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    Predefinito Reddito minimo garantito, proposte per l'iniziativa politica di Sel

    Reddito minimo garantito: proposte per l’iniziativa politica di Sel
    mercoledì 06 aprile 2011 09:15 - di redazione - Categorie: Articoli

    La questione del reddito minimo garantito, cioè di una misura universale di sostegno al reddito dei cittadini basata sul diritto ad una vita dignitosa, come sancito dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, occupa da molti anni il dibattito Europeo sulle politiche sociali e sulle innovazioni al sistema di welfare. Il reddito garantito è stato considerato una misura di contrasto alla povertà o piuttosto una misura di sostegno all’autonomia personale; una misura per aiutare l’inserimento nel mercato del lavoro o piuttosto un reddito di ultima istanza per chi viene espulso dal mercato del lavoro.
    Tutti i Paesi Europei, ad eccezione di Italia, Grecia e Ungheria si sono dotati di una qualche forma di sostegno al reddito più o meno estesa , rispondente a due tendenze fondamentali:

    •reddito di cittadinanza considerato diritto di ciascuna persona priva di risorse sufficienti per una vita autonoma.
    •Reddito minimo garantito per coprire i periodi di inattività forzata e permettere a chi cerca un lavoro di non essere costretto ad accettare qualunque tipo di occupazione a qualunque condizione contrattuale subendo il ricatto per mancanza di reddito, contribuendo in questo modo a qualificare anche l’offerta di lavoro.
    La prima tendenza corrisponde ad una visione di welfare di cittadinanza che trova conferma nell’art.34 della Carta di Nizza, la seconda tendenza corrisponde ad una visione di welfare lavoristico che considera il lavoro il fondamento della società e la base della dignità e autonomia delle persone. La contrapposizione tra queste due tendenze ha condizionato fortemente il dibattito italiano sul tema, anche in conseguenza del valore centrale che la nostra Costituzione riconosce al lavoro. Questa contrapposizione va superata perché l’aumento delle diseguaglianze, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la crisi economica che produce crescita della disoccupazione, specialmente giovanile, sta estendendo il rischio di povertà, che riguarda oggi anche i lavoratori, a fasce sempre più ampie di popolazione e soprattutto sta privando un’intera generazione di giovani di autonomia e speranza di futuro. In questa situazione la garanzia di un reddito minimo diviene questione centrale per l’architettura di un welfare capace di affrontare i cambiamenti sociali del nostro tempo. Questo non significa abbandonare una politica per la buona e piena occupazione ma piuttosto creare le condizioni perché l’accesso al mondo del lavoro sia libero e privo di ricatti.

    In effetti la risoluzione sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva, votata a Dicembre 2010 dal parlamento Europeo, propone una politica in cui le misure di reddito garantito e il lavoro sono ambedue strumenti di uscita dall’esclusione sociale e il primo non serve a legittimare la flessibilità e la precarietà del lavoro. Purtroppo le risoluzioni non hanno alcun potere vincolante per i Paesi UE e la richiesta alla Commissione di emanare una direttiva Europea sul reddito di base è stata bocciata per pochi voti. Associazioni e forze politiche di sinistra presenti al parlamento Europeo stanno organizzando ora una raccolta di firme per proporre una direttiva su iniziativa dei cittadini ( l’equivalente della nostra legge di iniziativa popolare). Può essere un’occasione importante per rilanciare anche in Italia la discussione sul reddito minimo garantito e sulla riforma dei vari strumenti di sostegno al reddito presenti nell’insieme delle nostre politiche sociali.

    Lo Stato Sociale Italiano è di tipo misto, in parte lavoristico e familistico con finanziamento contributivo, in parte universalistico( sanità, istruzione, assistenza) finanziato dalla fiscalità generale. Nell’insieme è costituito da una serie di misure frammentate, spesso incoerenti tra loro, che lo rendono inadeguato ad affrontare le emergenze principali costituite dalle diseguaglianze, l’esclusione sociale dei giovani, l’invecchiamento della popolazione.

    Possiamo individuare tre campi di intervento per una politica di reddito garantito:

    -i giovani: in Italia non esiste alcuna politica che permetta ai giovani che concludono il loro corso di studi di rendersi autonomi dalla famiglia di provenienza e di affrontare liberamente la ricerca di un’occupazione che sia fonte di un reddito dignitoso ed espressione delle proprie attitudini e competenze. Si tratta di una grande questione nazionale perchè si perde in questo modo tutto l’apporto che la creatività e l’intraprendenza giovanile portano allo sviluppo civile di un Paese e si condanna un’intera generazione alla perdita di indipendenza e all’esclusione dai processi sociali.

    •i disoccupati ed i precariamente occupati: il nostro sistema di ammortizzatori sociali esclude il 50% dei disoccupati, che non hanno alcuna copertura economica, a fronte di una media Europea di esclusi del 20, 30%.Questa situazione fa sì che l’Italia sia ai primi posti in Europa per rischio di povertà. Sono privi di ogni forma di sostegno al reddito i lavoratori parasubordinati,quelli occasionali,i giovani in cerca di lavoro, i disoccupati di lunga durata. Anche il sistema di finanziamento su base contributiva, se si esclude la cassa integrazione in deroga che è finanziata da risorse pubbliche, è estremamente disomogeneo perché esistono 24 modelli diversi di contribuzione a seconda delle categorie di riferimento. E’ evidente a tutti che questo sistema è iniquo e inefficiente ma nonostante si discuta da anni di una riforma degli ammortizzatori sociali di tipo universale ci si è sempre fermati all’emanazione di leggi delega mai attuate.

    •i pensionatil sistema previdenziale contributivo che entrerà a breve a pieno regime, non prevede più la pensione minima da garantire con l’integrazione di risorse derivate dalla fiscalità generale. E’ dunque assai concreto il rischio, soprattutto per le giovani generazioni e le donne che fanno lavori precari e discontinui, di avere una pensione al di sotto del reddito minimo vitale. Si tratta di una questione complessa che andrebbe più correttamente affrontata all’interno del sistema previdenziale.
    Si può scegliere di affrontare questi problemi o attraverso la proposta di istituire una misura di reddito minimo garantito, che riguardi tutti i cittadini con reddito individuale inferiore a 8000 euro lordi l’anno, o restringendo la platea dei beneficiari agli inoccupati in cerca di lavoro e ai disoccupati, armonizzando la misura con le politiche lavoristiche già esistenti. La prima proposta ha il rischio di livellare al basso tutte le politiche di sostegno al reddito già esistenti(p.es.Cig), la seconda di non affrontare il tema della povertà e dell’autonomia giovanile e di rendere il reddito una misura condizionata al lavoro purché sia. Si potrebbe perciò convenire, anche per motivi di sostenibilità economica, di proporre un mix di politiche che mantenga, pur riformandole, le misure finanziate su base contributiva e che, come fa la risoluzione Europea , faccia del reddito minimo lo strumento universale, finanziato con la fiscalità generale, per promuovere una società inclusiva e agire positivamente sulla qualità del mercato del lavoro, privilegiando la condizione giovanile.

    La legislazione italiana considera il reddito minimo garantito( declinato negli atti legislativi nazionali o come reddito minimo di inserimento o come reddito di ultima istanza) una misura assistenziale e perciò, sulla base della riforma del titolo V della Costituzione, di pertinenza regionale, dal momento che l’unica attribuzione di carattere Nazionale rimane la definizione dei livelli essenziali di assistenza in assenza dei quali le Regioni stesse non sono obbligate a legiferare in materia di reddito minimo. C’è dunque uno spazio importante di iniziativa politica Regionale gia’ esercitato in molte Regioni (vedi allegato preparato da Monica).

    L’iniziativa politica di Sel deve svilupparsi tenendo conto del contesto sopradescritto in base al quale il gruppo di lavoro riunito dal dipartimento welfare propone i seguenti impegni:

    •partecipazione attiva alla campagna Europea di raccolta firme per la presentazione di una direttiva sul reddito di base di iniziativa dei cittadini.
    •Presentazione di proposte di legge sul reddito minimo garantito in tutte le Regioni in cui abbiamo nostri consiglieri, sulla base di principi condivisi che tengano conto delle proposte già presentate( Lazio, Marche, Emilia Romagna)
    •Sostegno alle proposte di riforma degli ammortizzatori sociali su base universalistica e contrasto della proposta governativa di affidare la materia alla gestione delle parti sociali attraverso gli enti bilaterali.
    Come possono i Comuni e le Province, che hanno il compito di coordinare le politiche sociali,aiutare questo processo? Potrebbero razionalizzare tutte le prestazioni monetarie che già elargiscono alle famiglie in difficoltà( contributo affitto, contributo riscaldamento, facilitazioni tariffarie ecc.) e stabilire una misura generale di sostegno al reddito che, insieme all’offerta di un pacchetto di servizi, potrebbe contribuire a far avanzare un’idea di welfare fondata sull’autonomia e la libertà delle persone. Questa misura andrebbe integrata dalla riorganizzazione delle politiche attive del lavoro, già nelle competenze delle Province.

    Naturalmente queste proposte scontano le difficoltà derivanti dalla riduzione delle risorse pubbliche per gli Enti Locali e perciò pensiamo di accompagnare la campagna elettorale per le amministrative con una campagna Nazionale che chieda la definizione del “reddito minimo garantito” come livello essenziale di assistenza, con la conseguente assegnazione di risorse Nazionali attraverso una legge quadro che stabilisca i principi attuativi di una politica di sostegno al reddito, oggi fondamentale anche per la fuoriuscita dalla crisi economica.

    SEL considera l’ innovazione del welfare attraverso l’istituzione di una misura di reddito minimo garantito, coordinata con le politiche attive del lavoro, un carattere distintivo della propria proposta politica.

    Reddito minimo garantito: proposte per l’iniziativa politica di Sel

    E' da tempo che se ne parla, spero sarà uno dei punti cardine del futuro programma del centro-sinistra
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
    UN NO COSTITUENTE PER LA DEMOCRAZIA CONTRO L'AUSTERITA'
    http://www.sinistraitaliana.si/ - http://www.noidiciamono.it/

  2. #2
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    Predefinito Rif: Reddito minimo garantito, proposte per l'iniziativa politica di Sel

    la struttura del mondo del lavoro negli ultimi 15 anni è cambiata totalmente.
    il posto fisso è un miraggio che ormai non ha quasi più senso rivendicare.
    In queste condizioni di precariato totale è doveroso pensare anche ad una diversa concezione del welfare, e il reddito minimo garantito è una proposta in questo senso.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Reddito minimo garantito, proposte per l'iniziativa politica di Sel

    Già, tra l'altro l'Ita è una delle poche nazioni europee senza una normativa adeguata in quel senso.
    VOTA NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
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