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  1. #1
    Logiké Latreía
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    Predefinito Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    http://www.senzasoste.it/economia/li...o-tra-eni-e-bp

    Ci sono vari elementi che consiglierebbero di valutare con molta cautela le attuali "notizie" riguardanti la Libia. A differenza dell'Egitto, la Libia non ha masse di disperati urbani, in parte perché il regime ha adottato un sistema paternalistico/assistenziale che evita gravi forme di miseria, ed in parte perché mancano proprio le masse, dato che si sta parlando di un Paese spopolato, in cui anche la cifra ufficiale di quattro milioni di abitanti risulta da stime demografiche piuttosto gonfiate per ciò che concerne le zone desertiche. C'è anche da considerare che i milioni di manifestanti visti al Cairo si avvalevano della benevola neutralità dell'esercito, mentre le poche migliaia (?) di pacifici manifestanti libici, secondo i media si sarebbero trovati addirittura sotto bombardamenti aerei e di razzi: un particolare che risulta alquanto irrealistico, e non perché il regime non sarebbe capace di tanto, ma perché solo una rivolta armata - molto bene armata - potrebbe reggere a lungo ad un tale tipo di trattamento. Quindi, più che di una rivolta si tratterebbe di un golpe, e con tanto di agganci in settori del regime libico. "Dittatore" è una di quelle parole in grado di mandare completamente in vacanza il senso critico dell'opinione pubblica "occidentale", ed ecco perché la narrazione mediatica di una rivolta popolare spontanea, che però si dimostra capace di occupare un'intera città come Bengasi, non ha suscitato sinora dubbi e perplessità. Durante il natale del 1989 i media ci narrarono una "rivolta" rumena contro il dittatore Ceausescu con ventimila morti, ma poi si rivelò tutto falso, ovviamente a distanza di mesi, quando la notizia aveva perso centralità. Un altro "dettaglio" di cui tenere conto riguarda il business del petrolio libico, un business di tale entità da aver comportato mezzo secolo di guerra senza esclusione di colpi tra l'ENI da un parte e le multinazionali anglo-americane dall'altra, in particolare la BP. Persino il colpo di Stato di Gheddafi contro il re Idris, considerato un fantoccio dell'Italia, fu sicuramente favorito dalle multinazionali anglo-americane, anche se in pochi anni l'ENI recuperò in Libia il terreno perduto. Che l'attuale "rivolta" libica possa costituire un ennesimo capitolo di questa guerra del petrolio non è un'ipotesi da scartare, poiché la notizia concreta di queste ore è proprio che l'ENI sta rischiando di perdere la sua principale fonte di petrolio: la Libia, appunto. Come è stato già ricordato da alcuni in questi giorni, la Libia stessa è un'invenzione del colonialismo italiano. Nel 1911 l'allora Presidente del Consiglio, il liberale Giolitti, dichiarò guerra all'Impero Ottomano per strappargli due province nordafricane, la Tripolitania e la Cirenaica, che furono riunite a forza sotto il nome di "Libia", un termine dalle suggestive reminiscenze imperiali romane. Il fomentare la tensione etnico-tribale tra le diverse popolazioni costituì anche uno degli strumenti di dominio del colonialismo italiano, la cui spietata brutalità è stata ampiamente documentata. Non si può quindi escludere che la rivalità etnica sia ancora la leva con cui altre potenze coloniali oggi stiano cercando di destabilizzare il regime di Gheddafi, magari prospettando ai vari capi tribali la possibilità di cogestire il business del petrolio con le multinazionali anglo-americane. In tal caso l'afganizzazione della Libia costituirebbe un esito molto probabile, e del resto ogni aggressione coloniale, ed ogni resistenza ad essa, implicano inevitabilmente anche fenomeni di guerra civile. La cosiddetta "superpotenza" statunitense ha sempre mostrato limiti molto evidenti, ma il suo vero e duraturo punto di forza è dato dal costituire un punto di riferimento ed un alleato per i gruppi reazionari ed affaristici di tutto il mondo.

    In questo periodo i media tendono anche a sopravvalutare l'effetto della destabilizzazione libica sui flussi migratori verso l'Italia. Le barche cariche di immigrati non costituiscono però il canale principale del traffico della migrazione clandestina, in quanto rappresentano soltanto un atroce diversivo per distogliere l'attenzione dalle vere porte d'ingresso di questo traffico, che sono le banchine dei porti sotto il controllo militare statunitense. Nel porto di Napoli, ad esempio, la U.S. Navy controlla ormai più della metà delle banchine, gestite nel più assoluto segreto militare; tutto ciò per gentile concessione del governo D'Alema nel 1999. Gheddafi ha accettato di enfatizzare il suo ruolo di poliziotto anti-immigrazione perché costituiva un modo per vantare pubblicamente benemerenze nei confronti dell'Italia e della Unione Europea, ma bisogna separare le esagerazioni della propaganda dalle effettive dimensioni di quel ruolo. Le basi militari americane, da sempre, non svolgono soltanto una funzione militare, ma soprattutto di controllo dei traffici illegali, a cominciare dal traffico di eroina dall'Afghanistan. Un elemento fisso di disturbo della comunicazione di questi giorni è costituito dal luogo comune della "amicizia", del rapporto personale condito di baciamano, fra Berlusconi e Gheddafi; perciò è divenuto uno scontato oggetto di polemica il lungo silenzio tenuto dal governo italiano circa la repressione che starebbe avvenendo in Libia. In realtà, per tutto ciò che riguarda l'energia, è l'ENI, e soltanto l'ENI, il detentore esclusivo e storico di ogni iniziativa della politica estera italiana. Anche i colossi UniCredit, Impregilo e Finmeccanica, per i loro affari in Libia, si sono agganciati alla cordata dell'ENI. L'effettiva capacità di Berlusconi di sostenere il suo presunto asse preferenziale con Gheddafi si è potuta verificare a Bruxelles, quando il non-ministro degli Esteri Frattini si è accodato supinamente ad una posizione di condanna verso il regime libico, ispirata per di più da un Paese in palese situazione di conflitto di interessi come la Gran Bretagna, che nella vicenda ha sposato ovviamente le tesi della sua multinazionale del petrolio, cioè la ex British Petroleum, oggi Beyond Petroleum. Frattini e lo stesso Berlusconi si sono poi fatti ripetitori delle notizie di agenzia circa le repressioni che avverrebbero in Libia, nonostante che le testimonianze degli Italiani sfollati non le confermino affatto. Dalle "rivelazioni" di Wikileaks è uscita l'immagine di un Berlusconi debole, nel ruolo passivo di yesman nei confronti degli Stati Uniti, pur di meritarsi pacche sulle spalle nei summit internazionali. Le mezze verità rischiano però di veicolare menzogne intere, e cioè l'idea che gli Stati Uniti si limitino ad approfittare della inconsistenza umana e politica di Berlusconi, mentre invece la chiave del colonialismo è proprio quella di creare nei Paesi colonizzati delle leadership deboli ed iper-corrotte. Il problema non riguarda solo la ricattabilità di Berlusconi, ma i ricatti paralizzanti a cui vengono sottoposti i suoi avversari, sempre timidi ed esitanti nei momenti decisivi. Persino "Il Fatto Quotidiano" oggi fa finta di dimenticarsi di aver denunciato per tre anni che la vera stampella del governo Berlusconi è stato in effetti il Presidente della Repubblica, e lo stesso quotidiano risulta ora allineato all'opera di santificazione mediatica di Napolitano, omettendo la storia dei suoi ambigui rapporti con gli USA già dall'epoca in cui militava nel Partito Comunista Italiano. In questi decenni l'ENI ha usato la sua potenza finanziaria per imporre i propri affari ai governi di turno lasciando loro la vetrina mediatica, una vetrina di cui Berlusconi ha abusato più di tutti perché costituiva l'unico modo per mascherare la sua pochezza. Ma la politica dell'ENI da tempo sta mostrando la corda, poiché risulta evidente che un governo fantoccio di servitù coloniale agli USA non soltanto non può difendere gli affari dell'ente in questi momenti di crisi acuta, ma addirittura costituisce un nemico in più.

    tratto da http://www.comidad.org/

    Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP? ... Fw: Libia, arrivano i loro...Ultime nuove ricevute. Saluti rossi. | ..:Controappunto:..
    gene normanno

  2. #2
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    L'Occidente, tutto, è sempre piu' ipocrita e vile: forte con i deboli e debole con i forti.

    Se veramente fossero interessati ai civili come dicono allora potevano anche bombardare Israele (che quotidianamente cannoneggia civili a Gaza e Cisgiordania), la Cina (all'epoca della rivolta di Tienanmen anche i cinesi massacrarono civili inermi...) e la Russia che qua e là qualche bombetta e raid anti-ceceni a cazzo le tira pure lei.....


    Mah....sempre peggio..... Un mondo di folli lanciato a gran velocità verso il delirio piu' assoluto!

    Ma come dicono gli ameregani..."business is business" ....o no?
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


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  3. #3
    Logiké Latreía
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Dei civili gliene frega poco, anche perché questi civili li vedo in TV con le mitragliatrici.
    gene normanno

  4. #4
    Logiké Latreía
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Gli interessi italiani (ed europei) in Libia

    Dal petrolio agli elicotteri, ecco perché Frattini “ci va cauto” sulla Libia

    Nel deserto libico, a più di quaranta gradi all'ombra, i manager dell'Eni sudano freddo. E sudano e pregano anche i loro colleghi del capitale, seduti comodamente sulle poltrone del potere, qui da noi, nell'ormai prossima al tracollo energetico Italia. Mentre la Libia, nel mezzo di una rivoluzione che vede migliaia di morti per le strade, produce ancora petrolio sufficiente per il consumo interno, il suo ex padrone coloniale, l'Italia, non sembra essere altrettanto fortunata quando si parla di rifornimenti energetici.

    "Gli italiani, tra tutti i popoli delle nazioni al mondo, hanno più da perdere in questo cambio di regime in Libia" – dichiara Peter Zeihan, vice presidente del dipartimento di analisi presso la "Stratfor", società di intelligence di rilevanza mondiale – L'Italia riceve circa un terzo del suo petrolio ed il 10-15 per cento del suo gas dalla Libia."

    Il nostro paese, senza gli approvvigionamenti che giungerebbero dai paesi arabi (in testa la Libia), avrebbe riserve di petrolio sufficienti per solo 90 giorni e di gas per 30 giorni, ha dichiarato una fonte del governo italiano all'agenzia di stampa Reuters.

    L'Eni, la compagnia petrolifera più grande d'Italia, di cui è parzialmente proprietario lo Stato, si è impegnata ad investire fino a 25 miliardi di dollari in Libia. Il prezzo delle azioni Eni in questi giorni, a causa dell'influenza sui mercati internazionali che hanno avuto le notizie delle rivolte, è sceso del 5,1 per cento, registrando il calo più sensibile dal luglio del 2009.

    "Se fossi l'Eni, sarei terrorizzato in questo momento – afferma con sarcasmo Zeihan – gli italiani non hanno una politica energetica; la loro politica di rifornimenti è addirittura più inconsistente di quella degli americani".

    Senza l'appoggio del regime di Gheddafi, insomma, toccherà rivedere i piani strategici per l'approvvigionamento energetico. E chissà se l'alta borghesia italiana, che ha in pugno il destino energetico del nostro paese, cercherà adesso di ripiegare ancora di più verso la Russia: non sembrano esserci rivoluzioni in vista per Putin.

    Un legame (in)dissolubile...

    L'Italia è il primo partner commerciale della Libia con circa 17 miliardi di dollari, in valore di beni e servizi, scambiati tra i due paesi nel 2009.

    Per comprendere la profondità del legame tra la Libia e il nostro paese, basti pensare che la "Libyan Investment Authority" (l'autorità di investimenti economici della Libia ndr), organo governativo che investe i soldi del petrolio all'estero, possiede circa il due per cento di Finmeccanica SpA, l'azienda italiana più importante nel settore della difesa militare. Gli impianti di Finmeccanica SpA in Libia si trovano nell’insediamento di Abu Aisha, 60 chilometri a sud di Tripoli, dove opera la joint venture tra Agusta Westland e Liatec (Libyan Italian Advanced Technology Company) nella fabbricazione di elicotteri per uso civile e militare. L'Italia è presente, con le sue industrie, con la sua finanza e con il suo status di nazione sviluppata esportatrice di tecnologia – nonché ex stato coloniale – nelle trame di potere che oggi sono diventate l'obiettivo da abbattere della rivoluzione popolare in Libia.

    Le risorse energetiche non sono mai state di proprietà del popolo libico, ma solo di una elite elevatasi al di sopra del popolo; così come non appartengono realmente alla popolazione italiana i miliardi di euro di “affari” in Libia, che l'alta borghesia ha sempre incanalato nell'apparato economico italiano, sfruttando un'egemonia culturale figlia del colonialismo e dalla diversa evoluzione dei popoli della terra.

    “Se il regime di Gheddafi cade, i privilegi che le politiche del governi italiani, sia di destra che di sinistra, hanno ottenuto per mezzo di contrattazioni con il regime di Tripoli potrebbero svanire in un solo istante”, dichiara l'analista internazionale della Stratfor. “Resterà da vedere, nell'eventualità della nascita di un nuovo governo libico, come questo intenderà affrontare i rapporti con l'Italia. Mentre è improbabile che il nuovo governo cessi le esportazioni di petrolio verso l'Europa, è quasi certo che l'Italia non continuerà a godere degli stessi privilegi di cui ha goduto sino ad oggi con Gheddafi al potere”.

    "Chiunque vada al governo in Libia, avrà interesse a produrre petrolio e gas naturale – continua Zeihan – Se io fossi al posto degli europei, metterei insieme un bel pacchetto di aiuti economici alla Libia, premendo a che vengano stipulati contratti di vendita delle risorse energetiche a prescindere da chi va al potere. Un'opportunità questa, che vale naturalmente per tutti i paesi europei tranne che per l'Italia, considerando il legame dell'Italia con un regime che sembra essere vicino alla disfatta”.

    Gli interessi dell'Europa in Libia

    L'Unione Europea ha condannato la Libia per il suo giro di vite sui manifestanti antigovernativi. L'apparente inasprimento dei rapporti con il regime di Tripoli, da parte dei paesi europei, ha sollevato imbarazzanti interrogativi sulla vera natura dei legami che esistono tra le potenze europee e la Libia. E soprattutto sugli interessi economici che hanno sempre caratterizzato il fulcro delle politiche europee nei confronti della nazione nord africana.

    Le nazioni occidentali hanno, nel corso degli anni, forgiato legami commerciali stretti con la Libia, dopo che Muammar Gheddafi acconsentì nel 2003 a porre fine alla produzione di armi di distruzione di massa, terminando così due decenni di sanzioni economiche subite dalla popolazione libica.

    Dopo il 2003, le società energetiche europee si affrettarono ad investire in uno dei paesi africani con la maggior quantità di petrolio, l'ottavo paese al mondo per quantità complessiva di oro nero; mentre molti altri firmavano importanti accordi per la vendita e la costruzione di armi e per la speculazione edilizia.

    Tony Blair, ex primo ministro della Gran Bretagna, firmò il cosiddetto "Accordo nel deserto" nel marzo 2004, che ha spianato la strada a contratti per l'estrazione e la compravendita di petrolio del valore di miliardi.

    Gli accordi del petrolio

    Nell'accordo nel deserto, era incluso anche il contratto di un miliardo di dollari della compagnia anglo-olandese Shell e, tre anni dopo, un contratto pari a 900 milioni di dollari, che ha costituito per la British Petrolium il più proficuo contratto di esplorazione petrolifera che la società britannica abbia mai firmato sino ad oggi.

    La stipulazione di questo contratto milionario suscitò polemiche in tutto il mondo, culminate nelle speculazioni degli Stati Uniti in merito a presunte pressioni della BP nei confronti del governo inglese per ottenere la liberazione di Abdelbaset Ali al-Megrahi, l'uomo condannato per l'attentato di Lockerbie del 1988.

    Anche il governo italiano di Silvio Berlusconi ha rafforzato i suoi legami con Tripoli negli ultimi anni, importando la maggior parte del petrolio dalla Libia per esigenze nazionali.

    Alla fine del 2008, la società energetica Eni annoverava al suo attivo 13 permessi per l'estrazione di petrolio e gas, e la sua produzione registrava circa 306mila barili di petrolio al giorno, equivalente a circa un quinto della produzione giornaliera totale della Gran Bretagna.

    Armi

    I contratti tra Europa e Libia, che riguardano gli armamenti, sono da tenere in stretta considerazione se si vuole comprendere la reale natura della relazione decennale tra il paese nordafricano e l'occidente, soprattutto alla luce delle recenti repressioni dei manifestanti antigovernativi.

    Nell'agosto 2007, la Francia ha firmato contratti con la Libia per la fornitura di missili anticarro e apparecchiature per le comunicazioni radio pari a 405 milioni di dollari.

    Il gigante della difesa e del settore aerospaziale europeo EADS ha un ufficio a Tripoli, e ha venduto aerei civili in tutto il paese.

    Secondo la campagna contro il commercio di armi, il Regno Unito ha autorizzato la vendita di più di 6 milioni di dollari di munizioni e fucili di precisione alla Libia.

    La Russia annunciò nel gennaio 2010 la stipulazione di un contratto commerciale di armi per un valore di circa 2 miliardi di dollari, pari a quasi un quarto delle sue esportazioni mondiali di armi.

    Il boom edilizio in Libia, ha visto anche un forte investimento da parte della Turchia, che ha circa 200 imprese di costruzione nel paese concentrate su progetti per un valore di più di 15 miliardi di dollari.

    Ma anche i fondi sovrani hanno permesso legami d'affari con l'Europa. Molti degli investimenti effettuati, circa 65 miliardi di dollari, sono stati concentrati in azioni italiane. Come conferma l'agenzia di stampa Reuters, lo stato libico detiene una quota azionaria del 4,6 per cento nella seconda banca più grande d'Italia, l'Unicredit, e ha una piccola partecipazione azionaria nella Fiat.

    Fonti: Al Jazeera, Reuters ed altre agenzie di informazione
    gene normanno

  5. #5
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    Dei civili gliene frega poco, anche perché questi civili li vedo in TV con le mitragliatrici.
    Appunto.

    Stiamo esportando la democrazia (a stelle e strisce)
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  6. #6
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Va be, solito pippone complottistico.
    Che puntare su Gheddafi fosse un errore non era certo una novità.
    Quello che accade è solo un enorme errore di valutazione da parte italiana con conseguente ennesimo voltafaccia della storia. Tre giorni prima ti baciamo le mani e ti facciamo mettere la tenda a Roma, tre giorni dopo ti bombardiamo.
    Ultima modifica di Strangolatore di Dresda; 19-03-11 alle 22:35
    Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?

  7. #7
    Logiké Latreía
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Citazione Originariamente Scritto da Strangolatore di Dresda Visualizza Messaggio
    Va be, solito pippone complottistico.
    Che puntare su Gheddafi fosse un errore non era certo una novità.
    Quello che accade è solo un enorme errore di valutazione da parte italiana con conseguente ennesimo voltafaccia della storia. Tre giorni prima ti baciamo le mani e ti facciamo mettere la tenda a Roma, tre giorni dopo ti bombardiamo.
    Solita replica ingenua...
    gene normanno

  8. #8
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    L'intelligenza,consistenza morale ,oggettivita' ,capacita' d'osservazione e coerenza dei tifosi ultras della sinistra e' veramente terrificante:
    Obama si rivela un ultras bushiano,piu' iper-bushiano e dickcheyniano di Bush e Dick Cheiney in tutto ed in ogni ,singolo dettaglio,Guantanamo,bail-out's ,politica fiscale,decisioni economiche...
    Il grande "cambiamento dell'audacita' della speranza" di Obama ,questa bellissima soap opera che compete con Beautiful per profondita' e realismo si rivela essere:
    confermare TUTTO cio' che aveva fatto Bush e poi rafforzarlo!

    Obama aveva gia' 20.00 soldati in guerra attiva piu' di quelli che Bush abbia mai avuto,aveva gia' confermato tutte le guerre bushiane e ne aveva gia' aggiunta una,fermandone nessuna.
    Questo disgustoso criminale di guerra,comparabile a Bushino come assoluto schiavo e scimmietta di tutti i potenti ,questa nullita' mentale e spirituale questo nobel per la pace preventivo ,simbolo perfetto della rilevanza e rispettabilita' dei nobel,ora lancia una guerra con le stesse identiche scuse,stesse identiche ragioni usate dai Bushs e da tutto il partito della guerra:
    "I poveri civili (che bombarda)"
    "la demmograzzia"
    Il tutto speziato da un pizzico di comicissimo argomentum ad hitlerum in sotto fondo,che non sta mai male e ..la sinistra se la crede!
    ( O meglio fa finta di crederci, finti tonti dalla disonesta morale strisciante altro che bunga bunga)
    LO DIFENDONO!
    E con lui difendono il sionismo mondiale,come al solito a centro sinistra si schierano con tutti i poteri forti e fortissimi,la grande finanza internazionale .

    Questi tifosetti calcistici da due soldi sono ancora peggio dei neo-con d'oggi,equivalenti vittime di propaganda dell malcomprensione,dell'illogicita'morale ,della dicotomia politica,quelli della "sicurezza dell'occidente" delle "guerre preventive per mantenere la pace" ,della difesa d'Israele e di Bush.

    Un'altra divertente pagliaccia e disgustosa criminale di guerra e' l'icona femministica ilare clito (eh,queste donne femministico-progressiste che portano la pace nel mondo maschlistico violento)..
    Dopo 2 giorni di scaramucce in Libia,la criminale Hillary Clinton ,pupazzo e bertuccia dei poteri,dopo soli 2 giorni di guerriglia in Lybia quando nessuno ci aveva ancora capito nulla di nulla ,nessuno capiva ancora esattamente cosa stesse succedendo ,chi commettesse violenze su chi,da dobe venissero i ribelli e da chi fossero finanziati,armati ed organizzati lei dichiarava gia' :
    " Kaddafi deve andarsene subito o interverremo in ogni modo!"
    LEI SAPEVA GIA' TUTTO!
    AVEVA GIA' TUTTO PRONTO ED ORGANIZZATO!
    PERCHE'?
    Qualcuno che se lo chieda nella sinistra liberal socialista,socialdemograttiga che la adora?
    Macche!
    " Questa situazione e' del tutto diversa da quella la'..perche' ...trafila di incomprensibili bla bla bla ed illogiche distinzioni che giustificano il fatto che loro sono pacifisti con un presidente di "destra" ma NON con uno ,ancora piu' guerra fondaio, di sinistra..e bla bla bla e fuffa varia" di questi schiavetti dello stato progressista .

    UNO,CE NE FOSSE UNO ,tra neo con e progressisti che avesse il coraggio di chiedersi,a parte le competizioni elettorali destra -sinistra:
    COSA DIAVOLO CE NE FREGA A NOI ED A LORO ( gli ameri-sionisti)DI CHE TIPO DI GOVERNO HA LA LIBYA O L'IRAQ????
    Perche ' mandare ad ammazzare gente,nostra e loro e creare odio per nulla(ups volevo dire " la demmograzzia"..vabe' ,nulla,stessa cosa in realta'...)
    Che schifo...
    I neo con,il progressismo" pacifista" ultra statalista e guerrafondaio..
    Le missioni globale di polizia ( e " preventiva")del mondo.

    Che banda di criminali e che masse di pecore di destra e sinistra.

    Che schifo ENTRAMBI.
    Ultima modifica di Steppenwolf; 20-03-11 alle 09:27
    " Democracy is currently defined in Europe as: " A country run by Jews " . E.P.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?



    questo è il bacino meditarraneo. ora, appare evidente per quale motivo ci sia un interesse nell'avere come dirimpettai dei governi "amici".
    cioè, potendo scegliere, si aiuta ad andare al potere personaggi con i quali si va d'accordo. o no?

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  10. #10
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    Predefinito Rif: Libia, una guerra del petrolio tra Eni e BP?

    Giusto per abbassare il livello di ipocrisia generale e riportarlo a un grado tollerabile per la mia sensibilità già abbastanza compromessa:
    "Bad karma"

 

 
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