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    Predefinito Il piano del Cav. Lampedusa libera!

    di AdS pg.2 de ilgiornale.it 31 03 2011

    Giacca senza cravatta, camicia scura e microfono in mano, dal molo di Lampedusa Silvio Berlusconi decide di mettere la faccia sull’emergenza clandestini e tenta una nuova operazione-L’Aquila.
    D’altra parte, avevano concordato poche ore prima il premier e Roberto Maroni, «ci è andata bene che finora non c’è scappato il morto...».
    Concetto, questo, che il ministro dell’Interno ripete nel pomeriggio a Ignazio La Russa durante un conciliabolo in Transatlantico.
    Insomma, è stato il ragionamento del Cavaliere mercoledì sera, «non possiamo aspettare un giorno di più».

    Così, il capo del governo decide di presentarsi sull’isola invasa dai clandestini per rassicurare la popolazione.
    E promettere che «nelle prossime 48-60 ore» Lampedusa «sarà abitata solo dai lampedusani».
    Via tutti gli immigrati, dunque, le quasi seimila persone arrivate negli ultimi giorni.
    Perché, assicura il Cavaliere, «abbiamo organizzato sei navi per svuotare l’isola e stiamo trattando per una settima».
    I clandestini, spiega, saranno «portati in Italia», non solo in Sicilia «ma anche in altre Regioni».
    Ovviamente non quelle coinvolte nell’ormai imminente tornata amministrativa con il rischio di scatenare polemiche.

    Tra l’altro, spiega il Cavaliere, tra i motivi che hanno ritardato il trasferimento dei migranti da Lampedusa ci sono stati anche rischi connessi alla possibilità che tra di loro vi fossero persone evase da carceri della Tunisia, da dove però non partirà più nessuno.
    «Tra i tunisini - dice il premier incontrando gli abitanti dell’isola - ci sono possibilmente detenuti evasi durante la rivolta dalle carceri della Tunisia, che sono 13.600».
    E «non è stato possibile svuotare subito Lampedusa perché il governo tunisino voleva riavere indietro questi detenuti e i migranti non si potevano spostare in Italia perché non è giusto immettere nel nostro tessuto sociale queste potenzialità criminali».
    Mentre «tutti i tunisini che partiranno per Manduria sono stati identificati e tra loro non ci sono evasi».

    Berlusconi però non si limita solo al caos sbarchi.
    E snocciola annunci: il Nobel per la Pace per l’isola, una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria perché Lampedusa diventi zona franca, sconti sulla benzina per i pescatori, un piano per il turismo che comprenderà una trasmissione di Rai e Mediaset che parli dell’isola in termini entusiastici, perfino un campo da golf e un casinò.
    «Anche io diventerò lampedusano», dice il premier. Tanto dall’aver «comprato una casa a Cala Francese».
    Se i lampedusani saranno insoddisfatti dell’azione del governo per fronteggiare l’emergenza immigrazione, scherza, «potranno riversare su questa casa il loro scontento». Insomma, «hanno l’autorizzazione» per imbrattarla.

    Ma il Cavaliere ha in mente anche una sorta di restyling per l’isola: interventi su strade, fognature ed elettricità; basta con quei muri senza intonaco che ha visto arrivando; un po’ più di colore e di verde; nuova versione per la zona portuale in modo da renderla una specie di Portofino del profondo Sud.
    Perché, spiega, «non credo che una perla come quest’isola possa essere lasciata in queste condizioni».
    Ecco perché un Berlusconi applauditissimo lancia una serie di proposte.
    Pensa a un capo di golf: «Lo ritengo indispensabile».
    Ma in prospettiva anche un casinò: «Una mossa utile allo sviluppo del turismo sull’isola».
    Insomma, «il modello Portofino».

    saluti

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il piano del Cav. Lampedusa libera!

    Lo stile «ghe pensi mi» marchio di fabbrica del premier tuttofare!

    la redazione de ilgiornale.it di giovedì 31 marzo 2011
    Aggiornato oggi alle 097

    Berlusconi e i suoi nemici non si capiranno mai.
    Non è una questione politica e non tocca neppure la giustizia.
    È una frattura ancora più profonda, esistenziale, una sorta di incomunicabilità, di segni, di gesti, di azioni che diventano indecifrabili.
    La storia di Lampedusa è l’esempio più chiaro.
    Il premier sa che l’isola è un fronte caldo e difficile.
    Gli alleati li sente distanti.
    Bossi e Maroni vogliono risolvere il problema a modo loro, con parole spicce e l’obiettivo di tenere lontano il Nord da tutto questo.
    Berlusconi non è leghista.
    È milanese ed è un’altra cosa.
    Non sente la cultura mediterranea lontana.
    È lo stesso istinto con cui si confronta con Napoli.
    I suoi nemici dicono che è solo ossessione da show.
    Lui, probabilmente, la vive in modo diverso.

    C’è la voglia di metterci la faccia in prima persona, la speranza di risolvere quello che non va con un colpo di mano, ricorrendo allo spirito d’impresa.
    Non è solo il «ghe pensi mi». È il gusto della sfida.
    Cosa significa impossibile?
    E allora parte, prende l’aereo, si carica di entusiamo, cerca di ingannare il fatalismo. L’idea è risolvere tutto in 48-60 ore. Sei, forse sette, navi per trasferire i seimila nordafricani.

    «Nell’isola resteranno solo i lampedusani».
    Berlusconi è così. È la sua visione del mondo. È lo stesso approccio di Napoli e dell’Aquila. È quella vocazione da outsider, da dilettante della politica come la definisce Giuliano Ferrara, che resta un’anomalia e un marchio di fabbrica.
    È la speranza di riuscire a far convivere solidarietà e efficienza.
    C’è tutta la sua antipatia per i «ma» e i «però», e per i tempi morti.
    È un Berlusconi che negli anni ha incassato troppi compromessi, che si è sentito tradito dagli alleati, che sente sulle spalle tutto il peso del governo.
    È una logica che fa imbestialire chi da anni vuole vederlo precipitare a terra. Ma è il suo modo di pensare. È la chiave per capire le sue scommesse in prima persona. Berlusconi non si maschera. Non lo ritiene necessario o semplicemente non gli piace. Ma si comporta come nessun altro personaggio pubblico farebbe mai. È la natura dei suoi successi e dei suoi guai.
    A Lampedusa non c’era il governo.

    Non c’erano Maroni o Frattini, Tremonti o La Russa. C’era lui. E basta.
    È lui che chiede un Nobel per la pace per Lampedusa.
    Un’idea che qualcuno può considerare sopra le righe, ma che in fondo è un riconoscimento per il ruolo di fronte, di trincea, di porto umanitario che l’isola sta svolgendo nel caos mediterraneo.
    Berlusconi guarda Lampedusa e vede come vorrebbe vederla, libera per un anno da tasse, una moratoria previdenziale e bancaria, campi da golf, verde, un piano marketing per il turismo.

    Per Di Pietro è un bluff.
    Berlusconi è un raìs. Berlusconi è matto.
    O come dicono i suoi ex parlamentari Granata e Briguglio è solo un clown.

    L’incomunicabilità è proprio qui.
    Berlusconi, davvero, ha immaginato Lampedusa così.
    È come lui la vorrebbe.
    È un sogno e il più grande difetto di Berlusconi è continuare a credere nei sogni. Non si rassegnerà mai a comprendere la visione degli scettici.
    È una questione caratteriale.
    La sua vita è un lungo viaggio passato a scappare dal pessimismo e dai pessimisti.
    Non è un giudizio morale e neppure politico.
    Quest’uomo non è capace di arrendersi.
    Non considera il fallimento un’opzione eticamente degna e ama l’empatia.

    Tutto il suo successo politico e come personaggio pubblico nasce dal rapporto con le gente. Questo è innegabile. È qualcosa che gli scatta automatico
    Non è il premier che va semplicemente a Lampedusa. È quello che dice: «Anche io diventerò lampedusano. Sono andato su internet e ho comprato una casa a Cala Francese, si chiama Le Due Palme».

    È chiaro che così presta il fianco all’ironia dei suoi avversari.
    Ma questo non lo preoccupa. Nel suo ruolo naturale si trova a suo agio. Non bluffa.
    È semplicemente Berlusconi.

    di Vittorio Macioce pg.3 de ilgiornale.it 31 03 2011

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il piano del Cav. Lampedusa libera!

    ostridicolo:
    Emergenza a Lampedusa, Berlusconi: "Entro tre giorni l'isola sarà libera dai clandestini."
    "Le acque si apriranno e loro torneranno in Africa a piedi."
    http://antispeverona.blogspot.com
    "Se un vivisettore dicesse: “Un cane o un bambino?”, un liberatore difenderebbe sempre il cane."

 

 

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