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    Predefinito E arrivò il giorno della macelleria!

    di Alessandro Sallusti

    dalla prima pg. de il giornale.it di oggi 5 aprile 2011

    Ci siamo. Ancora 24 ore e lo show può co*minciare.
    Anche se sarà una partenza falsa, senza star e comparse e con una seconda puntata tra qualche mese.

    Dopo tan*to parlarne, l’affare Ruby ap*proda domani in tribunale ma non ci saranno né l’im*putato Silvio Berlusconi né le ragazze già bollate, pro*cessate e condannate da una campagna stampa sen*za precedenti.
    La procura di Milano ha chiesto e otte*nuto il rito immediato, so*stenendo che le prove era*no schiaccianti.
    E qui c’è la prima bugia, altrimenti non si spiegherebbe la ne*cessità di convocare 132 te*stimoni, un numero che non trova pari neppure nei grandi processi di terrori*smo o mafia.
    Per puntellare il farneticante teorema, i pm hanno smosso mari e monti, usato sofisticate tec*nologie, messo sottosopra le case e la vita privata di de*cine di ragazze, spiato tutti gli ospiti della residenza di Arcore.

    Eppure il dibatti*mento si apre senza accusa*to, accusatore e vittime.
    Non c’è una parte lesa, qual*cuno o qualcuna che accusi Berlusconi di violenza, mo*l*estia, abuso, né per il reato di prostituzione né per quel*lo di concussione.

    In realtà di vittime questa farsa giudiziaria ne ha già fatte.
    Sono le persone coin*volte in uno scenario costru*ito ad arte per infangare. Senza nessuno scrupolo, i pm milanesi hanno messo agli atti testimonianze di mi*tomani che sostengono di aver incontrato nelle cene gli attori George Clooney e Belen Rodriguez, la condut*trice Barbara D’Urso, le poli*tiche Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Daniela Santanchè.

    Sarebbero do*vute bastare queste dichia*razioni, e due veloci verifi*che, per archiviare il caso co*me una grande bufala.
    Alcu*ni di questi signori non han*no mai messo piede ad Ar*core, altri non lo mettono da anni, altri ancora ci sono ovviamente stati per incon*tri politici ben documenta*bili.
    Ruby ha addirittura rac*contato di essersi prostitui*ta a Milano con il calciatore Cristiano Ronaldo quando questi stava giocando dal*l’altra parte del mondo.

    Più che un processo, quel*lo che si sta aprendo è un ca*so di macelleria mediatica.
    Foto private, sequestrate nei telefonini di alcune ra*gazze, spacciate come pro*va d*i festini ad Arcore quan*do si trattava invece di scatti fatti da tutt’altra parte.
    Frasi rubate da decine di migliaia di intercettazioni telefoni*che che senza alcun riscon*tro sono state spacciate per verità giudiziarie.

    La storia è assai più sem*plice.
    Una ragazza scaltra e irrequieta, Ruby, minoren*ne per l’anagrafe ma non nel corpo e nella testa, soste*nendo di essere la nipote di Mubarak e mentendo sulla sua età, riesce ad avvicinare Berlusconi e frequenta alcu*ne cene ad Arcor*e in compa*gnia di altre ragazze maggio*renni.
    Dal presidente riceve aiuto per mettere in piedi una attività imprenditoria*le (un centro estetico).
    Quando una notte viene ar**restata per una lite con una coinquilina, Berlusconi chiama il funzionario per se*gnalare che c’è la possibili*tà, in assenza dei suoi geni*tori, di affidarla a una perso*na maggiorenne ( Nicole Mi*netti).
    Una prassi consenti*ta dalla legge tanto che in quell’anno,2009,la Questu*ra di Milano l’aveva adotta*ta ben 57 volte.

    Un’inchie*sta del ministero dell’Inte*r*no ha poi accertato che non fu compiuta alcuna irregola*rità.

    Tutto il resto è semplice intrusione, per di più violen*ta, nella vita privata di perso*ne maggiorenni, libere e consenzienti, qualsiasi co*sa sia successa nelle cene e nei dopocena.
    Si può discu*t*ere su questioni di opportu*nità e stile, non di reati.
    La vera porcata non è quello che abbiamo letto fino ad ora, ma quella fatta da chi ha voluto tutto questo solo per fare cadere il governo.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    L’opposizione torna al ’93: «Pronte le monetine per il Cav».

    Democrazia day e Giustizia night: e meno male che è arrivata la primavera e che le temperature sono sopra la media stagionale, perché l’opposizione prevede di stare in piazza (e all’addiaccio) 24 ore su 24, prossimamente.

    Opposizione in Parlamento sì, ma anche in piazza: è stato il segretario del Pd in persona, ieri, a dettare la linea che dovrebbe contentare sia la fazione aventiniana che quella anti-aventiniana del suo partito.
    Da oggi, dunque, anche i democrat parteciperanno ai presidi pro-Costituzione davanti alla Camera, dove si apre una forsennata settimana di votazioni su conflitti di attribuzione, processi brevi e prescrizioni rapide; alle «notti bianche» pro-democrazia; alla manifestazione del Pantheon contro le leggi ad personam capeggiata da Bersani in persona.
    Una mobilitazione continua che ha una spiegazione molto semplice: campagna elettorale.

    Non per quelle elezioni politiche anticipate che ieri Bersani invocava, ma alle quali non crede nessuno: più concretamente per il voto amministrativo di maggio, che per il Pd - come d’altronde per il Pdl - sarà una prova non da poco.
    I sondaggi commissionati dal Pd, infatti, segnalano che lo zoccolo duro del centrosinistra si rianima e si compatta attorno al principale partito di opposizione quando lo scontro è più forte, e che l’antiberlusconismo funge sempre da tonico per rosicchiare un po’ di consensi a Di Pietro e alla sinistra di Vendola e risalire da quel tragico 24% dove il Pd era precipitato.

    Anche i sondaggi di Berlusconi, d’altronde, segnalano che nelle ultime settimane il Pd è risalito a quota 27%.
    «E in campagna elettorale non è certo la politica del dialogo che paga, anzi ci penalizzerebbe a vantaggio di Di Pietro», spiega un dirigente vicino al segretario.
    Serve la piazza, e la linea dell’intransigenza: per questo ieri Bersani (nonostante le tirate di orecchi di Napolitano all’opposizione piazzaiola) ha chiuso la porta in faccia a ogni confronto sulla giustizia, e ha mandato a quel paese il ministro Alfano: «È arrogante e servile e saremo contro la sua riforma in piazza e in Parlamento».

    Nell’intervista a Repubblica, il segretario del Pd annuncia anche che il governo tecnico «più che indebolito è tramontato», e che bisogna andare «subito al voto».
    In realtà, però, alla speranza di una spallata che butti giù il governo non crede quasi nessuno, e nello stesso giorno in cui Bersani reclama le urne è il suo alleato Tonino Di Pietro a spegnere gli entusiasmi, intervistato dall’Unità: voto anticipato?
    «Sarei felicissimo, ma non ne vedo le condizioni», dice.
    E spiega che il premier «non si dimetterà mai» perché sta a Palazzo Chigi «per garantirsi l’immunità».
    E che «questo Parlamento non lo sfiducierà mai perché, alla bisogna, c’è sempre qualcuno disposto a vendersi», e lui ne sa qualcosa visto che in genere i suoi parlamentari riforniscono il mercato.

    In compenso Di Pietro rievoca il clima del ’93, e delle pubbliche lapidazioni: «Alfano vuole andare in piazza a difendere la sua riforma? Lo sfido, ci vada pure: se escono dalla piazza mediatica e vanno in quella vera il popolo li prende a monetine». Come quelle lanciate sotto il Raphael contro Bettino Craxi. E aggiunge: «Ai tempi di Mani pulite c’era chi confessava e chi fuggiva ad Hammamet».

    Il Pdl insorge in difesa di Alfano, attaccato dalla tenaglia Bersani-Di Pietro.
    «Il segretario del Pd ha scelto - afferma il vice presidente dei parlamentari Osvaldo Napoli - di mettersi al guinzaglio dell’antipolitica non avendo una proposta».
    E lo stesso Alfano liquida come «insulti personali» quelli di Bersani.

    di Laura Cesaretti pg.2 de ilgiornale.it 5 Aprile 2011

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  3. #3
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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    Mediatrade, solito copione: «Premier alla sbarra»!

    Si conoscerà solo il 30 maggio, giorno dell’ultima udienza, la decisione del giudice preliminare Maria Vicidomini sulla sorte di Silvio Berlusconi e dei suoi coimputati per la vicenda Mediatrade.
    Intanto la sua opinione su come debba andare a finire, la Procura della Repubblica l’ha già resa nota: il pm Fabio De Pasquale ha ribadito ieri la sua richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati.

    Per De Pasquale, il presidente del Consiglio deve venire processato per appropriazione indebita e frode fiscale, e insieme a lui devono essere processati - ma solo per frode al fisco - il suo secondogenito Pier Silvio Berlusconi e il suo più stretto collaboratore, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri: tutti colpevoli a vario titolo di avere gonfiato il costo dei prezzi trasmessi dalle reti del Biscione, e riducendo così gli utili su cui pagare le tasse.
    Ma ieri De Pasquale non si è limitato a ricostruire quanto emerso nel corso delle indagini: ha anche lanciato pesanti ombre su quanto sarebbe successo successivamente, quando le indagini erano concluse.
    Prima ha attaccato Silvio Berlusconi, che nel capo di imputazione è indicato come «socio occulto» di Frank Agrama, uno dei grossisti di diritti televisivi cui si rivolgeva Mediaset: il Cavaliere, dice il pm, è rimasto socio di Agrama «anche quando era presidente del Consiglio».
    E sarebbe proseguita, ipotizza De Pasquale, anche l’attività di evasione fiscale: «A quanto ne so potrebbe essere ancora in corso. Cambiano i manager che si occupano dei diritti tv, ma non cambia nulla», ha affermato il baffuto pubblico ministero. E ha concluso il suo intervento denunciando gli ostacoli che sarebbero stati frapposti alle sue indagini: «C’è stata un’attività di ostruzione sulle rogatorie, aspettiamo risposte ancora da Hong Kong, Usa e Irlanda».

    Terminata la lunga requisitoria dell’accusa, la parola passa agli avvocati degli undici imputati.
    Ieri ha iniziato Alessio Lanzi, difensore insieme a Vittorio Virga di Fedele Confalonieri, che ha messo in discussione il fondamento giuridico del reato contestato ai vertici del gruppo: i bilanci sotto accusa, ha spiegato Lanzi, non sono quelli di Mediaset ma di una società controllata, Mediatrade:
    «E la normativa penale tributaria non prevede come reato per la società consolidante il reato fiscale».
    Ma nelle prossime udienze, a partire da quella del 2 maggio, i difensori degli imputati principali si preparano a contestare anche che il gruppo abbia mai gonfiato i bilanci.
    Se qualcuno ha fatto la «cresta» sul prezzo dei film, sostengono i legali, questi sono stati alcuni manager infedeli: Mediaset, insomma, sarebbe vittima della vicenda.

    di LF pg.2 de ilgiornale.it 5 Aprile 2011

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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    Processo Ruby, i 10 buchi neri del processo.

    E alla fine, il B-Day è arrivato.
    Inizia domani a Milano il processo a Silvio Berlusconi per l’affaire Ruby.
    Non sarà un’udienza pirotecnica, ma servirà solo a fissare il calendario del dibattimento.
    Il Cavaliere non ci sarà, né ci saranno gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo.
    Ma il dado è tratto.
    Mesi di indagini, migliaia di carte depositate dalla Procura, il Bunga Bunga che entra nel vocabolario politico-giudiziario del terzo millennio, e i riflettori della stampa mondiale puntati sull’aula del tribunale milanese.
    I pm sono convinti di aver montato un impianto accusatorio granitico.
    a al netto del clamore mediatico, ci sono alcuni punti che potrebbero far pendere l’ago della bilancia a favore del premier.
    O addirittura, di far saltare l’intero banco.
    Ecco quali.

    1- La prostituzione minorile.
    È uno dei paradossi dell’inchiesta, e dunque del processo.
    Berlusconi è accusato di aver avuto rapporti sessuali con Karima El Mahroug, alias «Ruby Rubacuori» (all’epoca 17enne) in tredici occasioni.
    Ma la giovane marocchina ha sempre smentito in tutte le occasioni in cui è stata sentita dai pm.
    Eppure Ruby è stata inserita nella lista testi dell’accusa, oltre che in quella della difesa. Di più, dai pm è considerata il testimone «chiave».
    Dovesse ribadire in aula quanto già messo a verbale, uno dei «jolly» in mano alla Procura rischierebbe di rivelarsi un bluff. Se invece Ruby dovesse costituirsi parte civile (la decisione verrà formalizzata domani), la prospettiva per le difese potrebbe farsi più complicata.

    2- La concussione.
    Il premier è accusato di aver fatto pressioni sui funzionari della questura perché rilasciassero Ruby la notte del 27 maggio scorso.
    Ma la versione dell’accusa non coincide con quella delle presunte vittime del reato.
    Sia il capo di gabinetto Pietro Ostuni, sia i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli hanno riferito di non essere stati «costretti» a liberare la ragazza.
    In più, agli atti c’è il verbale del caposcorta di Berlusconi (a bordo dell’aereo presidenziale al momento della telefonata incriminata) che descrive la conversazione come una richiesta di informazioni dai toni «assolutamente normali».

    3- Il tribunale per i minori.
    Il pm Annamaria Fiorillo ha negato di aver mai autorizzato l’affidamento di Ruby al consigliere regionale Nicole Minetti, arrivando a uno scontro con il ministro dell’Interno Roberto Maroni, accusato di aver «calpestato la verità».
    Ma, come già scritto dal Giornale, le carte dell’inchiesta dimostrano altro. Ossia, che decine di volte i minorenni fermati vengono rilasciati senza affidamento a comunità o parenti. Insomma, il caso di Karima è tutt’altro che un’eccezione.

    4- La «pistola fumante».
    La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio del premier sulla base dell’evidenza della prova.
    Ma - fatta salva l’enorme mole delle risultanze investigative, che dovrà essere valutata dai giudici - la prova non appare poi così evidente.
    Sia per quanto riguarda la concussione (come visto, i funzionari negano di aver subito pressioni), sia per il reato di prostituzione minorile (la presunta vittima nega).
    Quanto alle fantomatiche fotografie del Bunga Bunga, si trattava solo di pochi scatti - e privi di ogni interesse - di villa San Martino.

    5- Il conflitto di attribuzioni.
    È la spada di Damocle che pende sul processo.
    Secondo i legali del premier, il presunto reato di concussione sarebbe stato commesso da Berlusconi nella sua veste di presidente del Consiglio.
    Dunque, la competenza passerebbe al Tribunale dei ministri.
    Se la Camera voterà per sollevare la questione davanti alla Corte Costituzionale, ci vorranno mesi prima la Consulta decida nel merito.
    E se la decisione sarà favorevole al Cavaliere, il processo - oltre a cambiare «sede» - ritornerà alla richiesta di autorizzazione a procedere.

    6- L’iscrizione tardiva del premier.
    È un altro punto opaco dell’inchiesta, che potrebbe arrivare a condizionare anche il dibattimento.
    Il nome di Berlusconi, infatti, è comparso nel registro degli indagati sei mesi dopo rispetto a quelli di Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti, senza che apparentemente affiorassero elementi nuovi rispetto a quanto già raccolto dai pm.
    Una possibile violazione del codice di procedura penale, in base al quale la notizia di reato e l’autore vanno iscritti «immediatamente» nel registro, proprio a tutela dell’indagato.
    E su questo, i legali del Cavaliere potrebbero sollevare un’eccezione di nullità. Se accolta, il processo ne verrebbe travolto.

    7- La competenza territoriale.
    È un’altra incognita per il dibattimento.
    I pm, infatti, hanno potuto chiedere il rinvio a giudizio del presidente del Consiglio perché il reato più grave (la concussione) ha portato a Milano quello meno grave (la prostituzione minorile, consumata ad Arcore), che altrimenti sarebbe stato di competenza della Procura di Monza.
    Ma se la Consulta deciderà che la competenza per la concussione è del Tribunale dei ministri, allora i magistrati milanesi dovranno passare la mano ai colleghi brianzoli.

    8- Le «Olgettine».
    Sono le ragazze che vivevano nel residence di Milano 2, quelle presenti alle cene e ai dopocena di Arcore, e che sono finite nella lunga lista testi (132) della Procura.
    Sono 49, le intercettazioni delle loro telefonate riempiono migliaia di pagine, ma quattro di loro - sentite a verbale da Ghedini e Longo e inserite nella lista testi della difesa - negano che il Cavaliere abbia avuto rapporti sessuali con minorenni ad Arcore.

    9- I testimoni non sentiti.
    L’enorme attività istruttoria dei pm ha escluso una serie di testimonianze che - alle difese - hanno raccontato un’altra versione del Bunga Bunga.
    Non uno fra autisti, giardinieri, uomini della scorta, domestici, cuochi, addetti alle pulizie, baristi, deejay e cantanti presenti a Villa San Martino ricorda scene di sesso per compiacere il Cavaliere.
    E i giudici dovranno tenere conto anche di questi racconti.

    10- I vip.
    È forse l’aspetto più farsesco della vicenda. Perché tra i tanti testimoni che saranno chiamati in aula ci sono anche George Clooney ed Elisabetta Canalis, Aida Yespica, Belen Rodriguez e Barbara D’Urso, quattro ministri e due sottosegretari.
    Ma la sostanza è già emersa dagli atti: attori e showgirl negano di aver preso parte al Bunga Bunga.
    I politici, invece, hanno chiarito a loro modo l’equivoco sulla parentela tra Ruby e l’ex presidente egiziano Mubarak.

    di E. Lagattolla su ilgiornale.it di martedì 05 aprile 2011
    Aggiornato oggi alle 09:20

    saluti

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    Predefinito Mai ad Arcore, quanti vip citati a vanvera.

    di ELag a pg.3 de ilgiornale.it di oggi 5 Aprile 2011

    «La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c’erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis». Dal verbale secondo Ruby, tre birilli in un colpo solo. Santanchè-Clooney-Canalis, seduti allo stesso tavolo. Quando uscì la notizia, ormai diverse settimane fa, lo show-biz (e la politica) ebbero un sussulto. Nel giro di poche ore, però, fioccarono le smentite. A partire dal divo di Hollywood.

    No party, per dirla con Clooney. E in effetti, l’attore nega di essere mai stato a villa San Martino. Con un breve comunicato. «Sembra bizzarro - si legge - dal momento che ho incontrato Berlusconi soltanto una volta, nel tentativo di raccogliere fondi per il Darfur». Rincara la dose la fidanzata Canalis, che passa alla controffensiva. «È una notizia diffamatoria», e lo sarà ogni notizia «idonea a mettere in relazione la stessa con gli incontri avvenuti presso la Villa di Arcore, oggetto di procedimenti penali e/o processi attualmente pendenti». In altre parole, Ruby racconta balle. Sulla stessa linea, la replica della Santanchè. «Sono sorpresa, è una vicenda che trovo allucinante. George Clooney non ho mai avuto il piacere di conoscerlo, né in Italia né nel resto del mondo». Detto in modo ancora più diretto, secondo lo stile del sottosegretario: «È tutta una bufala». E il sesso ad Arcore? «Siamo seri - spiegò poi a Radio 24 - è tutta la vita politica che faccio battaglie in favore delle donne. Questo non mi riguarda». Del resto, la deputata del Pdl era stata anche sentita dai legali del premier, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, nel corso delle indagini difensive. Era il 26 ottobre scorso, e il faccia a faccia si era tenuto proprio ad Arcore. Venti minuti per spiegare di aver «partecipato a pranzi di lavoro, per quanto riguarda le cene tre volte». Sì, avevano domandato gli avvocati, ma «ha partecipato a riunioni conviviali ad Arcore con la presenza di persone di sesso femminile?». Risposta, «mai, assolutamente». E infine, «lei conosce una donna di nome Ruby?». «No - taglia corto la Santanchè - io non la conosco».

    Ma a finire nel tritacarne del Rubygate ci sono anche Belen Rodriguez e Barbara D’Urso. La bella sudamericana - il cui nome compare nelle intercettazioni ed è stata chiamata a testimoniare dagli avvocati del Cavaliere - ha una teoria. «Da qualche giorno Ruby non fa altro che passeggiare sotto l’ufficio di Fabrizio Corona, nella speranza che un incontro fugace con lui sia fotografato dal paparazzo di turno». Ma Berlusconi e le feste ad Arcore? «Il premier lo conosco dai tempi in cui ero la compagna di Marco Borriello (l’ex calciatore del Milan, ndr), e mi sta simpatico». A ogni modo, «io non sono mai stata ad Arcore». Stesse parole usate anche dalla D’Urso. La presentatrice di Mediaset veniva citata nei verbali della giovane marocchina, prima di vedersi spiattellata sulle pagine dei giornali. «Forse per una svista o un lapsus, il mio nome è stato inserito in una lista di persone presenti a feste svolte ad Arcore - era la spiegazione della D’Urso - si tratta di un grave errore, non sono mia stata a feste ad Arcore in vita mia».

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Rif: Mai ad Arcore, quanti vip citati a vanvera.

    Non ci saranno monetine perchè le "persone" mandate davanti al Tribunale a gridare "Silvio, Silvio" non riempirebbero nemmeno l'androne del mio palazzo.
    E hanno bisogno pure della scorta pagata da noi
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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    D'Alema (PD), da Wikileaks: <<la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano>>
    (considerazione privata fatta da Massimo D'Alema, anno 2009)
    FONTE: Secondo wikileaks, ma l&rsquo;ex premier smentisce - Wikileaks, D&rsquo;Alema: magistratura minaccia per l&rsquo;Italia| italia| Il SecoloXIX

    Violante (PD): <<Intercettazioni pubbliche? Italia come sudamerica>>
    FONTE: VIOLANTE: INTERCETTAZIONI PUBBLICHE? ITALIA COME SUDAMERICA

    Barbi (PD): <<La Procura di Milano fa paura>>
    FONTE: Barbi (Pd): procura Milano fa paura

    Diplomatici USA, da Wikileaks: <<la magistratura italiana è una casta inefficiente e autoreferenziale>>
    FONTE: Wikileaks, Repubblica spara bordate sul Cav Ma nasconde le critiche Usa alla magistratura - Interni - ilGiornale.it del 18-02-2011
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  8. #8
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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    Citazione Originariamente Scritto da AURELIO AUGUSTO Visualizza Messaggio
    D'Alema (PD), da Wikileaks: <<la magistratura è la più grande minaccia allo Stato italiano>>
    (considerazione privata fatta da Massimo D'Alema, anno 2009)
    FONTE: Secondo wikileaks, ma l&rsquo;ex premier smentisce - Wikileaks, D&rsquo;Alema: magistratura minaccia per l&rsquo;Italia| italia| Il SecoloXIX

    Violante (PD): <<Intercettazioni pubbliche? Italia come sudamerica>>
    FONTE: VIOLANTE: INTERCETTAZIONI PUBBLICHE? ITALIA COME SUDAMERICA

    Barbi (PD): <<La Procura di Milano fa paura>>
    FONTE: Barbi (Pd): procura Milano fa paura

    Diplomatici USA, da Wikileaks: <<la magistratura italiana è una casta inefficiente e autoreferenziale>>
    FONTE: Wikileaks, Repubblica spara bordate sul Cav Ma nasconde le critiche Usa alla magistratura - Interni - ilGiornale.it del 18-02-2011
    Le persone che hai citato sono screditate e detestate da buona parte dei militanti dell'opposizione.
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    Predefinito Rif: E arrivò il giorno della macelleria!

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    Le persone che hai citato sono screditate e detestate da buona parte dei militanti dell'opposizione.
    sono state cacciate dal PD? si/no.
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