Le valvole di Lumezzane sfidano Cina e commodity - Il Sole 24 ORE
Economia > PMI
Le valvole di Lumezzane sfidano Cina e commodity
A Lumezzane i bar vendono i tostoni, toast adeguati alle calorie richieste dal lavoro fisico e dall'aria di montagna, gli stabilimenti che producono milioni di valvole, rubinetti e posate si spingono nel centro del paese, intervallati da orti e case popolari, in via Industriale i camion passano a fatica, la strada da Brescia fa rimpiangere il traffico milanese. La crisi globale ha picchiato duro, Virgilio Bugatti, imprenditore di terza generazione, alla guida di un gruppo di quattro imprese, non esita a parlare di «un 2009 da calamità naturale».
Il 2010 ha permesso di recuperare terreno, ma fin dai primi segnali di ripresa sul distretto si è abbattuata la corsa dei prezzi delle materie prime: l'alluminio un anno fa costava 1.400 sterline la tonnellata e veleggia intorno alle 2.500. L'ottone è intorno ai 6mila euro a tonnellata, il rame sta diventando più prezioso dell'oro (a marzo era vicino ai 10mila dollari a tonnellata). Materie prime di cui le 1.089 aziende del distretto (per oltre 10mila addetti), specializzate nella lavorazione di metalli non ferrosi hanno bisogno come il pane.
«La situazione è insostenibile – spiega Aldo Bonomi, presidente e ad (con il fratello Carlo) della Rubinetterie Bresciane, terza generazione lumezzanese – perché non possiamo scaricare questi rincari assurdi sui prezzi finali». Colpa dei cinesi che accaparrano tutto? «La domanda cinese sta diventando strutturale, dovremo abituarci. Ma in questo caso mi sembra che ci sia tanta speculazione internazionale. Mi domando perché Governo e Unione europea non intervengano duramente contro le attività più speculative, che minacciano la ripresa e alimentano l'inflazione».
Il gruppo guidato da Aldo Bonomi, che è anche vicepresidente di Confindustria, nel 2009 ha perso il 27% del fatturato, nel 2010 ha sfiorato i livelli precrisi, 110 milioni di euro, quest'anno tornerà a crescere, nonostante il dollaro debole: «Dagli anni 80 abbiamo investito massicciamente sugli Stati Uniti, che ora sono diventati il nostro primo mercato. Ma il cambio ci penalizza».
Anche Bugatti è tornato su un fatturato simile al 2007, 50 milioni, di cui il 60% dall'export (metà nei paese extraUe), ma limando al massimo la redditività. Il centro studi dell'Aib, l'associazione degli industriali di Brescia, ha analizzato per «Il Sole-24 Ore» i bilanci 2008 e 2009 dei primi cento gruppi di Lumezzane, fotografando le gravi difficoltà del distretto: i ricavi delle aziende che operano nella metallurgia sono crollati del 41,6% in un anno, mentre il giro d'affari di rubinetti, valvolame e casalinghi è sceso del 25,2%, peggio ancora sono andati i costruttori delle macchine utensili (-32,1%). Ma pur di far girare gli impianti gli imprenditori hanno accettato di dimezzare il loro Roa, che misura la redditività degli investimenti: dal 7% del 2007 al 3,2% del 2009, con punte minime dello 0,6% delle imprese metallurgiche.
Ma ha ancora un futuro un distretto come Lumezzane, abbarbicato sulle montagne bresciane? «Senz'altro – assicura Bonomi – a patto che gli imprenditori sappiano alzare l'asticella della qualità e del servizio ai clienti. Qui si trovano competenze, capacità e tecnologie che non si possono e non si devono perdere. E dovremo continuare a investire e innovare».
«Serve uno stimolo forte, una specie di bonus Tremonti – incalza Bugatti – per accelerare gli investimenti altrimenti il distretto perde colpi, soprattutto nelle piccole e micro imprese. E dovremo abbandonare le produzioni a minor valore aggiunto dove il costo del lavoro diventa determinante». E poi bisognerà andare a cercare nuovi mercati, insiste Bonomi, oltre l'Europa. Bugatti ammette: «Stiamo studiando il mercato per andare in Cina, cominceremo con qualche fiera, cercheremo accordi con distributori locali: è un bel rischio, ma il futuro è là».
Il distretto ha ancora un futuro, insiste Bonomi, ma, come sottolinea, «Lumezzane, da sola, non basta più»: con 23.800 abitanti è il secondo centro della provincia, forse il primo per densità di imprese e fatturato per abitante. Ma i collegamenti sono un problema vero, dagli anni 60 gli imprenditori reclamano l'autostrada che li colleghi al mondo. Ora, sembra, che progetto e fondi ci siano, ma i lavori non partono per l'opposizione di tanti micro-comitati locali. E Lumezzane resta nel suo isolamento, dove la competizione tra imprenditori si mischia con l'individualismo spinto. I parcheggi sono risicati, come gli spazi per costruire o ampliare i capannoni : le due zone industriali sono sature, una terza dovrebbe partire entro fine anno.
Quel mix di spazi mancanti e collegamenti inadeguati spinge centinaia di imprese verso Ospitaletto o lungo la A4. «Noi stessi – spiega Bonomi – in agosto ci trasferiremo a una ventina di chilometri da qui, pur mantenendo un presidio in città». Si spostano in pianura o, anche, all'estero: secondo il centro studi dell'Aib le imprese estere partecipate da aziende "lumezzanesi" erano 55 nel 2008, con oltre 5mila addetti e un fatturato di 670 milioni.
Anni fa sono state calcolate le imprese nate a Lumezzane che poi si sono trasferite in altri paesi del bresciano. L'elenco era arrivato a più di 300; ora si sta aggiornando per un libro che uscirà nei prossimi mesi: «Non siamo distanti da 500 imprese emigrate – assicura Bugatti –. Mi piace pensare che Lumezzane sia quasi un incubatore di imprese che poi, quando si ingrandiscono, vanno in zone più servite».
L'IDENTIKIT
Alta densità
Le aziende del distretto di Lumezzane sono 1.089 e danno lavoro a circa 10mila addetti. Sono specializzate nella lavorazione di metalli non ferrosi.
La risalita
Tra il 2008 e il 2009 i fatturati si sono ridotti in modo drastico: -41,6% per la metallurgia, -25,2% per rubinetti, valvolame e casalinghi, -31,2% per le macchine utensili. Ma ora hanno recuperato il terreno





Rispondi Citando

