L'ANALISI
Merkel: da stella dell'Europa
a leader senza coraggio
BRUXELLES - L'Europa, che l'ha subita come leader senza averla scelta, l'aveva già ampiamente bocciata. Ora la bocciatura, sonora, clamorosa, arriva anche dai tedeschi. Il declino di Angela Merkel si tinge di grigio, come la sua ascesa. Il grigiore di chi non riesce ad essere all'altezza del ruolo che la Storia le ha affidato. "Una ragazza viziata, che ha paura della propria ombra", era stato già anni fa il lapidario commento che Helmut Kohl, suo padrino politico, aveva confessato ad un vecchio amico italiano.
E certo in quel commento ci doveva essere un'ombra di rammarico per aver promosso "das Madchen", "la ragazza", al vertice del Paese più importante d'Europa proprio in virtù di quel suo basso profilo che l'ha fatta preferire a concorrenti dalla personalità più forte e controversa. La storia, certo, non si fa con i "se". Ma è assai probabile che in passato, con Merkel cancelliere, non ci sarebbe stata la riunificazione tedesca. Non ci sarebbe stato l'euro. Non ci sarebbe stato quel moto di orgoglio del rifiuto della guerra in Iraq che ha salvato l'anima dell'Europa nelle tenebre dell'era Bush. Tutte svolte che hanno richiesto alla Germania coraggio e lungimiranza. Così come, oggi, il salvataggio dell'Ue dalla crisi dei debiti sovrani attraverso un fondo comune, e l'intervento in Libia che riscrive il profilo dell'Europa nei confronti della rivoluzione araba, sono conquiste ottenute nonostante la Merkel e la sua testarda resistenza ad assumere qualsiasi
rischio.
La Cancelliera resta, naturalmente, una figura molto potente sulla scena europea, grazie al peso preponderante della Germania. Governa un paese che, nonostante la crisi globale di questi anni, ha un tasso di crescita record. È paradossale che nonostante questo perda le elezioni: ma è la conferma che l'economia, da sola, non basta a supportare una leadership politica. Anche a Bruxelles, la Cancelliera ha dovuto incassare una serie di sconfitte che non hanno precedenti nella storia recente. I suoi colleghi le hanno imposto la creazione del fondo salva stati e il suo successivo potenziamento, le hanno svuotato il Patto di competitività, che lei aveva voluto gettare sul tavolo dei capi di governo senza neppure tradurlo dal tedesco. E all'ultimo vertice l'hanno addirittura costretta a sostenere l'intervento militare in Libia che Sarkozy ha imposto voltando le spalle alla Germania e lavorando d'intesa con Londra.
L'aspetto paradossale di questa tragedia del grigiore, è che tutti i "nein" della Merkel, tutte le sue esitazioni, nascevano dal timore di scontentare l'opinione pubblica tedesca. Ha avuto paura di sfidare l'egoismo dei propri elettori venendo in aiuto della Grecia e degli altri Paesi strangolati dai debiti. Ha avuto paura di seguire la Francia nella sfida a Gheddafi. Ha avuto paura di dare all'Ue un Presidente di alto profilo e un ministro degli esteri autorevole. Ha avuto paura di creare una difesa europea e di dotare l'Europa di un bilancio degno di questo nome. Tutto questo in nome dei sondaggi d'opinione, per inseguire i fantasmi e le fobie del proprio elettorato. Ed ora è proprio questa opinione pubblica che sanziona il declino di una Cancelliera che non ha saputo dare alla Germania la leadership che le spetta in Europa, e all'Europa il ruolo che le spetta nel mondo.
Si potrebbe obiettare che l'ultimo sgambetto, quello del capitombolo finale, per la Merkel non è arrivato dall'Europa ma dal Giappone. Il trionfo dei verdi dimostra che Fukushima fa più paura di Tripoli, di Atene e di Bruxelles. Ma anche sulla questione nucleare Kohl l'aveva ammonita, questa volta pubblicamente, a non inseguire i sondaggi, a dimostrare il coraggio e la coerenza che si richiede ad un vero leader. Angela Merkel non lo ha ascoltato. E i tedeschi l'hanno punita. Il messaggio che arriva dalle urne del Baden-Wuerttemberg e della Renania è che non si governa un grande Paese inseguendone i sondaggi e le paure. Ed è un messaggio che, a ben vedere, manda un raggio di speranza anche per noi italiani.
Merkel: da stella dell'Europa a leader senza coraggio - Repubblica.it




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