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Risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: Teologia Politica

  1. #1
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    Predefinito Teologia Politica

    Dopo un grande periodo di assenza, torno in questa splendida e nuova sezione di Pir, chissà se la mia presenza sarà assidua, dato che gli impegni sono tanti! hefico::giagia:

    Seguendo il corso di "Storia delle istituzioni politiche e parlamentari" afferente alla mia Magistrale in Giurisprudenza, sono capitato in questo scambio fugace di parole con il mio prof, di formazione catto (solo teorica) liberale.

    La mia domanda, precisamente, è forse una domanda fra Le Domande:

    Citando il famossisimo passo di Schmitt ne "Le Categorie del Politico", volevo chiedere al prof se, secondo lui, il nostro caro amico tedesco vivesse la sua teorizzazione della teologia politica come una sofferenza o come un'apologia.

    Schmitt infatti più o meno dice questo:

    Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati.

    Più avanti parla dell'accostamento protestantesimo - liberalismo affermando che quest'ultimo voleva, con la codicizzazione e con l'illuminismo, prevedere tutta la normativa delle fattispecie umane, negando l'eccezione (trovandosi poi disarmato, quando l'eccezione in realtà si verificava), così come il protestantesimo, voleva negare il miracolo che invece è riconosciuto dalla Chiesa Cattolica Romana.

    Dunque:

    protestantesimo - cattolicità
    razionalismo - miracolo
    normativismo - decisionismo (imperium)

    Il prof mi ha risposto dicendo che Schmitt in realtà viveva con esaltazione questo passaggio dall'Organicismo Medievale, a suo dire "senza potere" (a mio dire però, il potere d'imperium, tomisticamente parlando, esisteva), alla totalità dello Stato moderno.

    Voi che dite?


    Perchè io, con la lettura che do di Schmitt, vedo da parte sua una semplice e genuina lettura della realtà, magari dandone anche un giudizio negativo (se prima c'era Dio, ora è lo Stato l'Onnipotente Legislatore, colui che può tutto), tra l'altro con un pizzico di nostaliga verso una forma imperium di Medioevo in cui, con le fondamenta romano cattoliche, si ammetteva l'eccezione. Il princeps tomista era colui che non creava diritto, ma che lo riconosceva e tutelava in quanto preesistente, e lasciava, sussidiariamente, i corpi intermedi funzionare da se.
    Ma una forma sua di imperium e di sovranità già esisteva, e si palesava durante l'ECCEZIONE, durante la guerra, durante la catastrofe.

    Secondo me il giudizio dato dal mio prof, che è comunque un accademico, è fuorviante.

    La bellezza di Schmitt la si ritrova a mio avviso in un lavoro immenso che ha compiuto prettamente in maniera non ideologica.
    Sarebbe stato facile scrivere testi dal giudizio parziale (seppur giusto). Non sarebbero state opere di diritto, ma opere politiche, e di quelle ne abbiamo già tante.

    Ben ritrovati a tutti!
    “... e dopo tutto questo inglese ripuliamoci un po’ la bocca con questo bel profumo di Toscano ...” (Giovannino Guareschi)

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Ben ritrovato a te!
    Mi sento di rilevare una considerazione alla descrizione del sovrano tomista, in rapporto al pensiero Schmittiano, malgrado in quest'ultimo non sia in grado di penetrare con la profondità e l'accuratezza che vorrei e che tu dimostri.
    Mi sembra che il sovrano (il Principe) di San Tommaso, sia nel De Regimine Principum che nella Summa, sia un effettivo organo dotato del potere di imperium e comunque si ribadisce che il Principe solo moralmente dovrebbe essere subordinato alle leggi, ma non lo è nei fatti: e infatti, moralmente è autorizzato a fare una cosa che rientra nelle sue prerogative politiche durante uno stato di guerra e di catastrofe.
    Ma a mio parere non mi sembra del tutto appropriato equiparare lo stato di catastrofe dell'Aquinate, in cui chi ha già ordinariamente il potere è previsto che lo eserciti in deroga ai consueti modi, allo stato di eccezione di Carl Schmitt, che mi sembra configurabile come una condizione in cui nulla di quanto previsto in precedenza risulti minimamente in grado di disciplinare o anche di avere efficacia.
    Non è un'obiezione, ma una considerazione in merito alla tua acuta riflessione, comunque.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  3. #3
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Ciao Celtic.
    Fai bene a vedere l'opera di Carl Schmitt più in senso analitico che in senso ideologico. E' un approccio corretto.
    Il tuo professore non ha risposto corettamente alla tua domanda, ma perché confonde due "giudizi" del giurista tedesco: da un lato, quello che Schmitt dà sulla rottura dell'ecumene europeo della Res Publica Christiana, dall'altro lato quello che Schmitt dà sulla neutralizzazione nel diritto internazionale del dato teologico-confessionale nella determinazione della justa causa nei conflitti bellici.
    Riguardo al primo, Schmitt dà un giudizio negativo, mentre invece riguardo al secondo Schmitt dà un giudizio positivo.
    Nel primo caso Schmitt dà un giudizio negativo perché l'ordinamento giuridico concreto, a livello interno, delimitato da un definito ordinamento spaziale all'esterno, della Res Publica Christiana - retto dal duplice katechon del Sacrum Romanum Imperium e della Chiesa Cattolica - è un qualcosa di positivo per le diverse ragioni che conoscerai anche tu e l'eresia protestante è una rivolta, un'aperta ribellione, verso questo ordine stabile, delimitato, definito e la cui unità sostanziale, nonché la sua forte tensione ideale, è garantita dal katechon. L'ammirazione di Schmitt per la Chiesa emerge soprattutto in "Cattolicesimo Romano e forma politica" - del resto il giurista tedesco stesso è dichiaratamente di fede cattolica, mai rinnegata.
    Nel secondo caso, Schmitt dà un giudizio positivo perché attraverso la neutralizzazione del dato teologico-confessionale si ritrova, mutatis mutandis, l'ecumene europeo spezzato dalle guerre civili di religione. L'espulsione della justa causa dalla determinazione della bontà o meno di una guerra fra Stati cristiani europei, retti da sovrani la cui legittimazione risiede nel diritto divino, consente alla civiltà europea di continuare a prosperare. E' quello che Schmitt definì il "capolavoro del razionalismo europeo", non perché fosse favorevole ad un processo di secolarizzazione e laici(sti)zzazione, ma perché consapevole del fatto che l'alternativa allo jus publicum europaeum sarebbe stato il caos e quindi il venir meno definitivo del katechon, nel senso di forza che trattiene dallo svelarsi dell'Anticristo. E' chiaro che trattasi di un 'male minore' e non di un bene assoluto, però questo non impedisce a Carl Schmitt di vedere questo processo favorevolmente e con ammirazione.
    Non per disprezzo dell'organicismo medievale, ma per ammirazione del genio euro-cristiano che anche dopo la rottura dell'unità confessionale ha saputo in qualche modo ricomporsi.

    p.s.: la Res Publica Christiana non si caratterizza per il decisionismo, ma per la presenza di un ordinamento giuridico concreto prestabilito, che è ben diverso dal decisionismo (che non va sovrapposto tout court alla decisione).
    Ultima modifica di Giò; 28-03-11 alle 01:21

  4. #4
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Vi ringrazio per le puntuali risposte che confermano la mia tesi,
    volevo comunque precisare il mio "ardito" collegamento del decisionismo schmittiano con il potere del sovrano nel medioevo: la comunanza che volevo trovare sta nell'assenza assoluta del concetto di normativismo in entrambe le teorie e nei rispettivi e differenti momenti storici.

    La teorizzazione schmittiana verso un "male minore", conferma la sua alta capacità di realpolitik
    “... e dopo tutto questo inglese ripuliamoci un po’ la bocca con questo bel profumo di Toscano ...” (Giovannino Guareschi)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Visualizza Messaggio
    Vi ringrazio per le puntuali risposte che confermano la mia tesi,
    volevo comunque precisare il mio "ardito" collegamento del decisionismo schmittiano con il potere del sovrano nel medioevo: la comunanza che volevo trovare sta nell'assenza assoluta del concetto di normativismo in entrambe le teorie e nei rispettivi e differenti momenti storici.

    La teorizzazione schmittiana verso un "male minore", conferma la sua alta capacità di realpolitik
    Non necessariamente decisionismo e normativismo sono in antitesi, vedi ad esempio l'analisi schmittiana ne "I tre tipi di pensiero giuridico".
    Ultima modifica di Giò; 28-03-11 alle 01:25

  6. #6
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Visualizza Messaggio
    Vi ringrazio per le puntuali risposte che confermano la mia tesi,
    volevo comunque precisare il mio "ardito" collegamento del decisionismo schmittiano con il potere del sovrano nel medioevo: la comunanza che volevo trovare sta nell'assenza assoluta del concetto di normativismo in entrambe le teorie e nei rispettivi e differenti momenti storici.
    Il normativismo nella filosofia di San Tommaso è assente, secondo la definizione moderna del concetto, nella misura in cui l'Aquinate si limita a perorare la causa della forma mista di governo e a indicare il modo, anzi, il principio più opportuno per resistere ad un eventuale Tiranno.
    Che poi nel medioevo non si creino strumenti giuridici per imbrigliare il sovrano e sottoporlo alle leggi, mi sembra storicamente inesatto, soprattutto anche se non solo se consideriamo anche l'Europa centrale e orientale. Ma purtroppo non sono un apprfondito conoscitore di storia medioevale.
    Considerando l'accezione tomista e l'effettiva realtà del tempo, il sovrano medioevale, senza considerare l'Imperatore, comunque non è mai un sovrano completamente libero, ma soggiace al tessuto feudale organico sullo stesso piano di un grande e potente signore. E anzi è difficile considerarlo propriamente "sovrano," se si utilizzano le categorie che da Jean Bodin e Francisco De Vitoria sono state adoperate nell'impiego di tali parole.
    Da un lato è obbligato verso i sottoposti - signori e sudditi - da un giuramento di fedeltà a cui deve tenere fede, da un altro lato è forse giuridicamente libero ma sottoposto alla forza morale della legge che produce un effetto equivalente, tanto più che è indipendente dalla sua azione. Inoltre, è sottoposto all'Imperatore.
    Il momento storico di Schmitt, invece, mi sembra tutt'altro che caratterizzato dall'assenza del normativismo, tanto che egli stesso, nella definizione di sovrano che formula, si affretta a specificare che il grandissimo potere del Reichspräsident non è un potere "eccezionale" (cioè connesso allo stato d'eccezione), in quanto previsto da una norma, e quindi per natura connesso ad un ambito di validità della norma stessa.

    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Visualizza Messaggio
    La teorizzazione schmittiana verso un "male minore", conferma la sua alta capacità di realpolitik
    Più che capacità di realpolitik, mi sembra che la teorizzazione schmittiana, al di là dei giudizi che ne può dare l'autore stesso, vada a saldarsi con l'opera di Max Weber, essendone complementare e naturale sbocco.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  7. #7
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Non necessariamente decisionismo e normativismo sono in antitesi, vedi ad esempio l'analisi schmittiana ne "I tre tipi di pensiero giuridico".
    Sono in antitesi fra loro come rispetto al terzo esempio dell'ordinamento concreto, nel senso che (riporto dal saggio citato) "la concezione finale - per quanto riguarda la scienza giuridica - dalla quale sono derivate giuridicamente tutte le altre, è sempre soltanto una: o una norma (nel senso di regola o legge), o una decisione, o un ordinamento concreto".

    La crisi del "diritto naturale aristotelico-tomistico del Medioevo [che] è un pensiero giuridico scientifico basato sull'ordine" porterà a quel "diritto razionale del XVII e XVII [che] invece è in parte astratto normativismo, in parte decisionismo". E in questo confronto interno alla Modernità - nel momento in cui le continuità dinastiche intese come immediato ordinamento concreto a cui fare riferimento non sussistono più - Schmitt prende parte per il realismo decisionista corrispondente alla dittatura donosiana che crea ordine dal nulla contro il normativismo astratto e l'estinzione della sovranità.
    Ultima modifica di Troll; 07-04-11 alle 17:23

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Sono in antitesi fra loro come rispetto al terzo esempio dell'ordinamento concreto, nel senso che (riporto dal saggio citato) "la concezione finale - per quanto riguarda la scienza giuridica - dalla quale sono derivate giuridicamente tutte le altre, è sempre soltanto una: o una norma (nel senso di regola o legge), o una decisione, o un ordinamento concreto".

    La crisi del "diritto naturale aristotelico-tomistico del Medioevo [che] è un pensiero giuridico scientifico basato sull'ordine" porterà a quel "diritto razionale del XVII e XVII [che] invece è in parte astratto normativismo, in parte decisionismo". E in questo confronto interno alla Modernità - nel momento in cui le continuità dinastiche intese come immediato ordinamento concreto a cui fare riferimento non sussistono più - Schmitt prende parte per il realismo decisionista corrispondente alla dittatura donosiana che crea ordine dal nulla contro il normativismo astratto e l'estinzione della sovranità.
    Ma è Schmitt stesso a dire che esistono modelli "misti" che tentano di coniugare decisionismo e normativismo. Io non ho detto che non sussiste opposizione fra i due, ma semplicemente che non si tratta di un'antitesi necessaria, visto che esistono modelli che coniugano entrambi.
    Ultima modifica di Giò; 07-04-11 alle 17:59

  9. #9
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    Predefinito Rif: Teologia Politica

    Il professore del Kali Yuga spiega solo le apparenze.

    Liber Legis - Nota introduttiva
    Ultima modifica di GNU-GPL; 06-06-11 alle 16:21
    "La realtà è un'illusione molto persistente." Albert Einstein

  10. #10
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    Predefinito Re: Rif: Teologia Politica

    Riprendo questo argomento per cercare di rispondere alle seguenti domande originate dalla ricerca schmittiana: cosa ha determinato la fine dello jus publicum europaeum ? Qual'è la base fondamentale che sostiene il nuovo ordine ? Schmitt risponde alla prima domanda inoltrandosi sino alle porte dell'esoterismo. Secondo il giurista tedesco l'evento chiave si rivela nell'unione tra la visione ebraica di un impero univerale e l'impero marittimo britannico, che abbracciava tutti gli oceani del mondo. Il frutto maturo di quell'unione si afferma nel Trattato di Versailles, momento simbolo del tramonto di quell'ordine internazionale sorto dalla Pace di Westfalia. Secondo il mio punto di vista, dopo la sconfitta dei fascismi, è l'Unione Sovietica, erede della Terza Roma, a rappresentare un vero e proprio katechon contro l'avvento del nuovo ordine mondiale. E' certamente un'interpretazione azzardata, sta di fatto che dopo il 1991 non vi è più nessun freno all'affermazione dilagante della weltanshauung liberale. La Cina odierna, che sta emergendo come prima potenza economica mondiale, non ha, secondo me, la statura politico-ideologica (spero di sbagliarmi) per rappresentare un vero baluardo contro l'universalismo anglosassone. Oggi vi sono solo generici oppositori alla periferia dell'Impero, ma tuttavia, rappresentano solo opposizioni geopolitiche, non vedo un'altra grande weltanshauung che possa costituire una alternativa all'attuale ordine, ed è questa forse la constatazione più drammatica, non si vede all'orizzonte nessun katechon capace di ergersi contro il One World.

 

 

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