, che era essenzialmente un ritorno ad un sistema di mercato quasi-libero. Ed ora i paesi dell'Est, particolarmente la Yugoslavia, stanno muovendosi molto velocemente dagli anni 50 via dal socialismo e dalla pianificazione centrale e verso un sistema del libero mercato.

    In Yugoslavia, per esempio, l'agricoltura, ancora l'industria principale, è quasi completamente privata; un settore privato fiorente esiste nel commercio e nella piccola industria; e il “settore pubblico” è stato trasferito in effetti per legge dallo stato alla proprietà degli operai delle varie fabbriche – essenzialmente funzionando come cooperative di produttori. Ancora, c'è un mercato sostanzialmente libero fra le cooperative di questi produttori, con un sistema fiorente di prezzi e una severa legge dei profitti e delle perdite (quando una ditta perde troppi soldi, fallisce). Inoltre, la riforma economica yugoslava più recente che è cominciata nel 1967 ed è ancora in corso, ha visto un calo tremendo nel livello di tassazione delle loro cooperative – un calo dal precedente livello di imposta sul reddito di circa il 70% a circa il 20. Ciò significa che, il governo yugoslavo centrale non esercita più il completo controllo sugli investimenti: gli investimenti, inoltre, sono stati decentralizzati e destatalizzati. In effetti, se si leggono gli economisti comunisti in Yugoslavia – particolarmente nelle regioni relativamente industrializzate di Croazia e Slovenia – suonano molto come Barry Goldwater o Ronald Reagan. “Perchè dovremmo noi croati o sloveni produttivi” chiedono, “essere tassati per sovvenzionare quei pigri fannulloni giù in Montenegro?” E: “perchè dovremmo costruire fabbriche antieconomiche (“politiche”)? Ognuno deve reggersi sulle proprie gambe”, ecc. Il prossimo passo in Yugoslavia è la spinta delle banche – che, incidentalmente, sono in gran parte cooperative private competitive possedute dai loro clienti di affari – per un mercato azionario in un paese comunista, che sarebbe stato considerato incredibile dieci o vent'anni fa. Ed il nome che propongono di dare a questo sistema – letteralmente – è “capitalismo del popolo socialista.”

    Su questo punto, alcuni anni fa stavo tenendo un corso sui sistemi economici comparativi. Naturalmente, ho speso il tempo elogiando il mercato libero ed attaccando la pianificazione centrale e il socialismo. Per concludere, ho invitato un professore di scambio dall'Ungheria – un eminente economista comunista – a tenere una conferenza come ospite ed i ragazzi hanno pensato: “Ah, almeno potremo sentire anche l'altra campana.” E cos'ha fatto l'economista ungherese? Ha speso l'intera conferenza elogiando il mercato libero ed attaccando la pianificazione centrale. Ha detto quasi esattamente quello che avevo detto fino a quel momento.

    In Europa Orientale, quindi, penso che le prospettive per il mercato libero siano eccellenti. Penso che stiamo ottenendo il capitalismo del libero mercato e che il suo trionfo laggiù sia quasi inevitabile. Negli Stati Uniti, le prospettive sono un poco più offuscate, ma anche qui vediamo la “nuova sinistra” raccogliere molte posizioni che noi “di estrema destra” eravamo soliti avere. Gran parte delle posizioni che si usava chiamare “di estrema destra” venti anni fa sono ora considerate piuttosto di sinistra.

    Di conseguenza, io, con la stessa posizione che tenevo allora, sono stato spostato materialmente dalla destra estrema alla sinistra senza alcuno sforzo da parte mia. Decentralizzazione; controllo della comunità; attacco al governo del Leviatano, alla burocrazia, all'interferenza di governo nella vita di ogni persona; attacco al sistema di istruzione guidato dallo stato; critica del sindacalismo colluso con lo stato; opposizione al militarismo, alla guerra, all'imperialismo ed alla coscrizione; tutte queste cose che la sinistra ora sta cominciando a vedere, è precisamente quello che noi “di estrema destra” stiamo dicendo da sempre. E, finché la “decentralizzazione” va, non c'è niente così decentralizzato come il libero mercato e forse anche questo giungerà all'attenzione del pubblico.

    E così, sono molto ottimista sul futuro del capitalismo del libero mercato. Non sono ottimista sul futuro del capitalismo di stato – o piuttosto, sono ottimista, perché penso che finalmente terminerà. Il capitalismo di stato inevitabilmente genera ogni tipo di problemi che diventano insolubili; come ancora Mises ha precisato, un intervento nel sistema per provare a risolvere dei problemi genera soltanto altri problemi, che a loro volta richiedono ulteriori interventi, ecc. e così l'intero processo continua a scendere a valanga fino ad un sistema completamente collettivista, un sistema totalitario. Assomiglia molto all'escalation nel Vietnam, a proposito; il principio, come ben sappiamo a questo punto, è che l'intervento del governo in Vietnam genera problemi che richiedono un'ulteriore escalation, ecc. La stessa cosa accade nell'intervento domestico, con il programma agricolo che è uno splendido esempio di questo processo.

    Sia nel Vietnam che nell'intervento domestico del governo, ogni passo nell'escalation genera soltanto altri problemi che mettono il pubblico davanti alla scelta: premi per avere ulteriori interventi, o abrogali – in Vietnam, ritirati dal paese. Ora in Yugoslavia e nel resto dell'Europa Orientale, hanno preso il percorso opposto: della deëscalation progressiva, dell'abrogazione continua di un intervento dopo l'altro e verso il mercato libero. Negli Stati Uniti finora abbiamo preso il percorso di accelerare gli interventi, di intralciare come non mai il mercato libero. Ma sta cominciando a diventare evidente che il sistema misto sta crollando, che non funziona. Sta cominciando ad essere palese, ad esempio, che il welfare non tassa i ricchi per dare ai poveri; tassa il più povero per dare al più ricco ed i poveri essenzialmente pagano per il welfare. Sta cominciando ad essere palese che l'intervento straniero è essenzialmente un metodo di sovvenzione delle società americane favorite invece di assistenza ai poveri nei paesi non sviluppati. Ed ora sta diventando evidente che le politiche keynesiane sono riuscite soltanto a portarci all'impasse attuale della inflazione con recessione e che i nostri olimpici economisti non hanno affatto modo di uscire dal pasticcio attuale, se non incrociando le dita ed i loro modelli econometrici e pregando. E, naturalmente, possiamo guardare avanti ad un'altra crisi della bilancia dei pagamenti in un paio di anni, un altro episodio della crisi inflazionistica in un paio di anni, un altro episodio di isteria da fuoriuscita di oro.

    Quindi, abbiamo molte crisi che appaiono in lontananza in America, alcune sono per strada, altre imminenti o già qui. Tutte queste crisi sono i prodotti dell'intervento e nessuna di esse può essere realmente risolta per mezzo di altri interventi. Di nuovo, credo che finalmente invertiremo il nostro corso attuale – forse prendendo la Yugoslavia come nostro paradigma. Incidentalmente, il professor Averitt ha accennato alla Grande Depressione. La Grande Depressione è sempre stata considerata come il prodotto del capitalismo del libero mercato degli anni '20. Fu il risultato dell'intervento molto pesante degli anni '20, un intervento di governo, a proposito, che è molto simile all'intervento corrente. Negli anni '20 venne imposto il nuovo sistema della Riserva Federale, che tutti gli economisti istituzionali del momento assicurarono che avrebbe eliminato tutte le future depressioni; il sistema della Riserva Federale da quel momento in poi avrebbe manipolato i prezzi e la riserva monetaria ed eliminato i cicli congiunturali per sempre. Il 1929 e la Grande Depressione furono il risultato di quella manipolazione guidata dalle mani saggie dell'economia istituzionale – non il risultato di qualcosa come il capitalismo del libero mercato.

    In breve, l'avvento dell'industrialismo e la rivoluzione industriale ha irreversibilmente cambiato la prognosi per la libertà e lo statalismo. Nell'era pre-industriale, lo statalismo e il dispotismo poterono imperversare indefinitamente, contenti di mantenere i contadini al livello di sussistenza e di vivere della loro eccedenza. Ma l'industrialismo ha rotto i vecchi schemi; perché è diventato evidente che il socialismo non può far funzionare un sistema industriale e sta diventando gradualmente evidente che neanche il neo-mercantilismo e l'interventismo, a lungo termine, non possono far funzionare un sistema industriale. Il capitalismo del libero mercato, la vittoria del potere sociale e dei mezzi economici, non è solo l'unico sistema morale e di gran lunga il più produttivo; si è trasformato in nell'unico sistema possibile per l'umanità nell'era industriale. Il suo trionfo finale è quindi virtualmente inevitabile.



    www.movimentolibertario,it
    Ultima modifica di John Orr; 17-04-11 alle 16:07
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  2. #2
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Grande Murray.
    Mi sento di aggiungere che questo sistema di esproprio forzato istituzionalizzato, di coercizione armata, va avanti perchè una buona fetta della popolazione lo considera "giusto". Nessun sistema sociale potrebbe sorreggersi senza un adeguato sostegno sociale.
    Quello che si può fare, quindi, è promuovere la libertà individuale, la cooperazione, la volontarietà, organizzandoci con determinazione ed impegno, abbattendo quel muro di rassegnazione che vede la sottomissione al potere come un male ineluttabile, sempre esistito e che sempre esisterà.
    Poi, accada quel che accada, non bisogna porsi limiti e spingere sempre nella direzione giusta nel trade-off tra potere centrale e libertà individuale.
    Ultima modifica di Ping Pong; 17-04-11 alle 16:46
    “E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Se non si sanno i limiti della libertà individuale sono tutti pensieri da criminali

    Movimento Libertario

    Qual'è la libertà ..quella di riempire il mondo di ogm? di scorie nucleari? di sfruttare i più deboli?

    Altro che pace che deriva dal capitalismo, sarebbe il modo più veloce per la rivoluzione.
    Non vi rendete conto che con la scusa della libertà e delle minori tasse stanno facendo proprio il contrario?

    Ma in pratica ciò che è accaduto è che, in risposta all'industrializzazione, c'è stata una variazione tremenda negli ultimi quindici anni nei paesi socialisti dell'Europa Orientale dal socialismo verso un mercato libero.
    ....Non è mercato libero, sono tutte maschere,
    ...è ora di capire le persone invece delle ideologie, potreste vedere che dietro un quadro logico e giusto ci sono i peggiori inganni mentre dietro una bandiera che credete il nemico, c'è gente piena di saggezza e umanità.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Citazione Originariamente Scritto da sintierra Visualizza Messaggio
    Se non si sanno i limiti della libertà individuale sono tutti pensieri da criminali

    Movimento Libertario

    Qual'è la libertà ..quella di riempire il mondo di ogm? di scorie nucleari? di sfruttare i più deboli?

    Altro che pace che deriva dal capitalismo, sarebbe il modo più veloce per la rivoluzione.
    Non vi rendete conto che con la scusa della libertà e delle minori tasse stanno facendo proprio il contrario?



    ....Non è mercato libero, sono tutte maschere,
    ...è ora di capire le persone invece delle ideologie, potreste vedere che dietro un quadro logico e giusto ci sono i peggiori inganni mentre dietro una bandiera che credete il nemico, c'è gente piena di saggezza e umanità.
    ? Puoi tradurre?
    Nessuno dice che i socialisti siano "cattivi". Il problema è che sono tutti dei potenziali dittatori. Anche Hitler aveva buone intenzioni, come Mao e Stalin.
    La libertà individuale è fare ciò che si vuole rispettando le proprietà altrui (per i limiti della libertà individuale non basterebbe un trattato, non posso riassumere secoli di scienza giuridica in un commento).
    “E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    ? Puoi tradurre?
    Nessuno dice che i socialisti siano "cattivi". Il problema è che sono tutti dei potenziali dittatori. Anche Hitler aveva buone intenzioni, come Mao e Stalin.
    La libertà individuale è fare ciò che si vuole rispettando le proprietà altrui (per i limiti della libertà individuale non basterebbe un trattato, non posso riassumere secoli di scienza giuridica in un commento).
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    SEMINA 2011: OPERAZIONE "6 semi di mais ovunque" (richiedi i tuoi 6 chicchi)
    Questo è rispettare libertà degli altri? seminare ovunque mais ogm?
    E quello che fanno i capitalisti?
    Il problema è che sono tutti i capitalisti dei potenziali dittatori.
    Non basta un trattato ma iniziamo col dare delle definizioni.

    Lo stato è chi si assume il monopolio della forza.
    La politica è l'amministrazione della proprietà pubblica.

    Il “potere statale” è parassitismo, sfruttamento e generalmente l'apparato di stato – tasse organizzate, regolamenti, ecc.
    Ed ora il potere statale cosa sta facendo? Inganna perchè nega se stesso e dice di combattere il parassitismo, le tasse, i regolamenti ma in realtà combatte quella che è la forza vera ed il motivo di esistere di uno stato.

    E' il capitalismo peggiore ( libertà individuale del più forte ) che si traveste da stato per distruggerlo.

    La democrazia dovrebbe avere un minimo di logica e di informazione libera, altrimenti è solo un gruppo di gente abbindolata,

    (E in italia non c'è informazione libera)
    Ultima modifica di sintierra; 17-04-11 alle 23:12

  6. #6
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Citazione Originariamente Scritto da sintierra Visualizza Messaggio
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    Questo è rispettare libertà degli altri? seminare ovunque mais ogm?
    E quello che fanno i capitalisti?
    Il problema è che sono tutti i capitalisti dei potenziali dittatori.
    Non basta un trattato ma iniziamo col dare delle definizioni.

    Lo stato è chi si assume il monopolio della forza.
    La politica è l'amministrazione della proprietà pubblica.



    Ed ora il potere statale cosa sta facendo? Inganna perchè nega se stesso e dice di combattere il parassitismo, le tasse, i regolamenti ma in realtà combatte quella che è la forza vera ed il motivo di esistere di uno stato.

    E' il capitalismo peggiore ( libertà individuale del più forte ) che si traveste da stato per distruggerlo.

    La democrazia dovrebbe avere un minimo di logica e di informazione libera, altrimenti è solo un gruppo di gente abbindolata,

    (E in italia non c'è informazione libera)
    La democrazia è la regola della della dittatura della maggioranza del 50+1, cosa ci sia di liberale in questo lo sai solo tu. La stampa in italia, come in gran parte dei paesi della UE non è certo libera: se fosse libera quel manifesto contro le procure che tanto scandalo sta suscitando non avrebbe avuto modo di essere preso come pretesto di inquisizione.

    A proposito. Il mais modificato l'ha piantato in casa sua e basta, non ovunque e sopratutto non a casa tua dove per ciò che mi riguarda puoi piantare anche bandiere comuniste e piante dove crescono soldi. Fondamento della libertà è il concetto di proprietà privata, altrimenti non si capisce dove potresti applicare il tuo modo di vivere e la tua morale liberamente senza scassare i marroni al prossimo.

    Democrazia e libertà sono come il diavolo è l'acquasanta. Ok ciccio?
    Ultima modifica di John Orr; 22-04-11 alle 13:02
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  7. #7
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    ma la domanda è, dove vedete, nel mondo moderno, una contrapposizione tra socialisti e capitalismo?
    Il coro del Bunga Bunga:
    Silvio: ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    I ministri: ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do ♪mi ♪fa ♪fa ♪re ♪sol ♪do
    Le ministre: ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do ♪si ♪la ♪do
    Il giudice: ♪si ♪fa ♪la minore ♪si ♪fa ♪la minore

  8. #8
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    La democrazia è la regola della della dittatura della maggioranza del 50+1, cosa ci sia di liberale in questo lo sai solo tu. La stampa in italia, come in gran parte dei paesi della UE non è certo libera: se fosse libera quel manifesto contro le procure che tanto scandalo sta suscitando non avrebbe avuto modo di essere preso come pretesto di inquisizione.

    A proposito. Il mais modificato l'ha piantato in casa sua e basta, non ovunque e sopratutto non a casa tua dove per ciò che mi riguarda puoi piantare anche bandiere comuniste e piante dove crescono soldi. Fondamento della libertà è il concetto di proprietà privata, altrimenti non si capisce dove potresti applicare il tuo modo di vivere e la tua morale liberamente senza scassare i marroni al prossimo.

    Democrazia e libertà sono come il diavolo è l'acquasanta. Ok ciccio?
    L'unica maniera per imporre qualcosa alla maggioranza è la rivoluzione.

    Il potere della minoranza, qualcosa di diverso della democrazia, è dittatura e non libertà.

    Solo che bisogna anche avere una logica nelle elezioni e nel controllo di chi si è votato, altrimenti diventa il potere degli eletti e non del popolo.

    Ora sta governando le minoranza,
    in Italia, non c'è democrazia

    Anche negli Usa non c'è democrazia, ma lì il motivo è che preferiscono dare più demosrazia ad ogni singolo stato che al paese unito.

    Anche su quello che si può fare nella proprietà privata, decide la maggioranza. Se la maggioranza decide che nel proprio terreno uno può farsi una centrale nucleare se io sono contro o vado contro la legge e lotto (da solo o con chi la pensa come me) o me ne vado via. Ma obbligare la maggioranza perchè io la penso diversamente, anche se ho ragione, non è giusto (e se lo voglio fare ugualmrnte con la forza diventerò terrorista o eroe, sarà la storia a decidere)

  9. #9
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    L'unica maniera per imporre qualcosa alla maggioranza è la rivoluzione.
    Deve esservi anche un apparato ideologico adeguato, altrimenti nessun sistema di sopraffazione può prevalere. Del tipo "lo stato siamo noi", ecc.

    Il potere della minoranza, qualcosa di diverso della democrazia, è dittatura e non libertà.
    1) la democrazia è la dittatura della maggioranza;
    2) IL potere si contrappone alla libertà: non può esservi un "sistema" con molto potere e molta libertà, vi è un trade-off;
    3) la democrazia non garantisce la liberazione da spregevoli dittature, come il secolo scorso ha dimostrato.

    Solo che bisogna anche avere una logica nelle elezioni e nel controllo di chi si è votato, altrimenti diventa il potere degli eletti e non del popolo.
    In concreto? Controllare gli eletti vorrebbe dire impiego di risorse, di uomini, ecc. Se il potere fosse davvero di tutti, vivremmo già nell'anarcocapitalismo. IL potere, in democrazia, arride a gruppi di persone, più o meno grandi.

    Ora sta governando le minoranza,
    in Italia, non c'è democrazia
    1) la minoranza in base a quali parametri?
    2) se ci fosse più democrazia cosa cambierebbe?
    3) semma il problema è la troppa democrazia, cioè l'ipertrofia legislativa tassarola e spendarola di un determinato gruppo.

    La democrazia è un idolo ormai, ciò che è giusto è democratico, quello che è ecologico pure, quello che fa bene idem.
    Anche negli Usa non c'è democrazia, ma lì il motivo è che preferiscono dare più demosrazia ad ogni singolo stato che al paese unito.
    Non so chi ti abbia raccontato queste cose. Sono puerilmente false. Il diritto di secessione, quello che tu chiami "si preferisce dare più democrazia ad un singolo stato" ha portato alla guerra di secessione americana.
    Si è accennato al tradimento della Costituzione: inizialmente, Lincoln «conduce la guerra di Secessione come una crociata contro la ribellione e il separatismo, non già per l'abolizione della schiavitù, che può continuare a sussistere negli Stati leali nei confronti del governo centrale».[1] Ciò che realmente era inaccettabile era il rifiuto di una minoranza di adeguarsi alla decisione della maggioranza, che avrebbe scardinato il sistema politico dell'Unione.
    Per forza che avete le idee confuse... le avrei anche io, con queste nozioni assolutamente fasulle.


    Anche su quello che si può fare nella proprietà privata, decide la maggioranza. Se la maggioranza decide che nel proprio terreno uno può farsi una centrale nucleare se io sono contro o vado contro la legge e lotto (da solo o con chi la pensa come me) o me ne vado via. Ma obbligare la maggioranza perchè io la penso diversamente, anche se ho ragione, non è giusto (e se lo voglio fare ugualmrnte con la forza diventerò terrorista o eroe, sarà la storia a decidere)
    Qui una serie di sconclusionatezze logiche.
    L'appiglio per qualsiasi società libera, e che voglia definirsi civile, è il diritto naturale.
    Anche la nostra costituzione riconosce i diritti naturali:
    L’ Articolo 2 stabilisce che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo.
    Si riconosce qualcosa che già si è conosciuto, quindi ecco il giusnaturalismo nell'art. 2. Purtroppo la carta è sempre e solo carta, nulla può di fronte a burocrati determinare nell'espropriare e redistribuire quanto più possibile.
    Ebbene: il diritto di proprietà è un diritto naturale.
    Se non si riconosce il diritto naturale come entità a sè stante, vuol dire che quello che fece Hitler era giusto, poichè legale. Le stesse leggi razziali italiani dovrebbero dirsi "giuste", in base ad un mero parametro di legalità positiva.
    Nel tuo esempio è la maggioranza che obbliga, in base ad una definizione data di obbligo.
    Mi pare che il relativismo abbia completamente distorto l'idea di giustiziae diritto, come il tuo esempio dimostra.
    Non ti sto dando del cretino, è roba che per i nostri avi era scontata, ma a seguito della diffusione di curiose filosofie, si è portati a pensare che ciò che la maggioranza crede "giusto" sia giusto sul serio.
    Senza un'idea aprioristica, data e anche abbastanza facile da riscontrare direi, di giustizia e diritto naturale, tutte le società sono destinate a crollare sotto i colpi mortali del relativismo etico, giuridico e filosofico.
    Ultima modifica di Ping Pong; 22-04-11 alle 21:15
    “E quando ci si ammala? Che cosa si deve fare?” “Non c’è altro da fare che fermarsi. E sarà la natura stessa che, a lasciarla fare, un po’ alla volta si risolleverà dal disordine in cui è caduta”.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Senza capitalismo, scordiamoci un futuro dipace

    Citazione Originariamente Scritto da Ping Pong Visualizza Messaggio
    Deve esservi anche un apparato ideologico adeguato, altrimenti nessun sistema di sopraffazione può prevalere. Del tipo "lo stato siamo noi", ecc.
    Di solito è il più forte a prevalere, però se la causa è giusta si possono trovare abbastanza persone per vincere la rivoluzione

    1) la democrazia è la dittatura della maggioranza;
    Meglio di una dittatura di una minoranza

    2) IL potere si contrappone alla libertà: non può esservi un "sistema" con molto potere e molta libertà, vi è un trade-off;
    Quindi o non ci deve essere potere (ma come annulli la legge del più forte?) o meglio che sia della maggioranza

    3) la democrazia non garantisce la liberazione da spregevoli dittature, come il secolo scorso ha dimostrato.
    O c'è democrazia o dittatura, se la maggioranza vuole continuare ad avere il potere meglio che non si faccia ingannare da chi dice che ci sono persone "particolari" che merirano il potere

    In concreto? Controllare gli eletti vorrebbe dire impiego di risorse, di uomini, ecc. Se il potere fosse davvero di tutti, vivremmo già nell'anarcocapitalismo. IL potere, in democrazia, arride a gruppi di persone, più o meno grandi.
    Se non ti fidi del referendum o del modo in cui si possono controllare gli eletti dovresti convincere la maggioranza che hai ragione te, ...e forse se non passa il referendum e non ci saranno più poteri che si controllano da loro e che ci possono dare fiducia, si dovrranno usare altri modi per controllarlo.
    Ma per controllare un gruppo anarcocapitalista che non accetta nemmeno il potere della maggioranza, l'unica maniera che mi viene in mente è la forza.

    1) la minoranza in base a quali parametri?
    numerici
    2) se ci fosse più democrazia cosa cambierebbe?
    Non me la prenderei solo con il governatore ma con gli italiani
    3) semma il problema è la troppa democrazia, cioè l'ipertrofia legislativa tassarola e spendarola di un determinato gruppo.
    magari quel gruppo fosse la maggioranza e non una minoranza che fa credere alla maggioranza che senza di loro ci sarebbe il comunismo o il caos
    La democrazia è un idolo ormai, ciò che è giusto è democratico, quello che è ecologico pure, quello che fa bene idem.
    finchè è così, cioè che la maggioranza cerca il bene siamo a posto.

    Quando la maggioranza vuole distruggere e cerca il male sarà un problema, Io cercherei uno stato straniero e convincerei a invadere il mio stato ingiusto e crudele, se la distruzione che si fanno da soli diventa insopportabile.

    Non so chi ti abbia raccontato queste cose. Sono puerilmente false. Il diritto di secessione, quello che tu chiami "si preferisce dare più democrazia ad un singolo stato" ha portato alla guerra di secessione americana.
    Parlo delle regole americane, dove può vincere (ed alcune volte ha vinto) il candidato che ha meno voti (perchè chi vince uno stato si prende tutti i voti dello stato)

    Qui una serie di sconclusionatezze logiche.
    L'appiglio per qualsiasi società libera, e che voglia definirsi civile, è il diritto naturale.
    Qualsiasi cosa sia il diritto naturale, se la maggioranza non la vuole non è giusto che rimanga
    ...
    Si riconosce qualcosa che già si è conosciuto, quindi ecco il giusnaturalismo nell'art. 2. Purtroppo la carta è sempre e solo carta, nulla può di fronte a burocrati determinare nell'espropriare e redistribuire quanto più possibile.
    Infatti mi hanno espropriato un orto, ma se la maggioranza va vene non posso farci niente, forse posso provare al tribunale europeo. Comunque Mi basta far sapere a quelli che credono che il PDL è più a destra del PD che non è vero niente, hanno fatto leggi che ora opporsi ad un esproprio forzato è molto più difficile
    Ebbene: il diritto di proprietà è un diritto naturale.
    Se non si riconosce il diritto naturale come entità a sè stante, vuol dire che quello che fece Hitler era giusto, poichè legale. Le stesse leggi razziali italiani dovrebbero dirsi "giuste", in base ad un mero parametro di legalità positiva.
    Se l'esprorio aveva una ragione logica, che la meggioranza ne aveva bisogno e me lo pagava il giusto non avrei messo di mezzo un avvocato. Ma questo c'entra poco con lo stato o l'anarchia, anzi in anarchia avrei dovuto fare giustizia da solo
    Nel tuo esempio è la maggioranza che obbliga, in base ad una definizione data di obbligo.
    Mi pare che il relativismo abbia completamente distorto l'idea di giustiziae diritto, come il tuo esempio dimostra.
    Non ti sto dando del cretino, è roba che per i nostri avi era scontata, ma a seguito della diffusione di curiose filosofie, si è portati a pensare che ciò che la maggioranza crede "giusto" sia giusto sul serio.
    Se non è giusto puoi solo fare una rivoluzione o andartene, ma che sia giusto quello che dice la minoranza e non la maggioranza: quella è dittatura
    Senza un'idea aprioristica, data e anche abbastanza facile da riscontrare direi, di giustizia e diritto naturale, tutte le società sono destinate a crollare sotto i colpi mortali del relativismo etico, giuridico e filosofico.
    Etica per me è solo la mia, il relativismo giuridico è quello della maggioranza, quello filosofico è di chi non ha niente di meglio da fare, comunque colpi mortali li possono dare solo quelli che hanno la forza per darli , e se questi sono la minoranza è il caso di fare una rivoluzione o una seccessione.

 

 
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