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Discussione: non libici ma tunisini

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    Predefinito non libici ma tunisini

    Sos sbarchi, i Comuni sardi chiudono le porte ai tunisini | La Nuova Sardegna
    Sos sbarchi, i Comuni sardi chiudono le porte ai tunisini
    Insorgono i sindaci sardi davanti all’ipotesi di accogliere parte degli immigrati tunisini ammassati a Lampedusa. La posizione è netta: c’era la disponibilità a ospitare i profughi libici in fuga dalla guerra, ma non i clandestini
    CAGLIARI. Dalla solidarietà incondizionata alle prime voci di protesta. C’è chi non era a conoscenza di dover ospitare una tendopoli. Chi non si fida a mettersi in casa “ tunisini clandestini”. Chi non ha intenzione di subire i repentini cambi di rotta romani. Lunedì i sindaci della Sardegna si incontrano per reagire all’emergenza-profughi.

    «Perché sia chiaro che la situazione è cambiata in una settimana. Ci avevano detto che avremmo ospitato solo libici richiedenti asilo, non tunisini irregolari», chiosa il vice-presidente dell’Associazione Comuni Sardegna, Anselmo Piras. Ieri al consiglio regionale dell’Anci non è filato tutto liscio.

    Oristano insorge. Il presidente del consiglio comunale di Oristano, Mario Musinu, si è lamentato della tendopoli che verrebbe allestita nell’ex vivaio dell’Ente foreste di Torregrande. «Potrebbero sorgere anche problemi di natura igienico-sanitaria», ha obiettato. A ruota è seguita la dichiarazione del primo cittadino: «Non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale», ha ribadito Angela Nonnis assieme all’a ssessore ai Servizi sociali Mariano Deiana. Eppure la conferma di quella località è arrivata ieri dal prefetto di Cagliari in persona, Giovanni Balsamo, che coordina la cabina di regia tra prefetture, Regione, Comuni, Province, forze dell’ordine. I 384 sindaci riuniti nell’Anci hanno bisogno di trovare una linea comune per reagire a scelte che potrebbero nascondere il retrogusto dell’i mposizione: lunedì, a Oristano, si riuniranno per capire come agire.

    I siti. Oltre a Torregrande, sono altre due le tendopoli allestite nell’isola nel caso in cui dal consiglio dei ministri di oggi dovesse arrivare l’ordine: portare in Sardegna circa 500 dei tunisini ammassati a Lampedusa. In realtà, la contabilità del prefetto Balsamo è di 560 posti disponibili. Oltre a Torregrande, si diceva, i profughi potrebbero essere sistemati a Monastir, nei locali dei vigili del fuoco e della protezione civile, preferiti alla scuola di polizia penitenziaria, considerata l’opzione B. E poi Ozieri: le tende verrebbero tirate su nel centro intermodale di Chilivani, una zona isolata come del resto le altre.

    I Comuni che hanno messo a disposizione strutture pubbliche sono Fluminimaggiore, Senorbì, Gesico, Erula e Giave. E anche il Comune di Sassari, sebbene abbia comunicato con un fax all’Anci la mancanza di “locali idonei”, ieri ha manifestato invece la «piena disponibilità - si legge in un comunicato - a fare la sua parte nell’accoglienza dei profughi».

    Lo status dei migranti. I malumori dei sindaci derivano dalla nuova disposizione rispetto ai migranti da ospitare. «Solo libici in fuga dalla guerra, perciò con diritto allo status di rifugiato. Niente clandestini tunisini», aveva detto Maroni. Da ieri è chiaro che arriveranno in Sardegna parte - fino a duemila - dei tunisini di Lampedusa. Ma non è detto che questi siano clandestini. Tecnicamente, chiunque può chiedere asilo politico per le ragioni più varie. Famoso il caso cagliaritano di un algerino che l’aveva chiesto perché gay, originario di un paese islamico dove l’omosessualità potrebbe costare cara.

    Dunque questo spauracchio giuridico potrebbe, almeno formalmente, essere superato. Anche se ormai sembra chiaro che pochi degli esuli in fuga da guerra o fame, poco importa, vogliano restare in Italia: «Andiamo in Francia», dicono in molti. Parlando ai giornalisti ieri Balsamo si è detto certo che tra queste persone vi siano anche «ingegneri, lavoratori, gente che ha studiato, confido che siano persone con un senso di responsabilità e che ci aiutino ad aiutarli». Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mario Bruno, si è detto contrario a «un inspiegabile principio discriminatorio». Tutto il centrosinistra chiede che della vicenda si occupi l’aula.
    Erula e Giave sul piede di guerra: «Gli accordi non erano questi»
    GIAVE. Sventolano il fax della prefettura, datato 3 marzo, e scandiscono bene la parola cerchiata in rosso. «Vede che cosa c'è scritto? Ri-fu-gia-ti, non clandestini. È per i libici in fuga dalla guerra che ci hanno chiesto la disponibilità di strutture, nessuno sinora aveva parlato di tunisini». I sindaci di Giave e di Erula fiutano aria di imbroglio e dopo lo slancio di generosità innestano la retromarcia e mettono i paletti.

    Spiegano di avere risposto per cortesia e dovere istituzionale alla comunicazione di prefettura e Anci, e aggiungono che nei loro paesi «chiunque arrivi è ben accolto». A patto però che non turbi il quieto vivere di comunità che hanno già un bel carico di problemi: disoccupazione, spopolamento, scuole che chiudono, emorragia costante di giovani. Spiega Giuseppe Deiana, 43 anni, sindaco di Giave al terzo mandato: «Di fronte all'emergenza di una guerra ognuno fa quello che può per aiutare chi è in difficoltà. Per questo noi siamo disposti ad accogliere famiglie libiche in fuga dal loro paese. Famiglie però: padre, madre e figli».

    Solidarietà condizionata alla provenienza e allo status: no a tunisini che scappano dalla miseria del loro paese, clandestini e delinquenti potenziali «che potrebbero creare problemi nell'ordine pubblico», aggiunge Antonio Pileri, 51 anni, sindaco di Erula eletto nel 2007. Che precisa: «I patti non erano questi e lo stesso assessore La Spisa aveva fatto un discorso chiaro: sì ai libici, no ai tunisini. Ora invece hanno mescolato le carte in tavola, dimenticandosi di informarci».

    La sensazione di essere stati fregati non è piacevole, anche perché nel frattempo la popolazione ha cominciato ad agitarsi e a bussare alle porte dei municipi per chiedere spiegazioni. Preoccupatissima è Bastianina Nuvoli, casalinga che abita a Giave accanto all'ex caserma dei carabinieri in via Vittorio Emanuele. Lo stabile, vuoto da 6 anni, è quello indicato dall'amministrazione comunale nel fax di risposta alla prefettura: in realtà appartiene alla Provincia «ma considerato che è inutilizzato - spiega il sindaco Deiana - abbiamo pensato che fosse cosa buona e giusta metterlo a disposizione dei rifugiati libici. Ci sono dieci stanze, può accogliere 20, al massimo 25 persone. Per i tunisini no, non può andare bene perché non risponde ai requisiti stabiliti».

    L'esterno dell'edificio ha un'aria piuttosto malconcia e all'interno, spiega Bastianina «aveva bisogno di essere ristrutturato già sei anni fa, figuriamoci com'è adesso». Il portone si affaccia sulla strada, l'ingresso della caserma sta a un metro dalla casa di Bastianina, che vive con il marito malato e allettato. «Lo sente? Sta gridando, si lamenta continuamente, dorme pochissimo. Si figuri che vita sarebbe con un gruppo di tunisini chiassosi come vicini».

    Non ci sta neanche Felice Nuvoli, pensionato che abita a due passi: «Va bene una famiglia di gente tranquilla, no a giovani turbolenti. Quelli li mettano in periferia, dove non disturbano». Nessun problema invece per Maria Costantina Scudino, che dice: «Libici o tunisini non fa differenza. Tutti hanno bisogno d'aiuto». Ed è pronta a dare il suo contributo Hassania, 30 anni, marocchina, da 5 anni a Giave: «Ci sono passata anche io. So cosa significa non parlare la lingua del posto. Potrei dare una mano». Lei in paese è perfettamente integrata, come lo sono anche «i 6 romeni, una nigeriana, un senegalese, una filippina che ha acquisito la cittadinanza italiana, cinque cileni e una bimba cambogiana adottata da una coppia del paese - dice il sindaco Deiana -. Perché, sia chiaro, qui da noi il razzismo non esiste. Ma con i tunisini si potrebbe creare un problema di sicurezza».

    Di questo si parlerà domani a Erula, durante la seduta del consiglio comunale aperto convocata d'urgenza dal sindaco Pileri. «Dobbiamo capire qual è la volontà della popolazione. Sull'arrivo di libici ma soprattutto sul possibile sbarco di tunisini». I dubbi sono tanti: che farebbero? Chi pagherebbe le spese per il soggiorno? Chi vigilerebbe sull'ordine pubblico? «Tutte questioni fondamentali sulle quali non si è deciso nulla», dice Pileri, che ieri ha cercato inutilmente di mettersi in contatto con la prefettura. Se potesse, forse il sindaco strapperebbe quel fax con il quale annunciava la disponibilità di due strutture: un'ex scuola elementare nella minuscola frazione di San Giuseppe, e un edificio nuovo di zecca, dipinto di fresco e recintato a Tettile, altra frazione a due chilometri dal paese. Due stanze e un servizio igienico ciascuno, due famiglie ci starebbero strette.

    A Tettile, di fronte allo stabile color pesca che molti anni fa ospitava una scuola e che il Comune voleva destinare a due associazioni culturali del paese, passeggia Giovanni Rosso, 69 anni, erulese trapiantato a Milano «una vita fa». Indica la casa accanto: «Qui abita mia madre. Ha 93 anni, è malata. Guarda la televisione e ha paura. Oggi mi ha detto: ma ora che arrivano questi dovrò tenere sempre la porta sprangata?».
    Emergenza profughi, sette centri sardi per cinquecento tunisini | La Nuova Sardegna
    Emergenza profughi, sette centri sardi per cinquecento tunisini
    Tempi brevi per l’arrivo degli esuli di Lampedusa. Non sono profughi libici ma clandestini: è polemica. Affitti e indennizzi per i Comuni. In 500 saranno divisi tra Erula, Giave, Torregrande, Gesico, Senorbì, Monastir e Fluminimaggiore

    CAGLIARI. L'ospitalità selettiva cede di fronte all'irruenza degli eventi. Potrebbero essere tunisini, e non libici, i 500 profughi in arrivo in Sardegna da Lampedusa. La task force prefettura di Cagliari-Comuni-Province-Regione ha individuato due siti dove allestire altrettante tendopoli: la scuola della polizia penitenziaria a Monastir e l'ex vivaio di Torregrande. Come in Puglia, saranno centri recintati e vigilati, non residenze per esuli richiedenti asilo.

    Si sbriciola, com'era prevedibile, la granitica intenzione di accogliere soltanto libici (finora, virtuali), mentre l'isolotto siciliano sprofonda per l'ondata da Tunisi. Ieri a Lampedusa in 2000 sono arrivati in 24 ore, pochi dei quali da Tripoli. A rigor di logica, 500 - su una disponibilità di 2000 - potrebbero essere trasferiti in Sardegna al posto degli annunciati esuli di Cirenaica.

    Ma l'Anci avvisa: «Non possiamo accettare che arrivi di tutto. Tra i tunisini ci potrebbero essere mercenari dalla Libia oppure detenuti», avverte il vice presidente, Anselmo Piras. La situazione è in divenire, non esiste un piano definito. Ieri sera il prefetto Giovanni Balsamo ha fatto capire ai presenti che non resta molto tempo per progettare. Non è chiaro quando i migranti arriveranno. E dove andranno con certezza.

    Né se i centri saranno C.a.r.a., cioè per i richiedenti asilo (libici), o di prima accoglienza, o addirittura di espulsione. Ma la sostanza resta: potrebbero essere tirati sù alloggi e cucine da campo, circondati da filo spinato o recinzioni. Restano le disponibilità di cinque comuni che mettono a disposizione le loro strutture (vedi infografica a lato): Gesico, Senorbì, Giave, Erula, Fluminimaggiore. Mentre ieri sera è giunto il rifiuto formale di Portoscuso e Sassari.

    Oggi i tecnici della prefettura andranno a valutare capacità e corrispondenza ai criteri che ieri Balsamo ha elencato agli enti locali, nell'incontro allargato ai rappresentanti delle forze dell'ordine. I requisiti strutturali, almeno questi, sono definiti: i siti (tende o edifici) dovranno accogliere minimo 50 persone ciascuno - ma si può arrivare a 200 come a Monastir - saranno recintati e avranno servizi igienici e acqua, illuminazione pubblica, mentre le tendopoli saranno allestite su basamenti asfaltati. Dimensioni: almeno 4000 metri quadri.

    L'altro nodo da affrontare, in relazione alla logistica è senza dubbio la vigilanza armata. E cioè quanti carabinieri e poliziotti andranno spostati dai servizi abituali per controllare i centri di accoglienza. Chiaramente, le questure potranno contare su reparti e battaglioni dislocati di volta in volta nella Penisola in base alle occorrenze. Ma il problema dell'ordine pubblico si pone. Tanto che la questione potrebbe essere affrontata questa mattina, in piazza Palazzo, in un altro vertice tra Balsamo e i rappresentanti delle forze dell'ordine.

    Sul fronte dei Comuni, il vertice dell'Anci chiederà oggi al suo consiglio regionale di prendere posizione davanti a un quesito cui nessuno vuole dare risposta. Se non sono libici in fuga da una guerra (con diritto all'asilo politico), ma tunisini in fuga dalla miseria (clandestini), la Sardegna li accoglie lo stesso? Lo scenario, a Lampedusa, è cambiato solo nei numeri, da quando il ministro dell'Interno Roberto Maroni, esattamente una settimana fa, aveva assicurato che l'Italia non avrebbe aperto le porte a chi viola la legge Bossi-Fini. Anche allora non si vedeva ombra di libico, eppure il discastero aveva dato indicazioni per accogliere profughi virtuali, mentre quelli reali si ammassavano a Lampedusa.

    «Nelle passate riunioni ci avevano detto che avremmo accolto solo richiedenti asilo, che poi diventano profughi. Ora sembra che le cose siano cambiate - ammette Piras, dell'Associazione Comuni - Non so cosa faremo, ma di certo non possiamo accettare che arrivi di tutto». Oggi il confronto tra sindaci potrebbe chiarire le idee, che per il momento hanno di definito solo l'aspetto economico.

    Che ospitino libici o tunisini, ai Comuni verranno pagati gli affitti delle strutture occupate, oltre ad indennizzi. E sui costi, ieri è arrivata la rassicurazione sull'anticipo di ogni euro da parte del commissario straordinario, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso. Sarà il suo ufficio a gestire la realizzazione delle tendopoli, anche se non è chiaro come mai non sia ancora scesa in campo la protezione civile regionale.

    E in Regione, sul dilemma tunisini no-libici sì, le bocche restano cucite. «In realtà non abbiamo alcuna informazione in merito», spiega Giorgio La Spisa, assessore alle prese con l'emergenza. «Siamo in contatto continuo con la prefettura, ma non abbiamo indicazioni su chi arriverà». Proprio a lui, martedì scorso, Maroni aveva garantito: niente clandestini. Salvo poi mutare programma a scenario immutato.

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    Cappellacci e La Spisa: "Sardegna disponibile alla solidarietà attraverso una cabina di regia nazionale e regionale per garantire un'intesa sulle decisioni" - Regione Autonoma della Sardegna

    Cappellacci e La Spisa: "Sardegna disponibile alla solidarietà attraverso una cabina di regia nazionale e regionale per garantire un'intesa sulle decisioni""L'individuazione delle aree deve essere fatta con criteri certi e condivisi con le comunità locali e occorre particolare attenzione alla specificità dei minori non accompagnati, che devono essere ospitati in strutture adeguate, con la preferenza per le case famiglia". Così ha detto La Spisa.

    CAGLIARI, 30 MARZO 2011 - "Secondo quanto previsto dal Ministero dovrebbero arrivare in Sardegna circa 1.400 profughi. La Sardegna attraverso la posizione della Regione e quella delle comunità locali ribadisce la propria sincera disponibilità a condividere la responsabilità, in solido con le altre regioni, di fronte ad una emergenza così grave, ma il Governo deve assicurare una chiara comunicazione sulle dimensioni reali del problema. E’ evidente la diversità delle scelte a seconda che si tratti di profughi richiedenti asilo o invece di migranti da identificare individualmente ed eventualmente rimpatriare ai paesi d’origine". E’ quanto sottolineato oggi nel corso dell’incontro con il Ministro Maroni, dal vice presidente della Regione e assessore della Programmazione, Giorgio La Spisa, che, in rappresentanza del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha partecipato al tavolo tra regioni, enti locali e Governo centrale, sulla situazione dei migranti arrivati in Italia e dei profughi richiedenti asilo che si prevede arrivino in gran numero nei prossimi giorni.

    "Confermiamo la nostra disponibilità a favorire l'allestimento di Centri di accoglienza dei rifugiati richiedenti asilo (CARA) per far fronte all’emergenza - ha ribadito il presidente della Regione, Ugo Cappellacci - tenendo conto però dei criteri di proporzionalità con la popolazione residente e di invarianza rispetto alla spesa regionale e locale. Insieme ai presidenti di regione abbiamo concordato la disponibilità ad un’azione politica forte nei confronti dell'Europa e sul fatto che il fondo straordinario statale debba coprire le spese".

    Sugli altri punti al centro della discussione, il vice presidente, Giorgio La Spisa, ha confermato la piena disponibilità della Regione Sardegna a seguire le linee concordate con le altre regioni.

    "Occorre un pronunciamento univoco del Governo e delle autonomie regionali e locali rispetto al dovere di solidarietà di fronte all'emergenza - ha rimarcato - deve essere applicata rigorosamente la legge, soprattutto per quanto riguarda la distinzione tra rifugiati e clandestini. L'individuazione delle aree deve essere fatta con criteri certi e condivisi con le comunità locali e occorre particolare attenzione alla specificità dei minori non accompagnati, che devono essere ospitati in strutture adeguate, con la preferenza per le case famiglia. E’ opportuno seguire questo percorso attraverso una cabina di regia a livello nazionale e regionale per garantire un'intesa sulle decisioni da assumere, anche perché il tempo può essere lungo".

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    Comune di Oristano

    Consiglio comunale - Profughi e aeroporto al centro del dibattito
    30/03/2011

    L’emergenza profughi e la crisi dell’aeroporto di Fenosu sono stati al centro dell’attenzione della seduta di ieri del Consiglio comunale di Oristano.
    È stato il consigliere dello SDI Mimmo Serusi a sollevare per primo gli argomenti chiedendo notizie al Sindaco Angela Nonnis sulla chiusura dello scalo e sulla scelta di Torre Grande come sede dove realizzare un centro di accoglienza per i migranti del nord Africa.

    Il Sindaco Nonnis ha risposto spiegando che il 25 Marzo, davanti al notaio, durante l’assemblea straordinaria della Sogeaor, è emerso che la società, essendo andata al di sotto del minimo, dovrebbe immediatamente ripristinare il capitale sociale per continuare a esistere. In questa situazione la società non può più affrontare alcuna spesa e il Consiglio di amministrazione ha sospeso l’attività dell’aeroporto.
    Nel frattempo, per la ricapitalizzazione, la Regione ha chiesto un differimento dei termini per esaminare nel dettaglio lo stato della società e piani dell’aeroporto.
    Relativamente all’emergenza profughi il Sindaco ha spiegato di aver appreso dai giornali dell’ipotesi della creazione di un centro di accoglienza in un’area dell’Ente foreste a Torre Grande.
    L’Assessore alle Politiche sociali Mariano Deiana ha aggiunto che nella riunione della settimana scorsa coordinata dall’Assessore regionale La Spisa era stata condotta una ricognizione sulla disponibilità dei comuni sardi a offrire aree e locali idonei ad ospitare i migranti “ma – ha detto - si è parlato solo di sfollati libici con diritto di asilo, mentre la notizia di oggi riferisce di tunisini”.
    Il Presidente del Consiglio comunale Mario Musinu, componente del comitato esecutivo di ANCI Sardegna, ha quindi riferito sugli esiti dell'assemblea regionale dei Sindaci, riunita ieri mattina a Cagliari: “Nell'ultima riunione svoltasi in Prefettura a Cagliari sono stati proposti due siti regionali: uno, il vivaio nella strada per Torre Grande e l’altro, la scuola di polizia penitenziaria e dei vigili del fuoco di Monastir. A nome del nostro territorio ho espresso forti perplessità sulla scelta pur manifestando la solidarietà e la disponibilità all'accoglienza, soprattutto a quelle persone che arrivano qui con richiesta di asilo politico”.
    Musinu ha poi annunciato che l’ANCI ha deciso di riunire a Oristano, lunedì 4 Aprile, l'assemblea dei Sindaci per stilare un documento ufficiale.

    Paolo Sulis, componente del Consiglio di amministrazione della SOGEAOR, ha riferito sulle ultime notizie riguardanti l’aeroporto e sulla decisione del Consiglio di amministrazione di chiudere l’aeroporto non sussistendo gli elementi di sicurezza per mancanza di personale.
    Sulis ha spiegato che 18/20 operai a tempo determinato hanno la scadenza del contratto al 31 marzo e ha annunciato una serie di iniziative condivise con i sindacati per la richiesta della cassa integrazione per i restanti 20/21 addetti.
    “Nel frattempo – ha aggiunto - se la Regione non dovesse ricapitalizzare, ci troveremmo nelle condizioni di dover mettere in liquidazione la società, non esistendo i requisiti di legge per andare avanti. La situazione è drammatica, per i 41 lavoratori e per tutto il territorio”.
    Sulis ha quindi proposto una convocazione urgente del Consiglio Provinciale e comunale con la partecipazione del Presidente Cappellacci “con la speranza che stavolta, sensibile al territorio, possa intervenire”.

    Giuseppe Sanna (Riformatori) ha chiesto la convocazione del Consiglio comunale presso l'aeroporto, mentre Efisio Sanna (PD) ha proposto una seduta dedicata all’esame della situazione dello scalo.
    Sono poi intervenuti Giampaolo Atzori (indipendente) che ha ricordato i problemi dello scalo con le ripetute ricapitalizzazioni ed evidenziato la necessità di salvaguardare i posti di lavoro, Peppino Marras (indipendente) che ha invitato a fare chiarezza separando il destino della Sogeaor da quello dell’aeroporto ed esortato le forze politiche a una forte azione comune. Dello stesso avviso Giuliano Uras (UDC) secondo cui il destino della Sogeaor non deve necessariamente essere quello dell’aeroporto, mentre Mauro Solinas (Fortza Paris) si è associato alla proposta di Sanna di una convocazione del consiglio comunale all’aeroporto.

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    Comune di Oristano

    Emergenza profughi - Il 4 Aprile a Oristano l'assemblea dei Sindaci sardi ed il Consiglio regionale dell'ANCI Sardegna
    30/03/2010

    L’Assemblea dei Sindaci della Sardegna ed il Consiglio Regionale ANCI Sardegna sono convocati in via d’urgenza per una riunione congiunta il giorno

    LUNEDI’ 4 APRILE 2011 ad ORISTANO
    presso l’Aula Consiliare del Comune
    Piazza Eleonora
    alle ore 9.30 in prima convocazione, ed alle ore 10.30 in seconda convocazione.

    Ordine del Giorno
    Discussione su emergenza profughi e redazione documento congiunto

    Per l’occasione sono stati invitati anche i vertici delle Associazioni Autonomistiche ASEL e UNCEM.

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    FIAMMA FUTURA SARDEGNA
    PER IL PROGETTO NAZIONALE

    Cagliari, venerdì 8 aprile 2011

    COMUNICATO STAMPA

    FIAMMA FUTURA SARDEGNA PER IL PROGETTO NAZIONALE DICE NO:
    alla guerra in Libia, mossa da Francia e Regno Unito per danneggiare gli investimenti italiani;
    all'uso dell'aeroporto militare di Decimomannu per i bombardamenti;
    agli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde;
    allo trasferimento nella nostra terra di clandestini tunisini e falsi profughi libici;
    all'interessata retorica dell'accoglienza delle lobbies immigrazioniste, laiche e religiose;
    alla politica vergognosa della Lega Nord, che dopo aver dimostrato la propria totale incapacità a frenare l’immigrazione in tanti anni di governo, ora manda i clandestini nel centro-sud e nelle isole, ma non nella cosiddetta “padania”…
    QUESTO PERCHE' LA SARDEGNA:
    è una terra povera (15° su 20 regioni per PIL pro capite, disoccupazione al 15%, disoccupazione giovanile al 45%);
    ha già visto aumentare gli immigrati presenti da 10.000 a 38.000 in 10 anni;
    non ha risorse e lavoro per i propri cittadini e il proprio territorio, quindi tantomeno per i clandestini;
    rifiuta la presenza di individui che per sopravvivere finiranno per commettere reati a danno della popolazione sarda;
    è conscia delle conseguenze negative che l’arrivo dei clandestini avrà sul funzionamento di forze di polizia, giustizia penale, sistema carcerario;
    rifiuta la presenza di un aggressivo avamposto islamico in Italia, le cui finalità di dominio sono incompatibili con la nostra cultura e la nostra tradizione.
    Si sta avverando la profezia di Houari Boumedienne (presidente algerino, 1974):
    “Un giorno milioni di uomini dell'emisfero meridionale andranno nell'emisfero settentrionale. E non ci andranno come amici. Perché ci andranno per conquistarlo. E lo conquisteranno con i loro figli. I ventri delle nostre donne ci daranno la vittoria”.
    LA SARDEGNA NON E' TERRA D'IMMIGRAZIONE.
    RIMPATRIO IMMEDIATO DEI CLANDESTINI E DEI FALSI PROFUGHI.
    BLOCCO DEGLI SCAFISTI E DEI CLANDESTINI SULLE COSTE AFRICANE.
    ITALIA AGLI ITALIANI.

    Fiamma Futura Sardegna per il Progetto Nazionale

 

 

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