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    Predefinito Clandestini, braccio di ferro Berlusconi-Bossi

    di A. Signore dalla pg.7 de ilgiornale.it di oggi 05 04 2011

    Parlare di «rottura» sarebbe eccessivo.
    Ma non c’è dubbio che - per la prima volta da anni - la tensione tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi ha superato i livelli di guardia.
    Da alcuni giorni sull’emergenza immigrazione tra il Cavaliere e il Senatùr è di fatto un dialogo tra sordi.
    Con il primo che vorrebbe sposare una linea più morbida e magari applicare ai migranti in arrivo l’articolo 20 della Bossi-Fini che prevede il permesso umanitario provvisorio per sei mesi.
    E con il secondo che resta fermo su una posizione oltranzista e pretende non solo i respingimenti ma anche che le tendopoli si limitino al Centro e al Sud.
    Un atteggiamento, s’è sfogato più volte Berlusconi in privato, «irragionevole» con «la propaganda che vince sul buon senso».

    Già, perché applicando l’articolo 20 - come di fatto suggerisce anche la Commissione Ue e consiglia il Vaticano - consentirebbe ai clandestini in arrivo di essere regolarizzati provvisoriamente per sei mesi godendo dunque dei benefici di Schengen.
    Gli immigrati in questione, insomma, potrebbero circolare liberamente nell’Ue e secondo le stime di Farnesina e Viminale quasi l’80% dei nuovi arrivati se ne andrebbe in Francia e Germania dove si trovano i loro familiari.
    In questo modo, spiega l’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, «costringeremo l’Europa a farsi carico del problema».

    Invece no. Perché Bossi non arretra.
    Tanto che con il Cavaliere è arrivato a minacciare le elezioni anticipate. Ragioni di «propaganda» in vista dell’imminente tornata amministrativa, ma pure motivazioni tutte interne alla Lega.
    Perché, spiegano ai piani alti di via dell’Umiltà, «il leader del Carroccio non riesce più a tenere insieme le varie anime del partito e ha bisogno di un nemico esterno su cui ricompattarli».
    Un vero e proprio braccio di ferro.

    Che inizia a preoccupare lo stesso Berlusconi perché, ha confidato in privato, «davvero Umberto non lo capisco». E che sta riaccendendo quella sempre sopita conflittualità tra Pdl e Lega.
    Non è un caso che ieri ben 62 parlamentari del Pdl abbiano firmato una lettera in cui si schierano con l’ex sottosegretario Mantovano e puntano il dito sul Carroccio.
    Perché, scrivono, «è indispensabile fare chiarezza sulla distribuzione degli immigrati nelle regioni italiane» e «distribuire le tendopoli in modo equo e proporzionato sull’intero territorio nazionale senza continuare a gravare solo sul Sud».
    Una lettera firmata da parlamentari di tutte le aree geografiche.
    Tutti problemi che ieri sono stati al centro di un lungo vertice serale a Palazzo Grazioli tra Berlusconi e lo stato maggiore della Lega (Bossi, Maroni, Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Rosy Mauro, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo).

    Durante il quale. in serata, il Senatùr avrebbe infine ammorbidito la sua posizione, fino a considerare possibile la concessione del permesso di soggiorno temporaneo.
    E il fermo immagine di una tensione ormai palpabile sta tutto nell’incontro a Tunisi tra Berlusconi e il primo ministro tunisino Beji Kaid Essebsi.
    Un faccia a faccia non risolutivo, anche perché il governo di transizione della Tunisia è troppo debole per prendere posizioni impopolari.

    Il premier - accompagnato da Paolo Bonaiuti (sempre più vicino alla poltrona di ministro delle Politiche Ue, con il suo posto che dovrebbe restare scoperto e la «promozione» di un interno a coordinatore dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi) - parla dunque di «forte volontà politica di giungere ad un accordo» con il governo tunisino che «si è impegnato in maniera forte sia sul fronte del pattugliamento che su quello dei rimpatri. L’Italia darà il suo aiuto mettendo a disposizione tutti i mezzi utili a raggiungere l’obiettivo. Il ministro Maroni ha lasciato in Tunisia una commissione tecnica e tornerà domani (oggi, ndr) per verificare i risultati».

    E sottoscrivere l’eventuale intesa. Insomma, è il messaggio del Cavaliere, ora tocca alla Lega metterci la faccia.
    Ed è per questo che il premier rimpalla su Maroni la questione.
    Perché nelle prossime settimane al Carroccio non venga in mente di scaricare le responsabilità sul resto del governo e continuare con la linea della «Lega di lotta».

    saluti

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    Predefinito Rif: Clandestini, braccio di ferro Berlusconi-Bossi

    Undici satelliti anti sbarchi per spiare le coste d’Africa!

    Le barche allineate nel porto libico sono nitide come fossero distanti pochi metri. Invece, è un satellite a fotografarle da 600 chilometri nello spazio. Nella sala operativa dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) a Frascati le immagini scorrono sui video. Ecco nel canale tra Sicilia e Tunisia molte imbarcazioni in movimento sul mare. Quelle segnalate in rosso sono sospette: solo i satelliti ne denunciano la presenza, mancano informazioni ufficiali. Potrebbero essere «carrette del mare» affollate di clandestini. E queste foto sono preziose per ministeri dell’Interno e della Difesa, Guardia costiera, Guardia di finanza.
    È anche così, attraverso l’occhio di satelliti capaci di vedere gusci di noce di 4 metri, che si seguono i flussi migratori nel Mediterraneo. Sono 11 i satelliti puntati sulle coste nordafricane: 6 radar (4 italiani) e 5 ottici. «La sorveglianza delle coste del Mediterraneo - spiega il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani - è un esempio di collaborazione tra Stati membri, Esa e Commissione Europea. Nella gestione dell’emergenza immigrazione ci vuole una strategia complessiva, rinunciando agli egoismi nazionali. L’Italia non può essere lasciata sola, come Grecia, Malta, Spagna e Francia».
    Mentre a Bruxelles la Commissione Europea approva il primo documento sulla politica spaziale, Tajani è a Frascati a presentarne gli obiettivi: rafforzare le infrastrutture spaziali dell’Ue, spingere sulla ricerca per eliminare la dipendenza tecnologica del Vecchio Continente, promuovere l’innovazione come motore della competitività europea. I fondi prevedono di arrivare a 18 satelliti nel 2019, ma Tajani punta a quota 24, forse anche 30.
    «Oggi la copertura del Mediterraneo non è completa - spiega il direttore dell’Esa Volker Liebig - ma dal 2013 si aggiungeranno i satelliti europei radar Sentinel, (4 entro il 2016), che garantiranno ogni 5 giorni una sorveglianza completa della terra». I campi di applicazione sono tanti: flussi migratori, protezione civile (come nel caso del disastro in Giappone), antiterrorismo, agricoltura, individuazione di risorse naturali. Grazie a queste informazioni l’Ue sta lavorando, spiega Tajani, «per aiutare la crescita economica e lo sviluppo dell’Africa». E questo vuole anche dire prevenzione dell’immigrazione.

    di Anna Maria Greco pg.7 de ilgiornale.it 05 04 2011

    saluti

 

 

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