La Fukushima delle rinnovabili italiane
Di
Terenzio Longobardi

Qualche giorno fa ho partecipato a un incontro organizzato da un’associazione di categoria degli artigiani per protestare contro il nuovo decreto governativo sulle energie rinnovabili del 3 Marzo scorso in attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili; tale decreto avrebbe dovuto riformare gli incentivi in modo da rendere raggiungibili gli obiettivi europei che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17% di fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020.
Invece, la norma approvata ha introdotto forti limitazioni alla crescita delle rinnovabili e, in particolare, l’anticipazione al 31 maggio 2011 della scadenza, inizialmente prevista al 31 dicembre 2013, del secondo conto energia sul fotovoltaico, rimandando a un decreto successivo, ha gettato nella totale incertezza un intero settore e ha già bloccato tutti gli investimenti in essere - il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti previsti.
Pensavo che la situazione fosse grave, ma ascoltando i drammatici interventi al convegno degli operatori di settore, ho capito che sulle rinnovabili italiane si è abbattuto un vero maremoto che ha distrutto quanto di buono fatto fin ora.
L’eccellente situazione del fotovoltaico prima del sisma governativo era (fonte Nomisma) la seguente:
- Oltre 100.000 occupati (di cui 18mila diretti ed età media <35 anni).
- Fatturato complessivo: 40 miliardi di €.
- Entrate fiscali: 1,9 miliardi di €.
- 5.700 MWp installati nel solo 2010: → 2,2 % di copertura del fabbisogno elettrico nazionale → 3 milioni di tonnellate di CO2 evitate
- Costo per famiglia: 23 €/anno.
Ora, l’annullamento delle tariffe definite nel DM 08/2010 senza definire le nuove tariffe, insieme all’ impossibilità di garantire la connessione entro il 31 maggio per gli impianti già avviati, determina:
- 10.000 persone in cassa integrazione straordinaria + altre migliaia di persone che perderanno il lavoro perché non possono beneficiare degli ammortizzatori sociali.
- 20 miliardi di € di contratti in corso bloccati per i quali le aziende dovranno procedere comunque al pagamento dei fornitori, senza ottenere il finanziamento previsto dagli istituti di credito che hanno già annullato le delibere.
- 8 miliardi di € di ordinativi bloccati dalle aziende ai fornitori.
- Blocco delle assunzioni e perdita di posti di lavoro qualificati (ad es. Ingegneria e Ricerca & Sviluppo).
- Investimenti nazionali e internazionali bloccati, in attesa del nuovo sistema incentivante.
- Perdita di credibilità del sistema paese che compromette investimenti sia italiani che esteri.
Considerando che anche i nuovi investimenti nell’eolico sono attualmente a rischio a causa dell’incertezza dovuta al non chiaro funzionamento dei nuovi meccanismi basati sulle aste al ribasso, si può facilmente comprendere l’entità del danno che è stato fatto alle rinnovabili.
Le notizie dell’ultima ora sono che, a seguito delle vibranti proteste e alla mobilitazione delle opposizioni, si giunga a breve all’approvazione di una mozione d’indirizzo del Parlamento, per limitare i danni di questo tsunami. Ma, inutile illudersi, per ripristinare un clima di fiducia degli investitori occorrerà molto tempo e difficilmente si riuscirà a riavviare quel circuito virtuoso promosso dal precedente conto energia.
Concludo con una considerazione politica. Credo ormai sia chiaro a tutti che l’intento nemmeno tanto nascosto del governo, è quello di favorire il nucleare e quindi destinare ad esso risorse economiche sempre più scarse. Come abbiamo cercato e continueremo a dimostrare, si tratta di una strategia folle, anche dal lato della convenienza industriale. Speriamo che anche chi si oppone al governo riesca a comprendere la posta in gioco e le effettive priorità.
Ringrazio vivamente l’Ing. Antonio Mazzeo che, durante il convegno, mi ha fornito molte delle informazioni contenute in questo articolo.