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    Predefinito "le bugie che ci hanno raccontato sulla Guerra libica" (+ articoli)




    "Ecco tutte le bugie che ci hanno raccontato sulla Guerra libica Video Libera TV" - Intervista all'inviato di guerra, giornalista RAI Amedeo Ricucci









    22 marzo 2011


    Ma quale Gheddafi! Sarkò ha dichiarato guerra all'Italia

    Da tre anni il presidente francese Nicolas Sarkozy si occupava in prima persona e con il suo staff di due affari colossali che però non riuscivano mai ad andare in porto: la vendita alla Libia di una intera flotta aerea da combattimento confezionata da Dassault e un colossale investimento transalpino per costruire centrali nucleari a Tripoli e dintorni. I due affari colossali erano stati concordati fra lo stesso Sarkozy e il colonnello Mohamar Gheddafi nel dicembre 2007 a Parigi, quando il leader libico piantò fra mille polemiche la sua tenda davanti all’Eliseo. Bersagliato da critiche oltre che dagli intellettuali (in prima fila il filosofo Bernard Henry Levy), anche da esponenti del suo partito, Sarkozy si difese sostenendo che da Gheddafi aveva ottenuto oltre a un impegno diretto sul rispetto dei diritti civili in Libia, anche la firma su contratti preliminari da favola che avrebbero riversato sulle imprese francesi più di 10 miliardi di euro. I contratti a dire il vero non li ha mai visti nessuno, ma è stato proprio il presidente francese a rivelarli all’indomani di quel faccia a faccia con il dittatore libico. Una cosa però è certa: nonostante il pressing dell’Eliseo, quell’accordo con la Libia non ha dato nemmeno il più pallido dei risultati attesi. Dassault ha ottenuto soltanto una mini-commessa per sistemare quattro vecchi Mirage venduti nel passato a Gheddafi. E ogni accordo preliminare con la Francia contenuto in quel pacchetto del 2007 è stato reso carta straccia da Gheddafi che di volta in volta ha sostituito le imprese francesi con quelle russe o quelle italiane, facendo schiumare di rabbia Sarkozy. Che ha una sola fortuna: oggi in Libia non sta bombardando né interessi né infrastrutture francesi. Il primo obiettivo, la flotta aerea del colonnello libico è composta da 20 velivoli tutti di fabbricazione russa: Mig 21s, Mig 23s e Sukhol 22s. Due dei quattro vecchi Mirage francesi sono stati portati a Malta dai piloti che hanno disertato ben prima della risoluzione Onu. Quasi tutti di fabbricazione russa i 40 elicotteri da guerra posseduti dal colonnello, compresi i Mi-18 identici a quelli che Vladimir Putin ha venduto alla Nato per la missione in Afghanistan. Solo quattro sono invece americani: vecchi Chinooks rimessi in sesto in Italia da aziende del gruppo Finmeccanica.
    Per lunghi mesi il presidente francese le ha provate davvero tutte per sigillare gli accordi con Gheddafi. Ha formato perfino una sorta di cabina di regia all’Eliseo per sostenere in ogni modo le mega commesse militari di Dassault. Ha provato a coinvolgere nell’operazione gli Emirati Arabi Uniti, che si sono detti disposti sia ad addestrare piloti libici per quegli aerei ( i Rafales) che montavano su missili Scalp Cruise (americani), sia a co-finanziare l’operazione libica rinnovando con Dassault la propria flotta. Nel pressing su Gheddafi Sarkozy ha messo in campo nel novembre scorso il migliore amico francese del colonnello, Patrick Ollier, ex presidente del gruppo di amicizia franco-libico, divenuto in quei giorni ministro per i rapporti con il Parlamento. Ollier, testa di ponte con il regime libico, è per altro il compagno convivente del ministro degli Esteri Michele Aliot Marie, costretta alle dimissioni a fine febbraio dopo che è stata scoperta una sua vacanza di Natale a spese del presidente tunisino Ben Alì. Se si aggiunge lo stretto legame fra il premier francese Francois Fillon e Hosni Moubarak, si può ben capire quanta passione per i diritti civili nell’Africa Mediterranea possa avere mosso la Francia in questa spedizione punitiva contro Gheddafi.
    Che le persecuzioni delle popolazioni civili contassero assai poco per Sarkozy è testimoniato dai lunghi report pubblicati su una agenzia che produce una newsletter riservata, “Maghreb Confidential”, assai vicina all’Eliseo di cui riporta con frequenza commenti ufficiali o ufficiosi. Da quelle note emerge la progressiva e crescente stizza del presidente francese per i patti economici con la Libia che restavano incagliati e spesso venivano soffiati dalla Russia di Putin e da due colossi italiani che sebrano avere fatto venire l’ulcera a Sarkozy: Eni e Finmeccanica. Stizza perfino per il ruolo ricoperto dall’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder a inizio 2010 come advisor a fianco di Deutche Ban in grado di soffiare ai francesi una importante commessa per costruire la metropolitana di Tripoli.
    Così già a fine novembre scorso Sarkozy aveva iniziato la sua contro-offensiva verso Gheddafi, trovando la leva per sollevare molti segreti del regime libico. In quei giorni è arrivato a Parigi con tutta la sua famiglia uno degli uomini più vicini al colonnello, Nouri Mesmari, capo del protocollo di Gheddafi. Ufficialmente era in Francia per affrontare una delicata operazione. Ma si trattava solo di una scusa. Lo ha capito subito il colonnello, che ha firmato di suo pugno un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. Mesmari è stato fermato formalmente dalla polizia francese e ai primi di dicembre ha fatto domanda a Sarkozy di asilo politico per sé e la sua famiglia. Da quel momento è diventato il più prezioso collaboratore della Francia, svelando tutti i segreti militari ed economici della Libia. E offrendo a Parigi le chiavi del paese. A patto naturalmente di sgombrare la Libia dalla presenza di Gheddafi e della sua corte.


    Pubblicato da Franco Bechis (Vicedirettore di Libero) a 096


    Bechis' Blog: Ma quale Gheddafi! Sarkò ha dichiarato guerra all'Italia










    Libia, ecco a cosa mira (davvero) Sarkozy


    Sul Giornale di oggi ho pubblicato un articolo in cui analizzo le vere ragioni (oltre a quelle dichiarate) dell’improvviso interventismo di Sarkozy in Libia. Ragioni che riprendo ampiamente anche sul blog. Sono tre:

    Politiche – L’anno prossimo la Francia sarà chiamata alle urne per eleggere il presidente e Sarkozy si trova in una situazione disastrosa. Se si votasse oggi verrebbe superato sia dal socialista Strauss-Kahn che da Marine Le Pen. Il problema è che la sua impopolarità non è effimera, bensì radicata nella coscienza degli elettori. In questi frangenti, come sanno gli spin doctor, per recuperare consensi occorre creare un nuovo frame ovvero una nuova percezione del presidente da parte del pubblico. Il fatto che Sarkozy, da solo (o quasi), sia riuscito a convincere la comunità internazionale a prendere le armi contro Gheddafi, lo fa apparire in una luce diversa, dunque un candidato di nuovo plausibile. Operazione brillante, che – sondaggi alla mano – per ora sta riuscendo.

    Strategiche – La Francia, ex potenza coloniale, esercita ancora una certa influenza in molte zone dell’Africa del Nord e di quella nera e che è stata colta di sorpresa dalle rivolte in Tunisia e in Egitto, durante le quali si è mostrata molto prudente con Mubarak e, soprattutto, con Ben Ali, nella presunzione che il vecchio paradigma fosse ancora valido; ovvero amicizia con regimi autoritari in cambio della loro fedeltà strategica. E, invece Obama, che ha appoggiato le rivolte di Tunisi e del Cairo, ha segnato una svolta: per difendere gli interessi dell’Occidente non bisogna più, necessariamente, appoggiare vecchi regimi corrotti, bensì – con le dovute precauzioni – sostenere gli oppositori laici emergenti, prevenendo così rivolte dei fondamentalisti islamici.

    Appoggiando i ribelli, Sarkozy vuole rimediare alla passività dimostrata in Egitto e in Tunisia e si propone – al pari degli Usa – come riferimeno per eventuali nuovi movimenti democratici nell’Africa francofona.

    Economiche- La Libia ha rapporti privilegiati con l’Italia, ma in caso di caduta di Gheddafi, la gratitudine dei rivoltosi non potrà che essere molto generosa, ribaltando o riequilibrando la situazione a vantaggio di Parigi. Nuova Libia significa nuovi contratti per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas, nuovi contratti per la ricostruzione del Paese. E significa, per l’Eliseo, estendere la zona d’influenza. Date un’occhiata alla cartina: Marocco, Algeria e Tunisia sono già francofone. Con la Libia gran parte del Nord Africa finirebbe sotto l’ombrello francese. Tra gli applausi del mondo.

    Capito perché Sarkozy si dà tanto da fare?

    Marcello Foa

    Il Blog di Marcello Foa

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    la vittoria e il ritorno, tu conceda,
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    Predefinito Rif: "le bugie che ci hanno raccontato sulla Guerra libica" (+ articoli)






    Libia: Luttwak, "Odissey Dawn" non sta in piedi. Colpa dell'avventurismo francese









    Martedì 22 Marzo 2011 18:17


    LuttwakL'esperto USA, si sono superati i limiti imposti dall'ONU. Washington, 22 mar. - L'operazione in Libia è "una cosa che non sta in piedi", che è andata "oltre i limiti" imposti dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'esperto Usa e grande conoscitore di cose italiane, Edward Luttwak, commenta senza mezzi termini all'ADNKRONOS quella che a suo giudizio è un'operazione che fin dal primo giorno risente dell'"avventurismo francese" e del "protagonismo dei britannici". Berlusconi, dice Luttwak, "ha ragione" nel lamentarsi della piega che hanno preso gli eventi, ma la sua posizione è "debole" a causa dei passati rapporti con il colonnello Gheddafi. L'esperto di strategia militare ripercorre le fasi politiche e diplomatiche che hanno portato a “Odissey Dawn”. "Il Pentagono c'è entrato con riluttanza e quindi ha stabilito due limiti - spiega Luttwak - primo, niente truppe americane, secondo, che gli Stati Uniti non vogliono avere il comando. Allo stesso tempo – prosegue - questa non è un'operazione Nato, quindi, non è tutelata dal ben collaudato sistema di Comando dell'Alleanza". "Terzo fatto - continua Luttwak nella sua ricostruzione - il giorno in cui sono cominciate le operazioni, i francesi hanno convocato a Parigi una riunione alla quale sono intervenuti tutti i protagonisti, e dopo aver deciso di iniziare nella solita maniera, con gli attacchi dei missili da crociera contro le batterie antiaeree libiche, per aprire il varco, i francesi si sono fatti avanti per fare scena e alle 17.45 hanno lanciato il loro attacco aereo, varie ore prima dell'inizio stabilito per l'entrata in azione".

    “La risoluzione è stata violata fin dal primo giorno”

    Per l'esperto americano, quindi, l'operazione militare in Libia risente fortemente di due fattori: "il protagonismo francese" e le stesse "azioni militari che vanno oltre i limiti della risoluzione Onu". I Paesi che si sono astenuti al Consiglio di sicurezza, tra cui Cina e Russia, permettendo il passaggio della risoluzione, lo hanno fatto "sulla base del fatto che si proteggessero i civili, specificando che Gheddafi poteva essere attaccato solo se le sue forze colpivano i civili". Per Luttwak, in base alla risoluzione Onu, "il diritto di Gheddafi di fare in Libia quello che vuole rimane intaccato, ovviamente con l'eccezione del massacro di civili: ma se le forze di Gheddafi non agiscono, non è possibile attaccarle". Quindi, "la risoluzione è stata violata fin dal primo giorno". "La base di questa operazione non c'è più - sostiene Luttwak - nel senso che i russi e i cinesi possono riunire il Consiglio di sicurezza dell'Onu fra cinque minuti e far passare un'altra risoluzione che impone la cessazione delle operazioni e gli americani saranno costretti a porre il veto".

    “Quello di Sarkozy è puro protagonismo”


    "Questa cosa non sta in piedi", incalza ancora l'analista Usa, e ripete la parola "avventurismo" per descrivere l'atteggiamento di francesi e britannici, escludendo però un parallelo con l'Iraq: "Lì era differente, c'era la determinazione di farla finita con Saddam, ma questo non è il caso, non per gli americani almeno, i francesi invece sono capacissimi di andare ad attaccare la residenza di Gheddafi a Tripoli". Altra stoccata al presidente francese: "Sarkozy è quello che dopo il terremoto ha detto che smaniava per andare in Giappone, mentre la sua ambasciata evacuava i cittadini francesi, lui diceva che voleva andare lì, questo è puro protagonismo". Fa bene quindi l'Italia a lamentarsi dell'atteggiamento francese? "Berlusconi ha ragione - dice Luttwak - ma è molto debole quando parla di Gheddafi, perchè i rapporti tra loro sono stati molto discutibili, ma questa è tutta un'altra vicenda". Quanto a quello che l'Italia ha da perdere con l'esplosione della crisi libica, Luttwak dà la sua lettura: "Quello che ha da perdere non lo so, perchè da un punto di vista nazionale, i rapporti tra l'Italia e la Libia di Gheddafi non sono stati certo soddisfacenti. Non è giusto descrivere Gheddafi come un corrotto, lui è stato un corruttore, ha tranquillamente corrotto molti italiani e per loro, sicuramente, il rapporto con il colonnello era molto vantaggioso, ma per i cittadini italiani no". (Adnkronos)



    Libia: Luttwak, "Odissey Dawn" non sta in piedi. Colpa dell'avventurismo francese


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