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    Predefinito Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Terremoto al Centro Italia: lancette maledette, come a L’Aquila è successo nell’ora “del Diavolo”

    Sono solo 4 i minuti che separano il terremoto de L’Aquila del 2009 da quello del Centro Italia, in un orario che le credenze definiscono “Ora del diavolo”. Ecco di cosa si tratta.


    Caterina Lenti

    Ore 3:32 del 6 aprile 2009: un violento terremoto devasta L’Aquila; ore 3:36 del 24 agosto 2016, sette anni dopo, in piena notte, Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Norcia, Castelsantangelo sul Nera rivivono i terrificanti istanti provati dagli aquilani solo pochi anni prima, svegliati dalla terra che si muove, dai mobili che cadono fragorosamente a terra, dai tetti e dai muri che iniziano a crollare.

    Solo 4 minuti separano, dunque, il terremoto de L’Aquila del 2009 da quello avvenuto poche ore fa in Centro Italia, in un orario che le credenze popolari definiscono “Ora del diavolo”. Ecco di cosa si tratta. Le 3:33 di notte si contrappongono alle 15:00, momento in cui Gesù esalò l’ultimo respiro sulla Croce, in una sorta di contrapposizione tra Bene e Male. Ma non è tutto: le 15:00 sono ore solari ed il Sole, sin dai tempi antichi, è il simbolo delle divinità benevole, “Occhio di Dio” per i Cristiani. Le 3 di notte, invece, sono ore lunari, associate a divinità malvagie, popolate da tempi immemori da streghe, licantropi, demoni, avvolti dalle tenebre. La luna brilla di luce riflessa, per questo le 3 di notte sono l’ora dell’Anticristo, l’ora di Lucifero, il cui nome, etimologicamente, significa “portatore di luce riflessa”.

    Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di svegliarsi nel cuore della notte ma c’è chi lo fa puntualmente alle 3:33. Coincidenza o ossessione? Sta di fatto che ad alcuni il triplo tre appare spesso nelle situazioni più disparate della vita quotidiana (es. durata di una canzone, player mp3, un film in DVD mostrano la cifra di 3 minuti e 33 secondi e ciò si ripete per la targa della macchina, per la sigla di un elettrodomestico o per la durata di una telefonata). Diversi esperti in esoterismo affermano che in certi momenti, durante il sonno, si possono sperimentare le così dette “paralisi notturne”, durante le quali la persona si rende conto di essere sveglia ma di non potersi muovere. Di solito, associate a queste paralisi, avvengono varie “allucinazioni” dove è possibile vedere entità, mostri ecc. Secondo gli esperti d’esoterismo e paranormale dopo le 3:00 è possibile avere un picco di attività paranormali perché la nostra dimensione e la dimensione di queste entità si avvicina fino a combaciare. Quest’ora è chiamata “Ora del Diavolo”.

    Secondo diversi esperti molte morti avvengono durante il lasso temporale che va dalle 3:00 alle 5:00 perché il nostro sistema immunitario è più vulnerabile. Molte persone affermano di sentire presenze misteriose nella propria camera durante la notte inoltrata, forse perché i sensi sono più recettivi. Una pellicola cinematografica dal forte impatto emotivo sul tema è “The Exorcism of Emily Rose”, datato 2005, diretto da Scott Derrickson. Il film vede un’affascinante avvocatessa, single e scontenta di sè, accettare un caso molto difficile, in cui si trova a dover difendere un prete dall’accusa di omicidio per aver praticato un esorcismo mortale su una giovane donna, Emily Rose, che ha assistito a strani fenomeni: rumori improvvisi, odore di bruciato, restando bloccata sul letto da una forza invisibile. In tribunale Padre Richard affermerà che la ragazza non soffriva di epilessia ma era posseduta dal demonio.

    Terremoto al Centro Italia: lancette maledette, come a L'Aquila è successo nell'ora "del Diavolo" - Meteo Web
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  2. #2
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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Il dèmone delle macerie

    Da Pompei ad Amatrice passando per l’Aquila, cosa è bene sapere in fatto di terrae motus. Con uno sguardo al calendario degli antichi e ricordando che la terra è sempre innocente.


    Alessandro Giuli

    “Matru i più rozzi e i più lontani la chiamano ancor oggi Matruce, poi Matrice, in latino Matrix, l’alveo da cui discende la razza, fu il nome di una regione d’Italia, anzi della primissima Italia”

    Quando l’età declina, quando più la tempesta della vita infuria con tutti i suoi mali fisici e morali, si ritorni alle origini, si riguardi al passato per averne un conforto che non mancherà mai, per trarne quella serenità, caratteristica dei nostri antichi Padri, per affrontare ogni evento, anche il più triste, anche la morte. La vita e la morte, per essi, non erano che due stadi diversi dello Spirito Immortale, sempre vigilante su i destini della Famiglia e della Patria. (Cesare De Bernardinis, “MA-TRV”, Amatrice, 1932).

    Il Dèmone delle macerie ha fatto visita all’ombelico d’Italia e ha portato con sé, inevitabile, corpi e anime innumerevoli. Ha attraversato Lazio Abruzzo Marche e Umbria, lungo la dorsale tra il parco del Gran Sasso-Monti della Laga e quello dei Sibillini, lo ha fatto con il suo tipico passo sicuro e pesante, notturno peraltro: impronta contraffatta del nettunio Scuotiterra (terrae motus). Stavolta ha scelto proprio l’Omphalos Italiae, il punto d’intersezione delle terre di mezzo e delle quattro ideali linee rette originate dai punti cardinali (Giano Quadrifronte), a circa sessanta chilometri dal misterioso Lago di Cotilia (oggi Paterno, forse, vicino Rieti, in Sabina), lì dove secondo Marco Porcio Catone balenò come un lampo, in tempi preistorici, un nucleo fondativo dei popoli italici. Scrive al riguardo Renato Del Ponte (“La religione dei Romani”, Rusconi, 1992): “E il ver sacrum ebbe il proprio centro d’irradiazione mistica presso il lago miracoloso di Cotilia contenente un’isoletta natante spostata dal soffio del vento. Era quello un luogo sommamente venerabile, ritenuto l’ombelico d’Italia. Il fenomeno di Cotilia, che pareva straordinario agli antichi fa pensare a Delo, l’isola natante nel mare Egeo dove nacque il dio solare Apollo e dove risiedeva un famoso oracolo. Non lontano da Cotilia – il cui lago era creduto sacro alla dea Vittoria – un altro dio, a Tiora Matiene, vaticinava per mezzo di un picchio: Marte, che dunque presso i più antichi Italici sembra aver rivestito la stessa funzione di Apollo per gli Elleni”.

    Non so se sia davvero Vittoria la dea da scomodare in queste ore: ogni lago è una finestra di sotterra, l’occhio cilestre di una dea del vuoto, Vacuna il suo nome, la titolare del lago di Cotilia che separa la superficie terrestre dall’inquilino magmatico che abita le nostre profondità vulcaniche. La cronaca di oggi evoca immagini remote: un centro mistico rivestito di macerie, un messaggio oracolare proveniente dai boschi della Sibilla appenninica e interpretabile con Eraclito: il nume non dice e non nasconde, manda segni.

    Una traccia. Il Dèmone delle macerie cavalca fuochi impuri e sotterranei, giunge inavvertito ma non senza essere annunciato: sono i dormienti a ignorarne i sussurri, la grammatica ominosa che precede il suo passaggio. Il vento, forse, o un mesto uggiolare di cani. Ho appena incrociato a Roma un miracolato che stava lì, nel cuore della tragedia, alla vigilia del terremoto. Aveva giusto avvertito un turbinio insolito, un vociare sospetto di fronde, come un allarme confermato dall’improvvisa, inerte apatia del suo cane altrimenti iperattivo. L’uomo è tornato sui suoi passi, si è così salvato. Il lago sacro di Cotilia è sottilmente collegato con un altro ombelico della tradizione di Roma, detto in antico mons Saturnius: il Campidoglio. E l’oracolo di Dodona così indica ai Pelasgi in attesa di emigrare: Andate in cerca della Saturnia terra dei Siculi e degli Aborigeni, Cotilia, dove galleggia un’isola” (Varrone citato da Macrobio nei Saturnali).

    Centro polare della terra Aborigena, epicentro del terrae motus, è Amatrice col suo circondario. E “per quanto riguarda le origini di Amatrice, con riferimento anche a una zona molto più vasta, che comprende Arquata del Tronto, Accumoli, Montereale, Campotosto, Cittareale, Posta, Borbona e perfino Antrodoco, Leonessa e Norcia, leggiamo cosa dice Cesare de Bernardinis nel suo libro ‘Ma-Tru’ (Amatrice, 1932). ‘Matru i più rozzi e i più lontani la chiamano ancor oggi Matruce, poi Matrice, in latino Matrix, l’alveo da cui discende la razza, fu il nome di una regione d’Italia, anzi della primissima Italia, quindi, nel corso dei secoli, rimase ad indicare una città di questa terra, e si ingentilì in Amatrice, Amatrix, in ricordo della regina Amata, moglie di Latino, re degli Aborigini, che la fondò. Gli abitanti della Matrice son detti Matriciani ed Aborigines non è che la traduzione, in latino, di tal nome’” (Italia Nostra – Rieti, Centro di educazione ambientale in Amatrice, “Percorsi Urbani. Itinerari per conoscere la Laga”, Rieti 1999).

    Una seconda traccia, topografica e simbolica a un tempo. Calendariale perfino, come vedremo. Il Campidoglio, monte del dio Saturno cui è da ricondurre l’aurea età delle origini, ospita alle sue pendici sia l’Umbelicus Urbis sia il Volkanal, l’altare consacrato in antico al nume magmatico che dimora nella Saturnia Tellus. Vulcano, Saturno, Vacuna; il fuoco, il cielo nascosto, il vuoto. E due omphaloi che si guardano tra Roma e Cotilia. Ma qui giova riperticare un prologo geologico e un antefatto mitistorico. All’indomani del terremoto aquilano, scrissi sul Foglio (6 aprile 2009): “La catastrofe abruzzese ci ricorda che abitiamo sopra un drago affacciato nel Mediterraneo. Un dragone muggente di fuoco e gas che il Boccaccio appellò Demogorgone dal volto terrifico. In poche parole un’enorme dorsale vulcanica derivata dall’incontro tra due placche ciclopiche di crosta terrestre, quella africana e quella euroasiatica. Per spiegarcelo, gli studiosi disegnano cartine colorate e predittive e tracciano una grande curva sismica che nasce dall’Etna e avvolge l’Italia fino alla corona delle Alpi in una figura geometrica a metà tra l’ellissi e il fallo eretto. Noi abitiamo lì dentro, come i nostri progenitori, sottoposti alle scrollate del mantello terrestre adagiato sulle fiamme sotterranee che calpestiamo ogni giorno. La densità vulcanica italiana dovrebbe rammentarci ogni giorno della nostra condizione di potenziali errabondi per sfuggire terremoti e sbuffi di fuoco”. Noi, gli Italici, siamo “i discendenti delle Primavere sacre preistoriche, riti di passaggio all’età adulta e d’ingresso nelle tribù di giovani civilizzatori in partenza dalla casa paterna verso nuove terre. L’Italia nasce così, nasce con lo sciame di antiche tribù pastorali e montanare partite in primavera dalla Sabina (ombelico d’Italia) per fondare nuove città-famiglia, sotto la protezione dei Numi primigeni rappresentati sotto forma di animale totemico. I Marsi hanno l’orso, ancora simbolo della regione abruzzese, i Piceni il picchio (picus), gli Hirpini il lupo e così via. Questi sciami primaverili erano dovuti all’esigenza di regolare il sovrappopolamento, ma nell’essenza erano centrati su un ricordo lontanissimo. Il ricordo di quando gli aborigeni italici diventarono ab-errigeni, cioè coloro che errano per salvarsi dalla mano fatale abbattutasi ieri a L’Aquila. Le grandi migrazioni mediterranee verso oriente dei civilizzatori italici – come un volo d’api destinate a novelli alveari, o come i semi del grande fallo disegnato dai vulcanologi – e i grandi ritorni esemplificati dal racconto degli eroi omerici sbarcati sulle nostre coste [spesso accompagnati da morbi esiziali contratti nelle peregrinazioni asiatiche] ci ricordano un destino nazionale di fuoco. A primavera il mito originario si ripete come rito festoso o si riattualizza con le fattezze di una nuova catastrofe. Da sempre”. Sicché in ogni cataclisma vulcanico “rileggiamo la filogenesi dell’Italia e la fierezza del suo ricostruirsi”. Ma il già-detto (e con eccesso di enfasi) non basta, è anche impreciso. Color che sanno aggiungono e correggono: “La penisola italica è una terra giovane, essa è emersa dalle acque del mare in tempi relativamente recenti; questo il motivo per cui sono presenti e frequenti i fenomeni vulcanici e sismici. Bradisismi, terremoti sono fenomeni di instabilità che denotano appunto una giovinezza geologica… Terra nel contempo giovane e antichissima. Terra nutrice. Regione significante; un onfalo! Dai suoi alimenti trassero sostanza, energie, vigore generazioni e generazioni di Padri che nel tempo giusto ne fecero la terra di Saturno, la nutrice di Civiltà. Sul suo suolo giovanissimo e remotissimo i Padri celebrarono feste in un tempo sacro, fuori dal tempo profano, nell’eternità”.

    I nostri progenitori sapevano che il sacro è un mistero inviolabile intorno al quale forze possenti si manifestano in vortici, esattamente come vortica il fuoco di Vulcano onorato a Roma alle pendici del Campidoglio, dicevamo, e in un giorno speciale: il 23 agosto, martedì scorso, vigilia di terremoti e, caso non casuale?, giornata in cui fuochi indomabili sembravano riuniti a convegno nei dintorni dell’Urbe costringendo i soccorritori a pescare l’acqua dal Tevere per placare le fiamme. Ma come si onora Vulcano? Secondo le fonti storiche, in pubblico s’immolava un vitello rubente e un porco maschio; in privato il paterfamilias offriva alla fiamma gentilizia alcuni pisciculi, per ardere i suoi vischiosi e tiepidi residui amniotici (fuoco impuro). Ricorriamo ancora al sabino Varrone e ai suoi conoscitori più profondi: “Con la loro congiunzione, il Cielo e la Terra hanno generato tutti gli esseri, perché per mezzo loro la Natura mescola il caldo al freddo e il secco all’umido. […] Due sono gli elementi che condizionano la vita, dunque, il fuoco e l’acqua… Il fuoco l’elemento maschile che contiene il seme; l’acqua l’elemento femminile, perché il feto si sviluppa dalla sua umidità… la causa della vita è nel fuoco del Cielo… dal fuoco nasce ogni cosa e suscita il fuoco ogni essere che nasce”. Principes dei Caelum et Terra… Il Cielo e la Terra sono gli dèi supremi… Cielo e Terra, Grandi Dei, Fuoco e Acqua, Divi qui potes. E non è certo Vulcano il Dèmone delle macerie. “Il fuoco una volta acceso tende a estendersi e sviluppa calore e fiamme finché trova sostanze combustibili, poi si ferma da solo, ma anche con l’intervento dell’uomo o di una violenta pioggia. Colei che arresta il fuoco, soprattutto se dannoso, è una entità femminile associata a Volkanus, Stata (Statae Matris simulacrum in foro colebatur - Festo); Maia invece, nell’antica liturgia invocata come Maia Volkani, esprimeva la manifestazione opposta. Maia (dal comparativo maius) è quella entità che opera trasformando l’elemento divoratore del fuoco in elemento fecondatore e generatore di vita, perciò fu considerata Vulkani uxor e detta anche Maiesta, perché riportava l’ardente violenza domata a esplicare più ampia e costruttiva funzione nell’ordine della natura. Un dio cui si accompagnava una tale uxor non poteva essere un dio malefico, a meno che… Tutto, sappiate, dipende dalla bontà o dalla malvagità dell’uomo; dalla sua rettitudine e pietas o dalla sua inettitudine e sovente dalla sua tracotanza”. Ora abbiamo un indizio certo: l’empietà dell’uomo dimentico della natura vivente e dei suoi segreti, ma sopra tutto del suo compito di custode e propagatore di Concordia, consapevolezza, rettitudine. Il Dèmone delle macerie è l’uomo degenerato, de-caduto fuori dalla tutela sacra (inviolabile!) del Genio italico. E c’è un nemico, contro il quale già in antico era rivolta la pratica cultuale dei Romani. La festività di Vulcano ricorre esattamente un mese dopo i Neptunalia del 23 Luglio e quindi sul finire del periodo canicolare. “In questo periodo – scrive Georges Dumézil (“La religione romana arcaica”) – la natura è arida e i raccolti, da poco riposti nei granai, corrono più che mai il pericolo di essere distrutti da un incendio. La festa del dio intende certo scongiurare questo rischio; in questo giorno, infatti, un frammento degli Atti degli Arvali prescrive in quattro punti della città sacrifici a quattro potenze divine la cui associazione è significativa: … Nymphis in Campo, Opi Opiferae in Foro, Quirino in Colle, Volkano in Comitio”. Il nemico è il “fuoco affamato”, soffiato dal “Dèmone della desertificazione” che inaridisce l’uomo e il suo mondo circostante, è una brama rovente che sradica, deforesta, inquina e contamina le riserve energetiche naturali, e contro la quale agiscono le Ninfe, perché le acque combattono l’arsura; Ops perché dea del raccolto e dell’abbondanza da poco riposta nei granai; Quirino perché presiede al governo e quindi agli approvvigionamenti e alla custodia dei raccolti; Volkanus per beneficiare della sua pax, onde tener lontana la minaccia degli incendi stagionali. Ancora Dumézil: “Ci sono combustioni desiderabili, annientamenti utili. Sul campo di battaglia Vulcano riceve la consacrazione delle armi prese al nemico: allo stesso modo, l’agricoltore fa talvolta ricorso al fuoco distruttore. Alla fine dell’estate, Columella prescrive un lavoro che, eseguito da tutti i contadini latini, doveva offrire alla vista, ogni anno, degli incendi spettacolari: i pascoli non richiedono molte cure; infatti perché l’erba cresca più rigogliosa, ci si limita a mettervi fuoco verso la fine dell’estate. Questa operazione fa rinascere i pascoli più teneri, e al tempo stesso, bruciando i rovi, impedisce ai cespugli di crescere”. Vulcano non è la causa del male, dunque, è la cura immanente nell’uomo che sa accendere, coltivare e ordinare il proprio fuoco interiore, il vir. Altrimenti…

    Terza traccia. Come al giorno segue la notte, ai Volkanalia del 23 agosto tiene subito dietro uno dei tre momenti più delicati dell’anno solare (gli altri due sono il 5 ottobre e l’8 novembre): Mundus patet, si apre la volta di sotterra – specchio della volta celeste, in cui s’inciela come radice il caput divino dell’uomo-infinito –, ed è in queste viscere spalancate che il vir seppellisce le proprie scorie terrestri per poi trasformare il piombo nell’oro. Giorno anche di terremoti, a quanto pare. Pompei fu ricoperta dalla coltre magmatica del Vesuvio il 24 agosto del 79. E adesso il centro Italia dei Sabini e dei Piceni, della Sibilla appenninica e di Cotilia pelasgica. Detriti morenici atlantidei e lezioni atemporali per anime non ottuse dal mundus moderno. Coincidenze e fantasticherie, diranno e diremmo anche noi, potendo. Dopo tutto non è che certe catastrofi avvengano puntuali e negli stessi momenti del ciclo annuale (la stessa zona centroitalica fu però colpita nel 1639, era il 7 ottobre, due giorni dopo il Mundus patet). Epperò i rapporti di causa ed effetto oggi sono per lo più indagati da coloro che più si allontanano dal regno immanifesto delle cause, perciò sono così spesso fraintesi. Come negletta è la verità profonda dell’Italia, che resta una terra antichissima e sempre giovane, una terra nel mare, una terra ricca di acque e di vulcani. Nelle ossa dei discendenti degli avi antichi palpitano ancora gli elementi sedimentati di arcaiche formazioni magmatiche e minerarie, origine del roccioso coraggio italico. La sfida di questo coraggio sta nel debellare l’eversore, il Dèmone delle macerie, “il malvagio Disgregatore. Che venga trinis catenis vinctus”.

    E a un’altra cosa, infine, si badi bene, come ammoniscono i poeti: “Innocente è la terra, / la patria terra, per i vivi / che di essa si nutrono, / per i morti che ora ci nutrono! / Amata, aurea Matru, Italia sei!”.

    Il dèmone delle macerie - http://www.ilfoglio.it/
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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    «Tira aria di terremoto». Tra antiche credenze e scienza

    Caldo anomalo e sisma, gli esperti: nessuna relazione.
    In particolare, il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre del 1980 registrò un clima decisamente mite per quel periodo, ed è anche per questo che il mito della cosiddetta 'aria da terremoto' è ben radicato soprattutto negli anziani della Campania.



    «Tira aria da terremoto». È questa una frase sentita spesso. Soprattutto dalle persone anziane stupite e impaurite dall'anomalia del meteo degli ultimi giorni. Un'impennata delle temperature che ha indotto i meno giovani a parlare di una situazione di anomalia, forse foriera proprio di terremoto. Spesso, infatti, gli eventi tellurici più devastanti si manifestano subito dopo un aumento di caldo, umidità e foschia. Spesso, ma non sempre. Ma gli esperti assicurano: non c'è relazione, connessione, coordinazione tra i due eventi. E anche la scienza nega la correlazione tra un clima inusuale e i terremoti. I geologi e i sismologi non credono affatto possa esserci alcuna correlazione tra gli eventi atmosferici e i terremoti, che si producono a grandi profondità all'interno della crosta terrestre e non possono essere influenzati dal sole. Anzi, a dirla tutta quello di queste ore potrà essere ricordato come il terremoto del maltempo con comuni devastati sotto la pioggia battente.

    Tra i terremoti più devastanti avvenuti dopo un caldo anomalo, si ricordano quello del Friuli, nel maggio 1976, e quello dell'Irpinia, nel novembre 1980. In tanti hanno associato il caldo anomalo dei giorni scorsi ai passati cataclismi.

    In particolare, il terremoto dell'Irpinia del 23 novembre del 1980 registrò un clima decisamente mite per quel periodo, ed è anche per questo che il mito della cosiddetta 'aria da terremoto' sia ben radicato soprattutto negli anziani della Campania. In tempi più recenti, anche il terremoto di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, secondo molti, sarebbe stato contraddistinto da un'anomalia delle temperature. Ma accadde a fine agosto. Risulta dunque una forzatura in termini parlare di caldo anomalo.

    La scienza è piuttosto scettica, smentisce questa radicata credenza popolare che in un paese fortemente sismico come l'Italia si è tramandata col tempo.

    «Tira aria di terremoto». Tra antiche credenze e scienza - Ottopagine.it Avellino - © Riproduzione Riservata
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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Terremoto al Centro Italia: lancette maledette, come a L’Aquila è successo nell’ora “del Diavolo”

    Sono solo 4 i minuti che separano il terremoto de L’Aquila del 2009 da quello del Centro Italia, in un orario che le credenze definiscono “Ora del diavolo”. Ecco di cosa si tratta.


    Caterina Lenti

    Ore 3:32 del 6 aprile 2009: un violento terremoto devasta L’Aquila; ore 3:36 del 24 agosto 2016, sette anni dopo, in piena notte, Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Norcia, Castelsantangelo sul Nera rivivono i terrificanti istanti provati dagli aquilani solo pochi anni prima, svegliati dalla terra che si muove, dai mobili che cadono fragorosamente a terra, dai tetti e dai muri che iniziano a crollare.

    Solo 4 minuti separano, dunque, il terremoto de L’Aquila del 2009 da quello avvenuto poche ore fa in Centro Italia, in un orario che le credenze popolari definiscono “Ora del diavolo”. Ecco di cosa si tratta. Le 3:33 di notte si contrappongono alle 15:00, momento in cui Gesù esalò l’ultimo respiro sulla Croce, in una sorta di contrapposizione tra Bene e Male. Ma non è tutto: le 15:00 sono ore solari ed il Sole, sin dai tempi antichi, è il simbolo delle divinità benevole, “Occhio di Dio” per i Cristiani. Le 3 di notte, invece, sono ore lunari, associate a divinità malvagie, popolate da tempi immemori da streghe, licantropi, demoni, avvolti dalle tenebre. La luna brilla di luce riflessa, per questo le 3 di notte sono l’ora dell’Anticristo, l’ora di Lucifero, il cui nome, etimologicamente, significa “portatore di luce riflessa”.

    Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di svegliarsi nel cuore della notte ma c’è chi lo fa puntualmente alle 3:33. Coincidenza o ossessione? Sta di fatto che ad alcuni il triplo tre appare spesso nelle situazioni più disparate della vita quotidiana (es. durata di una canzone, player mp3, un film in DVD mostrano la cifra di 3 minuti e 33 secondi e ciò si ripete per la targa della macchina, per la sigla di un elettrodomestico o per la durata di una telefonata). Diversi esperti in esoterismo affermano che in certi momenti, durante il sonno, si possono sperimentare le così dette “paralisi notturne”, durante le quali la persona si rende conto di essere sveglia ma di non potersi muovere. Di solito, associate a queste paralisi, avvengono varie “allucinazioni” dove è possibile vedere entità, mostri ecc. Secondo gli esperti d’esoterismo e paranormale dopo le 3:00 è possibile avere un picco di attività paranormali perché la nostra dimensione e la dimensione di queste entità si avvicina fino a combaciare. Quest’ora è chiamata “Ora del Diavolo”.

    Secondo diversi esperti molte morti avvengono durante il lasso temporale che va dalle 3:00 alle 5:00 perché il nostro sistema immunitario è più vulnerabile. Molte persone affermano di sentire presenze misteriose nella propria camera durante la notte inoltrata, forse perché i sensi sono più recettivi. Una pellicola cinematografica dal forte impatto emotivo sul tema è “The Exorcism of Emily Rose”, datato 2005, diretto da Scott Derrickson. Il film vede un’affascinante avvocatessa, single e scontenta di sè, accettare un caso molto difficile, in cui si trova a dover difendere un prete dall’accusa di omicidio per aver praticato un esorcismo mortale su una giovane donna, Emily Rose, che ha assistito a strani fenomeni: rumori improvvisi, odore di bruciato, restando bloccata sul letto da una forza invisibile. In tribunale Padre Richard affermerà che la ragazza non soffriva di epilessia ma era posseduta dal demonio.

    Terremoto al Centro Italia: lancette maledette, come a L'Aquila è successo nell'ora "del Diavolo" - Meteo Web
    Incredibile, perfino il diavolo e i terremoti si adeguano all'ora legale...

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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    Incredibile, perfino il diavolo e i terremoti si adeguano all'ora legale...


    Invece la Madonna no, almeno quando si mostrava a Belpasso... la consueta apparizione delle 12 slittava, per l'ora legale, alle 13.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Emanuela Fontana

    C'È UNA "CASSANDRA" CHE AVEVA PREVISTO TUTTO: "L'ALLINEAMENTO DEI PIANETI SCATENERÀ L'INFERNO"




    La speranza in un mondo nuovo dove si possono prevedere i terremoti questa volta è da decifrare nelle cifre minime delle congiunzioni più silenziose, in una scienza più affine al popolo maya che agli umani del terzo millennio. AQ2, Azimut, rotazione dei pianeti, quella rivoluzione dell'«altre stelle» che per Dante era prerogativa dell'amore, e che secondo una nuova teoria potrebbe anticipare i terremoti.

    Teoria allo studio anche in Grecia, e ora al centro di un dibattito sui social network in Italia che si sta alimentando come un falò dalla sera del 26 ottobre. Tutto è partito dal signor Stefano Calandra, un cognome che evoca la Cassandra di Troia. Nella vita fa il consulente per bed and breakfast, e da qualche mese pubblica una serie di grafici in cui segnala gli allineamenti dei pianeti e i possibili movimenti delle faglie terrestri. Il post più sconcertante lo ha scritto il 25 ottobre, preceduto da una segnalazione del 18: «26/10 sera-notte. L'affollamento di coincidenze di pianeti in linea a 0 gradi di scarto, ben 10 come numero di eventi, essendo una situazione mai vista..., fa pensare ad un potenziale rischio sismico molto alto, quasi massimo, da quel 24/8 del terremoto di Amatrice in poi». Veniva indicata un'area generica, quella «Mediterranea», e una fascia oraria più delicata per il 26, dalle 17.30 alla mezzanotte. Le scosse sono avvenute come scritto il 26 ottobre, a distanza di due ore, con potenza in incremento e nella fascia oraria segnalata.

    Per la giornata del 27, ossia ieri, Calandra indicava rischio sismico fino alle 10,30 del mattino, e poi di nuovo alle 17.30, con picco alle 22. Il 28 ottobre, oggi, un «allineamento perfetto dei pianeti», a decrescere in serata. Le coincidenze del cielo vicine allo zero in occasione del terremoto di Amatrice, si aggiunge, furono cinque, ora il doppio. Le principali: Giove-Luna Terra, Saturno-Venere-Terra, Mercurio-Sole-Terra.

    Siamo nel campo delle supposizioni ancora primordiali, del tutto artigianali, e lo stesso Calandra, gli va riconosciuto, lo ammette con una naturale o costruita - umiltà: «Queste previsioni scrive - costituiscono solo delle ipotesi pseudoscientifiche, derivanti da un modello teorico troppo giovane per essere comprovato al 100%». Aggiunge quindi che questo modello acerbo deve essere integrato con le mappe sismiche dell'Ingv e con gli studi sull'aumento di gas radon nel sottosuolo per rendere più circoscritta l'area della segnalazione. Sui social è un ininterrotto fiume di commenti, da «cialtrone» a molti «grazie» su una pagina che ha avuto un'impennata di contatti in una notte insonne: da 700 a 4500. Ci stanno lavorando studiosi anche in Grecia: su 109 grandi terremoti analizzati dal 2004, 102 sarebbero avvenuti in occasione di un allineamento di almeno tre pianeti. Il problema è che manca la prova inversa: quanti falsi allarmi ci sarebbero con questo sistema?


    C'è una "Cassandra" che aveva previsto tutto: l'allineamento dei pianeti scatenerà l'inferno - IlGiornale.it - venerdì 28 ottobre

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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Emanuela Fontana

    C'È UNA "CASSANDRA" CHE AVEVA PREVISTO TUTTO: "L'ALLINEAMENTO DEI PIANETI SCATENERÀ L'INFERNO"




    La speranza in un mondo nuovo dove si possono prevedere i terremoti questa volta è da decifrare nelle cifre minime delle congiunzioni più silenziose, in una scienza più affine al popolo maya che agli umani del terzo millennio. AQ2, Azimut, rotazione dei pianeti, quella rivoluzione dell'«altre stelle» che per Dante era prerogativa dell'amore, e che secondo una nuova teoria potrebbe anticipare i terremoti.

    Teoria allo studio anche in Grecia, e ora al centro di un dibattito sui social network in Italia che si sta alimentando come un falò dalla sera del 26 ottobre. Tutto è partito dal signor Stefano Calandra, un cognome che evoca la Cassandra di Troia. Nella vita fa il consulente per bed and breakfast, e da qualche mese pubblica una serie di grafici in cui segnala gli allineamenti dei pianeti e i possibili movimenti delle faglie terrestri. Il post più sconcertante lo ha scritto il 25 ottobre, preceduto da una segnalazione del 18: «26/10 sera-notte. L'affollamento di coincidenze di pianeti in linea a 0 gradi di scarto, ben 10 come numero di eventi, essendo una situazione mai vista..., fa pensare ad un potenziale rischio sismico molto alto, quasi massimo, da quel 24/8 del terremoto di Amatrice in poi». Veniva indicata un'area generica, quella «Mediterranea», e una fascia oraria più delicata per il 26, dalle 17.30 alla mezzanotte. Le scosse sono avvenute come scritto il 26 ottobre, a distanza di due ore, con potenza in incremento e nella fascia oraria segnalata.

    Per la giornata del 27, ossia ieri, Calandra indicava rischio sismico fino alle 10,30 del mattino, e poi di nuovo alle 17.30, con picco alle 22. Il 28 ottobre, oggi, un «allineamento perfetto dei pianeti», a decrescere in serata. Le coincidenze del cielo vicine allo zero in occasione del terremoto di Amatrice, si aggiunge, furono cinque, ora il doppio. Le principali: Giove-Luna Terra, Saturno-Venere-Terra, Mercurio-Sole-Terra.

    Siamo nel campo delle supposizioni ancora primordiali, del tutto artigianali, e lo stesso Calandra, gli va riconosciuto, lo ammette con una naturale o costruita - umiltà: «Queste previsioni scrive - costituiscono solo delle ipotesi pseudoscientifiche, derivanti da un modello teorico troppo giovane per essere comprovato al 100%». Aggiunge quindi che questo modello acerbo deve essere integrato con le mappe sismiche dell'Ingv e con gli studi sull'aumento di gas radon nel sottosuolo per rendere più circoscritta l'area della segnalazione. Sui social è un ininterrotto fiume di commenti, da «cialtrone» a molti «grazie» su una pagina che ha avuto un'impennata di contatti in una notte insonne: da 700 a 4500. Ci stanno lavorando studiosi anche in Grecia: su 109 grandi terremoti analizzati dal 2004, 102 sarebbero avvenuti in occasione di un allineamento di almeno tre pianeti. Il problema è che manca la prova inversa: quanti falsi allarmi ci sarebbero con questo sistema?


    C'è una "Cassandra" che aveva previsto tutto: l'allineamento dei pianeti scatenerà l'inferno - IlGiornale.it - venerdì 28 ottobre
    Si è scatenato un terremoto che nel resto del mondo civile non è considerato nemmeno forte, nessuna vittima e qualche crollo, stanotte secondo il tale ci sarebbe dovuta essere stata una scossa fortissima che non c'è stata. Balle.

    Ah, perché l'allineamento dei pianeti deve causare terremoti in Umbria e non in Tasmania?

    Se leggi in Fondoscala lo ho previsto anch'io lanciando per rabbia una maledizione, non sono indovino comunque.

  8. #8
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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    Citazione Originariamente Scritto da mixkey Visualizza Messaggio
    Balle.
    Probabile...

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    Predefinito Re: Terremoti: "lancette maledette" e altre credenze popolari

    ... e riecco l'intramontabile idea del terremoto come "castigo divino"... punizione per il peccato originale e le unioni civili...

    Terremoto, Radio Maria: "Colpa delle Unioni Civili"

    L’emittente cattolica interpreta il sisma che ha scosso il centro Italia come un “castigo divino” per chi ha offeso la famiglia e il matrimonio


    Simone Alliva

    Il terremoto è il castigo divino che l’Italia riceve per le unioni civili. A svelarcelo è Radio Maria. È il 30 ottobre, sono passate solo dodici ore dall’ultimo devastante terremoto che ha sconvolto il centro Italia, ai microfoni dell'emittente viene spiegato: «Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace. […] Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino».

    Case, chiese, edifici pubblici distrutti, un patrimonio artistico spazzato via per colpa di coppie gay e lesbiche riconosciute dalla legge Cirinnà.

    Radio Maria, e in particolare il suo direttore, Padre Fanzaga, da sempre protagonista indiscusso del cattolicesimo multimediale, non è nuova a uscite discutibili: in passato aveva definito le famiglie arcobaleno "sporcizia" e in occasione di Vatileaks aveva detto che i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi sarebbero "da impiccare".

    Il direttore della popolare emittente cattolica Don Livio Fanzaga, attacca Fittipaldi e Nuzzi, autori dei due libri che hanno terremotato il Vaticano. «Voglio semplicemente dire, a chi ha venduto i documenti, a chi li ha comprati…dico loro che Giuda dopo aver concluso l'affare andò ad impiccarsi»
    Solo nel febbraio scorso augurò la morte alla senatrice Monica Cirinnà, relatrice del testo della legge sulle Unioni Civili: «brinda a Prosecco, eh eh, alla vittoria. Signora, arriverà anche il funerale».

    E poi le interpretazioni delle catastrofi naturali: nel 2009 aveva dichiarato che quella del terremoto in Abruzzo era stata una tragedia voluta dal Signore: l’intento sarebbe stato quello di far partecipare il popolo abruzzese della sua sofferenza durante la settimana santa di passione prima della Pasqua.

    Radio Maria che con i suoi 850 ripetitori permette una copertura in tutta Italia pari a quella della Rai, nel 2011 aveva cercato anche di spiegare calamità oltreoceano, come quella del terremoto giapponese: il professor Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), durante la sua trasmissione “Radici Cristiane” collocò il sisma che causò un mostruoso tsunami e il disastro di Fukushima all’interno di “un disegno divino”.

    Come per tutte le cose che si possono solo raccontare e immaginare, pur senza esserlo il terremoto non perde l'alone mitico della peggiore di tutte le calamità: la punizione divina, l'evento letale capace di spazzare via una civiltà, di cambiare il modo di pensare, la filosofia le lettere, le scienze. Così le dichiarazioni dell’emittente cattolica arrivano dopo quel del viceministro israeliano che ha visto nel terremoto la punizione divina all’Italia per la sua posizione sostenuta recentemente all’Unesco, negativa per Israele, e quella del giornalista tv Antonio Socci, che ha accusato il Papa di omaggiare Lutero, anziché starsene in Italia a richiedere la protezione della Madonna per l’Italia.

    In un primo momento avevamo attribuito la dichiarazione choc sul terremoto al direttore di Radio Maria ma non potendo indentificare con certezza la voce dello speaker abbiamo eliminato il nome. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

    Terremoto, Radio Maria: Colpa delle Unioni Civili - l'Espresso
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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