Ormai il matrimonio tra comunisti e finkiazzi pare sia sancito , tutti "compagni" e tutti sotto una sola bandiera , quella rossa con falce e martello .
Ovviamente i finkiazzi quali ultimi arrivati sul carro comunistoide dovranno sottostare alle stesse ferree regole a cui i cattocomunisti da sempre sono sottoposti , lo scettro è di norma nelle mani dei comunistihefico:
Mercoledì 06 Aprile 2011
Pd e Fli insieme al debutto anti-Cav
di MARIO AJELLO
ROMA - C’è chi si vanta: «Le ho fatte tutte e tre». Il tris della giornata anti-berlusconiana si compone del sit-in davanti a Montecitorio, per gridare «vergogna!» e «ladri, ladri!», e per cantare «Bella ciao», in faccia ai deputati del Pdl che votano per l’ennesima volta una legge ad personam. Della partecipazione al comizio di Pierluigi Bersani al Pantheon, dove arriva da Montecitorio uno striscione tricolore lungo settanta metri e sorretto anche da un anziano signore che si dichiara non di sinistra, votante dell’Udc e pronto a spiegare: «Siamo in una fase di emergenza democratica e dobbiamo stare tutti insieme». E della «notte bianca in difesa della democrazia», che comincia all’ora di cena a Piazza Santi Apostoli: dove il «ceto medio riflessivo», così fu definito ai tempi dei girotondi di Nanni Moretti, fa le ore piccole intonando il «Requiem» di Mozart. E in particolare il «Dies Irae»: «Dissolverà il mondo in cenere». Chi, Berlusconi? Oppure, sempre sull’onda meravigliosamente cupa del suono di Amadeus: «Quando il giudice arriverà....». Chi, la Boccassini?
Piazze non molto piene, certamente. Ma che insinuano il dubbio: la pancia del Paese si sta rivoltando contro il berlusconismo - come documentano alcuni sondaggi - oppure siamo alla solita sinistra, più qualche spruzzata finiana di Fli e qualche timida apparizione di quella che un tempo veniva definita la maggioranza silenziosa e moderata, la quale allestisce l’ennesima esibizione di insopportabilità nei confronti del Cavaliere, della sua compagine di governo e del suo blocco sociale che ancora esiste o forse no? Nella «notte per la democrazia», insieme a Di Pietro e a Rosy Bindi, e a Dario Vergassola, a Moni Ovadia, a Massimo Ghini e ad altri vip del progressismo, sul palco c’è il finiano Fabio Granata. Una primizia. Davanti a Montecitorio, insieme ai vessilli del Pd, sventolano le bandiere di Fli. Questo miscuglio o inciucio, con espressione alla moda si potrebbe definire fascio-comunista, non s’era mai visto. Durante i girotondi morettiani, il gran regista Nanni invocava di continuo la partecipazione della destra perbene, quella che «crede nella legalità e nelle regole costituzionali» e non sopporta il «berlusconismo padronale». Già allora ci si riferiva, con queste immagini, a Fini. Ma mai un finiano s’unì ai girotondi. Ora invece, eccoli qui. «Destra e sinistra non esistono più», dice un ragazzo che sventola la bandiera futur-libertaria davanti alla Camera e in mezzo ai democrat che lo accarezzano e ai dipietristi che lo vezzeggiano: «Stiamo tutti insieme perchè l’Italia non merita Berlusconi». Esce da Montecitorio Di Pietro, e sono ovazioni. Compaiono sulla piazza Granata e Flavia Perina, e la coppia di finiani viene omaggiata così: «Evviva la compagna Perina. Evviva il compagno Granata». Poi, sempre all’ex direttrice del «Secolo»: «Femminista tu, femministe noi!». Segue coretto hard: «Abbiamo un sogno nel cuore, Berlusconi a San Vittore». Un enorme doppia fotografia svetta nelle tre manifestazioni. Raffigura Flacone e Borsellino, con enorme didascalia semplicissima: «L’Italia». Ovvero, questa l’Italia da amare e non quella riassunta nel nome di Silvio.
Bersani arringa la folla pomeridiana. Con toni duri: «Noi resisteremo un giorno in più di lui!». Cioè del premier. E spirito propositivo: «Partiti e movimenti si devono dare la mano. E agire all’unisono». Il che significa che il Pd non snobba affatto il ricorso alla piazza, anzi la cavalca, ma non vuole esserne cavalcato. Nelle tre manifestazioni, il grido che emerge è il medesimo: «Unità, unità, unità». L’esasperazione e la rabbia di fronte al berlusconismo sono tali che la richiesta alle opposizioni è quella di stare tutti insieme: da Gianfranco Fini a Nichi Vendola, da Pier Ferdinando Casini al Pd. Sarà così? «Ci stiamo lavorando!», rassicura Bersani. Ma c’è ancora molto da lavorare.
Il Messaggero sfoglia




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